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Ruolo e luoghi del partenariato istituzionale nella programmazione 2007/2013: costruire un efficace governo multilivello per perseguire gli obiettivi delle.

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Presentazione sul tema: "Ruolo e luoghi del partenariato istituzionale nella programmazione 2007/2013: costruire un efficace governo multilivello per perseguire gli obiettivi delle."— Transcript della presentazione:

1 Ruolo e luoghi del partenariato istituzionale nella programmazione 2007/2013: costruire un efficace governo multilivello per perseguire gli obiettivi delle politiche regionali di sviluppo Francesco Monaco Dipartimento Mezzogiorno e politiche di coesione – ANCI Roma Lamezia Terme, 20 febbraio 2007

2 2 Lazione di ANCI - POSTIT 2007 Per lanno in corso, il PO POSTIT ha ricevuto mandato dal CdS del PON ATAS di sostenere il sistema dei Comuni delle Regioni del Mezzogiorno: a) nella chiusura del ciclo di spesa (rendicontazione e\o certificazione della spesa); b) nella preparazione dellavvio del nuovo ciclo Contestualmente stiamo lavorando alla progettazione del nuovo intervento a valere sui programmi operativi (in particolare: PO FESR Governance e capacity building) del nuovo ciclo per consentire di programmare unazione di sistema che accompagni per lintero settennio il ciclo degli interventi a sostegno dei Comuni Le attività in programma riguardano nello specifico il supporto al partenariato istituzionale nella fase di concertazione per la predisposizione dei PO FESR, FSE e PSR. La concertazione per effetto dellunificazione delle regole di programmazione dovrebbe estendersi anche ai PO FAS I contenuti dellazione a livello regionale, in parte, derivano dal lavoro di partenariato svolto dal Dipartimento Mezzogiorno e politiche di sviluppo dellANCI, sia a livello comunitario (preparazione nuovi regolamenti) sia a livello nazionale (QSN).

3 3 Lultima occasione Come spendere efficacemente nel periodo circa 100 Miliardi di Euro stanziati per il Mezzogiorno? Considerato che esse rappresentano lultimo treno che passa (mentre, fra laltro, la corsa è gia partita) e su cui abbiamo rischiato di non salire proprio, viste le difficoltà in cui si è svolto il negoziato sulle prospettive finanziarie dellUE (dalla proposta della Commissione allapprovazione del finale del Bilancio siamo passato dal 1,24 % all1,045 del RNL, perdendo per strada circa 128 Miliardi di Euro). Sei importanti Paesi (80% dei contribuenti netti) chiedevano la ri- nazionalizzazione delle politiche di coesione. E che gli obiettivi da perseguire (promuovere la crescita dellUE, rafforzando la coesione interna fra le Regioni e mantenendo lequilibrio e la stabilità dei bilanci pubblici – art.2 Trattato), a questo punto, sono diventati stringenti per reggere il confronto con i Paesi emergenti (CINDIA + Est europeo) nei mercati globalizzati e non essere costretti, se soccombessimo, a rinunciare al nostro modello di vita, al welfare state europeo. Dunque, questa volta non possiamo sprecare risorse per finanziare lordinaria amministrazione né consentire sprechi o il mantenimento di rendite di posizioni nellallocazione della spesa pubblica.

4 4 Una situazione difficile … Il Mezzogiorno non decolla, anzi frena negli ultimi anni (dati ISTAT, SVIMEZ e DPS) A fronte di importanti investimenti stanziati nel Mezzogiorno a partire dal ciclo 94-99, il PIL dellarea nel periodo 1996 al 2000 è cresciuto di circa 0,2% mentre nel dello 0,3% in più della media nazionale. A fronte dei modesti tassi di crescita macroeconomica, il recupero del pesante divario con il resto del Paese è risultato modestissimo. Il PIL pro-capite passa dal 66,4% della media nazionale nel 1996 al 69,6% del Non accennano a diminuire i tassi di povertà: i due terzi delle famiglie povere italiane vivono nel Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione si riduce nel periodo dal 19% al 16,2% ma meno rispetto alla media nazionale che rimane comunque saldamente al di sotto di 7 o 8 punti. Oggi su 100 persone in cerca di occupazione, 60 sono meridionali. Il tasso di attività, specialmente quella femminile, è considerevolmente al di sotto della media nazionale Fatto 100 la dotazione media di infrastrutture stradali (comunali, provinciali e statali) il Mezzogiorno possiede una dotazione adeguata, ma nettamente inferiore alla media nel caso di autostrade (78). Possiede una dotazione ferroviaria pari all80% della media nazionale. Non dissimile la situazione nel campo dellinfrastrutture aeroportuali (impianti e piste). La disponibilità di porti e punti di attracco è pari a una volta e mezzo la media nazionale, ma essa è perlopiù dedicata al traffico passeggeri e poco alla movimentazione delle merci da nave a nave (transhipment). Pochi i punti di stoccaggio nelle aree portuali (pari a 1\4 della media nazionale), i centri intermodali (40% della media nazionale, che scende a 7% se si tiene conto degli spazi occupati dagli stessi) con una capacità di movimentazione valutabile in circa l1% della media nazionale. La disponibilità di reti di servizio è pari al 57% della media nazionale nel caso di quelle idriche (adduzione e distribuzione), al 40% nelle reti del gas, al 80% nelle reti elettriche. Le infrastrutture presenti per lo smaltimento dei rifiuti nel Mezzogiorno presentano un indice pari al 55% della mn. Per quanto il divario accenni a ridursi ancora forte è la distanza fra Mezzogiorno e Centro-Nord nel campo dellinformation and comminication tecnology

5 5 … grave in Calabria DSPR Calabria – Bozza del 31 maggio 2006

6 6 … alcuni altri preoccupanti dati regionali Fragilità del sistema produttivo: a) il grado di dipendenza da trasferimenti esterni (rapporto a prezzi correnti fra importazione nette e risorse complessive) è pari nel 2003 al 27,1%, a fronte del 16,5 del Mezzogiorno e dello 0,4% nazionale; b) propensione allexport pari all1,2% del PIL, rispetto a media Mezzogiorno 9,1% e nazionale del 21% Mercato del lavoro: a) presenza significativa del sommerso, con incidenza del lavoro regolare sulloccupazione stimata nel 2005 al 32%, rispetto alla media Regioni Ob.1 del 22,8% e del 13,5% nazionale e con tasso di occupazione regolare più basso dItalia (33,8% nel 2004 rispetto al 37,9% del Mezzogiorno e del 54,3% medio nazionale) Partecipazione sociale e condizioni di legalità debole: nel 2004 solo il 6,9% della popolazione con più di 14 anni partecipa ad attività di volontariato ed associazionismo rispetto al 7,4% del Mezzogiorno e all11,3% nazionale. Il dato della esigua partecipazione alla vita pubblica e sociale, secondo gli osservatori, è da interrelare strettamente con i fenomeni di disattenzione generalizzata per il rispetto delle regole, diffusa illegalità e disaffezione civile che aggravano le condizioni di degrado ambientale del territorio (per es. la % di costruzioni abusive sul totale delle abitazioni è in Calabria un valore quasi doppio rispetto alla media nazionale) e hanno implicazioni importanti in termini di mancato utilizzo delle potenzialità di sviluppo regionali.

7 7 Una strategia condivisa La definizione di una strategia condivisa per lutilizzo delle risorse passa innanzitutto per linteriorizzazione degli obiettivi di: a) Lisbona (ricerca, innovazione e occupazione) e Goteborg (sviluppo sostenibile); b) Orientamenti UE (coniugare sviluppo e coesione) e QSN (le 10 priorità strategiche e target di servizio). Suddetti obiettivi strategici, in una logica di integrazione programmatica, dovranno trovare una condivisa declinazione nella griglia di priorità definita: a) nel QSN, nei PON e nei POI (a livello nazionale e interregionale); b) nei DUR e nei POR FERS, FSE, FAS e PSR (a livello regionale) La programmazione regionale diventa, dunque, in coerenza con le strategie nazionale per il Mezzogiorno, il luogo principale dove individuare la gerarchia delle linee di intervento (e relativo e connesso parco progettuale), da perseguire a livello territoriale (regione x per regione) secondo il principio di concentrazione delle risorse e con ladozione del metodo partenariale (Reg. (CE) n°1083\2006)

8 8 Un nuovo patto istituzionale … Cambiamento dellapproccio alla programmazione (fondata sul principio di responsabilità politico-amministrative delle scelte – no progetti sponda) per evitare la frammentazione dei progetti (no progetto a sportello) e la dispersione delle risorse (deriva re-distributiva – no finanziamenti a pioggia). Praticare seriamente il metodo di partenariato prescritto dallUE per le politiche di sviluppo Introdurre la cultura del monitoraggio e della valutazione delle politiche, a tutti i livelli, concorrere alla creazione di un sistema di monitoraggio e valutazione regionale Approfondire la conoscenza del territorio (anche attraverso pratiche di democrazia deliberativa)); favorire lo scambio e la circolazione delle informazioni; aprire a centri di competenza nazionale e internazionale la discussione pubblica Imparare a praticare il gioco cooperativo (evitare il far da sé, scongiurare approcci opportunistici) e a lavorare per settori omogenei di intervento e ambiti territoriali ottimali Orientare la logica di intervento al perseguimento di obiettivi di servizio (beni pubblici locali) per migliorare la competitività territoriale (infrastrutturazione materiale e immateriale, apertura nuovi mercati, penetrazione mercati esteri, ecc.) Perseguire linnovazione nella pubblica amministrazione (introduzione delle ITC e cambiamento organizzativo) e definire esattamente funzioni e competenze (riordino legge regionale n°34, artt. 1 e 3) per migliorare la capacità attuativa della PA Favorire laggregazione funzionale e lassociazionismo e promuovere il decentramento amministrativo … fondato su un sistema effettivo di governace multilivello

9 9 Nel Regolamento CE 1083\2006 vi è espresso richiamo allapplicazione delle norme e delle prassi nazionali vigenti (art. 11 §1) Livello nazionale 1.Linee guida per la definizione del QSN (Conferenza Unificata 3 febbraio 2005) 2.Approvazione QSN (CIPE previo parere CU) Livello regionale 1.coinvolgimento autonomie locali nei processi di programmazione regionale (art. 118 Titolo V Cost.; art. 4 §2 TUEL) 2.delega di funzioni amministrative alle autonomie locali (art. 123 Titolo V Cost.; art. 4 §4, § 5 – art. 5 TUEL) Conferenza Unificata ( e Stato- Città) Tavolo CITTA in ogni Regione (*) (*) Proposta ANCI per cap. VI, QSN Effettività del partenariato istituzionale

10 10 I luoghi della governance regionale Livello istituzionale: sedi istituzionali preposte a garantire la partecipazione degli EELL alle scelte di policies regionali. Il § 4 dellart. 123 della Costituzione comporta lobbligo della previsione negli Statuti Regionali della disciplina del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL)quale organo di consultazione fra le Regioni e gli Enti locali. Sarebbe consigliabile che rimanesse in vita anche la Conferenza permanente delle AALL prevista dalla L.142\90 Livello della programmazione: modi e riforme previste dagli artt. 3 e 4 del TUEL (D.Lgs. 18 agosto 2000, n.267) dedicati, rispettivamente, al sistema regionale delle Autonomie locali e alla programmazione regionale e locale a proposito della quale è previsto, in particolare, che i Comuni e le Province concorrono alla determinazione degli obiettivi contenuti nei piani e programmi dello Stato e delle Regioni (§2) e che la legge regionale stabilisce forme e modi della partecipazione degli Enti locali alla formazione dei piani e programmi regionali e degli altri provvedimenti della Regione Livello della gestione operativa: Comitati di Sorveglianza previsti e disciplinati dagli artt del Reg. (CE) n°1083\2006 attraverso i quali si accerta lefficacia e la qualità dellattuazione del programma operativo.Sedi, eventualmente istituite a livello regionale dal Quadro Strategico Regionale (QSN), come per esempio il Tavolo di consultazione permanente per la questione urbana come strumento di organizzazione strutturale della rappresentanza istituzionale delle città. Livello della progettazione territoriale: forme e modi del nuovo modello Progettazione integrata in Calabria proposto dal Dipartimento Programmazione RECAL.

11 11 A proposito di Progettazione Integrata A proposito del nuovo ciclo di progettazione integrata promosso dal Dipartimento Programmazione RECAL è interessante osservare che in un recente studio dedicato alla valutazione dellesperienza di progettazione integrata praticata recentemente in RAS, e alla quale chiaramente la proposta calabrese si ispira, due sono i profili che vengono ritenuti essenziali per garantire lefficacia del correlato modello applicativo Uno è il miglioramento delle capacità di attuazione, i cui caposaldi sono una riorganizzazione dellapparato regionale, ed un efficace decentramento di funzioni agli enti locali. In sostanza, il miglioramento delle capacità è visto associato a una diversa divisione del lavoro tra Regione ed enti locali, che cambia il profilo funzionale sia della Regione sia degli enti locali. Laltro piano di intervento è il miglioramento della governance multilivello: i vari livelli amministrativi devono essere realmente in grado di sviluppare un dialogo tra loro; ci devono essere strutture al servizio di questo dialogo; il partenariato locale deve diventare più soddisfacente; le risorse umane e professionali devono qualificarsi. (Cfr. Paper, Progettazione integrata in Sardegna: analisi e valutazione del processo avviato, II Rapporto, Il futuro dei Laboratori, a cura di A. Natali e A. Bonaduce, novembre 2006).

12 12 LA COOPERAZIONE INTERISTITUZIONALE: UN MODELLO DA PERSEGUIRE

13 13 Lopportunità della questione urbana Nella prospettiva della costruzione di un sistema più maturo di governance multilivello, dove venga stimolato al massimo grado il protagonismo (e la responsabilità) delle autorità locali e dei soggetti sociali ed economici per assicurare maggiore efficacia alla programmazione e stimolare lazione collettiva nella produzione di beni pubblici locali, i regolamenti, gli OSC e il QSN propongono di cogliere, nei programmi operativi, la questione urbana come una ulteriore opportunità per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del ciclo Tale opportunità può essere colta, nellambito di un disegno regionale condiviso di politica urbana, attraverso lattribuzione di unampia delega alle città nellattuazione di programmi di sviluppo urbano volti a: a) valorizzare il ruolo delle città in quanto motori di sviluppo regionale; b) promuovere la coesione interna dei sistemi urbani; c) stimolare uno sviluppo più equilibrato e policentrico del territorio, anche nella logica della creazioni di reti fra città nelle forme che assume la cooperazione territoriale europea, a livello regionale, transnazionale e trasfrontaliero. Pre-requisiti necessari allattribuzione delle deleghe risultano essere: a) ladozione da parte delle città di un piano integrato urbano a medio-lungo termine coerente con gli obiettivi della programmazione operativa regionale; b) la dimostrazione di capacità amministrativa e gestionale; c) la previsione di appropriati interventi regionali di sostegno e assistenza tecnica indirizzati al miglioramento permanente delle amministrazioni interessate.

14 14 Limpegno dellANCI … Stimolare e sostenere unazione di costruzione e consolidamento di un sistema di governance multilivello basato su di un metodo di effettiva partecipazione alle scelte strategiche di sviluppo regionale, sul ruolo preminente della programmazione, su un chiara distinzione di compiti e funzioni e lassunzione delle rispettive responsabilità. Contribuire al successo delle politiche di sviluppo regionale attraverso la promozione dellintervento pubblico territoriale come azione collettiva finalizzata alla produzione di beni pubblici locali ed esternalità positive Sostenere limpegno delle Città e dei Comuni calabresi a qualificare lazione pubblica locale e ammodernare le relative amministrazioni per aumentare la capacità di progettazione e attuazione delle politiche di sviluppo , al fine di una più efficace e efficiente produzione di beni collettivi e servizi pubblici per la cittadinanza e le imprese Favorire forme di associanismo fra i piccoli comuni, con particolare riferimento alle iniziative di sviluppo locale, ma tendenzialmente da estendere alla gestione di funzioni e servizi propri.

15 15 … nello scenario delle riforme Ovviamente lazione di ammodernamento del sistema di governance multilivello deve tenere conto delle riforme, in corso di discussione e\o attuazione, che riguardano lordinamento degli EELL, sia livello nazionale che a livello regionale Livello nazionale: 1) ddl delega attuazione 117 Cost. (Codice EELL); 2) ddl delega SSPPLL; 3) ddl delega per la riforma delle Conferenze; 4) federalismo fiscale Livello regionale: attuazione leggi del 2002 sul riordino delle funzioni amministrative (n°31\2002e il governo del territorio (n°19\2002). Auspicabile riforma legge di programmazione che risale al 1987 (n°7\1987) Con riferimento alla disciplina della programmazione, anche nella prospettiva di rendere stabile il sistema, lANCI - nellambito dellazione di sistema a cui si candida per il 2007\ proporrà lattivazione di un Osservatorio sullavanzamento istituzionale nelle Regioni del Mezzogiorno


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