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3. La risoluzione Capire la risoluzione è come imparare a stare a galla. C’è chi non ce la farà mai. Però se solo si capisce il meccanismo, che è sostanzialmente.

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1 3. La risoluzione Capire la risoluzione è come imparare a stare a galla. C’è chi non ce la farà mai. Però se solo si capisce il meccanismo, che è sostanzialmente semplice, diventa tutto più facile, e soprattutto prevedibile, il che, in questo nostro mestiere non è cosa da poco. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

2 Cos’è la risoluzione Torniamo alla definizione iniziale: le immagini raster vengono descritte come una griglia di pixel opportunamente colorati, un po’ come la trama di un canovaccio dove i punti croce, realizzati con un filo di un singolo colore, che cambia ad ogni trama, creano l’immagine. Vista da vicino la struttura è evidente, man mano ci si allontana, l’immagine assume continuità e i punti diventano impercettibili. All’occhio umano, a distanza di lettura, sono impercettibili 72/96 dpi (che è la risoluzione del monitor), cioè quando in un pollice, 2,54 cm, ci sono 72/96 punti (o partono altrettante linee). Convertito in una misura più vicina al nostro modo di misurare, quando in un cm ci sono una trentina di punti (o di linee). Il numero di punti nell’unità di misura è definita risoluzione.

3 Questa immagine è stata ottenuta da un anonimo programmatore con Excel: mi torna molto comoda perché rappresenta in modo egregio i pixel (racchiusi dalla griglia nera). Nel riquadro ci sono 60x60=3.600 quadratini (equivalenti ai pixel). La misura di questa parte di immagine è 129,6 mm che la porta ad avere una risoluzione di 0,46 dpm, punti per millimetro, (=60/129,6) oppure 1,8 dpi, punti per pollice, (=0,46/0,254). Si tratta di una risoluzione reale, bassissima, al punto che i pixel sono ben visibili: è facilmente comprensibile che ad una risoluzione di 300 dpi, definita alta, e che equivale ad una concentrazione 165 volte superiore, il pixel diventi invisibile. Ma anche che risulterà invisibile con una concentrazione 40 o 52 volte superiore, che è la risoluzione monitor rispettivamente a 72 o 96 dpi.

4 Ingrandito 2 volte dimezzata la risoluzione ridotto a 1/6 risoluzione x 6 volte Ingrandito 4 volte risoluzione 1/4 Cioè, a parità di pixel, la risoluzione e la dimensione dell’immagine sono entità inversamente proporzionali. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

5 Da pixel a “tono continuo” Tutte le immagini della slide precedente hanno lo stesso numero di pixel che è 60x60 = Alla risoluzione più bassa (immagine più grande) la trama è visibilissima, ma se la stessa quantità di pixel viene portata ad 1/6 delle dimensioni (immagine più piccola) ecco che, con una risoluzione 6 volte maggiore, i quadratini sono molto meno visibili e l’immagine comincia ad assumere un “tono continuo”. Se raddoppiamo, o quadruplichiamo le dimensioni (sempre a parità di pixel = 3600), la trama torna a farsi vedere sempre più evidente. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

6 Il ricampionamento Se non si può ridurre l’immagine, esiste un altro modo di aumentare la risoluzione. Quanti di voi prendono immagini da Internet, in genere a 72 dpi, le ingrandiscono (cioè le stirano nel programma di impaginazione), abbassando così ulteriormente la risoluzione, poi si accorgono che sono brutte, e allora pensando – giustamente – che sia un problema di risoluzione insufficiente, vanno in Photoshop e le ricampionano per portarle a 300 dpi. Ecco cosa ottengono il più delle volte: nulla perché oramai il dettaglio non esiste più! 72 dpi 300 dpi via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

7 Ingrandire … L’immagine che ci mostra il monitor dopo un ricampionamento può trarci in inganno. Riducendo la % di ingrandimento a monitor per vedere l’effetto di insieme, l’impressione può essere di maggior dettaglio, mentre in realtà vi è sempre una sfocatura (perdita di dettaglio) dovuta al fatto che il ricampionamento ricostruisce i pixel mancanti facendo la media di due colori contigui, come è evidente da questa immagine test di 10x10 pixel, portata a 20x20 dove i colori di partenza sono irriconoscibili. Ecco perché questa è attività da professionisti che dovranno saper valutare quale ingrandimento può reggere quella particolare immagine per poi ridargli il dettaglio perduto. 10x10 pixel ingranditi a 20x20 via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

8 = sfocare … ma anche se l’immagine fosse “normale” la ricampionatura avrebbe lo stesso effetto, che è quello che avviene normalmente in aree colore più ampie di 1 pixel come mostrato nell’immagine test dell’esempio precedente. Già l’effetto è evidente al naturale, ma appare in tutta la sua evidenza una volta ingrandito. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

9 Ricampionare serve? Dipende. Ricampionare prima – abbiamo appena visto cosa succede. A volte l’operazione provoca solo una perdita di tempo e di risorse computer, perché quelle immagini, che non hanno migliorato in nulla, ci hanno fatto perdere tempo nelle operazioni e ingombrano comunque i dischi. Lasciare fare al Rip – è la situazione che si attua quando l’ingrandimento e la riduzione sono effettuati nel programma di impaginazione. Con un 20% in più o in meno rispetto alla risoluzione adatta per il lavoro in questione il risultato è praticamente assicurato. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

10 A rimpicciolire va sempre bene? Moiré in agguato! Prendete una immagine con delle linee ravvicinate e rimpicciolite fino a raggiungere una risoluzione elevata. Con molta probabilità si verificherà un effetto moiré. L’immagine qui a fianco è presente nella forma test di TAGA ed è stata messa appositamente per verificare il moiré. L’immagine è la stessa (ha lo stesso numero di pixel), ed è stata sottoposta a ingrandimenti diversi in modo da farle assumere risoluzioni diverse. Nell’immagine più piccola è dpi, poi 956, 815 ed infine 709 dpi. In stampa il moiré si verificherà in modo “casuale” in quanto dipenderà dal gioco della lineatura e degli angoli di retino. Col retino stocastico il moiré non si genera. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

11 Sta tutto qui Risoluzione (nativa) e qualità sono direttamente proporzionali: più è alta la prima e migliore è la seconda. Col ricampionamento la qualità cala, più è elevato e la qualità si abbassa, questa volta però in modo inversamente proporzionale. Ma la qualità, legata alla risoluzione, non è un dato assoluto per una immagine ma dipende da cosa ci dobbiamo fare. Dati tecnici mmpixelsuperficie mm 2 /xpeso byte (CMYK)dpmdpiQualitàRisoluzione Riduzione 25% 5,460290, Uguale 11,1128,22 = x 4 Riduzione 50% 10, , ,5614,11 = x 2 Immagine base100%21, ,787,06 = Ingrandimento 200% 43, ,393,53 = 1/2 Ingrandimento 400% 86, ,691,76 = 1/4 Ingrandimento 600% 129, ,461,18 = 1/6 Ricampionamento inteso ad aumentare la risoluzione e non le dimensioni Ricalcolo 200% 21, ,5614,11 = x 2 Ricalcolo 400% 21, ,1128,22 = x 4 Ricalcolo 600% 21, ,6742,33 = x 8 via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

12 Da cosa dipende la qualità Per darvi una scheggia molto semplificata di un concetto che vi consentirà di prevedere la necessità di una risoluzione vi dirò che il risultato qualitativo dipende dalla dimensione del pennino scrivente del dispositivo di output e dalla distanza cui si osserva il risultato: Più il pennino scrivente è fine e più alta deve essere la risoluzione, da cui discende che più è grosso, minore è la necessità di alta risoluzione. Più la stampa è vicina, più si distinguono i dettagli, più è lontana e più la grana grossa si confonde e si uniforma. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

13 Quale risoluzione per cosa Ecco perché il monitor (96 dpi) necessita di una risoluzione bassa per ottenere un risultato gradevole alla vista (dell’immagine al 100%). Una stampante digitale da piccolo formato (600/812/1200 dpi) ne richiede di più, ma bastano 150 dpi per ottenere un risultato professionale. Per i plotter da grande formato, il cui risultato si guarda da lontano ne basta la metà, ma questo non per la dimensione del pennino, che può essere equivalente e anche superiore a quello di una stampante digitale da piccolo formato, ma per la seconda considerazione = guardo da lontano. Ricordiamo incidentalmente che il dimezzamento della risoluzione equivale alla riduzione ad ¼ del peso e ciò aiuta a gestire file che altrimenti potrebbero essere mostruosi … Diversa è la stampa offset che le favole metropolitane dichiarano richiedere sempre 300 dpi (necessari invece solo per una stretta cerchia di tipi di immagini) visto che Fotoplotter e CTP lavorano normalmente a 2400/2540 dpi. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

14 Il dettaglio... Parlare di risoluzione senza parlare di dettaglio è come accettare un’altra favola metropolitana che vuole che il valore di una fotocamera digitale o di uno scanner sia legato ai pixel che è capace di acquisire. L’unica cosa che può legare i due concetti è che alte risoluzioni non si mettono, di solito, su strumenti di scarsa qualità. Chi fa la differenza sono le ottiche e la qualità dei CCD che creano il dettaglio.

15 Particolari minuti quali: ciglia, capelli, le ali di una libellula, linee diagonali, si ottengono solo con risoluzioni alte, e purché ci sia un buon dettaglio.

16 ... e i supporti Ma non basta: se queste immagini debbono essere stampare, per esempio, su una tela pittorica, ecco che la grossolana trama del mezzo, fa abbassare la necessità di risoluzione.... senza contare il tipo di retino che cito solo senza addentrarmi sia perché non è argomento di questa lezione e sia perché fuori dalle possibilità di intervento diretto di colui che crea il documento digitale. Dico solo che il più “moderno” retino stocastico richiede minor risoluzione e fornisce risultati migliori per la maggior parte dei soggetti (ma non tutti). Tuttavia non fa ancora parte del bagaglio culturale standard degli stampatori. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

17 … ma anche risoluzioni più basse per paesaggi sfumati, immagini abbassate di tono, colori piatti... sono sufficienti risoluzioni più basse. Significativo il particolare della copertina di un fumetto di Vittorio Giardino, noto fumettista. In questa immagine quello che conta è il dettaglio del nero che deve essere netto, addirittura tagliente.

18 … oppure elevatissime completamente diversa è la situazione di una pagina interna di un fumetto dello stesso Autore dove è necessario avere un segno netto per il testo che, per evitare problemi di registro, deve andare solo nel nero, mentre la scansione lo porterebbe nei 4 colori.

19 Molti disegnatori scrivono nel programma di impaginazione e quindi, data la natura vettoriale del testo, non vi è alcun problema, ma poiché Giardino ama scrivere a mano e contemporaneamente ama la qualità (scrivere con fonti anche create sulla sua calligrafia denuncerebbero dopo poche pagine uno sgradevole appiattimento dell’opera), siamo costretti a separare il nero, farne una bitmap a 1 bit ad altissima risoluzione (1200 dpi) e montarla, nell’impaginatore, sull’immagine a colori (a 4 canali x 8 bit canale =32 bit) che ha una altissima qualità pur disponendo di una risoluzione di 300 dpi cioè apparentemente ¼ rispetto al testo (mentre in realtà le informazioni di cui dispone sono il doppio rispetto alla quantità di informazioni del testo (300 x 8 bit = 2400 informazioni bit contro 1200 x 1 bit).

20 … ma anche medie I dpi dichiarati prima non definiscono proprio una altissima risoluzione, termine riservato ai dpi dei tratti (immagini a 1 bit). Ma anche qui bisogna vedere come sono quei dpi. Attraverso tecniche software, per esempio, è possibile ottenere tratti a 800 dpi molto più morbidi e gradevoli di quanto non possa fare una acquisizione scanner a dpi. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

21 …e il peso ? Questo è un concetto che nel settore grafico proprio non passa. Sembra che nelle aziende grafiche “grande” piaccia e che file grossi come dinosauri (non ho scelto il termine a caso) facciano più professione rispetto a file piccoli e snelli (naturalmente a parità di qualità finale). In termini di peso una immagine a 220 dpi è circa la metà di una da 300 dpi e non è detto che in termini di risposta qualitativa sia diversa. È vero che oggi le memorie di massa costano pochissimo ma vi assicuro che diversa è la gestione (quella vera degli informatici, con salvataggi quotidiani e settimanali, e non quella garibaldina della grande maggioranza dei grafici) di un server da 300 GB rispetto ad uno da 600 GB. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

22 Un esempio pratico Riprendiamo la nostra cartolina 10x15. In CMYK è costituita da byte (= pixel). Se i concetti precedenti sono passati, possiamo affermare che modificando la risoluzione (= informazioni per unità di superficie) con la stessa quantità di informazioni possiamo stampare correttamente su una stampante digitale di piccolo formato un A4. E sempre con la stessa quantità di informazioni un poster A3 (ma se l’immagine non ha dettagli fini anche cm 40x60). Il tutto sempre a parità di qualità apparente.

23 Consiglio teorico pratico Allora, potremmo dire, che non è importante la risoluzione ma la quantità di informazioni (pixel) presenti nel file. Quindi che una immagine 10x15 cm a 300 dpi è assolutamente equivalente ad una di cm 41x62 a 72 dpi. E questo è assolutamente vero. Quindi potremo anche dire che montare su InDesign o Xpress un file di 10x15 cm a 300 dpi per realizzare una cartolina è assolutamente identico a montarne una da cm 41x62 a 72 dpi che poi ridurremo al 25% in pagina. E questo è assolutamente falso.

24 Dov’è l’inghippo Quando montiamo una immagine su un programma di impaginazione, quel software crea una immagine segnaposto per consentire una buona collocazione e i corretti tagli. Al momento della importazione il software non sa se l’immagine rimarrà al 100% o se poi sarà ingrandita e o rimpicciolita. Il segnaposto è normalmente un’immagine RGB a 72 dpi che nel caso di un’immagine di partenza a 72 dpi comporterà un utilizzo di dati memorizzati pari a KB mentre la stessa immagine a 300 dpi richiede353 KB. Moltiplicate questa differenza (17 volte!) per 20 immagini e capirete perché a volte fate dei file con dimensioni mostruose che non solo ingombrano i dischi, ma rallentano tutte le elaborazioni e quel che è peggio senza darvi nulla in cambio.

25 I formati e le compressioni Un modo per diminuire il peso delle immagini è la compressione. Per quanto ci interessa in questo capitolo si dividono in due categorie: senza perdita di informazioni o con perdita di informazioni. Sono senza perdita di informazioni le compressioni LZW, tipica dei Tif, Rle del formato Psd, CCITT tipica delle line art (1 bit). Sono con perdita di informazioni le compressioni Jpeg, tipica dei Jpg o degli Eps Jpg. La perdita di qualità di un Jpeg dipende dalla qualità di salvataggio: in qualità massima comincia a degradare dopo il terzo salvataggio. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

26 L’artefatto Jpeg La compressione Jpeg può ridurre i file a dimensioni minime: attenzione perché durante il salvataggio il risultato non sempre si vede, ma alla riapertura possiamo avere situazioni del genere. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 

27 La profondità del colore Un altro elemento che dobbiamo conoscere è la profondità del colore (o profondità di bit). È il numero di bit per ogni pixel e definisce la capacità di descrivere una certa quantità di colori. Nelle pratica attuale si utilizzano immagini a 1 bit e a 8 bit canale, potendo avere 1, 3 o 4 canali: 1 bit (2 1 =2) line art o bitmap. Prevede due stati: bianco o nero 1 canale a 8 bit (2 8 =256) in scala di grigio e cioè 256 differenti valori di grigio, o in scala di colore e cioè una palette con 256 colori differenti che descrivono tutta la immagine. 3 canali a 8 bit = 24 bit (2 24 =256x256x256= ) e cioè oltre 16 milioni di differenti combinazioni di colori tipico della modalità RGB o Lab 4 canali a 8 bit = 32 bit (2 32 = ) e cioè oltre 4 miliardi di differenti combinazioni che nella pratica sono invece “solo”100 milioni (100Cx100Mx100Yx100K) tipico della modalità CMYK che siamo abituati a definire non in 256, ma in 100 diversi valori % per canale. La ulteriore possibilità mostrata in Photoshop tra 8, 16 e 32 bit canale permette di avere immagini con possibilità descrittiva non di 8, ma di 16 o 32 bit per canale portando a possibilità molto ampie di definizione dei colori. La necessità di questi tipi di file è poter trattare i Raw (e cioè le immagini native da dorso digitale o da scanner) che sono acquisite a 12 e più bit pixel. Non fanno parte delle immagini di interesse della prestampa operativa perché, attualmente, i Rip lavorano a 8 bit canale. via cicogna 131  san lazzaro di savena [bo]  tel 


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