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«BEATI GLI OPERATORI DI PACE, PERCHÉ SARANNO CHIAMATI FIGLI DI DIO» PARROCCHIA MARIA SS. ADDOLORATA OPERA DON GUANELLA – BARI Anno Pastorale 2014-2015.

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1 «BEATI GLI OPERATORI DI PACE, PERCHÉ SARANNO CHIAMATI FIGLI DI DIO» PARROCCHIA MARIA SS. ADDOLORATA OPERA DON GUANELLA – BARI Anno Pastorale

2 MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2015 NON PIÚ SCHIAVI, MA FRATELLI All’inizio di un nuovo anno, che accogliamo come una grazia e un dono di Dio all’umanità, desidero rivolgere, ad ogni uomo e donna, così come ad ogni popolo e nazione del mondo, ai capi di Stato e di Governo e ai responsabili delle diverse religioni, i miei fervidi auguri di pace, che accompagno con la mia preghiera affinché cessino le guerre, i conflitti e le tante sofferenze provocate sia dalla mano dell’uomo sia da vecchie e nuove epidemie e dagli effetti devastanti delle calamità naturali. Prego in modo particolare perché, rispondendo alla nostra comune vocazione di collaborare con Dio e con tutti gli uomini di buona volontà per la promozione della concordia e della pace nel mondo, sappiamo resistere alla tentazione di comportarci in modo non degno della nostra umanità.

3 Introduzione Com’è possibile conciliare le parole di Gesù: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada» (Mt 10,34; oppure «divisione»: Lc 12,51), con la settima beatitudine: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (makàrioi hoi eirenopoioí hóti autoì hyioì theoû klethésontai: Mt 5,9)?

4 Queste due affermazioni appaiono a prima vista contraddittorie, ma in realtà non lo sono; anzi, entram­be esprimono bene ciò che il cristiano deve vivere nel mondo, nella storia e nella compagnia degli uomini.

5 Il linguaggio di Gesù va capito con intelligenza. Egli non è venuto con il progetto di portare nell’umanità divisione e guerra, ma resta vero che la sua persona crea di fatto una separazione: di fronte a lui, vero «se­gno di contraddizione» (Lc 2,34), gli uomini prendono posizione, scegliendo il bene, dunque la vita, oppure rifiutando il bene e dunque imboccando una via mor­tifera.

6 Per gli uomini la venuta di Gesù, venuta che è a loro favore, «perché abbiano la vita e l’abbiano in ab­bondanza» (Gv 10,10), perché conoscano la pace ve­ra, diventa uno stimolo alla scelta, dunque causa una decisione, un contrasto che si può accendere anche in modo violento, come una guerra: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12,30; Lc 11,23).

7 E significativamen­te la prima vittima di questa divisione è proprio lui, Gesù, accolto da alcuni, pochi, e rifiutato da tutti gli altri, che arrivano a condannarlo e a ucciderlo.

8 Il discepolo di Gesù, che vive alla sua sequela, non può dunque attendersi altra sorte, altro esito. Più è fedele al suo Signore, più sarà come lui segno di contraddizione e sarà anche rifiutato, fino a subire la violenza. Questo esito è una necessitas umana, legata alla strutturale ingiustizia del mondo, e chi ne soffre è l’innocente. Non è avvenuto così, come una profezia, già alla nascita di Gesù a Betlemme?

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10 Ma proprio mantenendosi fedele alla verità di una vita vissuta nel­la giustizia e nella pace, Gesù proclama beati quelli che operano, costruiscono la pace: sono questi che, opponendosi alla violenza, alla guerra, alla divisione portata dagli uomini malvagi, raccontano chi è Dio e dunque risultano figli di Dio, figli simili al Padre.

11 Dopo una breve riflessione di che cosa significa ‟ fare la pace cercheremo di domandarci che cosa significa l’espressione «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio», riferendoci ad altre pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento, che ci possono aiutare a comprendere meglio le parole di Gesù; poi trarremo delle riflessioni per la nostra vita quotidiana.

12 Lectio 1. Fare la pace Se l’aggettivo greco «operatore di pace» (eirenopoiós) è attestato solo qui all’interno delle Scritture, vi si trova però alcune volte l’espressione «fare la pace»: in Is 27,5, in Pr 10, 10 e, soprattutto, in tre passi del Nuovo Testa­mento:

13  «[Cristo Gesù] ha creato in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace (poión eirénen)» (Ef 2,15).  «[Il Figlio] ha pacificato (eirenopoiésas) con il san­gue della sua croce sia le cose che stanno sulla ter­ra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,20).  «Per coloro che fanno opera di pace (toîs poioú­sin eirénen) viene seminato nella pace un frutto di giustizia» (Gc 3,18).

14 Questo aggettivo, inoltre, corrisponde al titolo «uomo di pace» (‘ish shalom: Sa137,37), attribuito a colui che mette concordia tra gli uomini, che fa concretamente la pace. Fare la pace è lavorare perché lo sha­lom, che è vita piena, sicura, armoniosa, felice, sia la situazione di vita degli uomini.

15 Lo ripeto: lo shalom biblico è ben di più della semplice assenza di guerra; è salute, gioia, benessere spirituale e materiale, armonia con se stessi, con gli altri e con il creato intero, è vita piena, degna di essere vissuta. È quella condizione così descritta nel Primo libro dei Maccabei:

16 «In pace si diedero a coltivare la loro terra; i1 suolo dava i suoi prodotti e gli alberi della campagna i loro frutti. I vecchi sedevano nelle piazze, tutti deliberavano sugli interessi comuni. [...] [Simone Maccabeo] fece regnare sul paese la pace e Israele gioì di grande letizia. Ognuno sedeva sotto la sua vite e sotto il suo fico e nessuno incuteva loro ti­more» (1Mac 14, ).

17 Idilliaca descrizione della pace, sogno di molti uo­mini e donne... Fare la pace è un’azione a caro prezzo, che può comportare anche il costo di perdere la propria condizione di pace, mai rispondendo al male con il male, ma cercando sempre di rispondervi con il bene (cfr. Rm 12,17.21).

18 È intervenire nei conflitti, subendone la violenza, per aprire sentieri di dialogo, di riconcilia­zione, di pacificazione. È un comportamento attivo che tenta di distruggere l’inimicizia, ma senza annien­tare o ferire il nemico, sull’esempio di Gesù, il quale

19 «ha fatto dei due nemici contrapposti e separati una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli [...] ha creato in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e ha riconciliato tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia» (Ef 2,14-26).

20 2. La pace nell’Antico Testamento Per comprendere bene questa beatitudine dobbia­mo ascoltare le Scritture che testimoniano fin dall’ini­zio - a partire da Caino e Abele (cfr. Gen 4,1-16), poi dalla campagna militare dei quattro re (cfr. Gen 14,1-16)...- l’inimicizia, la violenza, la contrapposizione, la guerra.

21 Gli uomini soffrono della mancanza di pace perché la loro philautía crea inimicizia, e questa a sua volta produce povertà, sofferenza, morte. Basta per­correre il Salterio per rendersi conto della consapevolezza che il credente ha di avere nemici, di subire aggressività e violenza e, per questo motivo, di essere tentato di assumere la logica della guerra.

22 Il creden­te desidera la pace personale, famigliare e collettiva, invoca Dio affinché risponda con la sua benedizione, che è discesa sugli uomini tutti di amore e di shalom (cfr. Nm 6,24-26).

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24 Si comprende dunque perché la pace, tanto deside­rata eppure così poco presente nella vita degli uomi­ni, sia il «dono messianico» per eccellenza. Nei giorni del Messia lo shalom sarà il grande dono che Dio farà attraverso il Messia stesso, «Principe della pace» (Is 9,6), al suo popolo: una pace autentica, vero frutto del diritto e della giustizia instaurati dal Messia (cfr. Is 9,6).

25 È soprattutto il profeta Isaia che annuncia a più riprese questa pace messianica, insistendo però sul fatto che essa non può ridursi a mera coesisten­za pacifica, ad assenza di conflitto, ma è «opera della giustizia» (opus iustitiae pax: Is 32,17).

26 La pace vera racchiude in sé l’istanza della giustizia, e per questo esige che l’operatore di pace sia un realizzatore della giustizia di Dio, cioè predisponga con la sua azione, per quanto gli è possibile, tutto quello che è neces­sario per accogliere il dono di Dio: dono di Dio è la pace, e l’uomo deve innanzitutto invocarla, attender­la, desiderarla intensamente.

27 E se discende da Dio, la pace investe tutta la persona, perché si instaura nel cuore ed è riconciliazione con Dio, con sé e con gli uomini, ma investe anche la comunità, il popolo e tut­ta l’umanità.

28 Predisporre tutto per la pace significava soprattut­to, per il credente dell’Antico Testamento, ritornare al Signore, convertirsi per camminare sulle sue vie, mentre l’evento della guerra e della violenza svelava il peccato del popolo, svelava la scelta della via mortifera della disobbedienza all’insegnamento di Dio e dell’infedeltà all’alleanza.

29 Se Israele non obbedi­sce alla voce del Signore suo Dio, allora conoscerà la guerra, l’invasione, l’esilio (cfr. Dt 28,15-68); ma se ritorna al Signore nel pentimento e nella fedeltà ai suoi insegnamenti, allora verranno giorni in cui «[il Signore stesso] sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4).

30 Allora il Messia verrà nella sua mitezza, giusto e salvato, cavalcando un umile asino, e quale re di Gerusalem­me farà sparire da essa i carri, la cavalleria, gli archi da guerra e annuncerà la pace alle genti (cfr. Zc 9,9­-10).

31 Saranno i giorni dell’«alleanza di pace» (Ez 34,25; 37,26) tra Dio e il suo popolo, i giorni in cui si canterà con gioia: «Il Signore annuncia la pace» (Sal 85,9), ed ecco che «si baceranno pace e giustizia» (Sal 85,11).

32 Ma la pace non è solo dono, è anche compito dei credenti: Dio non può dare la pace a chi non la vuole, a chi non la prepara, non la accoglie e non ne sente la responsabilità. Ecco perché il Salmo 37, leggendo con acribia e realismo la situazione del giusto in un mondo ingiusto, propone al credente l’ideale della mitezza (cfr. Sal 37,11) e ricorda che «all’uomo di pace appartiene il futuro» (Sal 37,37).


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