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Nello scorso numero abbiamo voluto, tra le altre cose, concentrarci sulla cosiddetta "politica" dell'istituto, questa volta invece, visto che la stagione.

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Presentazione sul tema: "Nello scorso numero abbiamo voluto, tra le altre cose, concentrarci sulla cosiddetta "politica" dell'istituto, questa volta invece, visto che la stagione."— Transcript della presentazione:

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2 Nello scorso numero abbiamo voluto, tra le altre cose, concentrarci sulla cosiddetta "politica" dell'istituto, questa volta invece, visto che la stagione delle elezioni è passata, ci concentreremo su problemi spinosi e difficili da gestire, che ci hanno già colpito o che ci colpiranno a breve. Per prima cosa vorrei riportarvi alla memoria la strana e comodissima nevicata che poco più di un mese fa si è abbattuta causando blackout in alcune case, facendo crollare tetti (vedi un certo palazzetto sportivo) o più semplicemente congelandoci i piedi. Uno spesso strato di neve appesantita dall'acqua sopra un tetto piatto come una sogliola non promette nulla di buono vero? Ed è successo proprio questo. Ricordate tutti la caduta dei pannelli nel laboratorio di chimica, l'esempio più eclatante, ma anche tutte le infiltrazioni d'acqua in quasi tutti i piani e in palestra. rato per esempio erano stati fuori uso per quasi tre mesi, ma alla fine stati riparati (e circa due giorni fa qualcuno ha provveduto a “romperli” di nuovo). Un tempismo non proprio perfetto, potremmo dire, ma almeno questo lavoro era stato fatto. Lo stesso non si può dire del tetto, ma sembra proprio che la provincia non sia minimamente interessata a farci vedere il becco di un quattrino. L'acqua nelle aule quindi ce la dobbiamo tenere, a meno che non venga fatto qualcosa in merito dalla tanto discussa riforma dell'istruzione, che però porterà più tagli che altro alla manutenzione scolastica. Si spera solo di non arrivare al livello della scuola elementare di Ostuni, nel Brindisino, dove il tetto è proprio crollato pochi giorni fa. Non si vuole naturalmente allarmare nessuno (moriremo tutti!!!). Questo fatto è servito per riportare alla luce tutte quelle mancanze strutturali che da lungo tempo sono state fatte presenti all'amministrazione scolastica, che ogni volta immancabilmente ha ripetuto di non poter far niente, perché sono affari della provincia. Quest'anno invece si è vista una maggiore disponibilità e anche maggiore interessamento da parte della classe politica della scuola, difatti alcuni problemi sono stati sistemati: i bagni del piano seminter- Il palazzetto sportivo di Castel Goffredo. Immaginate se fosse stata la nostra palestra?

3 Altro grave e molto discusso problema è l'APAM, che dall'anno prossimo aveva minacciato di eliminare le corse del sabato per poi aumentare i prezzi degli abbonamenti. Dopo tutte le giuste polemiche scoppiate al riguardo, per fortuna all'azienda è passato questo raptus di follia, che probabilmente avrebbe portato ancora più persone a non pagare il biglietto, e così saremmo tornati al punto di partenza. L'anno prossimo quindi potremo ancora recarci raggianti di entusiasmo a scuola di sabato, e tutte quelle voci che avrebbero voluto una settimana corta (per quanto poche fossero) si spengono. Speriamo solo che l'APAM non continui questa inesorabile corsa al sovrapprezzo, anche perché finché non si deciderà a mettere più controllori sugli autobus, allora ci sarà sempre il furbetto che non paga. Già, il furbetto che non paga... ne conosciamo tutti qualcuno. Quello però lo sa di essere la vera causa di questa piccola crisi dell'APAM? Forse sì, ma a quanto pare non gli importa granché; perché di certo questa mentalità che molti hanno, uguale a quella di non pagare le tasse anche se si hanno i soldi, non è facile da eliminare. Basterebbe soltanto che una persona si prendesse le sue responsabilità e si dimostrasse matura e onesta. Eccolo qui il nostro evasore! No, non credo sia proprio lo stesso pullman che prendi ogni mattina… Giacomo Zaniboni

4 Penserete che questo scritto arrivi tardi. L'assemblea dell'Abe si è svolta 2 mesi fa. Ve lo sareste aspettati agli inizi di marzo o, con i tempi del giornalino, verso fine marzo. E invece no. Questo articolo esce ad aprile perché io voglio così. Queste poche righe devono adempire al loro scopo: non lasciare che dimentichiamo, non lasciare che quel l'assemblea siano le solite cinque ore del "giusto!" " bravo!" "Sono d'accordo" "d'ora in avanti collaborerò con impegno a questo progetto, perché senza il mio aiuto non potrebbe realizzarsi" e poi, una volta a casa, tutto dimenticato. Con un "tutti gli impegni, prima la scuola, che ho non mi lasciano tempo" ciao ciao alle responsabilità, perché in fondo "verba volant". No. Non ve la caverete così facilmente. Avete messo a tacere la vostra coscienza una volta, non per sempre. E con questo scritto non potrete farlo ancora. In Italia sono sempre troppo pochi coloro che donano, eppure tutti ammettono l'importanza di questo gesto. Non tutti, però, riconoscono una certa utilità alla sensibilizzazione portata avanti dal l'AVIS e dal l'AIDO alle scuole medie e superiori, semplicemente perché rivolta a chi non ha l'età per contribuire. Chiariamo. Se l'adulto di oggi non è stato coinvolto sufficientemente, bisogna puntare su un target più giovane, che, rientrando nel fase di formazione fondamentale dell'individuo, non dimentichi quanto è importante donare. Lo stesso discorso può essere fatto per la lotta contro il cancro, per cui la ricerca, nonostante gli innumerevoli passi in avanti degli ultimi anni, non ha ancora individuato una efficace cura meno invasiva della chemioterapia. Quest'ultima è ancora l'unica strada che il malato può seguire; un intenso e persistente dolore che sembra non avere fine, per combattere contro un nemico oscuro, che spinge verso il baratro della disperazione. Ti fa odiare l'unica cosa per cui valga la pena di resistere: la vita. Una vita misurata a respiri, secondi, ognuno decisivo per vincere la guerra: quella della sopravvivenza e del coraggio. C'è sempre più bisogno di ciò che manca: il tempo. Aspettare non ci è concesso. Agire adesso, e sostenere, la ricerca è un obbligo. Anonimo 2

5 Per essere aggiornati sulle ultime tendenze in fatto di musica o anche solo per trovare quel titolo o autore che vi sfuggiva. Le 10 canzoni più scaricate nel panorama italiano e in quello europeo tra Marzo e Aprile. 1.Love me like you do - Ellie Goulding 2.Cheerleader - Omi (remix del DJ tedesco Felix Jaehn) 3.Guerriero - Marco Mengoni 4.Uptown funk - Mark Ronson feat Bruno Mars 5.Take me to church - Hozier 6.Ghosttown – Madonna 7.Hold back the river - James Bay 8.Fourfiveseconds - Rihanna with Kayne West and Paul McCartney 9.Riva (Restart the game) – Klingande 10.Goodbye – Feder feat Lyse Tra le soundtrack del film scandalo: “Cinquanta sfumature di grigio” * senza dimenticare il singolo “You have no choice” (che è anche il motto della Lista 1) dei Run Away, band del nostro amato rappresentante Davide Vicari.

6 1.Love me like you do - Ellie Goulding 2.Fourfiveseconds - Rihanna with Kayne West and Paul McCartney 3.King - Years & Years 4.Uptown funk - Mark Ronson feat Bruno Mars 5.Earned it - The Weeknd 6.Take me to church – Hozier 7.What I did for love - David Guetta feat Emeli Sande 8.Hold back the river - James Bay 9.Heartbeat song - Kelly Clarkson 10.Sugar - Maroon 5 Pubblicata in Irlanda nel Settembre 2013, dall'inizio del 2014, su Spotify, è stata ascoltata oltre 87 milioni di volte. ll video ufficiale ha attirato molta attenzione mediatica: critica la repressione degli omosessuali in Russia, anche se il testo è stato scritto in seguito alla rottura con la prima fidanzata. Molto carino il video musicale, nel quale la band si reca ad alcuni matrimoni sorprenden- do sposi ed invitati E voi, quali sono i brani che più vi piacciono al momento? Fatecelo sapere nei commenti, siamo tutti curiosi! Anonimo 1

7 Il 27 gennaio, per la Giornata della Memoria, è stata messa in scena una rappresentazione originale, sebbene l’argomento sia continuamente trattato ogni volta con nuovi film, spettacoli teatrali e mostre che, diciamocelo, stanno diventando ormai banali e scontate. Con grande sollievo (almeno per me) non abbiamo dovuto fare jogging per tutta Castiglione per vedere corti spettacoli o mostre, ma siamo rimasti seduti per qualche ora ad assistere a “Se questo è Inferno”, ipotetico dialogo tra Dante e Primo Levi, che immagina i due personaggi discutere sulle loro esperienze avute all’inferno. Certo, due esperienze profondamente diverse: se il Sommo Poeta ha dovuto attraversare l’Inferno è stato per prepararsi ad andare in Paradiso (per aspera ad astra, come dice il famoso detto), mentre l’Inferno in cui Levi è stato deportato non aveva un senso, non c’è stato un perché a tutto quello che ha dovuto affrontare, a tutto quello che hanno affrontato milioni di persone. Lo spettacolo, in effetti, a causa delle tematiche che affrontava, si sarebbe potuto dimostrare difficile da seguire e forse anche noioso, ma, tramite interessanti espedienti (come la fiaba del lupo addomesticato raccontata anche con l’aiuto di alcuni disegni fatti al computer), ha catturato l’attenzione degli spettatori. Un fatto che non sono riuscito a capire dello spettacolo è stata la divisione tra maschi, che si sono seduti a sinistra, e femmine, che si sono sedute a destra. Ci è stato detto che questa separazione è stata pensata per farci rendere conto di un millesimo di quello che gli internati subivano nel campo. Ma allora perché non far indossare a tutti un pigiama a righe oppure farci trasportare carichi pesanti? Di certo la divisione tra maschi e femmine non ha ricordato l’atmosfera di un campo di sterminio (anche perché l’auditorium non credo rispecchi l’idea che noi abbiamo di un lager). Giovanni Zaniboni

8 Avrete sicuramente già visto questo simbolo. Negli mesi lo abbiamo incontrato tantissime volte. Questo è il mio primo articolo e ho voluto farlo (al posto del verbo fare, dire magari ho voluto parlare di Charlie Hebdo. Charlie Hebdo è un giornale più o meno anarchico che lotta per sconfiggere molti tabù. Il 7 gennaio 2015 il giornale è stato colpito da una strage. Alle 11:20 del 7 gennaio 2015 i fratelli Said e Cherif Kouachi sono entrati nella redazione, intimando alla disegnatrice Corrinne Rey di immettere il codice numerico per riuscire ad irrompere nella redazione. Hanno poi aperto il fuoco gridando “Allah Akbar” (Allah è il più grande), provocando così dodici vittime: - Stéphane Charbonnier, conosciuto come “Charb” era il direttore del giornale. 47 anni. - Jean Cabut, “Cabu” fondatore storico del giornale e vignettista di punta. 77 anni. - Georges Wolinski, “Wolinski” anch’ egli fondatore storico del giornale e grande vignettista, noto pure in Italia. 81 anni. - Bernard Verlhac, “Tignous” vignettista di punta del giornale. 58 anni. - Philippe Honoré, illustratore del giornale. 73 anni. - Bernard Maris, economista, giornalista francese e consigliere della Banca di Francia. 68 anni. - Mustapha Ourrad, curatore editoriale. 60 anni. - Elsa Cayat, psichiatra e giornalista. 54 anni. - Michel Renaud, fondatore del festival Rendez-vous du Cannet de voyage. 69 anni. - Ahmed Merabet, agente di polizia. 42 anni. - Franck Brinsolaro, guardia del corpo di Charb. - Frédéric Boisseau, agente di manutenzione. 42 anni. Successivamente i fratelli sono fuggiti su una Citroën C3 nera. In Boulevard Richard- Lenoir si sono imbattuti in un veicolo della polizia, hanno sparato e ucciso con un colpo alla testa un poliziotto ferito a terra, Ahmed Merabet. Nei pressi della Porte de Pancin hanno rubato un veicolo ad un civile. L’auto è stato abbandonato all’incrocio tra la Rue de Meauxe e l’avenue Secrétan e si sono perse le loro tracce. Il giorno seguente la Francia, sotto shock per la strage dei fratelli Kouachi, vive un’altro incubo: la mattina dell’ 8 gennaio, nella cittadina di Montrouge, a sud di Parigi, un altro terrorista armato di mitra, il trentaduenne Amedy Coulibaly, ha aperto il fuoco contro la poliziotta francese Clarissa Jean-Philippe, uccidendola.

9 Subito si era smentito ogni rapporto con i fratelli Kouachi, ma il giorno seguente, il 9 gennaio, egli si è deliberatamente barricato in un supermercato Kosher prendendo alcuni ostaggi e chiedendo per il loro rilascio la liberazione degli attentatori di Charlie Hebdo, nel frattempo asserragliatasi in una tipografia. I due fratelli Kouachi sono stati uccisi nel pomeriggio del 9 gennaio durante l’irruzione delle forze speciali francesi nella tipografia. Anche l’altro terrorista,Amedy Coulibaly, è stato ucciso a Porte de Vincennes, nella zona est di Parigi. Durante la simultanea irruzione delle forze speciali all’interno del supermercato sono state uccise quattro persone e ne sono state ferite altre quattro. I morti sono i seguenti: Yoav Hattab, ebreo e figlio del rabbino di Tunisi. 21 anni. Philip Braham, compositore inglese. 40 anni. Yohan Cohen. 22 anni. François-Michel Saada. Ebreo. 60 anni. Queste due stragi hanno sconvolto il mondo intero e hanno portato tutte le persone a sentirsi vicino alla Francia, a far riflettere sulla libertà, di qualsiasi tipo si tratti. Questo è il resoconto di quello che è accaduto e delle vittime, uomini che tutti noi abbiamo perso. Non dimenticheremo mai questi giorni che hanno sconvolto tutto il mondo. Non dovremo dimenticare. Spero che vi fermiate a pensare che questi non sono solo nomi di persone lontane dalla nostra realtà, ma che dietro ai loro nomi c'è una storia ed è per questo che ho voluto dedicare queste righe al loro ricordo. Da sinistra ecco le vittime: Stéphane Charbonnier, Georges Wolinski, Jean Cabut, Bernard Maris, Bernard Verlhac, Elsa Cayat, Frédéric Boisseau, Ahmed Merabet, Franck Brinsolaro, Philippe Honoré, Mustapha Ourrad, Yohan Cohen, Yoav Hattab, Philip Braham, François- Michel Saada, Michel Renaud, Clarissa Jean-Philippe. Andrea Beschi

10 Il sole era sorto ormai da tempo, quando un grido terrificantemente vicino fece aprire di scatto le palpebre ad Adriano Rizzi. L’uomo, immobile nel proprio letto, mise a fuoco il luogo dove aveva dormito e, prima di tirarsi a sedere, esplorò con lo sguardo ogni centimetro della stanza. E ancora continuò la sua perlustrazione. Nessuno. Allora, dopo essersi velocemente rivestito e aver dato un’occhiata all’orologio, che segnava le 05:06, spalancò la porta che dava sul corridoio e lo scrutò tutto. Dalla camera numero 14 uscì di scatto Angelo Liberato, che piantò gli occhi addosso al giovane: -Cosa è stato? -Ne so quanto lei.- rispose Rizzi. Insieme percorsero il corridoio e scesero le scale, arrivando al piano terra. Giù c’era Alfio, che guardava con sospetto attorno a sé. Trasalì appena vide i due, rilassandosi subito dopo: -Ha urlato uno di voi? -N... no.- disse Rizzi. -Lucilla...?- disse lo scrittore, salendo le scale seguito dagli altri uomini e bussando alla porta della donna. Niente o nessuno rispose. -Lucilla? Lucilla!? LUCILLA?!- gridò Liberato alla porta chiusa, bussando più forte, fino a colpirla con molta violenza. –LUCILLA FORTESTRA! APRI! Ancora niente. Tutti stettero, per un secondo, in un silenzio più che completo. Poi Angelo prese la rincorsa e abbatté la sua spalla sinistra sulla porta, facendola cigolare. -Ehi! Piano! Non ho porte di riserva!- esclamò Medeo, in una pallida protesta. -Lei stia zitto.- borbottò l’altro, compiendo di nuovo il movimento, mentre i fragili cardini a poco a poco cedevano. -Ma... ma... signor Rizzi! Faccia qualcosa!- l’anziano signore cercò aiuto nell’altro uomo. -Penso sia necessario, per salvaguardare la salute della signorina.- disse Adriano, storcendo la bocca in una smorfia. Finalmente, alla quinta spallata, la porta cedette, con un “crack!” abbastanza secco, facendo cadere in avanti lo scrittore. Gli altri due uomini lo tirarono su e gettarono un’occhiata alla stanza.

11 Medeo rabbrividì violentemente. Rizzi spalancò gli occhi e sbiancò. Liberato fece un grido soffocato. Lucilla Fortestra era distesa sul letto, le mani lungo i fianchi, perfettamente dritta e composta. L’unico, orribile particolare era l’assenza della sua testa, appesa per i capelli al lampadario sopra il letto. L'anziano signore si girò verso il corridoio e vomitò l’esigua colazione che aveva consumato poco prima. -Madre di Dio.- disse Adriano cadendo a terra, preso da un capogiro. Intanto Jacopo camminava a piedi nudi nel bagnasciuga del mare mattiniero dall’acqua gelida, ascoltando la sua solita musica. Quel mattino non riusciva a pensare neanche alle più piccole cose dell’infinito che lo circondava, ed era una cosa buona. Finalmente un po’ di pace. Il sole era giallo. L’acqua era blu. Non c’erano pesci. Non c’era vento. Gli pervase un senso di soddisfazione immenso, che non provava da tempo immemorabile. Sorrise. Un piccolo, difficile movimento, che lo rese ancora più felice. Senza motivo, quel tafano che aveva perforato e aveva fatto proprio il suo cuore, se n’era andato. Oppure stava facendo visita a un suo parente e sarebbe tornato. Avvicinò un dito a una cuffietta e spostò di qualche millimetro l’auricolare. Senza preavviso, il suono del mare si fece più nitido. L’impulso di scappare si fece quasi insopportabile. Lo contenne a fatica, uscendo dal mare e correndo all’hotel di suo nonno. Regnava un silenzio tombale. Probabilmente erano ancora tutti a letto. In punta di piedi, si mosse verso la scala come un ladro, quando d’un tratto gli si parò davanti lo scrittore, gli occhi spiritati, che fissava il vuoto. -Succede... qualcosa?- il ragazzo squadrò l’uomo, le cui spalle erano scosse da un tremito. -Che è successo? Liberato tentava di parlare, ma non riusciva a incanalare abbastanza aria. -Scrittore? -Non andare su.- rantolò Angelo. Dalla sala da pranzo uscì anche suo nonno, che lo abbracciò e lo spinse nella stanza dove lui era prima, nella quale Rizzi sospirava affannosamente, su un divano. -Mi volete dire cosa sta succedendo?- sbottò il ragazzo, abbassando il volume delle cuffie quasi al minimo. -L-l-la...- iniziò Rizzi. -La signorina Fortestra è morta. Le hanno tagliato la testa.- spiegò Medeo, a sangue freddo. -Sì, tagliata.- aggiunse, vedendo l’espressione attonita del ragazzo. –Un coltello da cucina o qualcosa del... del genere. -SI SCENDE NEI PARTICOLARI, EH?!- gridò scompostamente Adriano. -Non davanti all’ascoltatore.- mormorò lo scrittore. L'altro annuì, riconoscendo il suo sbaglio. -E...- iniziò Jacopo. –alla polizia non avete pensato?

12 I tre uomini si guardarono. -Polizia.- ripeté Liberato, come se fosse una parola magica. -In effetti, no.- concesse Alfio. -Chiamatela, no? Penso sia necessaria. Angelo e Medeo tentarono di uscire contemporaneamente dalla porta, ma inciamparono e caddero. Il ragazzo sbuffò e, scavalcandoli, si mosse verso la porta dell'hotel, tentando di trovare l'unico mezzo metro quadrato dove il suo cellulare prendeva. Camminò avanti e indietro per dieci minuti, prima di arrendersi, camminare fino alla reception, alzare la cornetta di un antiquatissimo modello telefonico e iniziare a comporre il numero della polizia locale. Entrò dopo qualche minuto nella stanza dove gli altri tre uomini si scambiavano occhiate angosciate. -Il telefono non funziona.- sentenziò. -COSA?!- gridarono in contemporanea i tre uomini. -Dovrei andare a controllare i fili di quel telefono. Alla fin fine...- si strinse nelle spalle è quello che fanno nei film. -Jacopo, tu resti in questa stanza, vado io a dare un’occhiata. L'assassino può essere ancora in circolazione.- disse, imperioso, suo nonno. Poi alzò lo sguardo e guardò con sospetto gli altri uomini. - Anzi, no. Vieni con me. C'è la possibilità che uno di quei due sia il colpevole o, perché no, tutti e due. -Che cosa?- si accigliò lo scrittore. -Io non ho ucciso Lucilla. -Io non sapevo nemmeno della sua esistenza, fino all'altroieri.- mormorò Rizzi, mettendosi a sedere sul divano. -Dicono tutti così.- commentò Medeo, lasciando con questa affermazione da romanzo poliziesco la stanza, con il ragazzo alle calcagna. Uscirono e camminarono verso un lato della stamberga, dove si trovava una porta molto più solida delle altre nell'hotel. Entrarono e si trovarono in mezzo a un groviglio di fili, cavi ed elettricità. -Fai attenzione.- avvertì l'uomo al ragazzo, poggiando i piedi a terra come per non far rumore. Questo annuì e si mosse con circospezione insieme al nonno verso una meta non definita. All'improvviso, una mezza voce ruppe la penombra: -LA SALSEDINE, MALEDIZIONE! Jacopo sobbalzò, sentendo il nonno: -Che cosa? -La salsedine ha danneggiato i fili. Maledizione! Maledetta. Maledetta!- e giù imprecazioni degne di un vecchio marinaio. Il ragazzo con le cuffie, vedendolo comportarsi in quel modo, scosse la testa, investito da un moto di ribellione: -Nonno, perché stiamo qua? Potremmo partire adesso, verso la civiltà, verso una casa, un posto normale, lontano da questo stupido posto impraticabile, in compagnia di un mort... -Non dirlo nemmeno.- sibilò l'uomo, scoccandogli un'occhiataccia. -Non essere sciocco. In questa casa io “ci ho vissuto e ci vivrò per sempre, fino alla fine dei miei giorni.”- completò il nipote, con le parole che aveva letto in moltissimi libri e fumetti. Alfio sospirò, abituato al comportamento del ragazzo: -Non solo. Non solo è “casa mia”, ma rappresenta il simbolo di ciò che sono riuscito a realizzare. Ti ho mai raccontato la mia storia? -Certo. Un sacco di volte. -No, non quella che racconto ad ogni visitatore. Quella vera. Jacopo alzò lo sguardo, tentando di distinguere il profilo del suo parente nella penombra: -Vuoi dire che quella che hai sempre detto a tutti non è la tua vera storia?

13 Quello inclinò la testa a destra e a sinistra, incerto: -Così e così. Diciamo che è vera fino a un certo punto. Quella vera, penso di non avertela mai raccontata. Il ragazzo scosse la testa, incantato, tornando per qualche secondo bambino. Una delle due cuffiette fu lì per lì per cadere dall' orecchio, ma egli la spinse al suo posto. -Magari un'altra volta.- disse, accennando con il mento alla porta, da cui trasparivano sottilissimi raggi di luce. -Rizzi e lo scrittore saranno in pensiero. -Se non si sono già uccisi a vicenda.- borbottò il proprietario dell'hotel. -Non sospetterai davvero di loro?!- il ragazzo alzò le mani in direzione del soffitto. -Non ci sono molte persone di cui puoi fidarti, qui. Non c'è nessun riparo, in questo buco che è il mare di Geb, tranne il nostro hotel. Io non l'ho uccisa. Tu, sono sicurissimo di no, sei un Medeo! Adesso, noi andiamo da loro due e ci facciamo raccontare il benedetto motivo per cui sono qui, qualcosa che ci faccia capire se mentono o dicono la verità, se hanno avuto precedenti, eccetera. -Giochiamo ai detective, insomma.- disse il nipote, aprendo la porta e uscendo da quel luogo pieno di cavi. -Esatto.- sorrise il nonno rientrando in hotel. Andarono nella stanza dove prima avevano lasciato gli uomini, ma videro solo Rizzi che, immobile, pensava fissando il muro. Quando si accorse di loro due, mormorò: -Il signor Liberato è nella stanza della... signorina... -Va bene.- annuì il proprietario dell'albergo, prendendo una sedia dal tavolo da pranzo, lì vicino, e sedendosi davanti all'altro uomo. Dopo qualche secondo di immobilità, Adriano fece un movimento degno di un birillo, infastidito: -Che ha da guardare? -Mi chiedevo...- disse Medeo. -Mi chiedevo il motivo per cui è qui. -Saranno... saranno affari miei?- rispose l'uomo, subito zittito dall'entrata di Angelo Liberato nella stanza, pallido. -Che succede?- chiese questo. -Ci stiamo raccontando qualcosa, per far passare lo shock di prima.- rispose prontamente il ragazzo appoggiato al muro. -Vuole iniziare a esporci il motivo per cui è qui? Lo scrittore alzò le spalle, prese una sedia alla maniera di Alfio e iniziò a raccontare. Angelica Tellaroli

14 La classe 1° Liceo Classico ha steso recentemente un questionario da proporre a campione nell’Istituto sulla lettura. Le domande erano molte e andavano a coprire i maggiori campi ricollegabili a tale ambito. Infatti abbiamo domandato il genere di libro preferito, ma siamo anche entrati nel merito, ad esempio abbiamo chiesto la preferenza tra il formato cartaceo o quello digitale. Il questionario è stato proposto ad alcune classi, sia del biennio che del triennio. Dall’elaborazione finale è emerso un quadro alquanto interessante: Nel grafico riportato qui a sinistra, è messa in evidenza la situazione generale che riguarda le classi prese in esame: “vincono” i libri, seguiti dalle riviste e dai quotidiani. Notevole ribasso per le categorie fumetti e altro. Ma andiamo nel dettaglio: cosa è contenuto realmente nell’alta colonna dei libri. Non sorprende trovare ai primi posti la narrativa, seguita dalla fantascienza e dal giallo. A metà strada la biografia e il genere altro. Perdono invece molto (forse troppo?) terreno la poesia e i saggi. Analizziamo ora le seconda colonna più alta: quella dei quotidiani. E’ confortante sapere che molti alunni prestano attenzione ai giornali, soprattutto alla cronaca (si intenda, anche quella rosa!). Lo sport naturalmente è rilevante; a pari merito, poi, la lettura solo dei titoli o della politica. Interessano meno gli spettacoli e altro.

15 Come si può ben notare dal grafico riportato qui a destra, il formato dei libri letti prevalente è il cartaceo. Poco diffusa, invece, la lettura solo del digitale: per questo la seconda classe più ampia è quella che comprende la lettura sia cartacea che digitalizzata. Fortunatamente nel nostro Istituto la lettura è frutto dell’interesse personale e poco dell’obbligo. Comunque rimane una grande porzione comprendente entrambi. Questi sono solo alcuni dei dati raccolti da questo piccolo ma interessante sondaggio. La lettura, quindi, nel nostro Istituto è apprezzata e praticata con successo. Classe 1°LC


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