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L’arcivescovo Óscar Romero e papa Francesco Una Chiesa povera per i poveri.

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Presentazione sul tema: "L’arcivescovo Óscar Romero e papa Francesco Una Chiesa povera per i poveri."— Transcript della presentazione:

1 L’arcivescovo Óscar Romero e papa Francesco Una Chiesa povera per i poveri

2 Per motivi professionali mi occupai abbastanza presto di Romero e lo feci costruendo un’antologia di testi ricavati dal suo DIARIO che ho letto e riletto con due scoperte: PRIMA SCOPERTA Faremmo un gran torto a Romero se dicessimo che protagonista del DIARIO è lui: non è così; protagonista è il popolo salvadoregno. Romero è soltanto il precursore che addita l’agnello. E’ la madre odighitria dell’icona che con la mano indica il bambino che porta in braccio. Ecco allora: il DIARIO è la testimonianza del rapporto che Romero ha vissuto con il suo popolo. Motivazioni di Sergio

3 SECONDA SCOPERTA Nella sua narrazione il dramma non diviene mai tragedia; il tono vela sempre anche la giornata più cruenta. Egli annota i contrasti e le forti divergenze con politici, con il governo, con le organizzazioni popolari, con i vescovi, con il nunzio apostolico e con la Santa Sede. Ma non ci sono mai asprezze, giudizi sferzanti o definitivi. IL DIARIO Il DIARIO non è stato scritto ma inciso su audiocassette al registratore. Romero era solito, di notte, raccontare le sue giornate. Si tratta dunque di una «soggettiva» che illustra la sua attività degli ultimi due anni: dal 31 marzo 1978 al 20 marzo Motivazioni di Sergio

4 La motivazione che mi ha spinto ad aderire subito all’idea di Sergio è papa Francesco. Infatti papa Francesco è una persona molto amata e uno desidera conoscere le persone che ama sempre più in profondità. Ma la sua la sua vita è complessa e difficile da conoscere nella sua interezza. Ma per la conoscenza del nostro Papa, Romero è molto importante perché papa Francesco e mons. Romero sono come due grandi amici, dei quali uno illumina la vita dell’altro e viceversa. Motivazioni di Giuseppe

5 Anche il fatto dell’imminente beatificazione di mons. Romero, arcivescovo di San Salvator, ucciso «in odio alla fede» dagli squadroni della morte il 24 marzo 1980, è un evidente frutto del pontificato di papa Francesco che ha sbloccato la causa dopo tanti anni di ostruzionismo da parte dei competenti organi vaticani. Ma è vero anche il contrario. La figura di mons. Romero ci fa conoscere molto della vita, della fede e della qualità dell’azione politica di papa Francesco Motivazioni di Giuseppe

6 Sia l’uno sia l’altro appartengono alla Chiesa Latinoamericana e dei Caraibi Motivazioni di Giuseppe

7 Sia l’uno sia l’altro hanno le radici della loro fede nel Concilio ecumenico Vaticano II. Romero anzi è un simbolo del Vaticano II, adempiendo il richiamo di Papa Giovanni XXIII a essere Chiesa di tutti e particolarmente Chiesa dei poveri Motivazioni di Giuseppe

8 Mons. Romero, già trentacinque anni fa, usò la medesima espressione di Papa Francesco: “El pastor debe estar con sus ovejas, tener olor a oveja” “Il pastore deve stare con le sue pecore, deve puzzare di pecora” Oscar Romero, come papa Francesco, sono pastori secondo la tradizione classica della Chiesa, pieni di compassione per il popolo loro affidato, fino a essere disponibili a dare la vita per la fedeltà alla propria missione. Motivazioni di Giuseppe

9 Romero, papa Francesco e la forza della predicazione «Era un uomo umile, con un ideale di vita semplice. Ma anche un uomo fermo dinanzi al male e all’ingiustizia e da grande predicatore divenne il riferimento del suo paese nella scienza pubblica. Lo si è presentato come un «politico», in maniera negativa da parte della destra per squalificarlo e giustificare il suo assassinio, e in maniera positiva da parte della sinistra per farne una bandiera rivoluzionaria. In realtà parlava alto e forte in difesa delle e non perché volesse occuparsi di politica, della quale ammetteva serenamente di non essere esperto». (da Famiglia Cristiana20/15) A chi si riferiscono queste parole? A parte l’uccisione, Dio non voglia, sicuramente a tutti e due! Motivazioni di Giuseppe

10 Per la precisione, visto che Romero è nato nel 1917 e Papa Francesco è nato nel 1936, tra i due ci sono 19 anni di differenza, praticamente una generazione. Quindi Romero ci descrive la Chiesa latinoamericana nella quale Bergoglio ha maturato la propria fede. La somiglianza tra i due mi ha subito attratto e spinto a svolgere questo lavoro Motivazioni di Giuseppe

11 Focus Il Concilio ecumenico Vaticano II la Chiesa dei poveri, la Chiesa di Bologna e la Chiesa latino americana

12 Fu un vero e proprio Concilio "ecumenico“ in quanto raccolse quasi 2500 fra cardinali, patriarchi e vescovi cattolici provenienti da tutto il mondo Il Concilio ecumenico Vaticano II 1962 – 1965

13 Fu la prima vera occasione per conoscere realtà ecclesiali fino a quel momento rimaste ai margini della Chiesa. Infatti nel corso dell'ultimo secolo la Chiesa cattolica da eurocentrica si era andata caratterizzando sempre più come Chiesa universale, soprattutto grazie alle attività missionarie avviate durante il pontificato di Pio XI. Vi erano rappresentati tutti i continenti: Europa (39%), America del Nord (14%), America del Sud (18%), America Centrale (3%), Africa (12%), Asia (12%), Oceania (2%). Quindi al Concilio arrivarono anche i poveri!! La diversità non era più rappresentata dalle sole Chiese cattoliche di rito orientale, ma anche dalle Chiese latino- americane e africane che, dalla loro povertà, chiedevano maggiore considerazione per la loro "diversità".

14 Subito prima dell’apertura del Concilio Vaticano II, nel Radiomessaggio dell’11 settembre 1962, Giovanni XXIII aveva dichiarato: «La Chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri». Per questi motivi il tema della povertà della Chiesa ebbe un ruolo enorme già durante il Concilio Vaticano II ma solo come un grande fiume sotterraneo. Infatti i documenti del Concilio parleranno poco della povertà che è appena menzionata nella costituzione pastorale Gaudium et spes (nn. 3, 69, 88). Dice mons. Bettazzi che uno dei motivi, anche se non il solo, di questo nascondimento fu il timore che la Chiesa dei poveri “finisse in politica in quanto la maggior parte dei poveri era dalla parte dei comunisti / marxisti”.

15 Già dalla prima sessione, un gruppo informale di vescovi e teologi si riuniva periodicamente al Collegio Belga per riflettere su «Gesù, la Chiesa e i poveri» e fare proposte all’assemblea conciliare, per documenti da scrivere e altri gesti da compiere. Vescovi provenienti da molti paesi e anche molti vescovi latinoamericani si associavano a questa ricerca, tra i più noti Helder Camara del Brasile e Francisco Larrain del Cile

16 ma la figura più rappresentativa del gruppo informale di vescovi che si riuniva al Collegio Belga era sicuramente l’arcivescovo di Bologna cardinale Giacomo Lercaro, grazie soprattutto ad un intervento che fece in aula alla fine della prima sessione (6 dicembre 1962).

17 Diceva tra l’altro: “Il mistero di Cristo nella Chiesa sempre è stato ed è, ma oggi è particolarmente, il mistero di Cristo nei poveri… La Povertà è il tema del Concilio Vaticano II”

18 Giacomo Lercaro, era aiutato da don Giuseppe Dossetti che era molto più di un perito di fiducia.

19 Di Dossetti parla dom Helder Camara che nell’ottobre 1963 scriveva nelle sue lettere dal Concilio: «La sorpresa del giorno è stata la conoscenza di Padre Dossetti, il teologo dei quattro moderatori. Simpatia reciproca a prima vista. Abbiamo concordato modalità pratiche di portare nel cuore degli schemi del Concilio la nostra preoccupazione per la povertà».

20 La povertà della Chiesa e Paolo VI Un gesto esplicito, anche se solo simbolico, della povertà della Chiesa, fu quello fatto da Paolo VI il 13 novembre del Era in corso la seconda sessione del concilio Vaticano II e papa Paolo VI era presente a un’assemblea dei vescovi.

21 Paolo VI depone la tiara Dopo aver udito quanto i padri conciliari avevano detto sulla povertà e sulla fame nel mondo, lasciò il suo trono e tra lo stupore dei presenti depose la tiara sull'altare.

22 «Il patto delle catacombe» novembre 1965 Il 16 novembre 1965, al termine del Vaticano II, un gruppo di 40 Vescovi di vari continenti si ritrovò nelle Catacombe di Domitilla per celebrare l’Eucaristia e sottoscrivere la fedeltà a un testo dall’enorme portata profetica con il quale i firmatari intendevano mettere al centro del loro ministero i poveri e si impegnavano a condurre essi stessi una vita sobria ed essenziale. Lo scritto fu consegnato poi dal Cardinal Lercaro al Papa e sottoscritto in seguito da più di 500 Vescovi.

23 Il Concilio e le conferenze episcopali Il Concilio ecumenico Vaticano II fu accolto nell’ambito della Chiesa latinoamericana da quattro grandi conferenze episcopali: Medellin (1968), Puebla (1979), Santo Domingo (1992) Aparecida (2007). Romero fu coinvolto dalle prime due. Fu poi ucciso nel Papa Francesco fu al centro della Conferenza episcopale di Aparecida

24 Cercò di applicare le novità conciliari all’America Latina e intese mirare a una «distribuzione degli sforzi e del personale apostolico che dia preferenza effettiva ai settori più poveri e bisognosi» (CELAM 1968, cap. 14, n. 9). Conferenza di Medellin (Colombia 1689)

25 È una famosa enciclica sociale scritta da papa Paolo VI. Ebbe grande importanza questo passo: «E tuttavia sappiamo che l’insurrezione rivoluzionaria - salvo il caso di una tirannia evidente e prolungata che attenti gravemente ai diritti della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del Paese – è fonte di nuove ingiustizie, introduce nuovi squilibri e provoca nuove rovine. Non si può combattere un male reale a prezzo di un male più grande». Populorum progressio (Lo sviluppo dei popoli) papa Paolo VI – 1967

26 L’inciso fatto da Paolo VI e cioè le parole: salvo il caso di una tirannia evidente e prolungata che attenti gravemente ai diritti della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del Paese furono un riferimento importante per quei credenti che in America Latina, e anche in Salvador, fecero la scelta della lotta armata per opporsi all’ingiustizia legalizzata. Il problema della risposta armata all’ingiustizia

27 Camilo Torres Restrepo (Bogotá 1929 – 1966 Santander) È stato, un presbitero, guerrigliero e rivoluzionario colombiano vissuto prima del Concilio e proprio per questo segno di un disagio già presente prima del Concilio.presbiteroguerrigliero rivoluzionariocolombiano Prese conoscenza diretta delle condizioni subumane in cui vivevano i lavoratori e gli indios. Lo stesso aiuto dato dal governo e dalla Chiesa serviva per mantenerli nella dipendenza sociale e nella schiavitù. Si convinse che la rivoluzione era l’unica via d’uscita possibile. Quando aveva deciso di lasciare il sacerdozio, aveva affermato: "Non celebrerò più messa finché non sarà raggiunta la giustizia nella mia patria".

28 Focus La situazione politico ecclesiale dell’America latina anni 70

29 Operazione Condor.... fu il nome in codice dato dall’establishment americano a una massiccia e illegale operazione di politica estera attivata negli anni Settanta, voluta e coordinata personalmente dal presidente americano Richard Nixon e dal segretario di stato Henry Kissinger. L’obiettivo era quello di stroncare qualsiasi prospettiva di cambiamento in America Latina e garantire gli interessi economici e stategici americani nell’area. Ma di questo parlerà anche Daniele e non mi dilungo.

30 Nel 1980 i 2/3 della popolazione latinoamericana viveva sotto regimi militari PARAGUAY STROESSNER ARGENTINA VIDELA URUGUAY MENDEZ BRASILE CASTELO BRANCO ECUADOR RODRIGUEZ LANA HAITI ESTIME’ HONDURAS ARELLANO EL SALVADOR giunta militare GUATEMALA ARMAS BOLIVIA BARRIENTOS CILE PINOCHET NICARAGUA famiglia SOMOZA

31 E ora qualcosa sulla Chiesa latinoamericana. Parlare della chiesa di Salvador sarebbe stato più logico ma …. … ho pensato di parlare della situazione Argentina perché in Argentina siamo stati implicati direttamente noi italiani. Perché nelle “cose brutte” della Chiesa latino americana noi italiani abbiamo avuto una parte non piccola e questo ci mette in una situazione attiva anche nella vicenda che ha portato all’uccisione di Romero. Forse … tra le persone che hanno ucciso Romero c’è in un qualche modo anche la nostra mano Non è così che avvenne anche per il Signore Gesù? Che fu consegnato ai soldati romani dal suo popolo?

32 Gli anni della vergogna per l’Argentina e per l’Italia Per l’Argentina e per l’Italia sono gli anni della vergogna. Per quei governi (Andreotti, Forlani,..) che hanno considerato normale chiudere gli occhi di fronte ai crimini e alle migliaia di desaparecidos e intrattenere normali relazioni politiche, istituzionali e diplomatiche con la giunta militare argentina. E noi, molti siamo qui presenti, dove eravamo? Forse anche a noi il Signore avrebbe potuto chiedere come a Caino: ”Dov’è Abele, tuo fratello?” (Genesi 4,9)

33 La guerra sporca fu un programma di repressione violenta attuato in Argentina con lo scopo di distruggere la "sovversione”, culminato negli anni 1976 – Sono gli anni della vergogna per l’arcivescovo Pio Laghi, nunzio apostolico, amico dei dittatori e ostile alle Madri di Piazza di Maggio. Quelle disperate e coraggiose madri che cercavano i figli scomparsi e che il nunzio vaticano si rifiutò sempre di incontrare. Fu creato cardinale da Papa Giovanni Paolo II nel Gli anni della vergogna per l’Argentina e per l’Italia

34 Sono gli anni della vergogna per il Vaticano e per la Chiesa cattolica argentina, che solo nel 2000 confessò le sue colpe e chiese un perdono completo per i silenzi responsabili e la partecipazione effettiva di molti dei suoi membri, religiosi e laici, alla violenza, alle torture, alle delazioni e alla repressione illegittima che hanno seminato il lutto nella nostra patria E in questo modo testimoniò i misfatti operati da cristiani. Gli anni della vergogna per l’Argentina e per l’Italia

35 Negli anni della dittatura, nel 1976, ottanta vescovi formavano l’episcopato argentino. Solo quattro degli ottanta vescovi denunciano sequestri e sparizioni. Uno di questi, ENRIQUE ANGELELLI, fu ucciso il 4 agosto Sedici giorni prima una squadra dei militari aveva sequestrato, torturato e assassinato due preti della sua diocesi, Gabriel Longueville e Carlos de Dios Murias. Questo martirio è del tutto simile a quello di Romero che quindi non è un martire isolato ma il capofila di una lunghissima serie di martiri dell’America latina del secolo scorso. Negli squadroni della morte che hanno ucciso il vescovo Enrique Angelelli c’era la mano di noi italiani! Anche noi siamo tra gli uccisori! Gli anni della vergogna per l’Argentina e per l’Italia

36 Quindi ci furono due chiese nell’Argentina dei militari: quella del Vaticano, ufficiale, quella del collateralismo con il potere, quella di Pio Laghi. Quella che considerava positivo l’attivismo dei cattolicissimi P2 Gelli, Calvi e Ortolani. quella delle “vicarias della solidarietà”, quella delle comunità di base, quella che difendeva i diritti e le libertà, quella che pagava un grande tributo di sangue. Gli anni della vergogna per l’Argentina e per l’Italia

37 Romero vescovo ( )

38 Nel 1970 Romero è nominato vescovo ausiliare di San Salvador divenendo così il collaboratore principale di Luis Chávez y González, uno dei protagonisti di Medellín. Qui Romero entrò in rapporto di collaborazione e sintonia con padre Rutilio, suo compagno nel seminario di San José de la Montaña. Lo considerava un vero uomo di Dio, un pastore autentico, un testimone della fede.

39 Padre Rutilio Grande riteneva che l’unica soluzione dei mali del Salvador, la cui anima era rurale, fosse la comunicazione del vangelo tra il popolo e con il popolo dei contadini (campesinos). Aveva la convinzione che la sequela di Gesù e il Vangelo potessero portare a un cambiamento più profondo delle persone e delle strutture che non qualsiasi programma politico. È impossibile capire Romero senza capire Rutilio Grande Padre Rutilio Grande è in cotta, alla sinistra di mons. Romero

40 Romero e Paolo VI Negli anni del Concilio ( ) e della Conferenza di Medellin (1968) il riferimento sicuro per Romero fu il Magistero di Paolo VI, capace di coniugare tradizione e modernità. Romero era fortemente attaccato alla tradizione e alla conservazione ma, in forza della sua “romanità” e della sua assoluta adesione al Magistero, non era indifferente alle novità conciliari. OK

41 COM’E’ DIVERSA L’HUMANAE VITAE (25/7/1968) VISTA DA UN SALVADOREGNO 1/6/79 E’ venuta una rappresentanza degli studenti di medicina. Due giovani, ormai quasi medici, mi hanno espresso il loro sbigottimento di fronte al marciume della situazione della medicina nei centri assistenziali quando si tratta dell’origine della vita. Quante mutilazioni! Quante sterilizzazioni di uomini e donne, fatte con somma facilità e in gran massa! Mi è rimasta impressa un’espressione di questi giovani: “Stanno castrando la fecondità del nostro popolo”.

42 FEDELE ALLA CHIESA… Puebla 8/2/79 A sera ho cenato con vari vescovi e teologi consultori… E’ stato per me un grande sollievo parlar loro della solitudine che sento come pastore quando, da una parte voglio essere fedele alle consegne che ci danno il Vangelo, il Vaticano II, Medellin e, nello stesso tempo, vedo che gli stessi compagni con cui sono venuto dal Salvador a Puebla la pensano diversamente.

43 3/2/79 A Puebla (25 gennaio – 13 febbraio 1979) una dichiarazione di Mons. Aparicio (vescovo della diocesi di S. Vicente) incolpa della violenza nel Salvador i Gesuiti e denuncia il fatto che essi siano venuti a Puebla per difendere la posizione dell’Arcivescovo che coi suoi atti ha perfino offeso in modo personale il Governo; ma questo è falso e i Gesuiti, il cui superiore generale, Padre Arrupe, è qui con noi, si sono seccati della pubblicazione di dichiarazioni così pericolose, soprattutto in un momento in cui nel Salvador c’è tanta repressione e tanti pregiudizi per l’opera della Chiesa. … COMUNQUE SIA

44 17/9/79 Mons. Aparicio (vescovo di San Vicente), nella sua omelia di due domeniche fa, ha detto che i sacerdoti assassinati sono stati ammazzati da gruppi di sinistra… Prepareremo un dossier informativo, il più possibile obiettivo, per Roma.

45 Udienza con Paolo VI Il 15 ottobre 1974 Romero è nominato vescovo di Santiago de Maria e per ringraziare il Papa della nomina va a Roma. Nell’udienza del 23 novembre con Paolo VI, lunga e cordiale, Romero discute dei propri timori rispetto ad alcune interpretazioni del Concilio, che considerava avventate, diffuse in America Latina. In merito a quest’incontro Romero scrive:

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48 Romero e la Teologia della liberazione Romero condivide con i teologi della liberazione l’opzione preferenziale per i poveri che in lui matura a partire dalle grandi masse diseredate dei contadini. Per Romero dunque la teologia della liberazione non è una dottrina o un sistema di tipo ideologico, bensì una lettura delle drammatiche condizioni di vita del suo popolo, fatta sulla base del Vangelo.

49 24/1/79 Intervistato a Puebla: La Chiesa vuole essere fedele al Vangelo, cerca di realizzare una missione profetica, che sveglierà la coscienza dei salvadoregni, perché non siano solo massa ma figli di Dio, formando una comunità dove regni il vero amore: per questo la Chiesa denuncia tutto ciò che distrugge la capacità di costruire un popolo su basi d’amore, di giustizia, di pace. 20/6/79 La Chiesa deve compiere il suo dovere di denuncia del peccato.

50 21/6/79 Al funerale del P. Rafael Palacios, nella mia omelia ho cercato di interpretare la voce del sangue del sacerdote ucciso… ho segnalato la situazione ingiusta di strutture peccaminose nel nostro paese e il peccato anche della Chiesa, la quale molte volte si fa complice puntando il dito o dubitando di alcuni sacerdoti che si sforzano di essere aggiornati nella pastorale della Chiesa. Morire in questo modo non succede perché si è cattivi, ma perché si è fedeli, come Cristo al Padre, come la Chiesa a Cristo.

51 A Lovanio per il conferimento della Laurea onoris causa per l’impegno a favore della liberazione dei poveri : 2/2/78 Ho spiegato ciò che la fede può dare alle realtà politiche, quali servizi la Chiesa offre in questo tempo di crisi, prima di tutto, a partire dalla sua identità di Chiesa. La Chiesa riceve in cambio una maturazione del suo modo di credere in Dio, un più profondo senso del peccato e un approfondimento della conoscenza di Cristo, della sua incarnazione e redenzione.…la nostra fede si ingigantisce, i ministeri si fanno più profondi proprio a partire da quelle realtà della politica, quando si tiene conto dell’opzione preferenziale per i poveri.

52 30/1/80 Il Card. Pironio mi ha citato una frase del Vangelo a cui lui dà una spiegazione particolare: «Non temete quelli che uccidono il corpo, ma non possono fare nulla allo spirito». Lui la interpreta nel senso che, se quelli che uccidono il corpo sono terribili, sono certo più terribili quelli che colpiscono lo spirito, calunniando, diffamando, distruggendo una persona.’ TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE: È CONVERSIONE E MARTIRIO

53 Le comunità ecclesiali di base erano gruppi di fedeli che, soprattutto nelle campagne, in assenza del sacerdote, celebravano alla domenica la Liturgia della Parola, facendo la Comunione con le ostie consacrate dal sacerdote in una messa precedente.. In una realtà di diffuse ingiustizie sociali, queste comunità si caratterizzano ben presto per un forte impegno nella coscientizzazione politica Da parte sua Romero crede suo dovere incrementare le comunità di base, anche per raggiungere in questo modo i villaggi più lontani dal luogo in cui risiede il sacerdote. Ritiene però che le comunità di base debbano avere un carattere eminentemente religioso e non politico. Le comunità ecclesiali di base

54 Alla fine del 1976 l’arcivescovo di San Salvador, mons. Luìs Chavez Gonzalez rassegna le dimissioni. Negli ultimi anni del suo episcopato più volte aveva denunciato le ingiustizie sociali, motivo per cui negli ambienti governativi lo si riteneva un sovversivo. La scelta, sostenuta dal nunzio mons. Gerada e anche dall’oligarchia, cade così su Oscar Romero, ritenuto più moderato e non in conflitto con il potere politico. Il nuovo arcivescovo di San Salvador assume ufficialmente la guida della diocesi nel Romero arcivescovo di San Salvador (1977)

55 Un fatto sconvolgente L’arcivescovo, subito dopo aver fatto il suo ingresso in diocesi fu profondamente turbato dall’assassinio di padre Rutilio Grande, suo amico fraterno di Romero, insieme a un anziano e al suo nipotino di sette anni.

56 Dopo aver appreso degli omicidi, l'arcivescovo Romero andò alla chiesa in cui i tre corpi erano stati composti e celebrò la Messa. Poi trascorse ore ad ascoltare le storie di sofferenza dei contadini locali e altre ore in preghiera. In quell’occasione disse: Padre Grande, senza prevaricare o imporre se stesso al suo gregge nella pratica della loro religione, ha unicamente formato una vera e propria comunità di fede, di speranza e di amore fraterno, cui stava facendo prendere coscienza della loro propria dignità di persone, dei propri diritti fondamentali. Il suo è stato un sforzo verso lo sviluppo umano completo. Questo post-Concilio Vaticano sforzo ecclesiastico non è certo piacevole per tutti, perché risveglia la coscienza del popolo. È un lavoro che disturba molti; e alla fine, era necessario liquidare il suo fautore. Nel nostro caso, Padre Rutilio Grande. Romero davanti alla bara di padre Rutilio

57 Accanto a mons. Romero era mons. Rivera Damas, che scrisse: «Un martire diede vita ad un altro martire. Davanti al cadavere di padre Rutilio Grande, mons. Romero, nel suo ventesimo giorno da arcivescovo, sentì la chiamata di Cristo a vincere la sua naturale timidezza umana e a riempirsi della intrepidezza dell’apostolo. Da quel momento, mons. Romero abbandonò le terre pagane di Tiro e Sidone e camminò liberamente verso Gerusalemme». Dopo la sua morte, l'arcivescovo ha cambiato il suo atteggiamento conservatore verso il governo e ha esortato il governo a indagare sull'omicidio. I sacerdoti e i religiosi di San Salvador, che fino ad allora erano stati tiepidi nei confronti del nuovo arcivescovo, ora si stringono attorno a lui, riconoscendolo come propria autorevole guida.

58 ROMA E’ INFORMATA 12/4/78 Una commissione andrebbe a Roma con l’obiettivo di dare cattive informazioni sull’arcivescovo, con la pretesa di farlo destituire. Si è chiesto il parere sull’utilità di andare a Roma ad informare personalmente, avvalendoci di intermediari che conoscano bene quell’ambiente.

59 . Preparerà un memorandum per il Santo Padre, una lettera per fargli sapere che le mie informazioni preparate per Roma sono appoggiate su documenti e pubblicazioni che riflettono questa situazione e che allo stesso tempo o diffamano la Chiesa o manifestano solidarietà con l’arcivescovo… Nelle osservazioni fatte da alcune segreterie della Curia romana sulla mia condotta pastorale sembra prevalere un criterio negativo: esso coincide esattamente con quelle forze potentissime che nella mia arcidiocesi cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico.

60 CON PAPA GIOVANNI PAOLO II 2 maggio ’79. Mercoledì, udienza generale. Con il papa abbiamo impartito la benedizione. Poi ci ha salutato uno ad uno, sempre dal suo trono. Mentre gli stringevo la mano e chiedevo la benedizione per l’arcidiocesi di San Salvador, mi ha detto che avremmo dovuto parlarci in privato. Gli ho risposto che avevo già sollecitato l’udienza. Ho poi parlato con mons. Martin e mons. Monduzzi, incaricati di organizzare le udienze… Mi hanno dato delle speranze, ma soltanto per la prossima settimana.

61 . 4 maggio 78. Sono andato nuovamente per accelerare la concessione dell’udienza. Non ho trovato Mons. Martin… Mi preoccupa molto questo atteggiamento verso un pastore…Avevo chiesto da parecchio tempo l’udienza e hanno lasciato passare tanto tempo senza darmi la risposta… Padre Lòpez Gall… (messicano) mi ha fatto conoscere l’opinione che hanno sul mio operato vari settori della curia… e il giudizio negativo sugli scritti teologici del padre Jon Sobrino.

62 . 7 maggio 78. Poco dopo mezzogiorno sono stato ricevuto in udienza privata… Giovanni Paolo II mi ha chiesto della situazione del paese… Quando ho tirato fuori la cartella delle informazioni straniere sulla situazione del paese ha sorriso, perché voluminosa… A me interessava solo che egli vedesse come criteri imparziali tratteggino la situazione di ingiustizia e di prepotenza che c’è nel nostro paese. Gli ho dato anche la fotografia del padre Octavio (Ortiz), morto. Ha raccomandato molto equilibrio e prudenza, soprattutto nel fare le denunce concrete: meglio mantenersi soltanto ai principi… Io gli ho spiegato che l’ingiustizia e la violenza sono molto concrete…

63 . Mi ha ricordato la sua situazione in Polonia, dove ha dovuto far fronte a un governo non cattolico… Ha dato molta importanza all’unità dell’episcopato; ha detto che quand’era in Polonia questo era il problema principale. Ho detto che anch’io lo desidero… ma si deve basare sul Vangelo e sulla verità. Ha poi fatto riferimento alla relazione della visita apostolica di mons. Quarracino… che ha raccomandato, come soluzione alla mancanza di unità tra i vescovi, un amministratore apostolico «sede plena».

64 . … Sono uscito compiaciuto per questo incontro ma preoccupato del fatto che evidentemente hanno il loro influsso le informazioni negative circa la mia pastorale. … La mia impressione non è stata del tutto soddisfacente a prima vista, credo tuttavia che sia stato un colloquio molto utile.

65 CON IL CARD. PIRONIO PREFETTO DELLA CONGR. DEI RELIGIOSI 9/5/79 Mi ha accolto in modo fraterno e cordiale. Gli ho esposto con confidenza la mia situazione presso la Santa Sede. Mi ha aperto il suo cuore, dicendomi quello che anche lui è costretto a patire come provi sofferenza profonda per i problemi dell’America Latina che non sono del tutto compresi dal ministero supremo della Chiesa… La cosa peggiore che puoi fare è scoraggiarti.

66 Conferenza di Puebla (Messico gen/feb 1979)con la presenza di papa Giovanni Paolo II «La terza Conferenza latinoamericana di Puebla in Messico, fu un fatto di decisiva importanza per la Chiesa dell’America Latina», ricorda il cardinale López Trujillo. «Il tema fu “L’evangelizzazione nel presente e nel futuro dell’America Latina”. Lo spirito e la spinta della Evangelii nuntiandi, documento di Paolo VI che non esito a chiamare eccezionale, diedero una chiara impronta ai lavori di quella Conferenza». A Puebla (1979) fu utilizzata espressamente l’espressione «opzione preferenziale per i poveri» (CELAM 1979, nn ) che poi di là essa si estenderà alla Chiesa intera.

67 Romero e papa Giovanni Paolo II a Puebla(1979) A Puebla lo scomodo arcivescovo di San Salvador disse al Papa: “Esiste una deplorevole divisione tra i vescovi. Alcuni pensano che non ci sia persecuzione. Credono nella sicurezza che a loro garantisce privilegi o un apparente rispetto. Allo stesso modo altri che godono di una posizione privilegiata nel paese non vogliono perdere le loro amicizie e così via. Pertanto non sollecitano la riforma della quale il paese ha tanto bisogno”. Il papa non capiva che le idee marxiste in america latina non era quelle con le quali aveva convissuto in Polonia.

68 Discorso di Papa Giovanni Paolo II Puebla (1979) “I doveri e le attività secolari corrispondono in maniera specifica, anche se non esclusiva, ai laici. Non sono forse i laici quelli che sono chiamati, in virtù della loro vocazione all’interno della Chiesa, a dare un contributo nelle aree politica ed economica, e a essere effettivamente presenti nella salvaguardia e nella promozione dei diritti umani?”. Le affermazioni di Wojtyla sono un chiaro avvertimento per i religiosi attivisti, compreso monsignor Romero. Il Papa rifiutava la partecipazione e ancor più l’azione della Chiesa nella politica.

69 SECONDO INCONTRO CON PAPA GIOVANNI PAOLO II 30/1/80 Il Santo Padre ha ricevuto anche me con molto affetto. Mi ha detto che “comprendeva perfettamente quanto fosse difficile la situazione politica della mia Patria e che lo preoccupava il ruolo della Chiesa; dovevamo tener conto della giustizia sociale e dell’amore ai poveri, ma anche del possibile risultato di uno sforzo rivendicativo popolare di sinistra.

70 Il risultato dell’udienza fu identico a quello di quella precedente. Monsignor Romero non sapeva che la fazione di destra all’interno della curia, guidata dal cardinale Franjo Seper, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, aveva raccomandato a Wojtyla di “riassegnarlo”, cioè di cambiargli sede. Udienza fine gennaio1980 con papa Giovanni Paolo II

71 CON IL CARD. CASAROLI - SEGRETARIO DI STATO 31/1/80 Gli ho spiegato che noi non possiamo parlare di anticomunismo dato che ci avrebbero considerato complici delle ingiustizie dei ricchi, i quali parlano di anticomunismo ma solo per difendere i propri interessi materiali e non davvero per difendere principi cristiani.

72 UN POPOLO CHE SA DI VANGELO 29/11/79 Il segretario generale dell’Unione Democratica Nazionale, partito politico marxista, ha avuto parole di grande elogio per il lavoro della Chiesa; ha detto che questo lavoro è molto diverso rispetto ad altre epoche, quando il suo marxismo chiamava la Chiesa “oppio del popolo”. Ora invece la Chiesa è la sua migliore sveglia e gran parte di quello che sta succedendo nel paese in favore della trasformazione è opera della Chiesa.

73 15/1/80 E’ venuto a parlare anche un delegato del Blocco Popolare Rivoluzionario. L’ho ricevuto insieme al padre Rafael Moreno e sono rimasto ammirato dalla loro capacità di analisi e dalle loro idee politiche estremamente chiare. 1/2/80 Nei giorni della laurea onoris causa a Lovanio (2 febbraio ’80) A Bruxelles ho fatto visita alla Centrale dei lavoratori, un’autorità mondiale dei sindacati… E’ stata una conversazione molto positiva, molto cristiana, in cui abbiamo visto coincidenze notevoli fra molti punti di vista dell’ideologia di questa organizzazione e il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo.

74 . 6/9/79 L’unità con i miei cari fratelli vescovi deve realizzarsi con criteri evangelici: essa è frutto dello Spirito Santo e questo Spirito santo il popolo lo interpreta a volte meglio della stessa gerarchia. 17/1/80 Mi sono formato l’idea che questa gente sa captare molto bene questa rivelazione dello Spirito santo che ci ha portato Cristo.

75 21/11/79 Io ringrazio il popolo e provo la gioia di essere in sintonia con i sentimenti di un popolo che spera, dai suoi profeti e pastori, una solidarietà sempre più profonda. 12/2/80 Si tratta di risvegliarne lo spirito critico affinché smetta di essere massa e possa essere un popolo che si organizza in vista del bene comune. 16/3/80 In occasione della messa per il terzo anniversario della morte di padre R. Grande il 16 marzo ’80) la chiesa di Aguilares è semivuota. Questo significa che la repressione militare, in questa zona così presa di mira, sta ottenendo i suoi scopi, terrorizzare cioè il popolo e allontanarlo da chi può promuovere la sua coscientizzazione e la sua organizzazione.

76 Santità Mi rivolgo a Lei in cerca di comprensione, appoggio e dei suoi saggi consigli per fronteggiare la tendenza degli eventi in America centrale… Dalle nostre consultazioni con il cardinale Casaroli credo che la santa Sede condivida questa apprensione e sia disposta a fornire il suo aiuto. Con la sua posizione tra la gente la Chiesa cattolica è una forza poderosa che può contribuire in maniera decisiva alla promozione di un processo di cambiamento pacifico. Nel Salvador, sotto la direzione dell’arcivescovo Romero, la Chiesa ha avuto fino a un certo momento un ruolo simile. Nelle ultime settimane però l’arcivescovo ha mostrato sia in pubblico sia in privato un allontanamento da questa posizione. …. Nel marzo 1980 Zbignew Brzezinski, consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, scriveva a papa Giovanni Paolo II

77 Sempre più convinto di una possibile vittoria dell’estrema sinistra l’arcivescovo ha criticato duramente la Giunta militare e ha scelto di appoggiare l’estrema sinistra. La invito a dare il suo appoggio in questo importante e problematico momento della storia dell’America centrale. Senza giri di parole il desiderio dell’amministrazione dell’USA era che Casaroli o Giovanni Paolo II chiudessero la bocca a Romero. È evidente dal testo che protagonista della manovra non era papa Giovanni Paolo II ma la curia vaticana, per mano dei Cardinali Casaroli, Franjo Seper, altri … e di una enorme rete di interessi indicibili tra Vaticano, il potere dei dittatori sudamericani, USA, finanza, ecc… Lettera di Zbignew Brzezinski, (dalla pagina precedente)

78 CHIESE OCCUPATE DAL POPOLO 19/9/79 Il padre Fabian ha fatto una bellissima riflessione pastorale: in tempi normali queste occupazioni sono profanazioni che il diritto sanziona; queste cose fanno la decristianizzazione della nostra gente. Ma la situazione non è normale, e come in circostanze speciali è stato permesso di mangiare i pani della proposizione, così l’occupazione delle chiese, quando sono state chiuse tutte le possibilità di espressione, sono da considerare un male minore.

79 24/2/80 Gli inconvenienti di queste occupazioni sono gravi ma comprendiamo bene quanto abbia bisogno il nostro popolo di questi rifugi della Chiesa, di fronte alle situazioni terribili della repressione che stiamo sopportando.

80 Il 23 marzo 1980 l'arcivescovo invitò apertamente gli ufficiali e tutte le forze armate a non eseguire gli ordini, se questi erano contrari alla morale umana.1980

81 Proiezione del filmato (4 minuti) sull’omelia tenuta da mons. Romero il 23 marzo 1980, il giorno prima di morire. Si rivolge direttamente ai militari e li invita a non seguire gli ordini dei dittatori che li costringono a uccidere i propri fratelli.


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