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 Le radici del populismo di Indira Gandhi: trasformazione socio-economica in Asia meridionale; sviluppo, urbanizzazione, diseguaglianze  Analogia tra.

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Presentazione sul tema: " Le radici del populismo di Indira Gandhi: trasformazione socio-economica in Asia meridionale; sviluppo, urbanizzazione, diseguaglianze  Analogia tra."— Transcript della presentazione:

1  Le radici del populismo di Indira Gandhi: trasformazione socio-economica in Asia meridionale; sviluppo, urbanizzazione, diseguaglianze  Analogia tra India e Pakistan dal punto di vista dell’emergere del populismo politico (ascesa di Zulfikar Ali Bhutto in Pakistan)

2  La politica verticistica della Gandhi: elezione a presidente del Congresso, riforme economiche (nazionalizzazione banche, abolizione privilegi dei principi), accentramento dei poteri nelle mani del primo ministro  Scontro dentro il partito e scissione

3  Il nuovo stile politico della Gandhi: cercare il voto delle masse subalterne, delle caste basse e dei musulmani  Scavalcare la mediazione dei notabili locali  La strategia mira a “delocalizzare” il Congresso, sottrandolo dal controllo dei notabili locali

4  Le circostanze favorevoli; la sconfitta nelle elezioni statali del 1967 indebolisce il notabilato del partito  La vittoria contro il Pakistan nella terza guerra indo-pachistana del 1971 legittima la sua leadership  Indira approfitta dell’ondata di entusiasmo nazionalista per lanciare il suo programma nucleare militare (18 Maggio 1974, test del primo missile nucleare a Pokhran: “Smiling Buddha”…)

5  Si consolida un’opposizione al suo stile di governo autoritario  La crisi economica dopo la guerra del Bangladesh e la crisi petrolifera del 1973 consolidano l’opposizione a Indira  Il punto di svolta: l’attivismo della magistratura contro il governo

6  La dichiarazione dell’Emergenza nel giugno 1975 (art. 352 della costituzione)  La legislazione speciale e la repressione degli oppositori politici da parte del governo  Le accuse di violazione dei diritti umani (sterilizzazione forzata, abbattimento “slums” a Delhi, Lucknow)  Il problema della minoranza musulmana

7  La coalizione delle opposizioni con il fronte Janata, il ritorno alla democrazia nel marzo 1977  La (momentanea) sconfitta elettorale della Gandhi  La dissoluzione del Janata e il ritorno al potere della Gandhi nel 1980

8  Dal 1980 alla sua uccisione nel 1984, la Gandhi torna al potere e imprime il suo marchio personale sul partito, d’ora in poi noto come Congress (I)  Il suo stile politico nel : comunitarizzazione della politica, ovvero ricerca del consenso non di una specifica comunità ma di volta in volta facendo appello ai simboli religiosi delle diverse comunità  Fine del secolarismo nahruviano: dai “vote banks” castali, sociali e professionali, ai “vote banks” comunitari

9  Si può dire che Indira opti per una sorta di “divide and rule”  Illuminante sarà la sua gestione del problema sikh, che sarà anche la causa della sua uccisione

10  Tuttavia il paradosso è che questi cambiamenti beneficieranno non tanto il Congresso quanto il partito nazionalista hindu del Bharatiya Janata Party, che farà della politica comunitarista e “muscolare” il suo tratto distintivo  Di fatto, a parte le elezioni del dicembre ‘84 quando il Congresso ottenne un chiaro successo, a causa dell’ondata emotiva successiva all’assassinio della Gandhi, negli anni successive il Congresso vide un considerevole calo di voti  Di fatto la morte di Indira segna la fine della fase storica in cui il Congresso era il partito dominante della politica indiana

11 Risultati elettorali Congresso (Lok Sabha, ) AnnoSeggi % di voti % % % % % % % % % % % % % % % %

12  Il punto di svolta saranno le elezioni generali del 1989  Nel1989 per la prima volta il BJP diventerà una forza politica nazionale, in grado di scalzare il Congresso (ciò benché il BJP avesse registrato un costante aumento dei voti sin dagli anni ‘50)

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14  Le origini del problema Sikh  Storicamente nel nord non sono le divisioni linguistiche a operare ma quelle religiose  Nel Punjab ci furono correnti di “purificazione” delle varie religioni sin dal 19° secolo  Benchè le principali abbiano interessato l’Islam e l’Induismo, il sikhismo non ne è stato esente  Tentativo di rendere la religione sikh autonoma dall’induismo  Negli anni 1920 il Gurdwara Reform Movement cerca di strappare il controllo dei templi ai Brahmani

15  Da questo movimento sorsero due correnti: lo Shiromani Gurdwara Prabandhak Committee (SGPC), che controlla I santuari sikh e le loro dotazioni finanziarie e il suo braccio politico, l’Akali Dal (partito Akali, cioè divino)  Radicalizzazione dei sikh dopo il 1947; cause: frustrazione per la perdita del territorio, impoverimento nelle campagne, passaggio dalle campagne alle professioni urbane dei giovani sikh negli anni ‘50 e ‘60, difficoltà di inserimento lavorativo e frustrazione dei giovani che sono spinti verso le organizzazioni estremiste religiose

16  In questo contesto si inserisce la politica del governo centrale  Diversamente da Nehru che aveva sempre cercato di indebolire le formazioni estremiste sikh sostendo il Congresso del Panjab nella persona di Pratap Singh Kairon (già membro dell’Akali Dal, poi del Congress) fino alla sua uccisione nel 1965  In seguito cercò di isolare le frange estremiste dentro l’Akali Dal cercando un dialogo con I più moderati, anche per dividere il partito al suo interno

17  Invece Indira segue una politica diversa: non è disposta a sostenere nessun leader in particolare ma a mantenere un equilibrio tra le varie correnti in lotta  Dagli anni ‘70 lo scenario era composto dall’Akali Dal e da un leader più estremista, Bhindranwale, che portava avanti una linea di purificazione della religione sikh e di rivendicazione di autonomia della comunità Sikh rispetto all’ordinamento indiano  La politica della Gandhi finisce per delegittimare la parte più dialogante dell’Akali Dal, di fatto incoraggiando Bhindranwale

18  La situazione degenera dopo il 1973 quando l’Akali Dal approva una risoluzione, sostenuta da Bhindranwale, che chiede una serie di misure a favore dei Sikh, che secondo Delhi equivalgono a una richiesta di secessione  Tra le altre cose, I Sikh chiedono l’abolizione dell’art. 25 della costituzione indiana (“Freedom of conscience and free profession, practice and propagation of religion”) che stabilisce che l’Induismo comprende anche Sikh, Jain e Buddhisti

19  Nel luglio 1983 Bhindranwale si sentì così forte da occupare il tempio d’oro dei Sikh con i suoi seguaci  Nel giugno 1984 Indira Gandhi ordina l’assalto al tempio in un giorno in cui questo era gremito di pellegrini; l’attacco provoca la morte di 500 civili  Come vendetta Indira viene uccisa nell’ottobre di quell’anno da una sua guardia del corpo sikh  Seguirono attacchi in tutto il paese contro i sikh, che provocarono l’uccisione di circa tremila persone

20  Le conseguenze della politica di Indira saranno profonde per la politica indiana nel suo complesso oltre che per il Congress  Il Congress perderà il suo rapporto con la dimensione locale  La politica del Congress non sarà più quella del secolarismo di Nehru ma sarà finalizzata a cercare il sostegno delle comunità religiose cercando di volta in volta di fare concessioni all’una o all’altra

21  Inoltre Indira introdusse un elemento di autoritarismo e di violenza nella politica indiana che, secondo molti osservatori, ha continuato a far parte della vita politica dell’India fino ad oggi  Di queste trasformazioni, tuttavia, non sarà il Congress a trarre giovamento, ma soprattutto il BJP (che farà della politica comunitarista e “muscolare” le sue caratteristiche)

22  Un’ulteriore conseguenza della politica della Gandhi: l’allontanamento dei musulmani dal Congress  È opinione comune degli osservatori che l’evoluzione che ha visto I musulmani gradualmente allontanarsi dal Congress abbia avuto il cumine con l’Emergenza, che i musulmani hanno percepito come diretta contro di loro  Parte dei musulmani sono ritornati a votare per il Congress dopo il 1980, ma non più come partito privilegiato

23  Importanza del voto musulmano  La minoranza musulmana per le sue dimensioni e la sua storia è una minoranza “speciale”?  E’ molto difficile parlare della comunità musulmana indiana come un tutto unico, dato che essa non ha mai, né al tempo della dominazione coloniale, né successivamente all’indipendenza costituito una entità monolitica, omogenea

24  L’importanza della partecipazione politica della comunità musulmana come indicatore importante dello “stato di salute” della democrazia indiana, ovvero della sua capacità di integrare al suo interno le differenze

25  I musulmani dal 1947 al 1967 sono stati un elettorato privilegiato del Congress, contribuendo a farne il partito dominante: perché?  una serie di sviluppi, legati alle vicende dell’indipendenza e della spartizione, hanno trasformato la natura della comunità musulmana dal punto di vista socio-economico  Le conseguenze della spartizione del 1947: l’indebolimento della comunità islamica, perdita della quasi totalità della sua leadership laica, ovvero la classe industriale, mercantile, e professionale, che è generalmente migrata in Pakistan

26  Ciò ha avuto tra le sue principali conseguenze, come si dirà, quella di lasciare gli ulama quale unica leadership autorevole, oltre a quei (pochi) leader musulmani del Congresso (come il ministro dell’istruzione Abul Kalam Azad o il futuro presidente dell’Unione Indiana Zakir Hussain)

27  In India vengono meno anche i partiti politici dichiaratamente musulmani; le organizzazioni che restano in territorio indiano diventano marginali  la Muslim League, ovviamente, si sposta in Pakistan  Il partito “fondamentalista” della Jamiat-i Islami si divide in due distinti partiti; quello indiano sopravvive ma diventa politicamente irrilevante (sopravvive solo nel Kerala)  Dellle altre organizzazioni, quelle già contrarie alla nascita del Pakistan, come la Jamiat-ul-Ulama-i-Hind, rimarranno in India ma si impegneranno a dedicarsi ad attività esclusivamente religiose e di evitare il coinvolgimento in politica

28  Dunque la scelta pro-Congress era, almeno in parte, dovuta a una mancanza di alternative; però c’erano altre due ragioni:  Dopo il dramma della spartizione era politicamente suicida organizzarsi in politica in quanto “musulmani”  Si crea una sorta di “patto non scritto” tra il Congress e i musulmani: coloro che scelgono di rimanere in India accettano di separare religione e politica  in cambio il governo indiano garantisce loro autonomia istituzionale e protezione dalle discriminazioni nello spirito del “secolarismo” nehruviano

29  Questo modello sarà incarnato dalla costituzione del 1950  Lo stato riconosce le religioni, le protegge e ne garantisce la libertà e l’autonomia, ma non le politicizza cioè non ne istituzionalizza la presenza tramite una rappresentanza specifica  Differenza tra laicismi indiano e laicismo occidentale (comparazione caso USA)

30  L’obiettivo che la Costituzione si pone è la creazione di una cittadinanza indiana omogenea che ha come proprio simbolo il codice civile uniforme  Art. 44, “The State shall endeavour to secure for the citizens a uniform civil code throughout the territory of India”

31  Tuttavia lo stesso articolo 44 ha un valore ambivalente. Da un lato pone l’obiettivo di darsi un codice civile uniforme come simbolo della comune nazionalità indiana, dall’altro di fatto non crea il codice, ma si limita a porlo come finalità  In ciò vi è dunque la forza e la debolezza del laicismo indiano  Secondo molti autori l’art. 44 andrebbe letto accanto all’art. 325 che sancisce l’abolizione del sistema basato sugli elettorati separati

32  325. “There shall be one general electoral roll for every territorial constituency for election to either House of Parliament or to the House or either House of the Legislature of a State and no person shall be ineligible for inclusion in any such roll or claim to be included in any special electoral roll for any such constituency on grounds only of religion, race, caste, sex or any of them”.

33  Mentre l’art. 325 simboleggia la separazione tra politica e religione, l’art. 44 indica i limiti dell’azione dello Stato nei confronti delle comunità religiose e delle loro istituzioni  In particolare per i musulmani il patto significherà la garanzia di non intromissione del governo nel diritto islamico e nel sistema di istruzione tradizionale (sistema della “personal law” nel campo del diritto civile e di famiglia)

34  Questa soluzione ha certamente garantito il sostegno elettorale dei musulmani al Congress per vent’anni  Però i critici hanno evidenziato due conseguenze negative:  Il diritto (in specie la shari’a) è diventato il simbolo della identità di una comunità, sacralizzandolo e facendolo diventare un elemento ideologico, impermeabile al cambiamento  Inoltre nella scelta di Nehru si possono vedere le avvisaglie di quella che sarà la politica del congresso sotto Indira Gandhi e poi Rajiv: la logica elettorale preminente rispetto ai principi

35  Nel concreto però la conseguenza è stata la creazione di un doppio regime tra diritto hindu e musulmano: il primo è stato riformato già con un “Hindu Code Bill” nel 1949, e in seguito a metà degli anni cinquanta, mentre quello musulmano è rimasto inalterato  Questa contraddizione sarà pagata dal Congress a caro prezzo dagli anni Ottanta in avani in termini di perdita di consenso e sarà un fattore di consenso per il BJP, che accuser il Congress di politica sbilanciata a favore dei musulmani

36  Altri articoli della costituzione che rispecchiano questo delicato equilibrio tra riconoscimento, protezione e equidistanza dello Stato:  l’art. 48 non vieta di uccidere le vacche, ma invita gli Stati a proteggere i bovini  l’art. 25 non vieta il proselitismo (mal visto dagli hindu)  artt. 29 e 30 concedono il diritto a fondare scuole confessionali anche sovvenzionate dallo Stato

37  La risposta dei musulmani è stato il sostegno elettorale che ha contribuito alle vittorie del Congress alle elezioni dal ’52 al ’62)  Nel 1957 su 159 musulmani eletti, 131 erano eletti nelle file del Congress  Rinuncia a votare per organizzazioni comunitariste musulmane che sono presenti in certe regioni ma sono deboli  la Lega Musulmana nel ’57 e nel ’62 riuscì ad eleggere un solo rappresentante nella Lok Sabha  Altre organizzazioni musulmane hanno ottenuto successi parziali ma solo nelle elezioni statali (Ittihad-ul-Muslimin ad Hyderabad, Andhra Pradesh)

38  Dunque il voto musulmano fino alla metà degli anni ‘60 è stato un voto “non comunitarista” per eccellenza  Diversi autori hanno sottolineato che la tendenza dei musulmani a identificarsi con partiti nazionali, come il Congress sembrava attestare il funzionamento del processo di integrazione delle minoranze nella società

39  Una prima parziale disaffezione dei musulmani verso il congresso emergerà solo nelle elezioni del 1967, a livello provinciale, dove l’abbandono del voto musulmano contribuisce alla sconfitta del Congresso in molti Stati dell’India settentrionale, e in maniera più evidente in quella del 1977 che, come si è accennato, sono segnate da un rifiuto della politica autoritaria dell’emergenza di Indira

40  Il cambiamento comincia a emergere verso la metà degli anni sessanta. Cause:  La rappresentanza musulmana nelle file della amministrazione e della polizia negli stati settentrionali rimaneva nettamente bassa, inferiore alla percentuale della comunità musulmana negli stati.  Problema della lingua urdu: tendenza degli stati a guida del Congress a imporre l’hindi come unica lingua ufficiale

41  Come spesso è accaduto nella storia indiana, ad una politica a livello nazionale si contrapponeva una diversa politica portata avanti a livello degli stati, anche se Stati governati dal Congresso  Negli stati centro-settentrionali, con buona pace del governo centrale, proprio laddove viveva circa la metà dei musulmani indiani, fu gradualmente imposto per legge l’uso dell’hindi, prima nell’amministrazione e giustizia e, infine, come lingua ufficiale

42  A esempio nel Madhya Pradesh l’hindi fu reso lingua ufficiale già tra il ’48 e il ’50  Nell’Uttar Pradesh l’hindi fu lingua amministrativa dal 1947 e, dal 1951, lingua ufficiale  Fu fondata per reazione, dai musulmani, un’associazione per la protezione dell’urdu  Tuttavia fu solo nel 1989 che il governo dell’Uttar Pradesh accettò di dichiarare l’urdu seconda lingua ufficiale

43  Aumento dei casi di violenze intercomunitarie  Mentre negli anni cinquanta il numero dei casi era sceso costantemente, raggiungendo il livello più basso nel 1960 (con 26 casi), negli anni successivi tese ad aumentare, raggiungendo l’apice, nel 1964, con incidenti  Analisi: cause diverse e localizzate, spesso “tradizionali” (esempio la questione dell’uccisione dei bovini o la musica dinanzi alle moschee) ma il contesto era caratterizzato da cause di tensione più generali, legate alla competizione socio-economica tra indù e musulmani

44  Mushirul Hasan ha evidenziato che, da parte indù, si nota l’ostilità scatenata dal tentativo di gruppi mercantili o imprenditoriali musulmani di colmare il divario con gli indù e di recuperare posizioni di prestigio minacciando il monopolio delle famiglie indù nel commercio e negli affari

45  Gli incidenti maggiori, negli anni sessanta e primi settanta, accaddero non in città o regioni dove i musulmani erano socialmente o economicamente arretrati, ma al contrario dove questi erano riusciti a raggiungere posizioni di relativo successo tramite le proprie abilità artigianali o imprenditoriali tradizionali (ad esempio costruttori edili ad Aligarh o tessitori a Benares)  Ciò ha portato Hasan a concludere che l’incidenza della violenza, dagli anni sessanta in poi, fosse legata alla crescente competizione tra musulmani e indù per la conquista di migliori posizioni sociali

46  Oltre a ciò la violenza inter-religiosa aveva anche una matrice ideologica: è stato notato, sempre da Mushirul Hasan, che si registra una corrispondenza tra tali scoppi di violenza, e il rafforzamento del sentimento patriottico e nazionalista indiano, determinato prima dal conflitto indo- cinese del 1962, e poi dalla seconda guerra indo-pachistana del 1965

47  Tali episodi alimentarono un senso d’insicurezza tra i musulmani, che incolparono il Congress, sia per la sua incapacità di proteggere la comunità, sia per le accuse ricorrenti di connivenza tra i membri del Congress a livello locale e i responsabili delle violenze, così come responsabilità e connivenze nelle forze di polizia, di cui erano responsabili i governi del Congress.

48  Tali responsabilità furono denunciate dallo stesso Nehru nel 1961, quando affermò che negli incidenti avvenuti nel febbraio di quell’anno, in diverse città dello stato del Madhya Pradesh, i leader locali del Congress non avevano presa alcuna misura per placare la popolazione

49  Difficoltà del Congress di prendere le distanze dalle organizzazioni revivaliste indù, soprattutto nel nord  Si veda ad esempio la legislazione che vietava l’uccisione dei bovini che fu assunta dai governi di diversi Stati settentrionali controllati dal Congresso tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta (in Uttar Pradesh, Bihar, Madhya Pradesh, Rajasthan)  Tali misure contribuirono ad allontanare il voto musulmano dal Congress

50  Dunque vi fu la percezione da parte musulmana di una crisi del modello secolarista nehruviano  Questo disincanto trova un primo segnale nelle elezioni generali del 1967, quando gran parte dei musulmani abbandona il Congresso, specialmente negli stati della “Hindi belt” ovvero UP, Bihar, ma anche nel Bengala

51  Questo sviluppo è accompagnato dalla tendenza a formare una propria specifica agenda politica musulmana, e si concretizza nella fondazione di un partito politico, il Majlis-i-Mushawarat (Comitato consultivo musulmano), nel 1964  Si trattava di un partito che nasceva dalla coalizione di diversi interessi, comprendente leader provenienti anche dal Congress

52  Però i tentativi dei musulmani di fondare proprie organizzazioni politiche sono state solitamente accompagnate da un rafforzamento dei partiti revivalisti e nazionalisti indù.  Ciò è indicato dall’ascesa elettorale del Bharatiya Jan Sangh (fondato nel 1951 e rinominato nel 1980 Bharatiya Janata Party), che è stato l’unico partito ad aver aumentato regolarmente il numero dei voti conquistati dal 1952 fino al 1967  Nelle elezioni generali del 1962, il partito più che raddoppia la propria forza sia nel parlamento centrale sia negli stati, diventando il secondo partito dopo il Congress nell’UP e Madhya Pradesh  Questo trend continuò regolarmente specialmente in UP, dove il partito ebbe una netta vittoria nelle elezioni del ‘67.

53  L’ultimo colpo al consenso musulmano per il Congress venne dall’Emergenza del  Le elezioni generali del 1977 che sono considerate da molti politologi una sorta di spartiacque nella storia indiana, in quanto, per la prima volta in modo massiccio, il voto musulmano abbandonò il Congresso, nell’India settentrionale  In pratica, ogni candidato musulmano del Congresso nel nord e nel West Bengal, inclusi alcuni ministri nazionali, fu sconfitto, eccettuate alcune eccezioni laddove i candidati del congresso erano sostenuti da partiti musulmani locali

54  Non vi è dubbio che, per ciò che riguarda il voto musulmano, il 1977 rappresenta uno spartiacque della storia indiana  vi è un “prima-” e un “dopo-1977”, nel senso che dopo questo anno il voto musulmano non costituirà più il blocco di voti principale del Congresso  negli anni successivi il voto musulmano si dividerà in diversi rivoli, in parte verso il Congresso, in parte verso altre forze politiche laiche, sia a carattere nazionale sia, più spesso, regionale, in parte verso partiti musulmani locali (e persino in parte verso il BJP!...)


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