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I STITUTO S UPERIORE “ GIOVANNI DA S AN G IOVANNI ” S. G IOVANNI V. NO – 22 A PRILE 2015 PIANO DI FORMAZIONE DOCENTI NEOASSUNTI LABORATORIO : D ISPERSIONE.

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1 I STITUTO S UPERIORE “ GIOVANNI DA S AN G IOVANNI ” S. G IOVANNI V. NO – 22 A PRILE 2015 PIANO DI FORMAZIONE DOCENTI NEOASSUNTI LABORATORIO : D ISPERSIONE SCOLASTICA : ORIENTAMENTO, INCLUSIONE SOCIALE. Dott. Luigi Sisi - Dirigente e Coordinatore dei servizi socio-educativi e scolastici.

2 D ISAGIO =D EVIANZA

3 L’A BBANDONO SCOLASTICO IN ITALIA Facendo una statistica sui ragazzi italiani possiamo riscontrare che abbandonano molto presto la scuola e molti lo fanno prima di aver conseguito un titolo di studio superiore, così quasi la metà degli italiani ha solo la licenza media ed un'obiettiva difficoltà a trovare lavoro. Le cause dell'abbandono possono essere svariate, e sopratutto una scelta della scuola secondaria di secondo grado poco oculata favorisce il verificarsi di tale fenomeno.

4 I DATI DELL ’ ABBANDONO SCOLASTICO 2011

5 I L QUADRO DELL ' ABBANDONO ROMA - Maschio. Età media 19 anni. Del sud. Questo è l’identikit dello studente che in Italia abbandona la scuola. Succede soprattutto alle superiori di secondo grado. E soprattutto nel centro-sud (ma non solo). Ma tanti i casi di abbandoni anche alle scuole medie. Triste primato quello del nostro Paese che anche nel 2013 segna una percentuale di dispersione scolastica del 18 per cento, contro il 9,9 e il 9,7 per cento di Germania e Francia e il 12 della media europea. Ci precedono solo la Spagna (23,5), Malta (22), Portogallo (19)e Romania (17,5). La Commissione Europea si era posta l’obiettivo di arrivare al di sotto del 10 per cento entro il Ma poi ogni Paese ha potuto rivedere le percentuali. E per l’Italia l’obbiettivo fissato (al ribasso) è del per cento. Così come, il numero di laureati doveva raggiungere almeno il 40 per cento e invece il nostro Paese ha abbassato l’asticella al 26. Nonostante ciò c’è da essere ottimisti. Negli ultimi dieci anni, la percentuale di abbandoni nelle scuole italiane è passata dal 22,9 al 18 per cento.

6 L A DISPERSIONE SCOLASTICA IN T OSCANA. Molte delle ombre riguardano invece il fenomeno della dispersione scolastica. La Toscana è tra le regioni italiane con valori più alti di abbandono prematuro degli studi: 18,6% contro il 18,2% nazionale e un trend non favorevole, soprattutto nell’ultimo periodo. I maschi abbandonano molto di più (23,4%) rispetto alle femmine (13,6%). I NEET – Not in Education, Employment or Training (quota di popolazione tra i anni né occupata, né in un percorso di istruzione formazione di qualsiasi tipo, escluso l’autoapprendimento) è un altro fenomeno in crescita, in questo caso più diffuso tra le donne che tra gli uomini. In Italia siamo al 22,7% (media UE intorno al 15%), che si traduce nel 2011 in oltre 2 milioni di persone. I valori toscani sono al di sotto della media nazionale: dal 2007 al 2011 la crescita è stata superiore a quella della media italiana, raggiungendo il 16,4% (uomini 13,4% donne 19,4%). Non positivo anche il dato che riguarda gli alunni in ritardo rispetto al regolare percorso di studi: nel 2011 sono quasi 63mila, 15,59% degli iscritti. Anche in questo caso il fenomeno è in aumento negli ultimi cinque anni e riguarda soprattutto le scuole secondarie, specie quelle di II grado.

7 C OSA SIGNIFICA DISPERSIONE SCOLASTICA La dispersione è un fenomeno complesso che comprende in sé aspetti diversi e che investe l'intero contesto scolastico-formativo. Il termine dispersione scolastica ci sottolinea l'intrecciasi di due problemi: quello che riguarda il soggetto che si disperde e quello relativo al sistema che produce dispersione. Può essere definita dispersione scolastica quell'insieme di processi attraverso i quali si verificano ritardi, rallentamenti o abbandoni in uno specifico iter o circuito scolastico, ma, spesso questa definizione si utilizza anche quando ci si trova di fronte a soggetti che non abbiano sviluppato completamente le loro capacità cognitive ed intellettive e che, per svariate cause,hanno vissuto l'insuccesso scolastico.

8 I L FENOMENO DEL DROP - OUT I ragazzi che a 16 anni scelgono di interrompere il percorso di istruzione sono comunemente denominati, con un’espressione tanto infelice quanto veritiera, drop-out, “lasciati fuori” “cacciati fuori” “spinti fuori” “lasciati andare”. Le scelte possibili sono: proseguire il percorso di istruzione sino al conseguimento di un diploma, inserirsi nel mondo del lavoro con un contratto di apprendista minore, oppure scegliere un percorso di formazione professionale. Molti “scelgono “ il percorso di formazione professionale come stabilito dall’accordo stato-regioni.

9 C OME COMBATTERE LA DISPERSINE SCOLASTICA

10 L E CAUSE DELL ' ABBANDONO Condizione socio-culturale della famiglia; Irregolarità della carriera scolastica (causata da una assenza di individuazione di diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento come la dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia); Dinamiche soggettive dello studente (emarginazione, demotivazione, bassa autostima) Difficoltà relazionali all'interno del gruppo (fenomeno del bullismo).

11 S ENTIRSI INADEGUATI. L'interruzione degli studi può essere il risultato dell'impossibilità di proseguire, a causa dei ripetuti fallimenti sul piano del rendimento o di un rifiuto nei confronti di una realtà frustrante (come avere brutti voti all'interno di una classe modello). Questa situazione fa scaturire un normale disagio che si può esprimere con sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa dell'insuccesso, o ancora, può sfociare in depressione, senso di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima.

12 U NA SCELTA IMPOSTA. Spesso poi, l'abbandono è il triste epilogo di una scelta scolastica fatta dalla famiglia e non condivisa dal ragazzo. Di solito, in questo caso, lo scarso interesse dello studente è evidente dal suo atteggiamento: lamenta un senso di noia, di scontentezza, a volte circoscritto alla scuola, ma più spesso generalizzato e al quale l'adolescente non sa dare un significato. In questi casi non si verifica immediatamente un vero e proprio abbandono della scuola, ma un abbassamento del rendimento accompagnato da scarsa fiducia nelle proprie capacità. Inadeguatezza,noia… Quando la famiglia impone e consiglia male.

13 S E È COLPA DELLA SCUOLA. L’obiettivo della scuola è prevenire il disagio e promuovere il successo scolastico aiutando gli studenti a prepararsi al futuro. Come già detto il passaggio da un grado di studi all'altro rappresenta un momento difficile di crescita verso l'autonomia per l'alunno e proprio per questo la scuola si attiva realizzando progetti di accoglienza e di continuità. A volte, le difficoltà burocratiche, il continuo avvicendarsi di insegnanti, la mancanza di comunicazione tra le scuole dei vari gradi e la famiglia possono minare l'equilibrio scolastico degli studenti, soprattutto se questo è già un pò traballante.

14 F ARE LA SCELTA GIUSTA A questo punto dell'anno molti ragazzi hanno già fatto la loro scelta ma non è troppo tardi per capire se questa è stata fatta con oculatezza. Ecco cosa valutare per impedire che un indirizzo di studi sbagliato convoli nell'abbandono. E se volessi cambiare idea? Non sentirsi imprigionati da una scelta non giusta!!

15 U NA SCELTA PERSONALE Di solito sia la famiglia, come pure gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado, consiglino il ragazzo su quale possa essere il percorso più affine alle sue aspirazioni, ma è importante che la scelta definitiva sia stata fatta dal giovane stesso e non da altri al suo posto. Allo stesso modo, bisogna scoraggiare l'adolescente che scelga la scuola da frequentare basandosi unicamente su quello che hanno fatto i suoi amici o ex-compagni di classe. Di solito, questo accade ai giovani più insicuri ed in questo caso, è necessario infondere maggiore fiducia al ragazzo, aiutandolo a focalizzare i suoi punti di forza ed i talenti che lo distinguono e che possono essere valorizzati solo scegliendo un iter scolastico mirato. Conosci te stesso!! L’orientamento…..

16 L E PRIME RESPONSABILITÀ Affinchè il ragazzo si assuma pienamente la responsabilità del percorso che sta per intraprendere, è fondamentale coinvolgerlo anche nella parte preliminare (dall'iscrizione al corso di studi, fino all'acquisto dei primi libri). Di solito, un adolescente alle prese con un'avventura piacevole e motivato verso la propria scelta, è entusiasta di occuparsi personalmente di queste formalità.

17 U N COLLOQUIO PRELIMINARE Dopo aver fatto la pre-iscrizione è importante che il giovane faccia una visita della scuola che ha scelto, fissi un incontro con il preside o con una persona che sia preposta all'accoglienza e si faccia spiegare esattamente quali discipline saranno affrontate non solo al primo anno, ma nell'arco di tutto l'iter che porta al diploma. A volte, infatti, gli adolescenti si fanno un'idea molto generica dei vari indirizzi di studio, viziata dalle esperienze di fratelli maggiori o di amici o, addirittura, facendo riferimento alla tipologia. Così credono che fare lo scientifico significhi essere molto bravi in matematica, mentre scelgono gli istituti artistici solo se amano la pittura. Ritrovarsi di fronte a discipline sconosciute o prese alla leggera è uno dei fattori che porta a “lasciare” nell'arco del tempo.

18 I L BULLISMO E L ’ ABBANDONO Un esempio di disagio individuale che può procurare abbandono scolastico è il fenomeno del bullismo. Quanti ragazzi di fronte ad episodi di bullismo, nel contesto scolastico, ma anche fuori da esso, sono tentati, tentano e abbandonano la scuola ?

19 D OBBIAMO DARE SUPPORTO E A SCOLTO Da un punto di vista più strettamente psicologico ed individuale la dispersione scolastica può essere, considerata il sintomo di una più ampio e complesso disagio personale. Sotto questa ottica l'abbandono scolastico come soluzione al proprio disagio individuale non risolve il disagio stesso e il malessere che ne deriva, ma può condurre verso un allontanamento sempre più profondo dalla scuola e dalle risorse che essa pur con i suoi limiti attuali, può offrire per una crescita personale. Disagio personale La scuola può essere la tua “matita di salvezza”.

20 A SCOLTO E DIALOGO Il rischio è che si instauri un circolo vizioso, nel quale il tentativo di soluzione messo in atto dal ragazzo non solo non risolve il problema ma tende a stabilizzarlo o aggravarlo. Contesto che pur attivandosi con le migliori intenzioni, nel tentativo di riavvicinare i ragazzi alla scuola, mette in atto tutta una serie di strategie sia a livello familiare che a livello dell'istituzione scolastica (premi, punizioni, prediche, rimproveri, opere di persuasione, sostegni nello studio, cambio di scuola, ecc.) che spesso non riescono nel loro intento. Centro di ascolto e aiuto. Il circolo vizioso

21 U N SERVIZIO “ PROFESSIONALE ”. In funzione delle situazioni problematiche che si verificano nel contesto scolastico sarebbe opportuno prevedere la presenza della figura dello psicologo,sia in una funzione preventiva che d'intervento mirato sul disagio in atto. La figura dello psicopedagogista La figura del “tutor”

22 L ETTERA AD UNA PROFESSORESSA Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato a lei, ai suoi colleghi, a quell’istruzione che chiamate scuola, ai ragazzi che respingete. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e poi ci dimenticate Due anni fa, in prima magistrale, lei mi intimidiva. Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra. Strisciavo alle pareti per non essere visto. Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di quelle che si intimidiscono davanti ad un modulo di telegramma. Il babbo, osserva ed ascolta, ma non parla. Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari. I contadini del piano mi sembravano sicuri di sé. Gli operai poi non se ne parla. Ora ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento. Dunque sono come noi. E la timidezza dei poveri è un mistero più antico. Non glielo so spiegare io che ci sono dentro. Forse non è né viltà né eroismo. E’ solo mancanza di prepotenza. (da: Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze rist. 96, p.80).

23 L A COMPLESSITÀ DEL PROBLEMA Per la complessità del fenomeno preso in esame, solo una analisi su più livelli e più direzioni può fornire indicazioni utili; l’analisi va inoltre orientata non solo sui punti di debolezza del sistema, ma anche sui punti di forza, gli elementi di tenuta, il contesto socio-familiare, ma anche psicologico, all’interno del quale si sviluppa il desiderio di riprendere gli studi, le esperienze che favoriscono l’elaborazione di questa scelta, le aspettative, i progetti di vita maturati, i percorsi scolastici intrapresi positivamente.

24 I PROGETTI ATTUALMENTE IN ATTO La complessità del fenomeno dell’abbandono scolastico chiede la cooperazione di più soggetti con competenze diverse ; per questo è necessario affrontare il problema con progetti che prevedano la partecipazione e il coinvolgimento delle risorse presenti nel territorio.

25 S ITI https://www.youtube.com/watch?v=JNzFzGAoaeQ https://www.youtube.com/watch?v=-efYg3QKJ5U https://www.youtube.com/watch?v=paudLSZG5Po https://www.youtube.com/watch?v=FJiDsQ4KQJM ento-scolastico-come-strumento-per-valorizzare-gli- studenti/15160/default.aspx https://www.youtube.com/watch?v=6pmmcaqJ3Pk https://www.youtube.com/watch?v=NllUEGWDGpQ pdfhttp://www.icsalvodacquisto.it/pon/images/dispersione_ 2013.pdf

26 P ROGETTAZIONE DI UN PERCORSO PER LA DISPERSIONE SCOLASTICA. 1. Orientamento per le classi terze della scuola secondaria di primo grado. 2. Accoglienza per gli alunni del biennio della scuola secondaria di primo grado. 3. Progetto per il contrasto al bullismo. 4. Progettazione di uno sportello di ascolto. 5. Progettazione di attività professionali per il reinserimento nel percorso educativo. 6. Incontri formativi per le famiglie degli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado. 7. Laboratorio per formazione dei tutors (classi 3° e 4°) per gli alunni delle classi prime e seconde della secondaria.

27 S CHEMA DEL PROGETTO DI LABORATORIO I NDICARE : Contesto sociale Destinatari Obiettivi Materiali Metodologia Verifica Riprogettazione.

28 C HE COSA FARE ??? La fantasia e la professionalità “non ci manca” Spot Materiale pubblicitario. Manifesti Materiale multimediale. Siti o blog per centro ascolto e sostegno. Progetti professionalizzanti. Percorsi con l’ausilio di attività come sport, musica, danza….

29 T EMPI E MODALITÀ DEL LAVORO DI GRUPPO 60 minuti circa per lavorare in gruppi di 4/5 docenti. Individuazione di un coordinatore/facilitatore per il gruppo. (chi coordina, non sarà quello che riferisce in assemblea) Elezione di un rappresentante per l’esposizione in assemblea del progetto. Condivisione dei lavori/progetti e discussione in assemblea. Lavori diffusi tra i partecipanti al laboratorio anche attraverso il sito e/o mailinglist.


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