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Il DDAI (Disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività) o ADHD: natura ed eziologia in prospettiva evolutiva Prof.ssa Chiara D’Alessio “Non ille.

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1 Il DDAI (Disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività) o ADHD: natura ed eziologia in prospettiva evolutiva Prof.ssa Chiara D’Alessio “Non ille ire vult, sed non potest stare” (Seneca) (Non è lui che vuole andare, il fatto è che non può restare fermo)

2 Università degli Studi di Salerno OBIETTIVO GENERALE Fornire le conoscenze di base per l’identificazione di strategie e metodologie didattiche in grado di supportare il processo di insegnamento-apprendimento in presenza di studenti che presentano disturbi del comportamento

3 Università degli Studi di Salerno OBIETTIVI SPECIFICI Acquisire le conoscenze di base relative:  ai principali disturbi di comportamento  alle procedure diagnostiche e valutative  alle ipotesi eziologiche relative ai disturbi di comportamento  alle possibilità di intervento nell’ADHD  ad alcuni interventi educativi e psico-educativi da mettere in atto in presenza di studenti con disturbi di comportamento

4 Università degli Studi di Salerno Non so come sarei e chi sarei senza ADHD. Non dipende solo dalla storia passata. Le cose che amo o che odio sarebbero diverse. Così quello che so o che non so fare. So solo che sono felice quando c’è un po’ di movimento. Quando i miei occhi, le mie gambe, la mia bocca hanno qualcosa da fare. Che per me non è mai abbastanza. Che sto sospesa nel tempo come un bambino. Tutto questo è l’ADHD e io sono questo. Anche le mie frustrazioni, le mie idiosincrasie, le mie inclinazioni, la mia disperazione, i miei ricordi. Tutto deve essere colorato e accecante. Amo l’autostrada. Odio andare in treno. Devo mettere sempre in moto qualcosa, questo è l’ADHD e questa sono io. Ho solo questa vita. Non posso cambiare granché. Solo la mia consapevolezza e in ogni modo la speranza di non mettermi più i bastoni tra le ruote da sola e di non pestare più i piedi agli altri, di dire quel che voglio dire e non sempre quello che sul momento mi viene in mente. Mara, 30 anni

5 Università degli Studi di Salerno 1. DEFINIZIONE DEL DDAI Con l’etichetta diagnostica, disturbo da deficit d’attenzione/iperattività (ADHD), si fa riferimento ad una patologia neuropsichiatrica ad esordio in età evolutiva che presenta 18 comportamenti tipici (sintomi) divisi in tre sottocategorie: DDAI DisattenzioneIperattivitàImpulsività Tale disturbo determina una significativa compromissione funzionale del soggetto.

6 Università degli Studi di Salerno 1) Disattenzione 1.Non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro o in altre attività 2.Ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti e sulle attività di gioco 3.Non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente 4.Non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici o i propri doveri, non per opposizione alle regole sociali o incapacità nel capire le istruzioni 5.Ha difficoltà nell’organizzarsi nei compiti e nelle attività 6.Evita di impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale prolungato 7.Perde gli oggetti necessari per i compiti e le attività quotidiane (es. giocattoli, matite, libri, strumenti) 8.E’ facilmente distratto da stimoli estranei 9.E’ sbadato nelle attività quotidiane

7 Università degli Studi di Salerno 2) Iperattività 10.Muove con irrequietezza mani e piedi o si dimena sulla sedia 11.Lascia il proprio posto quando ci si aspetta che resti seduto 12.Scorazza e salta dovunque in modo eccessivo (negli adolescenti e negli adulti: sentimenti di irrequietezza) 13.Ha difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo 14.Si muove come se fosse guidato da un motorino 15.Parla eccessivamente

8 Università degli Studi di Salerno 3) Impulsività 16.“Spara” le risposte prima che le domande siano state completate 17.Ha difficoltà ad attendere il proprio turno 18.Interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti E ’ importante ricordare che: Tali comportamenti non sono intenzionalmente pianificati e coscientemente attuati (diversamente dai disturbi della condotta) E ’ importante ricordare che: Tali comportamenti non sono intenzionalmente pianificati e coscientemente attuati (diversamente dai disturbi della condotta)

9 Università degli Studi di Salerno GESTIONE DELLE EMOZIONI GESTIONE DELLE EMOZIONI IMPULSIVITA’ MOTIVAZIONE E FIDUCIA NELL’IMPEGNO E NELLO SFORZO MOTIVAZIONE E FIDUCIA NELL’IMPEGNO E NELLO SFORZO COMPORTAMENTO CON GLI ALTRI COMPORTAMENTO CON GLI ALTRI COMPORTAMENTO MOTORIO COMPORTAMENTO MOTORIO AUTOSTIMA PIANIFICAZIONE E SOLUZIONE DI PROBLEMI PIANIFICAZIONE E SOLUZIONE DI PROBLEMI CONCENTRAZIONE E ATTENZIONE SOSTENUTA CONCENTRAZIONE E ATTENZIONE SOSTENUTA

10 Università degli Studi di Salerno Problematiche interpersonali connesse al DDAI 1) L’agitazione continua, la mancanza di attenzione per gli oggetti altrui con conseguente, anche se involontario, danneggiamento, l’impulsività e l’invadenza sono comportamenti altamente disturbanti che compromettono a lungo andare, la qualità delle relazioni con gli altri 2) I soggetti con DDAI non riescono a creare relazioni stabili di amicizia perché, dopo una iniziale fase positiva nei rapporti (che l’estroversione e l’affettività di questi soggetti facilitano) essi si deteriorano a causa dei comportamenti che abbiamo sopraelencato 3) Pur mostrandosi sinceramente pentiti dei gesti scorretti nei confronti di altri e decisi a non ripeterli, puntualmente essi si verificano nuovamente dopo qualche tempo poiché sono al di fuori del controllo del soggetto 4) Trascurare un eventuale trattamento del disturbo pregiudica in maniera definitiva l’inserimento sociale di questi soggetti che vengono stigmatizzati, isolati, rifiutati: ciò incide negativamente sulla loro autostima poiché viene meno, con il diminuire dei contatti sociali, la fiducia nel cambiamento e nella guarigione dai sintomi; nel soggetto si forma la convinzione di essere “ cattivo, o pazzo, o scemo” senza possibilità di recupero

11 Università degli Studi di Salerno 2. CRITERI DIAGNOSTICI PER IL DDAI  I sintomi devono presentarsi in maniera frequente, per almeno sei mesi, ed essere interferenti con la normale vita della persona  La persona deve manifestare un rendimento scolastico, professionale o sociale non adeguato in base all’età, all’intelligenza ed alle condizioni socio-affettive  Possibilità di prevalenza di uno dei sottotipi  Età di insorgenza: Per le difficoltà di inibizione comportamentale e l’iperattività: 3-4 anni Per le difficoltà di disattenzione: 5-7 anni (ingresso nella scuola)

12 Università degli Studi di Salerno 2.1 Modalità per la diagnosi  Utilizzare informazioni anamnestiche ottenute dai familiari corredate da un’ampia e sistematica intervista  Valutare le informazioni degli insegnanti relative al comportamento del soggetto durante le attività scolastiche  Strutturare modalità di osservazione più ecologiche possibili sia a casa che a scuola (nell’esame clinico breve non si evidenzia il disturbo)

13 Università degli Studi di Salerno La diagnosi di ADHD è clinica e si basa sulla raccolta di informazioni da fonti multiple ( in particolare i genitori e gli insegnanti ) e sull’osservazione diretta. TABELLA DI REGISTRAZIONE DEL COMPORTAMENTO PROBLEMA Nome : …………………………….. Settimana: ………………… Compilata da: ………………….. Comportamento osservato: …………………… Periodo di osservazione: ………………… DATAFREQUENZADURATAINTENSITA’ANTECEDENTECONSEGUENZE 2.1 Modalità per la diagnosi

14 Università degli Studi di Salerno  Comorbilità con i disturbi ell’apprendimento  Comorbilità con altri disturbi del comportamento  Comorbilità con i disturbi dell’umore  Comorbilità con i disturbi d’ansia 2.2 Disturbi comorbili e diagnosi differenziale

15 Università degli Studi di Salerno 2.3 Possibili evoluzioni del disturbo Essere adolescenti con ADHD Riduzione del comportamento iperattivo Sensazione soggettiva di instabilità Relazioni intense e problematiche Condotte pericolose Disturbi comportamentali di adattamento sociale Disturbi depressivo/ansiosi Difficoltà di organizzazione della vita quotidiana

16 Università degli Studi di Salerno 2.4 IL DDAI in eta’ adulta – possibili evoluzioni negative  Disturbi psichici costanti  Condotte rischiose  Bassa autostima  Tendenza all’isolamento sociale  Vulnerabilità psicopatologica

17 Università degli Studi di Salerno 2.4 Aspetti positivi in età adulta  Alta motivazione, lucidità;  Grande energia e resistenza allo sforzo fisico;  Iperfocalizzazione con ottime capacità di rendimento;  Estremo senso della giustizia per se e per gli altri;  Assenza di rancore in caso di conflitti;  Tenacia nel superamento delle difficoltà dell’esistenza;  Fantasia e creatività;  Amore intenso per gli animali e per la natura;  Spontanea disponibilità a prestare aiuto;  Memoria da elefante per certi particolari della vita passata.

18 Università degli Studi di Salerno EZIOLOGIA ADHD - Disturbo biopsicosociale CAUSE BIOLOGICHE SOTTOSTANTI Strettamente correlate all’assetto psicologico personale dell’ambiente e delle esperienze della persona DIVERSE IPOTESI ALIMENTAZIONE ? GENETICA NEUROANATOMIA Conservanti, coloranti, zuccheri 3. EZIOLOGIA DEL DDAI

19 Università degli Studi di Salerno 3.1 Ipotesi neuroanatomica  Livelli inferiori di attività cerebrale nel circuito che collega le regioni prefrontali con il sistema limbico attraverso il corpo striato  Dimensioni ridotte di alcune aree cerebrali (cervelletto  motivazione; globo pallido, nucleo caudato  interruzione delle risposte automatiche che consente il controllo degli impulsi e decisioni più accurate da parte della corteccia prefrontale destra) dove sono presenti i circuiti della dopamina e della noradrenalina, neurotrasmettitori presenti in quantità inferiori in questi soggetti  Sottoattivazione della corteccia prefrontale dedotta anche da un minor consumo di glucosio  disinibizione del comportamento, incapacità di ritardare risposte impulsive e cadute attentive  Complicazioni durante la gravidanza ed il parto

20 Università degli Studi di Salerno 4. I TRATTAMENTI PER IL DDAI  Trattamento farmacologico  Trattamento psicoeducativo cognitivo-comportamentale: training sull’autoregolazione cognitiva e autogestione del comportamento; utilizzo del rinforzo verbale e materiale  Possibilità di trattamento con altri soggetti rispetto al soggetto con ADHD: parent-training, lavoro con la scuola

21 Università degli Studi di Salerno 4.1 La terapia farmacologica  Con metilfenidato (Ritalin): aumento dei neurotrasmettitori (dopamina) nelle fessure sinaptiche; assunzione (2-3 volte al giorno) durante il periodo scolastico  70-80% dei soggetti mostrano una riduzione dei sintomi uguale o superiore al 50% (maggiori capacità di autocontrollo e auotmonitoraggio, di gestione della rabbia e delle relazioni interpersonali)  Terapia di durata almeno annuale  Effetti collaterali (rari): calo dell’appetito e del sonno (eccessiva attivazione del simpatico), riduzione della crescita, variazioni del tono dell’umore (ansia, euforia, irritabilità, tristezza)  Non esiste correlazione con l’abuso di sostanze nell’età adulta  Altro farmaco (Strattera) in via di sperimentazione  Effetto circolare sulle relazioni genitore-figlio: tra i genitori dei soggetti che rispondono positivamente al trattamento farmacologico si registrano toni più affettuosi, maggior calore materno, minori critiche ed atteggiamenti più concilianti nei rapporti con i fratelli

22 Università degli Studi di Salerno L’intervento farmacologico va sempre discusso con i familiari e spiegato al soggetto in maniera adeguata al suo livello cognitivo, presentandolo come supporto agli sforzi intrapresi e non come soluzione “automatica” dei problemi, con attenta valutazione delle implicazioni psicologiche della somministrazione del farmaco La terapia con metilfenidato deve essere iniziata dopo aver valutato tutte le informazioni disponibili e sentiti gli altri operatori sociali e sanitari che si prendono cura della salute del soggetto e della sua famiglia Un intervento esclusivamente farmacologico può provocare stigmatizzazione del disturbo come “malattia”, deresponsabilizzando chi interagisce con il soggetto e favorendo una serie di attribuzioni “esterne” da parte di genitori ed educatori; invece, sia il soggetto che gli educatori devono attribuire ad un “locus of control” interno le cause dei propri comportamenti perché solo così può nascere la motivazione al cambiamento Il ritenere di stare così male da aver bisogno di un farmaco può minare la già fragile autostima di questi soggetti, peggiorando l’eventuale quadro depressivo: per questo motivo è importante sia integrata con altre strategie terapeutiche 4.1 Indicazioni e strategie terapeutiche

23 Università degli Studi di Salerno 4.2 I trattamenti cognitivo-comportamentali  Autoistruzione verbale Guidare il soggetto ad acquisire un dialogo interno modellato sulle fasi del problem-solving (riconoscere il problema, generare soluzioni alternative, valutare l’efficacia di ogni soluzione, pianificare la risoluzione del problema ed il risultato ottenuto)  Stress inoculation training Insegnare ad autosservare il proprio vissuto e le proprie emozioni in presenza di situazioni stressanti Aiutare il soggetto a generare una serie di risposte alternative adeguate al contesto ed in grado di sostituire gli atteggiamenti impulsivi e aggressivi

24 Università degli Studi di Salerno  Far capire la necessità di riconoscere un’emozione particolare  Mostrare le espressioni facciali che la caratterizzano  Darle un nome  Definirne le caratteristiche  Presentare un esempio personale  Ripetere la definizione  Mostrare un figura. Cosa potrebbe aver provocato l’emozione?  Che cosa si potrebbe dire o fare per diminuirla o intensificarla?  Passare al mantenimento ripetendo la definizione più volte 4.2 Dieci passi sequenziali Difficoltà: generalizzazione delle modalità comportamentali apprese nei contesti quotidiani (famiglia, scuola)

25 Università degli Studi di Salerno 4.3 Il trattamento multimodale Maggiori percentuali di successo: integrazione di vari tipi di trattamento (farmacologico, psicologico, familiare, scolastico) Parent training: indicazioni per i genitori Genitori “coterapeuti”, operatori a tempo pieno nell’applicare le adeguate tecniche psicologiche  Incrementare il numero di interazioni positive con il figlio (trascorrere del tempo insieme in cui non lo si critica, né si fanno rimproveri e prediche  Guardarlo in viso mentre gli si parla  Dispensare rinforzi sociali e materiali in risposta a comportamenti positivi del soggetto  Ignorare i comportamenti lievemente negativi

26 Università degli Studi di Salerno  Aumentare la collaborazione del figlio usando comandi più diretti, precisi e semplici in modo da essere facilmente compresi, fare una richiesta alla volta, dare il tempo di agire  Prima di affrontare una situazione potenzialmente scatenante dirgli cosa ci si aspetta da lui ed affidargli piccole responsabilità  Prendere provvedimenti coerenti per i comportamenti inappropriati (es. timeout) evitando di esprimere rabbia o vendetta  Creare un ambiente silenzioso per lo svolgimento dei compiti scolastici, dividerli in piccole parti, fare spesso commenti positivi sul buon andamento del lavoro 4.3 Il trattamento multimodale

27 Università degli Studi di Salerno IMPORTANTE:  Evitare di esporre il soggetto a scene di violenza o a contenuti che possono agitarlo o provocargli tensione (es.: ascolto di musiche troppo ritmate, visione di pubblicità, cartoni animati o film dalle sequenze e dalle trame frenetiche)  Permettere di guardare solo trasmissioni televisive o ascoltare musiche con contenuti pacati, rilassanti o moderatamente vivaci  Gli stessi principi valgono per la fruizione della playstation e degli altri giochi elettronici, il cui tempo totale di fruizione, unitamente a quello della TV non deve superare le due ore al giorno  Predisporre attività alternative (passeggiate nei parchi, giochi di costruzione, giochi motori, carte, disegno, lettura) tenendo presente che occorre insistere in quanto, in un primo momento, il soggetto si ribellerà, non essendo queste attività altrettanto attraenti quanto la televisione o la playstation; accompagnarsi a lui in giochi e letture  Ricordare che ignorare tali indicazioni può aggravare molto i sintomi del DDAI 4.3 Il trattamento multimodale

28 Università degli Studi di Salerno 5. SCUOLA E APPRENDIMENTO  Difficoltà nell’attenzione  Scarsa tolleranza alle frustrazioni e agli sbagli  Poca resistenza nello sforzo intellettuale  Insuccesso scolastico già preventivato

29 Università degli Studi di Salerno 5.1 Linee guida nella pianificazione e nello svolgimento delle attività I principi: BREVITA’- VARIETA’- STRUTTURA 1. Organizzazione e tempi di lavoro  Tenere il soggetto di fronte per non perdere il contatto visivo  La sala dev’essere cromaticamente stimolante ma con poche fonti di distrazione (giochi o materiale vario, finestre, porta, cestino, orologio, armadi, librerie ecc.)  Non collocare il soggetto in una zona completamente priva di stimolazione  Favorire la socializzazione all’interno di un piccolo gruppo (2-3) con regole precise; moderare i contatti con troppi compagni durante le attività  Affiancare il soggetto a compagni tranquilli

30 Università degli Studi di Salerno Ricordare: attività routinarie e strutturate e tempi di lavoro prestabiliti  Possibilmente avere giorni/orari fissi di ingresso  Predisporre una routine di inizio lavoro (saluto, breve conversazione ecc.)  Presentare al soggetto le attività che dovrà svolgere scandendone i tempi  Concordare le pause prima, possibilmente sempre negli stessi momenti  Se ci sono attività da eseguire a casa fare un elenco scritto, farlo leggere al soggetto verificando se ha capito tempi e modalità  Routine di saluto e di uscita a fine lavoro (es. battere le mani, dare un piccolo premio ecc.) Le regole  Devono essere discusse e condivise dal soggetto  Sotto forma di proposizioni positive e non divieti (elencare prima quello che si può fare)  Semplici e chiare, eventualmente illustrate su cartelloni da simboli pittorici colorati  Poche (8-10) ed espresse sinteticamente 5.1 Routine e regole da stabilire

31 Università degli Studi di Salerno Stabilire e prevedere i tempi di lavoro  Valutare i tempi e le difficoltà di svolgimento di un esercizio insieme verificandone la corretta comprensione  Dividere gli esercizi più complessi in piccole fasi più semplici Uso dei materiali  Spiegare la funzione degli attrezzi utilizzati (aiutandosi con cartelloni murali)  Far spiegare al soggetto oralmente la funzione di ogni attrezzo prima di usarlo  Lasciare il tempo necessario per riordinare il materiale usato Da tenere presente:  Eventuali tempi vuoti o situazioni di transizione sono momenti ad alto rischio (il soggetto si agita perchè non sono chiari ruoli e regole): occorre pianificare precedentemente le attività che i soggetti possono svolgere da soli mentre ci si allontana o si parla con i familiari 5.1 Tempi di lavoro e uso dei materiali

32 Università degli Studi di Salerno  Dividere in sottogruppi di 2-3 soggetti  Assegnare a ciascuno un ruolo fisso per almeno una settimana  Lodare verbalmente o premiare ogni comportamento corretto  Nel passaggio da un luogo ad un altro in gruppo sistemare i soggetti in fila mettendo il soggetto con DDAI come capofila 5.1 Quando si lavora in gruppo

33 Università degli Studi di Salerno Le attività devono essere presentate sotto forma di giochi che abbiano un significato per la struttura motivazionale del soggetto (utilizzare storie, situazioni e personaggi da lui preferiti o comunque appartenenti al suo vissuto) Ogni esercizio deve essere strutturato in poche e semplici sequenze, facendo in modo che nella fase iniziale il soggetto abbia un’elevata percentuale di riuscita (ciò lo motiva ad affrontare esercizi più complicati) Evitare esercizi troppo complessi per i quali sarebbe necessaria una concentrazione che il soggetto stenta a raggiungere Prevedere attività anche molto movimentate (salti, corsa veloce, tuffi, gare, punching ball ecc.), in cui il soggetto abbia la possibilità di “esplodere” in una situazione controllata per scaricare energie e tensioni, alternandole ad attività di decompressione e rilassamento 5.1 Strutturazione delle attività

34 Università degli Studi di Salerno 5.1 Strategie di gestione della situazione scolastica Scrivere testi al computer; Leggere e ripetere un argomento a voce alta e liberamente; Coinvolgere tutti i sensi del soggetto; Cambiare argomento ogni mezz’ora ; Dare la possibilità di leggere scorrendo il testo con il dito; Sottolineare i dati importanti in problemi complessi e scomporre i medesimi; Effettuare lo studio in un posto dove è presente solamente il materiale necessario per svolgere i compiti; Strutturare le condizioni di lavoro in modo semplice e chiaro; Insegnare strategie di apprendimento mostrando i passi di un compito dal principio al risultato; Sintetizzare e schematizzare i contenuti glossandoli con colori; Far ripetere gli argomenti ponendo domande; Evitare il sovraccarico cognitivo.

35 Università degli Studi di Salerno  Prima di bloccare il soggetto attendere che si scarichi da solo controllando che non si ferisca o che non danneggi altri, fornendogli materiale che lo aiuti a liberare l’energia in modo non dannoso (es.picchiare su di un tamburo; lanciare un pallone, colpire un cuscino…) essendo pronti ad intervenire  Permettere al soggetto di urlare per qualche secondo se questo lo scarica  Quando è indispensabile bloccarlo fisicamente  Non gridare, mostrarsi agitati, nervosi o preoccupati  Tenerlo fermo in maniera decisa ma non rabbiosa, parlandogli con molta tranquillità anche se grida, si ribella o si divincola (può essere necessario farsi aiutare)  Aspettare il tempo necessario senza affrettare  Alla fine far parlare il soggetto di come si è sentito, spiegandogli (in maniera ferma ma non minacciosa e con linguaggio adatto al suo livello di comprensione) che il ripetersi ed il prolungarsi di tali episodi toglie tempo ad attività più piacevoli, per le quali può ricevere piccoli premi, che diversamente non ottiene 5.1 Gestire gli attacchi di agitazione o rabbia

36 Università degli Studi di Salerno  Spiegare chiaramente e con calma l’esercizio ripetendolo più di una volta, in modo chiaro e con parole alla portata del soggetto  Verificare che il soggetto abbia capito chiedendogli di ripetere  Stabilire un contratto di gratificazioni con premi e privilegi concordati, assegnando punti per ogni esercizio svolto correttamente  Predisporre un diario o un quaderno sul quale scrivere note positive per la famiglia  Non punire subito per eventuali mancanze, ma esortare a prestare più attenzione Ulteriori indicazioni sull’approccio al lavoro e la struttura degli esercizi

37 Università degli Studi di Salerno  Stabilire a priori la sequenza degli esercizi, per non lasciare tempi vuoti o apparire incerti sul da farsi  Accorciare i tempi di lavoro facendo brevi e frequenti pause  Rendere gli esercizi sempre nuovi e stimolanti variandone le modalità di proposta ed i materiali  Ricorrere a segnali gestuali o visivi concordati con il soggetto per esprimere approvazione o disapprovazione  Adottare un tono variato e non monotono della voce, ripetendo spesso le indicazioni più importanti ed incitando nei momenti chiave degli esercizi  Interagire frequentemente, verbalmente e fisicamente con il soggetto  Costruire situazioni di gioco per aumentare l’interesse  Utilizzare i giochi di ruolo  Alternare compiti attivi e passivi  Fare in modo che gli esercizi non siano troppo lunghi e ripetitivi  Fornire indicazioni brevi ed esatte per l’esecuzione degli esercizi  Suddividere il lavoro in piccole parti 5.1 Potenziare l’efficacia del lavoro…in sintesi

38 Università degli Studi di Salerno  Non creare situazioni di competizione marcata con i compagni  Nella fase iniziale non focalizzarsi sugli errori ma valorizzare gli aspetti positivi sottolineando i progressi raggiunti volta per volta  Non punire il soggetto impedendogli di muoversi per lungo tempo (se rimane fermo per molto tempo dopo sarà ancora più ingestibile)  Enfatizzare i lati positivi del comportamento del soggetto (intuito,creatività, affettuosità, estroversione sono caratteristiche tipiche dei soggetti con DDAI) 5.1 Cautele particolari

39 Università degli Studi di Salerno 5.2 Aiuti concreti per gestire il rapporto con gli adolescenti con il DDAI Stabilire il comportamento richiesto con un tono pacato, fermo ma fondamentalmente gentile Dare una breve lista con le diverse attività da svolgere durante la giornata Non dare spazio a discussioni, il malumore deve essere affrontato fin dall’inizio In una critica o nella discussione di un problema non debordare Esigere solo ciò che è essenziale Non lodare esageratamente e neanche punire esageratamente Quando la tensione sale interrompere il contatto visivo e abbassare la voce Evitare prescrizioni comportamentali e appelli morali Provare con comunicazioni scritte Riuscire a tirar fuori quanto più humour possibile in tutto ciò che è tipico della sindrome.


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