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Tradurre bisogni e risorse proprie dell’individuo in programmi di intervento.

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Presentazione sul tema: "Tradurre bisogni e risorse proprie dell’individuo in programmi di intervento."— Transcript della presentazione:

1 Tradurre bisogni e risorse proprie dell’individuo in programmi di intervento.

2 Il mediatore deve facilitare lo scambio tra le diverse parti al fine di prevenire l’insorgere di incomprensioni e conflitti e per farlo ha bisogno di conoscenze dettagliate che scavalchino il senso comune e le idee preconcette e sommarie.

3 Il concetto di “mediazione culturale”, e ancora prima quello di “mediazione”, presuppone un confronto con i temi della complessità e del conflitto. Come afferma Stefano Castelli, per trasformare i conflitti in qualcosa di utile è necessario gestirli in maniera opportuna, “prendersene cura” senza volerli “curare” Sul piano dell’agire la mediazione è di conseguenza una prassi ternaria, discorsiva, conciliatoria, assertiva, che sposta le interazioni conflittuali dalla logica “vincitori e vinti”, che in realtà è un gioco a somma zero, a quella “io vinco, tu vinci”, che conduce dunque verso una situazione paritaria di equilibrio.

4 Quanto più le relazioni sociali e interpersonali si moltiplicano e si complicano, tanto più la mediazione sembra necessaria e inevitabile : nella vita quotidiana e nelle interazioni fra i soggetti, come nei rapporti istituzionali e nelle organizzazioni, le occasioni di esercitare negoziazioni di significati e di posizioni, di favorire conciliazioni simboliche, di prevenire ed attenuare piccoli o grandi conflitti sono praticamente infinite.

5 La mediazione culturale rientra in questa definizione, anche se il conflitto rimane sempre sullo sfondo e non si manifesta in maniera esplicita. Inoltre, esperti e studiosi del settore più che di conflitto nell’incontro-scontro fra persone appartenenti a culture diverse parlano di « dissidio », in quanto il linguaggio usato non può essere comparato, commisurato. Qui ognuno parla il proprio linguaggio, che è intraducibile, non comprensibile per l’altro In presenza del dissidio la “sfida” del mediatore sia paradossalmente quella di trasformare il “dissidio” in “conflitto”, vale a dire trovare le parole che permettono la traduzione dell’uno nell’altro. Nel momento in cui si trovano le “parole” il dissidio diventa conflitto e si aprirà uno spiraglio di trasformazione. Si passa da una situazione di totale frattura alla costruzione di uno spazio in qualche maniera confrontabile

6 In questi casi, il mediatore, nella costruzione di un linguaggio comune e rispondendo contemporaneamente alle aspettative dei due mediati, assume il ruolo di arbitro. Il mediatore non diventa il rappresentante di una comunità in particolare ; piuttosto, questo suo stare al crocevia di tanti luoghi, e il suo non appartenere a nessun territorio, lo aiuta a creare e disseminare scambi, contaminazioni e sinergie

7 Secondo Domenico Santarrone, la mediazione culturale: Non significa neutralità asettica e priva di conflitti. Non è un luogo di coesistenza pacifica degli opposti, una terra di nessuno dove si allineano, privi di un ordine gerarchico, parole e pensieri. Essa, al contrario è lo spazio del conflitto fra diverse tradizioni, tra molteplici orizzonti di senso, tra scelte di carattere estetico, morale, politico

8 Il mediatore deve inoltre promuovere e valorizzare occasioni di incontro e confronto tra culture diverse. Questo ruolo è affidato soprattutto al mediatore operante nel sistema scolastico.

9 Per farlo, il mediatore sa usare le tecniche e gli strumenti di base di gestione delle relazioni culturali; inoltre è a conoscenza di elementi di base di sociologia ed antropologia culturale;

10 L’arte è di grande aiuto a sopprimere e limare le differenze tra persone appartenenti a gruppi culturali diversi, per questo la mediazione dovrebbe avere un ruolo PRIMARIO nelle scuole, in quanto la convivenza tra popoli può essere instillata solo tramite processi educativi mirati.

11 Educazione all’intercultura interventi per l'intero gruppo classe sul riconoscimento e la valorizzazione delle diversità laboratori di fiabe, danza, gioco, musica, manipolazione ed altre forme di espressione e artistica che consentono ai bambini/ragazzi di esperimentare momenti di incontro e di conoscenza utilizzando linguaggi diversi interventi di animazione in servizi ricreativi e spazi di aggregazione per bambini e ragazzi

12 Per svolgere queste attività il mediatore deve tenere bene a mente i principi fondamentali di pedagogia interculturale e psicologia dell’immigrazione.

13 Gli immigrati possono andare incontro a vari problemi psicologici a causa della loro condizione, dai sensi di colpa della badante lontana dai figli alla depressione di chi ha fallito e vuole tornare in patria. In alcuni casi, una mente ferita può anche sanguinare aggressività, delinquenza o abuso di alcol. In Italia diversi centri offrono sostegno. Quali problemi si trovano a trattare? “Ogni categoria di migranti ha i propri”, ci spiega la psicoterapeuta Rossella Celmi, project manager per la programmazione psicosociale nella sezione italiana dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim)

14 Il Paese di provenienza, ha un peso sulla condizione psicologica? Alla psicoterapeuta è parso che “i giovani provenienti da Paesi colpiti da conflitti in cui per anni è mancato un sistema di coesione sociale manchino di un progetto di vita autonoma proiettato al futuro: pensano al presente e sono condizionati dal timore che accadano imprevisti”. Tuttavia, aggiunge Celmi, le risorse personali possono fare la differenza in ogni caso. “La resilienza psicologica è innata, alcune vittime di tortura hanno reagito al punto di non essere più vulnerabili – dice – Gli immigrati ci ricordano che ci si può riprendere anche dalle esperienze peggiori, come la morte di un figlio o un fratello durante una traversata in mare.

15 L‘immigrato spesso si trova prigioniero di due mondi ed alieno ad entrambi: estraneo al suo passato ed estraneo al presente-futuro, "sospeso fra due mondi", come scrive Nathan (1996). Si sente smarrito in un mondo selvaggio, mentre i vecchi e lontani modi di vita possono essere oggetto sia di una lacerante nostalgia, sia di una struggente idealizzazione. Grinberg attribuisce tale atteggiamento (ed anche quello opposto, di denigrazione e disprezzo per il "vecchio" mondo) ad una scissione protettiva nei confronti delle molteplici e spesso intollerabili emozioni che accompagnano il passaggio migratorio. «Si evidenziano l'insieme dei sentimenti d'ansia, tristezza, dolore e nostalgia, uniti alle aspettative e alle illusioni piene di speranza, che ogni emigrante porta con sé nella valigia. Proprio per proteggersi dagli effetti dolorosi di queste emozioni, a volte insopportabili, l’immigrato utilizza la scissione per non dover evocare - in forma disperata- le perdite patite"

16 Il mediatore ha il ruolo importante di sostenere il contesto organizzativo in cui opera, migliorando laddove si può, i processi di adeguamento dei servizi per gli utenti.

17 Se uno facesse a tutti gli uomini una proposta invitandoli a scegliere le usanze migliori di tutte, dopo aver ben considerato ognuno sceglierebbe le proprie: a tal punto ciascuno è convinto che le sue proprie usanze sono di gran lunga le migliori. (Erodoto, storico greco, 450 a.C.) Il problema non è il razzismo dei “bianchi”. Il problema non è la società. Il problema è l’ipocrisia. Coloro che più gridano allo scandalo, coloro che più si dicono indignati, coloro che più se ne dicono vittime sono spesso i peggiori. Il problema è l’ipocrisia. ( Isaac Asimov)


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