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Legislazione dei Servizi Sociali Corso di Laurea Triennale L 39 / L 40 S ERVIZIO SOCIALE E S OCIOLOGIA prof. Marco BURGALASSI Università degli Studi di.

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1 Legislazione dei Servizi Sociali Corso di Laurea Triennale L 39 / L 40 S ERVIZIO SOCIALE E S OCIOLOGIA prof. Marco BURGALASSI Università degli Studi di Roma Tre anno accademico

2 IL DIRITTO ALL’ASSISTENZA SOCIALE NELLA COSTITUZIONE ARTICOLO 38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera. Manuale pp.55-60

3 L’ART. 38 INTRODUCE IL DIRITTO ALL’ASSISTENZA SOCIALE E SANCISCE IL PASSAGGIO DA UN SISTEMA BASATO SULLA CATEGORIALITA’, LA RESIDUALITA’ E LA DISCREZIONALITA’ AD UNO FONDATO SULLA SICUREZZA SOCIALE L’ART. 38 DELLA COSTITUZIONE NON INTRODUCE UN MONOPOLIO PUBBLICO E LASCIA PIENA LIBERTÀ ALLO STATO DI SCEGLIERE I MODI, LE FORME, LE STRUTTURE ORGANIZZATIVE RITENUTE PIÙ IDONEE ED EFFICIENTI L’ART. 38 STABILISCE CHE L’ASSISTENZA PRIVATA È LIBERA Attenzione: la categoria dell’assistenza (sociale) non è ciò che poi è stato identificato con i servizi sociali. Manuale pp.55-60

4 ARTICOLO 117 [versione originaria, prima della modifica del Titolo V nel 2001] La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni: ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione; circoscrizioni comunali; polizia locale urbana e rurale; fiere e mercati; beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliere; istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica; musei e biblioteche di enti locali; urbanistica; turismo ed industria alberghiera; tranvie e linee automobilistiche di interesse regionale; viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale; navigazione e porti lacuali; acque minerali e termali; cave e torbiere; caccia; pesca nelle acque interne; agricoltura e foreste; artigianato; altre materie indicate da leggi costituzionali. Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione. Manuale pp.55-60

5 COSA AVVIENE TRA IL 1945 E GLI INIZI DEGLI ANNI ‘70 Costituzione: sancisce il diritto all’assistenza ma limitandolo alle condizioni di estremo bisogno; fissa il principio ma demanda alle Regioni la realizzazione degli interventi (funzioni amministrative); tiene insieme le categorie di “assistenza” e “beneficenza” Nella fase di espansione delle politiche sociali, lo sviluppo quantitativo e qualitativo delle prestazioni previdenziali, pensionistiche, nel settore dell’istruzione ecc. non ha un corrispondente riscontro nel settore dell’assistenza. Fino al 1970 si registrano modesti interventi nel settore dell’assistenza sociale Assistenza e beneficenza sono concetti usati in modo intercambiabile, senza precise distinzioni 1970: ISTITUZIONE DELLE REGIONI A STATUTO ORDINARIO: il dettato dell’art. 117 Cost può cominciare a trovare concretizzazione; si avvia il DECENTRAMENTO delle competenze Manuale pp.55-60

6 LA PRIMA FASE DEL DECENTRAMENTO (REGIONALIZZAZIONE CON DECRETI DEL 1972) D.P.R. 9/1972 lo Stato attribuisce alle regioni funzioni ritagliate e poco omogenee, nonché poco incisive; tali da rendere asfittica l’ordinaria attività amministrativa regionale lo Stato mantiene ancora molte competenze (ipab, eca, servizi ministero interno); le funzioni non vengono trasferite per materia ma per ambiti di competenza dei singoli ministeri; di conseguenza il riparto delle materie si realizza con tutte le incongruenze tipiche della struttura ministeriale Alcune regioni ritengono che il trasferimento delle competenze non sia congruo con il dettato dell’art.117 e ricorrono alle Corte Costituzionale D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 9, Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di beneficenza pubblica e del relativo personale Manuale pp.55-60

7 LA SENTENZA N. 139 DELLA CORTE COSTITUZIONALE 1. introduce una distinzione tra beneficenza e assistenza 2. attribuisce l’assistenza alla competenza statale 3. alle regioni rimane la beneficenza; 4. le regioni perdono anche ogni competenza in materia di assistenza privata che con la sentenza passa allo stato; Questa visione restrittiva delle competenze regionali caratterizzerà tutta la prima fase del processo di decentramento delle funzioni socio- assistenziali, sino all’entrata in vigore del d.p.r. 616/77 Manuale pp.55-60

8 LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE STABILISCE LA DISTINZIONE TRA BENEFICENZA PUBBLICA E ASSISTENZA SOCIALE BENEFICENZA PUBBLICA CARITATIVA E VOLONTARIA, DISCREZIONALE FORMA NON PREDEFINITA ASSISTENZA SOCIALE OBBLIGO ATTRIBUITO ALLO STATO HA FORME PREDEFINITE Manuale pp malgrado la limitatezza e l’incompletezza del decentramento avvenuto con il DPR 9/1972: - molte regioni adottano normative regionali anche innovative (collegamenti socio-sanitari, concentrazioni responsabilità assistenziali agli enti locali, convenzioni con privati) - prende avvio un processo di riassetto del welfare socio-assistenziale che mira a riunificare le competenze gestionali ad un unico ente: il comune

9 I fondamenti del processo di normativizzazione della materia dei servizi sociali si trovano nell’art 38 e nell’art 117 della Costituzione ma è necessario un passaggio chiave: il DECENTRAMENTO 1970 NASCITA DELLE REGIONI A STATUTO ORDINARIO 1° FASE DEL DECENTRAMENTO: - DPR 9/1972, DISTINZIONE ASSISTENZA E BENEFICENZA - CONTESTAZIONE DA PARTE DELLE REGIONI - SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 139/ REGIONI CHE COMUNQUE SI PROPONGONO DI INTERVENIRE SULLA MATERIA 2° FASE DEL DECENTRAMENTO: - LEGGE DELEGA 382/ DPR 616/1977 definizione di assistenza sociale 3° FASE DEL DECENTRAMENTO: -LEGGE DELEGA 59/1997 -D.LGS 112/1998

10 SECONDA FASE DEL DECENTRAMENTO (LEGGE DELEGA 382/75 E DECRETI DEL 1977) lo Stato trasferisce un più ampio novero di competenze e di funzioni alle regioni. Da questo momento può dirsi realmente operante un sistema di autonomie regionali Con i decreti del 1977 viene finalmente data piena attuazione all’articolo 118 della Costituzione, assicurando effettività al trasferimento di tutte le materie ivi elencate dall’articolo 117, stavolta in modo sostanziale Legge 382/1975 «Il Governo è delegato ad emanare per le regioni a statuto ordinario, entro 12 mesi dalla data dell'entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria diretti a: -completare il trasferimento delle funzioni amministrative, considerate per settori organici -trasferire le funzioni inerenti alle materie indicate nell'articolo 117 della Costituzione esercitate da enti pubblici nazionali ed interregionali» -…..

11 Capo III - Beneficenza pubblica Art. 22 Beneficenza pubblica. Le funzioni amministrative relative alla materia «beneficenza pubblica» concernono tutte le attività che attengono, nel quadro della sicurezza sociale, alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti o a pagamento, o di prestazioni economiche, sia in denaro che in natura, a favore dei singoli, o di gruppi, qualunque sia il titolo in base al quale sono individuati i destinatari, anche quando si tratti di forme di assistenza, a categorie determinate, escluse soltanto le funzioni relative alle prestazioni economiche di natura previdenziale. Art. 23 Specificazione. Sono comprese nelle funzioni amministrative di cui all'articolo precedente le attività relative: a) all'assistenza economica in favore delle famiglie bisognose dei defunti e delle vittime del delitto; b) all'assistenza post-penitenziaria; c) agli interventi in favore di minorenni soggetti a provvedimenti delle autorità giudiziarie minorili nell'ambito della competenza amministrativa e civile; d) agli interventi di protezione speciale di cui agli articoli 8 e seguenti della legge 20 febbraio 1958, n. 75. DPR 616 DEL 1977 Attuazione della delega di cui all'art. 1 della L. 22 luglio 1975, n. 382 Definizione di assistenza sociale Manuale pp.55-60

12 Art. 24 Competenze dello Stato Sono di competenza dello Stato le funzioni amministrative concernenti: 1) gli interventi di primo soccorso in caso di catastrofe o calamità naturale di particolare gravità o estensione; 2) gli interventi di prima assistenza in favore di profughi e di rimpatriati in conseguenza di eventi straordinari ed eccezionali e, per i profughi stranieri; ….. 5) le pensioni e gli assegni di carattere continuativo disposti dalla legge in attuazione dell'art. 38 della Costituzione, ivi compresi le indennità di disoccupazione e gli assegni a carico della Cassa integrazione stipendi e salari Art. 26 Attribuzioni alla provincia La provincia nell'ambito dei piani regionali approva il programma di localizzazione dei presidi assistenziali ed esprime il parere sulle delimitazioni territoriali di cui al precedente articolo.

13 Art. 25 Attribuzioni ai comuni. Tutte le funzioni amministrative relative all'organizzazione ed alla erogazione dei servizi di assistenza e di beneficenza, di cui ai precedenti articoli 22 e 23, sono attribuite ai comuni ai sensi dell'art. 118, primo comma, della Costituzione. La regione determina con legge, sentiti i comuni interessati, gli ambiti territoriali adeguati alla gestione dei servizi sociali e sanitari, promuovendo forme di cooperazione fra gli enti locali territoriali, e, se necessario, promuovendo ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 117 della Costituzione forme anche obbligatorie di associazione fra gli stessi. Gli ambiti territoriali di cui sopra devono concernere contestualmente la gestione dei servizi sociali e sanitari. Le funzioni, il personale ed i beni delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza operanti nell'ambito regionale sono trasferite ai comuni singoli o associati, sulla base e con le modalità delle disposizioni contenute nella legge sulla riforma dell'assistenza pubblica e, comunque, a far tempo dal 1° gennaio Le attribuzioni degli ECA enti comunali di assistenza, nonché i rapporti patrimoniali ed il personale, sono trasferiti ai rispettivi comuni entro e non oltre il 30 giugno Le regioni con proprie leggi determinano le norme sul passaggio del personale, dei beni e delle funzioni dei disciolti enti comunali di assistenza ai comuni, nel rispetto dei diritti acquisiti dal personale dipendente.

14 LEGGE DELEGA 382/75 E SUCCESSIVO DPR 616 DEL 1977 …. - trasferiscono a regioni ed enti locali le principali competenze amministrative relative all’organizzazione ed alla gestione dei servizi sociali - riservano allo stato funzioni ridotte e ben identificate - separano le competenze sui servizi sociali da quelle di natura assistenziale connesse a trasferimenti economici standardizzati - riuniscono in un unico quadro le attività separate dalla sentenza 139/72 - identificano nel comune il centro gravitazionale delle attività di assistenza sociale

15 LE IMPLICAZIONI DELLA SECONDA FASE DEL DECENTRAMENTO è in questa fase che si assiste ad una concreta estensione della nozione giuridica di assistenza sociale che va oltre al solo soddisfacimento dei bisogni primari si sviluppa una concezione egualitaria del sistema socio-assistenziale (abbattimento delle categorie di beneficiari) la legislazione regionale regolamenta anche i rapporti con le USL che nella legge 833/78 sono definitive come strutture operative dei comuni singoli o associati nell’ambito sanitario la maggior parte delle regioni affidano la gestione delle funzioni socio- assistenziali in forma associata agli organi istituzionali delle USL; in questo modo la titolarità comunale delle funzioni amministrative in materia socio-assistenziale diviene fittizia

16 LA SENTENZA N. 174 DELLA CORTE COSTITUZIONALE superamento della distinzione tra beneficenza e assistenza perché « …. l’ampliamento della platea dei destinatari, che prescinde in taluni casi dallo stato di bisogno; la diversificazione delle prestazioni, congiunta all’estendersi del carattere di non discrezionalità nella loro erogazione; la tendenza a superare la tipizzazione degli interventi a seconda delle categorie individuate dall’attività lavorativa degli assistiti, facendo invece riferimento ai diversi stadi della vita umana (infanzia e vecchiaia) che maggiormente richiedono la fruizione di servizi sociali: questo insieme di elementi comporta il superamento dei presupposti su cui si fondava la distinzione e la contrapposizione disegnate nella sentenza 139/1972» Manuale pp.55-60

17 LEGGE 19 MAGGIO 1975 n. 151 LEGGE 26 LUGLIO 1975n. 354 LEGGE 29 LUGLIO 1975 n. 405 LEGGE 4 AGOSTO 1977 n. 517 LEGGE 13 MAGGIO 1978 n. 180 LEGGE 22 MAGGIO 1978 n. 194 LEGGE 23 DICEMBRE 1978 n. 833 LEGGE 11 FEBBRAIO 1980 n. 18 LEGGE 4 MAGGIO 1983 n. 184 DPR 9 OTTOBRE 1990n. 309 LEGGE 11 AGOSTO 1991n. 266 LEGGE 8 NOVEMBRE 1991n. 381 LEGGE 5 FEBBRAIO 1992n. 104 compito per casa: cercare questa normativa e registrare titolo e argomento LE TRASFORMAZIONI DELLA NORMATIVA IN MATERIA DI ASSISTENZA SOCIALE NEL PROCESSO DI DECENTRAMENTO

18 TERZA FASE DEL DECENTRAMENTO (Legge delega 59/ D.Lgs 112/98) Completamento del processo di decentramento/regionalizzazione La legge 59/97 e il successivo decreto legislativo 112/98 stabiliscono che la totalità delle funzioni amministrative sono trasferite ai territori, con l’eccezione di quelle espressamente riservate allo stato e tassativamente elencate nella stessa legge 59/1997 (cd Legge Bassanini) Con la legge 59/1997 e il d.lgs 112/1998, dunque, si va oltre il dettato dell’articolo 117 della costituzione, attribuendo alla competenza delle regioni e degli enti locali molte materie non comprese nell’elenco di quell’articolo Manuale pp.55-60

19 Legge delega 59/1997 Art. 1 comma 2. Sono conferite alle regioni e agli enti locali tutte le funzioni e i compiti amministrativi relativi alla cura degli interessi e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità, nonchè tutte le funzioni e i compiti amministrativi localizzabili nei rispettivi territori in atto esercitati da qualunque organo o amministrazione dello Stato, centrali o periferici, ovvero tramite enti o altri soggetti pubblici. 3. Sono esclusi dall'applicazione dei commi 1 e 2 le funzioni e i compiti riconducibili alle seguenti materie: a) affari esteri e commercio estero b) difesa, forze armate, armi e munizioni, esplosivi e materiale strategico; c) rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose; d) tutela dei beni culturali e del patrimonio storico artistico; e) vigilanza sullo stato civile e sull'anagrafe; f) cittadinanza, immigrazione, rifugiati e asilo politico, estradizione; g) consultazioni elettorali, h) moneta, sistema valutario e perequazione delle risorse finanziarie; i) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; l) ordine pubblico e sicurezza pubblica; m) amministrazione della giustizia; n) poste e telecomunicazioni; o) previdenza sociale, eccedenze di personale temporanee e strutturali Manuale pp.55-60

20 DECRETO LEGISLATIVO 112/98 TITOLO IV. SERVIZI ALLA PERSONA E ALLA COMUNITA’ Capo ITutela della salute Capo IIServizi sociali Art Oggetto e definizioni 1. Il presente capo ha come oggetto le funzioni e i compiti amministrativi relativi alla materia dei "servizi sociali". 2. Ai sensi del presente decreto legislativo, per "servizi sociali" si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia. ***prevenzione? Manuale pp.55-60

21 DECRETO LEGISLATIVO 112/98 Art Competenze dello Stato Sono conservate allo Stato le seguenti funzioni: a) la determinazione dei principi e degli obiettivi della politica sociale; b) la determinazione dei criteri generali per la programmazione della rete degli interventi di integrazione sociale da attuare a livello locale; c) la determinazione degli standard dei servizi sociali da ritenersi essenziali in funzione di adeguati livelli delle condizioni di vita; d) compiti di assistenza tecnica, su richiesta dagli enti locali e territoriali, nonché compiti di raccordo in materia di informazione e circolazione dei dati concernenti le politiche sociali, ai fini della valutazione e monitoraggio dell'efficacia della spesa per le politiche sociali; e) la determinazione dei criteri per la ripartizione delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali; f) i rapporti con gli organismi internazionali e il coordinamento dei rapporti con gli organismi dell'Unione europea operanti nei settori delle politiche sociali e gli adempimenti previsti dagli accordi internazionali e dalla normativa dell'Unione europea; g) la fissazione dei requisiti per la determinazione dei profili professionali degli operatori sociali nonché le disposizioni generali concernenti i requisiti per l'accesso e la durata dei corsi di formazione professionale; h) gli interventi di prima assistenza in favore dei profughi, limitatamente al periodo necessario alle operazioni di identificazione ed eventualmente fino alla concessione del permesso di soggiorno, nonché di ricetto ed assistenza temporanea degli stranieri da respingere o da espellere; i) la determinazione degli standard organizzativi dei soggetti pubblici e privati e degli altri organismi che operano nell'ambito delle attività sociali e che concorrono alla realizzazione della rete dei servizi sociali; l) le attribuzioni in materia di riconoscimento dello status di rifugiato ed il coordinamento degli interventi in favore degli stranieri richiedenti asilo e dei rifugiati, nonché di quelli di protezione umanitaria per gli stranieri accolti in base alle disposizioni vigenti; Manuale pp.55-60

22 DECRETO LEGISLATIVO 112/98 Art Trasferimento alle regioni 1.Le regioni adottano, ai sensi dell'articolo 4, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59, entro sei mesi dall'emanazione del presente decreto legislativo, la legge di puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate ai comuni ed agli enti locali e di quelle mantenute in capo alle regioni stesse. In particolare la legge regionale conferisce ai comuni ed agli altri enti locali le funzioni ed i compiti amministrativi concernenti i servizi sociali relativi a: a) i minori, inclusi i minori a rischio di attività criminose; b) i giovani; c) gli anziani; d) la famiglia; e) i portatori di handicap, i non vedenti e gli audiolesi; f) i tossicodipendenti e alcooldipendenti; g) gli invalidi civili, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 130 del presente decreto legislativo. 2. Sono trasferiti alle regioni, che provvederanno al successivo conferimento alle province, ai comuni ed agli altri enti locali nell'ambito delle rispettive competenze, le funzioni e i compiti relativi alla promozione ed al coordinamento operativo dei soggetti e delle strutture che agiscono nell'ambito dei "servizi sociali", con particolare riguardo a: a) la cooperazione sociale; b) le istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza (IPAB); c) il volontariato.

23 la legge 59/97 e il d.lgs. 112/98 perfezionano la competenza territoriale in materia di servizi sociali, con lo Stato in posizione “residuale” nel d.lgs. 112/98 vi è la definizione di “servizi sociali” la legge 59/1997 privilegia il ruolo degli enti locali minori, evitando così che al centralismo dello Stato se ne sostituisca uno di tipo regionale il d.lgs. 112/98 stabilisce la esatta individuazione delle funzioni conferite agli enti locali e di quelle lasciate allo Stato l’esercizio di compiti e funzioni amministrative a livello locale diventa il principio base; l’intervento dello Stato avviene solo in via residuale nel rispetto del principio di sussidiarietà TERZA FASE DEL DECENTRAMENTO (Legge delega 59/ D.Lgs 112/98)

24 la terza fase del decentramento è l’effetto del recepimento nel nostro ordinamento del principio di sussidiarietà, introdotto dal trattato sull’unione europea del 7 febbraio 1992 (meglio noto come trattato di maastricht). il principio di sussidiarietà interviene nel quadro dell’assetto istituzionale in due direzioni: verticale e orizzontale sussidiarietà verticale la gestione amministrativa della cosa pubblica deve essere affidata alla struttura politico-amministrativa più vicina ai cittadini, lasciando alle strutture amministrative sovraordinate soltanto quelle funzioni che, per loro natura, non possono essere svolte localmente sussidiarietà orizzontale il governo della cosa pubblica deve essere realizzato coinvolgendo i cittadini (in forma singola o associata) e quindi promuovendo la partecipazione della societa’ civile LA SUSSIDIARIETA’ COME PRESUPPOSTO DELLA TERZA FASE DEL DECENTRAMENTO

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26 Presupposti del sistema integrato di interventi e servizi sociali rivolto a tutti i cittadini che possono incontrare nel corso della vita alcune difficoltà che possono anche ripetersi e che richiedono assistenza, orientamento e sostegno (universalità); priorità per coloro che si trovano in particolari condizioni e verifica della situazione personale (selettività) finalizzato a produrre politiche sociali di promozione della normalità della vita delle persone e non solo politiche che aiutano le situazioni di crisi e di disagio basato su standard che devono essere comunque presenti su tutto il territorio nazionale (livelli essenziali) mirato a valorizzare le reti comunitarie, gli attori sociali del territorio, il ruolo delle famiglie (sussidiarietà orizzontale) mette al centro il principio della integrazione delle politiche dei servizi sociali non solo con quelle sanitarie ma anche con l’insieme delle politiche che interagiscono sulla qualità della vita dei cittadini (abitazione, formazione, lavoro) LEGGE 8 NOVEMBRE 2000 n. 328 legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali

27 STRUTTURA DELL’ARTICOLATO DI LEGGE Capo I. Principi generali del sistema integrato di interventi e servizi sociali (artt. 1-5) Capo II. Assetto istituzionale e organizzazione del sistema integrato di interenti e servizi sociali (artt. 6-13) Capo III. Disposizioni per la realizzazione di particolari interventi di integrazione e sostegno sociale (artt.14-17) Capo IV. Strumenti per favorire il riordino del sistema integrato di interventi e servizi sociali (artt.18-21) Capo V. Interventi, servizi e emolumenti economici del sistema integrato di interventi e servizi sociali (artt ) Capo VI. Disposizioni finali (artt )

28 Art. 1 Principi generali e finalità 1.obiettivi della legge, impegni che lo stato nelle sue articolazioni territoriali assume nei confronti della comunità 2.definizione di servizi sociali 3.la materia è ripartita tra i diversi attori istituzionali secondo quanto stabilito dal d. lgs. 112/98 ma gli enti locali ne sono i principali protagonisti 4.si riconosce e si agevola la presenza del terzo settore nel quadro dei servizi sociali 5.il sistema dei servizi sociali si definisce nella forma del welfare mix, con la compresenza di attori pubblici e privati 6.la partecipazione (dei cittadini, dei sindacati, delle associazioni di tutela) ne è un tratto qualificante

29 Art. 2 Diritto alle prestazioni 1. Hanno diritto di usufruire delle prestazioni e dei servizi del sistema integrato di interventi e servizi sociali i cittadini italiani e, nel rispetto degli accordi internazionali, con le modalità e nei limiti definiti dalle leggi regionali, anche i cittadini di Stati appartenenti all'Unione europea ed i loro familiari, nonchè gli stranieri, individuati ai sensi dell'articolo 41 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n Ai profughi, agli stranieri ed agli apolidi sono garantite le misure di prima assistenza 2. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ha carattere di universalità. I soggetti pubblici sono tenuti a realizzare il sistema di cui alla presente legge che garantisce i livelli essenziali di prestazioni 3. I soggetti in condizioni di povertà o con limitato reddito o con incapacità totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico, con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro, nonché i soggetti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria che rendono necessari interventi assistenziali, accedono prioritariamente ai servizi e alle prestazioni erogati dal sistema integrato di interventi e servizi sociali. 4. I parametri per la valutazione delle condizioni di cui al comma 3 sono definiti dai comuni. 5. Gli erogatori dei servizi e delle prestazioni sono tenuti, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, ad informare i destinatari degli stessi sulle diverse prestazioni di cui possono usufruire, sui requisiti per l'accesso e sulle modalità di erogazione per effettuare le scelte più appropriate. Manuale pp e 67-74

30 Art. 2 Diritto alle prestazioni 1.hanno diritto alle prestazioni i cittadini italiani, i cittadini comunitari, gli extracomunitari in regola 2.universalità del sistema e garanzia dei LEP 3.le priorità nell’accesso ai servizi e alle prestazioni tenendo conto anche della situazione economica delle persone (selettività) 4.I meccanismi di accesso e priorità sono determinati dai comuni 5.obbligo dei fornitori ad informare delle diverse opportunità e delle alternative e quindi diritto dei cittadini ad essere adeguatamente informati (carta dei servizi)

31 art. 3 Principi per la programmazione degli interventi e delle risorse del sistema integrato di interventi e servizi sociali 1.metodo della programmazione, della operatività per progetti, della verifica su efficienza ed efficacia 2.programmazione compete agli attori istituzionali presuppone il coordinamento e l’integrazione tra diverse politiche sociale: con l’intervento sanitario, con l’istruzione, con la formazione, con l’avviamento ed il reinserimento lavorativo si realizza attraverso la concertazione e la cooperazione tra i diversi livelli istituzionali e tra questi e i soggetti privati che partecipano anche con proprie risorse alla realizzazione della rete integrata, le asl per le prestazioni ad alta integrazione sanitaria, le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale 3.…….. 4.il pubblico deve garantire pluralità nell’offerta dei servizi, diritto di scelta dei cittadini- utenti, possibilità di optare per servizi in natura piuttosto che in prestazioni economiche (fatto salvo ….) sussidiarietà orizzontale Manuale pp.49-52

32 art. 4 Sistema di finanziamento delle politiche sociali 1.il finanziamento del sistema è plurimo, cioè sostenuto da diversi soggetti 2.i comuni singoli o associati sono i titolari delle spese che sostengono il sistema 3-4. i comuni utilizzano fondi loro assegnati dalle regioni, dallo Stato direttamente o tramite le regioni (FNPS) e fondi propri le risorse che nei territori finanziano i servizi sociali sono : - fnps attribuito dallo stato alle regioni e da queste ai territori - fondi regionali attribuiti ai comuni o agli ambiti - i bilanci comunali 5. lo stato finanzia direttamente le pensioni, gli assegni, le indennità di tipo assistenziale (invalidità civile, assegno sociale, reddito minimo di inserimento, etc..) [sistema assistenziale] Manuale pp

33 Spesa totale dei comuni per il welfare locale Trasferimenti statali per il welfare locale Il finanziamento del sistema dei servizi sociali negli ultimi 10 anni la questione dei «diritti finanziariamente condizionati» Manuale pp Burgalassi-Melchiorre

34 Art. 5Ruolo del terzo settore 1.sulla base del principio di sussidiarietà (orizzontale) i soggetti pubblici sono chiamati a farsi carico della promozione di azioni per sostenere e qualificare il terzo settore i soggetti pubblici devono tenere presente la rilevanza che il terzo settore riveste per il sistema di welfare e delle peculiarità del terzo settore. Per questo è anche opportuno definire particolari forme di aggiudicazione o negoziazione nell’affidamento dei servizi. [si collega con l’art. 11 autorizzazione e accreditamento] Manuale pp

35 ART. 1 COMMA 4 CORPI INTERMEDI, ATTORI SOCIALI, SOCIETA’ CIVILE TERZO SETTORE ONLUS (d. lgs. 460/97) COOPERATIVE SOCIALI (legge 381/91) ORGANIZZAZIONI DEL VOLONTARIATO (legge 266/91) ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE (legge 49/97) ASSOCIAZIONI PROSOCIALI (legge 383/2000) FONDAZIONI ENTI DI PATRONATO PARTI SOCIALI SINDACATI ORGANIZZAZIONI DATORIALI

36 COOPERATIVE SOCIALI (legge 381/91) di tipo A* svolgono attività sociali, educative, culturali * realizzano servizi alla persona di tipo B* svolgono attività agricole, industriali, di supporto * finalizzate a includere al loro interno soggetti svantaggiati (almeno 30% dipendenti) ORGANIZZAZIONI DEL VOLONTARIATO (legge 266/91) iscritte in appositi albi svolgono attività per la collettività o per segmenti del tessuto sociale gratuità, volontarismo, idealità Nel corso degli anni ’90 la normativa regionale recepisce e adatta alle esigenze locali le leggi in materia di cooperazione e volontariato TERZO SETTORE = NO PROFIT finalità solidaristiche, mutualistiche, altruistiche ….. ma non di lucro

37 Tipologia di produzioneCaratteristicheStrumentiNormativa AUTONOMA il soggetto gestore provvede direttamente alla erogazione delle prestazioni facendo ricorso ad organizzazione e dotazione di personale proprie ESTERNALIZZATA Contracting out il soggetto gestore esternalizza attraverso una selezione pubblica che porta alla individuazione di un produttore incaricato di erogare determinati servizi previsti nel bando di gara Convenzione Appalto di servizi Appalto concorso Procedura negoziale Legge 328/2000 art. 5 Legge 266/1991 art. 7 D.Lgs. 163/2006 DPCM 30 marzo 2001 Accreditamento il soggetto gestore esterna lizza identificando una platea di produttori certificati che competono tra loro su un (quasi)mercato alimentato da titoli di accesso ai servizi rilasciati dall’ente locale Voucher Buoni servizio Legge 328/2000 art. 17 Regolamenti regionali e/o locali

38 Capo II. Assetto istituzionale e organizzazione del sistema integrato di interenti e servizi sociali (artt. 6-13) Art. 6funzioni dei comuni Art. 7 funzioni delle province Art. 8funzioni delle regioni Art. 9 funzioni dello stato Art. 10IPAB Art. 11 autorizzazione e accreditamento Art. 12figure professionali sociali Art. 13carta dei servizi sociali

39 ART. 6 FUNZIONI DEI COMUNI 1i comuni hanno la titolarità delle funzioni amministrative inerenti gli interventi sociali svolti a livello locale. la organizzazione di tali attività avviene nel modo più idoneo e sulla base delle possibilità di gestione dei servizi stabilite dalla normativa 2.i comuni programmano, progettano e realizzano la rete locale dei servizi attraverso la concertazione delle risorse umane e finanziarie locali; erogano i servizi e le prestazioni economiche di propria competenza, comprese quelle già di competenza delle province; “autorizzano” e “accreditano” i servizi e le strutture residenziali e semiresidenziali pubbliche e private, esercitando un’azione di vigilanza; partecipano al procedimento regionale di individuazione degli ambiti territoriali per la gestione delle reti locali dei servizi sociali; 2.nell’ambito delle loro attività i comuni promuovono la valorizzazione delle risorse delle collettività locali tramite forme innovative di collaborazione; coordinano i programmi e le attività di integrazione sociale e socio-sanitaria nell’ambito dei piani di zona; garantiscono la partecipazione dei cittadini al controllo sulla qualità ed efficacia dei servizi, con le modalità previste negli statuti comunali 4. il comune ha l’obbligo di assumere l’onere economico per l’assistenza residenziale ai cittadini residenti sul territorio

40 LEGGE 328/ I COMUNI SONO IL FULCRO DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI 2.I COMUNI - REALIZZANO I SERVIZI (NELLE FORME CONSENTITE DALLA LEGGE) - PROMUOVONO LE RISORSE DELLE COMUNITÀ LOCALI 3. SONO TITOLARI DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE CONCERNENTI GLI INTERVENTI SOCIALI E CONCORRONO ALLA PROGRAMMAZIONE REGIONALE.

41 ART. 7 FUNZIONI DELLE PROVINCE COMPARTECIPANO ALLA PROGRAMMAZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO. CURANO LA RACCOLTA DEI DATI SUI BISOGNI E SULLE RISORSE RESE DISPONIBILI DAI VARI SOGGETTI; 1. CURANO L’ANALISI DEI DATI RELATIVI ALL’OFFERTA ASSISTENZIALE E APPROFONDISCONO LO STUDIO DEI FENOMENI SOCIALI PIÙ RILEVANTI NELL’AMBITO PROVINCIALE; 2. PROMUOVONO DI INTESA CON I COMUNI, INTERVENTI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE E DI AGGIORNAMENTO; 3. PARTECIPANO ALLA FORMAZIONE DEI PIANI DI ZONA.

42 ART. 8 FUNZIONI DELLE REGIONI ALLE REGIONI SONO ATTRIBUITE FUNZIONI DI PROGRAMMAZIONE, COORDINAMENTO ED INDIRIZZO DEGLI INTERVENTI SOCIALI E DI VERIFICA DELLA LORO ATTUAZIONE TERRITORIALE. IN PARTICOLARE DISCIPLINANO L’INTEGRAZIONE DELLE ATTIVITÀ SANITARIE E SOCIO – SANITARIE AD ELEVATA INTEGRAZIONE SANITARIA; DEFINISCONO GLI AMBITI TERRITORIALI, LE MODALITÀ E GLI STRUMENTI DI GESTIONE UNITARIA DEI SISTEMI LOCALI; DEFINISCONO I REQUISITI GENERALI CHE CONSENTONO POI LA REGOLAMENTAZIONE LOCALE DELLE DIVERSE QUESTIONI: - COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA DA PARTE DEGLI UETTNI - REQUISITI PER AUTORIZZAZIONE ACCREDITAMENTO - REQUISITI PER CONTROLLO DELLA QUALITA’ DEI SERVIZI

43 ART. 9 FUNZIONI DELLO STATO ESERCITA LE SEGUENTI FUNZIONI: - FISSA I PRINCIPI E GLI OBIETTIVI DELLA POLITICA SOCIALE ATTRAVERSO IL PIANO NAZIONALE SOCIALE; - INDIVIDUA I LIVELLI ESSENZIALI ED UNIFORMI DELLE PRESTAZIONI; - DETERMINA I REQUISITI DEI PROFILI PROFESSIONALI DELLE PROFESSIONI SOCIALI - RIPARTISCE ALLE REGIONI LE RISORSE DEL FONDO SOCIALE NAZIONALE; - DETERMINA I CRITERI GENERALI PER LA PROGRAMMAZIONE DELLA RETE DEGLI INTERVENTI DI INTEGRAZIONE SOCIALE DA ATTUARE A LIVELLO LOCALE;

44 ART. 11 AUTORIZZAZIONE E ACCREDITAMENTO Tutte le strutture a ciclo residenziale o semiresidenziale di carattere pubblico o privato che fanno parte del sistema integrato di interventi e servizi sociali sono sottoposte a AUTORIZZAZIONE IL RILASCIO DELLE AUTORIZZAZIONI AL FUNZIONAMENTO DEI SERVIZI E DELLE STRUTTURE RESIDENZIALI E SEMIRESIDENZIALI CHE SONO CONFORMI AI REQUISITI MINIMI DI LEGGE (NAZIONALE E REGIONALE) E’ ATTRIBUITO AI COMUNI ( I SERVIZI E LE STRUTTURE ESISTENTI CHE NON RISPONDONO AI REQUISITI MINIMI, HANNO UN TEMPO MASSIMO DI 5 ANNI PER METTERSI IN REGOLA) I servizi sociali devono progressivamente tendere ad una qualità omogenea delle prestazioni secondo standard definiti in sede regionale e locale. La certificazione di questo standard corrisponde all’ACCREDITAMENTO che è una procedura che consente tra l’altro di erogare servizi per conto degli attori istituzionali. I COMUNI PROVVEDONO ALL’ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI E DELLE STRUTTURE AUTORIZZATE E AL PAGAMENTO DELLE TARIFFE PREVISTE PER LE PRESTAZIONI EROGATE IN REGIME DI ACCREDITAMENTO.

45 EE.LL. SOGGETTO ESTERNO (terzo settore) ESTERNALIZZAZIONE beneficiarioUTENTE CONTRATTO DI APPALTO EE.LL. SOGGETTO ESTERNO (terzo settore accreditato) beneficiarioCLIENTE ACCREDITAMENTO GESTIONE DIRETTA EE.LL. beneficiarioUTENTE

46 LEGGE 328/2000 ART. 13CARTA DEI SERVIZI SOCIALI (RICHIEDE L’ADOZIONE DI UNO SCHEMA DI RIFERIMENTO) STABILISCE CHE OGNI SOGGETTO EROGATORE DEI SERVIZI È TENUTO AD ADOTTARE UNA CARTA DEI SERVIZI SOCIALI CHE DOVRÀ CONTENERE: -I CRITERI PER L’ACCESSO AI SERVIZI; -LE MODALITÀ DEL LORO FUNZIONAMENTO; -LE MODALITÀ DI VALUTAZIONE, DI PARTECIPAZIONE E DI TUTELA DA PARTE DEGLI UTENTI, LA CARTA, CON LA POSSIBILITÀ DI ATTIVARE RICORSI NEI CONFRONTI DEI RESPONSABILI PREPOSTI ALLA GESTIONE DEI SERVIZI L’ADOZIONE DELLA CARTA DEI SERVIZI SOCIALI È REQUISITO NECESSARIO PER L’ACCREDITAMENTO

47 Capo III. Disposizione per la realizzazione di particolari interventi di integrazione e sostegno sociale (artt ) Art. 14progetti individuali per le persone disabili Art. 15 sostegno domiciliare per le persone anziane non autosufficienti Art. 16valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari Art. 17 titoli per l’acquisto di servizi sociali

48 ART. 14 PROGETTI INDIVIDUALI PER LE PERSONE DISABILI I COMUNI, D’INTESA CON LE ASL, PREDISPONGONO PROGETTI INDIVIDUALI PER LE PERSONE DISABILI CHE NE FANNO RICHIESTA, BASATI SU: - LA VALUTAZIONE DIAGNOSTICO – FUNZIONALE; - LA INDICAZIONE DELLE PRESTAZIONI NECESSARIE PER LA CURA E LA RIABILITAZIONE; - LA INDIVIDUAZIONE DEI SERVIZI ALLA PERSONA NECESSARI; - LE EVENTUALI MISURE ECONOMICHE NECESSARIE; - L’EVENTUALE SOSTEGNO AL NUCLEO FAMILIARE;

49 ART. 15 SOSTEGNO DOMICILIARE PER LE PERSONE ANZIANE NON AUTOSUFFICIENTI ATTRIBUISCE AL MINISTERO DELLA SOLIDARIETÀ SOCIALE LA DEFINIZIONE ANNUA DELLA QUOTA DEL FONDO SOCIALE DA DESTINARE AI SERVIZI PER ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI (FONDO NON AUTOSUFFICIENZA) E LA SUA RIPARTIZIONE ALLE REGIONI IN BASE A CRITERI PONDERATI (POPOLAZIONE, CLASSI DI ETÀ, INCIDENZA DEGLI ANZIANI). STABILISCE CHEUNA PARTE DEI FONDI ASSEGNATI SONO DESTINATI A PROGETTI INTEGRATI TRA ASSISTENZA E SANITÀ, COORDINATI TRA SOGGETTI PUBBLICI E PRIVATI, TESI A SOSTENERE L’AUTONOMIA E LA PERMANENZA IN FAMIGLIA DEGLI ANZIANI. CHIARISCE CHE IN SEDE DI PRIMA APPLICAZIONE TALE QUOTA È FINALIZZATA AL POTENZIAMENTO DELL’ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA.

50 ART. 16 VALORIZZAZIONE E SOSTEGNO DELLE RESPONSABILITÀ FAMILIARI AFFIDA AL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI LO SCOPO DI SOSTENERE E VALORIZZARE IL RUOLO DELLE FAMIGLIE ATTRAVERSO: - LA CURA E LA FORMAZIONE DELLA PERSONA; - LA PROMOZIONE DEL BENESSERE E DELLA COESIONE SOCIALE; - LA PROMOZIONE DI FORME DI COOPERAZIONE, DI MUTUO AIUTO E DI ASSOCIAZIONISMO; - LA FORMULAZIONE DI PROPOSTE E LA VALUTAZIONE DI EFFICACIA DEI SERVIZI; DEFINISCE LE SEGUENTI TIPOLOGIE DI INTERVENTO: - ASSEGNI DI CURA A SOSTEGNO DI MATERNITÀ E PATERNITÀ RESPONSABILI; - POLITICHE DI CONCILIAZIONE TRA TEMPO LIBERO E TEMPO DI LAVORO; - SERVIZI DI SOSTEGNO DOMICILIARE (DI CARATTERE ECONOMICO, DI SOLLIEVO, FORMATIVI, ETC..) ALLE FAMIGLIE CHE ASSUMONO L’ACCOGLIENZA E LA CURA DI DISABILITÀ E PARTICOLARI SITUAZIONI DI DISAGIO SOCIALE (MINORI IN AFFIDAMENTO, ANZIANI); - PRESTITI D’ONORE IN ALTERNATIVA A CONTRIBUTI ASSISTENZIALI IN DENARO; - AGEVOLAZIONI FISCALI E TARIFFARIE, RIDUZIONI ICI SULLA PRIMA CASA.

51 ART. 17 TITOLI PER L’ACQUISTO DI SERVIZI SOCIALI ATTRIBUISCE AI COMUNI LA FACOLTÀ DI CONCEDERE, SU RICHIESTA DEGLI INTERESSATI, “BUONI” PER L’ACQUISTO DI SERVIZI SOCIALI O IN SOSTITUZIONE DEI CONTRIBUTI ECONOMICI LE MODALITÀ ED I CRITERI PER LA CONCESSIONE DEI “BUONI” SONO DEFINITE DALLE REGIONI.

52 Capo IV. Strumenti per favorire il riordino del sistema integrato di interventi e servizi sociali (artt ) Art. 18piano nazionale e piani regionali degli interventi e dei servizi sociali Art. 19 piano di zona Art. 20fondo nazionale per le politiche sociali Art. 21 sistema informativo dei servizi sociali

53 Art. 18 Piano nazionale e piani regionali degli interventi e dei servizi sociali Il governo ha il compito di predisporre ogni 3 anni il Piano nazionale Il Piano è elaborato previa consultazione, fra gli altri, delle organizzazioni sindacali nazionali e delle associazioni di tutela degli utenti e indica: - le caratteristiche ed i requisiti delle prestazioni sociali comprese nei livelli essenziali - le priorità di intervento (progetti obiettivo ed azioni programmate - i finanziamenti da assegnare sulla base di precisi parametri - le modalità di attuazione del sistema integrato sociale e socio- sanitario - …….. Piano Nazionale dei Servizi Sociali

54 Art. 19 Il piano di zona i comuni associati (ambiti territoriali), di intesa con le ASL, provvedono a elaborare il piano di zona per gli interventi sociali e socio-sanitari, mediante un accordo di programma. Il Piano di zona (PdZ) definisce -obiettivi strategici, modalità di intervento, strumenti e mezzi; -modalità organizzative dei servizi, risorse finanziarie, strutture, personale, requisiti di qualità; -modalità di rilevazione dei dati sui bisogni sociali -modalità del coordinamento con altre amministrazioni dello stato (amministrazione penitenziaria, giudiziaria) -modalità per la collaborazione con i soggetti della solidarietà sociale, volontariato -le forme della concertazione con le ASL e le strutture pubbliche e private La redazione del Piano di zona è effettuata da una apposta struttura tecnica denominata UFFICIO DI PIANO

55 Capo V. Interventi, servizi e emolumenti economici del sistema integrato di interventi e servizi sociali (artt ) Art. 22Definizione del sistema integrato di interventi e dei servizi sociali Art. 23 Reddito minimo di inserimento Art. 24Delega al governo per il riordino degli emolumenti ….. Art. 25 Accertamento delle condizioni economiche del richiedente Art. 26 …………………………… Capo VI. Disposizioni finali (artt )

56 Art. 22 Definizione del sistema integrato di interventi e servizi sociali Comma 1 Il sistema integrato di interventi e servizi sociali si realizza mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della vita sociale, integrando servizi alla persona e al nucleo familiare con eventuali misure economiche, e la definizione di percorsi attivi volti ad ottimizzare l’efficacia delle risorse, impedire sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte. Comma 2 Gli interventi di seguito indicati costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi nei limiti delle risorse del FNPS, tenuto conto delle risorse ordinarie già destinate dagli enti locali alla spesa sociale: - Misure di contrasto alla povertà, sostegno al reddito, servizi di accompagnamento; - Misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio delle persone gravemente non autosufficienti; - Interventi di sostegno per i minori in situazione di disagio; - Misure di sostegno alle famiglie per favorire il rapporto fra tempo di lavoro e cura familiare; - Misure di sostegno alle donne in difficoltà; - Interventi per l’integrazione delle persone disabili (centri socio-riabilitativi, comunità alloggio, servizi di comunità ed accoglienza, prestazioni di sostituzione temporanea delle famiglie) - Interventi per favorire la permanenza a domicilio delle persone anziane e disabili, o, se ciò non è possibile, garantire l’inserimento presso famiglie, strutture di accoglienza, strutture residenziali e semiresidenziali; - Prestazioni integrate di tipo socio-educativo per le situazioni di disagio sociale (droga, alcool, farmaci, ecc); - Informazione e consulenza alle persone ed alle famiglie, sui servizi e le attività disponibili.

57 Art. 22 comma 4 Le attività elencate al comma 2 che devono necessariamente essere assicurate in tutto il territorio nazionale elencate (livelli essenziali delle prestazioni) trovano poi concreta declinazione nelle leggi regionali attraverso l’erogazione delle seguenti prestazioni: - Servizio sociale di consulenza e informazione alla persona ed al nucleo familiare - Servizio di pronto intervento sociale per le emergenze personali e familiari - Assistenza domiciliare - Strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociale - Centri di accoglienza o diurni a carattere comunitario. Ricapitolando L’art. 22 della legge 328/2000 stabilisce quali sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) che devono essere garantiti a tutti i cittadini che accedono al sistema integrato di interventi e servizi sociali. Sulla base di questi le regioni e i territori costruiscono quindi l’offerta di servizi nella realtà locale.

58 Poco dopo la approvazione della legge 328/2000 il quadro normativo statale viene però sensibilmente modificato e i contenuti della 328 sono “depotenziati” Pochi mesi dopo la 328/2000 entra infatti in vigore la Legge Costituzionale 3/2001 con cui viene modificato il titolo V della Costituzione. Obiettivo della riforma costituzionale è ricondurre agli enti territoriali un maggiore potere (principio della sussidiarietà verticale) attribuendo alle regioni la potestà legislativa su alcune materie per le quali è in passato era già stata riconosciuta una larga competenza di natura amministrativa. In questo modo le regioni diventano titolari di una potestà legislativa di tipo “primario”, ossia non limitata dai principi fondamentali della legislazione statale ma soltanto dal rispetto della Costituzione, dell’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali.

59 Sulla base degli artt. 117 e 118 della Costituzione modificata nel 2001, in molteplici materie tra cui i servizi sanitari e i servizi sociali alle regioni viene quindi attribuita una competenza legislativa piena ed esclusiva. Questo significa che le regioni stabiliscono i principi e le regole per la organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali senza la necessità di sottostare a indicazioni date da leggi nazionali (come la 328/2000). Allo Stato rimane invece la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni a cui le regioni e i territori si devono adeguare. Nel campo dei servizi sanitari questi livelli essenziali sono stati definiti e si chiamano LEA (Livelli Essenziali di Assistenza); nei servizi sociali manca ancora una precisa identificazione normativa dei LEP. Esiste invece un lavoro di accordo fatto tra le regioni per concordare alcuni livelli essenziali e per convergere su definizioni comuni delle tipologie di servizi e prestazioni che possono essere realizzate nel sistema integrato di interventi e servizi sociali (tabelle presenti in Burgalassi-Melchiorre). Naturalmente questo lavoro non ha un rilievo normativo, non valgono come vincolo per le regioni.

60 Le conseguenze della riforma del Titolo V della Costituzione (Legge Cost. 3/2001) sui servizi sociali A seguito della Legge Costituzionale 3/2001 la legge 328/2000 perde la sua cogenza normativa, cioè non è più necessario attenersi alle sue disposizioni. La regolazione legislativa dei servizi sociali è totalmente attribuita ai territori, che vi provvedono in modo autonomo e senza alcun vincolo dato dalla legge 328 ad eccezione dell’obbligo di attenersi alle indicazioni relative ai Livelli Essenziali delle Prestazioni. I contenuti della legge 328/2000, quindi, non necessariamente devono essere ripresi e applicati da parte delle regioni. Molte di esse, tuttavia, dopo il 2001 hanno comunque continuato a legiferare in materia di servizi sociali sulla falsariga di quanto prevedeva la legge 328/2000, che è così diventata il modello di riferimento per lo sviluppo del sistema integrato di servizi e interventi sociali malgrado in sostanza non sia più vigente.

61 IL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI Ambiti nei quali interviene Minori e famiglia (diritti dei minori e responsabilità familiari) Handicap (disabilità) Anziani (non autosufficienza) Stato di bisogno (povertà, senza fissa dimora, disagio abitativo) Salute mentale Dipendenze Immigrati Soggetti pubblici che vi sono principalmente impegnati Enti Locali (Comuni singoli e associati) Aziende Sanitarie Locali Articolazioni territoriali del Ministero della Giustizia

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63 Ente pubblico competente Uffici/ServiziTipologia di utenti Ministero della Giustizia Ufficio Servizio Sociale Minori (USSM) Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE) Minori in stato di disagio (non adeguatamente accuditi, abbando-nati, maltrattati, ecc.) Minori devianti (protagonisti o coinvolti in attività criminose) Detenuti a cui è permesso di svolgere attività all’esterno Servizio Sanitario Regionale (attività svolte a livello di Distretto, attraver- so le strutture ope- rative delle ASL) Consultorio Familiare Servizio Tossicodipendenze (SERT) Dipartimento di Salute Mentale (DSM) Integrazione socio-sanitaria La ripartizione delle prestazioni sociosanitarie che sono a carico delle ASL da quelle che sono a carico dei comuni è stabilita dal DPCM Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni sociosanitarie Minori con problematiche personali o familiari, famiglie Soggetti con dipendenza da alcool, droghe, ludopatia, ecc Soggetti con diagnosi di disagio psichiatrico Anziani non autosufficienti (che necessitano di ADI Assistenza Domiciliare Integrata) Disabili (per la parte sanitaria) ComuniUfficio Servizi Sociali Minori, anziani, immigrati, persone e famiglie in stato di bisogno, donne in difficoltà o vittime di violenza, ecc ecc ecc

64 Alcuni esempi di prestazioni di servizio sociale codificate nella normativa e destinate ai diversi target di utenti (minori, anziani, disabili) Segretariato Sociale è un servizio di informazione rivolto a tutti i cittadini, fornisce notizie sulle risorse locali e sulle prassi per accedervi, in modo da offrire un aiuto per la corretta utilizzazione dei servizi sociali Servizio Sociale Professionale è il complesso insieme di interventi attivati in favore di persone singole, famiglie, gruppi e comunità, per la prevenzione, il sostegno ed il recupero di situazioni di bisogno e la promozione di nuove risorse sociali. Comprende, tra l'altro, le funzioni di presa in carico, progettazione, valutazione e monitoraggio, funzione sociale per la Valutazione Multidimensionale, inserimenti in strutture residenziali e centri diurni Assistenza domiciliare sociale (SAD) è un servizio rivolto a persone con ridotta autonomia, o a rischio di emarginazione, che richiedono interventi di cura e di igiene della persona, di aiuto nella gestione della propria abitazione, di sostegno psicologico, di assistenza sociale e/o educativa a domicilio Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) è un insieme di prestazioni socio- assistenziali e sanitarie (cure mediche o specialistiche, infermieristiche, riabilitative) erogate “a domicilio” a persone non autosufficienti o di recente dimissione ospedaliera, per evitare ricoveri impropri e mantenere il paziente nel suo ambiente di vita

65 Esempi di altre prestazioni di servizio sociale codificate nella normativa specificamente destinate ai disabili Centro socio riabilitativo diurno è una struttura a carattere locale per l'accoglienza diurna di portatori di handicap non autosufficienti o non autonomi. Residenza sanitaria per disabili è una struttura a ciclo residenziale con valenza assistenziale e sociosanitaria, per portatori di handicap non autosufficienti o non autonomi. Gruppo appartamento è una struttura a carattere residenziale che ospita portatori di handicap, secondo la tipologia edilizia della casa di abitazione.

66 Sostegno socioeducativo domiciliare è un interventi destinato ai soggetti a rischio di emarginazione e alle relative famiglie, erogati a domicilio per il raggiungimento della massima autonomia personale e sociale Comunità di pronta accoglienza è una struttura residenziale destinata ad accogliere minori che necessitano con urgenza di ospitalità temporanea, mantenimento, protezione, accudimento, in attesa di una collocazione stabile o del rientro in famiglia. Comunità di tipo familiare è una struttura educativa residenziale che si caratterizza per la convivenza continuativa e stabile di un piccolo gruppo di minori con due o più adulti che offrono un rapporto di tipo familiare e per i quali la struttura costituisce residenza abituale. Comunità educativa è una struttura residenziale caratterizzata dalla presenza di educatori, dipendenti o in convenzione, che esercitano in quel contesto la loro specifica professione in forma di attività lavorativa. Esempi di altre prestazioni di servizio sociale codificate nella normativa specificamente destinate ai minori

67 Casa di riposo è una struttura a carattere residenziale che ospita anche anziani parzialmente o totalmente autosufficienti, che non sono tuttavia in grado di vivere soli o in famiglia. In questo tipo di struttura è preminente l'aspetto assistenziale, di tutela. Centro diurno per anziani è una struttura a carattere semi residenziale che offre un servizio di assistenza tutelare e sanitaria durante il giorno agli anziani autosufficienti e non autosufficienti, che non sono in grado di svolgere le normali attività quotidiane. In questo tipo di servizio l'anziano viene aiutato a svolgere le normali attività per le quali non è autosufficiente, tra cui il pranzo e le terapie. Comunità alloggio è una struttura residenziale realizzata all'interno di un appartamento, quindi di dimensioni molto ridotte, che offre la possibilità ad un piccolo numero di anziani parzialmente o totalmente autosufficienti, di vivere insieme, tutelandosi reciprocamente e usufruendo del servizio di assistenza domiciliare. Residenze sanitarie assistenziali sono strutture che offrono assistenza diurna e notturna a persone non autosufficienti, affette da patologie cronico-degenerative che hanno bisogno di terapie e assistenza riabilitativa che non possono essere effettuate in casa. Residenza protetta è struttura residenziale suddivisa in mini alloggi, in grado di ospitare anziani soli o in coppia, parzialmente o totalmente autosufficienti, che necessitano di un'assistenza di tipo tutelare e si trovano ad abitare in alloggi inadatti alle loro condizioni. Esempi di altre prestazioni di servizio sociale codificate nella normativa specificamente destinate agli anziani

68 Normativa nazionale in materia di DISABILITA’ Legge 104/1992 Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate che stabilisce il principio per cui alle persone disabili deve essere assicurata l’assistenza, l’integrazione sociale e la fruizione dei diritti di cittadinanza L’art. 3 comma 1 definisce così la disabilità: “È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”. L’art. 3 comma 3 definisce invece l’handicap in situazione di gravità: “Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici Legge 118/1971 Norme in favore di mutilati e invalidi civile art. 13: “Agli invalidi civili di età compresa fra il diciottesimo e il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, è concesso, a carico dello Stato ed erogato dall'INPS, un assegno mensile”

69 Legge 18/1980 Indennità di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili che istituisce l’indennità di accompagnamento Legge 517/1977 Norme sulla valutazione degli alunni e sull'abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell'ordinamento scolastico stabilì per la scuola elementare e per la scuola media che la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche integrative. Nell'ambito di tali attività la scuola attua forme di integrazione a favore degli alunni portatori di handicaps con la prestazione di insegnanti specializzati. Devono inoltre essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio sociopsciopedagogico e forme particolari di sostegno secondo le rispettive competenze Legge 833/1978 Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale che all’art. 26 della che afferma: “Le prestazioni sanitarie dirette al recupero funzionale e sociale dei soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali, dipendenti da qualunque causa, sono erogate dalle unità sanitarie locali attraverso i propri servizi””

70 Legge 162/1998 Misure di sostegno in favore di persone con handicap grave che, modificando la legge 104, promuovono il diritto ad una vita indipendente e all’inclusione della società. Art.1 Le regioni devono: “disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi di aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati”, nonché possono “programmare interventi di sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare gravità, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche della durata di 24 ore, provvedendo alla realizzazione dei servizi di cui all'articolo 9, all’istituzione di servizi di accoglienza per periodi brevi e di emergenza, tenuto conto di quanto disposto dagli articoli 8, comma 1, lettera i), e 10, comma 1, e al rimborso parziale delle spese documentate di assistenza nell'ambito di programmi previamente concordati” Legge 68/1999 Norme per il diritto al lavoro dei disabili ha come finalità la promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. Sostituisce la legge 482/68 e individua i soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio (invalidi del lavoro, invalidi di guerra, invalidi civili con invalidità maggiore del 45%, ecc.) ed i soggetti obbligati ad assumere, disponendo percentuali di posti presso aziende pubbliche e private l’art. 2: “Per collocamento mirato dei disabili si intende quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione

71 Normativa nazionale in materia di MINORI E FAMIGLIA Costituzione ART. 29 TUTELA DELLA FAMIGLIA La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare ART. 30 DOVERI E DIRITTI DEI GENITORI È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

72 Codice Civile ART. 315bis DIRITTI E DOVERI DEL FIGLIO Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa. ART. 403 INTERVENTO DELLA PUBBLICA AUTORITA’ A FAVORE DEI MINORI Quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in locali insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere, all’educazione di lui, la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione.

73 Legge184/1983 Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori modificata dalla Legge 149/2001 Diritto del minore ad una famiglia Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia. Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto. Lo Stato, le regioni e gli enti locali sostengono i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire l'abbandono e di consentire al minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia. Quando la famiglia non è in grado di provvedere alla crescita e all'educazione del minore, si applicano gli istituti di cui a queste disposizioni normative. Legge 476/1998 sulle procedure per l’adozione internazionale Legge 285/97 Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza che dispone l’organizzazione di servizi rivolti ai bambini e agli adolescenti qualificandoli quali soggetti di diritti nel senso più ampio del termine: in relazione quindi alla crescita, al benessere e allo sviluppo armonico della personalità negli ambiti naturali di vita. Legge 448/1988 sul Processo Penale Minorile

74 Le principali norme della Regione Lazio in materia di servizi sociali La legge che oggi regola la programmazione, la organizzazione e la realizzazione del sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali nei territori della Regione Lazio è la Legge Regionale 9 Settembre 1996, n. 38 Riordino, programmazione e gestione degli interventi e dei servizi socioassistenziali nel Lazio. La norma è del 1996 ma nel corso del tempo è stata più volte modificata per adeguarla alle innovazioni legislative (come la legge 328/2000) e alle esigenze del quadro sociale. Ci sono stati anche diversi tentativi di approvare una nuova legge regionale che recepisse in modo più organico le indicazioni della legge 328/2000 ma le proposte di legge in tal senso non sono poi mai state approvate. Attualmente esiste la proposta di legge regionale 88/2013 in discussione presso il Consiglio Regionale. Nelle slides che seguono viene riportata una lista delle norme approvate nel Lazio a partire dal 1985 e relative al campo dei servizi sociali

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