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FACOLTA DI SCIENZE POLITICHE CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLAMMINISTRAZIONE A.A. 2010-2011 SCIENZA DELLA POLITICA (Prof. P. Spanò) SLIDES SUL MODULO 1.

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1 FACOLTA DI SCIENZE POLITICHE CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLAMMINISTRAZIONE A.A SCIENZA DELLA POLITICA (Prof. P. Spanò) SLIDES SUL MODULO 1

2 IL SIGNIFICATO DEL TERMINE POLITICA E POSSIBILE IDENTIFICARE UNA DIMENSIONE PERMANENTE DELLAGIRE UMANO, DEFINIBILE COME POLITICA, che accomuni, almeno per qualche aspetto fondamentale, realtà così diverse quali la polis greca e limpero romano, il sistema feudale di dominio e il moderno stato-nazione, le società tradizionali e quelle industriali e post-industriali, le piccole comunità dellantichità e i grandi apparati burocratici moderni? Prima di tentare di individuare uno o più caratteri essenziali dellesperienza politica appare necessario mettere in evidenza la polivalenza e la mobilità spazio-temporale del fenomeno politico. Etimologicamente derivato dal greco polis (città), il termine politica ha infatti assunto significati differenti nel corso del tempo, per designare esperienze assai diverse fra di loro. Queste differenze emergono significativamente da un SINTETICO CONFRONTO FRA DUE CONCEZIONI CONTRAPPOSTE DELLA POLITICA (e, in particolare, del rapporto tra società e Stato) che caratterizzano rispettivamente il mondo antico e il mondo moderno: il modello aristotelico ed il modello giusnaturalistico.

3 A) MODELLO ARISTOTELICO (Mondo antico e feudale) B) MODELLO GIUSNATURALISTICO (Mondo moderno) CONTRATTO SOCIALE Alienazione di diritti per fondare un ordine politico artificiale SOCIETA CIVILE (STATO) Leggi civili e diverse concezioni del potere sovrano (in base al tipo di patto sociale ipotizzato) STATO DI NATURA Leggi di natura e diritti naturali dellindividuo NATURA COSMICA DIO [Religioni arcaiche (immanenti)] [Cristianesimo (trascendentale)] Famiglia - Villaggio - Città - Provincia - Regno - Impero

4 CONFRONTO FRA I DUE MODELLI Trasformazione quantitativa e gradualistica dalla società allo Stato Ricostruzione storica e naturalistica delle origini dello Stato Concezione organicistica Coincidenza fra morale e politica, privato e pubblico, società e Stato Concezione orizzontale della politica Principio di legittimazione: la natura delle cose Società fondata su rapporti di dipendenza (padre – figlio; uomo - donna) e diseguaglianza (padrone - schiavo; signore feudale - servo della gleba) Trasformazione qualitativa e antagonistica dalla società allo Stato Ricostruzione astorica e razionale delle origini dello Stato Concezione individualistica Scissione fra morale e politica, privato e pubblico, società e Stato Concezione verticale della politica Principio di legittimazione: il consenso individualistico Società fondata su rapporti di eguaglianza M. ARISTOTELICOM. GIUSNATURALISTICO

5 Data la polivalenza e la mobilità spazio-temporale del fenomeno politico (che è stato vissuto e pensato, nel corso del tempo, in maniere differenti), è possibile identificare una nozione di politicità che abbia un grado di universalità superiore a quelle delle singole configurazioni storiche di tale fenomeno? E possibile, cioè, ricostruirne un significato essenziale, valido per ogni epoca? A tal proposito, Diversi sono gli aspetti da mettere in evidenza: E POSSIBILE UNA CONCEZIONE UNIVERSALE DELLA POLITICA? CARATTERE RELAZIONALE (IDENTITA SOVRAINDIVIDUALE) DELLA POLITICA Il rapporto politico si svolge allinterno di contesti collettivi in cui gli individui si riconoscono in una comune appartenenza (non Io, ma Noi). Esso presuppone, quindi, una coscienza, più o meno esplicita e avvertita, di partecipare ad una COMUNITÀ caratterizzata dallelemento della solidarietà, sia sincronica che diacronica (tra generazioni passate, presenti e future).

6 RAPPORTO CHIUSO VERSO LESTERNO Se per un verso aggrega ed integra (NOI), per laltro esclude chi non fa parte di una certa comunità,chi è straniero rispetto ai confini fisici ed affettivi del gruppo (ALTRI). Il riconoscersi degli uomini in una nazione (o in una classe, un partito, una tribù, un clan) è possibile grazie allesclusione di quanti appartengono ad altre nazioni (classi, partiti, tribù, clan). INCLUSIONE ED ESCLUSIONE (amicizia ed inimicizia) sono quindi due aspetti antitetici, ma ineliminabili, che caratterizzano il rapporto politico. DIMENSIONE DELLA TERRITORIALITA Il campo di applicazione della politica è territorialmente definito. Esiste sempre un ambito definito, uno spazio circoscritto allinterno del quale si colloca lesperienza politica, anche se storicamente le sue dimensioni variano notevolmente. Lo spazio appare dunque una dimensione imprescindibile della politica: la politica determina e qualifica lo spazio politicizzandolo. Questa limitazione spaziale, che appare essenziale per la politica, non lo è per le altre sfere dellagire umano (come quella economica e quella morale).

7 CARATTERE AMBIVALENTE DEI CONTENUTI DELLAGIRE POLITICO La politica può essere distinta da altre realtà sociali in base al modo di agire, ai criteri di azione dei suoi attori? Sembrerebbe di si, quando si contrappone una soluzione politica ad una di tipo militare di un determinato conflitto internazionale, o ad una soluzione di tipo tecnico di un problema sociale di natura economica. Eppure la violenza non è certo sconosciuta nellesperienza politica (colpi di stato, guerre civili), come non è un caso che la politica faccia spesso ricorso ad un linguaggio zeppo di metafore belliche (nemico/alleato, campagna, fronte, mobilitazione), mentre la stessa guerra è stata definita come la continuazione della politica con altri mezzi. Quindi, ad una MODALITA PACIFICA dellagire politico, basata sul compromesso e sulla ricerca del consenso, si contrappone una MODALITA VIOLENTA dello stesso agire, basata sul conflitto.

8 UBIQUITA DELLA POLITICA Dal punto di vista degli obiettivi che si prefigge, emerge il carattere della MOLTEPLICITA DELLA POLITICA. Se si può identificare il fine delleconomia (lutile) o quello della morale (il bene), non altrettanto si può fare con la politica i cui obiettivi possono essere più o meno estesi e variabili nel tempo (si veda la differenza fra lo Stato minimo liberale e lo Stato sociale). Tuttavia è possibile individuare almeno UN OBIETTIVO MINIMO che qualsiasi ordinamento politico si deve prefiggere per potere esistere: quello di assicurare un ordine pacifico allinterno della collettività di riferimento. La centralità della categoria del conflitto per la definizione del rapporto politico è evidenziata dal fatto che la storia del pensiero politico è costellata da un lato di dottrine che interpretano il conflitto come un fattore di segno radicalmente negativo, una patologia collettiva da contrastare perché il rapporto politico possa crescere e consolidarsi, e dallaltro di dottrine che assumono il conflitto come lessenza autentica esclusiva ed ineliminabile della categoria del politico. LE CONCEZIONI DELLA POLITICA DI DAVID EASTON E DI CARL SCHMITT, che ci accingiamo a riassumere, appaiono a tal proposito paradigmatiche.

9 POSTULATO DI BASE Esistenza di contesti interattivi più o meno ampi, ma comunque delimitati, allinterno dei quali gli individui sono interessati ad acquisire per sé e negare ad altri valori (oggetti scarsi e desiderabili) di natura diversa (beni materiali, potere, diritti, prestigio, ecc.) PROCESSO SOCIALE FONDAMENTALE E la distribuzione (allocazione) dei valori, che comprende i diversi tipi di interazioni che, allinterno di una cerchia di individui, consentono di spostare dei valori dati. LA CONCEZIONE DI EASTON: LA POLITICA COME ORDINE COLLETTIVO ATTRAVERSO LA DISTRIBUZIONE IMPERATIVA DI VALORI

10 TRE DIVERSE MODALITA DI ALLOCAZIONE DEI VALORI IL COSTUME LO SCAMBIO IL COMANDO Consenso più o meno esplicito (ma comunque condiviso) fra gli individui ad accettare certi valori come spettanza di alcuni piuttosto che di altri (forza della tradizione). Accordo tra la volontà di due individui, ciascuno dei quali è disposto a privarsi di alcuni valori che possiede per acquisirne altri (principio del mercato, basato sul contratto come scambio di equivalenti). Modificazione della distribuzione originaria di valori, esercitata unilateralmente, che presuppone lapplicazione di sanzioni, nel caso non venga rispettata. (Distribuzione imperativa dei valori).

11 LA POLITICA HA A CHE FARE CON QUESTA TERZA MODALITÀ, cioè con la distribuzione imperativa di valori, con effetto su contesti sociali relativamente ampi. Ciò significa che se, in senso lato, possono genericamente essere definiti politici anche gli ordini di un padre ad un figlio, le decisioni del presidente di una associazione privata o quelle del dirigente di un gruppo industriale, la politica propriamente detta ha un significato più ristretto. Essa riguarda, infatti, quei processi di distribuzione imperativa di valori riferibili, più o meno direttamente, allintera società. Dunque la politica è soltanto una delle modalità possibili di allocazione dei valori, e lintensità con cui ognuna di queste modalità incide sul processo distributivo dei valori allinterno di un contesto sociale varia storicamente. E anche vero, però, CHE LA MODALITÀ POLITICA È LA PIÙ IMPORTANTE: senza la possibilità di far ricorso al comando, infatti, anche le altre modalità risulterebbero precarie:

12 PREMINENZA DEL COMANDO POLITICO SULLE ALTRE MODALITA DI ALLOCAZIONE DEI VALORI SE ESISTESSE SOLO IL COSTUME LO SCAMBIO PRESUPPONE IL COMANDO La società risulterebbe totalmente rigida, fissa, ancorata alle regole tradizionali. Non esisterebbe alcuna possibilità di mutamento, né sarebbe facile rispondere ad eventi eccezionali che ne minaccino la sopravvivenza. Lo scambio di mercato presuppone lesistenza di istituzioni politiche che ne garantiscano il funzionamento tramite, se necessario, il ricorso alla sanzione. Listituzione del contratto non può essere, a sua volta, di origine contrattuale, ma deve essere imperativamente costituita e coercitivamente sancita.

13 LA CONCEZIONE DI SCHMITT: LA POLITICA COME CONFLITTO DEFINITA IN BASE AL RAPPORTO AMICO - NEMICO POSTULATO DI BASE Il discorso di Schmitt ha per presupposto LA PRECARIETÀ E PERICOLOSITÀ DI CONTESTI SOCIALI GIUSTAPPOSTI, piuttosto che i processi più o meno ordinati che si svolgono entro ciascuno di essi. In particolare, i rapporti tra diversi stati nazionali appaiono intrinsecamente instabili, perché basati su rapporti di forza puri e mutevoli (politica di potenza). IL CRITERIO DEL POLITICO QUALE CRITERIO PERMETTE DI INDIVIDUARE LA DECISIONE POLITICA RISPETTO AD ALTRI AMBITI DECISIONALI? Questo criterio non può coincidere con quello delletica (buono - cattivo), del diritto (legale - illegale), delleconomia (utile - non utile), della scienza (vero – falso). Per Schmitt il nucleo forte della politica consiste nella decisione su chi debba essere considerato amico o nemico.

14 CONTRAPPOSIZIONE AMICO - NEMICO Questa contrapposizione si riferisce alla questione, da affrontare necessariamente dal punto di vista di un determinato contesto (Noi), se altri contesti ad esso contrapposti (Altri) costituiscano per esso una minaccia, nel senso che contrastino con il suo supremo interesse a rimanere in esistenza, a mantenere la propria integrità territoriale e la propria fisionomia culturale, a perseguire autonomamente il proprio destino collettivo. Dal grado di ostilità attribuito allAltro scaturiscono diversi atteggiamenti, che vanno dalla aperta ostilità, alla guardinga diffidenza, allindifferenza, fino allalleanza.

15 LA DECISIONE POLITICA Non solo è continuamente aperta alla revisione (in base al mutare delle situazioni), ma è una decisione fattuale, puramente esistenziale: il che significa che non è possibile prenderla applicando criteri propri di altre sfere dazione (normativi, morali, giuridici, ecc.). Una decisione contraria alla morale comune, illegale dal punto di vista delle regole di condotta della comunità, antieconomica per gli stessi prevalenti interessi economici di quella comunità, può essere politicamente efficace, perché consente di mantenere in vita la comunità stessa difendendola da un pericolo esterno. La necessità di una decisione siffatta, basata sulla chiara identificazione del nemico, emerge con chiarezza nella situazione di emergenza.

16 Schmitt, partendo dalla constatazione che il mondo è una realtà pluralistica (nel senso che è costituito da molteplici entità politiche in contrapposizione fra di loro), mette al centro del discorso sulla politica il suo VERSANTE ESTERNO. La distribuzione imperativa di valori di cui parla Easton, riguardando il versante interno della comunità, non può che essere considerata un momento secondario e derivato dalla politica vera e propria. Conseguentemente a questa sua impostazione, egli ritiene che va contro linteresse di ciascuna entità politica essere internamente pluralista, perché, ammettendo una molteplicità di centri interni di decisione politica, determinerebbe una dispersione della propria capacità politica collettiva. In ultima analisi, la decisione propriamente politica non può che spettare ad un solo individuo entro ciascuna collettività. Anche se il discorso di Schmitt si fa brutale nel suo spietato realismo, fino a giustificare pienamente lirrazionalismo nazista, bisogna però riconoscere che nella storia moderna linterferenza di criteri ideologici, morali o giuridici nella condotta degli Stati non ha certo diminuito le tensioni internazionali, o moderato la ferocia dei conflitti armati.

17 LE DUE CONCEZIONI A CONFRONTO: DISCORDANZE CONCEZIONE CENTRIPETA: mette a fuoco il versante interno della comunità. RAPPORTO UOMO-NATURA: scarsità delle risorse/valori. CONCEZIONE ECONOMICISTICA DELLA POLITICA: al centro è lindividuo, come fruitore di valori. FENOMENI POLITICI EMBLEMATICI: di natura discorsiva, simbolica, civile (le deliberazioni di unassemblea legislativa, le sentenze di un giudice). CONCEZIONE CENTRIFUGA: mette a fuoco il versante esterno della comunità. RAPPORTO TRA COLLETTIVITA UMANE: contrapposizione Noi - Altri (Amico - Nemico). CONCEZIONE ESISTENZIALE DELLA POLITICA: priorità del mantenimento dellidentità collettiva rispetto agli interessi individuali. FENOMENI POLITICI EMBLEMATICI: hanno carattere brutalmente fattuale (e fanno perno sullesercizio della violenza). EASTONSCHMITT

18 ELEMENTI DI CONCORDANZA FRA LE DUE CONCEZIONI Le due concezioni concordano in merito ad una fondamentale caratteristica strutturale dellattività politica: laccesso privilegiato a mezzi di coazione fisica da parte dellautorità politica. Questa concordanza di fondo fa intravedere la possibilità di rendere conmpatibili le due concezioni, riferendole ad aspetti diversi di una medesima realtà. LERRORE DI SCHMITT E quello di assumere la collettività di riferimento (Noi) come un dato non problematico. Invece, costituire una collettività, impartirle quella particolare fisionomia e quel senso del proprio peculiare destino che, secondo Schmitt, la politica dovrebbe salvaguardare, costituisce a sua volta un compito politico fondamentale. La collettività non è un dato, ma è essa stessa il prodotto dellattività politica che, nel crearla, non può non servirsi di quei processi di natura pubblica sottolineati da Easton.

19 LERRORE DI EASTON La sua è una concezione che appare troppo focalizzata sui processi distributivi. Prima di poter essere distribuiti i valori debbono essere generati ed è compito integrante della politica porre in essere alcuni di tali valori, in particolare quelli che per loro natura non possono essere utilizzati individualmente.

20 REGOLAZIONE DEL CONFLITTO E REGIMI POLITICI SE LA CATEGORIA DEL CONFLITTO APPARE ESSENZIALE PER LA DEFINIZIONE DELLA POLITICA, CERTAMENTE NON APPARE ESAURIENTE: la politica non si esaurisce nel conflitto, ma ha un carattere ambivalente, che comprende anche laccordo e il consenso. In questo senso sbagliano sia le dottrine che interpretano il conflitto come patologia della politica, sia le dottrine che ne fanno lessenza della politica. Infatti: CRITICA ALLA INTERPRETAZIONE NEGATIVA DEL CONFLITTO NON È POSSIBILE ESPELLERE TOTALMENTE IL CONFLITTO DAI RAPPORTI POLITICI. Sul piano storico appare del resto evidente che lapplicazione concreta delle dottrine che predicavano la fine del conflitto si è sempre risolta in unaccentuazione della logica conflittuale.

21 CRITICA ALLA INTERPRETAZIONE POSITIVA DEL CONFLITTO LA CATEGORIA DELLA POLITICA NON PUÒ ESAURIRSI NEL CONCETTO DI CONFLITTO. Non cè soltanto linterazione amico - nemico, ma anche quella amico – amico. Nel momento stesso in cui si assume la presenza dellescluso, del nemico e quindi del conflitto, va logicamente compresa nel politico la presenza dellincluso, di colui che insieme ad altri forma e dà luogo alla sintesi politica. E lidea di SOLIDARIETÀ che, almeno sul piano logico, precede levento dellesclusione e la possibilità del conflitto.

22 PROBLEMA DI FONDO DELLA POLITICA COME AFFRONTARE E REGOLARE I CONFLITTI REGIMI POLITICI Differenti modalità di regolazione dei conflitti ARISTOCRATICI – MONARCHICI (differenze di ceto e princìpio ereditario) AUTOCRATICI (volontà di un capo) DEMOCRATICI (criterio maggioritario e garanzie per le minoranze)

23 LE TRE FACCE DELLA POLITICA POLITY POLITICSPOLICY COSA FA CHI GOVERNA E CON QUALI RISULTAT I Definizione dellidentità e dei confini della comunità politica organizzata, attraverso lindividuazione degli: Aspetti territoriali Aspetti organizzativo- istituzionali Aspetti socio-culturali Studio della competizione per il potere politico, della rete istituzionale in cui esso si formalizza e delle dinamiche del processo politico Studio del processo di decisione e attuazione delle politiche pubbliche, intese come provvedimenti rivolti a individui, gruppi o interi settori di una comunità politica COSA TIENE INSIEME LA COMUNITA POLITICA CHI GOVERNA E COME SI GOVERNA

24 POLITICS La prima faccia della politica riguarda la sfera del potere (inteso come la capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui), nella sua dimensione politica. ARCHITETTURA DEL POTERE COMPONENTI INTERNE DI UN REGIME ATTORI POLITICI ISTITUZIONI FORMALI PROCESSI Parlamenti, governi, ecc. Elezioni, formazione e abbattimento dei governi, processo decisionale, manifestazioni di protesta, ecc. REGIMI POLITICI Differenti modalità di risoluzione dei conflitti INDIVIDUALI (leaders, élite politiche) e COLLETTIVI (partiti, gruppi di pressione, movimenti) SFERA DEL POTERE

25 REGIMI POLITICI APPROCCIO STATICO APPROCCIO DINAMICO COMPONENTI INTERNE DI UN REGIME APPROCCIO STATICO APPROCCIO DINAMICO Per ognuno dei due livelli su cui si può articolare lo studio del potere politico si può distinguere un approccio statico (di breve periodo) da un approccio dinamico (di lungo periodo). Strutture interne di un regime e differenze fra i diversi regimi. Trasformazioni di regime: da autocrazia (o dittatura) a democrazia; da democrazia ad autocrazia (o dittatura); da democrazia a democrazia. Caratteri delle diverse componenti del regime in un determinato periodo storico. Come cambiano le diverse componenti del regime in un periodo più lungo.

26 POLICY La seconda faccia della politica riguarda le politiche pubbliche, cioè il prodotto stesso della politica, sotto forma di decisioni (o non decisioni) di governo. ANALISI DELLE POLITICHE PUBBLICHE 1 ANALISI DEI CONTENUTI DELLE POLITICHE 2 FASI DEL PROCESSO DECISIONALE E MODALITA DI DECISIONE 3 ATTORI (ISTITUZIONALI E NON) COINVOLTI NEL PROCESSO DECISIONALE E LORO RELAZIONI 4 PROCESSO DI ATTUAZIONE DELLE DECISIONI 5 MODALITA DI VALUTAZIONE DELLE POLITICHE In termini di costi / benefici per i diversi gruppi sociali coinvolti. Individuazione dei problemi da trattare (formazione dellagenda), individuazione di soluzioni (formulazione di proposte) e decisione finale. Parlamento, Governo, gruppi di pressione, partiti, esperti, ecc. Coinvolgimento delle burocrazie pubbliche, dei destinatari delle politiche e dei gruppi di interesse. Variabili gradi di attuazione di una politica (che può essere anche distorta o bloccata). Diverse logiche della valutazione e fasi in cui può essere realizzata (ex ante, in itinere ed ex post).

27 POLITY Le dimensioni di un gruppo politico sono un dato mutevole e artificiale (almeno nel lungo periodo). La terza faccia della politica riguarda la definizione dei confini di una comunità politica, che sottolineano la discontinuità di quella comunità rispetto alle altre ed assumono spesso un valore simbolico e quasi sacrale. ELEMENTI CHE TENGONO INSIEME DIVERSI TIPI DI POLITY IMPERI NEL MONDO PREMODERNO STATO NAZIONALE POLITIES MULTINAZIONALI UNIONE EUROPEA Legami verticali di dipendenza e fedeltà ad un centro di autorità durevole nel tempo. Apparato potestativo e burocratico centralizzato e diffusione di un senso di appartenenza ad una comune identità culturale. Lidentità nazionale complessiva convive con il riconoscimento di unità distinte allinterno della polity. Interdipendenza economica e comunità di intenti, più che (ancora) identità comune, che abbracciano un territorio molto vasto che include numerosi stati – nazione.

28 GRADO DI COINVOLGIMENTO DEGLI INDIVIDUI NELLA VITA DELLA POLITY Coinvolgimento essenzialmente passivo (ad eccezione di ristrette élite) Partecipazione attiva di una maggioranza più o meno ampia della popolazione SUDDITI CITTADINI TIPO DI ORGANIZZAZIONE INTERNA Da un unico e coeso centro di autorità politica fino al riconoscimento di un ampio grado di identità ed autonomia a comunità territoriali più ristrette allinterno della polity. CONTINUUM CENTRALIZZAZIONE - DECENTRAMENTO ELEMENTI DI COESIONE INTERNA MATERIALI SIMBOLICI Tecnologie potestative capaci di assicurare il mantenimento dellautorità Produzione di simboli unificanti capaci di sviluppare il senso di appartenenza alla comunità ASPETTI DINAMICI Processi di costruzione, crisi, trasformazione o crollo delle polities e loro riflessi sulla politica internazionale MUTAMENTI NEL TEMPO DELLE POLITIES

29 LE INTERAZIONI TRA POLITICS, POLICY E POLITY RAPPORTI TRA POLITICS E POLICY POLITICS - POLICY POLICY - POLITICS I contenuti delle politiche sono influenzati dalle diverse modalità di organizzazione del potere Le politiche non sono solo un prodotto passivo dei modi di organizzazione del potere, ma sono, a loro volta, in grado di influenzare la sfera del potere: forza inerziale delle politiche influenza delle politiche sugli attori politici

30 RAPPORTO TRA POLITICS E POLITY POLITICS - POLITY POLITY - POLITICS Partiti e gruppi di interesse possono influire sulle dimensioni e le caratteristiche interne della polity Istituzioni e regole decisionali possono determinare laccettazione o meno della polity da parte di minoranze etniche e/o linguistiche Le trasformazioni della comunità politica determinano dei mutamenti nella politics: Secessione di un partito scissionista minoritario, che diventa la forza prevalente in uno stato di nuova formazione Perdita di autonomia di uno stato e conseguente estensione, al suo interno, del regime prevalente nella polity incorporante

31 RAPPORTI TRA POLICY E POLITY Le diverse politiche pubbliche possono contribuire a rafforzare o a indebolire la coesione interna di una polity POLITY - POLICY POLICY - POLITY La polity definisce tendenzialmente i confini della validità delle politiche e quindi i mutamenti a livello di polity incidono in modo rilevante sulle politiche pubbliche

32 MUTAMENTI DELLA POLITICA NEGLI ULTIMI DUECENTO ANNI Enorme è il numero di cambiamenti che hanno investito negli ultimi secoli tutti e tre gli aspetti della politica (politcs, policy e polity), seguendo tre grandi linee di trasformazione: GRANDI LINEE DI TRASFORMAZIONE DELLA POLICA COSTRUZIONE DELLO STATO - NAZIONE NASCITA E CONSOLIDAMENTO DELLA DEMOCRAZIA SVILUPPO DI UN SISTEMA DI WELFARE STATE UNIVERSALISTICO

33 in particolare con la terza ondata della democratizzazione (in America Latina, nei paesi est europei, in Asia e in certe zone dellAfrica) TRASFORMAZIONI IN CORSO AI NOSTRI GIORNI POLITICS TENDENZE ALLA DIFFUSIONE DELLA DEMOCRAZIA LIMITI, INVOLUZIONE E CRISI DELLA DEMOCRAZIA Decremento della partecipazione politica e del livello di fiducia nelle istituzioni democratiche Rafforzamento di oligarchie e sviluppo del populismo Crisi del controllo democratico

34 POLICY CRISI DEL WELFARE STATE E PROCESSO DI DEPOLITICIZZAZIONE Cambiamento delle dinamiche demografiche Processo di globalizzazione e intensificazione della concorrenza internazionale Effetti perversi dellintervento dello Stato = insostenibilità del deficit pubblico Politiche di privatizzazione in conseguenza della crisi dello Stato interventista

35 POLITY CONTINUA IL PROCESSO DI DIFFUSIONE DEGLI STATI NAZIONALI LIMITAZIONE DELLA SOVRANITA ESTERNA DEGLI STATI LIMITAZIONE DELLA SOVRANITA INTERNA DEGLI STATI In conseguenza del processo di decolonizzazione e, successivamente, del crollo dellimpero sovietico Crescente sviluppo di organismi internazionali Crescita del processo di integrazione europea Nascita di tribunali internazionali (principio di ingerenza umanitaria) Crescenti spinte regionaliste ed autonomiste

36 I DIVERSI ASPETTI DEL POTERE SOCIALE La volontà di esercitare una qualche forma di potere costituisce, in ogni tempo, uno degli impulsi fondamentali che spinge gli uomini allazione (o alla reazione). Di tutti gli infiniti desideri delluomo, i più importanti sono il desiderio di potere e quello di gloria (Bertrand Russel). IL POTERE PUÒ ESSERE CONCEPITO IN DIVERSI MODI, IN BASE AGLI ASPETTI MESSI IN EVIDENZA: CONCEZIONE SOSTANZIALE (STRUMENTALE, OGGETTIVISTICA) Denota il POSSESSO DI RISORSE, originarie o acquisite, di varia natura (armi, terra, denaro, prestigio, intelligenza, ecc.) che consentono di realizzare determinati fini e valori (materiali e immateriali, individuali o di gruppo).

37 CONCEZIONE RELAZIONALE Avere potere significa esercitarlo su qualcuno, implica cioè sempre lesistenza di un RAPPORTO TRA INDIVIDUI. Si tratta di un rapporto asimmetrico ed altimetrico tra chi influenza e chi è influenzato, tra chi sta sopra e chi sta sotto. (Es: tra lavaro e lusuraio, solo questultimo esercita potere). CONCEZIONE SOGGETTIVISTICA Sottolinea limportanza delle CAPACITÀ PERSONALI DEL DETENTORE DEL POTERE, che gli consentono di controllare il comportamento altrui in base ad una strategia capace di indurre negli altri azioni, pensieri o sentimenti conformi alla propria volontà.

38 FORME ANTROPOLOGICHE DEL POTERE SOCIALE LA STORIA DEL POTERE COINCIDE CON LA STORIA DELLAGIRE UMANO. In un senso antropologico generale, il termine potere fa riferimento a qualcosa che luomo è in grado di fare, alla sua capacità di imporsi su forze estranee. Da quando, nel PASSAGGIO DAL PALEOLITICO AL NEOLITICO, è diventato sedentario ed ha iniziato a produrre da sé il proprio nutrimento, luomo ha modellato la natura in modo sempre più efficace, e con essa anche il proprio modo di esistere nella società. La nascita di società stanziali, basate sullagricoltura e caratterizzate da insediamenti stabili (villaggi, città) ha inoltre sempre più ingabbiato luomo in rapporti con i propri simili, ai quali era sempre più difficile sottrarsi. Riflettendo sulle caratteristiche della natura umana, POPITZ INDIVIDUA QUATTRO FORME ANTROPOLOGICHE FONDAMENTALI DEL POTERE SOCIALE: il potere di offendere, il potere strumentale, il potere di autorità e il potere di creare dati di fatto (o potere tecnico).

39 POTERE DI OFFENDERE 1 I primi raggruppamenti umani erano, nel periodo paleolitico, comunità nomadi che si spostavano continuamente in cerca del proprio sostentamento che si procuravano con la caccia e la raccolta di frutti selvatici. Luomo è per natura un essere VULNERABILE, esposto ad essere fisicamente colpito dai propri simili. Come il cacciatore con gli animali, così gli uomini possono catturare ed uccidere altri uomini. E questa la prima radice antropologica del potere: LA CAPACITÀ DI OFFENDERE I PROPRI SIMILI. Questa capacità può variare: a) per talento innato; b) per esercizio; c) per disponibilità di strumenti artificiali in grado di accrescere lefficacia delloffesa (armi, strategie di lotta, ecc.). Ma questa capacità di offesa non presuppone metodi di controllo durevole, né uno sfruttamento organizzato. Inoltre, in società nomadi, è sempre possibile sottrarsi con la fuga al pericolo di essere attaccati.

40 POTERE STRUMENTALE Lacquisizione della capacità di coltivare la terra, e quindi di produrre da sé il proprio sostentamento, segna IL PASSAGGIO DAL PALEOLITICO AL NEOLITICO. Il legame con la terra rende i gruppi umani stanziali: luomo appare sempre più ancorato ai luoghi da cui trae il proprio nutrimento; cresce così parallelamente lingabbiamento sociale. Si afferma così una seconda forma di potere, IL POTERE STRUMENTALE, che è paragonabile alla capacità delluomo di domare le bestie selvatiche utilizzando come strumento da una parte la minaccia di una punizione, dallaltra la promessa di una ricompensa. Questo tipo di potere si basa su un AGIRE SOCIALE ORIENTATO DA ASPETTATIVE, nel senso che il nostro comportamento sociale appare guidato da ciò che crediamo di prevedere o che inconsapevolmente anticipiamo. IL POTERE STRUMENTALE È PIÙ CONSOLIDATO DEL POTERE DI OFFENDERE perché può essere esteso nel tempo: un pericolo ed unopportunità credibili possono essere strumentalizzati per istituire una sottomissione permanente. 2

41 POTERE DI AUTORITA Oltre ad essere vissuto come qualcosa proveniente dallesterno, IL POTERE PUÒ ESSERE INTERIORIZZATO DAL SOGGETTO SU CUI È ESERCITATO. Questa forma di potere non guida solo i comportamenti esterni degli individui, ma determina anche i loro atteggiamenti, cioè il modo in cui le cose vengono percepite e giudicate. Il fondamento antropologico di questa forma di potere è il bisogno degli uomini di orientamento normativo e di riconoscimento sociale, attraverso i quali alimentare la propria autostima. In passato erano i rappresentati dei grandi ordinamenti normativi (i sacerdoti, i sovrani, i patriarchi) a detenere il potere di stabilire una norma, ed erano essi, quindi, ad esercitare il potere di autorità. 3

42 POTERE TECNICO E il POTERE DI CREARE DATI DI FATTO, intervenendo sulla natura inanimata e (indirettamente) sulle situazioni di vita di altri uomini. Luomo ha imparato con il tempo a piegare la natura ai propri bisogni sviluppando la tecnologia, cioè luso di artefatti. Ogni agire tecnico aggiunge un nuovo dato alla realtà del mondo, ma gli artefatti non hanno effetti solo su chi li produce, ma anche su altri individui (Es: sviluppo della tecnologia militare e mutamento dei rapporti di forza tra gruppi umani). Questa capacità di intervenire sulla natura è senzaltro vantaggiosa per luomo e ha migliorato radicalmente nel tempo le sue condizioni di vita; tuttavia, essa può divenire (come appare oggi sempre più evidente) pericolosa per la stessa sopravvivenza umana (Es: modificazioni climatiche conseguenti alla crescita dellinquinamento prodotto dalla società industriale avanzata; pericoli conseguenti alluso dellenergia nucleare, ecc.). 4

43 RADICI DEL POTERE SOCIALE DIPENDENZE VITALI FACOLTA DI AGIRE VULNERABILITA PREOCCUPAZIONE PER IL FUTURO BISOGNO DI NORME E DI RICONOSCIMENTO LEGAME CON GLI ARTEFATTI CAPACITA DI OFFENDERE CAPACITA DI STABILIRE NORME CAPACITA DI AGIRE IN MODO TECNICO

44 COSA HANNO IN COMUNE I QUATTRO TIPI DI POTERE CAPACITA DI TRASFORMARE LA SITUAZIONE DEI SOGGETTI CAPACITA DI GUIDARE I COMPORTAMENTI E GLI ATTEGGIAMENTI DEI SOGGETTI POTERE DI OFFENDERE (Colpisce immediatamente gli individui) POTERE TECNICO (Incide sulle condizioni di vita degli individui) POTERE STRUMENTALE (Orienta il comportamento degli individui, prospettando loro vantaggi e svantaggi esterni) POTERE DI AUTORITA (Orienta sia i comportamenti che gli atteggiamenti degli individui, facendo leva sul loro bisogno di riconoscimento e di conformità alle norme.

45 CAPACITA COMBINATORIA E DI TRASPOSIZIONE DELLE DIVERSE FORME ANTROPOLOGICHE DI POTERE SOCIALE Oltre che come forme a sé stanti, LE QUATTRO FORME DI POTERE POSSONO PRESENTARSI IN MANIERA COMBINATA TRA DI LORO, RAFFORZANDOSI A VICENDA: è il caso, ad esempio, della conquista con le armi di paesi stranieri (capacità di offendere) a cui si aggiunge la capacità di sfruttarne le risorse materiali e umane (potere strumentale) e la capacità di fare accettare, consolidare e rendere duraturo nel tempo il potere dellinvasore (potere di autorità). E poi ulteriormente possibile IL PASSAGGIO DA UN TIPO DI POTERE ALLALTRO: Ad esempio, nel caso di un dittatore che riesca a circondarsi di unaurea sacrale (dal potere di offendere al potere di autorità), oppure nel caso di un santone che spinge con successo gli adepti della sua setta a consegnargli tutti i loro averi (dal potere di autorità al potere strumentale). Esiste, infine, una PARTICOLARE DISPOSIZIONE UMANA ALLA GENERALIZZAZIONE DELLE ESPERIENZE DI POTERE, nel senso che la superiorità o linferiorità dimostrata in una circostanza tendono a ripetersi in altre circostanze, rafforzata a sua volta dalla TENDENZA DEI DIVERSI POTERI A RAFFORZARSI A VICENDA, realizzando un processo circolare che sbarra ogni via duscita a coloro che a tali poteri sono soggetti.

46 LISTITUZIONALIZZAZIONE DEL POTERE E LA SUA TRASFORMAZIONE IN DOMINIO. Se la convivenza degli uomini allinterno di un gruppo sociale implica il sorgere di numerosi rapporti di potere, in ogni società esiste poi, in grado più o meno elevato, una connaturata necessità del potere a fissarsi in forme più stabili, cioè a trasformarsi in dominio. Si può dire che IL POTERE SI COAGULA IN DOMINIO ATTRAVERSO LA SUA ISTITUZIONALIZZAZIONE, frutto del processo di consolidamento, stabilizzazione e fissazione delle relazioni sociali. Esiste inoltre un importante collegamento tra il processo di istituzionalizzazione del potere in dominio e una serie di processi collegati, che portano ad ACCRESCIMENTI DEL POTERE DI ALTRO TIPO.

47 SPERSONALIZZAZIONE Crescente collegamento del potere a ruoli sovrapersonali, cioè a funzioni e posizioni che trascendono il singolo individuo. FORMALIZZAZIONE Crescente orientamento dellesercizio del potere verso regole, procedure e rituali. INTEGRAZIONE La rete dei rapporti di potere costituisce una componente essenziale della struttura sociale complessiva. A sua volta la struttura sociale stabilizza e consolida tali rapporti. PROCESSO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE DEL POTERE 1 2 3

48 ACCRESCIMENTI DI POTERE DI ALTRO TIPO ESTENSIONE DEL RAGGIO DI AZIONE In termini di popolazione e territorio. INNALZAMENTO DEL GRADO DI VALIDITA La volontà del detentore del potere acquisisce un maggior grado di conformità attesa. RAFFORZAMENTO DELLINTENSITA DELLEFFETTO Crescono la forza di imposizione (capacità di imporsi a chi si oppone al potere) e la forza di innovazione (capacità di rompere con lesistente e di rendere vincolante linconsueto). A B C

49 GLI STADI DEL PROCESSO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE DEL POTERE Popitz individua UN MODELLO DEL PROCESSO DI SVILUPPO DELL ISTITUZIONALIZZAZIONE DEL POTERE SUDDIVISO IN CINQUE DIVERSI STADI. Nel PRIMO STADIO, quello del POTERE SPORADICO, lesercizio del potere è limitato a pochi casi isolati sulla cui ripetizione non si può contare. Nel SECONDO STADIO, quello del POTERE STANDARDIZZANTE, si verificano delle condizioni per cui il detentore del potere può sensibilmente aumentare il grado di conformità attesa di coloro che al potere sono sottoposti, può quindi fare affidamento su prestazioni prevedibili. Ad un potere disponibile qui ed ora si contrappone quindi, nella seconda fase, un potere disponibile sempre, nel caso che si verifichino determinate condizioni. IL CONFRONTO TRA QUESTI DUE STADI consente di mettere in evidenza limportanza della standardizzazione del potere, che dipende da QUATTRO DIVERSE CONDIZIONI che appaiono scarsamente presenti nella prima fase, mentre tendono a realizzarsi nella seconda: 1) basso consumo degli strumenti di potere; 2) alta replicabilità delle situazioni di potere; 3) alta ripetibilità delle prestazioni di potere; 4) alta limitazione della mobilità dei sottoposti al potere.

50 POTERE SPORADICO POTERE STANDARDIZZANTE CONSUMO DEGLI STRUMENTI DI POTERE REPLICABILITA DELLE SITUAZIONI DI POTERE RIPETIBILITA DELLE PRESTAZIONI DI POTERE LIMITAZIONE DELLA MOBILITA DEI SOTTOPOSTI AL POTERE Attraverso il progressivo assolvimento delle quattro condizioni sopra indicate si entra dunque nella FASE DEL POTERE STANDARDIZZANTE, in cui la conformità caso per caso si trasforma sempre più in comportamenti standardizzati, grazie al crescere della loro ripetibilità, prevedibilità e regolarità.

51 VANTAGGI DEL PASSAGGIO AL POTERE STANDARDIZZANTE MAGGIORE ECONOMICITA Lesercizio del potere diviene più economico per chi lo detiene perché richiede un minor controllo dei comportamenti facendo ricorso direttamente alluso (e quindi al consumo) di strumenti di potere. MAGGIORE UTILIZZABILITA La maggiore replicabilità delle situazioni di potere rende i comportamenti più prevedibili e quindi accresce lutilizzabilità di tali comportamenti. ROUTINIZZAZIONE Laccresciuta ripetibilità delle prestazioni di potere consente la routinizzazione di certi comportamenti, fino a renderli consuetudinari e, per ciò stesso, considerati ovvi.

52 Un forte impulso alla standardizzazione del potere è impresso, inoltre, dalla capacità del detentore di INVENTARE ATTIVITÀ ATTE ALLA STANDARDIZZAZIONE. E quanto avvenne storicamente, ad esempio, nelle civiltà insediatesi lungo il corso di grandi fiumi (come il Tigri e lEufrate in Mesopotamia o il Nilo in Egitto): le cosiddette SOCIETA IDRAULICHE. In queste civiltà, infatti, la necessità di far ricorso a complessi lavori di regolazione delle acque per rendere fertile il deserto circostante determinò laffermarsi di forme di organizzazione del lavoro di tipo nuovo, che richiedevano un forte coordinamento centralizzato di ampie masse di individui. Questa situazione accelerò significativamente il rapido realizzarsi di tutte e quattro le condizioni che portano al consolidarsi del potere standardizzante. Il TERZO STADIO del processo di istituzionalizzazione è quello della POSIZIONALIZZAZIONE DEL POTERE IN DOMINIO. La posizionalizzazione del potere si realizza quando determinate funzioni si condensano in una posizione di potere sovrapersonale. Storicamente la formazione del dominio attraverso la posizionalizzazione del potere risale alle prime fasi dello sviluppo culturale dellumanità, nel PASSAGGIO DAL PERIODO PALEOLITICO A QUELLO NEOLITICO, quando emerge una cultura agricola di tipo stanziale e la necessità di affrontare tre fondamentali problemi costitutivi della socializzazione determina lemergere di tre posizioni chiave del potere riconducibili ad altrettante figure che rappresentano, secondo Popitz, GLI ARCHETIPI DEL DOMINIO: IL PATRIARCA, il GIUDICE ed il CONDOTTIERO.

53 ARCHETIPI DEL DOMINIO PATRIARCA In società contadine permeate da un forte interesse alla continuità e strutturate su vincoli parentali, il senso di appartenenza al gruppo è profondamente collegato alla discendenza dagli antenati. Lappartenenza è continuità: si è essenzialmente ciò da cui si viene. Il patriarca tramanda i riti e le regole degli antenati, attraverso i quali interpreta ed orienta gli eventi presenti. GIUDICE CONDOTTIERO PROBLEMA DEL MANTENIMENTO DELLA CONTINUITA SOCIALE PROBLEMA DELLA SOLUZIONE DEI CONFLITTI INTERNI Le società contadine del neolitico erano stanziali e si basavano interamente sulla proprietà (di casa, terra, bestiame, arnesi da lavoro, scorte di cibo). La soluzione dei conflitti generati da furti, problemi di successione, ratti delle donne, ecc. faceva emergere le figure di particolari individui autorevoli, capaci di operare conciliazioni fra le parti in conflitto. PROBLEMI POSTI DA PERICOLI ESTERNI (NATURALI O UMANI) Bisogno di un capo, capace di decisioni rapide e nette in occasione di catastrofi naturali e carestie, di migrazioni alla ricerca di nuove terre e, soprattutto, delle minacce portate da gruppi nemici esterni

54 Le società contadine del neolitico, per le loro caratteristiche stanziali, erano i primi gruppi umani che vivevano nel rischio permanente della sopraffazione armata. Infatti: ECONOMIA DELLACCUMULO Necessità dellaccantonamento di scorte, per sopravvivere tra un raccolto e laltro. ESPOSIZIONE AL BOTTINO Da parte di gruppi di predatori nomadi. NECESSITA DI DIFESA MURA DI CINTA CONSOLIDAMENTO POSIZIONALE DEL RUOLO DI UN CAPO NASCITA DELLA MONARCHIA

55 Il capo capace di guidare con successo migrazioni che spesso duravano anni alla ricerca di terre sicure e fertili su cui insediarsi, lorganizzatore del gruppo per fronteggiare calamità naturali, il condottiero trionfante contro i nemici, deve aver fatto in quellepoca una impressione straordinaria. Nasce da esperienze simili lISTITUZIONALIZZAZIONE DELLA MONARCHIA come consolidamento posizionale del potere di un capo. Laccumulazione di mezzi per lesercizio della violenza (armi e soldati), la stabilizzazione di un seguito (con la necessità di provvedere al suo mantenimento), il problema cruciale della successione al potere (che troverà soluzione con laffermarsi dellistituto dellereditarietà della carica ): sono questi gli elementi che consentirono al principe della guerra di stabilizzarsi come principe della pace. Se il terzo stadio è senzaltro quello cruciale per il passaggio dal potere al dominio, attraverso il sorgere di posizioni di potere sovrapersonali, gli ultimi due stadi dellistituzionalizzazione del potere sono quelli in cui il processo di posizionalizzazione si consolida in maniera compiuta. Il QUARTO STADIO è quello che vede la NASCITA DI APPARATI DI DOMINIO (strutture posizionali di dominio) intorno alla posizione centrale di un signore. I seguaci del capo ne costituiscono il SEGUITO. Essi non sono di solito a lui legati da vincoli di parentela, ma dalla capacità che questultimo ha di mantenerli in maniera duratura. E in questa fase che acquistano rilievo gli accrescimenti di potere di altro tipo.

56 POSIZIONE CENTRALE DI UN SIGNORE STABILIZZAZIONE DEL VINCOLO TRA SIGNORE E SEGUACI. A questi ultimi, remunerati inizialmente in modo saltuario attraverso la partecipazione al bottino di guerra, viene concesso il controllo di terre e delle popolazioni che le coltivano. Si realizza così la stabilizzazione della base del potere attraverso la creazione di apparati di dominio su base territoriale. FORMAZIONE DI UN SEGUITO Consolidamento della DIVISIONE DEL LAVORO ALLINTERNO DEL SEGUITO e formazione di apparati di dominio sempre più stabili e articolati composti di specialisti del potere. ACCRESCIMENTI DI POTERE DI ALTRO TIPO Crescita della VALIDITÀ e dellINTENSITÀ degli effetti del potere e, nello stesso tempo, del DOMINIO TERRITORIALE.

57 Il QUINTO STADIO dellistituzionalizzazione del potere in dominio è quello storicamente realizzatosi con il dominio territoriale centralizzato, con tutti i connessi effetti di monopolizzazione che lo hanno accompagnato, che hanno caratterizzato LO STATO MODERNO. Leliminazione di qualsiasi potere concorrente da parte dei sovrani territoriali fu sancita dal successo delle loro pretese di monopolizzazione delle funzioni normative: la legislazione, la giurisprudenza (e quindi il controllo delle sanzioni) e lattuazione delle norme (che comporta il monopolio della violenza). Il consolidamento del dominio statale negli ultimi secoli ha determinato un nuovo livello del processo di istituzionalizzazione del potere che consiste nella trasformazione del dominio centralizzato in pratica quotidiana, per cui tutti i beni della vita civilizzata (acqua, luce, risaldamento, ma anche il tempo, o la regolazione del traffico stradale o aereo) appaiono distribuiti e controllati centralmente. LISTITUZIONALIZZAZIONE PERVADE COSÌ LA VITA QUOTIDIANA DI TUTTI: decisioni che determinano la nostra vita vengono sempre più spersonalizzate, assunte secondo regole universalmente vincolanti da chi detiene certe posizioni (ruoli) di potere, e infine integrate in un sistema di dominio centralizzato.

58 LE DIVERSE FORME DEL POTERE SOCIALE Abbiamo visto finora quali siano le basi antropologiche del potere e come il rapporto di potere, genericamente inteso, consista nella capacità che chi lo esercita ha di indirizzare e controllare in qualche modo i comportamenti di altri individui, e in certi casi anche gli atteggiamenti, nonché di influire sulla situazione stessa in cui tali individui si trovano a vivere. Nella definizione weberiana il potere di fatto (Macht), che egli distingue dal potere legittimo, indica qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, di fronte ad unopposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità. Troviamo rapporti di potere in ogni campo dellagire umano: dai rapporti familiari a quelli economici e di lavoro, a quelli religiosi, a quelli politici. MA IN CHE COSA DIFFERISCONO LE DIVERSE FORME IN CUI SI REALIZZA IL POTERE SOCIALE? E il modo in cui si risponde a quelle espressioni sopra evidenziate (sul modo di esercizio del potere o, altrimenti detto, sulle diverse basi su cui esso si fonda) che consente di giungere a differenziare le diverse forme del potere sociale. E possibile, in particolare, distinguere il potere politico da altre forme di potere, e in base a che cosa? A questa domanda sono state date risposte diverse nel corso del tempo, che possono essere ricondotte a due diverse TIPOLOGIE DELLE FORME DI POTERE: quella classica (sia nella versione originaria di Aristotele che nella variante di Locke) e quella moderna.

59 LA TIPOLOGIA CLASSICA DELLE FORME DI POTERE SOCIALE TIPI DI POTERECRITERIO DELLINTERESSE (Aristotele) CRITERIO DELLA LEGITTIMAZIONE (Locke) PATERNOdei figliex natura DISPOTICOdel padroneex delictu POLITICOdi chi governa e di chi è governato ex contractu A prescindere dalla fondamentale differenza fra i due criteri adottati, che riflettono le differenze di fondo tra il modello aristotelico e quello giusnaturalistico, entrambe le TIPOLOGIE CLASSICHE non consentono di individuare il carattere specifico del potere politico rispetto alle altre due forme di potere. Infatti possiamo riscontrare come nella realtà possano esistere sia governi paternalistici che governi dispotici, cioè governi in cui il rapporto fra sovrano e sudditi viene assimilato al rapporto tra padre e figli, oppure al rapporto fra padrone e schiavi.

60 LA TIPOLOGIA MODERNA DELLE FORME DI POTERE SOCIALE TIPI DI POTERECRITERIO DEL MEZZO SPECIFICO USATO TIPO DI DISEGUAGLIANZA SOTTO-SISTEMA SOCIALE ECONOMICOpossesso di beni necessari e scarsi ricchi / poveri organizzazione delle forze produttive IDEOLOGICO influenza delle idee sulla condotta degli individui sapienti / ignoranti organizzazione del consenso POLITICOpossesso (esclusivo) di strumenti coattivi forti / deboliorganizzazione della coazione

61 LA TIPOLOGIA MODERNA usa come criterio di classificazione IL MEZZO SPECIFICO attraverso il quale, nelle diverse forme di potere, il soggetto attivo del rapporto riesce a condizionare il comportamento del soggetto passivo. Nel caso del potere politico il mezzo che lo caratterizza è il ricorso (in ultima istanza) alla coazione per far rispettare i propri comandi. QUESTO NON SIGNIFICA CHE: non ci possa essere coazione nelle relazioni familiari (un padre dispotico), economiche (lo sfruttamento del lavoro nero) o ideologiche (luso della tortura e le pene comminate dal tribunale ecclesiastico della santa inquisizione); il rapporto di tipo politico sia solo coattivo. Anzi, lo è solo in ultima istanza: quando prevale luso della violenza, il potere politico diventa instabile. DALTRA PARTE: il meccanismo dello scambio, che è lessenza del rapporto economico, è spesso usato anche in politica (come nel caso del voto clientelare); dogma e fede sono lessenza del rapporto religioso, ma la mistica del credente si può trovare anche nella relazione politica (nel seguace di un partito con forti connotati ideologici); affetto e identificazione sono lessenza della relazione familiare, ma sono anche alla radice della devozione per un re, come per un leader politico. Ciò che differenzia realmente (secondo il criterio del mezzo specifico) il potere

62 politico, rispetto alle altre forme del potere sociale, è che I RAPPORTI DI TIPO NON POLITICO sussistono anche in assenza della dimensione coattiva (luso della violenza appare contingente), mentre IL RAPPORTO DI TIPO POLITICO non può esistere senza presumere la possibilità di far ricorso, in ultima istanza, al potere coattivo. In altri termini, la possibilità di far ricorso alla coazione costituisce lessenza del potere politico). Bisogna però specificare che luso della forza è una condizione necessaria, ma non sufficiente per lesistenza del potere politico. Infatti, non tutti i gruppi sociali in grado di usare in qualche modo la forza (criminalità organizzata, gruppi sovversivi, pirati) esercitano un potere politico: il potere politico è tale quando detiene lesclusività delluso della forza rispetto a tutti i gruppi che agiscono in un determinato contesto sociale. In questo senso, IL PROCESSO DI MONOPOLIZZAZIONE DELLUSO DEI MEZZI DI COAZIONE (storicamente realizzatosi con il sorgere dello Stato moderno) è stato realizzato attraverso la criminilizzazione delle pretese di adoperare la forza al di fuori di questo monopolio. Per un quadro più completo della tipologia moderna delle forme di potere sociale, è utile riassumere due altre dimensioni significative: quella del CARATTERE (interiore o esteriore; diretto o indiretto) e quella del rapporto di ogni forma di potere con il problema della LEGITTIMAZIONE. La tavola successiva riassume sinteticamente queste diverse dimensioni:

63 TIPO DI POTERE SOCIALE CARATTERE MEZZO SPECIFICO RAPPORTO CON LA LEGITTIMITA ECONOMICO esteriore / indiretto incentivi materiali (scambio di mercato) potere di fatto IDEOLOGICO interiore incentivi morali (persuasione e fede) immediatamente legittimo (perché interiorizzato) POLITICO esteriore / diretto sanzioni negative (coercizione) utilità della legittimazione (riduce i costi del potere)

64 Come si è visto in precedenza nel confronto tra modello aristotelico e modello giusnaturalistico, LA DISTINZIONE FRA LE TRE FORME DI POTERE SOCIALE È POSSIBILE COMPIUTAMENTE SOLO A PARTIRE DALLEPOCA MODERNA: MONDO ANTICO COMMISTIONE DELLE TRE FORME DI POTERE MONDO MODERNO PROGRESSIVA DIFFERENZIAZIONE, AUTONOMIZZAZIONE E ISTITUZIONALIZZAZIONE DELLE TRE FORME DI POTERE IL PASSAGGIO DAL MONDO ANTICO A QUELLO MODERNO è caratterizzato, infatti, da un lato dallestinzione della tradizionale base religiosa del potere politico e dalla progressiva differenziazione fra sfera politica e sfera religiosa; dallaltro, dalla progressiva scorporazione dalla politica della sfera dei rapporti

65 economici (seguendo Marx, mentre la coazione politica degli schiavi, e successivamente dei servi della gleba, appare necessaria per far funzionare i rapporti economici nel modo di produzione schiavistico e poi in quello servile, il modo di produzione capitalistico è caratterizzato dallautonomia dei rapporti economici, che presuppongono leguaglianza formale degli individui al di fuori di ogni coazione politica). Del resto, tutto il pensiero politico post-classico è caratterizzato da una continua riflessione su ciò che distingue la sfera della politica dalla sfera della non-politica, lo Stato dal non-Stato. In questo senso LA CONCEZIONE MODERNA DELLA POLITICA APPARE RIDUTTIVA RISPETTO A QUELLA CLASSICA: CONCEZIONE CLASSICA (politico = sociale) Concezione naturalistica e organicistica della politica. CONCEZIONE MODERNA (non coincidenza fra politico e sociale) Concezione individualistica ed artificiale della politica, che si distingue dalla sfera religiosa e dalla sfera civile – economica.

66 Se la politica non coincide più con la sfera sociale complessiva, sorge il problema dei confini di questa sfera, cioè dei LIMITI DELLA POLITICA E DELLO STATO, sia rispetto alla società religiosa, sia rispetto alla società civile: LIMITI VARIABILI DELLA POLITICA SFERA RELIGIOSA SFERA ECONOMICA SFERA SOCIALE STATO TEOCRATICO / LAICO STATO COLLETTIVISTA / LIBERISTA STATO TOTALITARIO / LIBERALE Spesso lo Stato ha esteso il proprio potere coattivo allimposizione di idee religiose (è quanto avviene quando si parla di Stato confessionale e di religione di Stato), o alla direzione di attività economiche (che trova la sua massima

67 ATTRIBUTI DEL POTERE POLITICO ESCLUSIVITA UNIVERSALITA INCLUSIVITA Monopolio della forza Decisioni valide erga omnes Ubiquità della politica (ma ordine pubblico interno e difesa dellintegrità nazionale come fini minimi) espressione nelleconomia di piano che caratterizzava i cosiddetti socialismi reali): ma ciò non accade certamente nelle odierne democrazie liberali, caratterizzate da uno Stato laico e dalla libertà di dissenso da una parte, e dalla pluralità dei centri di potere economico dallaltra. Ma se lo Stato può esistere anche senza monopolizzare il potere ideologico-religioso e il potere economico, esso non può rinunciare al monopolio del potere coattivo, senza cessare di essere uno Stato. Da qui la SUPREMAZIA DEL POTERE POLITICO rispetto alle altre forme di potere: esso rappresenta infatti la cornice allinterno della quale gli altri poteri possono realizzarsi. A queste considerazioni si collegano gli ATTRIBUTI DEL POTERE POLITICO che lo differenziano dalle altre forme di potere:

68 POLITICA E MORALE Uno dei nodi fondamentali in cui si esplica il diverso modo di concepire il rapporto tra i diversi poteri sociali nel mondo moderno rispetto a quello pre-moderno riguarda il rapporto tra politica e morale, che si inserisce nel più ampio contesto del rapporto fra politica e non-politica. E un problema che si delinea di pari passo con la formazione dello Stato moderno, concepito come ente artificiale distinto dalla società, ma necessario perché questultima e gli individui che la compongono possano prosperare nellordine sociale, e che si emancipa gradualmente dal legame con il potere religioso della chiesa. LEVOLUZIONE DEL MODO DI CONCEPIRE TALE RAPPORTO PUÒ ESSERE COSÌ SINTETIZZATA: PENSIERO CLASSICO PENSIERO CRISTIANO PENSIERO MODERNO La polis costituisce lambito centrale dellesperienza morale: politica = morale. (Prevalenza dellambito pubblico). Lagire politico deve riconoscere la priorità dei princìpi morali che si indirizzano alla coscienza dellindividuo e concerno la salvezza dellanima. (Prevalenza del foro interno, della morale privata). Il pensiero e lazione rilevanti nellambito politico possono legittimamente distansiarsi dal pensiero e dallazione dettati dalla morale: politica diversa dalla morale. (Autonomia della politica dalla morale).

69 La moderna contrapposizione fra politica e morale emerge per la prima volta con chiarezza nel pensiero di MACHIAVELLI, i cui consigli al principe sono improntati alla celebre massima che in politica il fine giustifica i mezzi. Il fine del reggitore politico è quello di preservare la sicurezza del proprio Stato: se lo perseguirà con successo, tutti i mezzi a cui ricorrerà saranno giudicati onorevoli, e da ciascuno laudati. Più tardi MAX WEBER esprimerà con grande chiarezza ed efficacia questa contrapposizione fra due sistemi etici che ubbidiscono a princìpi diversi, mettendo a confronto letica della convinzione e letica della responsabilità: ETICA DELLA CONVINZIONE (Sfera della morale) ETICA DELLA RESPONSABILITA (Sfera della politica) Ordina di non farsi carico delle conseguenze del proprio agire secondo coscienza. Lazione è considerata buona o cattiva in base a qualcosa che sta prima dellazione stessa (un princìpio). Bisogna fare quanto è necessario perché dal proprio agire derivino gli effetti voluti e bisogna rispondere delle conseguenze prevedibili delle proprie azioni. Lazione è considerata buona o cattiva in base a qualcosa che viene dopo (il risultato).

70 BOBBIO rileva che le diverse logiche sottese a queste due etiche possono essere ricondotte al CONTESTO DI RIFERIMENTO DELLAZIONE. Mentre infatti letica della convinzione riguarda le azioni individuali, letica della responsabilità serve a giudicare le azioni di gruppo, o comunque compiute da un individuo (con responsabilità politiche) in nome o per conto del proprio gruppo. Limportanza della differenza del contesto di riferimento dellazione emerge chiaramente quando entra in ballo IL GIUDIZIO SULLUSO DELLA VIOLENZA: il criterio della giustificazione della violenza come extrema ratio, abituale nei rapporti tra gruppi, non appare ammissibile se riferito allazione individuale (tranne nel caso della legittima difesa). In questo senso, la politica fa in ultima analisi riferimento alla ragion di stato, la morale alla ragione dellindividuo. Esiste però uno stretto legame fra il rifiuto della violenza a livello individuale e la sua accettazione a livello politico. Infatti, la morale può permettersi di essere così severa con la violenza individuale perché riposa sullaccettazione di una convivenza che si regge sulla pratica continua della violenza collettiva.

71 UNA CRITICA ALLA DEFINIZIONE MODERNA DEL POTERE POLITICO Abbiamo visto come LA DEFINIZIONE MODERNA DEL POTERE POLITICO, così come prospettata da BOBBIO, si basi sulluso della forza come suo mezzo specifico e, soprattutto, sulla tendenza alla esclusività di tale uso, nel senso che il potere politico tende ad eliminare o a subordinare tutte le altre situazioni di potere. STOPPINO CONTESTA (O PERLOMENO RIDIMENSIONA) LA VALIDITÀ DI QUESTA DEFINIZIONE, ritenendo che pur essendo una definizione plausibile se viene riferita restrittivamente al potere politico in epoca moderna, essa non può essere accettata come definizione generale del potere politico. La critica più rilevante espressa da Stoppino riguarda il fatto che non tutti gli ordinamenti politici sono associabili ad un uso esclusivo (monopolio) della violenza: di effettivo monopolio della violenza si può parlare solo a partire dal sorgere dello Stato moderno di matrice europea, ma non per gli ordinamenti politici dei periodi precedenti. Infatti: TRIBU PRIMITIVE Nei contesti sociali primitivi, privi di qualsiasi potere centralizzato, la dimensione politica della vita sociale non era autonoma, perchè appariva difficilmente separabile dalle altre dimensioni sociali (religiosa, economica, ecc.). Anche per i SISTEMI POLITICI DEL MONDO ANTICO, che pur raggiunsero in molti casi un notevole grado di sviluppo, non si può parlare di monopolio della violenza.

72 E il caso delle città-stato greche o degli imperi come quello romano. Lo stesso si può dire anche per il successivo SISTEMA FEUDALE DI DOMINIO: CITTA – STATO GRECHE Nelle poleis greche la violenza costituiva una dimensione normale dellesistenza ed aveva un carattere diffuso, sia sotto forma di guerra condotta dai cittadini in armi (per conquistare bottino, schiavi, territorio, o per fondare nuove colonie), sia come caratteristica della lotta politica interna, che sfociava spesso in scontri armati tra fazioni o nelluso di espulsioni spesso di tipo collettivo (lostracismo). IMPERI DELLANTICHITA Date le enormi difficoltà logistiche sia per le comunicazioni che per i trasferimenti di uomini e cose su territori assai vasti, questi imperi erano piuttosto delle federazioni, in cui spesso diverse forze armate schierate in territori lontani erano in grado di esercitare reciprocamente la violenza (come negli scontri, nellimpero tardo-romano, delle diverse legioni per la conquista del titolo di imperatore per il proprio capo. Inoltre la violenza verso la parte più debole della popolazione (schiavi, contadini) era in questi contesti sociali una pratica quotidiana.

73 SISTEMA FEUDALE Nelle società medioevali non esisteva certo alcun monopolio della forza: i feudatari erano signori armati lun contro laltro e per lunghi periodi di tempo la guerra e la violenza civile tra le parti politiche era uno stato normale. La violenza sanciva le gerarchie fra i diversi ceti sociali e si abbatteva, in particolar modo, sulla popolazione comune, ridotta in gran parte in stato servile. Così la stessa sopravvivenza era precaria e la morte sempre incombente. E solo con IL SORGERE DEGLI STATI MODERNI, nellEuropa del settecento, che si realizzano delle aree territoriali pacificate al loro interno, grazie allaccentramento dei mezzi di violenza nelle mani del sovrano. E a partire da quel periodo che gli Stati danno vita a quegli apparati di polizia che consentono loro di realizzare, al loro interno, un monopolio tendenziale della violenza. Dunque il monopolio della violenza individua non tanto il CARATTERE GENERALE del potere politico, ma solo una sua MANIFESTAZIONE SPECIFICA storicamente determinata, che caratterizza gli Stati moderni e contemporanei di matrice europea.

74 Per quanto riguarda le caratteristiche specifiche di questo monopolio, STOPPINO AGGIUNGE ALTRE DUE CONSIDERAZIONI: in primo luogo, si tratta di un monopolio solo tendenziale, non assoluto; inoltre, la violenza non è lunico fondamento del potere politico: MONOPOLIO SOLO TENDENZIALE USI ILLEGGITTIMI DELLA VIOLENZA USI PRIVATI DELLA VIOLENZA CONSENTITI E REGOLATI DAL GOVERNO Rapine, sequestri di persona, omicidi esistono in ogni paese. Nessun governo, per quanto grande sia il suo potere, può evitare usi della violenza di questo tipo. Tutti i governi ammettono che i privati ricorrano alluso della violenza in certe circostanze (genitori - figli; ricorso alla legittima difesa).

75 LA VIOLENZA NON E LUNICO FONDAMENTO DEL POTERE POLITICO Da un lato, non tutti i comandi e le direttive dei governi sono assistiti dalla minaccia dellimpiego della violenza; dallaltro, non sempre i cittadini prestano obbedienza per il timore di essere colpiti da sanzioni. In conclusione, per STOPPINO la definizione che associa il potere politico al monopolio tendenziale della violenza non solo non può essere accolta come una DEFINIZIONE GENERALE del potere politico, ma lascia qualche perplessità anche come DEFINIZIONE DI UNA PARTICOLARE SPECIE DI POTERE POLITICO (quello affermatosi negli Stati moderni e contemporanei di matrice europea). Partendo da queste considerazioni, Stoppino muove alla ricerca di una definizione realmente generale (valida per ogni epoca) delle caratteristiche specifiche che differenziano il potere politico dalle altre forme di potere sociale.

76 LAZIONE POLITICA COME RICERCA DI CONFORMITA GARANTITA Per comprendere il significato dellazione politica, Stoppino propone il seguente esperimento mentale: immaginiamo un CAMPO SOCIALE dal quale siano escluse tutte le istituzioni politiche o di governo (parlamenti, governi, leggi tribunali, ecc.), e allinterno di questo campo: ATTORI (A) Interagiscono tra di loro, per raggiungere i propri obiettivi, con uno stretto grado di interdipendenza (la situazione del cosiddetto ingabbiamento sociale). RISORSE (R) Sono sia di tipo remunerativo che distruttivo (in combinazione variabile tra di loro) e appaiono disperse tra gli attori del campo sociale. Se agiscono in modo razionale, cioè secondo la LOGICA DELLA RAZIONALITÀ STRUMENTALE (mezzi - fini), gli attori (A) del campo sociale ipotizzato, per raggiungere i propri obiettivi (V), che rappresentano i fini dellazione, debbono ottenere la collaborazione o conformità (C) di altri attori, che rappresenta il mezzo utilizzato per raggiungere lobiettivo, usando parte delle loro risorse (R), che rappresentano il mezzo per ottenere la conformità altrui. VALORI (V) CONFORMITA (C)

77 Se nellesperimento ipotizzato si prescinde dalla possibilità che si possano instaurare tattiche di tipo coalizionale tra gli attori, LA FORMULA CHE DESCRIVE LAZIONE DELLATTORE SOCIALE SARÀ: ARCV (mezzo) (fine) __________________________________________________________________ Nella situazione descritta, lazione sociale si presenterà come UN PROCESSO ININTERROTTO DI CONTRATTAZIONE E CONFLITTO, dove ciascuno degli attori ricerca il massimo dei valori finali con il minimo di erogazione di risorse, promettendo ricompense e minacciando punizioni. Un processo siffatto sarà necessariamente ALTAMENTE CONTINGENTE: basta che un attore produca (inventi, si fornisca di) una maggiore quantità di risorse (o che introduca un modo più efficiente di combinare le risorse), perché egli cerchi razionalmente di modificare a proprio favore le ragioni di scambio (per ottenere maggiori valori finali). Da ciò deriverà, per ogni singolo attore, uno stato di perenne:

78 Imprevedibilità (nel tempo) delle ragioni di scambio tra le risorse dei diversi attori. INSICUREZZA INCERTEZZA Imprevedibilità della propria sicurezza fisica per ciascun attore (perché dipende dagli altri attori, che dispongono anche di risorse coercitive). E la soluzione ai problemi posti da questo stato di permanente e grave incertezza e insicurezza che costituisce loggetto dellazione politica. In altre parole, SCOPO DELLAZIONE POLITICA sarà la ricerca di una conformità stabilizzata (nel tempo) e generalizzata (nello spazio, cioè estesa a tutti gli attori del campo sociale). Stoppino definisce CONFORMITÀ GARANTITA questo tipo di conformità. In questo modo LAZIONE DELLATTORE DI DUPLICA in investimento di potere, che contempla lutilizzazione di risorse di potere per ottenere potere garantito (per cui la conformità diventa il fine stesso dellazione politica), e fruizione del potere, che riguarda lazione orientata verso la ricerca di valori finali (resa possibile dal primo tipo di azione). Questa significativa duplicazione dellazione dellattore sociale può essere così rappresentata:

79 DUPLICAZIONE DELLAZIONE DELLATTORE INVESTIMENTO DI POTERE FRUIZIONE DEL POTERE ARC (mezzo)(fine) ARCV (mezzo) (fine)

80 TIPI DI AZIONI POLITICHE Stoppino identifica cinque differenti tipi di azioni politiche, che colloca allinterno della fondamentale distinzione tra ARENE POLITICHE PRIVE DI GOVERNO (O NATURALI) E ARENE POLITICHE DOTATE DI GOVERNO (O MONETARIE). ARENE NATURALI il grado di CONFORMITÀ GARANTITA che un attore riesce ad ottenere dipende direttamente dalle stesse risorse che egli possiede (cioè dalla capacità complessiva di difesa e di offesa, di remunerazione e costrizione che egli è in grado di esercitare). ARENE MONETARIE La CONFORMITÀ GARANTITA degli altri dipende in modo specifico e strutturato da un attore terzo, dotato di autorità politica o di governo.

81 CORSA ALLA POTENZA DIFESA DEL DOMINIO E il tipo di azione politica che si esplica in una arena politica naturale, caratterizzata da un grado più o meno elevato di dispersione delle risorse. E quanto accade tipicamente nella ARENA INTERSTATALE, dove ogni stato detiene una porzione variabile delle risorse fondamentali (siano esse terra, oro, materie prime, armamenti, o altro) che rappresentano la base della sua potenza, cioè della sua capacità di ottenere dagli altri stati comportamenti conformi ai suoi voleri. AZIONI POLITICHE NELLE ARENE PRIVE DI GOVERNOA In un dominio naturale, come è il dominio territoriale del signore feudale, un attore monopolizza le risorse di potere (terra e armi) e difende il proprio dominio. LAZIONE DEL FEUDATARIO si traduce in una lotta di potenza verso lesterno (gli altri feudatari) ed in un dominio naturale allinterno del feudo (verso i servi della gleba). La protezione di questi ultimi dai nemici esterni può essere, a sua volta, considerata un abbozzo di funzione pubblica. I SERVI DELLA GLEBA, pur pienamente assoggettati al dominio del signore, non appaiono del tutto privi di risorse: essi possono contare, infatti, sul possesso del proprio corpo, che diventa tanto più prezioso per il signore quanto più esiguo è il loro numero.

82 AZIONE POLITICA NELLE ARENE DOTATE DI GOVERNOB LOTTA PER IL POTERE Allinterno dei sistemi politici democratici i LEADER DEI PARTITI sono impegnati in una costante competizione per conquistare o mantenere il potere politico, sotto forma di ruoli di governo. Questi ruoli rappresentano posizioni di autorità politica, cioè titoli a governare, che consentono di ottenere dai cittadini conformità garantita alle decisioni prese dai governanti. PRESSIONE SUL POTERE Questa particolare tipo di azione politica è esercitata dalle CLASSI DIRIGENTI DEI GRUPPI DI PRESSIONE per influenzare i contenuti delle decisioni politiche. Lo scopo di questo tipo di azione politica è quello di ottenere o di mantenere determinati diritti, cioè la capacità garantita di poter esercitare certe attività senza interferenze e producendo effetti sugli altri attori. PARTECIPAZIONE POLITICA Lazione politica della non-élite, cioè dei SEMPLICI CITTADINI, può esprimersi attraverso diverse forme di partecipazione politica, che vanno dalla partecipazione al voto a forme più impegnate di militanza o di protesta. Anche qui, come nel caso precedente, lo scopo è quello di ottenere conformità garantita sotto forma di diritti.

83 Dunque NELLE ARENE POLITICHE DOTATE DI GOVERNO allazione dellattore politico vero e proprio, volta alla conquista di posizioni di autorità politica, si affiancano le azioni politiche degli attori sociali, sotto forma di pressione sul governo oppure di partecipazione politica. Lazione politica, come ricerca di conformità garantita, può essere così rappresentata attraverso due formule diverse: AZIONE DELLATTORE POLITICO AR C a Conformità garantita in termini di AUTORITA (titoli a governare) AZIONE POLITICA DELLATTORE SOCIALE AR Cd Conformità garantita in termini di DIRITTI

84 Che rapporto intercorre tra le due modalità che assume lazione politica in unarena dotata di governo? In altri termini, PERCHÉ QUESTE ARENE POSSONO ESSERE DEFINITE MONETARIE? Il legame tra queste azioni emerge se si considera che linsieme dei titoli di autorita e dei diritti consente, in questo tipo di arene, di realizzare uno SCAMBIO POLITICO fra sostegno (selettivo) e decisioni vincolanti (politicamente orientate), come evidenzia lo schema sottostante: STRATEGIA DELLATTORE POLITICO STRATEGIA POLITICA DELLATTORE SOCIALE AUTORITA POLITICA DECISIONI VINCOLANTI (Politicamente orientate) SOSTEGNO (Selettivo) DIRITTI (Fine)(Mezzo) (Fine) LOTTA PER IL POTERE ESERCIZIO DEL POTERE FRUIZIONE DEL POTERE

85 La STRATEGIA DELLATTORE POLITICO ha come obiettivo finale lesercizio del potere, una volta conquistate (o mantenute) posizioni di autorità politica. Il mezzo utilizzato per raggiungere questo obiettivo è costituito dagli impegni presi, nei confronti degli attori sociali, in merito alle decisioni vincolanti che sarà chiamato a prendere nellespletamento delle proprie funzioni di governo. La STRATEGIA POLITICA DELLATTORE SOCIALE, invece, ha per obiettivo la fruizione del potere, volta a mantenere o accrescere i propri diritti; essa utilizza come mezzo la capacità di fornire sostegno. La CONCATENAZIONE FRA LE DUE STRATEGIE (indicata dalle frecce che nello schema collegano i diversi rettangoli) si sostanzia nello scambio politico fra sostegno selettivo (al monarca feudale da parte dei feudatari che gli sono fedeli; al leader di partito da parte degli elettori che lo votano) e decisioni vincolanti politicamente orientate (con cui colui che raggiunge posizioni di autorità politica tende a tutelare prioritariamente i diritti di coloro che lo hanno sostenuto). E QUESTA LA DINAMICA CHE CARATTERIZZA TUTTE LE ARENE DOTATE DI GOVERNO. E già, in nuce, il caso delle MONARCHIE FEUDALI, dove la supremazia di chi detiene il titolo di sovrano poggia (oltre che sulle proprie risorse naturali di potenza) anche sul sostegno che riceve dai signori feudali in virtù delle funzioni pubbliche che egli esercita, che sono quella della protezione verso lesterno, e quella della limitazione dei conflitti fra gli stessi signori (attraverso una gestione

86 della giustizia sotto forma di arbitrato da parte del sovrano itinerante). E successivamente il caso delle MONARCHIE ASSOLUTE, dove il potere del monarca dipende soprattutto, oltre che dalla sua capacità di protezione esterna, dalla funzione politica che egli svolge (finchè ne sarà in grado) di garante supremo di una difficile cooperazione fra nobiltà in declino e borghesia in ascesa. E, infine, il caso dei GOVERNI NEGLI ODIERNI SISTEMI POLITICI DEMOCRATICI, dove lo scambio suddetto avviene fra sostegno elettorale selettivo (ad un partito politico, piuttosto che ad un altro) e promesse di politiche pubbliche (che quel partito in campagna elettorale si impegna a realizzare se conquisterà posizioni di governo, tutelando e promuovendo, attraverso le decisioni politiche di governo che sarà chiamato a prendere, soprattutto i diritti dei gruppi sociali che lo sostengono). Bisogna infine mettere in evidenza che, NEL TRAGITTO STORICO CHE DALLE MONARCHIE FEUDALI PORTA AGLI ODIERNI REGIMI DEMOCRATICI, le diverse modalità con cui lazione dellattore politico e lazione politica dellattore sociale perseguono la ricerca di conformità altrui in unarena dotata di governo (nelle forme Ca e Cd), rendono progressivamente sempre più lento il nesso che, allinterno dellarena politica naturale, legava strettamente i beni politici degli attori (cioè le quote di conformità garantita che essi erano capaci di ottenere) alle loro risorse sociali di base (di tipo remunerativo e distruttivo). Infatti:

87 Molti diritti appaiono sganciati da ogni legame diretto con le risorse possedute dagli attori sociali. Ad esempio, il diritto dellindividuo alla sicurezza fisica non dipende più direttamente dal possesso delle armi da parte dellindividuo stesso; Quel che consente ad un attore di conseguire una posizione di autorità politica è sempre meno il pacchetto delle risorse sociali che egli detiene direttamente, e sempre più il sostegno che egli riceve dagli altri attori del campo sociale di riferimento. Nel caso, ad esempio, di grandi imprenditori economici che conseguono con successo titoli a governare, ciò avviene solo quando essi riescono a riconvertire le proprie abilità e risorse in campo economico in capacità di ottenere sostegno politico.

88 LA PRODUZIONE POLITICA Partendo dalla distinzione iniziale tra investimento di potere (a cui tende lazione politica come ricerca di conformità garantita) e semplice fruizione del potere (cioè luso del potere per il conseguimento di valori finali), la PRODUZIONE POLITICA può essere definita come lincontro di una pluralità di investimenti di potere da parte di attori diversi. Essa è cioè una rete di conformità garantite multilaterali per un numero più o meno vasto di attori sociali: questa rete di investimenti di potere è ciò che costituisce, ogni particolare ordinamento politico. Sia nelle arene politiche naturali che in quelle dotate di governo, la produzione politica presenta alcune CARATTERISTICHE ESSENZIALI:

89 PRODUZIONE POLITICA OPERA MEDIANTE ORDINAMENTI VINCOLANTI ARENE NATURALI DOMINI NATURALI ARENE MONETARIE Patti tra gli attori Decisioni del detentore del dominio Decisioni collettive di un attore terzo (i governanti) E IMMEDIATAMENTE ANCHE DISTRIBUZIONE POLITICA POLITICHE DISTRIBUTIVE E REDISTRIBUTIVE SPETTANZE = quote di beni e servizi distribuiti sotto forma di prestazioni dello Stato POLITICHE REGOLATIVE DIRITTI = sotto forma di libertà, facoltà e potestà E GARANZIA DI COOPERAZIONE SOCIALE Azioni reciprocamente vantaggiose (anche se non necessariamente su basi egualitarie) che, producendo conformità, rendono possibile per gli attori in gioco intraprendere interazioni sociali rilevanti nelle sfere di azione più diverse (economia,religione, ecc.)

90 Per quanto riguarda i DIRITTI, essi sono capacità garantita di esercitare certe attività senza interferenze e producendo effetti sugli altri attori, nel senso che a ciascun tipo di diritto corrisponde un obbligo di conformità da parte di altri individui e gruppi: TIPI DI DIRITTI LIBERTA FACOLTA POTESTA SPETTANZE Consistono nel non impedimento di certi comportamenti (libertà di movimento, di riunione, di opinione, di associazione). Sono specifiche disposizioni stabilizzate alla conformità (diritti di proprietà, di scambiare beni sul mercato, e così via). Sono particolari obblighi di conformità collegati allesercizio di determinate facoltà (obblighi dei figli rispetto al padre, dei sottoposti rispetto al direttore dazienda, dei fedeli rispetto al parroco). Sono diritti collegati ad una serie di obblighi assunti, con lo sviluppo del welfare state, da determinati operatori pubblici (diritto alla pensione, ai servizi sanitari, ai servizi scolastici, e così via)

91 Negli ultimi tre secoli si sono affermati progressivamente i cosiddetti DIRITTI DI CITTADINANZA : DIRITTI DI CITTADINANZA CIVILI POLITICI SOCIALI Diritti necessari per esercitare la libertà individuale (libertà di proprietà, di parola, di pensiero, di ottenere giustizia, ecc.) Diritto ad esercitare potere politico (sotto forma di elettorato attivo e passivo, di esercitare varie forme di partecipazione politica) Diritti concernenti la sicurezza economica (pensioni, occupazione, reddito) e la partecipazione al patrimonio sociale (istruzione, sanità, ecc.)

92 Il fatto che la produzione politica sia immediatamente anche distribuzione politica, perché le decisioni politiche vincolanti producono immediatamente conformità sociale sotto forma dei vari tipi di diritti, determina una netta DIFFERENZA TRA PRODUZIONE POLITICA E PRODUZIONE ECONOMICA. Nelleconomia di mercato, infatti, la distribuzione dipende dallo scambio di mercato che è un momento successivo alla produzione. Altre differenze sostanziali sono che la decisione economica non implica necessariamente la presenza di altri attori, come quella politica, né tanto meno è una decisione vincolante. Il potere politico non produce beni finali, come fa quello economico, ma solo beni strumentali: NOSI NOSI NO PRODUZIONE ECONOMICA PRODUZIONE POLITICA

93 LE FUNZIONI POLITICHE Diverse sono le FORME DELLA PRODUZIONE POLITICA, cioè le funzioni esercitate dallazione politica. Alcune le ritroviamo fin dai tempi più antichi, altre (le ultime tre) rappresentano aspetti nuovi e caratteristici degli stati moderni. 1 REGOLAZIONE Consiste nellemanazione di regole vincolanti, più o meno generali, che incanalano i rapporti sociali in determinati ambiti comportamentali. Nelle SOCIETA TRADIZIONALI DEL PASSATO è poco presente: si tratta di società statiche, in cui i beni finali (economici e simbolici) derivano dalla tradizione e da credenze religiose. Gli interventi regolativi, quando esistevano, consistevano soprattutto in una codificazione e chiarificazione di regole già esistenti (provenienti dalla tradizione). Nelle SOCIETA MODERNE è invece molto presente. Si tratta di società in perenne trasformazione, dove una definizione e ridefinizione delle regole del gioco sociale fa crescere e cambiare sia la produzione dei beni finali che la stratificazione sociale. In esse il compito essenziale del potere politico diventa quello di istituzionalizzare il cambiamento.

94 PROTEZIONE ESTERNA E MODERAZIONE DEI CONFLITTI INTERNI 2/3 Queste due funzioni politiche sono le più antiche, essendo fondamentali per lesistenza di qualsiasi ordinamento politico. Esse sono volte a garantire rispettivamente la difesa della comunità politica da aggressioni esterne (ma anche la sua capacità di aggressione verso lesterno, alla conquista di schiavi, terra e risorse materiali) e la risoluzione o moderazione dei conflitti interni. Questultimo aspetto è passato dalle forme di arbitrato esercitate dal sovrano feudale per dirimere i conflitti interni tra i signori suoi vassalli, alla piena giurisdizione, che garantisce nello Stato contemporaneo lintegrità fisica dei cittadini, indipendentemente dalle risorse sociali possedute; garanzia resa possibile dal monopolio tendenziale delle risorse di coercizione acquisito dallo Stato in epoca moderna. A queste due funzioni più tradizionali (anche se hanno assunto in tempi più recenti caratteristiche differenti) bisogna aggiungere, sul piano funzionale, UNA SERIE DI ASPETTI NUOVI CHE CARATTERIZZANO LO STATO IN EPOCA MODERNA non più solo come garante della coesistenza pacifica, ma anche della cooperazione sociale. Sorgono così NUOVE FORME DI PRODUZIONE POLITICA:

95 FACILITAZIONE 4 Lo sviluppo di questa nuova funzione dello Stato consente la produzione di diritti-facoltà che agevolano la cooperazione sociale nelle più diverse sfere. E ciò che accade con la coniazione della moneta e listituzione di una banca centrale nella sfera economica; con la costruzione di strade, ferrovie e di tutte le altre infrastrutture che rendono più facile e veloce il trasporto di uomini e cose; con la gestione statale di poste, telegrafo, radio e televisione pubblica per quanto riguarda il settore delle comunicazioni; con lo sviluppo dellistruzione, che facilita la stessa cooperazione sociale in ogni campo. ALLOCAZIONE 5 Questa funzione riguarda gli innumerevoli vantaggi erogati ai cittadini dagli apparati del welfare state, sotto forma di produzione di diritti-facoltà che agevolano la cooperazione sociale. Ciò avviene attraverso lerogazione sia di quote di denaro (pensioni, cassa integrazione, sussidi di disoccupazione,salari minimi garantiti, ecc.) che di servizi (scolastici, sanitari, ecc.).

96 ATTIVITA STRUMENTALI ALLA PRODUZIONE POLITICA 6 Si tratta di altre attività del potere politico che, pur non essendo direttamente forme di produzione politica, appaiono necessarie perché questultima possa essere realizzata, approntandone gli strumenti necessari al suo esercizio. E il caso dellorganizzazione delle istituzioni e degli apparati pubblici (esercito, sistema giudiziario, sistema sanitario pubblico,ecc.), dellestrazione delle risorse dalla società (economiche, militari, ecc.), o dellalimentazione della fiducia e della lealtà, sia a livello delle èlites (ad esempio, nei rapporti tra governanti e vertici della pubblica amministrazione o della magistratura), sia a livello della cittadinanza (disposizioni alla conformità, sotto forma di cooperazione sociale e di partecipazione politica).

97 Partito dalla critica alla concezione moderna delle forme di potere sociale legata al mezzo specifico utilizzato (e quindi delle concezione del potere politico in termini di monopolio tendenziale della violenza), STOPPINO PUÒ ADESSO, A CONCLUSIONE DEL SUO RAGIONAMENTO, PROPORRE UNA CONCEZIONE ALTERNATIVA, legata alle diverse funzioni esercitate dalle varie forme di potere sociale, secondo la quale mentre IL POTERE ECONOMICO, QUELLO SIMBOLICO/IDEOLOGICO E QUELLO COERCITIVO sono forme di potere che producono beni finali, IL POTERE POLITICO è caratterizzato in termini funzionale dal produrre beni strumentali, cioè beni che stabilizzano e tutelano lacquisizione dei beni finali per il campo sociale di riferimento.

98 FUNZIONI DEI POTERI SOCIALI POTERE ECONOMICO POTERE IDEOLOGICO POTERE COERCITIVO POTERE POLITICO BENI E SERVIZI DI BENESSERE IDENTITA ETICO- RELIGIOSA DANNO E INTEGRITA FISICA DIRITTI (Ordinamenti vincolanti e poteri garantiti) BENI FINALI BENI STRUMENTALI

99 STATO O STATO MODERNO? Anche se correntemente usata, lespressione Stato moderno può apparire pleonastica. La stessa ORIGINE ETIMOLOGICA DEL TERMINE STATO dovrebbe infatti suggerirne un uso storicamente limitato. Il termine ha avuto origine in Europa in tempi relativamente recenti, come mostra indirettamente la radice comune delle espressioni oggi usate in molte lingue europee per designare tale concetto: Estado, Etat, Staat, State. Esso assume il significato attuale alla fine del XV secolo, quando, alle soglie delletà moderna, si venne consolidando nel linguaggio comune lisolamento del primo termine dellespressione latina status rei publicae. Si determina così il passaggio da un significato generico di situazione ad un significato specifico legato allesercizio di un esclusivo potere di comando allinterno di un territorio delimitato da precisi confini. Nonostante la ricostruzione etimologica dovrebbe suggerirne un uso storicamente limitato, non mancano coloro che adoperano tale termine in senso universale e astorico per designare qualsiasi forma di ordinamento politico, anche dei tempi più remoti. Bobbio a tale proposito ritiene che LA DISPUTA TRA SOSTENITORI E AVVERSARI DELLA STORICITÀ DELLO STATO APPARE LEGATA AD UNA CONTRAPPOSIZIONE TERMINOLOGICA NON SPIEGATA: la questione se sia sempre esistito lo Stato oppure se si possa parlare di Stato soltanto a cominciare

100 da una certa epoca è una questione la cui soluzione dipende unicamente dalla definizione di Stato da cui si parte: se da una definizione più larga o più ristretta. Se per Stato si intende soltanto una qualche forma di ordinamento politico allinterno di una comunità, allora tutte le forme di società storicamente documentabili hanno avuto uno Stato. E questa la tesi secondo cui lavvento dello Stato segna il passaggio dallo stato selvaggio dellumanità a quello civile. Lo Stato nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di società più ampie, derivanti dallunione di più gruppi familiari in ununica tribù su un territorio comune, per organizzare meglio la propria sopravvivenza e per una più efficace difesa dai nemici esterni. Se invece partiamo dallesame della forma di ordinamento politico che oggi definiamo Stato, caratterizzato dallesercizio di un potere sovrano su una popolazione che risiede allinterno di un territorio determinato, che richiede la presenza di un apparato burocratico unitario, anche se funzionalmente differenziato; se, inoltre, colleghiamo weberianamente la sovranità del potere allesercizio del monopolio della forza fisica legittima, appare allora evidente che uno Stato siffatto non è sempre esisitito, anzi ha unorigine storica ben precisa che risale al periodo che ha visto in Europa il sorgere delle grandi monarchie territoriali dalla dissoluzione della società feudale.

101 Quali sono gli elementi di DISCONTINUITÀ rispetto agli ordinamenti politici precedenti, e quali elementi, invece, delineano una qualche forma di CONTINUITÀ? Oltre alla fondamentale assenza del monopolio della coercizione in tutti i sistemi politici premoderni (come già messo in evidenza da Stoppino), si possono evidenziare i seguenti aspetti: POLIS GRECA TERRITORIO STRUTTURA DEL POTERE Estensione territoriale molto limitata. Democrazia diretta e struttura orizzontale del potere. LE INFLUENZE DEL PENSIERO POLITICO CLASSICO La cultura dello Stato moderno attinge abbondantemente al pensiero politico greco (democrazia, cittadinanza, governo misto, ecc.).

102 RES PUBLICA ROMANA MOLTEPLICITA DELLE MAGISTRATURE Avevano carattere collegiale, erano limitate nel tempo, gratuite, responsabili e limitate a compiti specifici (Consoli, Questori, Edili, Pretori,Censori). POPOLO E SENATO Commistione del princìpio democratico con quello aristocratico (da una parte le Assemblee e i Comizi popolari, che eleggevano i magistrati e votavano le leggi, dallaltra il Senato, nominato su basi aristocratiche). IL DIRITTO Il diritto romano ebbe unenorme importanza per levoluzione giuridica dello Stato (sia ne campo del diritto pubblico, che in quello del diritto privato).

103 SISTEMA FEUDALE MANCANZA DI UNITA TERRITORIALE E caratterizzato da un complicato intreccio di diritti di sovranità fra diversi signori nei diversi paesi. La concezione patrimonialistica del potere politico fa sì (in conseguenza della politica matrimoniale delle diverse dinastie) che spesso manchi la continuità territoriale dei regni). POTERE PARCELLIZZATO Nonostante formalmente la struttura di potere sia di tipo gerarchico e piramidale, le risorse del potere (terra ed armi) sono diffuse fra i vari signori feudali, legati fra loro da rapporti contrattuali di tipo privato (beneficium – foeudum). Concezione patrimonialistica e diffusione di guerre private e faide. IL DIRITTO E LE FORME DI RAPPRESENTANZA Eredità medioevale del primato del diritto (naturale) sul potere ed embrionali forme di rappresentanza (le assemblee di ceto).

104 UN PASSAGGIO CRUCIALE: DALLA MONARCHIA SIGNORILE ALLA MONARCHIA ASSOLUTA Il passaggio cruciale per il sorgere dello Stato, così come oggi lo intendiamo, è quello che vede IL PREVALERE DELLASSOLUTISMO MONARCHICO SULLA PRECEDENTE FORMA DI MONARCHIA SIGNORILE, sulla scia e come conseguenza delle lunghe lotte per leliminazione fra i signori feudali. Non è una rottura identificabile in un momento preciso, ma è un processo che segna il condensarsi di elementi preesistenti allo stato fluido. Tutti gli Stati europei hanno conosciuto un momento assolutistico, che si è manifestato in maniera più debole in quelli che lhanno sperimentato per primi, come lInghilterra. Ma in che cosa la monarchia assoluta differisce dalle precedenti forme di monarchia dispotica o signorile? MONARCHIA DISPOTICA O SIGNORILE Estensione del potere privato di un sovrano a territori più ampi, mantenendo le caratteristiche di signoria privata, patrimoniale, di tale potere. Il potere politico, pur esteso territorialmente, non si differenziava pertanto qualitativamente da quello esercitato nellantica signoria terriera.

105 MONARCHIA ASSOLUTA Concentrazione ed unificazione del potere nei suoi aspetti politici (pace e guerra) nella persona del sovrano (funzione pubblica del sovrano, evidenziata dalla separazione tra il patrimonio privato del re ed il tesoro della corona). Potere monocratico non controllato dai sudditi: né dai ceti nobiliari, attirati a corte e allontanati così dalle loro risorse di potere (terra e armi), né dalla nascente borghesia urbana, ancora priva di potere politico. Si evidenzia il DUALISMO fra uno Stato, concepito come ente artificiale, che diviene una macchina burocratica al servizio del sovrano, e la Società, dove risiedono le diverse forze sociali (laristocrazia, nelle sue varie ramificazioni, e la nascente borghesia urbana). Lintegrazione sociale è opera del sovrano, almeno finchè egli riesce a mediare ed a stipulare dei compromessi con le forze sociali contrapposte.

106 CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLE MONARCHIE ASSOLUTE CHE INNESCANO LO STATO MODERNO CONTINUITA DEL POTERE IMPERSONALITA DEL POTERE SOVRANO APPARATO BUROCRATICO PROFESSIONALE ESERCITO PERMANENTE MODERNO SISTEMA FISCALE Successione automatica, regolata dal princìpio ereditario. Evidenziata dalla separazione del tesoro della corona dal patrimonio privato del re. Sempre più imponente, perché il sovrano, spogliando nobili e città dei loro privilegi, deve assumere funzioni di ordine generale che necessitano, per essere attuate, di una crescente macchina burocratica. Necessità di un esercito stanziale, per esercitare il monopolio della forza (allinterno) e la difesa dei confini (allesterno). Drenaggio centralizzato delle risorse, necessarie a mantenere un apparato burocratico e militare sempre più imponente.

107 PRESSIONI DELLAMBIENTE INTERNAZIONALE NellEuropa moderna nascono una serie di stati, tutti ugualmente sovrani e in perenne conflitto tra di loro. E questo il moderno SISTEMA DEGLI STATI, in cui ogni Stato doveva mirare alla propria sopravvivenza in un mondo instabile, dove, per sopravvivere, doveva cercare di ingrandire il proprio territorio e rafforzare il proprio dominio interno. La necessità di finanziare eserciti potenti per fare la guerra porta ad una crescente estrazione di risorse dalla società attraverso un sistema fiscale centralizzato. PROBLEMA DELLORDINE INTERNO Risolto, grazie allaccentramento del potere giudiziario, lantico problema di devitalizzare il potere dei signori feudali e di impedire le faide, per realizzare la territorialità dello Stato restava il problema delle guerre di religione, che erano vere e proprie guerre civili. Sarà la secolarizzazione dello Stato (attraverso il disancoramento della politica da princìpi teologici) a neutralizzare la carica politica della religione, riconducendola alla sfera privata. PROCESSO DI SECOLARIZZAZIONE CULTURALE CAUSE POLITICHE E SOCIALI DELLO SVILUPPO DELLO STATO

108 STATO E TRASFORMAZIONI ECONOMICHE La ricchezza delle nazioni è la ricchezza degli Stati. In campo economico la natura dello Stato territoriale favorisce lintensificarsi degli scambi e lo sviluppo di un capitalismo commerciale che vede il dilatarsi del mercato dalle città allo spazio nazionale e internazionale.

109 E nel senso più circoscritto a cui faceva riferimento Bobbio che MATTEUCCI descrive lo Stato come una particolare forma di organizzazione coattiva che tiene unito un gruppo sociale su un determinato territorio, differenziandolo da altri gruppi ad esso estranei, parafrasando così la classica definizione di MAX WEBER, che parla di una forma storicamente determinata di organizzazione del potere in cui questultimo si accentra in ununica istanza sovrana, quella statale, che detiene il monopolio legittimo della coercizione. Ancora più analitica appare la definizione di TILLY, secondo la quale lp Stato è una organizzazione che controlla la popolazione che occupa un determinato territorio e che: 1) si differenzia rispetto ad altre organizzazioni che operino sul medesimo territorio; 2) è autonoma; 3) è centralizzata; 4) le sue parti componenti sono formalmente coordinate le une con le altre. Si possono innanzitutto evidenziare, da queste definizioni, TRE ELEMENTI PORTANTI DELLA DEFINIZIONE DI STATO, evidenziati da qualsiasi manuale di diritto pubblico: sovranità, territorio e popolo. ASPETTI DEFINITORI

110 POTERE SOVRANO Lo Stato che controlla la popolazione su un determinato territorio, monopolizzando luso della coercizione, esercita un potere SOVRANO in quanto non deriva da alcun altro potere il controllo in questione, né risponde ad altri degli esiti di quel controllo. Questo potere che non riconosce alcun ente superiore è AUTONOMO, cioè produce da sé le proprie norme. Quando questo potere viene sfidato, è lo stesso monopolio della forza che viene messo in gioco: così ogni SFIDA ALLO STATO, mettendo in crisi la sua sovranità, prende necessariamente la forma di una prova di forza e di un conflitto armato. TERRITORIO E lo spazio allinterno del quale si esercita lautorità sovrana dello Stato. AL CONTRARIO DELLEPOCA FEUDALE, in cui esisteva un complicato intreccio di diritti di sovranità nei vari paesi, e in cui il territorio era proprietà del signore/sovrano e poteva essere alienato (insieme alla sua popolazione) come un bene privato (come succedeva con i matrimoni dinastici), LO STATO MODERNO non ha un territorio ma è il suo territorio. Lo Stato può cioè esercitare le proprie prerogative allinterno di un territorio delimitato da confini precisi, geograficamente distinti, fissi, continui e militarmente difendibili dalle minacce esterne. Lo sviluppo degli Stati ha portato ad una DRASTICA SEMPLIFICAZIONE DELLA CARTA POLITICA EUROPEA: da 150 a 25 centri politici indipendenti ai primi del Novecento.

111 POPOLO Lunificazione del territorio sotto un unico potere sovrano unifica anche gli individui che quel territorio abitano che, precedentemente sottoposti alle varie signorie locali in un legame che per la maggior parte di loro è di servitù della gleba, vengono riuniti dal ruolo di sudditi di un unico sovrano. Bisogna però distinguere il PROCESSO DI COSTRUZIONE DELLO STATO, che avvenne dallalto ad opera delle monarchie assolute, dal PROCESSO DI FORMAZIONE DELLA NAZIONE, realizzatosi successivamente e in seguito al quale la popolazione controllata da uno Stato finì per costituire una entità sociale caratterizzata anche da altre comunanze, cioè da, esperienze condivise di natura non politica, di tipo etnico, religioso, sociale, economico e culturale. Sebbene questi elementi comuni furono spesso presentati come naturali e incontovertibili, in realtà essi furono anchessi oggetto di un processo di costruzione politica, teso a semplificare e rendere più netta la distinzione Noi/Altri: un processo in cui lo Stato svolse un ruolo da protagonista. Fu dunque in unepoca successiva alla formazione dello Stato che si creò una miscela esplosiva di sovranità e nazione che, a partire dalla Rivoluzione francese, portò alla dissoluzione degli imperi multi-nazionali (come quello austro-ungarico) e alle lotte per lindipendenza nazionale. Nel Novecento Il mito della nazione, gestito dallo stato, fu poi la forza trainante di esperienze totalitarie, quali il nazismo ed il fascismo. Diversa appare lesperienza di recenti processi di costruzione dello Stato su basi etnico-religiose, attraverso una guerra civile (come nel caso della ex Iugoslavia). Si parlerà allora di Nazioni-Stato, piuttosto che di Stati-nazione.

112 Lo stato sorge e si consolida attraverso un processo di RAZIONALIZZAZIONE DEL POTERE. Esso costituisce una ORGANIZZAZIONE CENTRALIZZATA in cui vengono posti in essere espressamente degli assetti istituzionali (costituiti da ruoli, regole, risorse e personale) per perseguire un insieme unitario e specifico (ma variabile nel tempo) di interessi e fini. Alla centralizzazione si accompagna un progressivo processo di DIFFERENZIAZIONE ISTITUZIONALE, attraverso il quale le diverse funzioni sociali, che originariamente si assommavano negli stessi individui ed istituzioni, vengono sempre più espletate da istituzioni specializzate. Questa differenziazione istituzionale non contraddice lunitarietà dellorganizzazione statale: tutte le attività politico-amministrative, per quanto diversificate, devono trovare nellorganizzazione statale il proprio punto di riferimento. Tutto questo vale anche per gli Stati federali, che dividono i poteri di governo non solo tra i diversi organismi dello Stato centrale, ma anche tra questo e gli altri enti politici territoriali (spesso denominati Stati). Anche negli Stati federali, infatti, le funzioni fondamentali sono gestite a livello centrale. Il potere dello Stato viene esercitato attraverso PROCEDURE RAZIONALI RISPETTO ALLO SCOPO (scopo che, data la variabilità nel tempo dei fini specifici, può essere ricondotto al mantenimento dello Stato stesso): STATO E RAZIONALIZZAZIONE DEL POTERE

113 DIRITTO Norme astratte, generali e impersonali (emesse dal sovrano). Separazione tra chi esercita ruoli burocratici e chi detiene i mezzi di amministrazione (Burocrazia/Politica). Gli organi ed uffici non politici sono strutturati secondo il modello organizzativo burocratico: gerarchia, specializzazione professionale, spersonalizzazione, formalizzazione, retribuzione monetaria (reclutamento per concorso), ecc. AMMINISTRAZIONE BUROCRATICA LEGALITA Obiettività e prevedibilità del processo politico - amministrativo

114 RAZIONALITA STATALE E MODELLO BUROCRATICO Se il concetto di razionalità rispetto allo scopo consiste nellutilizzazione dei mezzi più congrui a raggiungimento dei propri fini, è anche vero che i fini dello stato possono essere molteplici e mutevoli. Ciò che però resta immutato, e può essere considerato il fine ultimo dello Stato, è lobiettivo del mantenimento della sua stessa esistenza (la cosiddetta ragion di Stato) che, dopo la secolarizzazione del dominio politico e il suo definitivo distacco da fini religiosi, è ciò che in ultima istanza guida le attività dello Stato. Per perseguire il proprio fine Lo Stato deve essere capace di intervenire in un numero di ambiti sempre più vasto, e ciò lo può fare solo attraverso lapprontamento di una macchina burocratica che si farà nel tempo sempre più vasta e complessa. Storicamente IL PASSAGGIO DA FORME DI AMMINISTRAZIONE PATRIMONIALISTICA AL MODELLO BUROCRATICO DI AMMINISTRAZIONE PUO ESSERE RICONDOTTO AD ALCUNI ASPETTI FONDAMENTALI: espropriazione di chi esercita funzioni amministrative dal possesso dei mezzi di amministrazione: il burocrate gestisce risorse che non sono sue, ma dello Stato. E il sistema degli uffici, a cui sono demandata le principali funzioni statuali, a possedere le risorse materiali e istituzionali relative allesercizio delle funzioni politiche e amministrative, non gli individui che, di volta in volta, occupano quegli uffici esercitando ruoli amministrativi.

115 passaggio dal privilegio allufficio: lesecuzione concreta di attività amministrative era, prima della razionalizzazione, diritto di determinati corpi sociali; nel modello burocratico i funzionari dello Stato hanno il dovere di portare avanti quelle attività. struttura del sistema burocratico: le facoltà decisionali più alte sono assegnate ad un organo decisionale non a carattere burocratico, ma di natura politica: prima il sovrano, più tardi il parlamento e il governo. Tutti gli altri organi ed uffici sono strutturati secondo il MODELLO ORGANIZZATIVO BUROCRATICO, informato a due basilari princìpi. Si tratta infatti di un sistema basato sulla competenza specialistica, da una parte, e su una strutturazione verticale di tipo gerarchico, dallaltra. Il primo aspetto può essere visto come lapplicazione alla sfera politica della divisione del lavoro che nel frattempo andava affermandosi in altri campi, come quello della produzione economica e della scienza; con il secondo aspetto il comportamento dei funzionari ed il loro rendimento veniva a dipendere da una gerarchia di facoltà di comando e di controllo, di riconoscimento sociale e di trattamento economico in cui si articolava il sistema delle carriere. modalità e criteri decisionali multifunzionali e utilizzabili da una molteplicità di attori: è il sistema delle direttive alle quali i funzionari burocratici devono uniformare i loro atti, che sono formulate in termini generali, in modo da essere eseguibili in maniera mutevole adattandosi alle situazioni concrete, e di natura procedurale, volte cioè a standardizzare il modo di prendere le decisioni, piuttosto che il loro contenuto specifico.

116 razionalità formale del comportamento amministrativo: la razionalità del burocrate è di tipo formale, consiste cioè nelladeguatezza dei propri comportamenti amministrativi a direttive di ordine superiore ed, in ultima istanza, alla legge. Le conoscenze giuridiche diventano quindi la base della sua formazione. sviluppo di conoscenze di natura non giuridica: attività dello Stato e dei loro campi di applicazione si sviluppano però altri tipi di conoscenze sia di tipo statistico, relative ai dati demografici ed economici sulla popolazione, che alla messa a punto di tecniche sempre più efficaci in due settori nevralgici come quello delle entrate fiscali e quello dellorganizzazione militare. STATO E DIRITTO Per quanto riguarda il rapporto tra Stato e diritto, laffermazione dello Stato segna il passaggio dalla lotta intorno al diritto, che aveva caratterizzato la fase di consolidamento territoriale, al riferimento al diritto che caratterizzerà la fase successiva. Abbandonati progressivamente i legami con il diritto naturale, si afferma un sistema di diritto positivo, in cui è lo Stato stesso a produrre le norme e ad innovarle, legittimando questo potere prima dallalto, con la volontà del

117 del sovrano, e successivamente dal basso, come espressione della volontà del popolo. Questo passaggio si esprime in due aspetti complementari: GIURIDICIZZAZIONE DELLA POLITICA POLITICIZZAZIONE DEL DIRITTO Il diritto viene investito di delicati compiti politici; avviene cioè una costituzionalizzazione della politica (attraverso la definizione di norme costituzionali che sanciscono giuridicamente la forma di governo). Il diritto viene a perdere lautonomia a suo tempo posseduta in quanto complesso di princìpi e pratiche generato e garantito da processi pre-politici a carattere religioso e culturale.

118 Emerge così una nuova funzione del diritto, che viene ad aggiungersi a quelle tradizionalmente esercitate: COMPITI TRADIZIONALI DEL DIRITTO DISTRIBUZIONE TRA GLI INDIVIDUI DEL CONTROLLO SUI BENI REPRESSIONE DEI COMPORTAMENTI ANTI-SOCIALI FORMA DI STATO COMPITO AGGIUNTIVO ORGANIZZAZIONE DEL POTERE POLITICO E DISCIPLINA DEI SUOI MODI DI ESERCIZIO FORMA DI GOVERNO

119 LEGITTIMAZIONE DEMOCRATICA E RAPPORTO DI CITTADINANZA La secolarizzazione dello Stato, il progressivo affermarsi delle identità nazionali e le trasformazioni economiche della società che facevano emergere nuove classi sociali che premevano verso una partecipazione politica, determinarono laffermarsi di un NUOVO PRINCÌPIO DI LEGITTIMAZIONE DEL POTERE POLITICO, non più dallalto, ma dal basso: il princìpio democratico. La legittimazione democratica è dunque un aspetto che si sovrappone più di recente allo Stato- nazione. Essa ormai caratterizza la maggior parte degli Stati contemporanei. TRE PRINCIPI ISTITUZIONALI DELLA LEGITTIMAZIONE DEMOCRATICA LEGITTIMAZIONE DAL BASSO: natura costituente del princìpio democratico rispetto al potere dello Stato. STATO SOCIALE E ASSISTENZIALE: giustificazione del potere dello Stato in base ai servizi che fornisce alla popolazione. STATO DEL BENESSERE: compito dello Stato di mantenere ed accrescere il livello di vita della popolazione.

120 Tra il diciottesimo ed il ventesimo secolo si affermano tre tipi di diritti, in cui consiste lattuale stato della CITTADINANZA. Essi nascono e si consolidano allinterno della comune identità ed appartenenza allo Stato-nazione, mentre oggi tendono a deterritorializzarsi. DIRITTI DI CITTADINANZA CIVILI POLITICI SOCIALI FACOLTA E LIBERTA DEI CITTADINI PRESTAZIONI DELLO STATO

121 LAPPROCCIO DEL SISTEMA POLITICO Se a lungo, seguendo lapproccio del potere e dello Stato, IL LESSICO ADOPERATO PER DESCRIVERE I FENOMENI POLITICI è stato composto da una serie di termini che fanno capo ad una tradizione di ricerca imperniata sullazione sociale, la cui unità di analisi è lindividuo concretamente inteso ed i ruoli che esso ricopre nellesplicare la propria azione sociale (seguendo i dettami dellINDIVIDUALISMO METODOLOGICO), allinizio degli anni 50 si è sviluppato nella Scienza politica statunitense allinterno del movimento comportamentista (teso alla ricerca di un metodo di analisi dei fenomeni politici distinto ed autonomo rispetto ai tradizionali approcci filosofici e politici allo studio della politica) un approccio alternativo di tipo olistico, volto ad applicare lAPPROCCIO SISTEMICO allo studio della politica. Si tratta di un approccio organicista, dove il tutto è considerato superiore alle parti che lo compongono, e in cui lunità di analisi è costituita da una serie di interrelazioni fra parti interdipendenti. Potere, autorità, influenza, comando, controllo, legittimità, stato, società, sovranità, ordinamento giuridico, amministrazione. Complessità, interdipendenza, informazione/comunicazione, input/output/feedback, regolazione, confini, adattamento/apprendimento. AZIONE SOCIALE SISTEMA

122 Il funzionamento del sistema solare non è definibile a partire dai singoli corpi (stelle, pianeti) che lo compongono: è linterazione tra questi corpi, determinata dalle reciproche forze di attrazione, che spiega quel particolare insieme che definiamo sistema solare. Così anche le azioni che un corpo umano può compiere (camminare, mangiare, ecc.) sono rese possibili dallinterazione dei vari organi che lo compongono, che costituiscono un unico organismo il cui funzionamento è sistemico. Lo stesso si può dire per il funzionamento di un computer, che non può essere ridotto alle singole parti che lo compongono. Lapproccio sistemico ha unORIGINE ESOGENA, essendo stato elaborato inizialmente in altri campi di studio, e solo successivamente adottato anche da molti scienziati politici. E dalla biologia, infatti, che trae spunto la GENERAL SYSTEM THEORY, adottata poi da molte altre discipline. Questo approccio, attraverso ladozione di un linguaggio transdisciplinare, mira a produrre un PARADIGMA SCIENTIFICO UNIVERSALE; propone cioè una strategia concettuale unificata per tutte le scienze, sia della natura che della società, proponendosi così di superare la tradizionale antitesi tra il meccanicismo degli studi che si occupano delluniverso inanimato e lorganicismo degli studi sulla vita biologica e culturale. I sistemi possono essere chiusi o aperti. In questo secondo caso, sono gli scambi di materia e di energia tra sistema e ambiente che vengono posti al centro dellanalisi. Nelle scienze sociali linteresse si concentra su questo secondo tipo di sistemi. Sono allora le relazioni fra sistema e ambiente, da una parte, e le proprietà interne di un sistema, dallaltra, che debbono inizialmente essere messe in evidenza:

123 SISTEMA APERTO RELAZIONI FRA SISTEMA E AMBIENTE PROPRIETA INTERNE DI UN SISTEMA COSTRUZIONE ANALITICA CIRCUITO CIBERNETICO Astrazione che isola ipoteticamente una parte del mondo fenomenico, considerando tutto il resto come ambiente. Rapporti tra input, output e feedback, attraverso continue transazioni tra il sistema e lambiente. CONFINI DEL SISTEMA Convenzionali e perciò mobili. UNITA INTERDIPENDENZA AUTO - REGOLAZIONE Principio olistico: il tutto è superiore alla somma delle parti. La modifica di un elemento determina la modifica di altri elementi. Ogni sistema tende a mantenere il proprio equilibrio (o a ristabilirlo a un livello diverso). Continui scambi di energia con lambiente che lo circonda

124 Dunque i sistemi possono essere individuati analiticamente in base alle relazioni che connettono le singole pratiche che li compongono. Pur essendo composti da individui, un sistema familiare, economico, oppure politico-burocratico, è caratterizzato dai particolari legami che uniscono tali individui: SISTEMA FAMILIARE Rapporti affettivi di PARENTELA SISTEMA ECONOMICO Rapporti economici di SCAMBIO SISTEMA POLITICO - BUROCRATICO Rapporti politici di COMANDO e GERARCHIA Ciascun INDIVIDUO CONCRETO può essere analiticamente considerato appartenente alluno o allaltro sistema di azione, secondo il tipo di rapporti che vengono presi in considerazione.

125 La teoria generale della politica formulata in termini sistemici per la prima volta da DAVID EASTON nel 1953, propone di analizzare i fenomeni politici come un sistema di interazioni che influenzano lassegnazione imperativa di valori entro una data società. Ci siamo già occupati in precedenza di come Easton concepisce il processo sociale in termini di allocazione di valori scarsi (sia di tipo materiale che immateriale), individuando tre specifiche modalità di questa allocazione: la consuetudine (propria del sistema culturale), lo scambio (che caratterizza il sistema economico) e il comando (che caratterizza il sistema politico). Abbiamo visto anche su quali basi egli individui la supremazia del comando politico rispetto alle altre modalità di allocazione dei valori. Partendo da queste considerazioni, Easton identifica lo SCOPO DELLA SCIENZA POLITICA nella descrizione delle diverse modalità della distribuzione imperativa dei valori nei diversi sistemi politici. Rispetto ad altri sistemi, il sistema politico possiede in maniera spiccata la capacità di trasformare se stesso, i suoi fini, le sue pratiche e la struttura della sua organizzazione interna. Possono darsi, cioè, mutamenti che inducono sviluppi evolutivi, rendendo più complesso il sistema stesso, o effetti perversi, che ne determinano la crisi. La capacità di apprendimento appare fondamentale per LATTITUDINE ALLAUTOCONSERVAZIONE DEL SISTEMA POLITICO, che consiste nella sua capacità di persistere nella propria identità funzionale adattandosi allambiente e trasformandosi strutturalmente. Questa capacità adattiva è collegata principalmente al MECCANISMO DELLA RETROAZIONE (feedback),

126 attraverso il quale le informazioni essenziali sullo stato del sistema e del suo ambiente tornano alle autorità, che possono modificare di conseguenza i propri comportamenti. Dallambiente provengono una serie di DOMANDE (input) rivolte al sistema politico, che producono delle tensioni nel sistema stesso e stimolano delle reazioni, cioè delle RISPOSTE, sotto forma di azioni e decisioni politiche (output). LIMPATTO di queste decisioni sullambiente (outcome) può risultare, a sua volta, più o meno coerente con gli obiettivi che i decisori si erano prefissi. Il risultato delle decisioni può così sia far diminuire che accrescere la tensione dellambiente nei confronti del sistema. Dal lato delle immissioni, oltre alle domande abbiamo il SOSTEGNO ( che può essere attivo o passivo, latente o manifesto) che consiste in una serie di comportamenti e/o di atteggiamenti favorevoli al sistema. Esso può essere specifico, quando è direttamente collegato alla soddisfazione (o allaspettativa di soddisfazione) di precise domande da parte delle autorità politiche, oppure diffuso, quando manifesta un atteggiamento di fondo di accettazione e rispetto della comunità e del regime politico. Pertanto, se il sostegno specifico si esprime in un comportamento attivo a favore di determinati attori politici dai quali ci si aspetta la soddisfazione di determinate domande (secondo una logica di scambio politico), il sostegno diffuso appare più legato alla dimensione culturale della politica,

127 esprimendo un atteggiamento latente, ma non per questo di secondaria importanza, di lealtà dei cittadini nel lungo periodo e va a costituire un fondamentale capitale di legittimità per il sistema stesso. A sua volta, il sostegno può essere indirizzato a tre differenti elementi del sistema politico: la COMUNITÀ POLITICA, manifestandosi come comune senso di appartenenza dei cittadini ad una comune identità nazionale; il REGIME, cioè linsieme delle regole del gioco, dellordine costituzionale e materiale che presiede alle interazioni politiche su un certo territorio; le AUTORITÀ, cioè coloro che ricoprono ruoli di autorità nel sistema politico e, in primo luogo, i governi in carica. La persistenza di un sistema politico dipende non solo dalla sua capacità di regolare i flussi di domande, ma essenzialmente dal mantenimento di un livello adeguato di sostegno. A questo proposito bisogna però distinguere i due tipi di sostegno dal terzo: infatti, se il venire meno del sostegno alla comunità o al regime determina una crisi del sistema politico, non altrettanto si può dire rispetto al sostegno alle autorità: anzi, in un regime democratico il periodico venir meno del sostegno ai governi in carica rappresenta un elemento funzionale al realizzarsi dellalternanza di governo, cioè un elemento essenziale per un buon funzionamento dei sistemi politici democratici.

128 COMUNITA POLITICA REGIME AUTORITA FINE DEL SISTEMA POLITICO violenta (guerra civile nella ex Jugoslavia e nascita di nuovi Stati); pacifica (nascita dalla ex Cecoslovacchia, attraverso un referendum, della Repubblica Ceca e della Slovacchia) VENIR MENO DEL SOSTEGNO (CONSENSO) VERSO: MUTAMENTO DI REGIME Nascita di regimi fascisti e nazisti in Italia e Germania dalla crisi del regime democratico e rinascita nel dopoguerra della democrazia dalla crisi di quei regimi dittatoriali. ALTERNANZA DI GOVERNO Funzionale, perché consente: 1) il ricambio della classe politica di governo; 2) la responsivness dei governanti; 3) il controllo dei rappresentati sui rappresentanti.

129 Il sistema politico è diviso dallambiente dai CONFINI, definiti analiticamente, che sono mobili, nel senso che possono allargarsi o restringersi nel tempo. A questo livello emerge la funzione dei regolatori daccesso (gatekeepers): un eccesso di domande può creare un sovraccarico non sopportabile dal sistema politico, mentre particolarmente insidiosa sarebbe la presenza di domande pericolose per la sopravvivenza del sistema stesso: avviene così una selezione delle domande, attuata sia da una serie di strutture politiche, che da norme culturali che, interiorizzate attraverso i processi di socializzazione politica, definiscono quali domande possono aver accesso ai decisori pubblici. Quindi i regolatori di accesso rappresentano una serie di meccanismi selettivi, di filtri strutturali e culturali, che tendono non solo a ridurre la complessità ambientale, evitando un sovraccarico di domande per il sistema politico, ma anche a evitare di far filtrare richieste non compatibili con il sistema stesso. Ciò viene innanzitutto realizzato attraverso un sistema di norme culturali poste a freno della politicizzazione di determinati problemi sociali (es: cosa impedì a lungo alle richieste di una legge sul divorzio o sullaborto di entrare nellagenda politica?), ma anche attraverso diverse tattiche e tecniche di controllo (manipolative, dilazionatorie, elusive), come le non decisioni, il controllo dellagenda decisionale ed il differimento delle scelte. Se lapproccio di Easton allo studio del sistema politico è tutto orientato sul versante degli input, ALMOND e POWELL hanno successivamente messo a fuoco cosa avviene allinterno del sistema politico nel PROCESSO DI CONVERSIONE delle

130 Domande in risposte. Essi si sono chiesti, cioè, quali funzioni esplichino le principali strutture politiche nel processo di tematizzazione delle domande e nel conseguente processo decisionale. Emergono così quattro distinte funzioni: larticolazione degli interessi, che ne sistemi politici meno sviluppati viene svolta da attori individuali, spesso attraverso canali informali, mentre nei sistemi politici più sviluppati vede come attori più rilevanti i gruppi di interesse (e di pressione); laggregazione degli interessi, solitamente svolta nei sistemi politici competitivi dai partiti politici in modo concorrenziale, attraverso la formulazione di differenti piattaforme politiche su cui chiedono il consenso elettorale; la formulazione delle politiche, i cui attori principali sono le autorità di governo; lattuazione (implementazione) delle politiche, che chiama in causa gli organi burocratici. In realtà, questa specializzazione funzionale è solo tendenziale e molti altri attori intervengono nel processo di conversione, investendovi le loro risorse. A questo punto, possiamo sintetizzare i principali aspetti dellapproccio del sistema politico nel seguente schema:

131 SISTEMA POLITICO Processi di conversione: articolazione interessi aggregazione interessi formulazione politiche implementazione politiche [Gruppi di pressione, partiti, organi politici, burocrazia, altri attori] AMBIENTE Confini INPUT OUTPUT FEEDBACK OUTCOME Domande Sostegno (Con atteggiamenti e/o comportamenti. Di tipo manifesto e latente; specifico e diffuso. Rivolto alla comunità, al regime, alle autorità politiche) Filtri per ridurre la complessità ambientale. Ruolo dei gatekeepers (di tipo strutturale e culturale)

132 LAPPROCCIO DELLA SCELTA RAZIONALE Lasciando da parte lanalisi sistemica e tornando a mettere al centro dellanalisi lazione individuale, bisogna necessariamente accennare allAPPROCCIO DELLA SCELTA RAZIONALE, adottato da molti studiosi che hanno applicato allo studio della politica concetti e ipotesi teoriche di stampo economico. Il punto di partenza è ovviamente lindividualismo metodologico, secondo il quale i protagonisti delle scelte (privati o pubblici che siano) sono sempre e soltanto gli individui. Le organizzazioni non sono altro che aggregazioni di individui per realizzare qualche vantaggio congiunto. Così lattribuzione della facoltà di scelta ad organismi collettivi (parlamento, governo, elettorato) appare solo una metafora approssimativa e spesso fuorviante. Gli individui sono guidati, in politica come in economia, dal proprio interesse egoistico e agiscono secondo una logica razionale, per cui, dopo aver definito e ordinato le proprie preferenze secondo una scala di priorità decrescenti, tenderanno ad agire scegliendo (secondo la logica mezzi - fini della razionalità rispetto allo scopo) quel comportamento che massimizza il proprio vantaggio od utilità. Partendo da questo presupposto, vengono messe in evidenza una serie di analogie tra il comportamento degli attori politici e quello degli attori economici:

133 ANALOGIE FRA ATTORI POLITICI E ATTORI ECONOMICI ELETTORI Sono CONSUMATORI di politiche pubbliche, nel senso che votano per un candidato ed un partito attendendosi che essi portino avanti determinate decisioni politiche a loro favorevoli. GRUPPI DI PRESSIONE Possono essere paragonati ad ASSOCIAZIONI DI CONSUMATORI di beni di natura politica. CANDIDATI E PARTITI POLITICI Sono gli IMPRENDITORI della politica: come limprenditore economico è indifferente al prodotto offerto, mirando solo al profitto, così il politico formulerebbe qualsiasi politica che gli consenta di guadagnare più voti possibili. Essi scambiano dunque, sul mercato politico, promesse di politiche pubbliche in cambio di voti. PROPAGANDA POLITICA Oggi più che mai, la propaganda elettorale tende a servirsi delle stesse tecniche della PUBBLICITA COMMERCIALE.

134 E possibile presupporre, partendo da questo ragionamento, che alla sovranità del consumatore nel mercato economico corrisponda una sovranità dellelettore nel mercato politico? Per alcuni, come DOWNS, si. In politica come in economia, egli osserva, la funzione sociale viene assolta in maniera incidentale, nel senso che sono i vizi privati a produrre pubbliche virtù: la ricerca dei rispettivi vantaggi individuali (in termini di voti, per i politici, in termini di politiche, per gli elettori) consentirebbe, infatti, il controllo democratico degli elettori sugli eletti. Un altro autore, HIRSCHMANN, ritiene che lelettore possa applicare, le stesse strategie del consumatore, in termini di exit (defezione), voice (protesta) e loyalty (lealtà): così come si può essere fedeli ad un determinato prodotto, oppure protestare perché non soddisfatti o, infine, non comprarlo più e sceglierne uno concorrente, nello stesso modo ci si può comportare nei confronti di candidati e partiti politici. Non è dello stesso avviso un autore come BUCHANAN, uno dei più autorevoli esponenti dellAPPROCCIO DELLA SCELTA PUBBLICA (PUBLIC CHOICE), secondo il quale la dipendenza dei politici dal sostegno degli elettori li spinge ad utilizzare in maniera crescente la possibilità di distribuire beni e servizi, tramite la spesa pubblica, finendo così per determinare importanti riflessi negativi sul debito pubblico e sul livello dellinflazione. Per inseguire il loro vantaggio di breve periodo

135 (la rielezione) i politici di governo finirebbero per danneggiare, nel lungo periodo, la stessa democrazia. Dunque, per i sostenitori di questo approccio, lanalogia fra azione politica e logica del mercato non si estende agli effetti di questa logica che, positivi in campo economico, appaiono invece negativi in campo politico. Ciò e conseguenza del fatto che, nei sistemi politici democratici, si determina un CICLO ECONOMICO – POLITICO per cui il processo di produzione di politiche pubbliche si risolve in un costante ampliamento dellerogazione di beni e servizi al pubblico da parte dello stato, determinando così la spirale dellaumento del debito pubblico. In sostanza, il meccanismo di massimizzazione dellutilità, che nelleconomia di mercato determina un aumento del livello di benessere generale, applicato al mercato politico finisce per determinare degli effetti negativi. Da qui la conclusione della necessità di ridurre al minimo lintervento pubblico, che dovrebbe limitarsi a fornire le garanzie del funzionamento del mercato, tutelando i diritti di proprietà o creandone di nuovi lì dove essi sono assenti.

136 CICLO ECONOMICO - POLITICO LE DECISIONI GOVERNATIVE VARIANO IN FUNZIONE DEL CICLO ELETTORALE. In vicinanza delle elezioni vengono adottate politiche popolari (che fanno crescere la spesa pubblica), subito dopo le elezioni politiche impopolari (tentativi di contenere il deficit pubblico). STABILITA GOVERNATIVA VARIABILE Quanto minore è la stabilità dei governi, più ravvicinate sono le elezioni, più si aggravano gli effetti negativi del ciclo economico - politico. EFFETTI NEGATIVI Crescita a pioggia di politiche elettoralistiche (per catturare voti) e conseguente crescita eccessiva della spesa pubblica e incapacità di affrontare politiche impopolari.

137 Allaspetto negativo appena descritto bisogna poi aggiungerne un secondo: la tendenza dei politici eletti a creare rendite politiche, aumentando il controllo dei cittadini attraverso la regolamentazione delle attività economiche e sociali. Si tratta in sostanza di attività parassitarie (che non producono niente, anzi appesantiscono leconomia), consistenti in una serie di vincoli imposti alla proprietà privata, come le concessioni e le autorizzazioni, che costringono a pagare denaro allo Stato. Unulteriore tendenza che si ripercuote negativamente sul deficit pubblico riguarda, infine, lanalisi della burocrazia: le burocrazie pubbliche tendono infatti a sviluppare interessi di tipo corporativo, perseguendo da un lato laccrescimento continuo delle loro dimensioni e del proprio budget di spesa, e tendendo dallaltro a ridurre sempre più il controllo da parte dei politici in posizioni elettive. Se gli autori della PUBLIC CHOICE, seguendo un ragionamento logico di tipo deduttivo, giungono alla conclusione che bisogna ridurre al minimo lintervento dello Stato e della politica, a conclusioni sostanzialmente diverse giunge un altro approccio economico allo studio della politica, quello dellECONOMIA DEL BENESSERE, che segue però un ragionamento induttivo: da una serie di osservazioni particolari, empiricamente rilevabili, questi autori giungono infatti ad affermare che, se molte decisioni dovrebbero essere lasciate alla libera azione degli individui attraverso i meccanismi di mercato, non in tutti i casi, però, il

138 mercato è in grado di allocare le risorse in maniera efficiente. In questi casi le istituzioni politiche devono sostituirsi al mercato. Essi individuano così una serie di FALLIMENTI DEL MERCATO: MONOPOLIO NATURALE ESTERNALITA NEGATIVE Certi problemi, come quello dellinquinamento ambientale prodotto dalle industrie, non possono essere risolti dalla logica di mercato, che tende a scaricarne i costi sullintera società. Solo lo Stato può costringere le aziende a farsi carico dei costi sociali dellinquinamento da esse prodotto. In settori in cui sono necessari ingenti investimenti infrastrutturali rispetto ai ricavi (telecomunicazioni, elettricità, trasporto ferroviario) si determinano vantaggi monopolistici dellimpresa che per prima riesce a creare le infrastrutture necessarie: ne deriva una mancanza di concorrenzialità da parte di altre imprese, che può essere corretta solo attraverso lattività regolativa dello Stato.

139 INFORMAZIONE IMPERFETTA In certi casi, delle asimmetrie informative non consentono a consumatori e investitori di prendere decisioni razionali. Per questo le industrie farmaceutiche non possono immettere sul mercato un farmaco senza aver prima passato una serie di controlli statali a tutela della salute del cittadino. TRAGEDIA DEI BENI COMUNI Nel caso delle risorse naturali di proprietà collettiva (le foreste, i pesci nel mare,ecc.), lasciare questi beni ai singoli utilizzatori (che perseguono benefici di breve periodo) finirebbe per danneggiare la collettività con lesaurimento, nel lungo periodo, di risorse fondamentali come quelle ittiche. Ecco perché su questi beni lo Stato deve vigilare con la sua attività regolativa (divieto di pesca nei periodi di riproduzione, proibizioni di forma di pesca tecnicamente dannose)

140 CONCORRENZA DISTRUTTIVA La stessa concorrenza di mercato, quando raggiunge livelli eccessivi, può produrre effetti collaterali negativi, sui lavoratori e sulla società. Leccessivo abbassamento dei margini di profitto conduce, infatti, ad uneccessiva riduzione dei salari e ad un drastico peggioramento delle condizioni di lavoro (ad esempio, il lavoro nero, risparmiare sulla sicurezza di chi lavora). Anche su questi aspetti è necessario che lo stato vigili ed intervenga con proprie regolamentazioni. ULTERIORI FALLIMENTI DEL MERCATO Pubblica istruzione, Ricerca e sviluppo, Arte e cultura, Pace e stabilità sociale: tutte queste attività sono produttrici di esternalità positive per la società, ma non sono fornite in modo adeguato dal mercato. Anche qui è necessario lintervento dello Stato (in misura variabile a seconda dei casi).

141 Partendo da queste osservazioni particolari, gli economisti del benessere giungono alla conclusione che i fallimenti del mercato, producendo un danno sociale, richiedono lintervento dello Stato. la questione chiave diventa allora quella di trovare un criterio appropriato per stabilire nei singoli casi quando lintervento dello Stato sia davvero utile. IL CRITERIO DELLOTTIMO PARETIANO, applicabile al comportamento economico di mercato, non è applicabile alle politiche pubbliche. Secondo questo criterio, infatti, lazione economica va intrapresa solo se offre la possibilità di migliorare la posizione anche di un solo individuo, senza peggiorare quella di nessun altro. Ma tutte le azioni di governo migliorano la situazione di qualcuno a scapito di quella di altri individui (Ad esempio, i programmi di sicurezza sociale vanno a vantaggio di un gran numero di individui, ma danneggiano le classi più ricche; la carcerazione serve a mantenere lordine sociale, ma va a danno dei carcerati). Lunica soluzione possibile risiede allora nello scegliere tra le varie possibilità quelle politiche che massimizzano i benefici rispetto ai costi. LANALISI COSTI/BENEFICI presenta però dei problemi da risolvere, perché molto spesso i costi e le conseguenze dellazione dello Stato sono intangibili, non quantificabili economicamente. (Ad esempio, la costruzione di un aeroporto apporta notevoli benefici per la diminuzione dei tempi di spostamento di uomini e merci, per lincentivazione dei flussi turistici, per laumento dei posti di lavoro, ma

142 ha una serie di ricadute negative su chi abita nelle aree limitrofe, come laumento dellinquinamento acustico e ambientale, il deprezzamento del valore degli immobili, ecc.; la costruzione di una discarica può risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti in unarea più o meno vasta, ma crea notevoli inconvenienti a che vi abita vicino, e così via). Lanalisi costi/benefici è complicata dal fatto che nel decidere, oltre ai fallimenti del mercato bisogna tener conto dei possibili FALLIMENTI DELLO STATO, cioè delle limitazioni insite nella capacità dellorganizzazione pubblica di rimediare alle insufficenze del mercato. E il caso della distorsione organizzativa (cioè la sostituzione dellobiettivo pubblico con gli obiettivi privati dellagenzia operativa), dellaumento dei costi (derivante dalla mancanza di un legame diretto tra introiti fiscali e spesa pubblica) e delle esternalità derivate (cioè il possibile impatto negativo, sul piano economico e sociale, delle azioni di governo). Lo Stato allora, prima di intervenire, dovrebbe valutare non solo i fallimenti del mercato, ma anche gli stessi pericoli di fallimento del proprio intervento. Alla fine, sia pur con una serie di distinguo, lECONOMIA DEL BENESSERE giunge a conclusioni molto diverse da quelle della PUBLIC CHOICE. I due paradigmi interpretano così in maniera radicalmente opposta la sfida posta dalla logica dellazione economica razionale nei confronti dellanalisi delle politiche pubbliche:

143 PUBLIC CHOICE Lo Stato, il governo, le istituzioni pubbliche non sono meccanismi automatici capaci di determinare, come per magia, un livello ottimale di beni pubblici e di regolazione. Infatti, quali garanzie esistono che quegli stessi individui che nel mercato si comportano come free riders e scelgono allinsegna del proprio interesse cambino punto di vista e logiche di azione nellarena politica, diventando disinteressati promotori di bene pubblico? ECONOMIA DEL BENESSERE Il compito delle istituzioni pubbliche è proprio quello di correggere i fallimenti del mercato, attraverso politiche regolative e distributive che consentano ad una collettività di perseguire equilibri più efficienti di quelli che raggiungerebbero gli attori economici in base alla sola logica di massimizzazione dellutilità individuale.

144 LAPPROCCIO NEO-ISTITUZIONALISTA Diverse sono LE CRITICHE SOLLEVATE ALLAPPROCCIO DELLA SCELTA RAZIONALE, soprattutto nella versione della Public choice, e abbiamo visto come gli economisti del benessere, pur restando fedeli alla visione della politica come azione razionale, finiscano per approdare a conclusioni significativamente diverse. Si potrebbe ancora aggiungere che lelettore non possiede informazioni sufficienti ad agire razionalmente, o che appare poco convincente lestensione del concetto del mercato ad un ambito in cui manca un medium generalizzato (il denaro) che funzioni da unità di misura condivisa degli scambi multipli e multidimensionali che avvengono nel mercato politico. Una critica che segna anche un radicale cambio di prospettiva è quella dellAPPROCCIO NEO-ISTITUZIONALE, secondo il quale le preferenze che guidano il comportamento degli elettori non si formano alesterno della politica, come nellapproccio economico, ma, al contrario, è la stessa politica a crearle attraverso lelaborazione di unidentità collettiva. Per questo approccio, infatti, le istituzioni rispondono allesigenza degli individui di attribuire un senso alla propria esistenza, offrendo loro un insieme di significati a cui informare le proprie azioni. Le istituzioni rappresentano cioè una serie di obbligazioni culturali e di norme sociali che fanno da guida al comportamento

145 individuale, fornendo dei criteri di appropriatezza nel contesto di determinate regole e concezioni di identità. In questo senso, specifica PIZZORNO, per poter calcolare i propri vantaggi futuri, lindividuo deve possedere una propria identità stabile, che fornisca il criterio per calcolare costi e benefici della sua azione nel lungo periodo: deve cioè rapportare la propria azione ad una collettività identificante di riferimento. Lessenza della politica è proprio quella di costituire questo tipo di collettività attraverso luso dellideologia. Quindi la funzione della politica, prima ancora di rispondere agli interessi, è quella di definire gli stessi interessi. Possono così essere spiegate le azioni di solidarietà, che nella logica utilitaristica costituiscono un costo per lindividuo. Attraverso questo approccio identitario può anche essere spiegato il cosiddetto paradosso del votante: lesercizio del diritto di voto, che sembra poco comprensibile attraverso unottica puramente razionale, visto che un singolo voto non sposta niente, acquista significato non come atto di scelta singola ma come rito di appartenenza, di identificazione allinterno di una collettività.

146 METODOLOGIA DELLA RICERCA POLITICA Sulla politica e sul suo significato luomo riflette sin dai tempi più remoti, ma una scienza della politica che si propone come tale ha poco più di un secolo di vita. La sua AFFERMAZIONE COME DISCIPLINA AUTONOMA è conseguente al distacco dalla filosofia politica, dal diritto pubblico e dalla storia, non nel senso che la scienza politica non utilizzi gli apporti di queste discipline allo studio dei fenomeni politici, quanto piuttosto che appare diverso il suo modo di osservare tali fenomeni, cercando di realizzare uno studio empirico dei temi suggeriti dalla politica. Come ha scritto Finer, quando si decide di escludere dal proprio ambito i giudizi morali e si presta attenzione alla raccolta e allanalisi dei dati empirici, la scienza politica si distacca dalla filosofia politica; quando si giunge a una distinzione, anche solo implicita, tra processi reali e processi formali, cioè tra quello che effettivamente accade e lelaborazione delle norme che indicano come regolare formalmente comportamenti e aspettative, la scienza politica si distacca dal diritto pubblico; quando con la classificazione e la comparazione, lanalisi dei dati empirici mostra implicitamente che quei dati non sono considerati unici ed esclusivamente legati al tempo, al luogo ed alle circostanze specifiche, allora questi vengono differenziati dai dati storici e la scienza politica si distacca anche dalla storiografia.

147 DIFFERENZE FRA SCIENZA POLITICA E…. FILOSOFIA POLITICA DIRITTO PUBBLICO STORIA Contrapposizione tra un approccio normativo (valoriale) e prescrittivo, ed un approccio empirico e descrittivo. Differenza di punti di vista. Contrapposizione tra studio formale dei comportamenti in quanto regolati da norme e studio sostanziale dei comportamenti realmente messi in atto. Contrapposizione tra metodo ideografico (individualizzante) e metodo generalizzante (costruzione di teorie o quasi teorie). Se la Scienza politica è innanzitutto uno studio della politica che segue una metodologia empirica, bisogna chiedersi quali siano le procedure scientifiche da seguire e privilegiare. A tal proposito, la domanda da porsi preliminarmente è relativa a quali siano i possibili criteri per formulare un buon quesito di ricerca.

148 CRITERI PER FORMULARE UN QUESITO DI RICERCA ATTENZIONE E INTERESSE AL PROBLEMA RILEVANZA DEL TEMA RIFERIMENTO ALLA LETTERATURA ESISITENTE FORMULAZIONE PRECISA SPIEGAZIONI CONTROLLABILI Differenza fra riferimento ai valori dello studioso nella scelta del tema da trattare e avalutatività nel modo di condurre la ricerca (ricorso a tecniche di analisi che consentano la controllabilità e la falsificazione dei risultati ottenuti). Indagare su temi e porre quesiti che abbiano importanza per la vita collettiva, per il futuro della politica nazionale o internazionale. E di solito un punto di partenza. Importanza di conoscere e tener conto di quanto è stato già detto, per confermarlo o per confutarlo (alle volte cambiando limpostazione stessa del problema). La formulazione del problema deve essere esplicita e chiara. Il quesito deve essere empiricamente analizzabile, dando anche unindicazione precisa dello spazio e del tempo in cui si colloca, fino a produrre spiegazioni controllabili del fenomeno.

149 IL LINGUAGGIO SCIENTIFICO: COME DEFINIRE UN CONCETTO IL LINGUAGGIO SCIENTIFICO, sempre alla ricerca di una formulazione precisa, chiara ed univoca di ciò che viene studiato, COSTITUISCE UN LINGUAGGIO SPECIALE, che differisce dal linguaggio comune perché mira a fare di ogni termine che adopera un concetto con un proprio significato ben preciso, così come tende ad identificare con precisione gli oggetti a cui empiricamente si riferisce. Esso deve evitare i sinonimi, ovvero che diversi termini abbiano lo stesso significato, e gli omonimi, cioè che la stessa parola sia adoperata con significati diversi. Ogni concetto comprende dunque un TERMINE, cioè la parola usata per esprimerlo, un SIGNIFICATO che si vuole attribuire a quel termine, cioè il contenuto del concetto, ed un REFERENTE EMPIRICO, cioè la realtà fenomenica (loggetto) che quel termine, con quel significato, vuole rappresentare. Nel linguaggio comune ognuna di queste componenti può essere variabile: i termini (le parole) possono avere più di un significato; i significati dei concetti possono essere espressi con parole (termini) diverse; gli oggetti o referenti empirici a cui ci si riferisce possono cambiare, determinando così un mutamento del loro significato. Nel linguaggio scientifico questa variabilità deve essere il più possibile evitata. Termine, significato ed oggetto (referenti empirici) possono essere rappresentati graficamente come i vertici di un triangolo i cui lati vanno ben definiti, se non si vuole incorrere in problemi di ambiguità, vaghezza o banalità dei concetti.

150 SIGNIFICATO TERMINEOGGETTO Problema della ambivalenza Problema della vaghezza CONCETTO AMBIGUO VAGO BANALE Quando la connessione fra termine e significato non appare sufficientemente chiara e univoca. Quando non è ben precisato loggetto empirico a cui il significato si riferisce. Quando il significato non è ben articolato, sia rispetto al termine che ai referenti empirici. Problema della banalità

151 Per evitare ambiguità, vaghezza o banalità del termine si può far ricorso a definizioni analitiche (o dichiarative), dove si descrive luso di un certo termine in base ad un controllo empirico (lo sono tutte le definizioni che troviamo su un vocabolario; ad esempio, popolazione = quantità di persone che vivono in un determinato territorio); a definizioni stipulative, con cui si crea un nuovo termine definendone il significato e i referenti empirici (i termini sociologia o cibernetica, quando vennero coniati per la prima volta, dovettero essere definiti nel loro significato); a definizioni esplicative (in parte stipulative e in parte dichiarative), dove si segue luso corrente del termine, senza ostacolarne la formazione di un nuovo significato (è il caso del termine classe i cui attributi, risalenti ad una vasta tradizione storica e filosofica, possono essere conservati solo nella misura in cui non ostacolano un uso empirico del termine stesso). Di grande importanza appaiono anche lancoraggio storico del termine, che comporta la conoscenza delle vicende del passato a cui luso di quella parola è legato, e lancoraggio terminologico, che risale alletimologia del termine, cioè alle radici latine o greche ed al significato che ne deriva. Per precisare il significato di un concetto appare indispensabile fissarne le dimensioni e le caratteristiche essenziali, cioè le PROPRIETÀ attribuite al concetto, in base al numero delle quali se ne misura la CONNOTAZIONE (O INTENSIONE), e lUNITA DI ANALISI a cui il concetto si riferisce (cioè gli oggetti o referenti empirici), che determina la DENOTAZIONE (O ESTENSIONE) del concetto stesso.

152 Connotazione e denotazione consentono di individuare il livello di generalità di un concetto, ponendolo lungo una SCALA DI ASTRAZIONE che va dai concetti più generali a quelli più particolari (o viceversa). Parlando di grado di astrazione di un concetto bisogna però premettere che ci si riferisce sempre a termini osservativi, che sono ricavati cioè da cose osservabili, in maniera diretta o indiretta (ad esempio, i termini gruppo, conflitto, decisione, possono essere intesi in senso concreto, oppure in modo più astratto, ma restano però dei concetti empirici). La scala di astrazione non si applica, invece, ai termini teorici, perché questi ultimi non sono ricavati (astratti) da cose osservabili, ma sono definiti dalla loro stessa collocazione nel sistema concettuale al quale appartengono (è il caso, ad esempio, del concetto di feedback, che è un concetto definito in base al ruolo che assume allinterno della teoria sistemica). Fatta questa premessa, che chiarisce che ci si riferisce al grado di astrazione di un concetto empiricamente rilevabile, si può rilevare che quanto più alto è il livello di astrazione al quale un concetto viene collocato, tanto più vasto, e perciò meno definito e preciso sarà linsieme degli oggetti cui si applica, mentre quanto più basso è il livello di astrazione, tanto maggiore sarà la precisione con cui il concetto indicherà i suoi referenti, la sua capienza empirica. In ogni caso, il rapporto tra connotazione e denotazione lungo la scala di astrazione è inversamente proporzionale: alla crescita della connotazione (intensione), cioè del numero

153 delle proprietà analizzate, corrisponderà una diminuzione della denotazione (estensione), cioè del numero di oggetti presi in considerazione, e viceversa. Si può fare UN ESEMPIO DI QUESTO RAPPORTO CONNOTAZIONE - INTENSIONE che caratterizza la scala di astrazione facendo riferimento al CONCETTO DI PARTITO POLITICO. Se lo definiamo genericamente come un gruppo organizzato che compete per il potere politico…, diamo del partito una definizione poco intensiva, che si applica cioè ad un gran numero di referenti empirici (anche i gruppi di pressione si adattano a questa definizione, o addirittura le fazioni che si scontravano per il potere politico ai tempi dellantica Roma); se aggiungiamo …presentando candidati alle elezioni per le cariche pubbliche, aumentiamo lintensione del concetto (cioè le proprietà considerate) e quindi ne diminuiamo lestensione (né i gruppi di pressione, né le fazioni dellantica Roma possono più entrarvi a far parte); se specifichiamo ancora …elezioni libere e di tipo competitivo, avremo unestensione ancora minore, perché i partiti unici nei sistemi totalitari ne risulteranno esclusi; se infine, per esigenze di ricerca, aggiungiamo un aspetto ancora più specifico, la …dimensione ideologica caratterizzata da atteggiamenti e mentalità di estrema destra, lestensione del concetto risulterà ulteriormente ridotta, perché verranno presi in considerazione soltanto i partiti di estrema destra, mentre tutti gli altri partiti di centro o di sinistra non costituiranno più dei referenti empirici della nostra analisi. Ovviamente si può

154 MATRICE DEI DATI E STRATEGIE DI RICERCA percorrere anche un cammino inverso lungo la scala di astrazione: se dal concetto di partito politico eliminiamo alcune caratteristiche come la partecipazione diretta alle elezioni e al governo, allora il concetto assume una denotazione più ampia, quale quella di struttura di intermediazione, nella quale accanto ai partiti rientrano anche i gruppi di pressione. Una corretta FORMULAZIONE DI UN PROBLEMA DI RICERCA deve individuare le unità della ricerca (i casi da studiare) e le proprietà prese in considerazione (le variabili considerate) in base alle quali i singoli casi possono essere distinti tra di loro (cioè, come vedremo, possono essere classificati). Un ulteriore elemento è poi costituito dalla dimensione temporale (che può essere sincronica o diacronica). Possiamo così costruire la MATRICE DEI DATI della ricerca in questione, che indica lo stato (valore) di ogni proprietà per ogni determinata unità, in un determinato arco temporale.

155 DENOTAZIONE (ESTENSIONE) CONNOTAZIONE (INTENSIONE) DIMENSIONE TEMPORALE Numero dei casi Numero delle proprietà UnaPocheMolte Uno Pochi Molti Breve periodo Lungo periodo

156 Il modo in cui si presenta la nostra matrice dei dati determinerà, infine, il tipo di STRATEGIA DI RICERCA che possiamo adottare: RAPPORTO INTENSIONE - ESTENSIONE DIMENSIONE TEMPORALE STRATEGIE ESTENSIVE STRATEGIE INTENSIVE orientate alle variabili, in cui un gran numero di casi verranno analizzati lungo una sola (o poche) proprietà. (Luso dei sondaggi di opinione risponde a questa strategia). orientate ai casi, in cui un numero molto basso di casi potrà essere analizzato a fondo utilizzando un gran numero di proprietà (variabili). (E tipicamente quanto accade nellapproccio storico). STRATEGIE SINCRONICHE STRATEGIE DIACRONICHE che esaminano le proprietà relative a casi che appartengono allo stesso orizzonte temporale. Confrontano dei casi nel tempo. Se dà spessore alla ricerca, questo tipo di strategia presenta tuttavia notevoli difficoltà, perché gli stati delle variabili si modificano non solo da caso a caso, ma anche per lo stesso caso lungo larco di tempo considerato.

157 LOPERAZIONALIZZAZIONE E LA MISURAZIONE DELLE VARIABILI Come accade in genere per le scienze sociali, anche per gran parte dei concetti usati in scienza politica le definizioni dichiarative non permettono al ricercatore di giudicare ciò che è empiricamente implicato e ciò che non lo è. Nelloccuparsi dei fenomeni politici ci si imbatte cioè frequentemente in concetti empirici molto generali (ad un alto grado di astrazione) che non sono direttamente osservabili. E il caso di concetti come sistema politico, democrazia, stato, burocrazia, partiti, gruppi di interesse. Anche termini a un minor livello di astrazione, come elezioni, non appaiono direttamente osservabili senza compiere qualche passaggio intermedio. Per colmare questo divario tra il significato di un concetto (la sua connotazione-intensione) ed i suoi referenti empirici, bisogna ricorrere a definizioni operative e alluso di indicatori. DEFINIZIONI OPERATIVE INDICATORI E un tipo di definizione che incorpora al suo interno la specificazione del campo dei referenti empirici del concetto. (Es: disciplina parlamentare di partito, misurabile attraverso la frequenza dei voti difformi dalle decisioni del gruppo parlamentare). Espressione di un legame di rappresentazione semantica fra il concetto più generale e un elemento direttamente osservabile, cioè un concetto più specifico di cui possiamo dare la definizione operativa.

158 La variabilità dellindicatore può essere misurata attraverso una classificazione qualitativa, oppure, in certi casi, può essere espressa in modo quantitativo (in numeri). In questo secondo caso, si può arrivare alla formulazione di INDICI, cioè espressioni numeriche che sintetizzano diverse variabili numericamente espresse. DEMOCRAZIA Proprietà: PARTECIPAZIONE Proprietà: COMPETIZIONE INDICATORE: percentuale votanti alle ultime elezioni. INDICATORE: Percentuale di mutamenti di voto da unelezione allaltra. INDICE DI DEMOCRAZIA La costruzione di validi indicatori deve tener conto di alcuni importanti aspetti: Lindicatore usato deve essere teoricamente pertinente: andare a votare è senzaltro una importante forma di partecipazione politica; Bisogna servirsi di più di un indicatore: nellesempio indicato, non solo esistono

159 altri tipi di partecipazione politica oltre quella elettorale (nei partiti, nei movimenti, nelle manifestazioni di piazza), ma sarebbe utile individuare ulteriori indicatori (oltre quello del grado di competizione) di un concetto complesso come democrazia (ad es: la libertà di stampa, una separazione dei poteri tra esecutivo e giudiziario, ecc.). E importante anche il contesto in cui lindicatore viene rilevato: unalta partecipazione elettorale allinterno di un contesto non competitivo non indicherebbe una partecipazione democratica, ma una partecipazione in contesti totalitari o autoritari. Uno stesso indicatore può essere usato per indicare nessi diversi: le percentuali di voto misurate negli anni possono anche servire a misurare il grado di conflittualità allinterno di un sistema democratico. I concetti più astratti (più ricchi di significato e ad alto valore teorico) hanno un rapporto non univoco con gli indicatori scelti, nel senso che possono essere operazionalizzati e misurati in diversi modi. E il caso, come vedremo nellesempio sottostante, del concetto di classe sociale e della diversa operazionalizzazione che ne fanno Marx e Weber:

160 DEFINIZIONE VERBALE O DICHIARATIVA DI CLASSE SOCIALE Gruppo di individui collocato lungo una gerarchia di posizioni sociali differenziate OPERAZIONALIZZAZIONE DEL CONCETTO MARX POSIZIONE ECONOMICA rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione (criterio oggettivo) COSCIENZA DI CLASSE (criterio soggettivo) WEBER STATUS SOCIO-ECONOMICO Indicatori: reddito; tipo di occupazione; livello di educazione; prestigio sociale La diversa operazionalizzazione è legata (utile) ai diversi fini teorici del ricercatore: nel primo caso, ci si chiede quali siano le cause del comportamento

161 rivoluzionario di certi gruppi; nel secondo, si mira a spiegare il diverso comportamento elettorale di certi gruppi. Loperazionalizzazione, come si è visto implicitamente, trasforma le proprietà di un concetto in variabili empiricamente rilevabili, rendendo così possibile la loro misurazione. Esistono tre diversi tipi di misurazione, o SCALE DI MISURAZIONE: nominale, ordinale e quantitativa. TRATTAMENTO CONCETTUALE DISCONTINUO MISURAZIONE NOMINALE Per alcune proprietà si divide lestensione del concetto in categorie o classi, assegnando le singole unità alle varie classi (cioè classificandole). Es: tipi di referendum popolare, classificati secondo leffetto esercitato sulla produzione legislativa: deliberativo; abrogativo; consultivo.

162 TRATTAMENTO CONCETTUALE CONTINUO MISURAZIONE ORDINALE MISURAZIONE QUANTITATIVA Misurazione dei concetti operazionalizzati, individuando delle differenze di grado (SCALA ORDINALE). Es: grado di conoscenza di una lingua straniera (elementare, medio, elevato); professione religiosa (cattolica, protestante, ebraica, musulmana); regime costituzionale (parlamentare, presidenziale, semi- presidenziale). Misurazione dei concetti operazionalizzati, individuando delle differenze di quantità (SCALA A INTERVALLI). Es: organizzazione partitica (numero di sezioni, numero di attivisti, numero di iscritti).

163 Esiste una cesura tra il trattamento concettuale discontinuo (la classificazione) e i due tipi di trattamento continuo (che comportano una vera e propria misurazione). Bisogna però notare che IL TRATTAMENTO CLASSIFICATORIO È UN REQUISITO LOGICO DI QUELLO CONTINUO. Ad esempio, possiamo operazionalizzare in maniera continua la proprietà potere legislativo delle commissioni parlamentari, utilizzando lindice della percentuale di leggi approvate in commissione rispetto al totale delle leggi approvate. Questa misurazione avrà un senso, cioè ci permetterà di fare delle comparazioni tra diversi parlamenti, solo se prima abbiamo operato a livello classificatorio, distinguendo nei diversi parlamenti considerati la presenza o assenza del potere deliberativo delle commissioni. Ciò che si vuol dire è che la logica del più o del meno (cioè della quantità della presenza di una proprietà) è successiva a quella dellesistenza o meno di quella proprietà.

164 CASSIFICAZIONI, TIPOLOGIE E MODELLI Una volta data una definizione di un concetto ed individuati degli indicatori logicamente plausibili che consentano di colmare il divario tra il significato del concetto (la sua denotazione - intensione) e i suoi referenti empirici, abbiamo detto che si può misurare la variabilità dellindicatore attraverso un trattamento discontinuo, operando cioè una misurazione nominale, oppure attraverso un trattamento continuo, servendosi di misurazioni ordinali (per grado) oppure quantitative (numeriche). La prima operazione, quella nominale, consiste nella CLASSIFICAZIONE, cioè in una ricognizione di come il fenomeno studiato si presenta nella realtà con tutte le sue varietà. Si tratta di un passaggio essenziale per qualsiasi sviluppo scientifico, che avviene per genere e differenza: classificare significa individuare le differenze fra fenomeni specifici che appartengono allo stesso genere. Due oggetti sono paragonabili (e in vario modo misurabili) se appartengono alla stessa classe; se sono eterogenei, cioè appartengono a classi diverse, una comparazione non è possibile. Ecco perché, come già si è detto, il trattamento classificatorio di un concetto rappresenta un requisito logico di quello continuo (cioè della misurazione): la logica della gradazione (del più o meno) è soltanto un elemento interno della logica classificatoria (del simile - dissimile o dellidentità - differenza).

165 La classificazione non è una mera elencazione di oggetti. Essa presuppone lindividuazione di un criterio di classificazione, un criterio cioè che consenta di differenziare diverse realtà attribuendole alle singole classi. Ad esempio, se riteniamo che lorganizzazione di partito rappresenti un criterio rilevante per comprendere il funzionamento effettivo dei partiti, possiamo individuare le differenze tra i vari partiti in relazione a tale criterio classificatorio. Esistono DUE REGOLE IMPORTANTI CHE OGNI CLASSIFICAZIONE DEVE RISPETTARE. La prima riguarda il potere discriminante del criterio di classificazione, e consiste nella esclusività: ogni caso considerato deve appartenere ad una sola classe; la seconda consiste nella esaustività, ed implica che le classi devono comprendere tutti gli oggetti o realtà assumibili entro il fenomeno generale che si sta studiando; se, ad esempio, il fenomeno studiato sono le politiche pubbliche, la classificazione adottata deve dare origine a classi diverse in cui rientrino tutte le politiche pubbliche. Rispettare queste regole appare facile quando si fa ricorso a classificazioni di senso comune (ad es: in base al sesso) o a classificazioni già esistenti in forma standardizzata (ad es: occupazione definita in base ai criteri stabiliti dallISTAT). Nella maggior parte dei casi, però, è il ricercatore che deve creare la classificazione, partendo da una serie di dati disaggregati (ad es: interviste sul comportamento elettorale e classificazione delle risposte in base ad alcune

166 motivazioni prevalenti, riconducibili alla differenza fra voto di appartenenza e voto di scambio). Il risultato di un procedimento classificatorio (che si serve quindi di un solo criterio di classificazione) appare spesso insoddisfacente se applicato a macro-fenomeni politici quali partiti, gruppi di pressione, parlamenti, governi, leggi elettorali, e così via. Più di frequente in scienza politica si fa uso della TIPOLOGIA, cioè delluso di due o più criteri classificatori che da luogo ad una classificazione multidimensionale. Gli incroci fra il criteri utilizzati danno luogo a diversi tipi del fenomeno studiato. Una tipologia a doppia entrata (che usa due criteri) darà luogo a quattro tipi. Più sono i criteri utilizzati, più crescerà il numero di tipi derivati e di conseguenza, più complesso e meno controllabile sarà il risultato finale: per questo ci si ferma di solito aluso di due criteri. Il vantaggio della tipologia è di offrire maggiori informazioni rispetto alla classificazione unidimensionale. SARTORI, ad esempio, propone una importante tipologia dei sistemi partitici, costruita incrociando due criteri: il criterio numerico e il criterio della distanza ideologica fra i partiti. A differenza della classificazione unidimensionale proposta da DUVERGER (che, sulla base del solo criterio numerico, operava la distinzione fra monopartitismi, bipartitismi e multipartitismi), limportante apporto teorico della tipologia di Sartori è quello di consentire di distinguere tra il funzionamento dei pluripartitismi moderati e

167 quello dei pluripartitismi polarizzati in relazione alla formazione delle coalizioni di governo: se, infatti, nel primo caso tutti i partiti possono prendere parte ad una coalizione di governo, nel secondo caso ciò non potrà avvenire, perché esistono dei partiti considerati anti-sistema e come tali esclusi dalla partecipazione al governo. Ciò determinerà due logiche diverse di funzionamento del sistema partitico: centripeta nel primo caso, centrifuga nel secondo, nel senso che mentre in un sistema di pluralismo moderato i partiti, tutti associabili a coalizioni di governo, tenderanno a non discostarsi troppo da posizioni di centro (nel tentativo di conquistare lelettore mediano), nei sistemi a pluralismo polarizzato i partiti estremi, proprio perché esclusi dal governo, tenderanno, per mantenere il proprio elettorato, a estremizzare il proprio messaggio politico. ANCHE PER LA COSTRUZIONE DI TIPOLOGIE VALGONO LE DUE REGOLE DELLA ESCLUSIVITÀ E DELLA ESAUSTIVITÀ, MA VA AGGIUNTA UNA TERZA REGOLA: gli ulteriori criteri di classificazione usati non devono sovrapporsi, neanche parzialmente, al primo criterio. Ad esempio, una tipologia delle democrazie contemporanee può essere costruita a partire da due criteri: le relazioni dellesecutivo rispetto al legislativo (distinguendo fra: 1) presidente che è anche capo del governo, è eletto direttamente e non è sostenuto dalla fiducia parlamentare; 2) esecutivo dominante sul parlamento; 3) equilibrio tra esecutivo e parlamento) e il tipo di legge adottato per lelezione del parlamento (distinguendo fra: 1) leggi maggioritarie a turno unico; 2) leggi maggioritarie a doppio turno;

168 3) sistemi proporzionali). Se si volesse aggiungere un terzo criterio costituito dalle modalità di elezione del capo dellesecutivo, appare del tutto evidente come vi sarebbe una sovrapposizione parziale rispetto al primo criterio. Il problema di fondo delle tipologie, e ancor più delle classificazioni, è che spesso operano uneccessiva semplificazione della realtà. Un modo per ovviare a questo problema è quello di far ricorso, in certi casi, alluso di MODELLI MULTIDIMENSIONALI. Per costruire un modello si connettono diverse dimensioni in modo unitario, senza che vi sia una tipologia o una classificazione vera e propria con lindicazione esplicita di criteri discriminanti. Questo strumento ha qualche analogia con luso che Weber fa del tipo ideale, costituito da una accentuazione unilaterale di una certa realtà storica, usata poi come strumento per confrontare i casi concreti individuandone gli scostamenti dal suddetto tipo ideale. Un ricorso efficace allo strumento del modello è quello che ha fatto LIJPHART elaborando i suoi modelli di democrazia, in cui contrappone la democrazia maggioritaria alla democrazia consensuale componendo in maniera unitaria ben dieci dimensioni diverse, raggruppate in due insiemi: quello riguardante il potere esecutivo e i partiti da una parte, e quello riguardante lassetto federale oppure unitario del regime politico dallaltro. RISPETTO ALLE TIPOLOGIE, i modelli non consentono di assegnare in modo

169 univoco i casi reali alluno o allaltro tipo, ma li distribuiscono lungo un continuum che ha ai due poli i due modelli individuati. Questo procedimento può consentire UNA SERIE DI VANTAGGI: si perdono meno informazioni, perché è maggiore il numero delle dimensioni prese in considerazione; si possono combinare dati quantitativi e dati qualitativi, guadagnando così in rigore e precisione dellanalisi; si possono costruire dei modelli misti, più vicini alla realtà empirica. Nel caso dei modelli di democrazia di Lijphart, ad esempio, allinterno di ciascuna delle due dimensioni considerate si può vedere meglio come si caratterizza ciascun paese, giungendo ad individuare configurazioni multidimensionali specifiche per ciascuna democrazia. Inoltre, è anche possibile individuare come un determinato paese possa passare da soluzioni maggioritarie a soluzioni consensuali (e viceversa), attraverso il mutamento in uno o più aspetti delle due dimensioni considerate.

170 RELAZIONI TRA VARIABILI E SPIEGAZIONE CAUSALE Loperazionalizzazione dei concetti, lesercizio classificatorio e la formulazione di modelli descrittivi consentono di confrontarsi con la realtà che si vuole indagare. E in questa fase che avviene la RACCOLTA DEI DATI, per la quale si può far ricorso a fonti secondarie (come banche dati già esistenti o altre ricerche già pubblicate) e/o a interviste ad èlite, che utilizzano risposte aperte, o questionari somministrati a livello di massa, che utilizzano risposte chiuse a scelta multipla. Si può ricorrere ancora allesame di documenti, o alla cosiddetta osservazione partecipante di chi è presente allevento - fenomeno che si vuole studiare. Lobiettivo è quello di giungere A FORMULARE DELLE IPOTESI sul modo in cui il fenomeno studiato si connette ad altri fenomeni, giungendo ad individuare delle relazioni di causa - effetto. Emerge da questo procedimento limportanza del RAPPORTO TRA VARIABILI, che possono essere di tre tipi: variabilie dipendente (A): è quella che stiamo studiando e di cui vogliamo capire da cosa sia stata prodotta; variabile indipendente (B): potrebbe costituire una delle cause del fenomeno che ci interessa; variabile interveniente (C): può essere una causa ulteriore (a sua volta prodotta

171 dalla variabile indipendente) che interviene nel rapporto, cioè è considerata successivamente dal ricercatore rispetto alla relazione causale inizialmente ipotizzata. La connessione di base tra variabili può così essere rappresentata: Variabile indipendente (B)Variabile dipendente (A) Variabile interveniente (C) A questo punto sorge IL PROBLEMA DELLA VERIFICABILITÀ EMPIRICA DELLE IPOTESI AVANZATE circa il rapporto di causa- effetto tra fenomeni. Ciò significa che le ipotesi dovranno essere verificate o falsificate sulla base di uno dei metodi di controllo esistenti.

172 METODI DI CONTROLLO IL PROBLEMA CENTRALE di ogni tentativo di verifica e controllo di una relazione causale ipotizzata fra due variabili è la PARAMETRIZZAZIONE DELLE VARIABILI ESTERNE. Ogni metodo di controllo propone le sue soluzioni a questo problema, utilizza cioè differenti tecniche di parametrizzazione. PROBLEMA DELLA PARAMETRIZZAZIONE DELLE VARIABILI ESTERNE Scontare e controllare linfluenza di altre variabili esterne potenziali che possono intervenire su una ipotizzata relazione di causa - effetto fra due variabili, rendendole ininfluenti (secondo la clausola ceteris paribus). RICORSO A DIFFERENTI TECNICHE DI PARAMETRIZZAZIONE METODO SPERIMENTALE METODO STATISTICO METODO COMPARATO Manipolazione degli stati delle variabili esterne. Tecniche di individuazione di correlazioni parziali tra fenomeni (covarianza). Raggruppamento in classi dei casi in esame sulla base degli stati(proprietà) delle variabili esterne.

173 METODO SPERIMENTALE Questo metodo comporta la manipolazione delle variabili esterne da parte del ricercatore tramite lesperimento, che consiste nella costituzione di un gruppo sperimentale e di un gruppo di controllo, cioè di due gruppi resi identici sotto molteplici aspetti (ad es: età, sesso, luogo di residenza, ecc.), il primo dei quali viene sottoposto ad uno stimolo, al contrario del secondo.(Es: sperimentazione delleffetto di un farmaco su una determinata patologia). E il metodo più forte, perché consente di individuare precisi nessi causali, ma è anche di difficile uso nel campo della ricerca sui fenomeni politici, perché questi fenomeni non si prestano ad essere manipolati artificialmente: di fronte ai macro- problemi oggetto di studio della scienza politica, non è possibile introdurre artificialmente uno stimolo in un momento ben definito (ad es: non si può pensare di poter considerare un partito come gruppo di controllo e un altro come gruppo sperimentale). Può essere applicato al massimo a temi di micro-politica, quali, ad esempio, lindividuazione delleffetto di alcuni fattori che influenzano le campagne elettorali. 1

174 METODO STATISTICO 2 Questo metodo comporta il ricorso ad una tecnica di controllo delle ipotesi fondata esclusivamente su dati numerici; esso può inoltre essere applicato solo ad un numero alto di casi. Ciò rappresenta il suo limite per lapplicazione allo studio dei fenomeni politici, perché nella maggior parte dei temi di macro-politica si può fare riferimento ad un numero molto limitato di casi, e non sempre sono a disposizione dati numerici. Nel caso siano soddisfatte entrambe le condizioni (dati numerici e molti casi), è possibile applicare diverse tecniche di elaborazione matematica, sia per selezionare campioni significativi, sia per analizzare i dati ed evidenziare leventuale presenza di correlazioni significative fra i fenomeni studiati. La parametrizzazione si ottiene isolando linfluenza di variabili intervenienti sulla relazione causale ipotizzata, rendendole costanti. Se, ad esempio, si vuole evidenziare la correlazione fra età e partecipazione al voto, si può parametrizzare linfluenza di una terza variabile come il grado di istruzione, rendendola fissa (cioè analizzando un campione di individui con lo stesso livello di istruzione). Il metodo statistico consente di mettere in relazione diverse variabili evidenziando delle variazioni concomitanti (o covariazioni), ma non è in grado di indicare la direzione della relazione, che dovrà essere sostenuta sulla base di argomentazioni logiche.

175 METODO COMPARATO 3 Lesercizio della comparazione è un processo mentale costitutivo e implicito del pensiero umano. Ogni individuo usa quotidianamente questa capacità innumerevoli volte (ad esempio nella scelta di un bene da acquistare, o quando si sceglie la coda ritenuta più breve agli sportelli di un ufficio postale). Considerato che latto del comparare è insito anche nei metodi di controllo fin qui considerati, CHE NECESSITÀ CÈ DI INDIVIDUARE UN METODO DI CONTROLLO SPECIFICO COME METODO COMPARATO? A questa domanda si può rispondere con due osservazioni: 1) la metodologia comparata rende esplicito e sistematico luso di questo strumento; 2) non bisogna confondere la generica attività del comparare con un processo conoscitivo specifico, ottenuto attraverso la comparazione: il metodo comparato è un modo particolare di applicare la clausola ceteris paribus, cioè di parametrizzare le variabili esterne, diverso da quello rispettivamente adottato dal metodo sperimentale e dal metodo statistico. LA COMPARAZIONE è il metodo di confronto tra due o più stati di una o più proprietà, enucleati in due o più oggetti in un momento preciso o in un arco di tempo più o meno ampio. Gli stati di ciascuna proprietà (ad esempio il carattere diffuso o concentrato della membership partitica in diversi paesi) si individuano attraverso il procedimento classificatorio, dopo di che si può passare alla

176 comparazione. E proprio attraverso LA CLASSIFICAZIONE che si realizza la parametrizzazione delle terze variabili nel metodo comparato, raggruppando in classi i casi in esame sulla base degli stati (proprietà) delle variabili esterne. Infatti, la comparazione fra diversi casi avviene allinterno di una comune classe di appartenenza: in questo modo si parametrizza il criterio usato per la parametrizzazione stessa. (Ad es: se vogliamo mettere a confronto il successo elettorale di due partiti che appartengono alla stessa classe per quanto riguarda il loro livello di organizzazione, il successo verrà spiegato da altri fattori, perché lorganizzazione è stata parametrizzata). LO SCOPO DEL METODO COMPARATO è quello di permettere di controllare empiricamente se determinate ipotesi formulate su relazioni di causa - effetto fra variabili siano valide, consentendoci di scegliere tra più ipotesi, tutte ugualmente plausibili. LIJPHART lo definisce un metodo di controllo delle relazioni empiriche ipotizzate tra variabili, nel quale i casi sono scelti in modo tale da massimizzare la varianza delle variabili indipendenti e da minimizzare la varianza delle variabili di controllo. Analizziamo questa definizione: Massimizzare la varianza delle variabili indipendenti significa aumentare il numero dei casi considerati (perché in questo modo aumenteranno i modi in cui lo stesso fenomeno si presenta rispetto alla stessa proprietà): se la relazione di

177 causa - effetto rimane quella ipotizzata inizialmente, ne avremo controllata la validità (nel senso che ci avvicineremo ad una quasi generalizzazione, visto lalto numero di casi preso in considerazione); Minimizzare la varianza delle variabili di controllo (cioè delle variabili intervenienti) consente, come abbiamo detto, la parametrizzazione, neutralizzando la presenza di altri fattori che possono influire sulla ipotizzata relazione di causa - effetto. Vediamo di chiarire con UN ESEMPIO. Consideriamo tre variabili di cui la prima, costituita dal numero dei partiti al governo, è la variabile indipendente (la causa ipotizzata del fenomeno) e la seconda, la stabilità dei governi, è leffetto ipotizzato di quella causa, mentre la terza è una variabile interveniente che può influire sul fenomeno: lesistenza in certi sistemi politici come quello tedesco dellistituto della sfiducia costruttiva, cioè di un particolare meccanismo istituzionale teso a impedire o comunque a scoraggiare le crisi parlamentari (soprattutto quelle al buio, senza cioè che sia stata già individuata una possibile alternativa di governo) prevedendo che il Cancelliere possa essere sostituito soltanto dopo due votazioni, a maggioranza assoluta, la prima per sfiduciarlo e la seconda, entro quarantottore, per eleggere un nuovo Cancelliere. E chiaro che questa terza variabile, ponendo delle serie difficoltà a sfiduciare un governo senza che sia disponibile una chiara e forte

178 alternativa, influisce notevolmente sulla stabilità dei governi tedeschi. Se vogliamo controllare lipotesi iniziale, cioè linfluenza del numero dei partiti al governo sulla stabilità governativa, dobbiamo minimizzare la varianza di questa variabile (cioè parametrizzarla) considerando dei casi in cui listituto della sfiducia costruttiva non è presente. A questo punto, tanto più alto sarà il numero dei casi che prenderemo in considerazione (aumentando così la varianza della variabile indipendente) tanto più, se riscontreremo che dove maggiore è il numero dei partiti di governo maggiore è anche linstabilità governativa, potremo ritenere confermata la nostra ipotesi iniziale. In quanti modi può essere applicato il metodo comparato? Esistono DIVERSE STRATEGIE DI COMPARAZIONE, in relazione al numero dei casi presi in considerazione. In primo luogo, anche lo studio del caso singolo, se condotto in determinati modi, può essere indirettamente utile alla comparazione. Si possono poi distinguere la comparazione binaria dalla comparazione darea e, infine, dalla comparazione fra molti casi.

179 A STUDIO DEL CASO Se il vantaggio di esaminare un caso singolo può essere quello di esaminarlo a fondo, tuttavia esso non può produrre generalizzazioni né consentire di controllare unipotesi causale. In molti casi, però, analisi del caso e analisi comparata appaiono complementari. Si possono identificare CINQUE DIVERSI TIPI DI STUDIO DEL CASO: STUDIO DEL CASO DESCRITTIVO INTERPRETATIVO EURISTICO CRUCIALE DEVIANTE Privo di impianto teorico. Tende ad applicare una teoria ad un caso specifico, per approfondirla. Tende a generare delle ipotesi. Tende a confermare una teoria, oppure a falsificarla. Tende a raffinare una teoria esistente.

180 GLI STUDI DI TIPO DESCRITTIVO, non guidati da ipotesi, né motivati dal desiderio di giungere a generalizzazioni, sono teoricamente nulli; tuttavia non sono del tutto inutili, perché possono essere fonte di dati per ricerche di tipo comparato. GLI STUDI DI TIPO INTERPRETATIVO, al contrario dei precedenti, immettono nellanalisi costrutti teorici, facendo spesso riferimento a ipotesi o teorie esistenti. Essi quindi non sono volti a costruire nuove ipotesi teoriche, ma a confermare e approfondire precedenti generalizzazioni. E il caso di una ricerca condotta negli anni 70 da ROBERT PUTNAM e avente per oggetto il rendimento istituzionale delle regioni italiane. Lo studioso americano, infatti, conferma nella sua analisi empirica lassunto di Tocqueville sul rapporto tra associazionismo e democrazia (secondo il quale la democrazia è il prodotto dellarte di associarsi) collegando il diverso grado di associazionismo e di correlativo buon funzionamento delle istituzioni fra le regioni del nord Italia e quelle del centro-sud alle diverse tradizioni storiche di quelle regioni. GLI STUDI DI TIPO EURISTICO sono invece generatori di nuove ipotesi suggerite dallo studio di un caso particolare. Ovviamente queste ipotesi andranno poi controllate in modo comparato, mettendo a confronto diversi casi. GLI STUDI DI TIPO CRUCIALE sono costruiti per testare ipotesi teoriche esistenti, per confermarle o falsificarle. Nel primo caso essi rafforzano la teoria esistente, nel secondo la indeboliscono, senza però falsificarla del tutto (per questo occorrerebbe

181 lanalisi di più casi). LANALISI DI UN CASO DEVIANTE può avere un importante rilievo teorico in quanto, analizzando un caso specifico che contraddice unipotesi teorica consolidata, indebolisce la proposizione teorica originaria, suggerendo nello stesso tempo una proposizione modificata più forte della precedente. Il caso deviante, quindi, può servire a raffinare una teoria. E ad esempio partendo dallo studio della democrazia olandese, il cui sistema di governo appariva deviante rispetto allipotesi classica che riteneva il sistema di governo inglese come quello in cui la democrazia funzionava meglio, che LIJPHART giunge a formulare la sua ipotesi sul funzionamento di un modello alternativo di democrazia, quello consociativo, più adatto al governo di società culturalmente segmentate. Sarà poi in una successiva analisi comparata a vasto raggio (condotta su ben 36 sistemi democratici) che egli affinerà le sue ipotesi, giungendo a contrapporre il modello consensuale a quello maggioritario. COMPARAZIONE BINARIA B La comparazione fra due casi può seguire due strategie alternative, che possono tornare utili in modi diversi: la comparazione fra casi simili e la comparazione fra casi diversi.

182 Un esempio del primo tipo di comparazione binaria può essere la comparazione fra la transizione francese dalla IV alla V Repubblica e quella italiana dalla I alla II Repubblica. Data la forte somiglianza fra la Quarta Repubblica francese e la Prima Repubblica italiana (sistema elettorale proporzionale, sistema pluripartitico, governi deboli e assemblearismo parlamentare, per esempio), constatato che nel primo caso la transizione ha funzionato e nel secondo no, il confronto ci insegna che è possibile disegnare istituzioni stabili ed efficienti, ma questo richiede un cambiamento complessivo di regime, come è avvenuto in Francia, e non un semplice cambiamento della legge elettorale, come nel caso italiano. Un esempio del secondo tipo può essere invece il confronto fra il sistema politico italiano e quello britannico. Qui le differenze sono molto ampie, riguardando il sistema elettorale, il sistema partitico, il tipo di bicameralismo, il ruolo del capo del governo e i suoi rapporti con il Parlamento. Il confronto ci insegna che non è sufficiente tentare di far assomigliare (parzialmente) il sistema elettorale italiano a quello inglese (come avvenne nel 1993 con lintroduzione di una legge elettorale parzialmente maggioritaria) per realizzare lefficienza e la stabilità di governo della Gran Bretagna: è infatti linterazione di tutte le variabili considerate a determinare alcune caratteristiche positive del sistema politico inglese; pertanto, nessuna scorciatoia elettorale può avere successo da sola nel replicare quelle caratteristiche.

183 COMPARAZIONE DAREA C In questo tipo di comparazione si analizzano alcuni casi appartenenti alla stessa area geopolitica, paesi cioè che condividono comuni tradizioni storiche, culturali, linguistiche e socioeconomiche. Lappartenenza alla stessa area non comporta necessariamente una contiguità territoriale, come nel caso dellarea anglosassone. In Europa si può ad esempio individuare larea dei paesi scandinavi, o quella dei paesi mediterranei del sud Europa, o ancora, per certi versi, quella dei paesi dellest Europa. Per quanto riguarda queste ultime due aree, il tratto che accomuna questi paesi è lo stesso problema teorico sollevato, cioè la transizione da sistemi autoritari o totalitari alla democrazia. Il vantaggio di questo tipo di comparazione è quello di poter parametrizzare tutte le variabili di tipo socio- culturale che accomunano i paesi che ne fanno parte, per potere evidenziare poi le differenze rispetto al problema preso in esame. COMPARAZIONE MULTICASI D Qui il confronto avviene fra un alto numero di casi e comporta la difficoltà di raccolta e di omogeneizzazione di dati sia qualitativi che quantitativi. Il ricorso a

184 tipologie e modelli caratterizza questo genere di studi, come limportante ricerca condotta su ben 36 democrazie da LIJPHART, che è riuscito nel suo lavoro a rendere coerenti dati qualitativi e dati quantitativi, utilizzandoli per delineare i suoi due modelli di democrazia, maggioritaria e consensuale. GENERALIZZAZIONI, TEORIE LOCALI, APPLICABILITA Nelle scienze sociali, e nella scienza politica in particolare, prevale oggi un POSITIVISMO MODERATO, nel senso che, pur consapevoli di tutte le difficoltà ed i limiti riscontrati nella ricerca concreta, non si rinuncia alla conoscenza scientifica come conoscenza che riguarda quel mondo empirico che si esprime attraverso i sensi. Il procedimento adottato è dunque, come quello di ogni scienza, di tipo induttivo, ma si ferma, nel passaggio dal particolare al generale, a delle generalizzazioni o al massimo a delle teorie (o meglio a delle quasi-teorie), senza avere la pretesa di poter ricostruire delle vere e proprie leggi. Lobiettivo minimo è quello di indicare una correlazione parziale tra variabili e una direzione di causalità fra determinati aspetti dei fenomeni politici considerati. Ciò porta, attraverso il controllo delle ipotesi formulate, a delle spiegazioni in una

185 certa misura generalizzabili. Si tratta però di generalizzazioni limitate, cioè enunciati che descrivono aspetti o proprietà ed esprimono relazioni sulla base di un insieme spazialmente e temporalmente finito di dati. Una teoria è un insieme di enunciati connessi fra di loro a cui viene attribuito un contenuto esplicativo. In scienza politica è possibile formulare al massimo delle teorie locali, che non accampino delle pretese nomotetiche o previsionali e che siano falsificabili sulla basi di dati che permettono di controllare empiricamente le ipotesi formulate. Non essendo possibile la formulazioni di leggi, non è nemmeno possibile la previsione di avvenimenti futuri: la ricerca politica consente semmai una post-visione, piuttosto che una pre-visione, nel senso che la congruità tra ipotesi e realtà è sempre controllata sulla realtà. Al problema della applicabilità della scienza politica possono essere comunque date risposte diverse a secondo degli ambiti di problemi considerati. Esistono infatti determinati ambiti di studio, come quelli sul funzionamento concreto delle istituzioni e dei sistemi elettorali, in cui, in una certa misura, è possibile formulare certe proposte di ingegneria istituzionale in cui la ricerca sulle realtà di altri paesi offre un valido spunto di riflessione e di giudizio sulla applicabilità di certi interventi in un determinato paese. Quindi se non esiste unapplicabilità precisa e meccanica, per cui ladozione di un certo sistema elettorale porterà certamente ad un certo sistema di governo (ma le variabili intervenienti che influenzano questo rapporto

186 sono tante e tutte significative) si può parlare per lo meno di una rilevanza indiretta di determinate ricerche per comprendere le possibili soluzioni attuabili nei campi suddetti.


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