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La televisione in Italia Nel 1955 inizia la programmazione televisiva in Italia da parte della RAI 1956: la televisione è presente nel 3% delle famiglie.

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1 La televisione in Italia Nel 1955 inizia la programmazione televisiva in Italia da parte della RAI 1956: la televisione è presente nel 3% delle famiglie italiane; 10 anni dopo tocca il 43%. Nel 1966, oltre il 40% della popolazione con più di 18 anni guarda la TV tutti i giorni o quasi, in casa o fuori casa (negli orari di punta circa 15 milioni di persone). Nel 1962 inizia la programmazione del Secondo canale RAI (copertura iniziale: 52%). Nel 1966 la copertura televisiva tocca il 98% della popolazione (86% sec.can.) Nel 1965 i 2/3 del pubblico televisivo è costituito da soggetti di classi sociali alte o medio-alte.

2 La televisione in Italia Il censimento del 1951: tasso di analfabetismo 13% (Sud e isole 25%) 1955, quando inizia la programmazione televisiva in Italia –Analfabetismo totale: circa il 10% –Semianalfabetismo: circa 20% –60% della popolazione italiana usava normalmente il dialetto Dal 1956 al 1965: i programmi culturali passano dal 38% al 47% (nel 1962 toccano il 53%) Lidia De Rita, I contadini e la televisione, 1964 –Una ricerca condotta in una comunità di contadini in Basilicata, dove il tasso di analfabetismo totale o parziale toccava il 68%. –Il basso grado di comprensione linguistica rende difficile la comprensione dei messaggi televisivi

3 Televisione scolastica: il modello sostitutivo 1958: Aldo Moro, ministro della pubblica istruzione, inaugura il primo anno scolastico di telescuola. –Corsi di avviamento professionale –Lezioni di 30 min. l’una in orario pomeridiano L’istituzione di 1500 P.A.T. (divenuti in tre anni circa 3000) –Corsi seguiti da circa soggetti Direzione di Telescuola affidata a Maria Grazia Puglisi 1961: da telescuola a Telemedia, anticipa la riforma della scuola media unica, 800 PAT organizzati come classi sperimentali 1966: ultimo anno di Telescuola. La diffusione della scuola reale rendeva obsoleta la Tv scolastica

4 Teacher & camera Televised-Education Approach –Il modello “Telescuola” –Gli “alunni-cavia” Broadcast-Production Approach –Il modello “Non è mai troppo tardi” Video-Instrumented Teaching Approach

5 L’insegnamento attraverso la tv: primo modello Televised educational approach –La classe come “campione rappresentativo” di tutti i soggetti che seguono la lezione –Promuovere un atteggiamento di “identificazione” in chi segue la lezione a distanza.

6 L’insegnamento attraverso la tv: secondo modello Broadcast production approach –Comunicazione più diretta: la lezione si configura come “programma televisivo” –L’insegnante si caratterizza come un buon conduttore televisivo –Dall’insegnante Teacher on camera all’insegnante Teaches the camera

7 L’insegnamento attraverso la tv: terzo modello Video-instrumented teaching approach –Uso attivo della televisione a scuola, come strumento che arricchisce la didattica dell’insegnante –La tv come laboratorio didattico nella scuola, sistema a “circuito chiuso” –L’insegnante in tv è lo stesso che segue i ragazzi

8 Televisione scolastica: il modello sostitutivo 1960: gli analfabeti in Italia sono circa il 4% della popolazione (oltre 2 milioni). Il blocco “analfabeto-resistente” La televisione come “cavallo di Troia” della didattica (Nazareno Padellaro) : “Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione per adulti analfabeti”. Alle ore 18 ogni martedì, giovedì, venerdì. Conduttore del programma: Alberto Manzi 1965: premio dell’ONU per il contributo alla lotta contro l’analfabetismo

9 Televisione scolastica: il modello integrativo : Trasmissioni Integrative per la Scuola (TIS) Lezioni supportate da materiale visivo strutturate sulla scansione delle materie scolastiche e su argomenti interdisciplinari. Ogni programma: due lezioni di 25 min. l’una, trasmesse in orario pomeridiano e poi replicate al mattino in orario scolastico. Bollettino mensile “TVS Televisione scolastica”, ERI edizioni Aspetti innovativi nel linguaggio didattico delle discipline.

10 Televisione scolastica: il modello integrativo Difficoltà da parte della scuola ad aderire al progetto: –Intrusività nella programmazione scolastica –Resistenza della professione insegnante al rapporto con i media e le tecnologie Doppio atteggiamento della televisione rispetto alla scuola: –Rapporto di mera sussidiarietà e sudditanza culturale –Atteggiamento “autoritario” nell’imporre i tempi ei modi

11 Dalla didattica alla divulgazione L’istanza divulgativa è presente fin dall’inizio della storia della televisione in Italia I primi incontri ravvicinati fra il pubblico televisivo e gli ambienti scientifici Due obiettivi primari: –Far uscire il sapere scientifico dal chiuso specialismo –Contribuire ad abbattere false credenze, superstizioni ecc. I limiti comunicativi: il modello della lezione (l’atteggiamento docente) I segnali di cambiamento – , Almanacco, programma di storia, scienza e varia umanità, a cura di Giuseppe Lisi e Giovanni Salvi – , L’approdo, settimanale di lettere e arti, a cura di Leone Piccioni – , Sapere, a cura di Giovan Battista Zorzoli – , Orizzonti della scienza e della tecnica, di Giulio Macchi. – , Habitat, di Giulio Macchi

12 Dalla didattica alla divulgazione Dalla fine degli anni ’70 la cultura e la scienza in TV non rappresentano solo un “dovere istituzionale” della RAI, ma diventano anche materia di “spettacolo culturale” Il linguaggio della comunicazione culturale esce definitivamente dagli ambiti del “sussidio” nei confronti della scuola, o del ritenere la scuola un interlocutore privilegiato. Tre istanze fondamentali: –La cultura ambientalista –La salute –Il progresso/problema scientifico-tecnologico 1981, Quark, di Piero Angela Superquark; Passaggio a nord-ovest; Ulisse

13 Dalla didattica alla divulgazione Icasticità come carattere fondamentale della divulgazione culturale e scientifica in TV. –Dare visibilità a un universo di fenomeni e di eventi tradizionalmente inaccessibili e perciò invisibili al pubblico. –Portare l’osservazione scientifica sotto gli occhi di tutti. –Trasformare ogni contenuto in rappresentazione visiva –Netta prevalenza dell’aspetto empirico-descrittivo su quello teorico- interpretativo –Visione sostanzialmente positivitica ed evoluzionanista della scienza. –Alcuni ambiti scientifico culturali rimangono inaccessibili alla comunicazione televisiva: la filosofia, la matematica…

14 La storia in TV Una linea di demarcazione –L’icasticità come imperativo –La fotografia, il cinema, la televisione –La prima guerra mondiale Il problema del criterio di veridicità I materiali visivi o audiovisivi I testimoni diretti o indiretti I modi di fare/mostrare la storia in TV –I programmi educational –Le drammatizzazioni filmiche –La forma documentaristica –Rendere la storia “attuale” Rendere la storia “attuale”: l’esperimento dei “TG della storia”

15 La storia in TV: Rossellini Il passaggio dal cinema alla televisione: dall’arte-spettacolo alla didattica –Ragioni di ordine intellettuale –Ragioni di ordine comunicativo –Ragioni di ordine culturale La centralità della storia e la nuova visione della storia –Né film spettacolare né documentario La centralità pedagogica e didattica di Comenio –Il principio pansofico dell’insegnare tutto a tutti –Il principio metodologico del rendere le conoscenze accessibili a tutti attraverso la “visione diretta” (autopsia)

16 Il principio metodologico-didattico della “Autopsia” di Comenio

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19 La storia in TV: Rossellini La storia vista attraverso episodi significativi che mettono in evidenza il cambiamento e il progresso –L’età del ferro (1964 –La lotta dell’uomo per la sopravvivenza (12 episodi, ) La vita di personaggi che hanno segnato dei passaggi fondamemtali nella storia della nostra cultura –Socrate (1970) –Blaise Pascal (1971) –Agostino d’Ippona (1972) –Cartesius (1973) Ricostruzione dello spaccato di un’epoca storica vista nella complessità dei suoi fattori (umani, sociali, politici ecc.) –La presa del potere da parte di Luigi XIV (1966) –Gli Atti degli apostoli (5 puntate, 1968) –L’età di Cosimo dei Medici (3 puntate, 1972)

20 La storia in TV: Rossellini Il problema dello stile –La centralità dei fatti –L’assemblaggio dei materiali –La visione umile e umana della storia, i piccoli-grandi eventi –“La verità è anche sempre sbracata, sfocata, sbrindellata…” La pedagogia visiva –La centralità della ricerca intellettuale e spirituale; il pensiero come “avventura” –Centralità della spiegazione, dimostrazione, insegnamento nei confronti di un determinato pubblico. Rappresentare l’evento didattico. –Il linguaggio delle cose concrete, dell’esempio della descrizione visiva. Atteggiamento di curiosità infantile e scientifica

21 Didattica e divulgazione Alcuni tratti comuni: –Hanno come obiettivo la comunicazione di conoscenze e l’incremento della formazione del pubblico a cui si rivolgono –Attuano un processo di selezione, semplificazione, rielaborazione linguistica dei contenuti da trattare –Cercano di indurre nei soggetti curiosità e interesse per l’oggetto della comunicazione –Utilizzano dei media e dei sussidi come supporti linguistici e comunicativi

22 Didattica e divulgazione Didattica: –processo di iniziazione –Ordine curricolare –Valutazione e selezione –Educazione allo sforzo e a superare le difficoltà Divulgazione: –tecniche di diffusione –Apparente dis-ordine nella proposta dei contenuti –Inclusione del pubblico (valore quantitativo) –Massima comunicatività / minimo sforzo


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