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Corso di storia economica Patrizio Bianchi Lezione 9 La crisi di competitività della industria italiana.

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Presentazione sul tema: "Corso di storia economica Patrizio Bianchi Lezione 9 La crisi di competitività della industria italiana."— Transcript della presentazione:

1 Corso di storia economica Patrizio Bianchi Lezione 9 La crisi di competitività della industria italiana

2 Schema Andamento commercio mondiale di beni Il dibattito sulla competitivita Gli investimenti diretti Globalizzazione, Europa La posizione dellItalia Il declino, ancora sulla competitivita Il modello di specializzazione e la struttura settoriale del commercio dellItalia

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4 Produzione e commercio mondiale (1) (variazioni percentuali in volume) Fonte: elaborazioni ICE su dati FMI

5 Come cambia il Commercio Mondiale: lascesa dellAsia e il declino dei paesi sviluppati Fonte: IMF, Direction of Trade

6 Motori della crescita Considerando i soli beni (a prezzi costanti), il maggior contributo allaumento delle importazioni mondiali in volume è fornito dai paesi dellAsia, circa il 60%, tra cui la sola Cina oltre il 30%, contro il 20% degli Stati Uniti. Negli Stati Uniti, la domanda interna è stata sostenuta dalla ripresa degli investimenti, malgrado il freno esercitato sulle loro importazioni dal deprezzamento del dollaro.

7 Motori della crescita Stimolo anche dai paesi dellUnione Europea, dove la Germania ha registrato una inversione di tendenza della domanda interna (grazie alla variazione delle scorte e al ridursi dellintensità del ciclo negativo degli investimenti); In ripresa lAmerica Latina, che torna a fornire un contributo positivo alla domanda mondiale. Solo nel caso della Cina e, in misura minore della Germania e degli Stati Uniti, apporto maggiore rispetto al loro rispettivo peso sulle importazioni mondiali.

8 Dimensione dei mercati nel 2002 e loro contributo alla variazione delle importazioni mondiali nel 2003 (a prezzi 2001) Fonte: elaborazioni ICE su dati FMI, OMC e Commissione Europea

9 I primi 10 paesi esportatori nel 2003 Fonte: elaborazioni ICE su dati OMC, EUROSTAT e Istituti nazionali di statistica

10 I settori trainanti Dal punto di vista settoriale, i più consistenti stimoli allincremento del commercio mondiale di beni (a prezzi correnti) sono provenuti dalla chimica e farmaceutica e dallestrazione di petrolio, per effetto dellimpennata del prezzo del petrolio, mentre gli scambi di prodotti elettronici, seppure in ripresa rispetto ai due anni precedenti, hanno fornito un contributo nettamente inferiore al loro peso sul commercio mondiale.

11 COMPETITIVITA LUnione Europea perde ancora terreno nei confronti degli Stati Uniti Fonte: IMF, International Financial Statistics Tasso di cambio effettivo reale deflazionato con il costo del lavoro unitario, indice Gen 2000= 100

12 COMPETITIVITA verso lAREA EURO L Italia non riesce a stare al passo Tasso di cambio effettivo reale deflazionato con il costo del lavoro unitario,indice 1999= 100 Settore manifatturiero Fonte: Eurostat

13 Fonte: Global Insight COMPETITIVITA La crescita italiana non decolla Crescita del PIL (Indice 1998=100)

14 Fonte: ISTAT COMPETITIVITA Arretrano gli investimenti Contributi alla crescita del PIL

15 COMPETITIVITA lItalia perde terreno Fonte: WTO e IMF Quota delle esportazioni sul commercio mondiale

16 Quali sono le principali cause della mancata competitività italiana?

17 MANCATI INVESTIMENTI il declino dellaccesso al credito nelle imprese di grandi e piccole dimensioni Fonte: Elaborazioni CSC su dati Banca dItalia Prestiti bancari al settore privato (Variazioni % tendenziali)

18 MERCATO DEL LAVORO la produttività nel settore privato Fonte:OECD Produttività del lavoro (Variazione percentuale sullanno precedente)

19 MERCATO DEL LAVORO la crescita del costo del lavoro in assenza di aumenti di produttività dalla creazione delleuro: unanomalia italiana Fonte: Global Insight Costo del lavoro per unità di prodotto nellindustria manifatturiera (Variazione % cumulata: )

20 MERCATO DEI PRODOTTI la produzione industriale resta debole Fonte: CSC Area delleuro (escl. Germania e Italia) Italia Germania Produzione industriale (indici gennaio 2000=100)

21 MERCATO DEI PRODOTTI rigidità della regolamentazione Fonte: OECD

22 MERCATO DEI PRODOTTI Tempi e costi per avvio nuova impresa (durata tipica) Fonte: Commissione europea Giorni lavorativi

23 INNOVAZIONE: unoccasione mancata ? Spesa in Ricerca & Sviluppo in percentuale del PIL Fonte: Eurostat

24 Composizione della spesa in Ricerca e Sviluppo (2003) INNOVAZIONE: limitato contributo delle imprese italiane

25 INNOVAZIONE Diffusione tecnologica, efficienza e produttività: lItalia non compete sul mercato mondiale Fonte: Eurostat Esportazioni high tech in % del totale – anno 2003 (stime)

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27 Quote di mercato La Cina e le NIEs hanno incrementato le esportazioni grazie alla vivacità degli scambi reciproci. La quota degli Stati Uniti è diminuita, sia a prezzi correnti che a prezzi costanti, poiché la discesa del dollaro si è combinata con la fiacca congiuntura di alcuni mercati di sbocco delle merci americane, tra cui quelli dellUE. E ipotizzabile che la perdita di quota degli Stati Uniti sia legata alla crescente delocalizzazione di attività produttive verso la Cina. Nessun paese dellUE ha registrato guadagni di quota in termini reali, come effetto della loro specializzazione geografica oltre che delloramai duratura fase di apprezzamento delleuro

28 Quote di mercato Limpennata dei prezzi internazionali del petrolio ha portato solo a lievi vantaggi delle quote dei paesi produttori, perché controbilanciate dalla svalutazione del dollaro. Laumento dei prezzi energetici ha riguardato, seppure in misura minore, anche le materie prime alimentari, contribuendo così a migliorare la posizione debitoria di alcune aree dei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa.

29 Quote di mercato a prezzi costanti, 1994=100 Fonte: elaborazioni ICE su dati FMI-DOTS e OMC SPAGNA GERMANIA FRANCIA ITALIA

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32 Debolezze congiunturali e strutturali delleconomia Italiana Non è sorprendente che leconomia italiana sia caratterizzata da: –Basso tasso di crescita negli anni 90 –Sostanziale stagnazione dal I problemi congiunturali sono basati su problemi strutturali –Modesta dinamica della TFP –Bassa incidenza della spesa in R&S –Rallentamento nella dinamica degli investimenti fissi –Basso tasso di attività

33 La situazione attuale Policy ultimi anni: Peggioramento fondamentali macroeconomici Nessun intervento per la competitività (blocco delle liberalizzazioni e privatizzazioni strumentali a fare cassa) Difficoltà dei sistemi di PMI impresa e poche medie imprese di successo

34 La situazione attuale-2 Ulteriore perdita di competitività per leconomia italiana Mancanza di nuove esternalità per sistemi di PMI Privatizzazione della rendita

35 Le imprese italiane Nodo dimensionale resta un limite del sistema produttivo italiano Linsieme delle medie imprese ha dimensioni non trascurabili e comprende un discreto numero di imprese ad alto tasso di crescita. Il venture capital comincia a rappresentare una opportunità concreta per le imprese anche in Italia.

36 Le imprese italiane LItalia ha una spesa in ICT che, considerata in proporzione al PIL, è inferiore del 40% alla media UE. La produzione di brevetti delle imprese italiane è largamente inferiore a quella delle imprese dei principali paesi europei. Nellultimo decennio il differenziale a sfavore dellItalia è aumentato.

37 Novità nelle forme di integrazione internazionale integrazione commerciale: nuovi aspetti qualitativi dellinterscambio dei beni integrazione produttiva-orizzontale: fornitura di capacità; produzione diretta sui mercati esteri, global sourcing; integrazione produttiva-verticale: fornitura di fase; outsourcing; sviluppo reti distribuitive integrazione inter-industriale: relazioni indotte sulle industrie a monte e sui servizi: backward e forward linkages integrazione tecnologica: scambio di conoscenza: progetti, design, software, tecnologie.

38 Internazionalizzazione: problemi da affrontare Scarsa dimensione delle aziende Difficoltà delle stesse ad agire con una logica di consorzio Difficoltà nel valorizzare provenienza geografica e storia del proprio prodotto Difficoltà ad esportare con marchi propri e con canali di distribuzione che non siano veicolati da altre regioni dItalia Difficoltà di accesso al credito

39 Conoscenza delle esigenze delle imprese e volontà/strategie di fare sistema (ICE, MAP e MAE, Union-camere, Associazioni di rappresentanza delle imprese, CCIAA) Conoscenza nel Mondo storia, origine, qualità e cultura Centralità rispetto allEuropa allargata al bacino sud del Mediterraneo Internazionalizzazione: punti di forza

40 Il problema della competitività Crescente divaricazione del livello di competitività: i sistemi produttivi sono sempre più diversi fra loro e al loro interno Lattrattività dei territori: individuazione di un posizionamento strategico sostenibile Il rilancio della posizione internazionale delle imprese italiane: rinnovamento del modello di specializzazione e valorizzazione delle specificità locali Il nodo dimensionale: favorire la crescita di imprese giovani

41 La presenza internazionale delle imprese italiane La presenza produttiva allestero è cresciuta in modo consistente (19,5% nel periodo ) ma non sufficiente a recuperare rispetto ai partner europei Oltre la metà degli investitori esteri è rappresentato da imprese con meno di 50 addetti L80% delle imprese con partecipazioni allestero è localizzata nelle regioni settentrionali (37% in Lombardia)

42 La presenza internazionale delle imprese italiane Le regioni meridionali rappresentano solo il 5% del totale. Le partecipazioni estere sono prevalenti nei settori tradizionali (meccanica, tessile e abbigliamento, alimentare). Nei settori ad alta tecnologia sono registrate solo l8% delle partecipazioni. Lanalisi del livello di apertura internazionale mostra una bassa apertura nei settori dove in questi anni è cresciuta maggiormente la presenza estera e unalta apertura in quelli dove la presenza estera è aumentata meno.

43 Il modello di specializzazione internazionale dellindustria italiana Punti di forza settori tradizionali (ad alta intensità di lavoro) settori ad offerta specializzata (a media intensità di capitale fisico) Punti di debolezza settori con forti economie di scala (ad alta intensità di capitale fisico) settori ad alta intensità di ricerca

44 Il dibattito sul modello di specializzazione internazionale delleconomia italiana Caratteristiche generali del modello di specializzazione –peculiarità rispetto agli altri paesi industriali –rigidità –polarizzazione Caratteristiche settoriali del modello di specializzazione –settori poco innovativi e/o a basso valore aggiunto –settori a domanda poco dinamica –settori a domanda molto sensibile ai prezzi –settori protetti Altre caratteristiche della struttura economica –la questione dimensionale: la debolezza delle grandi imprese italiane il ruolo dei distretti industriali –la questione meridionale –scarsa capacità di attrarre investimenti esteri

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48 La questione dimensionale Il nanismo dellindustria italiana è la causa fondamentale dei suoi problemi? Nonostante la crisi nel modello di produzione fordista abbia comportato ovunque una tendenziale riduzione delle dimensioni delle imprese… …emergono ciclicamente dubbi sulla possibilità delle piccole e medie imprese di sostenere le sfide della concorrenza internazionale

49 La crisi delle grandi imprese Gli svantaggi comparati delleconomia italiana sono concentrati nei settori oligopolistici dove dominano le grandi multinazionali Le cause della debolezza delle grandi imprese italiane –Vincoli alla crescita dimensionale? –Protezione pubblica e debolezza degli stimoli concorrenziali (le privatizzazioni nei servizi)

50 Le piccole e medie imprese sui mercati internazionali Flessibilità geografica delle esportazioni –Le imprese italiane sono molto abili nellinseguire i mutamenti della composizione geografica della domanda mondiale, –ma questa rapidità di reazione è talvolta la contropartita di una scarsa capacità di insediarsi stabilmente sui mercati. Scarsa internazionalizzazione produttiva –La quota dellItalia sugli investimenti internazionali è ancora assai inferiore al suo peso sulla produzione e sul commercio mondiale. –Soltanto da pochi anni le imprese italiane, anche quelle di minori dimensioni, hanno iniziato ad usare strategie di internazionalizzazione più mature, che prevedano anche la presenza diretta sui mercati con proprie attività produttive e reti distributive.

51 I distretti industriali Sistemi produttivi in cui molte piccole e medie imprese specializzate interagiscono strettamente con lambiente locale in cui sono inserite Un modo diverso di essere grandi La dimensione originale dellindustrializzazione italiana

52 Distretti industriali e made in Italy Le caratteristiche qualitative dei prodotti delle nostre imprese distrettuali fanno sì che spesso questi non si trovino a competere con i prodotti dei paesi emergenti a bassi salari Le scarpe di Ferragamo, poniamo, sono molto più sensibili alle modificazioni di prezzo di certi gioielli che alle modificazioni di prezzo delle scarpe prodotte in Cina

53 Le prospettive future Le imprese distrettuali sono troppo piccole? –Nelle relazioni intra-distrettuali le piccole dimensioni sono un vantaggio –Alla frontiera esterna del distretto possono essere un problema Rete distributiva e potere di mercato Internazionalizzazione produttiva Levoluzione dei distretti: lemergere delle medie imprese

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