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Le pagine del tempo UN GIORNO DOPO L'ALTRO Un giorno dopo l'altro Il tempo se ne va. Le strade sempre uguali, le stesse case. Un giorno dopo l'altro e.

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1 Le pagine del tempo UN GIORNO DOPO L'ALTRO Un giorno dopo l'altro Il tempo se ne va. Le strade sempre uguali, le stesse case. Un giorno dopo l'altro e tutto è come prima. Un giorno dopo l'altro e tutto è come prima. Un passo dopo l'altro, la stessa vita. E gli occhi intorno cercano quell'avvenire che avevano sognato, ma i sogni sono ancora sogni e l'avvenire è ormai quasi passato.l'avvenire è ormai quasi passato. Un giorno dopo l'altro, la vita se ne va. Domani sarà un giorno uguale a ieri. Domani sarà un giorno uguale a ieri. La nave ha già lasciato il porto e dalla riva sembra un punto lontano. Qualcuno anche questa sera torna deluso a casa piano piano.lasciato il porto Un giorno dopo l'altro, la vita se ne va, e la speranza ormai è un'abitudine. e la speranza ormai è un'abitudine LUIGI TENCO REALIZZATO da prof. Tiziana Vannucci, Corso abilitante di Latino, anno 2000/2001 Tenuto dalla prof. Manuela Sbrana docente di Letteratura Latina al Liceo Scientifico A.Vallisneri di Lucca MappeHelpBibliografia

2 Il tempo Come per tutto ciò che è quotidiano, è difficilissimo dare una definizione esatta di TEMPO. Il tempo non si tocca, non ha una forma, non ha un colore, non ha un profumo, non ha un sapore. E allora cosa può essere il TEMPO?TEMPO IL TEMPO Il Tempo è la vita… o forse è la morte; il tempo è risorsa… o forse consuma; il tempo distrugge …oppure risana; il tempo non cè…ma fa parlare di sé. Concezioni del tempo sono state elaborate nel corso dei secoli nellambito della scienza e della filosofia, ed inevitabilmente tali elaborazioni hanno influenzato anche la produzione letteraria di autori sia del passato che del presente.scienzafilosofia

3 Il tempo è lintuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto luno con laltro in base ad indicatori temporali ( prima, durante, dopo), vista come fattore che trascina ineluttabilmente levoluzione delle cose o come scansione ciclica e periodica delleternità, a seconda che vengano enfatizzate lirreversibilità e caducità delle vicende umane, o leterna ricorrenza degli eventi astronomici; tale intuizione è condizionata da fattori ambientali (cicli biologici, succedersi del giorno e della notte, cicli stagionali ecc.) e psichici ( i vari tratti della coscienza e della percezione, la memoria) ed è diversificata da cultura a cultura. Oggi nelle società ricche occidentali si tende ad un appiattimento del senso del tempo verso il presente e nello stesso tempo si rafforza langoscia determinata dalla fretta, in conseguenza alla mancanza di percezione delle fasi del passato, presente e futuro; inoltre il processo di globalizzazione tende a livellare anche le differenze fra zone e culture del mondo, eliminando tutto ciò che risulta difforme rispetto alla strutturazione voluta. I fattori ambientali sono diventati confusi ( si vive molto di più la notte ed i cicli stagionali sono sempre più scombinati dalle variazioni climatiche), così come si è alterata la percezione psichica (la coscienza tende ad annullarsi, la percezione è falsata dalle nuove tecnologie, la memoria è scomparsa nella simultaneità).fattori ambientali psichici il processo di globalizzazione la coscienza tende ad annullarsi DEFINIZIONE

4 Scienza SCIENZA Il Tempo è un concetto fisico che viene utilizzato per stabilire la contemporaneità o lordine di una serie di eventi; è una delle grandezze fondamentali e sotto questo aspetto è analogo alla lunghezza e alla massa. La misurazione del tempo è fondata oggi su tre metodi astronomici diversi: i primi due, basati sulla rotazione giornaliera della terra attorno al suo asse, fanno riferimento al moto apparente del Sole (tempo solare) o a quello delle stelle (tempo sidereo); il terzo metodo è invece basato sul moto orbitale della terra attorno al Sole (tempo delle effemeridi).concetto fisico tempo solaretempo sidereotempo delle effemeridi TEMPO SOLARE Il moto apparente del sole nella sfera celeste è stato a lungo considerato un criterio sul quale fondare la misura del tempo. In ogni luogo e in qualunque giorno, lora del mezzogiorno è definita dalla culminazione del Sole al meridiano celeste locale, il cerchio massimo passante per lo zenit del luogo di osservazione e per i poli della sfera celeste. Lintervallo di tempo tra due successivi passaggi del Sole attraverso il medesimo meridiano celeste è il giorno solare, per tradizione suddiviso in 24 ore. Il tempo della scienza

5 Scienza2 Poiché il moto di rotazione della terra non è uniforme, la durata del giorno solare varia durante lanno e di conseguenza, per la determinazione dellora civile, si introdusse come riferimento il giorno solare medio, misurato sulla base di un Sole immaginario che viaggi con velocità costante durante tutto lanno. TEMPO SIDEREO Il tempo sidereo è misurato assumendo come riferimento la posizione delle stelle fisse. Lanno sidereo, definito come lintervallo di tempo che intercorre tra due successive congiunzioni del Sole con una stessa stella, è di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45,5 secondi. TEMPO DELLE EFFEMERIDI Il giorno solare e il giorno siderale medi non sono sufficientemente precisi a causa delle irregolarità del moto di rotazione della Terra intorno al suo asse: la velocità di rotazione varia di uno o due secondi lanno e il periodo di rotazione diminuisce di circa un secondo al secolo. Nel 1940, per superare questo inconveniente fu introdotto il tempo delle effemeridi, basato sullannuale moto di rivoluzione della Terra attorno al Sole: come il tempo sidereo, esso assume come punto di riferimento lequinozio di primavera.

6 Scienza3 E usato soprattutto dagli astronomi quando è richiesto il più alto grado di precisione nel calcolo della posizione dei pianeti e delle stelle. LUNITA DI TEMPO NELLUSO SCIENTIFICO Fino al 1955 lunità di tempo in uso nella scienza, il secondo, era definito, con riferimento al moto di rotazione della terra, come 1/ del giorno solare medio. Levoluzione della scienza, tuttavia, richiese una definizione più precisa e rigorosa cosicché nel 1967 il secondo fu ridefinito come la durata di oscillazioni della radiazione emessa dallatomo di cesio-133 nella transizione fra due livelli iperfini del suo stato fondamentale. SISTEMI DI MISURAZIONE DEL TEMPOMISURAZIONE Nel corso della storia il tempo è stato misurato in base al movimento della Terra rispetto al Sole ed alle stelle. Lo strumento più antico, in uso probabilmente in Egitto intorno al 3500 a.C., era una sorta di meridiana che sfruttava lombra proiettata da uno stilo o da un obelisco. La prima meridiana semisferica fu descritta nel III secolo a.C. dallastronomo caldeo Berossus. Tra i metodi antichi per misurare il tempo in assenza di sole, vi sono luso cinese di bruciare una corda con nodi equidistanti e quello della candela con tacche incise. Di origini antiche sono pure le forme elementari di clessidra,clessidra

7 Scienza4 in cui il tempo veniva misurato in base al flusso di sabbia o acqua attraverso un piccolo foro.Tale strumento ebbe unevoluzione rapida intorno al 270 a.C., quando linventore greco Ctesibio di Alessandria mise a punto il primo orologio idromeccanico, introducendo un complesso sistema di ingranaggi. Talvolta al flusso dellacqua si sostituì la caduta libera di un grave, anticipando così gli orologi meccanici. Lorigine storica dellorologio meccanico è difficile da definire: sicuramente nel XIII secolo furono congegnati meccanismi relativamente complessi, pesanti e ingombranti, dotati di suonerie elaborate e spesso collocati davanti alle torri campanarie (clock= orologio non portatile, ma in origine anche campana). Una serie di invenzioni nel XVII e nel XVIII secolo migliorò la precisione degli orologi e ne ridusse il peso e lingombro. Lisocronismo delle oscillazioni del pendolo, descritte da Galileo nel XVI secolo, permise al fisico danese Huygens di realizzare il primo orologio preciso che sfruttava questo meccanismo. Non molto dopo Hooke riuscì a utilizzare pendoli con piccole oscillazioni inventando lo scappamento, successivamente un sistema per compensare la variazione di lunghezza del pendolo, dovuta alle variazioni di temperatura, fu messo a punto da Harrison.

8 Filosofia Nel pensiero filosofico e scientifico la nozione di tempo ha costituito un problema costante e basilare della riflessione fin dalle trattazioni mitologiche. Nel pensiero antico il tempo, inizialmente collegato al movimento del Sole e del Cielo in generale, viene considerato, specialmente dai pitagorici, sia come un continuo divenire, per lo più ciclico (il ritmo del cambiamento cosmico), sia come la misura della durata. Per Parmenide, invece non è che unillusione e per Zenone, un assurdo, come il movimento stesso, essendo lEssere, considerato la vera essenza delle cose, immutabile (es.la tartaruga e Achille).Per Eraclito panta rei e solo il saggio conosce il logos che regola il mondo. Il concetto di tempo come gerarchicamente inferiore alleternità ritorna in Platone, per cui solo nel mondo materiale corruttibile hanno senso il passato e il futuro, mentre alla sostanza eterna compete un eterno presente immobile. Il pensiero aristotelico riconcilia queste concezioni, da un lato assumendo il movimento perfetto dei Cieli come riferimento per la misura del tempo, dallaltro ponendo il primo motore immobile fuori dal tempo e quindi eternamente presente. Con il pensiero cristiano, specialmente in SantAgostino,abbandonata la concezione ciclica per la lineare, si ha una decisa interiorizzazione del tempo e una sua riduzione a estensione dellanimo,trattazioni mitologichepiù ciclico misura della durataper la lineareestensione dellanimo, FILOSOFIA Il tempo della coscienza

9 Filosofia2 successione di stati di coscienza in quanto ricordo del passato, attesa del futuro, ma anche attenzione al presente visto come passaggio, come tensione lineare e progressiva verso la perfezione e la liberazione, una volta dissolto il tempo nelleternità spirituale. Con la rivoluzione scientifica del 600 ed in particolare con Galileo, il tempo viene analizzato come entità fisica e diviene parametro misurabile del movimento. Per Cartesio e Spinoza il tempo va distinto dalla durata: la durata è reale mentre il tempo è un modo di pensare la durata. In Pascal il tempo è infinito che schiaccia lestrema finitezza e nullità delluomo, ombra che non dura se non un istante senza ritorno. Da Newton in poi, prende corpo la distinzione tra tempo assoluto (scenario metafisico,insieme allo spazio assoluto, di ogni evento naturale) e tempo relativo, riferito cioè a particolari sistemi di misurazione in determinati sistemi di riferimento Gli empiristi inglesi ne accentuano la soggettività, sottolineandone lorigine psicologica. Con Kant, lo spazio e il tempo assoluti diventano le forme a priori di ogni esperienza possibile e il carattere irreversibile della successione temporale degli eventi viene connesso alla relazione anchessa irreversibile tra causa ed effetto. Il tempo è la forma con la quale noi ordiniamo i dati del senso interno (i fatti psichici) e indirettamente quelli fisici. La concezione soggettivistica infine prevale nellidealismo e, in genere, in tutto il pensiero contemporaneo. Bergson critica la nozione del tempo come successione di istanti, in quanto non riconosce il valore qualitativo della durata.ricordo del passato, attesa del futuro, ma anche attenzione al presente visto come passaggio Bergson

10 Filosofia3 La durata è da lui intesa psicologicamente, come il dato originario della coscienza e, insieme, come la realtà stessa, in quanto perpetuo fluire, continua creazione, in cui non si possono distinguere gli stati successivi se non a patto di immobilizzarli astraendo dalla realtà vivente e continua. Nellesistenzialismo di Haidegger, il problema del tempo è affrontato analizzando le strutture essenziali dellesistenza umana cioè i modi di essere delluomo. Lessere umano è gettato in un mondo che non ha costruito, dove incontra oggetti potenzialmente utili (naturali o prodotti della cultura), poiché questi oggetti giungono dal passato e sono usati nel presente per un vantaggio futuro, il tempo autentico è superamento del passato e apertura verso il futuro e proprio il futuro è ciò che dovrebbe dare senso al presente, se non ci fosse la morte, di fronte alla quale proviamo angoscia, ma è proprio langoscia che ci fa capire che la radice dellesistenza è il nulla e ci fa guardare con distacco la morte stessa, liberandocene. La concezione soggettivistica e relativistica del tempo si afferma nel pensiero scientifico di Einstein, che intende il tempo come quarta dimensione dello spazio: egli nega lesistenza di un tempo assoluto, cioè di una misura unica del tempo, che dovrebbe essere valevole per i diversi sistemi di riferimento in moto gli uni in rapporto agli altri; la nozione fisica di simultaneità può avere solo un senso relativo perché bisogna sempre indicare il sistema di coordinate spaziali a cui ci si riferisce.

11 Orologio biologico OROLOGIO BIOLOGICO E un sistema fisiologico che permette agli organismi di vivere in armonia con i ritmi della natura, come il ciclo del giorno e della notte e delle stagioni. Nel mondo animale e vegetale vi sono orologi biologici per quasi ogni tipo di periodicità, ma le nostre conoscenze derivano soprattutto dallo studio dei ritmi giornalieri o circadiani. Questi stimolano i tipici modelli comportamentali che ruotano attorno alle varie fasi del giorno anche in assenza di stimoli esterni quali il sorgere del sole, dimostrando così come la periodicità di questi schemi dipenda essenzialmente da orologi interni. Nessun orologio è tuttavia perfetto: quando gli organismi sono privati degli stimoli che il mondo esterno normalmente offre, essi continuano a mantenere una periodicità, che, tuttavia, nel tempo si sfasa rispetto al ritmo delle 24 ore, presente nel mondo naturale. Questo è dimostrato dagli esperimenti in cui alcuni soggetti, tenuti isolati per lunghi periodi di tempo, continuano a mangiare e dormire secondo scadenze regolari, ma sempre più sfasate rispetto a quelle originarie. Questo sfasamento non avviene in condizioni normali, poiché gli stimoli esterni ricaricano gli orologi ogni giorno: la luce è uno degli stimoli più importanti, ci sono poi le variazioni della temperatura ed altri segnali sensoriali. Il tempo della natura

12 Percezione ciclica Nelle società arcaiche il tempo veniva misurato dal ciclico alternarsi del giorno e della notte, delle fasi lunari, delle stagioni: in quelle società così legate alla natura individuare il tempo giusto era importante per procurarsi il cibo e quindi per sopravvivere. La rappresentazione grafica di questa concezione era data dal cerchio: il tempo non aveva una direzione, ma si ripeteva nelleterno ciclo sempre uguale delle stagioni. La divisione del tempo in anni veniva determinata dai rituali che governavano il rinnovamento delle riserve alimentari e garantivano la continuità della vita. Lanno nuovo dunque cominciava in periodi diversi a seconda del tipo di coltivazioni ed aveva anche durata diversa. In questo tipo di concezione, ripresa in parte anche nella teoria della storia ideale eterna di Vico, tutto ciò che è passato muore, scompare: l inizio del nuovo anno è un ritorno al tempo mitico primordiale, è un riavviarsi del tempo dallinizio, sempre uguale, allinfinito.il tempo non aveva una direzione, ma si ripeteva nelleterno ciclo sempre uguale delle stagioni. riavviarsi del tempo dallinizio, sempre uguale, allinfinito. Catullo Orazio Seneca Marco Aurelio Poliziano Leopardi Giudici

13 Percezione lineare Per avere una concezione lineare del tempo bisogna arrivare allelaborazione della prima religione monoteista (quella ebraica), la rivelazione di Dio infatti ha luogo nel tempo come durata storica: Mosé riceve le leggi in un certo luogo e in una certa data. Col Cristianesimo dunque il tempo diventa luogo di un evento irripetibile ed il suo scorrere è il tendere alla meta del Regno di Dio. In questa linea immaginaria si può individuare un prima e un poi, ma soprattutto questo tipo di concezione fornisce alluomo la speranza: qualsiasi evento si verifichi nel presente si intravede la salvezza futura e lo scorrere della vita acquista un senso e una direzione. La morte diventa importante per luomo poiché apre la via alla vera vita che è quella spirituale. S. Agostino Dante

14 Percezione psichica E una percezione interiore che seleziona gli avvenimenti e si verifica sia in relazione al presente, in conseguenza a stati danimo particolari, sia in relazione al passato, in conseguenza al recupero effettuato mediante la memoria: in ogni caso sconvolge lordine cronologico degli avvenimenti, modificando anche il concetto di durata.percezione interiore Quando è in relazione al presente, modifica la percezione della durata: i momenti tristi ci sembrano più lunghi di quelli felici, i momenti in cui non facciamo niente che ci interessa ci sembrano terribilmente lunghi; non ripensiamo al passato, se stiamo vivendo un momento felice, e abbiamo paura del futuro; se invece viviamo un momento doloroso, recuperiamo la memoria dei momenti felici del passato, trascurando il presente e aspettando il futuro; se ci stiamo annoiando, vorremmo che il futuro arrivasse subito, nella speranza di qualche novità interessante. Quando è in relazione al passato, ci porta a recuperare con la memoria, in seguito a stimoli esterni o per associazione didee, in maniera apparentemente disordinata, elementi del passato che da molto tempo non ricordavamo più: il presente finisce con lessere dilatato da quel passato che ricordiamo e dunque recuperiamo dal flusso continuo di avvenimenti, perché richiamato dalla memoria in modo spesso incosciente: la durata del presente e del passato finisce col perdere limiti precisi e tutto si mescola nella percezione stessa. Virginia Woolf James Joyce Marcel Proust

15 Rappresentazione grafica CICLICA LINEARE PSICHICA 2 PSICHICA 1 dolore felicità noia PRESENTEPASSATOFUTURO PASSATO-PRESENTE PRESENTE PASSATO FUTURO PRESENTE FUTURO PASSATO PRESENTE RAPPRESENTAZIONE SPAZIALE RAPPRESENTAZIONE MENTALE FUTURO PASSATO FUTURO PRESENTE PASSATO PRESENTE PASSATO FUTURO PASSATO PASSATO-PRESENTE famefreddo PSICHICA 3 PRESENTE

16 INDICE DEGLI AUTORI MITO PLAUTO CATULLO ORAZIO SENECA S.AGOSTINO DANTE PETRARCA POLIZIANO CIRO di PERS SHAKERSPEARE V.WOOLF FOSCOLO LEOPARDI BELLI UNGARETTI QUASIMODO SABA GIUDICI MARCO AURELIO J. JOYCE M. PROUST

17 MITO DI CRONOS Cronos era lultimo dei sei maschi Titani e dunque figlio di Urano e Gea: Urano aveva paura dei figli e, appena nati, li nascose nelle profondità della Terra e nel Tartaro. La loro madre Gea, adirata per questo atteggiamento poco paterno, persuase i Titani a ribellarsi al loro padre e a detronizzarlo: diede infatti a Cronos una falce con la quale egli mutilò il padre dei genitali. I Titani nominarono re Cronos. Cronos sposò Rhea, detta anche Cibele e da lei ebbe parecchi figli fra i quali Zeus; poiché un oracolo aveva predetto a Cronos che uno dei suoi figli lo avrebbe spodestato, non potendo ucciderli in quanto come dei erano immortali, a mano a mano che nascevano li mangiava. Poiché Cronos sarà più tardi assimilato con Chronos, termine che in greco significa Tempo questo mito, in origine nato per spiegare i cicli dellanno agricolo e gli aspetti connessi con le funzioni regali, finirà per assumere un nuovo significato: servirà ad indicare il tempo che infatti divora tutte le cose che egli stesso ha creato. Tutto questo accade finché uno dei figli di Cronos, Zeus, sfuggito con laiuto della madre e delle ninfe al triste destino dei fratelli, divenuto grande, salì al cielo e costrinse il padre a bere un emetico che gli fece rigettare i figli che aveva precedentemente trangugiati; successivamente lo detronizzò e prese il suo posto di re degli dei.Sembra comunque che in origine Cronos fosse un dio dellagricoltura ed è per questo che i Romani lo identificarono con Saturno, il dio italico delle seminagioni, il cui nome Cicerone dice, in De natura deorum (II,63), sia in relazione a satio: si sazia di anni.a mano a mano che nascevano li mangiavail tempo che infatti divora tutte le cose che egli stesso ha creatoagricoltura

18 PLAUTO BEOTIA PARASITUS. Ut illum di perdant primus qui horas repperit Quique adeo primus statuit, hic solarium,solarium Qui mihi comminuit misero articulatim diem!articulatim diem Nam me puero venter erat solarium,venter erat solarium Multo omnium istorum optumum et verissumum. Ubi is te monebat, esses, nisi quom nihil erat; Nunc etiam quod est non estur, nisi Soli lubet. Itaque adeo iam oppletum oppidum est solariis: Maior pars populi aridi reptant fame.fame Ubi primum accensus clamarat meridiem. MisuratoriMisuratori:1) Tempo-Fame, Beotia 2)Tempo-amore, Anfitrione, Cistellaria, Mercator 3)Tempo-dolore, Anfitrione

19 CATULLO C. v VivamusVivamus, mea Lesbia, atque amemus,Lesbiaamemus Rumoresque senum severiorumsenum severiorum Omnes unius Omnes unius aestimemus assis! Soles occidere et redire possunt: Nobis, cum semel occidit brevis lux,brevis lux Nox est perpetua una dormiendaNox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deinde centum,deinde Dein mile altera, dein secunda centum, Deinde usque altera mille, deinde centum. Dein, cum milia multa fecerimus,fecerimus Conturbabimus illa, ne sciamus, Aut ne quis malus invidere possit,invidere Cum tantum sciat esse basiorum. …una lunga notte riposeremo Dice nellepigramma A se stesso Asclepiade IV sec

20 ORAZIO C. I. 11 CARPE DIEM Tu Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibiscire nefas, finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios temptaris numeros, ut melius, quidquid erit, pati, seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,tribuit Iuppiter ultimam quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevivina liquesspatio brevi spem longam resecesspem longam reseces, dum loquimur, fugerit invidadum loquimurfugerit invida aetasaetas: carpe diem, quam minimum credula postero.carpe diem C. III. 30 EXEGI MONUMENTUM Exegi monumentum aere perennius Regalique situ pyramidum altius,situ pyramidum altius Quod non imber edax, non Aquilo impotensimber edax Possit diruere aut innumerabilis Annorum series, et fuga temporum.fuga temporum Non omnis moriar, Non omnis moriar, multaque pars mei Vitabit Libitinam: usque ego postera Crescam laude recens, dum Capitolium Scandet cum tacita virgine pontifex.cum tacita virgine pontifex Dicar, qua violens obstrepit Aufidus Et qua pauper aquae Danaus agrestium Regnavit populorum, ex humili potens Princeps Aeolium carmen ad ItalosAeolium carmen ad Italos Deduxisse modosDeduxisse modos, sume superbiam Quaesitam meritis et mihi Delphica Lauro cinge volens, Melpomene, comam. …il giorno è solo unattimo, Prendi, amor mio, le grandi, Le bellissime coppe variopinte:… Alceo Beviamo VII sec.

21 SENECA DE BRAEVITATE VITAE I. Maior pars mortalium, Pauline, de naturae malignitate conqueritur, quod exiguum aeui gignimur, quod haec tam uelociter, tam rapide dati nobis temporis spatia decurrant,adeo ut exceptis admodum paucis ceteros in ipso uitae apparatu uita destituat. Nec huic publico, ut opinantur, malo turba tantum et imprudens uulgus ingemuit; clarorum quoque uirorum hic affectus querellas euocauit. Inde illa maximi medicorum exclamatio est: "uitam breuem esse, longam artem". Inde Aristotelis cum rerum natura exigentis minime conueniens sapienti uiro lis: "aetatis illam animalibus tantum indulsisse, ut quina aut dena saecula educerent, homini in tam multa ac magna genito tanto citeriorem terminum stare." Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus. Satis longa uita et in maximarum rerum consummationem large data est, si tota bene collocaretur; sed ubi per luxum ac neglegentiam diffluit, ubi nulli bonae rei impenditur, ultima demum necessitate cogente, quam ire non intelleximus transisse sentimus. Ita est: non accipimus breuem uitam sed fecimus, nec inopes eius sed prodigi sumus. Sicut amplae et regiae opes, ubi ad malum dominum peruenerunt, momento dissipantur, at quamuis modicae, si bono custodi traditae sunt, usu crescunt: ita aetas nostra bene disponenti multum patet.Paulinemultum patet

22 SENECA II II. Quid de rerum natura querimur? Illa se benigne gessit: uita, si uti scias, longa est. Alium insatiabilis tenet auaritia; alium in superuacuis laboribus operosa sedulitas; alius uino madet, alius inertia torpet; alium defatigat ex alienis iudiciis suspensa semper ambitio, alium mercandi praeceps cupiditas circa omnis terras, omnia maria spe lucri ducit; quosdam torquet cupido militiae numquam non aut alienis periculis intentos aut suis anxios; sunt quos ingratus superiorum cultus uoluntaria seruitute consumat; multos aut affectatio alienae formae aut suae querella detinuit; plerosque nihil certum sequentis uaga et inconstans et sibi displicens leuitas per noua consilia iactauit; quibusdam nihil quo cursum derigant placet, sed marcentis oscitantisque fata deprendunt, adeo ut quod apud maximum poetarum more oraculi dictum est uerum esse non dubitem: "Exigua pars est uitae qua uiuimus. Ceterum quidem omne spatium non uita sed tempus est.Illa se benigne gessitdisplicens leuitas XII. Quaeris fortasse quos occupatos uocem? Non est quod me solos putes dicere quos a basilica immissi demum canes eiciunt, quos aut in sua uides turba speciosius elidi aut in aliena contemptius, quos officia domibus suis euocant ut alienis foribus illidant, aut hasta praetoris infami lucro et quandoque suppuraturo exercet. Quorundam otium occupatum est: in uilla aut in lecto suo, in media solitudine, quamuis ab omnibus recesserint, sibi ipsi molesti sunt: quorum non otiosa uita dicenda est sed desidiosa occupatio. Illum tu otiosum uocas qui Corinthia, paucorum furore pretiosa, anxia subtilitate concinnat etoccupatos uocemoccupatum

23 SENECA maiorem dierum partem in aeruginosis lamellis consumit? Qui in ceromate (nam, pro facinus! ne Romanis quidem uitiis laboramus) spectator puerorum rixantium sedet? Qui iumentorum suorum greges in aetatum et colorum paria diducit ? Qui athletas nouissimos pascit? Quid? Illos otiosos uocas quibus apud tonsorem multae horae transmittuntur, dum decerpitur si quid proxima nocte succreuit, dum de singulis capillis in consilium itur, dum aut disiecta coma restituitur aut deficiens hinc atque illinc in frontem compellitur? Quomodo irascuntur, si tonsor paulo neglegentior fuit, tamquam uirum tonderet! Quomodo excandescunt si quid ex iuba sua decisum est, si quid extra ordinem iacuit, nisi omnia in anulos suos recciderunt! Quis est istorum qui non malit rem publicam suam turbari quam comam? Qui non sollicitior sit de capitis sui decore quam de salute? Qui non comptior esse malit quam honestior? Hos tu otiosos uocas inter pectinem speculumque occupatos? Quid illi qui in componendis, audiendis, discendis canticis operati sunt, dum uocem, cuius rectum cursum natura et optimum et simplicissimum fecit, in flexus modulationis inertissimae torquent, quorum digiti aliquod intra se carmen metientes semper sonant, quorum, cum ad res serias, etiam saepe tristes adhibiti sunt, exauditur tacita modulatio? Non habent isti otium, sed iners negotium. Conuiuia mehercules horum non posuerim inter uacantia tempora, cum uideam quam solliciti argentum ordinent, quam diligenter exoletorum suorum tunicas succingant, quam suspensi sint, quomodo aper a coco exeat, qua celeritate signo dato glabri ad ministeriaNon habent isti otium, sed iners negotium

24 SENECA discurrant, quanta arte scindantur aues in frusta non enormia, quam curiose infelices pueruli ebriorum sputa detergeant: ex his elegantiae lautitiaeque fama captatur et usque eo in omnes uitae secessus mala sua illos sequuntur, ut nec bibant sine ambitione nec edant. Ne illos quidem inter otiosos numeraueris qui sella se et lectica huc et illuc ferunt et ad gestationum suarum, quasi deserere illas non liceat, horas occurrunt, quos quando lauari debeant, quando natare, quando cenare alius admonet: et usque eo nimio delicati animi languore soluuntur, ut per se scire non possint an esuriant. Audio quendam ex delicatis -si modo deliciae uocandae sunt uitam et consuetudinem humanam dediscere-, cum ex balneo inter manus elatus et in sella positus esset, dixisse interrogando: "Iam sedeo?" Hunc tu ignorantem an sedeat putas scire an uiuat, an uideat, an otiosus sit? Non facile dixerim utrum magis miserear, si hoc ignorauit an si ignorare se finxit. Multarum quidem rerum obliuionem sentiunt, sed multarum et imitantur; quaedam uitia illos quasi felicitatis argumenta delectant; nimis humilis et contempti hominis uidetur scire quid facias: i nunc et mimos multa mentiri ad exprobrandam luxuriam puta. Plura mehercules praetereunt quam fingunt et tanta incredibilium uitiorum copia ingenioso in hoc unum saeculo processit, ut iam mimorum arguere possimus neglegentiam. Esse aliquem qui usque eo deliciis interierit ut an sedeat alteri credat! Non est ergo hic otiosus, aliud illi nomen imponas; aeger est, immomortuus est; ille otiosus est cui otii sui et sensus est. Hic uero semiuiuus, cui ad intellegendos corporis sui habitus indice opus est, quomodo potest hic ullius temporis dominus esse?Non facile dixerim utrum magis miserear, si hoc ignorauit an si ignorare se finxit

25 SENECA XIV. Soli omnium otiosi sunt qui sapientiae uacant, soli uiuunt; nec enim suam tantum aetatem bene tuentur: omne aeuum suo adiciunt; quicquid annorum ante illos actum est, illis adquisitum est. Nisi ingratissimi sumus, illi clarissimi sacrarum opinionum conditores nobis nati sunt, nobis uitam praeparauerunt. Ad res pulcherrimas ex tenebris ad lucem erutas alieno labore deducimur; nullo nobis saeculo interdictum est, in omnia admittimur et, si magnitudine animi egredi humanae imbecillitatis angustias libet, multum per quod spatiemur temporis est. Disputare cum Socrate licet, dubitare cum Carneade, cum Epicuro quiescere, hominis naturam cum Stoicis uincere, cum Cynicis excedere. Cum rerum natura in consortium omnis aeui patiatur incedere, quidni ab hoc exiguo et caduco temporis transitu in illa toto nos demus animo quae immensa, quae aeterna sunt, quae cum melioribus communia? Isti qui per officia discursant, qui se aliosque inquietant, cum bene insanierint, cum omnium limina cotidie perambulauerint nec ullas apertas fores praeterierint, cum per diuersissimas domos meritoriam salutationem circumtulerint, quotum quemque ex tam immensa et uariis cupiditatibus districta urbe poterunt uidere? Quam multi erunt quorum illos aut somnus aut luxuria aut inhumanitas summoueat! Quam multi qui illos, cum diu torserint, simulata festinatione transcurrant! Quam multi per refertum clientibus atrium prodire uitabunt et per obscuros aedium aditus profugient, quasi non inhumanius sit decipere quam excludere! Quam multi hesternaSolisapientiae uacantaetatem

26 SENECA crapula semisomnes et graues illis miseris suum somnum rumpentibus ut alienum exspectent, uix alleuatis labris insusurratum miliens nomen oscitatione superbissima reddent! Hos in ueris officiis morari putamus, licet dicant, qui Zenonem, qui Pythagoran cotidie et Democritum ceterosque antistites bonarum artium, qui Aristotelen et Theophrastum uolent habere quam familiarissimos. Nemo horum non uacabit, nemo non uenientem ad se beatiorem, amantiorem sui dimittet, nemo quemquam uacuis a se manibus abire patietur; nocte conueniri, interdiu ab omnibus mortalibus possunt.Hos AD POLYBIUM DE CONSOLATIONE 10, 2-3 AD POLYBIUM DE CONSOLATIONE Sol nel passato è il bello Ingratus est qui iniuriam vocat finem voluptatis, stultus qui nullum fructum esse putat bonorum nisi praesentium,qui non et in praeteritis adquiescit et ea iudicat certiora, quae abierunt,quia de illis ne desinant non est timendum. Nimis angusta gaudia sua, qui eis tantummodo, quae habet ac videt, frui se putat et habuisse eadem pro nihilo ducit; cito enim nos omnis voluptas relinquit, quae fluit et transit et paene ante quam veniat aufertur. Itaque in praeteritum tempus animus mittendus est et quidquid nos umquam delectavit reducendum ac frequenti cogitatione pertractandum est: longior fideliorque est memoria voluptatum quam praesentia.non est timendum

27 SENECA AD LUCILIUM EPISTULAE MORALES.AD LUCILIUM EPISTULAE MORALES Carpe diem 1, 1-3 Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus, quod adhuc aut auferebatur, aut subripiebatur aut excidebat, collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse, ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura, quae per negligentiam fit. Et si volueris adtendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus. Quem mihi dabis, qui aliquod pretium tempori ponat, qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori? In hoc enim fallimur, quod mortem prospicimus: magna pars eius iam praeteriit. Quidquid aetatis retro est, mors tenet. Fac ergo, mi Lucili, quod facere te scribis, omnes horas complectere; sic fiet ut minus ex crastino pendeas, si hodierno manum inieceris. Dum differtur, vita transcurrit. Omnia, Lucili, aliena sunt, tempus tantum nostrum est; in huius rei unius fugacis ac lubricae possessionem natura nos misit, ex qua expellit quicumque vult. Et tanta stultitia mortalium est, ut quae minima et vilissima sunt,certe reparabilia, inputari sibi, cum impetravere, patiantur, nemo se iudicet quicquam debere, qui tempus accepit, cum interim hoc unum est, quod ne gratus quidem potest reddere.vindica te tibisic fiet ut minus ex crastino pendeasDum differtur, vita transcurrit

28 SENECA AD LUCILIUM EPISTULAE MORALES.AD LUCILIUM EPISTULAE MORALES Come le foglieCome le foglie 104, Gravissimum iudicabis malumGravissimum iudicabis malum, aliquem ex his, quos amabis, amittere, cum interim hoc tam ineptum erit quam flere, quod arboribus amoenis et domum tuam ornantibus decidant folia. Quidquid te delectat, aeque vide ut [ arbores ] virides:dum virent, utere. Alium alio die casus excutiet, sed quemadmodum frondium iactura facilis est, quia renascuntur, si istorum, quos amas quosque oblectamenta vitae putas esse, damnum, quia reparantur,etiam si non renascuntur. Sed non erunt idem. Ne tu quidem edem eris. Omnia dies, omnis hors te mutat: sed in aliis rapina facilius apparet, hic latet, quia non ex aperto fit. Alii auferuntur, at ipsi nobis furto subducimur. Horum nihil cogitabis nec remedia vulneribus oppones, sed ipse tibi seres sollicitudinum causas alia sperando, alia desperando? Si sapis, alterum alteri misce: nec speraveris sine desperatione nec desperaveris sine spe. quia reparantur,etiam si non renascuntur. ipse tibi seres sollicitudinum causas alia sperandonec speraveris sine desperatione nec desperaveris sine spe.

29 AD LUCILIUM EPISTULAE MORALES.AD LUCILIUM EPISTULAE MORALES La ruota del tempo e il taedium vitae 24, Vir fortis ac sapiens non fugere debet e vita, sed exireVir fortis ac sapiens non fugere debet e vita, sed exire; et ante omnia ille quoque vitetur adfectus, qui multos occupavit, libido moriendi. Est enim, mi Lucili, ut ad alia, sic etiam ad moriendum inconsulta animi inclinatio, quae saepe generosos atque acerrimae indolis viros corripit, saepe ignavos iacentesque: illi contemnunt vitam, hi gravantur. Quosdam subit eadem faciendi videndique satietas et vitae non odium sed fastidium, in quod prolabimur ipsa inpellente philosophia, dum dicimus: Quousque eadem? Nempe expergiscar dormiam, [edam ] esuriam, algebo aestuabo. Nullius rei finis est, sed in orbem nexa sunt omnia, fugiunt ac sequantur; diem nox premit, dies noctem, aestas in autumnum desinit, autumno hiemps instat, quae vere conpescitur; omnia sic transeunt ut revertantur. Nihil novi facio, nihil novi video: fit aliquando et huius rei nausia. Multi sunt, qui non acerbum iudicent vivere, sed supervacuum.inpellente philosophiaNullius rei finis est, sed in orbem nexa sunt omnia, fugiunt ac sequanturaestas in autumnum desinit SENECA

30 SENECA E LA FILOSOFIA SCHEMA DEGLI INFLUSSI FILOSOFICI SULLA PRODUZIONE DI SENECA. SCHEMA DEGLI INFLUSSI FILOSOFICI SULLA PRODUZIONE DI SENECA. STOICISMO: E possibile diventare saggi con lesercizio Il saggio è lunico essere libero e considera la difficoltà come esercizio di virtù. E imperdonabile non avere consapevolezza di ciò che si fa. EPICUREISMO: Invito a non temere la morte Ricerca interiore come fonte di soluzioni ai problemi Concezione del tempo e invito a godere del giorno come se fosse lultimo. Elogio della vecchiaia. PLATONISMO: Elogio della cono scienza pura. La filosofia conduce luomo dalle tenebre alla luce e lo distingue dallanimale. Filosofia come strumento per distaccarsi dalla quotidianità. Idea di Principato filosoficamente orientato.

31 MARCO AURELIO RicordiRicordi II, 14 Quandanche tu vivessi tremila anni, e altrettante decine di migliaia danni, tieni comunque a mente che nessuno perde altra vita se non quella che sta vivendo, né vive altra vita se non quella che sta perdendo. Giungono quindi allo stesso punto sia la vita più lunga sia la più breve, giacché il presente è uguale per tutti, quindi anche ciò che di continuo perisce è uguale, e ciò che si perde non è che un istante. Nessuno infatti perderà mai né il passato né il futuro, perché ciò che non si ha, chi mai potrebbe togliercelo? Di queste due cose devi quindi ricordarti: la prima è che fin dalleternità tutte le cose sono sempre uguali e ripercorrono sempre lo stesso ciclo, per cui è indifferente vederle per cento o duecento anni o per un tempo infinito; la seconda, che si perde lo stesso a morire sia vecchissimi sia giovanissimi, perché il presente è lunica cosa di cui si possa essere privati dato che è lunica che possediamo, e nessuno può perdere ciò che non possiede.nessuno perde altra vita se non quella che sta vivendo, la prima è che fin dalleternità tutte le cose sono sempre uguali e ripercorrono sempre lo stesso ciclosi perde lo stesso a morire sia vecchissimi sia giovanissimi trad. M. Ceva Considerazioni sul tempo simili a quelle di Seneca: il presente è una piccolissima frazione di eternità di cui luomo dispone per obbedire alla parte divina di sé ed uniformarsi allordine universale.

32 S.AGOSTINO CAPUT 14 …quid est ergo tempus? Si nemo ex me quaerat, scio; si quaerenti explicare velim, nescio: fidenter tamen dico scire me, quod, si nihil praeteriret, non esset praeteritum tempus, et si nihil adveniret, non esset futurum tempus, et si nihil esset, non esset praesens tempus. Duo ergo illa tempora, praeteritum et futurum, quomodo sunt, quando et praeteritum iam non est et futurum nondum est? praesens autem si semper esset praesens nec in praeteritum transiret, non iam esset tempus, sed aeternitas. Si ergo praesens, ut tempus sit, ideo fit, quia in praeteritum transit, quomodo et hoc esse dicimus, cui causa, ut sit, illa est, quia non erit, ut scilicet non vere dicamus tempus esse, nisi quia tendit non esse?praesens autem si semper esset CAPUT Et tamen dicimus longum tempus et breve tempus, neque hoc nisi de praeterito aut futuro dicimus. Praeteritum tempus longum, verbi gratia, vocamus ante centum annos, futurum itidem longum post centum annos, breve autem praeteritum sic, ut puta, dicimus ante decem dies, et breve futurum post decem dies. Sed quo pacto longum est aut breve, quod non est? Praeteritum enim iam non est, et futurum nondum est. Non itaque dicamus: longum est, sed dicamus de praeterito: longum fuit, et de futuro: longum erit. CONFESSIONESCONFESSIONES, LIBRO XI

33 S.AGOSTINO Domine meus, lux mea, nonne et hic veritas tua deridebit hominem? Quod enim longum fuit praeteritum tempus cum iam esset praeteritum, longum fuit, an cum adhuc praesens esset? Tunc enim poterat esse longum, quando erat, quod esset longum: praeteritum vero iam non erat; unde nec longum esse poterat, quod omnino non erat. Non ergo dicamus: longum fuit praeteritum tempus; neque enim inveniemus, quid fuerit longum, quando, ex quo praeteritum est, non est, sed dicamus: longum fuit illud praesens tempus, quia cum praesens esset, longum erat. Nondum enim praeterierat, ut non esset, et ideo erat, quod longum esse posset; postea vero quam praeteriit, simul et longum esse destitit, quod esse destitit. 19. Videamus ergo,o anima humana, utrum praesens tempus possit esse longum: datum enim tibi est sentire moras atque metiri. Quid respondebis mihi? An centum anni praesentes longum tempus est? Vide prius, utrum possint praesentes esse centum anni. Si enim primus eorum annus agitur, ipse praesens est, nonaginta vero et novem futuri sunt, et ideo nondum sunt: si autem secundus annus agitur, iam unus est praeteritus, alter praesens, ceteri futuri. Atque ita mediorum quemlibet centenarii huius numeri annum praesentem posuerimus: ante illum praeteriti erunt, post illum futuri. Quocirca centum anni praesentes esse non poterunt. Vide saltem, utrum qui agitur unus ipse sit praesens. Et eius enim si primus agitur mensis, futuri sunt ceteri, si secundus, iam et primus praeteriit et reliqui nondum sunt. Ergo nec annus, qui agitur, totus est praesens, et si non totus est praesens, non annus est praesens.

34 S.AGOSTINO Duodecim enim menses annus est, quorum quilibet unus mensis, qui agitur, ipse praesens est, ceteri aut praeteriti aut futuri. Quamquam neque mensis, qui agitur, praesens est, sed unus dies: si primus, futuris ceteris, si novissimus, praeteritis ceteris, si mediorum quilibet, inter praeteritos et futuros. 20. Ecce praesens tempus, quod solum inveniebamus longum appellandum, vix ad unius diei spatium contractum est. sed discutiamus etiam ipsum, quia nec unus dies totus est praesens. Nocturnis enim et diurnis horis omnibus viginti quattuor expletur, quarum prima ceteras futuras habet, novissima praeteritas, aliqua vero interiectarum ante se praeteritas, post se futuras. Et ipsa una hora fugitivis particulis agitur: quidquid eius avolavit, praeteritum est, quidquid ei restat, futurum. Si quid intellegitur temporis, quod in nullas iam vel minutissimas momentorum partes dividi possit, id solum est, quod praesens dicatur; quod tamen ita raptim a futuro in praeteritum transvolat, ut nulla morula extendatur. Nam si extenditur, dividitur in praeteritum et futurum: praesens autem nullum habet spatium. Ubi est ergo tempus, quod longum dicamus? An futurum? Non quidem dicimus: longum est, quia nondum est quod longum sit, sed dicimus: longum erit. Quando igitur erit? Si enim et tunc adhuc futurum erit, non erit longum, quia quid sit longum nondum erit: si autem tunc erit longum, cum ex futuro quod nondum est esse iam coeperit et praesens factum erit, ut possit esse quod longum sit, iam superioribus vocibus clamat praesens tempus longum se esse non posse.praesens autem nullum habet spatium

35 S.AGOSTINO CAPUT Et tamen, domine, sentimus intervalla temporum, et comparamus sibimet, et dicimus alia longiora et alia breviora. Metimur etiam, quanto sit longius aut brevius illud tempus quam illud, et respondemus duplum esse hoc vel triplum, illud autem simplum aut tantum hoc esse quantum illud. Sed praetereuntia metimur tempora, cum sentiendo metimur; praeterita vero, quae iam non sunt, aut futura, quae nondum sunt, quis metiri potest, nisi forte audebit quis dicere metiri posse quod non est? Cum ergo praeterit tempus, sentiri et metiri potest, cum autem praeterierit, quoniam non est, non potest… CAPUT Ipsum ergo tempus unde metior? An tempore breviore metimur longius, sicut spatio cubiti spatium transtri? Sic enim videmur spatio brevis syllabae metiri spatium longae syllabae atque id duplum dicere. ita metimur spatia carminum spatiis versuum, et spatia versuum spatiis pedum, et spatia pedum spatiis syllabarum, et spatia longarum spatiis brevium: non in paginis -- nam eo modo loca metimur, non tempora -- sed cum voces pronuntiando transeunt, et dicimus: Longum carmen est, nam tot versibus contexitur; longi versus, nam tot pedibus constant; longi pedes, nam tot syllabis tenduntur; longa syllaba est, nam dupla est ad brevem. Sed neque ita comprehenditur certa mensura temporis, quandoquidem fieri potest, ut ampliore spatio temporis personet versus brevior,

36 S.AGOSTINO si productius pronuntietur, quam longior, si correptius. ita carmen, ita pes, ita syllaba. Inde mihi visum est nihil esse aliud tempus quam distentionem: sed cuius rei, nescio, et mirum, si non ipsius animi. Quid enim metior, obsecro, deus meus, et dico aut indefinite: Longius est hoc tempus quam illud aut etiam definite: Duplum est hoc ad illud? Tempus metior, scio; sed non metior futurum, quia nondum est, non metior praesens, quia nullo spatio tenditur, non metior praeteritum, quia iam non est. Quid ergo metior? An praetereuntia tempora, non praeterita? Sic enim dixeram. CAPUT Insiste, anime meus, et adtende fortiter: deus adiutor noster; ipse fecit nos, et non ipsi nos. Adtende, ubi albescet veritas. ecce puta vox corporis incipit sonare et sonat et ecce desinit, iamque silentium est, et vox illa praeterita est et non est iam vox. Futura erat, antequam sonaret, et non poterat metiri, quia nondum erat, et nunc non potest, quia iam non est.Tunc ergo poterat, cum sonabat, quia tunc erat, quae metiri posset. Sed et tunc non stabat; ibat enim et praeteriebat. An ideo magis poterat? Praeteriens enim tendebatur in aliquod spatium temporis, quo metiri posset, quoniam praesens nullum habet spatium. Si ergo tunc poterat, ecce puta altera coepit sonare et adhuc sonat continuato tenore sine ulla distinctione: metiamur eam, dum sonat; cum enim sonare cessaverit, iam praeterita erit et non erit, quae possit metiri. Metiamur plane et dicamus, quanta sit. Sed adhuc sonat, nec metiri potest nisi ab initio sui, quo sonare coepit, usque ad finem, quo desinit.

37 S.AGOSTINO Ipsum quippe intervallum metimur ab aliquo initio usque ad aliquem finem. Quapropter vox, quae nondum finita est, metiri non potest, ut dicatur, quam longa vel brevis sit, nec dici aut aequalis alicui, aut ad aliquam simpla vel dupla, vel quid aliud. Cum autem finita fuerit, iam non erit. Quo pacto igitur metiri poterit? et metimur tamen tempora, nec ea, quae nondum sunt, nec ea, quae iam non sunt, nec ea, quae nulla mora extenduntur, nec ea, quae terminos non habent. Nec futura ergo nec praeterita nec praesentia nec praetereuntia tempora metimur, et metimur tamen tempora. 35. Deus creator omnium: versus iste octo syllabarum brevibus et longis alternat syllabis: quattuor itaque breves, prima, tertia, quinta, septima, simplae sunt ad quattuor longas, secundam, quartam, sextam, octavam. Hae singulae ad illas singulas duplum habent temporis; pronuntio et renuntio, et ita est, quantum sentitur sensu manifesto. Quantum sensus manifestus est, brevi syllaba longam metior eamque sentio habere bis tantum. Sed cum altera post alteram sonat, si prior brevis, longa posterior, quomodo tenebo brevem, et quomodo eam longae metiens applicabo, ut inveniam, quod bis tantum habeat, quandoquidem longa sonare non incipit, nisi brevis sonare destiterit? Ipsamque longam num praesentem metior, quando nisi finitam non metior? Eius autem finitio praeteritio est. Quid ergo est, quod metior? Ubi est qua metior brevis? Ubi est longa, quam metior? Ambae sonuerunt, avolaverunt, praeterierunt, iam non sunt: et ego metior fidenterque respondeo, quantum

38 S.AGOSTINO exercitato sensu fiditur, illam simplam esse, illam duplam, in spatio scilicet temporis. Neque hoc possum, nisi quia praeterierunt et finitae sunt. Non ergo ipsas, quae iam non sunt, sed aliquid in memoria mea metior, quod infixum manet. 36. In te, anime meus, tempora mea metior. Noli mihi obstrepere; quod est; noli mihi obstrepere turbis affectionum tuarum. In te, inquam, tempora metior. Affectionem, quam res praetereuntes in te faciunt, et cum illae praeterierint, manet, ipsam metior praesentem, non ea quae praeterierunt, ut fieret; ipsam metior, cum tempora metior. Ergo aut ipsa sunt tempora, aut non tempora metior. Quid cum metimur silentia et dicimus illud silentium tantum tenuisse temporis, quantum illa vox tenuit, nonne cogitationem tendimus ad mensuram vocis, quasi sonaret, ut aliquid de intervallis silentiorum in spatio temporis renuntiare possimus? Nam et voce atque ore cessante, peragimus cogitando carmina et versus, et quemque sermonem motionumque dimensiones quaslibet, et de spatiis temporum, quantum illud ad illud sit, renuntiamus non aliter, ac si ea sonando diceremus. Si voluerit aliquis edere longiusculam vocem, et constituerit praemeditando; quam longa futura sit, egit utique iste spatium temporis in silentio, memoriaeque commendans coepit edere illam vocem, quae sonat, donec ad propositum terminum perducatur: immo sonuit et sonabit; nam quod eius iam peractum est, utique sonuit, quod autem restat, sonabit, atque ita peragitur, dum praesens intentio futurum in praeteritum traicit deminutione futuri crescente praeterito, donec consumptione futuri sit totum praeteritum.aliquid in memoria mea metior, In te, anime meus, tempora mea metiordeminutione futuri crescente praeterito

39 S. AGOSTINO CAPUT Sed quomodo minuitur aut consumitur futurum, quod nondum est, aut quomodo crescit praeteritum, quod iam non est, nisi quia in animo, qui illud agit, tria sunt? Nam et expectat et adtendit et meminit, ut id quod expectat per id quod adtendit transeat in id quod meminerit. Quis igitur negat futura nondum esse? Sed tamen iam est in animo expectatio futurorum. Et quis negat praeterita iam non esse? Sed tamen est adhuc in animo memoria praeteritorum. Et quis negat praesens tempus carere spatio, quia in puncto praeterit? Sed tamen perdurat attentio, per quam pergat abesse quod aderit. Non igitur longum tempus futurum, quod non est, sed longum futurum longa expectatio futuri est, neque longum praeteritum tempus, quod non est, sed longum praeteritum longa memoria praeteriti est.expectat et adtendit et meminit, ut id quod expectat per id quod adtendit transeat in id quod meminerit

40 DANTE DIVINA COMMEDIA PURGATORIO, C 11, vv …Che voce avrai tu più, se vecchia scindi Da te la carne, che se fossi morto Anzi che tu lasciassi il pappo e l dindi, Pria che passin millanni? Chè più cortomillanni? Chè più corto Spazio a letternoSpazio a letterno, ch un muover di cigliamuover di ciglia Al cerchio che più tardi in cielo è tortoAl cerchio che più tardi in cielo è torto… Dante nel Convivio dice che il Cielo delle stelle fisse compie la sua completa rotazione in 360 secoli. Dunque anche la gloria dellarte è breve e vana come conferma Oderisi da Gubbio, esponente dellArte della Miniatura. Il tempo terreno è relativo, assoluta è solo leternità.

41 PETRARCA La vita fugge, et non sarresta una horaLa vita fugge, et non sarresta una hora, Et la morte vien dietro a gran giornate, Et le cose presenti et le passatepresenti et le passate Mi danno guerra, et le future anchora;danno guerra E l rimembrare et laspettar maccora,rimembrare et laspettar maccora Or quinci or quindi, sì che n veritate, Se non ch i ò di me stesso pietate, I sarei già di questi pensier forasarei già di questi pensier fora RERUM VULGARIUM FRAGMENTARERUM VULGARIUM FRAGMENTA, CCLXXII (Rime in morte di Laura) Tornami avanti, salcun dolce mai Ebbe l cor tristo; et poi da laltra parte Veggio al mio navigar turbati i venti; Veggio fortuna in porto, et stanco omai Il mio nocchier, et rotte arbore et sarte, E i lumi bei che mirar soglio, spenti. Nel Canzoniere per la prima volta viene introdotto il tempo della storia, anche se si tratta di storia interiore, ricostruita dalla memoria. Lo schema dellopera non è più ascensionale, come quello della Divina Commedia, ma progressivo. Tuttavia questa dimensione temporale è vissuta in contrasto con quella religiosa e ultraterrena, perché avvertita come vana in quanto non finalizzata alla salvezza dellanima. Punti di contatto sono presenti fra Petrarca e S. Agostino, col quale il poeta dialoga nel Secretum e che considera la sua guida spirituale.

42 POLIZIANO RISPETTIRISPETTI, XXVII, XXVIII XXVII Tu sei de tuo belli anni ora in sul fiore,in sul fiore Tu sei nel colmo della tua bellezza; Se di donarla non ti fai onore, Te la torrà per forza la vecchiezza: Ché l tempo vola e non si arreston loreChé l tempo vola e non si arreston lore, E la rosa sfiorita non si aprezza. Dunque allo amante tuo fanne un presente: Chi non fa quando può, tardi si pente. XXVIII El tempo fugge El tempo fugge e tu fuggir lo lassi, Che non ha el mondo la più cara cosa; E se tu aspetti che l maggio trapassi, Invan cercherai poi di côr la rosa. Quel che non si fa presto, mai poi fassi: Or che tu puoi, non istar più pensosa. Piglia el tempo che fugge pel ciuffettoPiglia el tempo che fugge pel ciuffetto, Prima che nasca qualche stran sospetto.

43 CIRO DI PERS OROLOGIO A RUOTE Mobile ordigno di dentate rote Lacera il giorno Lacera il giorno e lo divide in oredivide in ore Ed ha scritto di fuor con fosche note a chi legger le sa: Sempre si muore. Mentre il metallo concavo percuote Voce funesta mi risona al core Né del fato spiegar meglio si puote Che con voce di bronzo il rio tenore. Perchio non speri mai riposo o pace Questo che sembra in un timpano e tromba Mi sfida ognor contro a letà voraceletà vorace E con que colpi onde l metal rimbomba Affretta il corso al secolo fugacesecolo fugace E, perché sapra, ogn or picchia a la tomba. Importanti i significanti: assonanze e ripetizioni. –ate,-ote, serie di dentali, or- rovesciato in ro- e ripetuto in tutto il sonetto come suono tipico di more, parola chiave di tutto il componimento, come or, che sta per ora. Tutti i suoni riproducono il martellio che scandisce il trascorrere del tempo.

44 SHAKESPEARE SONETTOSONETTO 19 Tempo divoratoreTempo divoratore, spunta gli artigli al leone, E fa che la terra divori la sua dolce progenie, Strappa le zanne aguzze alle fauci crudeli del tigre,zanne aguzze E ardi nel suo sangue la fenice imperitura, Alterna nel tuo volo stagioni tristi e liete, E fa quanto tu sai. Tempo dal rapido piede,rapido piede Al vasto mondo e alle sue dolcezze fuggitive: Ma uno, il più orrendo delitto, io ti vieto, Oh, non incider le tue ore nella fronte del mio amore, Non tracciarvi linee con la tua vetusta penna, Lascialo intatto nella tua carriera, Qual modello di bellezza per coloro che verranno.modello di bellezza Oppure fa del tuo peggio, vecchio Tempo a dispetto del tuo oltraggio Nei miei versi lamor mio vivrà giovane in eternoNei miei versi lamor mio vivrà giovane in eterno.

45 BELLI ER CAFFETTIERE FISOLOFO Lommini de sto monno so ll istesso Che vvaghi de caffè nner mascinino: Cuno prima, uno doppo, e un antro appresso, Tutti cuanti però vvanno a un distino. Spesso muteno sito, e ccaccia spessoSpesso muteno sito Er vago grosso er vago piccinino, E ssincarzeno tutti in zu lingresso Der ferro che li sfraggne in polverino.li sfraggne in polverino e ll ommini accusi vviveno ar monno Misticati pe mmano de la sortemmano de la sorte Che sse li ggira tutti in tonno in tonno; e mmovennose oggnuno, o ppiano, o forte, Senza capillo mai caleno a ffonno Pe ccascà nne la gola de la morte.

46 FOSCOLO I SEPOLCRI I SEPOLCRI vv …Proteggete i miei padri. Un dì vedrete E tu onore di pianti, Ettore, avrai Mendico un cieco errar sotto le vostre Ove fia santo e lagrimato il sangue Antichissime ombre, e brancolando Per la patria versato, e finché il Sole Penetrar negli avelli, a abbracciar lurne, Risplenderà su le sciagure umane.Risplenderà su le sciagure umane E interrogarle. Gemeranno gli antri Secreti, e tutta narrerà la tomba Ilio raso due volte e due risorto Splendidamente su le mute vie Per far più bello lultimo trofeo Ai fatati Pelidi. Il sacro vate, Placando quelle afflitte alme col cantoPlacando quelle afflitte alme col canto, I Prenci Argivi eternerà per quante Abbraccia terre il gran padre Oceano. ALLAMICA RISANATA ALLAMICA RISANATA vv …Ebbi in quel mar la culla, Ondio, pien del nativo Ivi erra ignudo spirito Aer sacro, su lItala Di Faon la fanciulla, Grave cetra derivo E se il notturno zeffiro Per te le corde eolie,Per te le corde eolie Blando sui flutti spira E avrai divina i votidivina i voti Suonano i liti un lamentar di lira: Fra glinni miei delle insubri nepoti

47 LEOPARDI DIALOGODIALOGO FRA UN VENDITORE DI ALMANACCHI E UN PASSEGGERE … …Passeggere: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto questanno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è dopinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Con lanno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero? Venditore: Speriamo… LE RICORDANZE …Dico Nerina or più non gode; i campi, Laria non mira. Ahi tu passasti, eterno Sospiro mio: passasti: e fia compagna Dogni mio vago immaginar, di tutti I miei teneri sensi, ii tristi e cari Moti del cor, la rimembranza acerba.la rimembranza acerba LINFINITO …e mi sovvien leterno, E le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questaCosì tra questa Immensità sannega il pensier mio; E il naufragar mè dolce in questo mare.

48 LEOPARDI Canto notturno di un pastore errante dellAsia …Nasce luomo a fatica, Ed è rischio di morte il nascimento. Prova pena e tormento Per prima cosa; e in sul principio stesso La madre e il genitore Il prende a consolar dellesser nato… …Che si pensosa sei, tu forse intendi, Questo viver terreno, Il patir nostro, il sospirar, che sia; Che sia questo morir, questo supremo Scolorar del sembiante,… …Ma tu per certo, Giovinetta immortal, conosci il tutto. Questo io conosco e sento, Che degli eterni giriChe degli eterni giri, Che dellesser mio frale, Qualche bene o contento Avrà forsaltri; a me la vita è male… Ma più perché giammai tedio non provi…tedio Dimmi perché giacendo A bellagio, ozioso, Sappaga ogni animale; Me, sio giaccio in riposo, il tedio assale?… Forse in qual forma, in quale Stato che sia, dentro covile o cuna, E funesto a chi nasce il dì nataleE funesto a chi nasce il dì natale.

49 VIRGINIA WOOLF GITA AL FARO GITA AL FARO I, 5 (traduzione di G. Celenzo). …Alzò gli occhi … vide la stanza, vide le seggiole e le parvero logore assai. Le loro viscere, come aveva detto Andrea qualche giorno avanti, erano tutte sparse pel piantito; ma daltronde, si domandava lei, a che sarebbe giovato comprar…Stuoie, brande,spettri decrepiti di seggiole…là potevano ancora far giuoco; e così una o due fotografie e un po di libri. I libri, pensava lei, spuntavano come funghi. Lei non aveva tempo di leggerli… nemmeno quelli a lei dedicati dal poeta in persona:Per colei i cui desideri son legge…E lopera di Croon sul Pensiero…non potevano, né luna né laltra, esser mandate al Faro. Certo, ella rifletteva, doveva pur venire il giorno in cui la casa fosse così mal ridotta da render necessario qualche provvedimento. Se i ragazzi avessero imparato a pulirsi i piedi…I granchi doveva pur permetterli…e se Jasper intendeva di far la minestra collalghe… le collezioni di Rosa… E ne resultava (così ella concluse con un sospiro, abbracciando in un solo sguardo lintiera stanza dal pavimento al soffitto, mentre continuava a tenere il calzerotto contro la gamba di Giacomo) che, destate in estate, tutto si logorava sempre di più…Ma soprattutto le porte le davan noia…Entrando di notte nelle camere delle domestiche le trovava serrate come forni, eccetto quella di Maria, la ragazza svizzera…eppoi al suo paese (così aveva detto) le montagne son tanto belle. La sera avanti, guardando fuor della finestra aveva detto…Suo padre stava morendo laggiù…

50 JAMES JOYCE ULISSEULISSE (Traduzione diR. De Angelis) Monologo interiore di Mrs Bloom …Un bel sollievo dovunque si sia non tenersi laria in corpo chissà se quella braciola di maiale che ho preso col tè dopo era proprio fresca con questo caldo non ho sentito nessun odore sono sicura che quelluomo curioso dal norcino è un gran furfante spero che quel lume non fumi mi riempirebbe il naso di sudiciume meglio che rischiare che mi lasci aperto il gas tutta la notte non potevo riposar tranquilla nel mio letto a Gibilterra mi alzavo anche per vedere ma perché diavolo mi preoccupo tanto di questo per quanto la cosa mi piace dinverno fa più compagnia. Oh Signore poi era un freddo boia quellinverno che avevo dieci anni o giù di lì sì avevo quella gran bambola con quei vestiti buffi addosso sempre a vestirla e svestirla quel vento gelido che veniva di scivolo giù dalle montagne la come sidice Nevada sierra Nevada in piedi davanti al fuoco con quello straccetto di camicia corta tirato su per scaldarmi mi piaceva ballonzolare vestita in quel modo e poi tornar di corsa a letto sono sicura che quel tale di faccia stava là tutto il tempo a guardare con le luci spente destate e io nuda come Dio mha fatta saltellavo per la stanza ero innamorata di me a quel tempo poi spogliata davanti alla toilette mi truccavo e mi davo la crema solo che quando si arrivava alla cerimonia del vaso spegnevo la luce anchio così si era in 2 Addio al sonno per stanotte però speriamo che non si metta a imbrancarsi con quegli studenti di medicina…

51 MARCEL PROUST LA STRADA DI SWANNLA STRADA DI SWANN. (Traduzione Natalia Ginzburg) Così per molto tempo, quando, stando sveglio di notte, ripensavo a Combray, non ne rividi mai se non quella specie di lembo luminoso, che si tagliava in mezzo a tenebre indistinte, simili a quelle che la vampa dun fuoco di bengala o qualche proiettore elettrico illuminano e sezionano in un edificio, di cui le altre parti restino nel buio…come se Combray non fosse consistita che in due piani riuniti da unangusta scala, e come se là non fossero mai state che le sette di sera…Ma, poiché quel che avrei ricordato mi sarebbe stato offerto soltanto dalla memoria volontaria, la memoria dellintelligenza, e poiché le notizie che essa dà sul passato non mi serbano nulla…Tutto questo in verità era morto per me. Morto per sempre? Forse. Mi sembra molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di quelli che abbiamo perduto son prigioniere entro qualche essere inferiore…perdute di fatto per noi fino al giorno, che per molti non giunge mai, che…veniamo in possesso delloggetto che le tiene prigioniere. Esse trasaliscono allora, ci chiamano e non appena le abbiamo riconosciute, lincanto è rotto. Liberate da noi, hanno vinto la morte e ritornano a vivere con noi. Così è per il passato nostro. E inutile cercare di rievocarlo, tutti gli sforzi della nostra intelligenza sono vani. Esso si nasconde allinfuori del suo campo e del suo raggio di azione in qualche oggetto materiale…che noi non supponiamo. Questoggetto vuole il caso che lo incontriamo prima di morire, o che non lo incontriamo.

52 MARCEL PROUST …Quando in una giornata dinverno…macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione di un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzo di maddalena. Ma nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario…Bevo un secondo sorso in cui non trovo nulla di più che nel primo…E chiaro che la verità che cerco non è in essa (bevanda), ma in me. Depongo la tazza e mi rivolgo al mio animo. Cercare? Non soltanto: creare. (lanimo) Si trova di fronte a qualcosa che ancora non è, e che esso solo può rendere reale, poi far entrare nella sua luce…non so che sia, ma sale adagio adagio: sento la resistenza, e odo il rumore delle distenze traversate. Certo ciò che palpita in fondo a me devessere limmagine, il ricordo visivo, che, legato a quel sapore, tenta di seguirlo fino a me. E ad un tratto il ricordo mè apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di maddalena che la domenica mattina a Combray…quando andavo a salutarla nella sua camera, la zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio…Ma, quando niente sussiste dun passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, lodore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, limmenso edificio del ricordo…subito la vecchia casa grigia sulla strada…e con la casa la città…

53 UNGARETTI SOLDATI Si sta come dautunno Sugli alberi Le foglie (Bosco di Courton 1918)

54 QUASIMODO ED E SUBITO SERA Ognuno sta solo sul cuor della terra Trafitto da un raggio di sole:un raggio di sole Ed è subito sera.subito sera (Acque e terre 1930) Il dolore del vivere lo allontana da Catullo a cui lo aveva avvicinato subito sera e la contrapposizione luce / buio.

55 SABA SERA DI FEBBRAIO Spunta la luna. Nel viale è ancora Giorno, una sera che rapida cala.sera che rapida cala Indifferente gioventù Indifferente gioventù sallaccia; Sbanda a povere mète. Ed è il pensiero Della morte Della morte che, in fine, aiuta a vivere. ( Ultime cose, 1943)

56 GIUDICI UNA SERA COME TANTE Una sera come tante, e nuovamente Una sera come tante (quante ne resta a morire Noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro di sere come questa?) e non tentato da nulla,non tentato da nulla Settimo piano, dopo i soliti urli dico dal sonno, dalla voglia di bere, I bambini si sono addormentati, o dallangoscia futile che mi prendeva alle spalle, E dorme anche il cucciolo i cui escrementi né dalle mie impiegatizie frustrazioni: Unaltra volta nello studio abbiamo trovati. Mi ridomando, vorrei sapere, Lo batti col giornale, i suoi guaiti commenti. Se un giorno sarò meno stanco, se illusioni Una sera come tante, e i miei proponimenti siano le antiche speranze della salvezza;antiche speranze della salvezza Intatti, in apparenza, come anni o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente Or sono, anzi più chiari, più concreti: la sorte di ogni altro, non volgare Scrivere versi cristiani in cui si mostri letteratura ma vita che si piega al suo vertice, Che mi distrusse ragazzo leducazione dei preti; senza né più virtù né giovinezza.mi distrusse ragazzo leducazione dei preti Due ore almeno ogni giorno per me; Potremo avere domani una vita più semplice? Basta con la bontà, qualche volta mentire. Ha un fine il nostro subire il presente?Ha un fine il nostro subire il presente?

57 Ma che si viva o si muoia è indifferente, che il nostro domani era già ieri da sempre.che si viva o si muoia è indifferenteil nostro domani era già ieri da sempre Se private persone senza storiaSe private persone senza storia La verità chiedeva assai più semplici tempre. Siamo, lettori di giornali, spettatori Ride, il tranquillo despota che lo sa: Televisivi, utenti di serviziTelevisivi, utenti di servizi; mi calcola fra i suoi lungo la strada che scendo. Dovremmo essere in molti, sbagliare in molti, Cè più onore in tradire che in esser fedeli a metà. In compagnia di molti sommare i nostri vizi, (La vita in versi 1965) Non questa grigia innocenza che inermi ci tiene Qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene.dove il male è facile e inarrivabile il bene E nostalgia di futuro che mi estenua, Ma poi dun sorriso si appaga o di un come se fosse! Da quanti anni non vedo un fiume in piena? Da quanto in questa viltà ci assicura La nostra disciplina senza percosse? Da quanto ha nome bontà la paura? Una sera come tante, ed è la mia vecchia impostura che dice: domani, domani…pur sapendodomani, domani TEMPO LIBERO Dopo cenato amare, poi dormire, Questa è la vita più facile: va da sé Lo stomaco anche se il vino era un po grosso. Ti rigiri, al massimo straparli. Ma chi ti senteMa chi ti sente?– lei dorme più di te, Viaggia verso domani a un vecchio inganno: La sveglia sulle sette, un rutto, un goccettino -- e tutto ricomincia -- amaro di caffè.e tutto ricomincia (La vita in versi 1965) GIUDICI

58 Index Testi latini Autori Tenco Definizione Italiani Latini Filosofia Scienza Guccini Plauto Catullo OrazioSenecaS.Agostino Misurazione Ciclica Lineare Epoche Caratteristiche stile Tipologie Musica Epoche Orologio biologico Psichica Rappresentazione Grafica MAPPA 1 1° Livello 2°Livello 3°Livello 4°Livello 5°Livello Help Mappa Età Antica Medioevo Rinascimento Barocco Romanticismo Novecento Bibliografia Lucio Dalla Le foglie

59 Index Definizione Autori Testi Musica Tenco ScienzaFilosofia Italiani Latini Guccini S.AgostinoSenecaCatulloOrazio Plauto Misura Orologio biologico Ciclica Lineare Psichica TipologieEpoche Stile Rappresentazione Grafica MAPPA 2 1° Livello 2°Livello 3°Livello 4°Livello 5°Livello Mappa HELP Età antica Medioevo Rinascimento Barocco Romanticismo Novecento Bibliografia Lucio Dalla Le foglie

60 Un altro giorno è andato E un altro giorno è andato,la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà! Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri, l'oggi dove è andato l'ieri se ne andrà. Se guardi nelle tasche della sera ritrovi le ore che conosci già, ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai e il tempo andato non ritroverai. Giornate senza senso, come un mare senza vento, come perle di collane di tristezza; Le porte dell'estate dall'inverno son bagnate, fugge un cane come la tua giovinezza. Negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te, ma il tuo poeta muore e l'alba non vedrà e dove corra il tempo chi lo sa? Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili corron dietro a delle silvie beffeggianti: si è spenta la fontana, si è ossidata la campana, perché adesso ridi al gioco degli amanti? Sei pronto per gettarti sulle strade, l'inutile bagaglio è dentro in te, ma temi il sole e l'acqua prima o poi cadrà e il tempo andato non ritornerà. Professionisti acuti fra i sorrisi ed i saluti ironizzano i tuoi dubbi sulla vita. Le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori, ti rinfacciano una crisi non chiarita. La sfera di cristallo si è offuscata, e l'aquilone tuo non vola più. Nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi e il tempo passa e fermalo se puoi. Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato, il sorriso degli specchi è già finito. Nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri è rimasto solo a pianger divertito. Nel seme al vento afferri la fortuna, al rosso saggio chiedi i tuoi perché, vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu, ma il tempo passa e non ritorna più. E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà! Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada, il domani come tutto se ne andrà. Ti guardi nelle mani e stringi il vuoto: se guardi nelle tasche troverai gli spiccioli che ieri non avevi ma, il tempo andato non ritornerà.l'oggi dove è andato l'ieri se ne andrà Giornate senza senso Le porte dell'estate dall'inverno son bagnatenei libri e nei poeti cerchi teperché adesso ridi al gioco degli amantil'inutile bagaglio è dentro in te, ma temi il sole e l'acqua prima o poi cadrà e il tempo andato non ritornerà La sfera di cristallo si è offuscata, e l'aquilone tuo non vola piùtu hai risposto da svogliatoal rosso saggio chiedi i tuoi perché FRANCESCO GUCCINI "...Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo chiude la borsa e c'è il sospetto che sia triviale l'affanno e l'ansimo dopo una corsa, l'ansia volgare del giorno dopo, la fine triste della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa che chiami vita."l'ansia volgare del giorno dopo ( Francesco Guccini, "Lettera")

61 LE FOGLIE ILIADE VI, Sul campo di battaglia si incontrano per la prima volta il greco Diomede e Glauco, greco d'origine ma naturalizzato licio e alleato coi Troiani. Diomede chiede allo sconosciuto avversario chi sia, perché teme di trovarsi di fronte un dio. Risponde Glauco: La razza degli uomini è simile alle foglie:simile alle foglie Il vento le getta a terra e altre ne rinascono Nella selva che germoglia a primavera. Così le generazioni degli uomini: una nasce, laltra scompareuna nasce, laltra scompare. traduzione di S. Quasimodo Nella letteratura europea esistono numerosissimi esempi di raffronto fra gli uomini e le foglie, e in molti emerge il variare del motivo di similitudine, vale a dire del tertium che accompagna i due elementi in paragone. Il tertium comparationis sembra qui la mancanza di un rapporto fra una generazione (di uomini o di foglie) e quella precedente, che si è estinta. Da notare tuttavia che subito dopo Glauco racconta la storia di suo nonno Bellerofonte, ed è proprio la constatazione di un'antica amicizia fra la stirpe di Glauco e quella d Diomede a determinare la conclusione dell'episodio.

62 LE FOGLIE ILIADE XXI, Posidone propone ad Apollo di intervenire in battaglia a favore dei Greci; Apollo rifiuta dicendo: "O Enosigeo, non diresti che sono assennato se combattessi insieme con te per dei miseri mortali, che simili a foglie ora sono in rigoglio,lucenti, e mangiano il frutto della terra, ora periscono esanimi". ODISSEA IX, Cè qui un brevissimo paragone coi Ciconi giunti a vendicare la scorreria di Odisseo e dei suoi compagni: Vennero poi al mattino numerosi come le foglie e i fiori che nascono a primavera" Il tertium in questo caso è la brevità della vita mortale, contrapposta all'immortalità degli dei. Qui evidentemente il tertium è il gran numero, ma bisogna anche notare che le foglie sono osservate sul nascere (così come i nemici sopraggiungono al mattino), per cui fa parte del tertium anche lo spuntare quasi improvviso dei fiori e dei nemici.

63 LE FOGLIE AL MODO DELLE FOGLIE Mimnermo Al modo delle foglie Al modo delle foglie che nel tempo Fiorito di primavera nascono E ai raggi del sole rapide crescono, Noi simili a quelle per un attimo Abbiamo diletto del fiore delletàdel fiore delletà Ignorando il bene e il male per dono dei Celesti. Ma le nere dee ci stanno sempre a fianco, Luna con il segno della grave vecchiaia E laltra della morte. Fulmineo precipita il frutto di giovinezza, Come la luce dun giorno sulla terraCome la luce dun giorno sulla terra, E quando il suo tempo è dileguato È meglio la morte che la vita. traduzione di S. Quasimodo L'antecedente immediato, dal punto di vista concettuale, è certo l Iliade. XXI, con un ribaltamento di situazione per cui la misera condizione umana è osservata dagli uomini stessi, non dagli dei. Anche il tertium è comunque leggermente diverso: più che la precarietà della vita è in questione la brevità del tempo che val la pena di vivere, il tempo della giovinezza e della gioia.

64 LE FOGLIE ENEIDE VI, : …quam multa in silvis autumni frigore primo / lapsa cadunt folia, aut ad terram gurgite ab alto / quam multae glomerantur aves, ubi frigidus annus / trans pontum fugat et terris inmittit apricis… Che il tertium sia il numero non pare da porsi in dubbio, dato l'uso di quam multa: ma a differenza del caso consimile di Od.IX, le foglie numerose sono osservate alla fine della loro stagione, non all'inizio, in rapporto con la situazione dei defunti (nel successivo caso degli uccelli si aggiunge anche il tema della migrazione). Invece in Georg. IV, 471 segg., dove s'incontrano alcuni versi identici al testo dell'Eneide, la similitudine risulta dimezzata, e le foglie sono introdotte solo come elemento accessorio del tema degli uccelli (ricordiamo che il rapporto cronologico fra i due passi è discusso): …quante migliaia di uccelli si nascondono tra le foglie, quando la sera o la pioggia invernale li fa scendere dai monti… GEORGICHE IV … Quam multa in foliis avium se milia condunt,/ vesper ubi aut hibernus agit de montibus imber… …quante foglie scosse cadono nelle selve al primo freddo dautunno, o quanti uccelli dallalto mare si addensano in terra, quando la fredda stagione li mette in fuga oltremare e li spinge nelle regioni assolate…

65 LE FOGLIE DIVINA COMMEDIA (Inf. III, vv ): …Come d'autunno si levan le foglie l'una appresso dell'altra, infin che il ramo vede alla terra tutte le sue spoglie; similemente il mal seme d'Adamo: gittansi di quel lito ad una ad una per cenni, come augel per suo richiamo… P. B. Shelley Ode to the West Wind (1819) quinta e ultima stanza. "Fa di me la tua lira, come lo è anche la foresta: che importa se le mie foglie cadono come le sue! Il tumulto delle tue potenti armonie trarrà da entrambi un profondo tono autunnale, dolce anche se triste. Sii tu, o fiero spirito, il mio spirito! Sii tu me, o impetuoso! Guida i miei pensieri morti su per l'universo, come foglie appassite per affrettare una nuova nascita! E, per l'incantesimo di questo verso, diffondi, come ceneri e faville da un focolare inestinguibile, le mie parole fra l'umanità! Sii attraverso le mie labbra per la terra addormentata la tromba di una profezia! O vento, se viene l'inverno, può essere lontana la primavera?" Dante tiene presente la similitudine virgiliana del VI dellEneide quando deve riproporre la medesima situazione: l'attesa delle anime in procinto d'imbarcarsi sulla navicella di Caronte. Il tertium comparationis è però cambiato rispetto all'esempio virgiliano. Si tratta del modo con cui avviene il distacco - dal ramo, dalla riva per entrare nella barca - vale a dire in successione ordinata, rispondendo, nel caso delle anime, al muto appello di Caronte. Analogamente anche la similitudine degli uccelli è modificata. L'idea centrale è quella della rinascita: delle foglie-pensieri, così come della natura-umanità nella profezia finale.

66 LE FOGLIE F. Tjutčev (Le foglie) 1830 Stiano alti tutto l'inverno | I pini e gli abeti, | E di neve e bufere | Dormano avvolti | Il loro scarno verde, | Come gli aghi di un riccio, | Se mai non ingiallisce, | Pure non è mai fresco. | Noi, popolo lieve, | Fioriamo e splendiamo | E solo per breve tempo | Siamo ospiti dei rami. | Tutta la splendida estate | Siamo state in bellezza, | Abbiamo giocato coi raggi, | Immerse nella rugiada. | Ma è finito il canto degli uccelli, | E i fiori sono sfioriti, | Più pallidi sono i raggi, | E gli zefiri sono lontani. | Perché dunque invano pendere e ingiallire? | Non è forse meglio per noi | Volar via con i venti? | O venti furiosi, | Più veloci, più veloci, | Più veloci strappateci via | Dai rami noiosi! | Strappateci, portateci via, | Non vogliamo aspettare. | Volate, volate! | Voleremo con voi." Si avverte un'eco di Mimnermo, anche se la similitudine diviene metafora, e il noi iniziale del poeta greco si ritrova, all'inizio della seconda strofa del poeta russo, direttamente riferito alle foglie. Il tertium è anche per Tjutčev la brevità del tempo lieto, al termine del quale è meglio andarsene che restare (la metafora è qui raddoppiata rispetto a Mimnermo, con l'introduzione per contrasto degli alberi sempreverdi). Il tema del vento richiama indubbiamente Shelley, ma il motivo della rinascita non sembra presente.

67 LE FOGLIE Una breve similitudine sincontra nel poeta francese A. de Lamartine: è tratta dalla poesia Souvenir, la nona delle Méditations poétiques (1820), di cui costituisce la seconda strofa: …Vedo i miei rapidi anni accumularsi dietro a me, come la quercia intorno a sé vede cadere le sue foglie avvizzite… Nonostante la brevità del testo, si può dire che il tertium comparationis è duplice: c'è in prevalenza l'idea della rapidità del tempo e della vecchiaia; ma anche l'idea di numero è presente, giacché le foglie morte restano, non sono portate via dal vento, e si accumulano sulle precedenti. Un'eco dantesca possibile nell'immagine dell'albero che vede le foglie a terra, anche se il contesto è diverso Nella lirica di G. Ungaretti Soldati (1918), il tertium è il modo di stare: precario, in attesa del distacco.Soldati

68 LA SABBIA DEL TEMPO MADRIGALI DELLESTATE (Alcyone) Come scorreva la calda sabbia lieve Per entro il cavo della mano in ozio, Il cor sentì che il giorno era più breveIl cor sentì che il giorno era più breve. E unansia repentina il cor massalse Per lappressar dellumido equinozio Che offusca loro delle piagge salse. Alla sabbia del Tempo urna la mano Era, clessidra il cor mio palpitante, Lombra crescente dogni stelo vano Quasi ombra dago in tacito quadrante. G. DANNUNZIO Il trascorrere del tempo è rappresentato, oltre che dai richiami a strumenti di misura del tempo (la clessidra, la meridiana) dal veloce scorrere della sabbia tra le dita in ozio suggerisce la constatazione che lestate, la stagione più ricca e piena, è finita. Da ciò nasce lansiosa consapevolezza dellinesorabile trascorrere verso la morte: la sabbia della mano-clessidra diventa per analogia, la sabbia stessa del tempo, misurato con ansia dal cuore delluomo che, nellallungarsi dellombra, avverte insieme linizio del vicino autunno e lapprossimarsi della fine definitiva.

69 TIPOLOGIE TEATRO: LA PALLIATA. Età arcaica ( 241a.C./ 78a.C.) La palliata si rifà alla tradizione della commedia greca che i grammatici antichi chiamarono commedia nuova(IV-III sec., Menandro e il piccolo mondo berghese greco visto nella sua quotidianità), distinguendola dalla commedia antica(quella di Aristofane, caratterizzata da stretto legame con lattualità del V sec. ateniese) e dalla commedia di mezzo(caratterizzata dalla parodia mitologica; unico esempio latino è lAnfitrione), per cui il suo tema principale è lamore, profondamente vissuto e spesso sofferto: i maggiori rappresentanti latini sono Plauto e Terenzio. Si chiama così perché gli attori che recitavano indossavano una tunica, su cui veniva portato un mantello, detto pallium perché di foggia greca. La palliata manteneva comunque certi atteggiamenti caratteristici delle primitive rappresentazioni italiche (fescennini e atellana). POESIA: LA LIRICA. Età cesariana (78a.C/ 44a.C.) Nel I secolo lindividuo tende ad affermarsi rispetto alla collettività: in politica si affermano le varie dittature e poteri personali, nella storia del pensiero, in polemica con la tradizione, lepicureismo di Lucrezio, in poesia, in polemica col poema epico, la lirica soggettiva e autobiografica. Si affermano i poetae novi, così definiti ironicamente da Cicerone, che fanno emergere lindividuo in un incontro fra esperienze letterarie alessandrine e concezioni poetiche attuali: si privilegiano i temi eruditi e lo studio della forma artistica nella elaborazione di antiche leggende e nella imitazione di modelli

70 TIPOLOGIE alessandrini, dai quali i poeti apprendono la cesellatura del verso e lo stile raffinato. La polemica verso la tradizione è la stessa sostenuta da Callimaco nel letà ellenistica contro gli epigoni di Omero: ai poemi contrapponeva lepillio cioè il breve poemetto epico-lirico, che non rifiuta i temi eroici ma li umanizza nel loro momento più quotidiano. Lideale del labor limae era già presente nei circoli scipionici ed ora viene maggiormente esaltato e precisato. Naturalmente questi poeti hanno il senso di appartenere ad una élite sociale privilegiata e spesso le poesie sono indirizzate o dedicate proprio ad appartenenti a questa cerchia. CATULLO. La poesia di Catullo si ispira alla cultura ellenistica: ha preso molto dagli alessandrini, ma anche dalla lirica greca arcaica (Saffo), anche se poi ha rielaborato molto gli schemi tradizionali adattandoli alla mentalità romana e accentuandone quindi il realismo e la drammaticità. Alcune delle poesie che Catullo scrive sono epigrammi sul modello greco, ma spesso il motivo epigrammatico diventa lirico, perché il poeta se ne appropria completamente distaccandisi dalla freddezza formale alessandrina. Tipicamente alessandrini invece sono alcuni finali a sorpresa che Catullo utilizza, anche se talvolta finisce comunque col modificarli con espressioni di pathos pacatamente idillico. Se ad esempio parla di natura, non si limita al quadretto idillico che fa da sfondo, ma supera la pura contemplazione per entrare in contatto con essa, come del resto fanno anche Lucrezio e Virgilio. Forse fra i greci la maggior fonte dispirazione è Saffo, ma tanto Saffo è lirica quanto Catullo è drammatico, a sottolineare la drammatica lotta del poeta con se stesso: Catullo dunque rivive trasformandoli temi e motivi perché ritrae

71 TIPOLOGIE la vita e il mondo con una partecipazione totale. Lo stile e la lingua aderiscono puntualmente a ciò che esprime e dunque è grande la varietà dei timbri stilistici: intimo, drammatico, lirico, epigrammatico, raffinato e popolaresco; egli ottiene diverse sfumature espressive col ritmo, con lassonanza, con la scelta dei vocaboli ed il suo stile può divenire patetico, sarcastico o grottesco, attingendo ad elementi disparati che sa dosare con attenzione che siano termini di origine greca, che ricalcano modelli letterari o sono relativi a oggetti duso o termini popolari. Si trovano forme popolari come: valete abite, o forme da cui traspare il futuro sorgere dellavverbio nelle lingue romanze, come:obstinata mente, o luso, tipico della commedia, dei diminuitivi: talvolta sono ironici, o esprimono commiserazione, oppure tenerezza. In alcune poesie si nota la ripetizione di alcuni versi come si trattasse di un ritornello popolaresco. Importanti sono anche le scelte metriche, più controllatamente ellenistiche nei carmina docta (esametri con finale con due spondei e pentametri con chiusa quadrisillaba), più varie nelle nugae ( strofe saffiche,asclepiadei maggiori, galliambi ). Età augustea (44a.C./ 14d.C.) Con lepoca di Augusto la cultura passa in mano ad una cerchia che si forma intorno a lui ad opera di Mecenate, diventa potente il ceto equestre, cioè lalta finanza, e i letterati appartengono anche a gruppi sociali non tradizionali: Orazio è figlio di un liberto e nella sua opera rivendica la sua umile origine. E nata una nuova élite, ma questa volta culturale e funzionale al progetto di Augusto.

72 TIPOLOGIE ORAZIO. La lirica di Orazio si rifà ai greci ed in particolare ad Alceo, visto come poeta dellamore e del convito, dello slancio vitalistico che scaccia la tristezza, ma anche come poeta immerso nelle lotte politiche. Resta comunque forte anche linfluenza di Archiloco, Saffo e Anacreonte. E importante anche il rapporto con la lirica alessandrina: quasi sempre la convenzionalità è comunque in funzione della saggezza, del distacco dalle passioni, della malinconia. Importante è anche la filosofia, intesa come meditazione raccolta su poche conquiste della saggezza: la coscienza della brevità della vita, la necessità per luomo di non inseguire il futuro, ma di appropriarsi delle gioie del momento, per potersi fabbricare, di fronte alla morte incalzante e alla sventura, lo scudo dei beni già goduti, della felicità già vissuta. Il poeta è saggio perché non è tormentato dalla follia umana e traduce la sua inquietudine in accettazione del destino.La perfezione dello stile è caratteristica della lirica Oraziana: il poeta ha imparato la lezione callimachea, la cura paziente dello stile, ma non ha rinunciato al contatto col mondo dellindividuo, alla sfera quotidiana, che aveva rappresentato lacquisizione più importante del callimachismo romano. Tutti i modelli sono stati arricchiti di note accentuatamente romane. Della novità della sua opera il poeta è pienamente consapevole non solo della poesia greca ma anche della sua precedente poesia: la poesia delle odi è più mossa nella sua varietà tonale, più multicorde; ma latteggiamento del poeta è uniforme, pacato ed equilibrato, senza eccessi. I temi a Orazio

73 TIPOLOGIE più congeniali sono anche nelle Odi quelli autobiografici e il suo mondo non ha nulla di stereotipato, Orazio nelle sue opere si impadronisce di un concetto solo se il suo pensiero vi trova risonanze appropriate.Le Odi rappresentano per lui una esperienza stilistica importante. I DIALOGHI Età Postaugustea (14d.C./ 68d.C.) La raccolta di opere senechiane di argomento filosofico ha ricevuto il titolo di dialoghi, termine che richiama il senso originario che la parola ha in greco di ragionamenti o argomentazioni (dialegomai o dialettica), come forma infatti assomigliano a delle epistole filosofiche, anche perché ogni opera è rivolta a un destinatario (Paolino, Polybio etc.), rispondendo allesigenza di iuvare alios, tipica della filosofia di Seneca. I dialoghi di Seneca non seguono dunque il raffinato modello platonico, ma mirano piuttosto a stabilire un colloquio più intimo con linterlocutore nellintento tutto romano di concretizzare la teoria. LA LETTERA FILOSOFICA. E un genere letterario-filosofico nuovo per la cultura latina. Seneca la usa non per trasmettere semplici notizie sullo stato di salute fisica di chi scrive, ma come veicolo di informazioni e consigli sulla salute spirituale, lunica che conti. Seneca si richiama

74 TIPOLOGIE polemicamente al genere di scrittura epistolare il cui modello principe era stato Cicerone (Ep. 118,1-2): …non farò come quel valente oratore che fu Cicerone, che comandava ad Attico di scrivergli quello che gli passava per la testa, anche se non aveva niente da dirgli…Nelle epistole di Seneca non sono più argomento di scrittura le futilità della vita quotidiana ( lotte politiche, brighe elettorali ), ma le vere questioni che contano, quelle della vita interiore. Nel contrapporsi a Cicerone Seneca ha comunque un modelli prestigiosi a cui ispirarsi, quello di Epicuro, scrittore di lettere ai discepoli mirate alla formazione spirituale di essi, ma anche, prima di lui, quello di Bione di Boristene, imitato anche dai cinici, che contrapponevano, allesposizione schematica sul piano concettuale, continue trovate sul piano della comunicazione, quello di Menippo di Gadara, soprattutto per la critica della stoltezza umana e delle aberrazioni del vivere sociale e infine quello di Fabiano, uomo capace di adattare, attraverso la retorica e la diatriba i temi della filosofia al livello del lettore comune, come ci dice nel De Brevitate vitae (10, 1)Seneca stesso.Seneca intende dunque fare delle lettere indirizzate a Lucilio uno strumento di crescita interiore, il mezzo più semplice ed amichevole di avviarlo alla riflessione filosofica, per condurlo a vivere la propria vita con coscienza e responsabilità. Giocando sul luogo comune della lettera come sostituto di un colloquio a viva voce con gli amici, Seneca trasforma queste occasioni di scrittura in altrettante piccole discussioni

75 TIPOLOGIE sulle più importanti questioni della vita che, con lefficacia della semplicità delle parole usate, accompagneranno linerlocutore allacquisizione della sapienza. Qui a differenza di quanto avviene nei Dialoghi siamo di fronte ad un avviamento alla filosofia, come dimostra la lunghezza crescente e la maggiore vicinanza ai ritmi e allimpianto del trattato che si registra col procedere della raccolta. Il linguaggio epistolare è di tono intimo e sommesso (submissiora varba), e la forma delle epistole dimostra la mancanza di una sistematicità di pensiero che Seneca non vuole e che esclude legami col trattato e il protrettico La forma delle lettere ricalca la scia della diatriba che nasce come rapporto dialogico-colloquiale tra il filosofo e un pubblico più o meno vasto. Tipica è lintroduzione di un interlocutore fittizio, la cui presenza oltre a conferire vivacità al procedere dellargomentazione, testimonia proprio del carattere parlato, di colloquio amichevole, che viene impresso al ragionamento. Forse è questo lo strumento più adatto per avvicinare luomo allabitudine alla riflessione. In Seneca linterlocutore fittizio cede il posto al destinatario dellopera come mostrano i Dialoghi, ma spesso la concretezza individuale sfuma entro contorni più grenerici di una semplice funzione narrativa. Caratteristico è luso di imperativi ed esortativi, il ricorso alle spiegazioni per metafora o ancora di più per similitudine (spesso con esempi mutuati dalla natura), lenunciato sentenzioso- proverbiale, caratterizzato dallincisività del messaggio e dal contenuto ricavato da un fondo di sapere popolare, il ricorso agli exempla. Soprattutto si è riconosciuto il legame

76 TIPOLOGIE con la diatriba nella mancanza di schemi fissi. La diatriba tende a modellarsi sulluditorio, sui suoi interessi e i suoi bisogni messi in luce dal momento particolare e procede per libere associazioni. Limpressione è quella di un andamento del pensiero non lineare, ma ad espansioni variabili per dimensioni che talvolta finiscono per impadronirsi dellasse portante del discorso. Per Seneca si è parlato (A.Traina) dunque di stile drammatico, concretizzato nellimmagine di una prosa che rinuncia a qualsiasi tentativo di comporre il pensiero entro una costruzione armonica qual era quella ciceroniana e lascia libero spazio agli elementi di tensione. Allesposizione basata sullipotassi molto articolata,testimone di un assetto gerarchico tra le idee oltre che tra gli enunciati, si sostituisce la paratassi, impalcatura programmaticamente policentrica, come policentrica è divenuta la visione del mondo. La tensione stilistica è affidata ai parallelismi, improvvisamente interrotti da forti effetti di variatio, di opposizioni, di anafore e ripetizioni, climax ascendenti o discendenti, a riflettere tensioni spirituali non risolte. La forma espressiva è caratterizzata dalle funzioni emotiva e conativa e per questo la frase lascia via via spazio allelemento che emotivamente prevale, risultando particolarmente viva.Seneca LETTERATURA CRISTIANA ( IV/ V sec.d,C) Nel IV-V secolo la letteratura cristiana subisce un continuo e profondo processo di trasformazione, non solo sotto laspetto teologico, ma anche per quel che riguarda

77 TIPOLOGIE latteggiamento dei Cristiani di fronte al mondo pagano, allimpero, ai valori culturali della classicità. Parallelamente lo stile degli scrittori cristiani si evolve attraverso diverse forme ed esperienze, arrivando a trascendere le forme retoriche e classicheggianti per giungere alla creazione di nuove forme espressive più adatte allanima cristiana. LE CONFESSIONI Radicale è il rinnovamento spirituale e stlistico operato da S.Agostino, che apre la via alla problematica religiosa più inquietante e moderna, trasformando il problema religioso nel dramma della propria anima. Al rinnovarsi e allapprofondirsi della problematica corrisponde un nuovo stile, che scardina gli schemi della sintassi classica e diventa tutto spirituale. Lindagine sul mistero dellanima rientra nel solco della tradizione latina, da Catullo a Seneca, ma in Agostino questa indagine si approfondisce e si dilata enormemente, fondendosi con i grandi misteri del cosmo e di Dio.Il senso del divenire dellanima, così importante nella letteratura moderna, trova il suo primo vero archetipo nelle Confessioni: Catullo, Seneca e magari Apuleio, sono ancora lontani dal sistematico e costante sviluppo che il tema dellitinerario spirituale assume in S.Agostino. Difficile dunque collegare le Confessioni ad uno de tradizionali generi letterari: si parla talvolta di autobiografia interiore, un genere comunque senza precedenti nelle letterature classiche, che avevano conosciuto piuttosto opere autobiografiche esterne. Anche rispetto ai Ricordi di Marco Aurelio esse si differenziano nettamente, per la dinamicità e

78 TIPOLOGIE per litinerario proposto, segnato da aspre lotte e conquiste spirituali progressive. Lispirazione non è tanto narrativa quanto lirica, secondo uno stile vivace che, dalla rievocazione del fatto autobiografico si eleva alla preghiera distaccata ma commossa, o alle leggere volute dellinno.Si può tentare di rintracciare qualche presupposto letterario ideale nelle primitive comunità cristiane, dove il penitente confessava in chiesa ad alta voce le proprie colpe e riconosceva la grandezza di Dio: S. Agostino potrebbe aver concepito lopera come atto di umiltà e strumento di edificazione, come inno di lode a Dio, di ringraziamento per il superamento del travaglio interiore. Le pagine sul tempo appartengono ai libri non narrativi ma introspettivi (X-XIII), dove si parla dello stato in cui si trova lanimo dellautore nel momento in cui scrive: si intrecciano qui meditazioni sul tempo, che di fronte alleternità immutabile di Dio è solo misura dellanima nel suo moto fra il ricordo del passato e lattesa del futuro, ma anche dei limiti del conoscere, del mistero della creazione, delle Sacre Scritture, della Trinità etc. Per quanto riguarda lo stile S.Agostino realizza una sintesi fra biblico e retorico che rende originale lopera anche sul piano formale rispetto alle letterature classiche. S.Agostino supera la dicotomia derivata dalla condanna della retorica come scoria del paganesimo e il rifiuto delle scuole retoriche di considerare modello formale le Sacre Scritture: si appropria infatti del linguaggio biblico e in particolare dello stile dei Salmi, armonizzandolo con il patrimonio retorico dei propri mezzi tecnico espressivi; frequente è dunque nellopera limpiego di mezzi retorici come apostrofe, parallelismo, isocolia, antitesi, ma anche di citazioni dotte, quasi sempre bibliche.

79 TIPOLOGIE I RICORDI Scritti in greco, perché greche sono la cultura, la lingua e la mentalità dominante nellepoca in cui vive. Il titolo originale è A se stesso: lopera, che si presenta come una specie di breviario spirituale e che sembra non avere precedenti nellantichità, raccoglie meditazioni, moniti e brani diversi, collegati dall unitarietà del pensiero dellautore, dispirazione stoica ma lontano da ogni sistematicità. DIVINA COMMEDIA E un poema di difficile collocazione quanto al genere: infatti in esso confluiscono il poema didascalico e allegorico, lenciclopedia, la profezia apocalittica, la commedia intesa come genere teatrale, la tragedia, lepica, la satira sarcastica, linvettiva e la lirica elegiaca; tutto è tenuto insieme dalla struttura narrativa che caratterizza lopera.Dante adotta lo schema della visione dei regni oltremondani, tipico della cultura medievale (Libro delle tre scritture), ma si ricollega anche al poema allegorico (Roman de la Rose). A questo si aggiunge lapporto della letteratura didattico-enciclopedica (Trésor) e lo schema del viaggio (che rimanda al romanzo cavalleresco del ciclo bretone, ma anche alla letteratura mistica, ai libri profetici della Bibbia e allApocalisse di Giovanni). Soprattutto per i primi canti dellInferno è evidentissimo il legame col modello classico della discesa agli Inferi di Enea del libro VI dellEneide di Virgilio.

80 TIPOLOGIE LA LIRICA OCCIDENTALE. La lirica occidentale nasce in Provenza nel XII, XIII sec. E caratterizzata dal fatto di porre in primo piano lIo, sia reale che lirico, inteso comunque come persona comune e non straordinaria. E una poesia fatta di stati danimo: i temi tipici di questo genere sono infatti intimistici o comunque legati ad emozioni. Fondamentale e caratteristico nella lirica è il tema del ricordo e, di conseguenza, il tema dellinfanzia. La lirica dunque è poesia di stati danimo, parla dellintimo del poeta e solo nella prima metà dellOttocento la si è interpretata diversamente, come espressione corale dei sentimenti di tutto un popolo. Nei secoli passati le forme più diffuse di lirica sono state il sonetto ed il madrigale, ma più in generale la lirica è contraddistinta da una grande musicalità che tende a ricreare atmosfere. CANZONIERE Il titolo originale è in latino medievale e ci indica una certa sufficienza nei confronti del volgare. Lopera raccoglie sonetti (il sonetto è costituito da 2 quartine e due terzine di endecasillabi: le quartine hanno rima alternata o incrociata, le terzine hanno rima variabile), ma anche canzoni, ballate e sestine, tutte forme metriche ampiamente presenti nella tradizione lirica precedente ( dai trovatori provenzali ai rimatori siciliani agli stilnovisti). Lopera riflette la crisi di unepoca nel tentativo per ora impossibile di conciliare umano e divino.

81 TIPOLOGIE I RISPETTI Sono brevi componimenti lirici, di carattere popolaresco, caratterizzati dalla semplicità delle immagini e del linguaggio. Si dividono in rispetti continuati (ottave legate fra loro) e rispetti spicciolati (ottave isolate) ed in essi compare il tema della bellezza femminile (col tipico topos della rosa) e della sua caducità. POESIA CIVILE La poesia civile non è un vero e proprio genere codificato, di solito si definisce civile la produzione che elabora temi civili, cioè legati ai problemi politici e sociali degli uomini. Fra i temi più significativi spiccano quelli della libertà, della giustizia, della pace. Il poeta anche se parla in prima persona si fa portavoce di un ideale collettivo. Di solito la poesia civile, poiché nasce da unincontenibile e sincera esigenza di giustizia, ha una struttura argomentativa cui si associa un tono convincente ed entusiastico, finalizzato a convincere il lettore della validità delle opinioni espresse. Numerose sono le sfumature che differenziano componimenti definiti genericamente poesia civile: talvolta assumono toni lirici perché il poeta si esprime con toni di dolore e intima sofferenza anche su tematiche civili. I SEPOLCRI Nella prima edizione vengono definiti carme dunque, in senso classico, genere di

82 TIPOLOGIE poesia impegnata e solenne, che trae ispirazione dallimpegno civile e politico. Sono però definiti dallautore anche epistola, per la presenza di un destinatario esplicito (Pindemonte) e per il caratteristico metro sciolto (lendecasillabo). Lintento dimostrativo, nel procedere per argomentazioni ed esempi, lo avvicina al testo filosofico e caratterizza lopera insieme alla fortissima carica attualizzante che pone in stretto rapporto il passato e il presente. Lopera è suddivisa in quattro parti: 1) vv.1-90, 2) vv , 3) vv , 4) vv ODE Ha origini greco-latine, ma viene ripresa nel Rinascimento come variante della canzone. A sua volta ebbe numerose varianti e fu utilizzata ampiamente nel 700 dal Parini, a cui sembra rimandare il testo in questione. Lorientamento classicistico è testimoniato nel testo sia dai riferimenti a Omero (inno quinto a Venere), sia allelegiaco Properzio, ma filtra anche il travaglio spirituale del poeta romantico e affiora la caratteristica sintesi di passione romantica e di classica compostezza tipica del Foscolo. OPERETTE MORALI Sono dialoghi o prose continuate e si dicono morali inquanto esprimono, attraverso finzioni allegoriche, la sconsolata meditazione leopardiana sulluomo e sul suo destino, sul sogno di una felicità impossibile e sullinevitabilità del disinganno. Leopardi le definisce Dialoghi

83 TIPOLOGIE Satirici alla maniera di Luciano (Luciano di Samosata), nelle cui beffarde situazioni e nella cui satira corrosiva e irriverente si rispecchia lintelligenza spregiudicata dello scrittore e la crisi della sua epoca. Le Operette Morali (dove è molto usata lironia e la tecnica dellaccumulo spesso indirizzata a sostenere una tesi), sono dunque unopera filosofica, ma si distinguono perché hanno un carattere del tutto originale: infatti la prosa in cui sono stese è risultato della fusione effettuata fra immagini (proprie della poesia) e concetti filosofici. CANTI Sono suddivisibili per filoni, uno di tipo patriottico-civile-filosofico (Canzoni) e uno evocativo-sentimentale-esistenziale(Idilli), ma il titolo allude al carattere lirico-melodico riscontrabile nei testi. Dal punto di vista metrico Leopardi resta saldamente legato alla tradizione (endecasillabi e settenari), utilizzando la canzone e il verso sciolto, ma valorizza al massimo il rapporto tra metrica e sintassi, producendo un nuovo effetto musicale. IDILLI Sono chiamati così da Leopardi sulla scia dei componimenti di Mosco da lui tradotti, ma sono venuti ad assumere un valore nuovo per la forte impronta soggettiva che li caratterizza, anche se ciò non esclude un orientamento riflessivo o filosofico- argomentativo.

84 TIPOLOGIE ROMANZO DEL NOVECENTO Nasce da due fenomeni paralleli: distruzione delle strutture narrative ottocentesche e proposta di rifondazione di nuove forme. Nuovi sono anche i temi: la nevrosi, la memoria, la malattia, la dimensione onirica, linettitudine. Alcuni autori, soprattutto quelli della generazione degli anni ottanta dellottocento, non si limitano a distruggere i vecchi schemi, ma ne producono di nuovi, basandosi sulla tecnica del flusso di coscienza del monologo interiore, sulle intermittenze del cuore e sul lavoro della memoria, sul romanzo-saggio, sulla destrutturazione della trama. Questo fenomeno si collega sia al clima culturale (Bergson, Nietzsche e Freud), sia al momento storico (età dellImperialismo), che hanno prodotto un senso di incertezza e di crisi didentità dellintellettuale che, non riconoscendosi più nei vecchi schemi, basati sulle certezze, ha dunque bisogno di nuove forme per esprimersi. POESIA DEL NOVECENTO La poesia si caratterizza agli inizi del Novecento per la dialettica fra Espressionismo e Simbolismo classicista. Successivamente tende a predominare il ritorno a forme poetiche più tradizionali anche se rinnovate dalla lezione delle avanguardie. In Italia esistono tre filoni fondamentali: una linea novecentista, perché considerata tipica del Novecento italiano (Ungaretti e gli ermetici) e una doppia linea antinovecentista, alternativa (Saba e Montale). Nuova, anche se con legami alla tradizione antinovecentista, appare la linea poetica di Giudici dominata dallironia e dallautonomia dellio poetico rispetto allautore.

85 NOTE A PLAUTO Anfitrione. vv Giove invaghitosi di Alcmena, moglie del re di Tebe, Anfitrione, approfittando dellassenza del re impegnato nella guerra contro i Teleboi, ne assume le sembianze e trascorre la notte accanto alla donna, una notte che egli prodigiosamente allunga. Zeus è atteso da Mercurio che lo ha accompagnato nell impresa, travestito da Sosia, servo di Anfitrione. Trascorsa la notte Giove se ne va e dice ad Alcmena:Tornerò subito e Alcmena risponde:Subito è uneternità. Cistellaria. v.75 e seg. Selenia e Ginnasio, due eteree, affermano che lamore è una malattia. Ginnasio afferma:Verrà il medico e Selenia risponde:Verrà è parola lenta Mercator. V.896 Charino chiede notizie dellamata e Eutico afferma:Te lo dirò. Charino ribatte:E troppo lunga lattesa per chi ama Mostellaria. v.338 Filolachete dice: Tornerò subito, e Filematio, lamata, risponde:Codesto subito è tanto Anfitrione. vv.279 e seg. Mentre aspetta Zeus, Sosia-Mercurio, riflette:-Non ho mai visto una notte più lunga di questa, tranne quella in cui fui picchiato, quella superava di molto questa.

86 Parole chiave : ventre, fame, mangiare, giorno, mezzogiorno, solario Horas: metonimia Repperit: reperio presuppone la volontà è diverso da invenio Hic: collegato alla gestualità Solarium: è lorologio solare (meridiana), precisa horas Comminuit: dà lidea della frantumazione ed è rafforzato da articulatim Optumum: forma arcaica come anche verissumum, quom e lubet Esses: è iterativo (edo) Estur: sta per editur Nisi quom nihil erat: battuta a sorpresa, per suscitare ilarità Soli: personificazione, ripreso da solariis a fine verso Lubet: piace per capriccio, diverso da placet che implica ragionamento Oppletum oppidum: allitterazione che dà lidea di pieno Reptant:frequentativo di repo : si trascinano come serpi Clamarat: sta per clamaverat. NOTE A PLAUTO

87 NOTE A CATULLO E definito uno dei poetae novi, che si ispiravano agli alessandrini (Callimaco e il labor limae) e si ponevano in alternativa alla produzione epico celebrativa tradizionale, ma va oltre per i temi affrontati, infatti la poesia di Catullo è ricca di maggior realismo, il suo vissuto diventa fondamentale per capire la sua poesia: le nugae sono dette così per il contenuto vivace, spesso legato ad occasioni concrete, racchiuso nella tecnica neoterica; il linguaggio di Catullo è però spesso quello del sermo familiaris, della tradizione comico-satirica, anche se innalzato con innesti di glosse e stilemi elevati. Lo stile dellautore comunque si differenzia molto nel LIBER, così come si differenziano le forme metriche utilizzate ed i modelli (Saffo, Callimaco, ma anche Ennio) Apuleio nell Apologia,10 ci dice che Lesbia si chiamava Clodia ed era sposata con Quinto Metello Vivamus…amemus: espressione chiave; vivere è amare in questo mondo dove la brevis lux si contrappone alla nox perpetua una dormienda. La poesia presenta un attacco vivace: vv.1-3, cui seguono versi solenni vv.4-6 e quindi il ritorno allentusiasmo iniziale vv Il vitalismo amoroso si oppone alla staticità della morte. C.VII Mi chiedi Lesbia quanti dei tuoi baci Mi basteranno, mi saranno troppi Quante le sabbie libiche distese Laggiù a Cirene fertile di silfio Tra il fiammeggiante oracolo di Giove E il sacro sepolcro dellantico Batto, Quante stelle in silenzio nella notte Contemplano i segreti amori umani, Tante volte baciarti basterà E sarà troppo al tuo Catullo folle, Il conto che il curioso non può fare Né la lingua maligna maledire

88 NOTE A CATULLO Senum severiorum: forse invidiosi perché ormai vecchi Orazio nellArs poetica dice cheil vecchio è castigator censorque minorum allitterazione sillabica se-se e lomoteleuto –um, con un effetto fonico che mira forse arendere il sordo e maligno bisbiglio dei vecchi.Il verso è ricco di r e di s a dare cupezza. Omne unius…assis: tipico del linguaggio colloquiale messa in risalto dalla contrapposizione omnes- unius Soles: non è necessario intenderli come metonimìa, perché il verbo occidere rafforza il senso proprio Brevis lux: è diverso da Orazio perché qui riguarda lui e Lesbia ed esclude gli altri anche se è presente una riflessione universale ai vv.4-6. Lux monosillabico e alla fine del verso,in posizione di rilievo come Soles, indica una brusca rottura, in contrapposizione a nox, in rilievo allinizio del v.6 ed è preceduto da un trisillabo e un bisillabo, a diminuire. Perpetua una: effetto cupo delle due u che si incontrano per la presenza della sinalefe. Asindeto che accentua la tremenda uniformità del sonno della morte. Il verso 6 è il più lento del carme a cui si oppone la velocità dei versi successivi, tutti tesi ad un irrefrenabile slancio vitalistico Dormienda:quadrisillabo che enfatizza la pesantezza del sonno Basium : e forse di origine celtica in latino sarebbe osculum. 1°apparizione in letteratura Mille…centum: il ripetersi delle stesse cifre e formule dà al verso un andamento martellante Dein:apocope Simmetria fra v e 10 (deinde e dein) Facere: desinenza lunga del futuro attestata per la prima volta è usato come termine tecnico finanziario, come conturbare (alterare i conti) Invidere:guardare contro, originariamente significava gettare il malocchio.

89 NOTE A ORAZIO CALLIMACO PER LA MORTE DI UN AMICO Qualcuno mi disse della tua morte, Eraclito, e piansi. E ricordai allora Le molte volte che parlando insieme Ci raggiunse la sera. Ora tu, amico DAlicarnasso, sei da lungo tempo Cenere in qualche luogo. Ma vivono per sempre i tuoi Usignoli: Su di loro Ade che tutto rapina Non metterà le mani. (traduzione di S. Quasimodo) Odi Odi I,9 …Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et quem Fors dierum cumque dabit, lucro adpone… Epistole I,11,22 …Tu quamcumque deus tibi fortunaverit horam grata sume manu nec dulcia differ in annum… Epistole I,4,12 …Omnem crede diem tibi diluxisse supremum: grata superveniet, quae non sperabitur hora. Odi III, 29 …Prudens futuri temporis exitum caliginosa nocte premit deus ridetque si mortalis ultra fas trepidat… Epodo 13,3 …Rapiamus, amici Occasionem de die

90 NOTE A ORAZIO Tu: riproduce le movenze del parlato e rafforza lammonimento Quaesieris: era usato per indicare la consultazione di indovini. (quaesivieris) Leucònoe: è la fanciulla a cui si rivolge, ma il messaggio è universale.Varie sono le congetture sul nome, ma se noe può trovare radici in nûs, leukós non viene usato di solito in greco con senso figurato di candido. Scire nefas: si va contro il volere degli dei. Il saggio conta solo sul presente.Ha il valore di un nesso causale. Di dederint:allitterazione Babylonios temptaris numeros: numeri babilonii, cioè i calcoli degli astrologi babilonesi. Non vuole che la donna si distragga dallunica gioia possibile che è quella del presente Ut melius, quidquid erit, pati: massima epicurea. Ut è riferito allintera frase Tribuit: perfetto, dunque la decisione è già presa. Secondo la dottrina astrologica antica il destino delluomo era fissato già dalla nascita Hiemes…nunc: ci danno la collocazione temporale. Siamo in inverno. Pumicibus: si intende genericamente gli scogli erosi dallacqua e dalla salsedine Vina liques: loperazione avveniva mediante il colum in metallo o un pezzo di stoffa saccus. Era loperazione più rapida per togliere le impurità al vino che altrimenti si lasciava una notte allaperto. Reseces: preso dallagricoltura come carpe Fugerit: futuro perfetto indica la rapidità del tempo(usato anche da Ovidio e Lucrezio) Credula: è diverso da fidens perché accenna alla superstizione

91 NOTE A ORAZIO Primi versi dellode XXX: si ispirano a passi o temi dei classici dello stile sublime: Simonide e Pindaro. SIMONIDE, onore per i morti alle Termopili …un tale funebre ammanto né la ruggine distruggerà, né il tempo che tutto doma… PINDARO …pronto un tesoro di inni è stato innalzato nella valle dApollo splendida di ricchezze: questo né pioggia tempestosa, esercito spietato di tuonanti nubi che su di esso si abbatta, né vento, colpendolo coi frammenti dogni genere che porta con sé, potrà spingere negli abissi del mare. Exegi: formula tipica delle iscrizioni Monumentum: da moneo, ciò che serve a ricordare come una statua di bronzo (aëre) Pyramidum altius: paragone che sta per un superlativo; dà perenne resistenza al tempo Pyramidum altius

92 NOTE A ORAZIO Impotens: nel senso di sfrenato, che non è padrone di se stesso Innumerabilis temporum:la lunghezza dellaggettivo, lenjambement e la musicalità concorrono a dare il senso della corsa infinita e ineluttabile del tempo Non omnis morior: solo la poesia può vincere contro il tempo Libitinam: dea dei funerali e della morte nel cui tempio si teneva il registro dei morti Vitabit: non ha usato effugio, forse richiama il termine vita Cum tacita virgine: cerimonia alle idi di marzo in cui la vestale più anziana, nel silenzio ieratico, saliva al tempio di Giove Capitolino a pregare per il popolo: la processione si svolgeva sulla via Sacra che dalle Carene saliva al Campidoglio. Limmagine è solenne ed espressiva della sacra eternità di Roma e di riflesso illumina di una ferma luce religiosa lascesa del poeta verso la vetta dell eternità di fama. Immagine simile anche in Virgilio, Aen.IX,448. Scandere: vox poetica di stile elevato invece di ascendere Obstrepit Aufidus: Ofanto, fiume appenninico piuttosto impetuoso Danaus: mitico re dellApulia che regnava su un paese in cui lacqua scarseggiava. Come il precedente, è ricordo dinfanzia che sottolinea lumiltà dorigine esaltando le doti del poeta.

93 NOTE A ORAZIO Regnavit: costruito col genitivo, per corrispondenza con la forma greca Ex humili: si riferisce al suo prestigio di poeta e non allinfluenza che gli proviene dallamicizia con i potenti Princeps: si attribuisce il vanto di aver aperto per primo una via nuova alla poesia latina, come ribadirà nelle EPISTOLE I, 19 …Libera per vacuum posui vestigia princeps…, rivendicando, come fanno spesso i latini (Lucrezio, Virgilio) ma anche i greci (Callimaco), il compito di iniziatore (ευρετήs). AeoliumAeolium: si riferisce a Saffo e Alceo. Deduxisse modos: nel senso di elaborare con cura (filatura della lana). I modi sono italici, nel senso che sono ricreati in lingua latina, con quantità sillabiche, infatti i metri usati sono greci. Melpomene: Musa del canto lirico in genere e fonte di ispirazione. Serve ad evitare una esaltazione di sé troppo diretta. Volens: propizia, ma è tipico della poesia religiosa Lauro Delphico: pianta sacra ad Apollo, dio che a Delfi, nella Grecia centrale, aveva un santuario e un celebre oracolo. E più prezioso delledera bacchica.

94 NOTE A SENECA Maior pars mortalium:nella diatriba, tipica degli stoici è usuale individuare un bersaglio polemico, in questo caso è lamaggior parte dellumanità.diatriba Pauline: è il dedicatario dellopera (Pompeo Paolino, prefetto dellannona) Malignitate: è diverso dallitaliano, sta per avarizia Conqueritur: lamento corale (con- prefisso e queri=lamentarsi) che caratterizza gli erranti Quod…gignimur…quod…decurrant:anafora del quod ma i modi verbali cambiano, il primo è indicativo e il secondo congiuntivo, a indicare il passaggio dal livello della realtà al livello della soggettività erronea. In ipso vitae apparatu: paradosso: situazione assurda di chi perde il presente, rinviando sempre al futuro la pienezza del vivere. Ingemuit: lamentarsi, da ingemisco Turba…et imprudens vulgus…clarorum virorum: la lamentela caratterizza sia la massa sconsiderata, sia gli uomini apparentemente di cultura, che nello stesso modo si dolgono. Adfectus: è uno stato danimo alterato che può degenerare in malattia, ma qui è una impressione falsata da scarsa razionalità.

95 NOTE A SENECA Non exiguum…perdidimus: antitesi fra il dato oggettivo e la responsabilità individuale Si tota bene collocaretur : verbo tecnico dellambito finanziario. Metafora del tempo- denaro, più volte utilizzata e ampliata da Seneca Diffluit : dis movimento in direzioni diverse e fluere, fluire stessa radice di flumen. Limmagine è completata dal per con accusativo del complemento di moto per luogo che dà lidea del disperdersi. Inpeditur : verbo tecnico delleconomia che richiama la metafora del denaro Quam ire…sentimus : la relativa anticipata e la reggente presentano termini paralleli: ire e transisse, opposti per tempo e per aspetto, intelleximus e sentimus si oppongono per il tempo e per il senso diverso nello stesso significato (razionalmente / emotivamente) Sicut amplae…patet : la similitudine finale ha funzione chiarificatrice e di riepilogo. Il ragionamento è analogico: due premesse alternative e la conclusione analogica. Amplae et regiae opes, ubi…momento dissipantur Modicae, si bono…usu crescunt Aetas nostra bene disponenti multum patet

96 NOTE A SENECA Illa se benigne gessit : richiama il de naturae malignitate conqueritur dellinizio, tema diatribico del lamento Vita, si uti scias, longa est : apodosi della realtà e protasi delleventualità, riassume nellopposizione dei modi il senso di tutto il dialogo. Alium…alium : anafora ripresa con poliptoto (alius…alius) introduce laccumulo di brevi frasi e si evolve nella variatio ( quosdam, quos, multos, plerosque, quibusdam). Operosa sedulitas :gli aggettivi terminanti in –osus indicano abbondanza equi crea una antitesi con supervacuis a determinare la paradossale follia degli occupati. Ambitio : in origine è andare intorno poi indica voler figurare e dunque ostentare Torquet :verbo in rapporto col nostro torturare, dà il senso, insieme a defatigat ducit e consumat, dei logoranti effetti di attività che alienano luomo da se stesso. Superiorum cultus : cultus è connesso a colere (coltivare) è usato nel senso di far la corte Voluntaria servitute : ossimoro, la servitù è condizione oggettiva, ma qui è volontaria e Seneca dice nelle Epistole che non cè servitù peggiore. Adfectatio :di derivazione verbale:adfectare intensivo di adficio.

97 NOTE A SENECA Displicens levitas : tema della levitas affrontato sul piano metaforico del viaggio come dimostra il lessico: iactare=sballottare delle onde, vaga=capricciosa, riferibile al vento come inconstans=incostante. Piano metaforico ripreso anche da quo cursum derigant Quaeris fortasse …inizia la parte dedicata agli occupati Otium occupatum : è quello degli alienati che non sanno appropriarsi neppure del tempo riservato a se stessi. Dallepoca degli Scipioni a Cicerone lotium (pausa fra due momenti di attività) si opponeva al negotium (attività pubblica in generale). Nel I sec d.C. lopposizione rimane ma è fra otium desidiosum e otium cum studiis GLI OCCUPATI : 1) il collezionista di bronzi antichi 2) gli amanti della palestra e dei giovani atleti 3) i fissati col barbiere 4) gli amanti delle canzoni 5) i forzati dellorganizzare banchetti 6) i forzati delle passeggiate e del lasciarsi vivere 7) gli snob… Aeger est immo mortuus est : climax Soli…soli : lanafora è un carattere distintivo dello stile di Seneca, strettamente legato alluso della paratassi invece che dellipotassi. Otiosi : è contrapposto agli occupati

98 NOTE A SENECA Nec…adquisitum est : da evidenziare lantitesi fra aetas (il tempo della vita delluomo) e aevum (il tempo in generale) Nobis… nobis : è da mettere in relazione allanafora iniziale ( per noi…) Ad… deducimur : richiamo a Lucrezio, De rerum natura III, 1: …e tenebris tantis tam clarum extollere lumen / qui primus potuisti… Cum bene insanierint : espressione –chiave, rafforzata anche dalluso di prefissi ed infissi verbali che moltiplicano il significato della radice (discursant, perambulaverint, districta, etc.). Limmagine di una Roma tutta affacendata si contrappone a quella dei filosofi che dispensano saggezza. Quam multi : quadruplice anafora del pronome che introduce ciascuna delle esclamative, ma solo le prime due sono seguite da una relativa con il congiuntivo (variatio). Vix … redddent :si allude alla salutatio mattutina, incombenza quotidiana dei clientes Hos…familiarissimos : riprende in funzione antitetica, il precedente isti qui, tipico della struttura diatribica. Nemo…non : ha qui funzione enfatica, come chiarisce anche la ripresa dellanafora. Sui : tutto il periodo finale oppone la generosa disponibilità dei filosofi allindifferenza

99 NOTE A SENECA altezzosa dei ricchi verso i clienti, e lopposizione è marcata dalla simmetria tra la figura della triplice anafora negativa di nemo e la quadruplice anafora esclamativa di quam multi, del periodo precedente Quia de illis ne desinant non est timendum :riprende la teoria epicurea della vecchiaia come tranquillo porto in cui finalmente si raggiunge il vero possesso della vita bella grazie alla memoria. Il ricordo dei piaceri è più persistente e più affidabile rispetto al godimento presente.epicurea Vindica te tibi : tipico del linguaggio giuridico. Importante luso del riflessivo: il soggetto (tu) loggetto (te) e il fine (tibi) coincidono. Luso del riflessivo esprime spesso il continuo ripiegarsi del soggetto su se stesso. E un uso particolare che avrà ripercussioni anche nella produzione degli scrittori cristiani, apologisti e padri della Chiesa. Auferebatur…excidebat : climax sempre riferito alla metafora tempo-denaro. Strappo violento/ sottrazione subdola/ perdita per incuria, (la più grave). Ripreso anche in eripiuntur- subducuntur-effluunt.

100 NOTE A SENECA Magna pars…aliud agentibus : il periodo è costruito su tre segmenti paralleli (trikolon) tutti chiusi da agentibus, magna, maxima e tota, impostano il climax. Mortem prospicimus : evidenzia lerrore di prospettiva: il prefisso pro rivela il guardare in prospettiva davanti a sé Quidquid aetatis retro est mors tenet : fornisce la spiegazione dellerrore. Manus inicere : termine giuridico Crastino e hodierno : aggettivi sostantivati Imputari sibi : linguaggio finanziario Vir fortis ac sapiens : è lideale umano del I secolo, subentrato al cittadino romano dei tempi di Cicerone: è il saggio che esprime una controllata consapevolezza. Inpellente philosophia :è la concezione ciclica delleterno ritorno condivisa dagli stoici.concezione ciclica Nausia : termine greco

101 NOTE A SENECA Esempio dello schema di comunicazione usato da Seneca AFFERMAZIONE GENERALE: gravissimum iudicabis malum, aliquem ex his, quos amabis, amittere. DIMOSTRAZIONE MEDIANTE LEVIDENZA: …cum interim hoc tam ineptum erit quam flere, quod arboribus amoenis et domum tuam ornantibus decidant folia. …dum virent, utere. SECONDA AFFERMAZIONE: Alium alio die casus excutiet DIMOSTRAZIONE MEDIANTE LEVIDENZA: quemadmodum frondium iactura facilis est, quia renascuntur, sic istorum…damnum, quia reparantur, etiam si non renascuntur. OBIEZIONE DELLINTERLOCUTORE : Sed non erunt idem CONFUTAZIONE: ne tu quidem idem eris. Omnis dies, omnis hora te mutat: sed in aliis rapina facilius apparet, hic latet, quia non ex aperto fit. SENTENZA CONCLUSIVA: nec speraveris sine desperatione nec desperaveris sine spe.

102 NOTE A S.AGOSTINO S.Agostino nel libro XI delle Confessioni tratta il problema della sostanza del tempo, iniziando la sua meditazione dalla domanda: Che cosa faceva Dio prima di fare il cielo e la terra (Genesi 1,1) e rispondendo che non faceva nulla, perché se faceva qualcosa, faceva una creatura: il fare di Dio infatti è creare, perché se Dio fa qualcosa fuori di sé fa una creatura. Continua poi affermando che il tempo esiste solo in Dio e dunque non ha senso chiedersi cosa facesse Dio prima della creazione, perché prima è una determinazione di tempo e al tempo della creazione non esisteva il tempo. Dio ha creato il tempo, è eterno e precede tutti i tempi. Dunque LA CREAZIONE NON AVVIENE NEL TEMPO MA NELLETERNITA, perché Dio permane mentre il tempo non può permanere, altrimenti non sarebbe tempo ma eternità. Allora cosè il tempo : non è una realtà assoluta nei suoi tre segmenti: PASSATO (non esiste senza nulla che passi), FUTURO (non ci sarebbe, se nulla venisse), PRESENTE (non cè, se nulla cè). Il tempo potrebbe essere qualcosa che passa, ma se passa, passa nel tempo e dunque non è il tempo. Il futuro e il passato non sono e forse anche il presente non è, perché passa ( come dimostra il paradosso dei cento anni con cui chiarisce largomento dellinfinita divisibilità del tempo fino alla vanificazione del presente, che si riduce progressivamente fin quasi a scomparire). Poiché però misuriamo il tempo, misuriamo la durata di qualcosa: la dottrina del tempo diventa allora fenomenologia della percezione del tempo.

103 NOTE A S.AGOSTINO Il tempo presente non ha durata, perché qualsiasi durata avesse diverrebbe divisibile in passato e futuro. Anche Platone nel Parmenide aveva analizzato listante: non cè un momento che inizi dalla quiete ancora immobile, né dal movimento ancora in moto…la natura dellistante è un assurdo che giace fra quiete e moto. Listante è fuori dal tempo perché se il tempo scorre, listante non scorre e dunque non è tempo. S. Agostino afferma inoltre che del tempo noi non misuriamo la sostanza ma il passare, attraverso il quale percepiamo lestensione: PRESENTE NEL PASSATO PRESENTE NEL PRESENTE PRESENTE NEL FUTURO Cogliamo questi presenti mediante la MEMORIA, la VISIONE e lATTESA e li misuriamo nel passaggio (dallattesa--alla visione--alla memoria), perché il futuro si realizza solo come presente e solo così diventa contenuto di memoria. Il tempo non si identifica col movimento degli astri (lo aveva già detto Aristotele): un corpo non può muoversi se non nel tempo, ma il movimento e il tempo non si identificano (si misura infattia nche la stasi). L essenza del tempo allora va cercata nelle sede in cui avviene la misurazione del passaggio, cioè nell ANIMO UMANO. Lanimo è la sede ed il soggetto della percezione del tempo e il tempo è unestensione dellanimo. Ciò che è realmente presente è lATTENZIONE dellanimo attraverso cui il futuro trascorre per diventare passato. Il passato e il futuro non hanno realtà oggettiva. Il Tempo è dentro di noi come una canzone

104 NOTE A S.AGOSTINO Che ci apprestiamo a cantare e che allinizio è tutta presente nellattesa poi trascorre nella memoria e non è mai veramente presente se non nel suo svolgersi. SCHEMA DELLESPOSIZIONE XIV. 17. Che cosè il tempo? La sostanza. Il tempo esiste poiché tende a non esistere: * il passato ormai non esiste * il futuro non esiste ancora * il presente transita, se non transitasse sarebbe eternità XV.18. Tempo lungo e tempo breve. La durata * Passato, ma non è più Fu lungo quel tempo al presente * Futuro, ma non è ancora Sarà lungo quel tempo al presente.19. Lunghezza del tempo presente.20. Paradosso dei 100 anni: il presente non ha estensione. Non sono

105 NOTE A S.AGOSTINO XVI. 21. Mentre passa il tempo può esser misurato perché può esser percepito, ma il presente non ha estensione. XXVI. 33. Misuriamo mediante confronto (esempio delle sillabe, poemi, versi, piedi): ma non cè misura costante (oggettiva). Il tempo è solo una estensione dellanimo e si misura solo il passaggio. XXVII. 34. Esempio della voce per dimostrare che si misura il passaggio: la voce si può misurare dallinizio alla fine, ma quando finisce non è più presente e se non è finita non si può misurare, dunque non si misura nemmeno il passaggio..35. Esempio delle sillabe brevi e lunghe : misuro le sillabe non in quanto realtà, bensì in quanto immagini della memoria che posso confrontare..36. Il presente trascina il futuro nel passato facendolo crescere con la diminuizione del futuro. XXVIII.37. Nellanimo ci sono tre momenti: ATTESA, ATTENZIONE, MEMORIA. Un lungo futuro sarà dunque una lunga attesa del futuro. Un lungo passato sarà una lunga memoria del passato.

106 NOTE A S.AGOSTINO Come si nota anche dallo schema, il ragionamento procede per successivi approfondimenti,con un andamento a spirale, che pian piano si avvia a sciogliere il nodo problematico centrale. Il lessico presente nelle parti lette delle Confessioni non è particolarmente vario: ricorrono prevalentemente termini riferibili allarea semantica del tempo, della misurazione e dello spazio. LESSICO: area semantica del tempo Aeternitas: eternità Annus: anno Mensis: mese Dies: giorno Hora: ora (talvolta indica il tempo, Ovidio) Momentum: (moveo) indica movimento, mutamento di spazio, ma qui momento, istante perché riferito al tempo. Mora: indugio, ritardo, ma anche periodo di tempo (temporis). Initium: (ineo), inizio, principio (al plurale: principi=elementi)

107 NOTE A S.AGOSTINO LESSICO: area semantica del tempo Consumptio: impiego, esaurimento Tempus: indica sia una parte di tempo (periodo, momento, ora) sia il tempo in generale. Futurum: il futuro; si può dire anche reliquum tempus o posterum tempus; generazioni future sono: posteri; in futuro si dice: posthac o postea; prevedere il futuro: futura prespicere Praesentia: il presente. Si trova anche praesens tempus; al presente: hoc tempore; questo momento: hoc tempus LESSICO : area semantica della percezione Attentio:attenzione, ma si trova anche intentio con il significato di applicazione, attenzione. Memoria: memoria, ricordo Expectatio: attesa.

108 NOTE A S.AGOSTINO LESSICO: area semantica dello spazio Dimensio: misurazione, misura delle sillabe (dimetior) Distensio: tensione Deminutio: riduzione (deminuo) Intervalla: spazi di tempo. Loca: circostanza, punto ma anche momento, tempo. Spatium: estensione o trasl. di tempo: durata, periodo, occasione. Terminus: pietra di confine, fine. Finis: spazio/tempo: termine, confine/cessazione, ma anche morte. LESSICO: area semantica della misurazione Brevis: di spazio: corto; di tempo:breve Longus: di spazio: lungo; di tempo: duraturo. Strova anche longiscula (alterato). Ample: in larga misura (avv.) Correpte:brevemente (avv.) (corripio) Continuatus: ininterrotto, continuo

109 NOTE A S.AGOSTINO VERBI: di misurazione Crescens: aumentato, accresciuto, da cresco Definite:con precisione (avv.) (definio), in modo determinato Indefinite: indefinitamente, in modo indeterminato (avv.) Duplum: doppio Simplum: semplice, unità Prior: primo fra due, precedente, anteriore Posterior: posteriore, seguente, successivo Producte: con allungamento (avv.) / Correpte: brevemente (avv.) [riferiti a sillabe] LESSICO: area semantica della misurazione Minuo-is-minui-minutum-ere: diminuire, ridurre, consumare Cresco-is-crevi-cretum-ere: aumentare, accrescersi Divido-is-visi-visum-ere: ripartire, dividere Comparo-as-avi-atum-are: confrontare Metior-iris-memsus sum-iri (dep.): misurare

110 NOTE A S.AGOSTINO VERBI: di percezione Memini-isti-isse: ricordarsi (difettivo) Adtendo-is tendi-tentum-ere: rivolgere lattenzione, stare attento. Praemeditor-aris-atus sum-ari (dep.): prevedere Sentio-is-sensi-sensum-ire: percepire, rendersi conto Adsum-es-adfui-adfuturus-adesse:esserci,esser presente, stare attento. Esse: essere, ma usato spesso come esistere Maneo-es-mansi-mansum-ere: persistere restare Expecto-as-avi-atum-are: indugiare, attardarsi Resto-as-stiti-are: durare, persistere Perduro-as avi-atum-are: durare, resistere Absum-es-afui-afuturus-abesse: essere distante,assente, astenersi. VERBI: di stato

111 NOTE A S.AGOSTINO Advenio-is-veni-ventum-ire:giungere, arrivare, sopraggiungere Avolo-as-avi-atum-are: volar via, andarsene precipitosamente Trasvolo: affrettarsi, passare Ago-is-egi-actum-ere: trascorrere Desino-is-desii-desitum-ere: cessare, terminare Extendo-is-tendi-tentum (tensum)-ere: prolungare, estendere Expleo-es-plevi-pletum-ere: completare, finire, terminare Consumo-is-sumpsi-sumptum-ere: consumare, trascorrere Cesso-as-avi-atum-are (cedo): arrestarsi, cessare Coepio-is-coepi-coeptum-ere: cominciare Transeo-is-ivi-itum-ire: passare, scorrere Praetereo-is-ii (ivi)-itum-ire: passare, andar oltre Tendo-is-tetendi-tentum (tensum)-ere: dirigersi, tendere Pergo-is-perrexi-perrectum-ere: continuare, proseguire. VERBI: di movimento o trasformazione

112 EPOCHE ETA ANTICA MEDIOEVO RINASCIMENTO BAROCCO ILLUMINISMO e ROMANTICISMO NOVECENTO

113 ETA ANTICA Il Tempo è costituisce uno dei problemi costanti della riflessione filosofica e scientifica. Alle origini del pensiero greco il concetto di Tempo, inteso come "misura del perdurare delle cose mutevoli" e "ritmica successione del divenire", si presenta legato al mito di Crono, padre di tutte le cose, e parla di "cicli del tempo" come ruota del destino in cui tutti gli uomini rinascono. Si arriverà ad un nesso fra pensiero e tempo con Aristotele egli lo descriverà come "numero del movimento secondo il prima e il poi". La relazione del tempo col pensiero e anzi la sua totale interiorizzazione e riduzione a "estensione dell'anima", a successione di stati psichici tramite la memoria e l'anticipazione, è espressa da Agostino nelle Confessioni; si passa così da un tempo della ciclicità pagana a uno lineare di stampo cristiano, che parte dalla caduta di Adamo e procede verso la dimensione del riscatto e del ritorno a Dio.Agostino nelle Confessioni

114 MEDIOEVO Nellalto Medioevo lidea del tempo è caratterizzata dalla visione magico-simbolica della natura, tipica della religiosità popolare. Alla natura non è riconosciuta una consistenza reale: il mondo appare come uno specchio, che riflette attraverso i fenomeni sensibili un significato spirituale e religioso che lo trascende. La realtà terrena, in quanto apparenza, segno da decifrare, non interessa. Il tempo che domina nella vita quotidiana è il tempo ciclico della natura, scandito dai lavori agricoli e sacralizzato dalle campane della chiesa che annunciano le ore canoniche e obbediscono alle esigenze della liturgia. Si perde completamente la memoria storica, il passato si confonde con il presente e il presente si congiunge con leternità. Manca qualsiasi senso di progresso, si pensa anzi che il futuro coincida con la fine del mondo, sia perché già S. Agostino aveva parlato di vecchiaia del mondo, sia perché Beda il Venerabile,il primo che nella storia del popolo degli Angli aveva adottato il computo degli anni a partire dalla nascita di Gesù Cristo, aveva affermato che erano già trascorse cinque età del mondo e che si stava vivendo la sesta e ultima. Con lo sviluppo della società comunale però cambia lidea di tempo, ridefinita secondo criteri funzionali alla pratica dei propri guadagni: luso del tempo è subordinato alle esigenze economiche e tramite lusura, allaccumulazione finanziaria, entrando in conflitto con la morale cristiana, che sosteneva che il tempo appartiene solo a Dio e non può essere oggetto di lucro. La storia si frantuma nelle cronache cittadine (Boccaccio), rompendo lo schema della narrazione degli eventi dallorigine del mondo.La realtà terrena, in quanto apparenza, segno da decifrare, non interessa. Il tempo che domina nella vita quotidiana è il tempo ciclico della natura

115 RINASCIMENTO Nel 400 per la prima volta si ha la percezione precisa del passato come età diversa dal presente e dunque si fa avanti lidea del succedersi delle epoche storiche come successione di modelli culturali diversi. Letà Comunale aveva stabilito un rapporto con il mondo antico, di cui si sentiva erede e col mondo feudale, ma era una sovrapposizione, mentre con lUmanesimo si avverte la netta separazione, la specificità della propria epoca: il passato classico viene recuperato in quanto modello che presenta valori etici ed estetici e si differenzia dalla barbarie medievale. Per quanto riguarda poi il tempo quotidiano, rifacendosi in parte allesperienza del mercante, Leon Battista Alberti afferma che il tempo è un possesso che si può sprecare e perdere o risparmiare e capitalizzare. Per questo, figlioli miei, si vuole osservare il tempo, e secondo il tempo distribuire le cose, darsi alle faccende, mai perdere unora di tempo: il tempo è collegato al concetto di masserizia in quanto il tempo è denaro. Lidea di un impiego produttivo del tempo permea qualsiasi ambito, anche quello delleducazione e degli studi. Il Guarini nel De ordine docendi ac studendi, insiste sulla necessità di un uso intensivo del tempo negli studi, dedicando loro il riposo, la veglia e persino il sonno poiché il tempo della vita è breve rispetto alla vastità del sapere richiesto dallideale umanistico delluomo integrale. Tale ossessione troverà una efficace parodia nel tempo cronometrato di Gargantuà che neppure al gabinetto verrà abbandonato dalle lezioni di Panocrate.Per questo, figlioli miei, si vuole osservare il tempo, e secondo il tempo distribuire le cose, darsi alle faccende, mai perdere unora di tempo

116 MANIERISMO E BAROCCO Nel Seicento il Tempo è percepito come precarietà perché il principio del movimento su cui si basa la nuova visione delluniverso implica lidea di mutamento e di varietà per cui la vita non è più un viaggio, come ai tempi di Dante, ma una successione di avventure, una serie di peripezie, caratterizzate dalla varietà. Una delle immagini care al Barocco è quella del fiore appassito, o del teschio o della candela. Il Tempo è distruttore: tutto si trasforma continuamente fino ad arrivare alla morte, vera minaccia che ovunque incombe in tutta la sua desolazione. Tema tipico diventa allora quello dellorologio nelle sue sembianze di vetro e polvere, di ombra, assunte a metafora della fragilità e della morte. Non interessa tanto la misurazione del tempo, così importante per gli ambienti finanziari e commerciali dellepoca, o linvenzione dello strumento, ma il suo trascorrere privo di senso verso linevitabile distruzione. Assimilabile al tema dellorologio è la tipica immagine delle rovine a rappresentare la fugacità delle opere umane: la speranza nel futuro sembra del tutto scomparsa perché tutto crolla prima o poi e lunica certezza è proprio la morte. Si precipita nella tomba fin dalla nascita: ciò che sosteneva Epicuro ritorna tragica realtà. Il tempo è carnefice dei giorni, come diceva il poeta spagnolo Gòngora in Alla memoria della morte e dellinferno.Il Tempo è distruttoreTema tipico diventa allora quello dellorologio nelle sue sembianze di vetro e polvere,

117 ILLUMINISMO E ROMANTICISMO La concezione del cosmo-orologio, si rafforza con la rivoluzione industriale in Inghilterra: tutto è ridotto a meccanismo, per cui il tempo della vita è subordinato ai ritmi uniformi e massacranti del tempo di lavoro della fabbrica. La concezione del tempo si modifica alla fine del Settecento, nellincalzare dei numerosi avvenimenti che sconvolgono quellepoca: la storia diventa discontinuità, non è più progresso lineare e fiducioso, ma creazione, trasformazione e distruzione ciclicamente ripetuti nella visione materialistica e meccanicistica del mondo. Lunico elemento che permette alluomo di sopravvivere alla distruzione materiale operata dal tempo è la memoria storica eticamente connotata: il tempo breve della vita individuale può esser superato da una possibilità di sopravvivenza nella memoria delle generazioni future, ma ciò è possibile solo a chi lascia eredità di affetti e di valori. I frequenti cambiamenti politici fra Settecento e Ottocento imprimono un ritmo accelerato alla storia e la vita delluomo viene ormai regolata fuori dal tempo della natura. Lidea della storia si lega da un lato allidea di progresso, non più in senso illuministico, ma in una visione dialettica che recupera le contraddizioni e gli ostacoli trasformandoli in fattori di sviluppo: la figura del poeta allora assume il ruolo importante di custode e tramite dellenergia vitale perennemente creatrice della natura per cui è mago, sacerdote e profeta; ma luomo, non più al centro del cosmo, è anche un elemento insignificante destinato a soccombere, dopo la frattura insanabile col mondo naturale e in conseguenza alla sua estraneità al mondo ed alle emozioni da cui deriva la noia.ciclicamente ripetuti nella visione materialistica e meccanicistica del mondola memoria storica eticamente connotata

118 NOVECENTO La seconda rivoluzione industriale, per il suo stretto rapporto con la scienza e con la tecnica, rende sempre più artificiale il rapporto tra luomo e la natura e modifica radicalmente la percezione del tempo. La velocità diventa fattore essenziale nella vita quotidiana e dunque grande importanza acquista il non perdere tempo. I nuovi mezzi di locomozione cambiano continuamente la prospettiva del paesaggio e comunicano un senso della realtà come perenne divenire: la realtà perde consistenza oggettiva, durata, immobilità. La fisica sviluppando le geometrie non Euclidee, mette in crisi lidea di tempo assoluto e Poincaré anticipa la rivoluzione operata poi da Einstein. Nietzsche afferma che non cè una sola realtà, ma tante quanti sono i punti di vista. Bergson con la teoria della durata, valorizza il tempo interiore come flusso continuo di stati danimo, ciascuno dei quali contiene il passato e preannuncia il futuro. Nel momento in cui si rafforza il tempo degli affari che tende a uniformare il tempo degli orologi a livello mondiale (nel 1912 il Meridiano di Greenwich permette di calcolare lora ufficiale), si afferma anche la molteplicità del tempo individuale e interiore. Nel 1896 si ha il primo spettacolo cinematografico pubblico ed è proprio il cinema la forma darte che meglio rappresenta la molteplicità del tempo: il tempo può essere compresso, fermato, dilatato, rovesciato, reso simultaneo. Nellultima parte del novecento, la mondializzazione della produzione e del mercato e la rivoluzione informatica hanno determinato da un lato lindebolimento dei legami sociali e storici, dallaltro la distruzione dellesperienza diretta della realtà.

119 NOVECENTO Con i futuristi allinizio del Novecento era stata la velocità a modificare la percezione del reale, ma oggi i nuovi media diffusi capillarmente hanno determinato labbattimento dei due limiti del tempo: la lentezza, che oggi si può esasperare con la moviola, e la velocità, estremizzata nei videogames e nella possibilità di una simultaneità estremizzata anche di elementi molto lontani fra loro. Loggi è caratterizzato dal dominio dellimmagine rispetto alla realtà, dunque della sua rappresentazione: viviamo in una dimensione astratta e indeterminata che ha reciso il rapporto col passato. Questo trauma è testimoniato da tutta la produzione poetica e narrativa del dopoguerra, quando il presente si impone come unico tempo per leggere il passato e il futuro. Siamo in uno stato di sospensione che dà la sensazione di vuoto: la mancanza di unidentità forte del presente e la contemporaneizzazione di ogni evento ed esperienza portano a un recupero archeologico, decorativo e scenografico della storia, ma allincapacità di pensare il passato come orizzonte autonomo e come apporto di tradizioni e di identità. Viene a cadere ogni idea di storicità come progresso, per cui diventa impossibile oggi trovare un senso e un fine alla storia: la realtà è ormai mercato, labirinto, spettacolo.quando il presente si impone come unico tempo per leggere il passato e il futuro

120 HELP ! Rimanda allultima pagina visitata. Rimanda indietro di una pagina. Manda alla pagina successiva. Rimanda alla prima pagina Rimanda allindice degli autori La navigazione consente percorsi differenti a seconda degli interessi e dello scopo per cui si utilizza il materiale presente. I collegamenti fra i singoli testi seguono il criterio dellanalogia, dellapprofondimento o del richiamo. Il materiale raccolto può essere liberamente utilizzato da chiunque voglia servirsene in ambito didattico. I testi utilizzati sono stati segnalati dalla prof. Sbrana e organizzati dalla prof. Vannucci, come modello operativo da proporre agli alunni anche per l analisi di altri temi.modello operativo HELP!

121 BIBLIOGRAFIA Ronconi-Posani-Tandoi Manuale storico della letteratura Latina Le Monier 1976 Paratore Storia della letteratura latina Sansoni 1973 E. Arrobbio Latinitatis AuctoresSEI 1992 G.B.ConteIl libro degli autori latini Le Monnier 2000 R.Gazich Seneca De brevitate vitae Signorelli 1999 A.La Penna Orazio le opere. Antologia. La Nuova Italia 1973 F.Palazzi I miti degli dei e degli eroi Loescher Editore 1988 M.Lachantin De Gubernatis Catullo Veronensis liber, Torino 1947 Luperini-Cataldi-Marchiani-MarcheseLa scrittura e linterpretazione Palumbo Ed S. Guglielmino Guida al novecento Principato 1971 A.Hauser Storia sociale dellarte Piccola Biblioteca Einaudi 1973 Abbagnano Storia della filosofia UTET A.Traina Lo stile drammatico del filosofo Seneca Patron 1974

122 SCHEDA AUTORE EPOCA OPERA GENERE SINTESI DEL CONTENUTO NUCLEI TEMATICI PAROLE CHIAVE ED ESPRESSIONI SIGNIFICATIVE PERCEZIONE DEL TEMPO AFFINITA TEMATICHE CICLICALINEARESTESSO AUTORE ALTRI AUTORI ESEMPIO DI SCHEDA DA UTILIZZARE PER LA RACCOLTA DI INFORMAZIONI

123 LUCIO DALLA L'anno che verrà Lucio Dalla Caro amico ti scrivo / così mi distraggo un po/ e siccome sei molto lontano/ più forte ti scriverò./Da quando sei partito c'è una grossa novità/ l'anno vecchio è finito ormai /ma qualcosa ancora qui non va./ Si esce poco la sera / compreso quando è festa/ e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia / vicino alla finestra/ e si sta senza parlare per intere settimane/ e a quelli che hanno niente da dire/ del tempo ne rimane. / Ma la televisione ha detto che il nuovo anno/ porterà una trasformazione/ e tutti quanti stiamo già aspettando/ sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno / ogni Cristo scenderà dalla croce/ anche gli uccelli faranno ritorno./ Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno/ anche i muti potranno parlare/ mentrei sordi già lo fanno. / E si farà l'amore ognuno come gli va/ anche i preti potranno sposarsi / ma soltanto a una certa età / e senza grandi disturbi qualcuno sparirà / saranno forse i troppo furbi / e i cretini di ogni età. / Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico / e come sono contento / di essere qui in questo momento / vedi, vedi, vedi, vedi,/ vedi caro amico cosa si deve inventare / per poterci ridere sopra / per continuare a sperare. / E se quest'anno poi passasse in un istante / vedi amico mio come diventa importante / che in questo istante ci sia anch'io. / L'anno che sta arrivando / tra un anno passerà / io mi sto preparando / è questa la novità.si sta senza parlare per intere settimanela televisione ha detto che il nuovo anno/ porterà una trasformazionefesta tutto il giorno che in questo istante ci sia anch'io


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