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T. Pompili - Principia - 12/10/2009 Dalla recessione reale a nuova crescita? Tomaso Pompili Dip. Sociologia e Ricerca Sociale – Università degli Studi.

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1 T. Pompili - Principia - 12/10/2009 Dalla recessione reale a nuova crescita? Tomaso Pompili Dip. Sociologia e Ricerca Sociale – Università degli Studi di Milano-Bicocca Principia, Milano, 12 ottobre 2009 DALLA RECESSIONE REALE A NUOVA CRESCITA ?

2 T. Pompili - Principia - 12/10/2009 SOMMARIO 1. PREVISIONI ED ECONOMISTI 2. LA RECESSIONE 3. LA RIPRESA ? 4. MANO VISIBILI ED EXIT STRATEGIES 5. RIFORME STRUTTURALI 6. CONCLUSIONI 7. RINGRAZIAMENTI

3 T. Pompili - Principia - 12/10/ PREVISIONI ED ECONOMISTI (1) Nessun economista ha previsto la crisi? Nessuno ha previsto, né poteva, quando – ma vale anche per i critici, siano essi economisti radicali o non economisti (p.es. giuristi). Non lhanno prevista (né volevano?) gli economisti delle società operanti sui mercati finanziari. Né i politici che, se mai, imputavano la frenata alla globalizzazione e alla Cina. Infine, non era compito dei micro-economisti prevederla, ma solo dei macro-economisti. Crisi finanziarie che innescano crisi reali già in passato, ma questa è la prima globale dal Il grande crollo del 1929 fu spiegato con successo (Friedman, Eichengreen, Bernanke, Sachs) con errori di politica monetaria, senza bisogno di far ricorso allirrazionalità (ingestibilità) delle bolle speculative: si trovò la causa e si poté dare una ricetta di politica economica. Dagli anni i modelli macroeconomici congiunturali sono fondati sulleconomia reale (che considera la finanza come mero lubrificante) e sul postulato del comportamento razionale e perfettamente informato anche sulle probabilità future (che esclude le bolle speculative, se non come shock esterni). Questi modelli (CGE) teoricamente rigorosi hanno dato ottimi esiti empirici.

4 T. Pompili - Principia - 12/10/ PREVISIONI ED ECONOMISTI (2) Poi, negli anni 2000, il mercato del credito vide sviluppi ignoti ai macroeconomisti (e ai regolatori). Molti macroeconomisti, e lEconomist, notarono ed evidenziarono singoli problemi, non le connessioni, e quindi le conseguenze sistemiche e potenzialmente catastrofiche di 1 crisi. Perciò nel i ministri economici e le banche centrali non utilizzavano modelli affidabili e i loro economisti non hanno previsto la crisi per questo e non perché dovuta a insolite coincidenze. Eppure, almeno una dozzina di analisti seri pubblicarono analisi dettagliate e argomentate (Perotti 27mag, Bezemer 30set) Economisti che lavorano sullintegrazione tra economia finanziaria e reale (Minsky Godley) o sulla psicologia economica (Kahneman) ci sono da tempo, tanto che hanno fatto a tempo a vincere premi Nobel. E da una decina danni sviluppano modelli macroeconomici che integrano economia reale e settore finanziario (e immobiliare – e quindi il debito privato oltre a quello pubblico), contabilizzando di questultimo sia stock che flussi (flow of funds models); le aspettative sono adattive e i modelli sono in grado di valutare la sostenibilità dei sentieri di crescita. Questi modelli previdero linsostenibilità strutturale della crescita americana già nel 2000 (non il punto di svolta), ma non furono adottati dalle grandi istituzioni. Ancora non è chiaro se i modelli prevalenti (CGE) possano essere integrati da questi modelli (FoF), stante la differente visione sul ruolo della finanza nel sistema economico)

5 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RECESSIONE (1. Tempi) Fine della fase di espansione : 2° trimestre del 2007 (2007Q2) – prima dei primi segnali della crisi finanziaria Inizio della depressione : 3° trimestre del 2008 (2008Q3) – subito dopo lesplosione della crisi finanziaria (ma in Eurolandia già il 2° era negativo) Il peggior trimestre degli ultimi 60 anni: 1° trimestre del 2009 (2009Q1) Fondo della crisi (PIL): 2009Q2 o Q3 ? Sembra quindi che a gennaio fossimo pessimisti Secondo Farmer (5ott), sulla base dei ritardi temporali tra borsa (S&P500 ha toccato il fondo il 9/3) e disoccupazione (il tasso ha registrato lincremento più rapido in marzo) nelle 14 recessioni dal 1929 a oggi, in USA la recessione è terminata tra aprile e luglio SE lentrata in crisi è molto simile alla Grande Depressione (salvo che oggi lindustria manifatturiera, più sensibile, pesa assai meno), forse luscita sarà più simile a quella di una (grave) recessione – ma ancora non né è chiara la velocità Infatti non si può ancora escludere il rischio di un double dip (andamento congiunturale a W) né soprattutto ulteriori aumenti della disoccupazione (per un altro anno, forse, ma a un ritmo sempre più lento)

6 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RECESSIONE (2. Imprese) Investimenti. Laccumulazione di capitale è globalmente positiva sino a fine 2007 poi US 2008Q1 -1% Q2 +0% Q3 -2% Q4 -5% 2009Q1 -10% Q2 -2% EU 2008Q1 +0% Q2 -1% Q3 -2% Q4 -3% 2009Q1 -6% Q2 -2% IT 2008Q1 +0% Q2 +0% Q3 -2% Q4 -6% 2009Q1 -5% Q2 -3% US e EU ancora in netto calo (ITALIA anche peggio); dovrebbero recuperare prima le costruzioni (normalizzazione del mercato immobiliare e stimolo delle opere pubbliche) Produzione manifatturiera: fatturato, ordinativi e attese di vendita – nel 4° trimestre 2008 (2008Q4) arretramento pesante (in ITALIA da novembre, ma con difficoltà già nel 2° trimestre 2008)) e poi ripresa (in ITALIA da marzo) con ricupero di quanto perduto nel 2009 La produzione globale secondo Eichengreen (1sep) in molti paesi (I, F, S, J) è caduta del % in 2008Q4 e 2009Q1, più in fretta che nella Grande Depressione ma già in 2009Q2 mostra chiari segnali di ripresa (rifornimento scorte ai magazzini, e più, nelle economie emergenti), in contrasto con la Grande Depressione: ma si materializzerà la domanda? Italia: lIPI, che era stato crescente fino ad aprile 2008, ha poi perso circa il 25% in un anno e ha toccato il fondo a primavera 2009, con una ripresa del 6% circa in 2009Q3 (soprattutto beni intermedi e quindi energia, mentre i beni di consumo sono in contrazione, salvo lauto), che Isae prevede in rallentamento (previsione 2009 su ,6%) Produzione servizi: in ITALIA in difficoltà già dalla primavera 2007, con caduta profonda del fatturato 2008Q4 e 2009Q1 ma anchessi in ripresa da marzo (in misura minore proprio quelli più avanzati), con un ritorno (e arresto) alla situazione di pre-crisi dellestate 2008

7 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RECESSIONE (3. Sistema) PIL: EU crescita ininterrotta da 2003Q3 a 2008Q1, poi 2008Q2 EU -0,2% Q3 EU -0,4% Q4 EU - 1,9% 2009Q1 EU -2,4% Q2 EU -0,3% US 2008Q3 -0,7% Q4 -1,4% 2009Q1 -1,6% Q2 US -0,2%(4 trimestri in calo è prima volta dal dopoguerra) Italia 2008Q2 -0,6% Q3 -0,8% Q4 -2,1% 2009Q1 -2,7% Q2 -0,5% ; nei 12 mesi -6% (pessimo del G20 e il peggiore dal 1980); pur senza shock finanziari, lItalia è entrata in recessione prima e più degli altri (anno 2008: -1,0%) Produttività: la dinamica della produttività del lavoro stava rallentando da ben prima della crisi finanziaria, specie dal 2004, fino a +1% in EU, US, J nel 2006 e nel 2007; uno dei motivi è il declino del progresso tecnico (TFP) negli anni In US nelle costruzioni produttività del lavoro sempre più negativa dal 2002, le tendenze al rialzo si invertirono a inizio 2006 per i prezzi e a fine 2006 per i cantieri di nuove case (nb boom mutui , boom subprime ) Il commercio internazionale è caduto in 6 mesi (-60% in 2009Q1) più in fretta che nella Grande Depressione, ma già 2009Q2 la caduta si è arrestata ed è iniziata la ripresa (allora crollò di più ma toccò il fondo dopo più di 3 anni); gli enormi squilibri in US, UK, Spagna iniziano a riassorbirsi per la crisi Sono calati (o si sono invertiti) anche i movimenti migratori, un modo di trasferire la crisi sui PVS

8 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RECESSIONE (4. Lavoro) Occupazione: in media annua per lOCSE il tasso di disoccupazione aveva toccato un minimo nel 2007 (5,7%; EA 7,6%, US 5,8%) poi, dopo 2008Q1 peggiora continuamente di mese in mese fino ad ora, al ritmo di uno 0,1% al mese (ad agosto, OCSE 8,6%, US 9,7%, EA 9,6%, E 18,5% - il massimo, I non si sa, perché indagine trimestrale e non mensile) Il tasso di disoccupazione tocca ad agosto 2009 il 9,6% in eurolandia (+2% in un anno) e a settembre il 9,8% in USA (+3,6% in un anno, max da giugno 1983!), dove i salari sono fermi e gli orari pure Occupazione 2008Q1 EA +0,4% Q2 +0,1% Q3 -0,3% Q4 -0,3% 2009Q1 -0,7% Q2 -0,5% quindi la perdita di posti di lavoro è -1,8% sui 12 mesi Leffetto sulloccupazione (negli ultimi 12 mesi) è a fine giugno ancora contenuto, specie in Europa (salvo Spagna, Islanda, Irlanda, Baltico, Ungheria e Turchia), dove tocca un po di più manifattura e costruzioni ed è bilanciato dalla crescita nei servizi pubblici: se mai riduzione delle ore lavorate Cassa integrazione: le ore autorizzate a settembre sono 105mln, raddoppiate rispetto ad agosto (e quintuplicate rispetto a un anno fa), ma a settembre laumento % congiunturale è sempre anche più alto; soprattutto, calano del 13% su base annua le domande di mobilità, anticamera della disoccupazione (Inps) Sono calati (o si sono invertiti) anche i movimenti migratori, un modo di trasferire la crisi sui PVS

9 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RECESSIONE (5. Famiglie) Dal lato del commercio: le vendite al dettaglio, piatte nei paesi avanzati già a metà 2008, sono scese anche del 10% in Q4, rimanendo a quel livello in Q1. Consumi: i dati Ocse US: 2008Q1 -0,1% Q2 +0,0% Q3 -0,9% Q4 -0,8% 2009Q1 +0,2% Q2 -0,2% EA 2008Q1 +0,2% Q2 -0,4% Q3 +0,0% Q4 -0,5% 2009Q1 -0,5% Q2 +0,1%: -1,4% anno (Q1-Q1) IT 2008Q1 +0,1% Q2 -0,8% Q3 +0,2% Q4 -1,0% 2009Q1 -1,1% Q2 +0,1%: -2,7% anno (Q1-Q1) Quindi le famiglie sono state colpite già prima del crollo finanziario; ora riprendono a crescere, grazie a incentivi e sgravi fiscali, ma la disoccupazione e la stabilità dei salari li frenano (e in US anche lindebitamento da cui le famiglie devono rientrare) Risparmi: dopo 10 anni senza risparmiare, americani, britannici, irlandesi, … hanno ripreso a farlo – ma questo rallenta la ripresa dei consumi e quindi lo stimolo alla produzione Prezzi: linflazione, che dal 2001 si collocava tra 1,8% e 2,9% e aveva avuto un picco (4%) tra fine 2007 e inizio 2008 si è azzerata; idem a livello europeo, con il minimo raggiunto a luglio (EA 0,2%, EU -0,7%); anche le aspettative sono inferiori al 2% annuo; in US i prezzi degli immobili sono stabili da 2009 Q1

10 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RIPRESA ? (1. Finanza) In generale lo stress finanziario era tornato normale già a fine primavera Il mercato immobiliare, contro i pessimisti, ha stabilizzato i prezzi alla fine del 1° trimestre Borse: lindice S&P500 (New York), dal massimo del 10/9/2007 ha toccato il fondo il 9/3/2009 (altri grandi Orsi ci misero 2,5-3 anni) e poi (prima del previsto) è risalito: ai ritmi recenti recupererà i valori di un anno fa verso marzo 2010; la durata della ripresa sembra escludere altri crolli: un contesto di minore incertezza favorirà la ripresa! MA se riteniamo che il massimo reale fu quello del 2000 ci dovremmo aspettare a breve tre anni di andamento piatto prima di un Toro duraturo: scoraggiante per i collocamenti? Banche: grazie allintervento pubblico (escluse le garanzie (Irlanda!) è massimo in Benelux) i bilanci delle banche sono salvi, quanto ai patrimoni le maggiori banche hanno superato gli stress test (a maggio in USA, giorni fa in UE) e stanno decidendo di ricapitalizzarsi sui mercati – per compensare i titoli tossici secondo il FMI ancora nascosti? MA così le banche entrano in concorrenza per il risparmio con le imprese, che già si lamentano di restrizioni al credito, nonostante gli impegni formali delle banche: il deleveraging continuerà e rallenterà la ripresa reale

11 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RIPRESA ? (2. PIL) FMI – WEO (set) stima PIL mondiale -1,1% nel 2009 e +3,1% nel 2010, USA -3,4% e +1,3%, Eurolandia -4,2% e +0,3% (tutte le stime sono più ottimiste che a luglio e ad aprile) CE – Interim Forecast (14set) 2009Q1 -2,5% 09Q2 -0,1% 09Q3 +0,2% 09Q4 +0,1% 2009 Eurolandia e Unione Europea -4,0% (Italia peggio di EA16 ed EU27 nei primi due trimestri, in linea poi: ,0%); inflazione 2009 EA +0,4% EU + 0,9%, in ripresa in 2009Q4 dal minimo di luglio e il calo (EA) previsto in 2009Q3 OCSE – Economic Outlook (3set) La fiducia delle imprese è ovunque in miglioramento da marzo (ma sotto media); quella dei consumatori era ancora bassa allinizio dellestate OCSE – CLI (9ott) sintetizza indicatori anticipatori del ciclo: anticipa le svolte cicliche della produzione industriale (IPI) e del PIL in media di 5-7 mesi, ma con ampia variabilità (deviazione std: 3-6 mesi) – mai prima dora nessun paese >3 trimestri consecutivi in calo Ad aprile 2009 manifesta i primi segnali di inversione di tendenza (ma punti di flesso!); ad agosto 2009 anticipa tutte le maggiori economie in ripresa (in crescita ma sotto trend) – F e I forse già in espansione (sopra trend); nei vari paesi linversione di tendenza è apparsa nel corso del I semestre => la previsione più pessimistica indica la svolta reale del PIL fra 2010Q2 e Q3 –siamo quindi comunque un po più ottimisti che a fine gennaio – nb per gli ottimisti la svolta reale è in corso e nel mondo si completerà entro fine anno PIL: la ripresa è imminente, ma sarà sostenibile? Scadenze: metà dicembre (tutti i dati su 2009Q3 e CLI di ottobre) e metà febbraio (2009Q4): se il PIL non cala più e anzi cresce anche poco (+0,2% Q-on-Q), siamo alla svolta

12 T. Pompili - Principia - 12/10/ LA RIPRESA ? (3. Occupazione) Le tendenze delloccupazione sono in ritardo rispetto a quelle del PIL (da 1 a 4 trimestri, a seconda della rigidità del mercato del lavoro), quindi anche per gli ottimisti la disoccupazione crescerà almeno sino a fine 2009 – anche nella migliore delle ipotesi non inizierà a ridursi prima del 1° trimestre 2010 I tassi di crescita PIL sono insufficienti a creare posti di lavoro: quindi disoccupazione USA 9,3% e 10,1% e Eurolandia 9,9% e 11,7% (medie annue), con tendenza prevista in aumento almeno fino a metà 2010 MA il tasso di disoccupazione potrebbe restare al di sopra del 10% anche dopo il 2010 Poiché la dinamica della produttività è la differenza fra le due precedenti, questo loro andamento sfasato indica che se inizialmente ( ) la crisi ha portato cali di produttività, ora invece la produttività sta aumentando Ma non quanto potrebbe, perché per ora la capacità utilizzata è bassa e il credito è restrittivo, per cui gli investimenti fissi delle imprese latitano (almeno sino a inizio 2010) In apparenza, lITALIA va meno peggio di altri paesi: CLI la danno già in espansione a fine Q1, Isae prevede una ripresa ancora molto moderata da dicembre inizio 2010, FMI prevede una variazione PIL a -5,1% nel 2009 e a +0,2% nel 2010 e una disoccupazione al 10,5% nel 2010, il deficit è al 5,6% del PIL e salirà al 5,9% nel 2010

13 T. Pompili - Principia - 12/10/ MANO VISIBILI ED EXIT STRATEGIES (1) Se è la più grave recessione dagli anni 30, ha visto anche la risposta di politica economica (di controllo e mitigazione della crisi) più forte e più coordinata (non solo G8 e creazione del G20, ma soprattutto lo European Economic Recovery Programme del novembre 2008) Ci sono state molte micro misure protezioniste (Evenett) ma non ricorso su larga scala, né blocchi alla libertà di movimento delle persone Imposte: se cala il Pil, calano le imposte, ampliando i disavanzi pubblici e il debito (automatismo non contrastato): le tendenze di disavanzi e debito sono analoghe a quelle di altre crisi di origine finanziaria, le quali ci insegnano che il nadir sarà toccato nel 2010 (per FMI in eurolandia deficit/PIL 6,2% nel 2009 e 6,6% nel 2010) Spesa pubblica corrente: aumenta la spesa sociale (non solo automatismo) pro-consumi Aiuti pubblici con aggravi immediati di spesa (%PIL2008): G20 3,7% US 7,5% UK 18,9% E 4,6% D 3,7% F 1,6% I 0,8% MA relazione inversa tra aiuti e PIL non è solida (Daveri 13ago) Investimenti pubblici (a parte i salvataggi finanziari): non presenti in tutti i pacchetti di stimolo, e effetti su tempi più lunghi (2010 e oltre), per cui più importanti in quanto fattori produttivi per la nuova fase di crescita Incentivi al privato: saranno mantenuti per il 2010, per contrastare il calo di consumi da disoccupazione (ma poco orientati allinvestimento fisso e immateriale: lungimiranti?) Secondo Ilzetzki e aa (1ott) e vari altri limpatto stimolante delle misure fiscali su PIL (cifrato dalla Commissione in 0,75%) e occupazione è molto limitato e temporaneo: uno su dati per 45 paesi sostiene che è nullo in paesi aperti agli scambi internazionali, con tassi di cambio flessibili, con elevato debito pubblico e che privilegiano lo stimolo in spesa corrente, specie se PVS (dove spiazza la spesa privata) Inoltre quantitative easing (novità) e bassi tassi per favorire il credito a imprese e famiglie

14 T. Pompili - Principia - 12/10/ MANO VISIBILI ED EXIT STRATEGIES (2) I rischi occupazionali e finanziari rallentano la ripresa dei consumi (nonostante la bassa inflazione), la globalizzazione della crisi rallenta anche il contributo delle esportazioni, e queste due fonti di incertezza potranno scoraggiare gli investimenti produttivi (nonostante il basso costo dei finanziamenti); inoltre, almeno dopo il 2010 il crescente indebitamento renderà improbabile un forte contributo della spesa pubblica Ecco quindi che, specie volendo risanare i bilanci pubblici, alcuni anni di inflazione medio- alta o una nuova bolla (verde?) diverranno opzione attraente per US e simili, a meno che la liquidità non paghi lespansione senza strozzature dei paesi emergenti Stimoli monetari e fiscali così forti alimenteranno linflazione quando la ripresa delleconomia reale sarà in corso? Ma linflazione può essere contrastata dai prodotti dei PVS e da aumenti di produttività (entrambi però rallentano la ripresa delloccupazione) e magari da normative più favorevoli alla concorrenza (con questo governo???), oltre che da una politica monetaria più restrittiva. Il molto maggiore debito pubblico (per i disavanzi di bilancio e i salvataggi finanziari:+20% a fine 2010) mette gli Stati in competizione con le imprese (e le banche?) per il risparmio. Secondo FMI (mar09) in base al passato la rapidità di uscita dalle crisi finanziario-reali è più elevata quanto più solida era la situazione dei conti pubblici allinizio della crisi; e infatti sia una politica monetaria anti-inflazionistica sia il collocamento di eccessivo nuovo debito pubblico possono spingere in alto i tassi di interesse e quindi frenare gli investimenti delle imprese (crowding out) e strangolare la ripresa già nel 2010 Anche la politica economica di soluzione e uscita sostenibile dalla crisi sia coordinata, tra paesi, ma più ancora tra fiscale e monetaria, per evitare limmediato rialzo dei tassi di interesse che strangolerebbe la ripresa. Tale politica si abbini ad una politica di crescita, che espanda la capacità produttiva e la competitività anche nei paesi non emergenti MA prima dei dati Q1 (fine Q2) nessuna exit strategy reale sarà impostata (effetti a 2011): potrà invece iniziare subito la exit strategy monetaria.

15 T. Pompili - Principia - 12/10/ RIFORME STRUTTURALI Tendenze globali: Il deleveraging della finanza avrà ricadute sul finanziamento alleconomia reale e quindi sui ritmi di crescita prossimi anni, e così laccresciuto indebitamento globale (meno privato, molto pubblico) Per prevenire le crisi future occorrono cambiamenti regolatori che si possono fare solo avendone ricostruite le cause (da qui la necessità di disegnare e calibrare nuovi modelli macro); ma si ritiene che politiche di competitività e crescita del potenziale rafforzino la robustezza di fonte alle crisi. Secondo Giuliano e Spilimbergo (29set) le recessioni da crisi finanziaria hanno un impatto permanente sugli atteggiamenti degli individui, specie di anni allepoca della crisi, nel senso di una minor fiducia nellimpegno personale e quindi un maggior favore per politiche redistributive Specificità italiana: Per lItalia la crisi del 2009 cancella 4 anni di crescita, oltre al 2009 stesso (inoltre anche il 2008 è stato di recessione e non di crescita), ma già da 15 anni lItalia cresceva così lentamente rispetto agli altri paesi che il suo PIL pro capite rispetto a quello UE si riduceva (il Sud è lunica area povera che non converge alla media UE!). Per il FMI – WEO (ott) nel 2009 la Grecia ha superato lItalia per PIL pro capite e nel 2010 lo farà la Slovenia; a fine 2010 lItalia sarà ritornata al Quindi era già evidente il bisogno di riforme strutturali, la cui assenza può frenare la ripresa e la crescita futura. Sono ben note le necessarie riforme pubbliche: contrasto efficace allillegalità, alla burocrazia, alla tassazione per spesa improduttiva, alla tassazione sul lavoro e sullimpresa, al corporativismo anti-concorrenziale; sviluppo della conoscenza. Non servono però solo quelle ma anche innovazioni (organizzative, per la qualità, … soft innovation tanto quanto R&S) che valorizzano il capitale umano, peraltro già in corso (rapporto Symbola – Fond.Edison), nelle imprese, non solo manifatturiere. Perciò per lItalia la crisi può segnare il passaggio della leadership, non solo quantitativa, dallindustria ai servizi. Sfortunatamente, per definizione le riforme danneggiano posizioni di rendita consolidata, nellimpresa come nella polis, e in Italia sembra diffusa la percezione di sé come fortunati percettori di rendite anziché come danneggiati dalle rendite altrui …

16 T. Pompili - Principia - 12/10/ RINGRAZIAMENTI Grazie a: Tutti voi


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