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La pila a secco (zinco-carbone) Contenitore di zinco (tazza) È il polo negativo perché si concentrano le cariche negative È detto anodo Cilindro di carbone.

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Presentazione sul tema: "La pila a secco (zinco-carbone) Contenitore di zinco (tazza) È il polo negativo perché si concentrano le cariche negative È detto anodo Cilindro di carbone."— Transcript della presentazione:

1 La pila a secco (zinco-carbone) Contenitore di zinco (tazza) È il polo negativo perché si concentrano le cariche negative È detto anodo Cilindro di carbone È il polo positivo perché si concentrano le cariche positive È detto catodo Copertura in acciaio che tocca col catodo Copertura in acciaio che tocca con l’anodo Rondella isolante, separa i due elettrodi (catodo e anodo) … Perché? + - Rivestimento del cilindro di carbone con manganese: impedisce che sul cilindro si formi un gas che impedirebbe le reazioni chimiche dentro la pila Elettrolito: è una sostanza pastosa che permette le reazioni chimiche all’interno della pila Involucro di plastica dell’anodo Involucro esterno di lamierino E’ formata da: Dentro la pila …

2 Funzionamento pila zinco-carbone Funzionamento. Dentro la pila avvengono due reazioni chimiche, l’ossidazione e la riduzione che nel loro complesso si chiamano ossido-riduzione. Bastoncino di carbone. Sulla sua superficie avviene la reazione chimica di riduzione grazie alla quale si accumulano cariche elettriche positive, si forma il catodo. Tazza di zinco. Sulla sua superficie avviene la reazione chimica di ossidazione grazie alla quale si accumulano cariche elettriche negative, si forma l’anodo. Tra catodo e anodo si forma quindi una Tensione Elettrica o Differenza di Potenziale, dovuta all’accumulo di cariche di segno opposto pronte a spostarsi le une verso le altre … Ciò avviene grazie a un filo di rame, i cui atomi hanno l’elettrone libero: gli elettroni liberi riescono a muoversi poiché attratti dal catodo e continuano a fluire finchè ci saranno elettroni nell’anodo che si accumulano per l’ossidazione. Si crea così la corrente elettrica

3 Lampada a incandescenza E’ formata da: Un bulbo di vetro Un attacco a vite metallico Un bottone inferiore metallico Stelo di rame fissato all’attacco a vite Filamento di tungsteno Stelo di rame fissato al bottone inferiore Dischetto isolante La corrente attraversa il bottone, il primo stelo di rame, il filo di tungsteno, il secondo stelo di rame, esce dall’attacco a vite. Quando attraversa il tungsteno questo oppone una certa resistenza al suo passaggio perché ha un diametro sottilissimo. Gli atomi del tungsteno cominciano a vibrare e il filamento si riscalda, arrivando a una temperatura di 2400°C (detto effetto Joule): a tale temperatura il tungsteno emette una luce quasi bianca. Sono pochi i metalli che resistono a tali temperature senza fondere (il ferro, ad esempio, fonde a “soli” 1535°C): il tungsteno invece ha un’elevata temperatura di fusione, ben 3410°C! Il bulbo, all’interno, è riempito di un gas inerte (argon o cripto), se ci fosse aria, quindi ossigeno, a 2400°C si incendierebbe. Il disco isolante separa l’attacco a vite ed il bottone che sono i poli della lampada, attraverso cui entra ed esce la corrente elettrica: questi quindi non devono mai toccarsi, altrimenti si va in corto circuito.


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