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Nella seconda metà del VI sec. in un’Italia ancora provata dal lungo e terribile conflitto della guerra greco-gotica irrompe la forza devastante di un.

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Presentazione sul tema: "Nella seconda metà del VI sec. in un’Italia ancora provata dal lungo e terribile conflitto della guerra greco-gotica irrompe la forza devastante di un."— Transcript della presentazione:

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2 Nella seconda metà del VI sec. in un’Italia ancora provata dal lungo e terribile conflitto della guerra greco-gotica irrompe la forza devastante di un altro popolo di origine germanica: i Longobardi.

3 L’origine del loro nome è ancora oggi incerta: a)secondo alcuni autori potrebbe derivare dalla loro lunga barba (in germanico bart) o, secondo altri, b) dalle lunghe lance (barthe, in italiano “alabarde”) di cui erano dotati.

4 Laa)I Longobardi arrivarono in Italia dopo una migrazione di molti secoli dalla loro patria originaria, l’attuale Scandinavia. In epoca romana erano stanziati nell’attuale Germania orientale; qui, come ricorda lo storico Velleio Patercolo, furono sconfitti da Tiberio b) La loro discesa in Italia iniziò nel 568 dalla Pannonia (attuale Ungheria). Da dove venivano?

5 Quali ragioni indussero i Longobardi a invadere l’Italia secondo la testimonianza dello storico Paolo Diacono?

6 «Pertanto, esacerbato dall’odio e dal timore, Narsete, ritirandosi nella città campana di Napoli, invia presto ambasciatori al popolo dei Longobardi per persuaderlo ad abbandonare le terre povere della Pannonia e a venire a conquistare l’Italia, colma di tutte le ricchezze. Nel contempo invia frutta di molti generi ed esemplari di altri prodotti di cui l’Italia è ricca, tali da poter allettare i loro animi a venire […]. Alboino però, in partenza per l’Italia, chiede aiuto ai suoi amici Sassoni per venire alla conquista della vasta Italia con più genti. E secondo la sua volontà, lo raggiunsero, per entrare con lui in Italia, più di Sassoni con mogli e bambini. […]. Allora Alboino cede ai suoi amici Unni le proprie sedi, cioè la Pannonia, con la disposizione invero che, se in un qualsiasi tempo i Longobardi fossero stati costretti a ritornare, avrebbero riavuto i loro campi. Quindi i Longobardi, abbandonata la Pannonia, con donne, bambini e ogni suppellettile, marciano sull’Italia per occuparla». (Paolo Diacono, Historia Longobardorum). 1)Qual è la fonte principale per la ricostruzione della dominazione longobarda in Italia? 2)Chi è Narsete? 3) Chi è Alboino? 4) A quale espediente ricorre Narsete per convincere Alboino a invadere l’Italia?

7 «Pertanto, esacerbato dall’odio e dal timore, Narsete, ritirandosi nella città campana di Napoli, invia presto ambasciatori al popolo dei Longobardi per persuaderlo ad abbandonare le terre povere della Pannonia e a venire a conquistare l’Italia, colma di tutte le ricchezze. Nel contempo invia frutta di molti generi ed esemplari di altri prodotti di cui l’Italia è ricca, tali da poter allettare i loro animi a venire […]. Alboino però, in partenza per l’Italia, chiede aiuto ai suoi amici Sassoni per venire alla conquista della vasta Italia con più genti. E secondo la sua volontà, lo raggiunsero, per entrare con lui in Italia, più di Sassoni con mogli e bambini. […]. Allora Alboino cede ai suoi amici Unni le proprie sedi, cioè la Pannonia, con la disposizione invero che, se in un qualsiasi tempo i Longobardi fossero stati costretti a ritornare, avrebbero riavuto i loro campi. Quindi i Longobardi, abbandonata la Pannonia, con donne, bambini e ogni suppellettile, marciano sull’Italia per occuparla». (Paolo Diacono, Historia Longobardorum). 5)Perché Narsete ricorre a tale espediente?

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9 l’occupazione progressiva della penisola fu condotta da diversi capi militari che si spostavano in modo disordinato con tutto il popolo al seguito (donne, bimbi, anziani, schiavi, bestiame ecc.) e senza un piano comune. Non si trattò dunque di una conquista organizzata e compatta del territorio

10 La distribuzione dei Longobardi sul suolo italiano fu assai poco omogenea: ad eccezione delle zone settentrionali della Penisola e di poche aree del Centro e del Sud, il resto del territorio italiano – Ravenna e la laguna veneta, Roma e il Lazio, le Marche, Napoli, le Puglie (in parte), la Calabria e le isole – era controllato dai Bizantini.

11 I Longobardi non trovarono ostacoli sul loro cammino perché 1) Nonostante la Prammatica Sanzione con cui Giustiniano aveva tentato di ricondurre l’Italia nella sfera di controllo dell’impero orientale, di fatto l’autorità bizantina nella Penisola rimaneva molto debole: l’esarca non fu in grado da solo, con il suo esercito, di fronteggiare i nuovi invasori molto più agguerriti, feroci e determinati. L’autorità imperiale bizantina era impegnata su altri fronti, a contrastare l’avanzata dei Sassanidi era in grado di finanziare eserciti da inviare in Italia a soccorso dell’esarca 2) L’autorità imperiale bizantina era impegnata su altri fronti, a contrastare l’avanzata dei Sassanidi (dinastia persiana) e non era in grado di finanziare eserciti da inviare in Italia a soccorso dell’esarca. Di fatto Bisanzio abbandonò la penisola al suo destino, limitandosi a difendere alcuni territori chiave come Ravenna e la Pentapoli (attuale Romagna + Marche settentrionali)

12 I bizantini mantennero il controllo su alcuni territori italici: a)Roma, perché qui risiedeva il papa, la massima autorità religiosa dell’Occidente; b)Ravenna, grande porto militare e fortificato, e sede dell’esarcato; c)Bari, da cui era facile far affluire, in caso di necessità, truppe provenienti dalla Grecia e gli altri importanti porti della penisola (Genova, Napoli e Reggio); d)Il territorio delle Marche settentrionali e l’attuale Romagna (l’area della cosiddetta Pentapoli) perché, per collegare i due mari (Tirreno e Adriatico) bisognava mantenere il controllo del corridoio che da Roma conduceva a Pesaro e quindi a Ravenna: questa via tagliava in due l’Italia e impediva ai Longobardi di unificare il loro territorio.

13 a)A seguito della spartizione del territorio tra bizantini e nuovi arrivati, la penisola si ritrovò divisa in due aree con culture, lingue e religioni diverse. Era la prima volta che accadeva da quando i romani avevano unificato l’Italia sotto il loro dominio, nove secoli prima. b)L’invasione longobarda segnò dunque la frammentazione politica del territorio italiano che si ricomporrà solo nel 1861 con la prima Unità d’Italia e poi, in maniera definitiva, nel c)L’area occupata dai Longobardi iniziò a essere chiamata Longobardìa, mentre la zona intorno a Ravenna – il centro bizantino più importante che ospitava la sede dell’esarca – fu definita Romània, letteralmente «il paese dei romani».

14 L’impatto sulla società e sull’economia della penisola fu devastante perché L’invasione longobarda segnò la vera rottura drastica con il passato romano: in un certo senso si può dire che il Medioevo in Italia inizi davvero con i longobardi. 1.Ii Longobardi erano del tutto estranei alle tradizioni romane e non cercarono, almeno in un primo tempo, alcuna forma di integrazione o di assimilazione nei confronti della popolazione conquistata, né alcun tipo di accordo con l’impero bizantino (a differenza degli ostrogoti). 2.L’aristocrazia romana che con gli Ostrogoti aveva partecipato alla gestione amministrativa del territorio, con i longobardi fu estromessa da qualsiasi attività politica e amministrativa. 3.I conquistatori si appropriarono dei possedimenti fondiari dell’aristocrazia e requisirono molti beni ecclesiastici. 4.Nel difficile rapporto fra longobardi e romani pesava la differenza religiosa, perché i longobardi erano ariani (se non addirittura pagani), e solo molto gradualmente si accostarono al cattolicesimo.

15 UNA SOCIETA’ NETTAMENTE BIPARTITA E MOLTO PRIMITIVA ARISTOCRAZIA GUERRIERA, GLI ARIMANNI ELEGGEVA IL RE (SOLO UN CAPO MILITARE) ERA COMPOSTA DAI DUCHI, I COMANDANTI DELL’ESERCITO. DA GUERRIERI SUDDIVISI IN GRUPPI LEGATI DA VINCOLI FAMILIARI, DETTI FARE IL RESTO DELLA POPOLAZIONE ERA COSTITUITO DAI SERVI, VERI E PROPRI SCHIAVI PRIVI DI QUALSIASI DIRITTO, DEDITI ALL’AGRICOLTURA E ALL’ALLEVAMENTO DAGLI ALDI, INDIVIDUI SEMILIBERI CHE, PUR CONSERVANDO UN CERTO GRADO DI LIBERTA’, DOVEVANO RISIEDERE SEMPRE NELLE TERRE DEL PROPRIETARIO PER CUI LAVORAVANO. La principale attività era quella militare (popolo in armi); agricoltura e allevamento spettavano a categorie inferiori; ignoravano il commercio.


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