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AIDS (SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA) 1981: segnalati i primi casi negli Stati Uniti, in California fine 2004: stima di più di 45.000.000 persone.

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1 AIDS (SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA) 1981: segnalati i primi casi negli Stati Uniti, in California fine 2004: stima di più di persone viventi con l'infezione, di cui circa bambini nel solo 2004: di morti stimati nel mondo Eziologia Nel 1983 venne identificato l’agente eziologico della sindrome, un virus chiamato HIV (Human Immunodeficiency Virus) appartenente ai Retrovirus, che infetta le cellule sulla cui superficie è presente un particolare recettore denominato CD4. Sono cellule del sistema reticolo-endoteliale, linfociti, monociti che intervengono nella risposta immunitaria di tipo cellulo- mediata ed anche cellule nervose.

2 AIDS - PATOGENESI All’infezione da HIV segue lo sviluppo di anticorpi specifici dopo un periodo di 2-6 settimane (fino a 3-6 mesi al massimo), detto “periodo finestra”. Dopo la sieroconversione (comparsa di anticorpi specifici per HIV nel sangue del soggetto infetto) segue un lungo periodo in cui il soggetto è sieropositivo, ma può essere del tutto asintomatico. In questo lungo periodo di incubazione che dura in media, senza terapia, dai 7 ai 12 anni, c’è un progressivo danno del sistema immunitario. Quando il danno del sistema immunitario si aggrava compaiono i sintomi di una linfoadenopatia cronica: stancabilità, dimagrimento, astenia, febbricola, ecc. Solo la comparsa di infezioni opportunistiche o di tumori tipici permette di porre la diagnosi di AIDS conclamato.

3 AIDS - EPIDEMIOLOGIA Fonte d'infezione: Uomo sieropositivo per HIV o nel periodo finestra. Il periodo di contagiosità è sconosciuto. Si presume che si estenda dall'infezione a tutta la vita del Pz. La contagiosità aumenta con il deficit immunologico, con i sintomi clinici e con la presenza di patologie ulcerative dei genitali. Modalità di trasmissione:  sessuale:  omo-eterosessuale nei Paesi industrializzati  prevalentemente eterosessuale in Africa, Caraibi  ematica:  emofilici, tossicodipendenti, politrasfusi  verticale:  si infettano circa 1/3 dei bambini nati da madre HIV positive

4 AIDS - EPIDEMIOLOGIA Gruppi a rischio: Rimangono gruppi a maggior rischio: tossicodipendenti, omosessuali, prostitute, neonati da madre infetta. Coloro che per motivi di salute devono essere sottoposti a trasfusioni o trattamenti con emoderivati (emofilici-politrasfusi) erano a maggior rischio in passato, quando non si procedeva allo screening dei donatori. Ancora oggi però c’è il pericolo che il sangue dei donatori venga prelevato nel periodo finestra. Anche nei paesi occidentali, la trasmissione eterosessuale ha assunto via via sempre più importanza.

5 AIDS - ITALIA Al 31 dicembre 2004 segnalati al COA: casi con decessi dalla comparsa dell’AIDS (77,7% maschi; 1,4% in età pediatrica; 5,9% stranieri)

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10 AIDS – PROFILASSI DIRETTA DENUNCIA Classe III: anonima; Medico  Regione  COA ISOLAMENTO Precauzioni universali nel trattamento del soggetto infetto (uso di guanti per operatori sanitari, attenzione nello smaltimento di aghi, siringhe, taglienti potenzialmente infetti, ecc.) Specifiche misure valide per le singole infezioni in corso di AIDS I pazienti e i loro partners sessuali non devono donare sangue, plasma, organi per trapianti, tessuti, cellule, sperma o latte. DISINFEZIONE Degli strumenti contaminati da sangue, escrezioni e secrezioni con sangue

11 AIDS – PROFILASSI SPECIFICA CHEMIOPROFILASSI Nei pazienti con infezione da HIV l'associazione della zidovudina (ZDV o AZT) con altri farmaci antiretroviarli (LAMIDUVINA: 3TC; INDINAVIR:IDV) e con gli INIBITORI DELLA TRASCRIPTASI INVERSA comporta una riduzione della carica virale. L'indicazione alla chemioprofilassi dipende dal numero di linfociti CD4+ ( 500 copie/ml) AZT diminuisce inoltre il rischio di trasmissione del virus dalla madre al feto. L'associazione di questi farmaci sembra essere efficace anche nell'esposizione accidentale (PROFILASSI POST-ESPOSIZIONE NEGLI OPERATORI SANITARI) da effettuarsi con inizio immediato, prima di 24 ore) e per 4 settimane (AZT + 3TC + IDV).

12 AIDS – PROFILASSI Nella chemioprofilassi vengono utilizzati anche farmaci per la prevenzione di infezioni opportunistiche:  protozoarie (trimetoprim-sulfametoxazolo; pentamidina, dapsone, pirimetamina)  tubercolari: rifabutina, isoniazide  da miceti PROFILASSI INDIRETTA Campagne di educazione sanitaria rivolte ai giovani, tendenti a far conoscere le modalità di trasmissione e i mezzi per prevenirla Trattamento e istruzione dei tossicodipendenti, prostitute, ecc. Screening HIV nelle categorie a rischio e nei donatori di sangue, organi e tessuti

13 AIDS – VACCINI ALLO STUDIO Sono in corso più di 800 sperimentazioni sull'uomo. Vaccini sperimentali: · peptidici · a proteine purificate · a proteine ricombinanti · a vettori vivi (virus) ricombinanti · con recettore CD4 solubile (meccanismo competitivo con recettore cellulare) I vaccini finora studiati hanno fallito l'obiettivo di evitare l'ingresso del virus nella cellula, a causa della estrema variabilità dell'envelope virale. Si è quindi tentato un nuovo approccio: evitare che il virus si replichi ed esca dalla cellule infettate. Va in questa direzione il vaccino anti-Tat, allestito con proteina Tat, proteina regolatoria in assenza della quale i geni del virus non vengono attivati. Viene ottenuta per ricombinazione genetica e inserita nel vaccino insieme a DNA di proteina Tat. Sono già state effettuate prove su animali e sta partendo la sperimentazione sull'uomo.

14 Conclusioni a cui sono pervenuti gli esperti dell’OMS sul rischio di trasmissione dell’HIV con attività sportive  Non esiste alcun caso documentato trasmesso attraverso la pratica sportiva (unici casi correlati: uso di siringhe comuni per l’iniezione di farmaci anabolizzanti)  Le ferite causate da sport di contatto devono essere immediatamente pulite, disinfettate e bendate; un atleta con ferita sanguinante deve interrompere l’attività fino a quando non vi sia più emorragia e non sia stato adeguatamente disinfettato e bendato  Gli incontri delle organizzazioni, delle squadre devono rappresentare un’occasione per fornire agli addetti gli stumenti e l’aiuto per attuare misure di prevenzione ed educazione sanitaria


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