La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI PER I REATI COMMESSI NEL LORO INTERESSE D.LGS. 8 GIUGNO 2001 NR. 231 9 dicembre 2014 Dott. Ernesto Carile.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI PER I REATI COMMESSI NEL LORO INTERESSE D.LGS. 8 GIUGNO 2001 NR. 231 9 dicembre 2014 Dott. Ernesto Carile."— Transcript della presentazione:

1 LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI PER I REATI COMMESSI NEL LORO INTERESSE D.LGS. 8 GIUGNO 2001 NR dicembre 2014 Dott. Ernesto Carile

2 IL SISTEMA NORMATIVO DI RIFERIMENTO  Legge n. 300/2000 (art. 11)  D.Lgs. 231/2001

3 RESPOSABILITÀ DIRETTA DELLA SOCIETÀ Convenzione OCSE del Convenzione OCSE del (Ratificata con la Legge nr. 300) Necessario superamento del principio “Societas delinquere non potest”

4 LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLE SOCIETÀ, DEFINITA ANCHE «PENALE-AMMINISTRATIVA»QUALE TERTIUM GENUS TERTIUM GENUS

5 ESEMPI DI SANZIONI PER VIOLAZIONI DEL D.LGS. 231/2001 Processo ENELPOWER Persone fisiche3 Persone giuridiche9 Sanzione pecuniaria € € Importo confiscato € € Processo ANTONVENETA Persone fisiche55 Persone giuridiche5 Sanzione pecuniaria € € Importo confiscato € ,68 € ,68 Processo SANITA’ REGIONE LOMBARDIA Persone fisiche20 Persone giuridiche2 Sanzione pecuniaria € € Importo confiscato € €

6 LE DISPOSIZIONI SI APPLICANO:  AD ENTI FORNITI DI PERSONALITÀ GIURIDICA ED ALLE SOCIETÀ E ASSOCIAZIONI PRIVE DI PERSONALITÀ GIURIDICA LE DISPOSIZIONI NON SI APPLICANO:  ALLO STATO, AGLI ENTI PUBBLICI TERRITORIALI, AGLI ALTRI ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI NONCHÉ AGLI ENTI CHE SVOLGONO FUNZIONI DI RILIEVO COSTITUZIONALE I DESTINATARI

7 I PRINCIPI GENERALI  IL PRINCIPIO DI LEGALITÀ L’ente non è responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto  IRRETROATTIVITÀ DELLA LEGGE La legge che configura la responsabilità dell’ente deve essere entrata in vigore prima della commissione del fatto  RETROATTIVITÀ DELL’ABOLITIO CRIMINIS La successiva abrogazione della norma sanzionatoria impedisce di ritenere la responsabilità dell’ente  LA TERRITORIALITÀ La possibilità di sanzionare l’ente che abbia in Italia la sede principale, che compia reati previsti dal D.Lgs. n. 231/2001 all’estero

8  CHE IL REATO SIA COMMESSO NELL’INTERESSE O A VANTAGGIO DELL’ENTE MEDESIMO (ART. 5 COMMA 1)  COMUNQUE NON NELL’INTERESSE ESCLUSIVO DELL’AUTORE DEL REATO O DI TERZI (ART. 5 COMMA 2) CRITERI DI ATTRIBUZIONE DELLA RESPONSABILITÀ “AD OPERA DI UNA PERSONA FISICA CHE SI TROVI IN UNA DETERMINATA RELAZIONE CON LA SOCIETÀ MEDESIMA”

9 I REATIPRESUPPOSTO I REATI PRESUPPOSTO ORIGINARIO NUCLEO REATI COMMESSI NEI RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E SUCCESSIVE IMPLEMENTAZIONI

10 1. Art. 316 bis c.p. Malversazione a danno dello Stato 2. Art 316 ter c.p. Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato 3. Art. 640 comma 2 n. 1 c.p. Truffa ai danni dello Stato 4. Art. 640 bis c.p. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche 5. Art. 640 ter c.p. Frode informatica in danno dello Stato o di altro Ente pubblico 6. Art. 317 c.p. Concussione 7. Art. 318 – 319 c.p. Corruzione per un atto d’ufficio o per un atto contrario ai doveri d’ufficio 8. Art.319 ter c.p. Corruzione in atti giudiziari 9. Art. 319 quater c.p. Induzione indebita a dare o promettere utilità 10. Art. 320 c.p. Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio 11. Art.322 c.p. Istigazione alla corruzione 12. Art.322 bis c.p. Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilita, corruzione e istigazione alla corruzione di membri delle Comunità Europee e di funzionari delle Comunità Europee e di Stati Esteri REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

11  art. 491 bis c.p. (falsità in un documento informatico pubblico o avente efficacia probatoria)  art 615 ter c.p.(accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico)  art. 615 – quarter c.p.(detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici)  art. 615 quinques c.p.(diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico)  art. 617 quarter c.p.(intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche)  art. 635 bis c.p.(danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici )  art. 635 ter c.p. (danneggiamento di informazioni dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro Ente Pubblico o comunque di pubblica utilità)  art.635 quarter c.p. (danneggiamento di sistemi informatici o telematici )  art.635 quinques c.p.(danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità)  art. 640 quinques c.p. (frode informatica del certificatore di firma elettronica) DELITTIINFORMATICI ETRATTAMENTOILLECITODIDATI DELITTI INFORMATICI E TRATTAMENTO ILLECITO DI DATI

12 Art e 2622 c.c.(false comunicazioni sociali) Art c.c.(falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle Società di Revisione) Art c.c.(impedito controllo) Art c.c.(formazione fittizia di capitale) Art.2626 c.c. (indebita restituzione di conferimenti) Art.2627 c.c. (illegale ripetizione degli utili e delle risorse) Art.2628 c.c. (illecite operazioni sulle azioni o quote della società controllante) Art c.c. (operazioni in pregiudizio dei creditori) Art bis c.c. (omessa comunicazione del conflitto d’interessi) Art c.c. (indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori) Art.2636 c.c. (illecita influenza sull’assemblea) Art c.c. (aggiotaggio) Art c.c. (ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza) Art. 184 D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (abuso di informazione privilegiata) Art. 185 D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (manipolazione di mercato) REATI SOCIETARI

13  Art. 589 c.p. Omicidio colposo  Art 590 c.p. Lesioni personali colpose ATTIVITA’ SENSIBILI LE ATTIVITA’ SENSIBILI RIFERITE IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO SONO POTENZIALMENTE PRESENTI IN OGNI AMBITO ED ATTIVITA’ AZIENDALE VIOLAZIONE DELLE NORME ANTINFORTUNISTICHE EDITUTELA DELL’IGIENE E DI SALUTESULLAVORO VIOLAZIONE DELLE NORME ANTINFORTUNISTICHE E DI TUTELA DELL’IGIENE E DI SALUTE SUL LAVORO

14  Art. 648 c.p. (RICETTAZIONE)  Art. 648 bis c.p.(RICICLAGGIO)  Art. 648 ter c.p. (IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI PROVENIENZA ILLECITA) ATTIVITA’ SENSIBILI LE ATTIVITA’ SENSIBILI RIFERITE AI REATI IN MATERIA DI RICETTAZIONE RICICLAGGIO SONO POTENZIALEMNTE PRESENTI OGNI QUALVOLTA VI SIANO MOVIMENTAZIONI DI SOMME O SIANO ACQUISITI BENI RICETTAZIONE ERICICLAGGIO RICETTAZIONE E RICICLAGGIO

15 Art. 377-bis c.p. – Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria ATTIVITA’ SENSIBILI ANCHE QUESTO REATO HA UN AMBITO DI APPLICAZIONE MOLTO AMPIO, SI PENSI ALLE DICHIARAZIONI IN AMBITO DI CONTENZIOSO SIA CIVILE CHE DI LAVORO ALTRE IPOTESI DI REATO

16  Art. 513 c.p. (turbata liberta’ dell’industria o del commercio)  Art. 515 c.p. (frode nell’esercizio del commercio)  Art. 517 ter c.p. (fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale)  Art. 517 c.p. (vendita di prodotti con segni mendaci)  Art. 513 bis c.p.( illecita concorrenza con minaccia o violenza)  Art. 514 c.p. (frodi contro le industrie nazionali) ATTIVITA’ SENSIBILI LE AREE SENSIBILI IN QUESTO CASO POSSONO ESSERE INDIVIDUATE INNANZITUTTO NEL COMMERCIALE E QUINDI NEL RAPPORTO CON I CLIENTI DELITTI CONTRO L’INDUSTRIA ED IL COMMERCIO

17  Art. 24 ter Delitti di criminalità organizzata  Art. 25 bis Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori bollati e in strumenti o segni di riconoscimento  Art. 25 quater Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico  Art. 25 quater Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili  Art. 25 quinques Delitti contro la personalità individuale  Art. 25 nonies Delitti in materia di violazione dei diritti d’autore  Art. 25 undicies Reati ambientali ALTRE IPOTESI DI REATO

18 REATI COMMESSI NELL’INTERESSE O A VANTAGGIO DELL’ENTE NELL’INTERESSE O A VANTAGGIO DELL’ENTEDA AUTORE QUALIFICATO

19  Soggetti in posizione apicale rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, ovvero coloro che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell'ente  Soggetti sottoposti all’altrui direzione persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti apicali (cc.dd. “sottoposti”, quali, tipicamente, i prestatori di lavoro subordinato) I SOGGETTI QUALIFICATI

20 CONDIZIONI CHE CONSENTONO DI COLLEGARE IL COMPORTAMENTO DELITTUOSO ALL’ENTE 1. Il reato presupposto deve essere commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente 2. Gli autori del reato presupposto devono identificarsi in persone fisiche qualificate da specifica posizione rivestita all’interno dell’ente 3. I predetti soggetti non devono aver agito «nell’interesse esclusivo proprio o di terzi»

21 ANNO TOT. PROCEDIM. TOT. SOC. COINVOLTE DELITTI CONTRO LA PUB.AMM. REATI SOCIETARI e MARKET ABUSE INFORTUNI SUL LAVORO ALTRO TO T PROCESSI CELEBRATI PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO PER REATI EX D.LGS. 231/

22 Art. 6 comma 1, lett. a):  che sia stato formalmente adottato quel sottosistema di regole procedurali interne costituenti il Modello di organizzazione  che il Modello di organizzazione risulti già sulla carta idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi  che il Modello di organizzazione sia stato efficacemente attuato prima della commissione del fatto L’ENTE NON RISPONDE SE PROVA CHE …

23 IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE Il Modello di Organizzazione è un sistema strutturato ed organico di procedure, nonché di attività di controllo, da svolgersi anche in via preventiva (controllo ex ante), strumentale alla prevenzione dei reati presupposto previsti dal D. Lgs. n. 231/2001. L’ “idoneità” del Modello Organizzativo va misurata in relazione al fine di evitare la commissione di reati presupposto e può essere definita come la sua adeguatezza alla specifica struttura ed alla concreta attività dell’ente. Il Modello Organizzativo non può annullare i rischi che si verifichino reati presupposto, ma dovrà essere efficiente, praticabile e funzionale per poter ragionevolmente disinnescare le fonti di rischio.

24  L’individuazione delle attività esposte al rischio di commissione di reati presupposto  Previsione di specifici controlli per programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’Ente in funzione preventiva  Individuazione delle modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee a impedire la commissione di reati  Previsione di obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Controllo e osservanza dei modelli  Introduzione di un adeguato sistema per sanzionare il mancato rispetto del Modello Organizzativo OBIETTIVI DEL MODELLO ORGANIZZATIVO

25  Non è schematizzabile a priori. Il Modello deve essere coerente con la natura e le dimensioni della struttura organizzativa e con le peculiarità dell’attività svolta dall’ente  L’ente può predisporre i Modelli in autonomia oppure utilizzare i Modelli redatti dalle Associazioni di Categoria, cui è riconosciuto il potere di redigere dei codici di comportamento di portata generale STRUTTURA DEL MODELLO ORGANIZZATIVO

26  Descrizione introduttiva della struttura organizzativa della società e principali attività svolte  Mappatura dei rischi – analisi delle aree esposte al rischio di commissione dei reati presupposto  Mappatura normativa – definizione del sistema di prevenzione/contenimento dei rischi e modalità operative interne per la prevenzione (contromisure)  Approntamento di un sistema disciplinare - sanzionatorio interno per violazioni dei precetti del Modello  Predisposizione di un adeguato sistema sanzionatorio CONTENUTI DEL MODELLO ORGANIZZATIVO

27  Costituzione effettiva (nomina, investitura e assegnazione effettiva di poteri adeguati) di un ORGANISMO DI VIGILANZA (O.D.V.)  Previsione di un sistema di aggiornamento continuo del Modello a cura dell’Organismo di Vigilanza  Organizzazione di un piano di formazione del personale aziendale e comunicazione interna dei contenuti del D.Lgs. 231/2001 e del Modello (capillare, efficace ed autorevole, chiara, dettagliata e periodicamente ripetuta)  Predisposizione di un formale Codice Etico di Condotta (corpo normativo interno) per tutti gli appartenenti alla persona giuridica L’EFFICACE ATTUAZIONE

28  Vigilare sull’effettività del Modello (coerenza tra i comportamenti concreti ed il Modello Organizzativo)  Verificare l’adeguatezza del Modello Organizzativo (reale capacità del Modello di prevenire i comportamenti non voluti)  Analizzare il mantenimento nel tempo dei requisiti di solidità e funzionali del Modello Organizzativo  Curare l’aggiornamento in senso dinamico del Modello Organizzativo e, ove necessario, proporre modifiche agli Organi aziendali competenti (CDA)  Lo svolgimento di follow up per accertare l’attuazione e l’effettiva funzionalità delle soluzioni proposte ATTIVITÀ DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA ( COMPLIANCE OFFICER )

29  LA CONTINUITÀ DELL’AZIONE – effettività e frequenza temporale delle attività di controllo  L’AUTONOMIA ED INDIPENDENZA – l’O.D.V. deve essere imparziale nel proprio giudizio e privo di interferenze/condizionamenti (assenza di conflitti di interesse, di legami parentali e di vincolo di dipendenza gerarchica dai vertici aziendali, onorabilità)  LA PROFESSIONALITÀ – i membri dell’Organismo di Vigilanza devono possedere specifiche competenze (tecniche, giuridiche, ecc.) per poter svolgere le proprie funzioni principali, in particolare quelle ispettive REQUISITI DELL’O.D.V.

30 Le scelte da fare possono essere ricondotte ai seguenti aspetti: 1) Membri interni e/o membri esterni 1) Membri interni (previa attenta valutazione in merito alla loro autonomia) e/o membri esterni (professionisti) 2) Organo già esistente oppure organo costituito ad hoc 3) Soggetti che non possono farne parte 4) Organismo uninominale o plurisoggettivo 5) La dotazione di un budget di spesa L’INDIVIDUAZIONE DELL’O.D.V. E LA SUA COMPOSIZIONE

31  Sanzioni Pecuniarie ()  Sanzioni Pecuniarie ( sempre comminate )  Sanzioni Interdittive ( )  Sanzioni Interdittive ( applicate solo in presenza di determinate condizioni )  Confisca del prezzo o del profitto reato  Pubblicazione della sentenza di condanna  Commissariamento LE SANZIONI (ART. 9)

32 Rappresenta la tradizionale sanzione amministrativa, ha NATURA AFFLITTIVA e non risarcitoria, e si concretizza nell’obbligo di pagare una determinata somma di denaro stabilita dal giudice:  Fissare il numero delle «quote» sulla base della gravità oggettiva e soggettiva del fatto illecito (non inferiori a 100 né superiori a 1000)  Determinare l’ammontare, cioè il valore monetario di ogni singola quota, tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali dell’Ente (da 258 a 1550 euro) NUMERO DI QUOTE X VALORE QUOTE = SANZIONE SANZIONI PECUNIARIE

33  Interdizione, temporanea o definitiva, dall’esercizio dell’attività  Sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito  Divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione  Esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e eventuale revoca di quelli già concessi  Divieto, temporanea o definitiva, di pubblicizzare beni o servizi POSSONO ESSERE APPLICATE IN VIA CAUTELARE SU RICHIESTA DEL PUBBLICO MINISTERO PER GRAVI INDIZI SULLA RESPONSABILITÀ DELL’ENTE SANZIONI INTERDITTIVE (IN AGGIUNTA ALLE SANZIONI PECUNIARIE: IPOTESI DELITTUOSE PIÙ GRAVI)

34 APPLICAZIONE DELLE SANZIONI INTERDITTIVE Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai reati per i quali sono espressamente previste, quando:  l’ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative  in caso di reiterazione degli illeciti N.B.: Nel caso in cui si verifichi anche una delle due il giudice ha l’obbligo di irrogarle


Scaricare ppt "LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI PER I REATI COMMESSI NEL LORO INTERESSE D.LGS. 8 GIUGNO 2001 NR. 231 9 dicembre 2014 Dott. Ernesto Carile."

Presentazioni simili


Annunci Google