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Dal linguaggio come sistema al parlare come pratica sociale PARLARE COME PRATICA SOCIALE Dal linguaggio come sistema al parlare come pratica sociale Nell’interagire.

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Presentazione sul tema: "Dal linguaggio come sistema al parlare come pratica sociale PARLARE COME PRATICA SOCIALE Dal linguaggio come sistema al parlare come pratica sociale Nell’interagire."— Transcript della presentazione:

1 Dal linguaggio come sistema al parlare come pratica sociale PARLARE COME PRATICA SOCIALE Dal linguaggio come sistema al parlare come pratica sociale Nell’interagire quotidiano il linguaggio svolge un ruolo di MEDIATORE di primaria importanza Svolge un doppio ruolo Possibilità di connettere il passato al futuro. Reso possibile dalla NARRATIVITA’ AMMANITI e STERN “Rappresentazione e narrazione” Aiuta a sostenere la sensazione di una fondamentale COERENZA del nostro IO Le sue connessioni ci permettono di appartenere ad un mondo SOCIALE COMPLESSO Parlare come pratica sociale = una parte integrante della costituzione stessa della realtà. Parlare inteso come un’ATTIVITA’ che ha conseguenze per chi vi partecipa

2 ESEMPIO SALUTO Intesi come universali del comportamento sociale umano VS presentano una vasta gamma di variabilità sia inter-culturale che intra-culturale Proprietà universali Compaiono all’inizio di un incontro Stabiliscono un campo percettivo da condividere per un periodo più o meno lungo Sono strutturati in coppie adiacenti semplici o complesse Hanno contenuti e espressioni relativamente predicibili Stabiliscono implicitamente un’unità spazio-temporale di interazione e stabiliscono quale è l’unità di interazione Identificano l’interlocutore come un essere distinto che merita di essere riconosciuto Il fatto che i saluti sono scambiati all’inizio di un incontro dimostra che I saluti sono un riconoscimento CONVENZIONALE dell’altro, una caratteristica rinforzata dalla tendenza ad usare formule ricorrenti con alto valore pragmatico e basso contenuto semantico-proposizionale I saluti si possono combinare con altre attività, infiltrandole o coadiuvandole

3 I saluti costituiscono una pratica sociale perché permettono di differenziare tra tipi di persone e tipi di rapporti sociali e al tempo stesso aiutano a creare un senso di continuità nella nostra vita sociale esibendo una delle caratteristiche chiave dei RITUALI Costituiscono un tipo di ATTIVITA’ SOCIALE CONDIVISA (joint activity) che è di facile esecuzione e al tempo stesso ricca di informazioni GIDDENS Come tutte le pratiche sociali, i saluti manifestano un rapporto a doppio senso rispetto al contesto. Il loro uso è motivato dalla situazione e al tempo stesso aiutano a definire la situazione BIDIREZIONALITA’ SINGOLO - CONTESTO

4 PERFORMANCE Gli atti di parola hanno una loro sistematicità e quindi possono essere oggetto di studio LABOV Sociolinguisti quantitativi SACKS ORLETTI PONTECORVO Analisti della conversazione Il parlare non solo informa, FA. L’uso del linguaggio è PRAGMATICO, rivolto all’adempimento di compiti. WITTGENSTEIN AUSTIN Esempio Nell’assegnare meriti e colpe, in modo più o meno esplicito, usiamo il linguaggio per azioni sociali con cui costruiamo una realtà che abbia senso per noi e per chi ascolta. Per BAUMAN (1975) “performance” è una modalità della comunicazione con la quale ci assumiamo la responsabilità verso un pubblico per come usiamo il linguaggio e per le conoscenze che esibiamo. Modalità di esecuzione estetica Si ricollega all’auto-coscienza intesa come pratica di auto-valutazione. Non sono solo gli altri a giudicarci. Il parlare suscita in noi un’auto- riflessione sulle nostre abilità in quanto parlanti. Esiste un elemento di rischio: ci esponiamo al giudizio degli altri + Responsabilità morale del parlante PATOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE VERGOGNA e ESIBIZIONE

5 INDESSICALITA’ Il contesto in cui avviene la comunicazione ha un ruolo fondamentale per la costruzione e comprensione del significato delle parole C’è una parte del significato che è sostenuta dal contesto fisico e culturale in cui si trovano ad interagire i parlanti Termini “quello, qui, lì, prima” sono TERMINI DEITTICI la cui interpretazione ha bisogno di rifarsi al contesto Indici o espressioni INDESSICALI o INDICALI INDESSICALITA’ Proprietà che hanno alcuni segni linguistici o non linguistici (gesti) di dipendere, per la loro interpretazione (codifica e decodifica), dal CONTESTO Per gli antropologi del linguaggio, piuttosto che un’eccezione, nel parlare l’indessicalità è la REGOLA e tutte le espressioni linguistiche hanno un valore indessicale. Si può parlare, allora, di diversi tipi di livelli di indessicalità.

6 Partecipazione Qualsiasi USO LINGUISTICO è di fatto un PRODOTTO COLLETTIVO OCHS Costruzione collettive di storie della famiglia GOODWIN Un parlante può cambiare contenuto e espressione all’interno di una frase Di qui l’importanza del concetto di partecipazione che allarga l’orizzonte interpretativo del parlare, trasformandolo in un processo INTERATTIVO e CULTURALE GOFFMAN (1981) Colui che parla non è necessariamente l’autore di quanto viene detto, né è sempre ritenuto responsabile della forza delle parole usate Invece che usare il termine “parlante”, animatore autore responsabile Anche chi ascolta può essere diviso in Destinatari RATIFICATI: soggetti o gruppi a cui il parlante intende rivolgersi direttamente o indirettamente Destinatari NON RATIFICATI: ascoltatori casuali Tramite gli sguardi, i movimenti dei muscoli facciali, il capo e altre parti del corpo, i parlanti comunicano informazioni importanti su chi è incluso o escluso da un dato commento, ordine o domanda. E’ tramite la modulazione della voce che parlanti e ascoltatori definiscono la loro interazione come aperta o ristretta. IL PARLARE E’ UN FARE CHE HA CONSEGUENZE SOCIALI E PSICOLOGICHE PER CHI PARLA E PER CHI ASCOLTA

7 La relazione con l’altro

8 L’altruismo: basi innate e influenze culturali ASCH La psicologia sociale resta determinata da un principio EGOCENTRICO FREUD l’altro con ruolo di modello, di un oggetto relazionale MOSCOVICI la nostra società è fondata sul primato dell’interesse e dell’individuo BATESON “Altruism and prosocial behaviour” (1998) BRONFEBRENNER (1979) modello ecologico PERSON – PROCESS – CONTEXT. Ogni fenomeno sociale va inteso come prodotto dell’interazione tra individui collocati in un contesto relazionale, in cui negoziano i significati del loro comportamento. Il termine “altruismo” fu coniato da Comte Atteggiamento creato da istinti e da motivazioni SIMPATETICHE incrementabili col positivismo Darwin Sociobiologia L’altruismo si fonda su un meccanismo genetico mediante il quale il DNA cerca di moltiplicare se stesso.

9 sociobiologia SELEZIONE PARENTALE Gli individui preferiscono agire per facilitare la sopravvivenza del proprio gruppo DAWKINS Strategia egoistica dei geni o Selfish Gene (gene egoista) HAMILTON La frequenza di un gene associato all’altruismo avviene solo se il coefficiente di parentela ®, ossia l’eredità condivisa tra chi copie il gesto e il beneficiario è superiore al rapporto tra costo © che si deve pagare e il beneficio (B) che si ottiene EQUAZIONE DI FITNESS GENETICA r > c/b Psicologia sociale evoluzionista Utilizza i principi evoluzionistici per spiegare molteplici aspetti del comportamento ARCHER BUSS LORENZ AGGRESSIVITA’

10 TRIVERS (1971) Si ha reciprocità in una serie molto limitata di condizioni, in particolare quando il soggetto mette in atto un comportamento d’aiuto a beneficio di un destinatario che restituisce il favore in un momento successivo. GROOMING = pulizia reciproca del pel, soprattutto nei primati L’altruismo contribuisce a far diminuire il disagio del destinatario pagando inizialmente un costo più elevato del vantaggio immediato: in seguito però può ottenere benefici rilevanti, quali la considerazione sociale, il prestigio personale, l’esaltazione auto-remunerativa

11 Personalità altruista Le caratteristiche psicologiche di chi fornisce aiuto Elevata autostima Alta competenza sociale Locus of control interno Forte senso morale e di responsabilità Basso bisogno di approvazione esterna PENNER, FRITZSCHE, CRAIGER e FREIFELD Personalità PROSOCIALE: tendenza stabile a pensare al benessere e ai diritti degli altri, a provare preoccupazione e empatia per loro e ad agire in modo da recare beneficio TEST: Prosocial Personality Battery

12 Ruolo dell’umore Il buon umore (good mood) rende più propensi a mostrarsi generosi, supportivi e collaborativi. Il buon umore, inoltre, attiva sentimenti positivi che includono anche attività di tipo positivo e pro-sociale. MOSCOVICI: l’umore negativo è meno coerente Indebolisce l’attuazione di intenzioni altruistiche, facendo aumentare la percezione dei costi di un possibile intervento d’aiuto La tristezza e il sentirsi depressi accrescono la volontà d’aiuto; l’atto caritatevole permette al soggetto di superare il suo stato psicologico negativo VS CIALDINI: ipotesi del SOLLIEVO DALLO STATO NEGATIVO. Vedere una persona soffrire produce uno stato negativo di dispiacere e angoscia che può essere rimosso mettendo in atto un comportamento di aiuto

13 PERCEZIONE DEL BISOGNO E MOTIVAZIONE ALL’AIUTO LATANE’ e DARLEY episodio Kitty Genovese APATIA DELLO SPETTATORE Diffusione di responsabilità Ignoranza collettiva legata all’ambiguità della situazione Timore della valutazione da parte degli altri SOCIAL COGNITION L’azione diretta al bene altrui può servire indirettamente ad una quantità di bisogni sia personali che sociali GEREGEN e GERGEN Le persone prestano aiuto scegliendo le modalità da cui pensano di trarre maggior piacere e gratificazione, oppure perché sanno che le azioni altruistiche sono socialmente apprezzate SITUAZIONI DI EMERGENZA, scomponibili in cinque passi Rendersi conto che qualcosa di strano sta per accadere Valutare se la situazione in atto richiede un intervento d’aiuto Assumersi la responsabilità personale di intervenire Scegliere una forma d’aiuto Attuare il comportamento di aiuto

14 ANALISI DELLE MOTIVAZIONI Sentimenti di preoccupazione per gli altri MOTIVAZIONI GENUINAMENTE ALTRUISTE Consapevolezza della sofferenza altrui MOTIVAZIONI EGOISTICHE CAPRARA La realtà è un complesso intreccio tra la prima e la seconda MOSCOVICI Obbligo all’altruismo VS egoismo altruistico AZIONE VOLONTARIA DI AIUTO PERSONALITA’ del volontario PROCESSI DI SOCIALIZZAZIONE modelli pro-sociali in particolare mutuati dal padre MOTIVAZIONE AMERIO Dimensione individuale Dimensione collettiva

15 BIERHOFF Condizioni che definiscono le risposte come pro-sociali L’intenzione di procurare un favore La libertà di scelta ANALISI COGNITIVA Percezione delle CAUSE del bisogno Percezione di controllabilità dell’evento Percezione di responsabilità Reazione di rabbia o simpatia GRADO DI AIUTO Se sotto controllo della volontà del soggetto bisognoso = rifiuto dell’aiuto Ubriaco VS portatore di handicap Affetto da AIDS VS malato casuale EMPATIA

16 Vita quotidiana e conoscenza sociale

17 Cognizione quotidiana Caratterizzata da preminenza del CONCRETO rispetto all’astratto; distinzione tra processi AUTOMATICI e controllati; da ciò che è esplicito e ciò che è IMPLICITO; dall’essere sensibile, dipendente, influenzata dalla SITUAZIONE o CONTESTO; dall’impossibilità di separare i processi di pensiero dalle RAPPRESENTAZIONI; dall’essere caratterizzata dall’ERRORE. CONOSCENZE CONCRETE, AUTOMATICHE E IMPLICITE MODELLI PROCEDURALILa conoscenza quotidiana come conoscenza di procedure “saper come” (knowing how) vanno fatte le cose Si attua attraverso processi di PROCEDURALIZZAZIONE consistenti nel rendere AUTOMATICHE conoscenze che prima erano dichiarative (esempio: guida della macchina) ARCURI e CASTELLI Un processo automatico deve essere: Non intenzionale Realizzarsi fuori dalla consapevolezza Non essere controllabile, per cui se iniziato non può essere interrotto Essere efficiente, consumare una quantità minima di risorse cognitive

18 Conoscenza tacita WAGNER e STENBERG (1986) Riguarda in larga misura la formulazione di GIUDIZI SOCIALI (pensiero quotidiano) TVERSKY e KAHNEMAN (1974) Euristica dell’ANCORAGGIO e ACCOMODAMENTO Una forma di ragionamento semplificato per formulare giudizi nella vita quotidiana Sono strategie di pensiero che permettono di formulare rapidamente un giudizio sulla probabilità che un qualche evento si verifichi. Sono scorciatoie più facili, rapide e tali da condurre a soluzioni mediamente corrette. Nel momento di incertezza si assume un dato ritenuto sicuro. Poi….. Questo elemento funziona da ancoraggio per tutte le informazioni che sono accomodate a questo dato Quotidiano come schema di routine sociali Struttura cognitiva che rappresenta la conoscenza in modo ORGANIZZATO e GERARCHICO Attiva dei percorsi di elaborazione che partono dai nuclei concettuali di ordine superiore per prendere in carico i dati provenienti dall’ambiente

19 Schemi di eventi (script o copioni) Rimandano alle routine sociali: azioni che si ripetono nella loro sequenza Schemi organizzati di informazioni e conoscenze derivanti dall’esperienza diretta di azioni quotidiane SCHEMI PRAGMATICI DI RAGIONAMENTO ROUX e GILLY (1997) PROSPETTIVA SOCIO-COSTRUZIONISTA Le routine sociali esercitano due influenze: Effetto regolatore sui comportamenti sociali degli attori nelle diverse situazioni: la ripetizione e il rendersi “automatiche” consente una localizzazione spaziale e temporale delle azioni che riduce il rischio di errore Offrono un FORMAT, elemento strutturante, organizzatore della cognizione, sia dal punto di vista della rappresentazione del compito sia da quello delle sue modalità di risoluzione Lo script diventa la struttura cognitiva riferita a una serie di conoscenze associate alla sequenza degli eventi costitutivi delle routine sociali Sono, quindi, subordinati a funzionamenti sociali Le esperienze di vita quotidiana particolarmente rilevanti sono le REGOLE di PERMESSO e di OBBLIGO

20 Quotidiano come sensibilità ai contesti e alle situazioni sociali CONOSCENZA SITUATA di LAVE (1988) CONOSCENZA DISTRIBUITA di NORMAN (1991) I processi cognitivi sono radicati socialmente e culturalmente e il contesto è una componente significativa del processo cognitivo. La cognizione non è un fatto individuale ma un fenomeno che si realizza nell’interazione tra individui. La cognizione non esiste come evento mentale isolato ma è un fenomeno che si verifica, oltre che nell’interazione con gli altri, anche nell’interazione con gli ARTEFATTI (computer, stampa, scrittura, internet, ecc.)

21 Errore fondamentale di attribuzione ROSS (1977) Tendenza a ricercare le cause del comportamento nelle disposizioni stabili delle persone più che nelle circostanze in cui agiscono, sovrastimandone il peso e sottostimando quello delle influenze sociali legate ai ruoli o alle situazioni Secondo la teoria dell’ancoraggio e accomodamento, la persona e le sue caratteristiche sono un punto di partenza saliente e su questi dati si costruiscono una serie di sovrastrutture di natura inferenziale. ESEMPIO: Concetto di aggressività nei pazienti psichiatrici v.s. WOLL La cognizione quotidiana contiene senza dubbio una quantità di errori logici, ma è anche accurata, creativa, intuitiva e ricca di buon senso

22 Quotidiano come processo sociale Caratteristiche della realtà della “vita quotidiana” Interdipendenza tra realtà e conoscenza di questa Gli individui diventano attivi costruttori della REALTA’ SOCIALE a cui partecipano 1) ABITUALIZZAZIONE: la vita quotidiana è una realtà ripetitiva, organizzata in schemi d’azione che tendono a riprodursi e consolidarsi in routine stabili RIPETITIVITA’ (Levine) origine di costruzione di un micro- cosmo sociale che può essere all’inizio significativo solo per il soggetto che lo esegue. Questo processo che immagazzina in routine schemi di azione, che diventano scontati nei loro significati, automatici nelle conoscenze richieste per la loro esecuzione e prevedibili, produce il carattere di OGGETTIVITA’ che il quotidiano assume. Ogni azione ripetuta frequentemente viene cristallizzata secondo uno schema fisso che può essere riprodotto con un’economia di sforzo e immediatamente riconosciuto SEQUENZA DEL PROCESSO ABITUALIZZAZIONE cristallizzazione in ROUTINE OGGETTIVIZZAZIONE PERCEZIONE DI CONCRETEZZA Si rendono implicite le conoscenze relative alle azioni REIFICAZIONE: quando il processo di oggettivizzazione raggiunge il suo grado estremo, il mondo oggettivato perde la sua capacità di essere visto come creazione umana e si fissa come fattualità non umana, non umanizzabile e inerte. (la realtà sociale acquista l’oggettività propria del mondo della natura NATURALIZZAZIONE)

23 2) FAMILIARITA’: il quotidiano rimanda a quel settore di realtà che ci è più familiare proprio perché è organizzato attorno al qui del nostro corpo e all’adesso del presente (HIC ET NUNC). La prima realtà di cui si fa esperienza in quanto zona accessibile alla corporeità e ai suoi bisogni A casa propria ciascuno si vuol sentire in un mondo familiare, conosciuto, prevedibile, rassicurante, non intaccato dall’inquietudine che accompagna ciò che è estraneo e imprevisto.inconscio Paura dello sconosciuto 3) INTERSOGGETTIVITA’: condizione che consente alle persone di trascendere i mondi privati per costruire un senso condiviso del mondo in cui agiscono GROSSEN (1988) 3 livelli di conoscenza condivisa A) livello di COMUNANZA: rimanda a conoscenze comuni di ordine macro- sociale (insieme di credenze implicite esistenti in un terreno comune) B) livello della RECIPROCITA’: rimanda a conoscenze, regole e rappresentazioni proprie di specifiche situazioni sociali (come comportarsi ad una festa di compleanno) C) livello di MUTUALITA’: processo di negoziazione diretta dei reciproci punti di vista, per cui gli interlocutori possono assumere il punto di vista dell’altro e costruire serie di assunti negoziati, che sono, a questo punto, il prodotto dell’interazione stessa

24 La conoscenza del senso comune ANDERSON razionalità adattiva GIGERENZEN e TODD (1999) razionalità ecologica EVANS e OVER (1996) razionalità della logica formale VS razionalità della cognizione comune o SENSO COMUNE SIEGFRIED (1994) Il senso comune è conoscenza condivisa con altri nelle normali routine della vita quotidiana; consiste in una conoscenza pragmatica che ci dice come si fanno le cose nelle molteplici situazioni di ogni giorno e fornisce cause e giustificazioni all’agire proprio e altrui. Mette a disposizione spiegazioni. Rende prevedibile e controllabile la realtà in modo consensuale. La conoscenza del senso comune è intrisa di affermazioni contraddittorie perché la sua funzione principale è quella di fornire APPARATI DI LEGITTIMAZIONE BILLING BRUNER Pensiero logico – scientifico VS pensiero narrativo (forma di pensiero idoneo al ragionamento quotidiano NARRAZIONE: modello mentale, ovvero modalità di percepire e organizzare la realtà facendone realtà INTERPRETATA

25 EMILIANI e ZANI Nel pensiero scientifico esistono alcuni assiomi indiscutibili: 1) principio di IDENTITA’, 2) di NON CONTRADDIZIONE, 3) di CAUSA V.S. Nel pensiero sociale le relazioni logiche di identità e di causa sono sostituite dalla SOMIGLIANZA e dalla REGOLARITA’ (causalità = regolarità constatata tra fenomeni). Il principio di non contraddizione decade. Il quotidiano va considerato un processo sociale complesso, mediante cui i soggetti costruiscono e ricostruiscono continuamente la realtà, oggettivandola attraverso processi di abituazione, cristallizzando i loro significati e inglobandoli in settori di conoscenza che diventano automatici e impliciti, familiarizzando tutto ciò che entra in questa sfera di realtà e, allo stesso tempo, permettendo il cambiamento attraverso le discussioni su temi contrapposti, dilemmi che consentono la negoziazione dei reciproci punti di vista in una nuova costruzione intersoggettiva della realtà comune

26 Rappresentazioni sociali MOSCOVICI TEORIA DEL SENSO COMUNE Forme della conoscenza che attori sociali condividono partendo da una comune appartenenza a gruppi o INSERZIONI SOCIALI, con lo scopo di costruire e ricostruire la rappresentazione di oggetti per loro socialmente rilevanti. La rappresentazione sociale è una conoscenza funzionale a vivere nella vita quotidiana a a far fronte alle sue necessità. Le rappresentazioni sono la costruzione da parte di una collettività di un oggetto sociale per poter agire nei suoi confronti e di poter comunicare su di esso A che serve costruire una rappresentazione sociale? Nella realtà quotidiana le persone dispongono di informazioni lacunose, insufficienti o sovrabbondanti. Lo scarto tra le informazioni possedute e quelle di cui si avrebbe bisogno diventa elemento determinante per la genesi delle rappresentazioni sociali Condizione per una rappresentazione sociale Dispersione delle informazioni Implicazione del soggetto in relazioni pregnanti e significative dalle quali non può esimersi Necessità di prendere posizioni e decidere le azioni da intraprendere

27 OGGETTIVAZIONE: quando un’idea entra nella conoscenza comune tende a materializzarsi, a diventare concreta, attraverso l’immagine. Comporta la traduzione dell’aspetto astratto e concettuale del pensiero nelle forme più direttamente percepibili fornite dalle IMMAGINIProcesso di FIGURAZIONE o di scoperta dell’aspetto ICONICO di concetti astratti Si attua selezionando alcune informazioni e DECONTESTUALIZZANDOLE dallo schema concettuale in cui originariamente erano state formulate Oggettivare in immagini è una strategia che contribuisce ad accrescere la percezione di CONCRETEZZA della realtà di ogni giorno L’oggettivazione usa la NATURALIZZAZIONE= far assumere all’immagine una esistenza autonoma, come se fosse un fatto naturale. Vedi Reificazione MOSCOVICI = con le immagini noi ricostruiamo gli oggetti, li conosciamo, li spieghiamo e viviamo con loro attraverso figure che ci sembrano naturali. ANCORAGGIO: processo mediante il quale tutto ciò che si presenta con carattere di novità tende ad essere “ancorato”, ovvero ASSIMILATO a ciò che è già conosciuto, ad essere incorporato in un quadro di riferimento noto. Si mantiene il carattere di familiarità.

28 FUNZIONI Funzione cognitiva di integrazione delle novità Funzione di interpretazione delle novità Funzione di orientamento dei comportamenti e rapporti sociali Gestalt STRUTTURA INTERNA DELLE RAPPRESENTAZIONI C’è un NUCLEO CENTRALE con carattere ANTINOMICO, cioè composto da termini e temi che ancorano discorsi opposti su quell’argomento. THEMATA = idee generatrici di pensiero, nozioni centrali della conoscenza, luoghi potenziali di senso MOLINARI e EMILIANI Il principio organizzatore delle rappresentazioni sociali in campo educativo è la PERCEZIONEDI RESPONSABILITA’ La dimensione della responsabilità introduce una rottura con la naturalità, mettendo in gioco l’impegno e la scelta personali e consapevoli. Si produce una “dissonanza cognitiva” di Festinger Diventa il meccanismo che regola la misura dell’oggettivazione nel movimento di presa di distanza o avvicinamento nei confronti della realtà. SCOPO = proteggere la propria identità per mantenere positivo il giudizio su se stessi in qualità di genitori o insegnanti sottraendosi a responsabilità di fronte a possibili esiti negativi.

29 Il continuum NATURA – CULTURA viene usato come nucleo centrale di rappresentazioni sociali, di settori di conoscenza quotidianamente ridefiniti e ricostruiti all’interno dei diversi gruppi sociali, per interpretare i molteplici e spesso contradditori aspetti di un fenomeno complesso, rilevante sul piano affettivo, valorizzato culturalmente come lo sviluppo e la crescita del bambino

30 Sviluppo sociale

31 Processo di socializzazione nella prima infanzia progredisce durate l’adolescenza Assunzione di vari modelli di comportamento Sviluppo di SCHEMI STUDI ANTROPOLOGIA CULTURALE PSICOLOGIA della PERSONALITA’ SOCIOLOGIA La socializzazione è un processo di trasformazione e trasmissione da una generazione all’altra, delle caratteristiche culturali specifiche, ossia modelli cognitivi, atteggiamenti, tecniche e pratiche di allevamento. INCULTURAZIONE BRIM (1966) La socializzazione è quel processo mediante il quale gli individui acquistano le conoscenze, le abilità, i sentimenti e i comportamenti che li mettono in grado di partecipare, quali membri più o meno efficienti, alla vita sociale. Il divenire sociale viene fatto coincidere con l’adattamento del soggetto alla società e con l’assunzione di RUOLI. INIZIAZIONE Teoria dell’APPRENDIMENTO SOCIALE Paradigma skinneriano S – R L’acquisizione della motivazione sociale, lo sviluppo del comportamento dipendente e la formazione del legame con la madre vengono spiegati in base al principio del rinforzo secondario. Il neonato è dotato di bisogni fisiologici di base che sono soddisfatti dall’adulto che si prende cura di lui il bambino associa tali rinforzi primari alla presenza della madre che diventa un rinforzo secondario e acquista valore di ricompensa sulla base di catene S-R sempre più prolungate fra comportamenti materni e infantili si istaura la prima relazione sociale e si sviluppa la dipendenza dall’adulto DOLLARD e MILLER

32 SEARS La prima relazione del bambino con la madre è una pre-condizione indispensabile per lo sviluppo sociale


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