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E forse, la cosa più grave nel corso di un’esistenza è l’assenza di cri­si, il restare alla superficie delle cose, il non andare mai in profondo, e dunque,

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Presentazione sul tema: "E forse, la cosa più grave nel corso di un’esistenza è l’assenza di cri­si, il restare alla superficie delle cose, il non andare mai in profondo, e dunque,"— Transcript della presentazione:

1 E forse, la cosa più grave nel corso di un’esistenza è l’assenza di cri­si, il restare alla superficie delle cose, il non andare mai in profondo, e dunque, anche un po’ a fon­do.

2 La crisi, in verità, è occasione di intelligenza e di verità. Essa ci obbliga a passare dalle risposte alle domande, a formulare nuove domande per impostare nuove risposte.

3 Ci chiede di uscire dalla tiran­nia delle abitudini, dalla ripetitività del percorrere sempre lo stesso sentiero più breve al punto che è il sentiero che porta noi e non noi che decidiamo la strada.

4 Cambiare strada per raggiungere lo stes­so posto può richiedere un tempo più lungo ma an­che riservare sorprese, aprire nuovi orizzonti, consentire di vedere cose che altrimenti non vedremmo mai.

5 Una crisi deve essere gestita, addomesti­cata, assunta: spesso essa ci riconduce all’essenzia­le da cui ci eravamo allontanati.

6 La scoperta poi del­le proprie carenze e lacune ci aiuta a entrare nella nostra verità personale, che sempre coincide con la nostra unicità; che è, al tempo stesso, la nostra po­vertà e la nostra inestimabile ricchezza.

7 - Non temere la propria molteplicità. Noi non sia­mo a una sola dimensione: occorre credere alla pro­pria molteplicità e uscire dallo sguardo unidimensionale su di sé.

8 Per questo abbiamo bisogno di specchi, cioè di strumenti e persone che riflettendo un’immagine di noi ci portino a riflettere su di noi.

9 Ed è importante, una vera grazia, incontrare uno sguardo che, amandoci, ci sveli la nostra bellez­za, che è sempre «bellezza agli occhi di qualcuno».

10 Questo sguardo ci dice che l’unico nostro compito, in cui nessuno può sostituirsi a noi, è quello di di­ventare noi stessi. Imitare altri, o diventare cloni di altri non farebbe la nostra felicità, ma ci sprofonde­rebbe nell’infelicità.

11 Simile sguardo può aiutare il giovane a uscire dall’indecisione. Le patolo­gie dell’indecisione sono anzitutto l’astensione dal­la scelta, restando nell’illusione dell’indefinito del­le possibilità, e scoprendo poi troppo tardi che in realtà una scelta la si è fatta, ma di morte: la scelta di non scegliere.

12 Quindi l’attivismo, ovvero il passa­re da una scelta all’altra, il moltiplicare cose e situa­zioni per perdere il meno possibile. Anche in que­sta azione si rifiuta illusoriamente la perdita con­nessa alla scelta.

13 Infine il volontarismo, che ha il li­mite dell’azione fatta per dovere, eludendo il proprio desiderio profondo.

14 Ma la legge, il dovere non ha la capacità di unificare, raccogliere e orientare tutte le energie di una persona, che dunque resterà frustrata e infelice.

15 - Non restare prigionieri del ruolo. Terribile è il re­stare prigionieri del ruolo, quasi che il ruolo che si riveste eserciti una funzione di protezione.

16 Chi si rifugia nel ruolo, nella posizione di potere o sem­plicemente nella funzione che svolge, si impedi­sce di accedere al proprio sé, si preclude la via del­la crescita umana, chiudendosi in posizioni di pote­re o comunque in una parvenza di sé.

17 Rifugiarsi nel ruolo è come indossare una maschera, nasconden­do se stessi a sé e agli altri e chiudendosi al dispie­garsi della propria umanità.

18 - Osare la solidarietà e l’amore. La capacità di condividere, di non fare riserve di sé, di trovare la pro­pria realizzazione personale e la propria gioia nel donare è il vertice di ogni cammino formativo ed è il culmine della maturità umana.

19 Maturità che ha sempre a che fare con la capacità adulta di amare e con la capacità di lavorare efficacemente, il che significa anche la capacità di soffrire.

20 La crescita umano- spirituale della persona raggiunge il suo fi­ne nella capacità di amare. Nel diventare uomini e donne di passione, che conoscono la passione e la sofferenza dell’amore.

21 Per giungere a questo fine è essenziale la fidu­cia. La fiducia è la matrice della vita ed è la forza che consente alla persona di non farsi vincere dal­la paura, anzi, dalle tante paure che possono abitar­la.

22 Questa fiducia consentirà anche lo svilupparsi di una relazione con il tempo equilibrata e non patologica:  assumere serenamente il proprio passato sen­za restarne ostaggio, senza continuare a vivere sot­to la sua ombra lunga;  aderire all’oggi, al presente senza nutrire sterili fughe in avanti o regressioni all’indietro,  proiettarsi verso il futuro senza paure, ma anche senza evasioni e fughe in avanti.

23 Signore misericordioso e com­passionevole, autore e perfezionatore della fede, ma anche della nostra umanità.


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