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INQUINAMENTO ATMOSFERICO Mauro Rotatori CNR Istituto sullInquinamento Atmosferico.

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Presentazione sul tema: "INQUINAMENTO ATMOSFERICO Mauro Rotatori CNR Istituto sullInquinamento Atmosferico."— Transcript della presentazione:

1 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Mauro Rotatori CNR Istituto sullInquinamento Atmosferico

2 STORIA DELLINQUINAMENTO ATMOSFERICO Plinio il Vecchio: …quando lascio laria pesante di Roma e lodore dei fornelli fumanti che emettono ogni sorta di vapori e di cenere nellaria intorno, mi sento molto meglio Honoratus Fabri (1670): …certi tipi di pioggia causano danni ai frutti e talvolta l'intero frutto viene bruciato. Per esempio la pioggia che cade durante le ore più calde nel mezzo del giorno in gocce rade ma grandi, come evapora lascia particelle acide sui frutti. A causa della loro grande capacità di acidificazione, il frutto viene bruciato, dessiccato oppure mostra lesioni od altri danni

3 COMPOSIZIONE DELLATMOSFERA Latmosfera può essere divisa in regioni distinte in base alla distanza dalla superficie terrestre. In particolare la porzione di atmosfera compresa nei primi 80 Km è chiamata omosfera

4 COMPOSIZIONE DELLATMOSFERA In particolare, i gas che costituiscono lomosfera sono presenti nella seguente percentuale: 4

5 Si definisce inquinamento atmosferico lo stato della qualità dellaria conseguente alla immissione nella stessa di sostanze di qualsiasi natura in misura e condizioni tali da alterare la salubrità e da costituire pregiudizio diretto o indiretto per la salute dei cittadini o danno ai beni pubblici o privati INQUINAMENTO ATMOSFERICO

6 Origine Naturale Antropica Pulviscolo Esalazioni vulcaniche Decomposizione materiale organico Combustione incendi Ossidi di azoto da scariche elettriche Grande Scala Piccola Scala Buchi di Ozono Effetto Serra Piogge acide Industrie Traffico autoveicolare Centrali di riscaldamento

7 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Effetto Serra Luso massiccio dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) ha portato alla liberazione di enormi quantità di CO 2 in tempi relativamente brevi. Laumento della concentrazione della CO 2 nellaria determina la variazione di parametri atmosferici con conseguenze rilevabili sul clima derivanti da un aumento della temperatura. Grande Scala

8 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Effetto Serra La temperatura media della Terra sta aumentando ad una velocità non naturale. Il 1998 è stato lanno più caldo del secolo scorso, con un incremento di circa 1°C Grande Scala La temperatura media globale del 1998 al record degli ultimi 1000 anni. (Hileman, 1999).

9 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Effetto Serra: Protocollo di Kyoto Il protocollo di Kyoto concerne le emissioni di sei gas ad effetto serra: biossido di carbonio (CO 2 ); metano (CH 4 ); protossido di azoto (N 2 O); idrofluorocarburi (HFC); perfluorocarburi (PFC); esafluoro di zolfo (SF 6 ). Grande Scala Rappresenta un passo avanti importante nella lotta contro il riscaldamento planetario poiché contiene obiettivi vincolanti e quantificati di limitazione e riduzione dei gas ad effetto serra.

10 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Effetto Serra: Protocollo di Kyoto Grande Scala Il Protocollo di Kyoto impegna i Paesi industrializzati e quelli ad economia in transizione (i Paesi dell'est europeo) a ridurre complessivamente del 5% nel periodo le principali emissioni antropogeniche di gas capaci di alterare l'effetto serra naturale del nostro pianeta Per raggiungere questi obiettivi, il Protocollo propone una serie di provvedimenti: rafforzare o istituire politiche nazionali di riduzione delle emissioni (miglioramento dell'efficienza energetica, promozione di forme di agricoltura sostenibili, sviluppo di fonti di energia rinnovabili, ecc.); cooperare con le altre parti contraenti (scambi di esperienze o di informazioni, coordinamento delle politiche nazionali a scopo di efficienza attraverso meccanismi di cooperazione, quali i diritti di emissione, l'attuazione congiunta e il meccanismo di sviluppo pulito).

11 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Buco di Ozono Grande Scala La distruzione dellozono stratosferico osservata è dovuta alla immissione nellatmosfera soltanto di una parte dei CFC usati finora. Dei 12 milioni di tonnellate di CFC usati nel 1950 ad oggi soltanto 5 milioni di tonnellate sono finite nellatmosfera. La maggior parte dei CFC finora impiegati, circa 7 milioni di tonnellate, è ancora contenuta o inrappolata nelle imbottiture, nei frigoriferi, nei pannelli isolanti, ecc.

12 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Piogge Acide Lacidità delle precipitazioni atmosferiche è determinata dal progressivo aumento delle concentrazioni di Ossidi di zolfo e di azoto presenti nellatmosfera, derivati dalla crescita del consumo di combustibili fossili, che si aggiungono a quelli naturalmente presenti nellaria Queste sostanze entrano in contatto con le gocce di pioggia allatto della loro formazione durante la loro caduta, determinando la formazione di soluzioni diluite di acido solforico e nitrico. Le precipitazioni risultano così alterate in una loro caratteristica essenziale – il pH - e possono innescare una serie di scompensi nei delicati equilibri che regolano i processi biotici e abiotici sul nostro pianeta Grande Scala Nel mondo sono diverse regioni che hanno particolari problemi dovuti allacidità come il nord Europa, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone e alcune parti della Cina.

13 INQUINAMENTO ATMOSFERICO Principali inquinanti nellinquinamento su aree urbane, industriali, semirurali Particolato Idrocarburi Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) Ossidi di azoto Aldeidi e chetoni Arsenico, Nichel, Cadmio e Mercurio Biossido di zolfo Ossido di carbonio Ozono - Smog fotochimico Piccola Scala

14 INQUINAMENTO ATMOSFERICO A seconda degli inquinanti considerati cambia il contributo percentuale delle fonti: NOx, CO, ParticolatoTraffico veicolare SOxVulcani, Centrali termoelettriche Ammoniaca e metanoAgricoltura e allevamenti COVVerniciature, sintesi di produzione chimiche, industria della stampa, traffico

15 Il rispetto della legislazione La componente organica Gli effetti sulla salute PM Laerosol secondario Gli effetti sul clima e sullecosistema La componente terrigena, locale, trasportata e risollevata La ricerca delle sorgenti Il bio- aerosol Le difficoltà nel prelievo Lindividuazione dei contributi terrigeni locali La quantificazione dei diversi contributi biologici La combustione delle biomasse Le mappe spaziali La certificazione degli eventi naturali La dimensione e la composizione chimica Metodi di source apportionment. I sali di ammonio e gli organici volatili

16 PM x in ambiente Sorgenti naturali Sorgenti antropogeniche Reazioni in fase omogenea Reazioni in fase eterogenea Processi di accrescimento e rimozione Condizioni meteorologiche Concentrazione PMx Composizione chimica Distribuzione granulometrica

17 PM x in ambiente Misura di massa Caratterizzazione chimica Caratterizzazione granulometrica PM 10 ; PM 2,5 ; PM 1 Composizione ionica, metalli, carbonio, idrocarburi policiclici aromatici, etc MASS MODE ACCUMULATION (concentrazioni in massa) NANO-PARTICELLE (concentrazione in numero) Impattori inerziali, APS, OPC DMA, CNC, DMSS 0,1 µm÷10 µm 0,005 µm÷0,2 µm

18 COSA RICHIEDE LA LEGGE? DIRETTIVA 1996/62/CE – QUALITA DELLARIA DIRETTIVA 1999/30/CE – SO 2, NO x, Pb, PM 10 DIRETTIVA 2004/107/CE – As, Cd, Ni, IPA (benzo[a]pirene) DIRETTIVA 2008/50/CE – PM g/m 3 limite conc. media annuale max 35 superamenti allanno del limite per la concentrazione media giornaliera (50 g/m 3 ) 0.5 g/m 3 6 ng/m 3 5 ng/m 3 20 ng/m 3 1 ng/m 3 25 g/m 3 valore obbiettivo (dal 2010) 25 g/m 3 valore limite (dal 2015) ma anche…. VALUTAZIONE DEGLI EVENTI NATURALI SPECIAZIONE CHIMICA del PM 2.5 in 3 SITI di FONDO RURALI MISURA DEGLI IPA in 7 SITI di FONDO URBANO SPECIAZIONE CHIMICA del PM 10 e PM 2.5 in 7 SITI di FONDO URBANO ed altre necessità per stazioni speciali

19 Composizione chimica del particolato - Risposta alle richieste del legislatore -Valutazione dellefficacia di piani e provvedimenti -Identificazione delle sorgenti e del loro peso relativo -Studi di impatto ambientale -Valutazione degli effetti sulla salute -Ambienti di lavoro -Esposizione personale

20 Solo poche specie chimiche inorganiche costituiscono più dell 1% della massa del PM: alcuni metalli: Al, Si, Fe i principali anioni: Cl -, NO 3 -, SO 4 =, CO 3 - i principali cationi: Na, NH 4 +, K +, Mg ++, Ca ++ il carbonio elementare il 20-60% del PM è costituito invece da materiale organico (classe formata da migliaia di specie diverse, nessuna delle quali rappresenta individualmente oltre l1% della massa di PM) per le specie organiche il monitoraggio si concentra quindi sulle specie tossiche e nocive e sui traccianti di sorgenti specifiche Composizione chimica del particolato: MACROCOMPONENTI

21 1. Anioni e cationi (NO 3 -, SO 4 =, Cl -, Na +, Ca ++, Mg ++, K +, NH 4 + ) 2. Carbonio elementare ed organico (EC, OC) 3. Metalli di provenienza crustale (Si, Al, Fe, Ca, K) 4. Metalli in tracce (As, Cd, Cr, Cu, Mg, Mn, Ni, Pb, Sb, Sn, Ti, V, Zn) Cromatografia ionica Fluorescenza di raggi X (ED-XRF) Analizzatore termo- ottico Spettroscopia di emissione al plasma (ICP-MS)

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23 CONCENTRAZIONE DI MASSA DEL PM 10 A MONTELIBRETTI (ROMA) RISULTANTE DALLA DETERMINAZIONE GRAVIMETRICA (blu) E RICOSTRUITA COME SOMMA DEI RISULTATI DELLE ANALISI CHIMICHE (rosso)

24 SORGENTI TRAFFICO RISCALDAMENTO INDUSTRIA ANTROPOGENICHE NATURALI MARE VULCANI DESERTI ESSERI VIVENTI

25 [combustione] = EC EC [OM] [combustione] = EC EC [OM] [biosfera] = OM – 1.1 EC [biosfera] = OM – 1.1 EC [atmosfera] = NH nss SO 4 = + NO 3 - [atmosfera] = NH nss SO 4 = + NO 3 - [mare] = (Na + + Cl - ) * [SO 4 = Mg Ca K] [mare] = (Na + + Cl - ) * [SO 4 = Mg Ca K] [terra] = 1.89 Al Si Fe Na I [terra] = 1.89 Al Si Fe Na I Ca I Mg I K I + CO 3 + Mg S + Ca S Ca I Mg I K I + CO 3 + Mg S + Ca S A PARTIRE DALLA COMPOSIZIONE CHIMICA DEL PM SI PUO ARRIVARE A STIMARE LA FORZA DELLE SORGENTI PRINCIPALI

26 Determinabile chimicamente solo in minima parte

27

28

29 SUMME R WINTER SPRIN G

30

31 ROMA

32 FERRARA

33 TEL AVIV (ISRAELE)

34 Podgorica (MONTENEGRO)

35 GUIDONIA

36 TUNISI

37 CHAMONIX COMBUSTIONE DOMESTICA

38 CAMPIONAMENTO PM 10 PRESSO UN PAESE IN UNA VALLE ALPINA (CHAMONIX) E ALLUSCITA DEL TUNNEL DEL MONTE BIANCO (FEBBRAIO 2008) POSTAZIONE USCITA TUNNEL POSTAZIONECHAMONIX Distanza fra le postazioni: circa 2 Km

39 TUNNEL (6.1 mg/m 3 ) CHAMONIX (40.4 mg/m 3 ) CAMPIONAMENTO PM 10 PRESSO UN PAESE IN UNA VALLE ALPINA (CHAMONIX) E ALLUSCITA DEL TUNNEL DEL MONTE BIANCO (FEBBRAIO 2008)

40 DETERMINAZIONE DEL LEVOGLUCOSANO TRACCIANTE DELLA COMBUSTIONE DI BIOMASSE Il levoglucosano è prodotto dalla decomposizione della cellulosa a T>300°C E prodotto dalla legna ma non dalle foglie Si trova integralemente nella frazione fine del PM Nella legna da ardere costitusce l11-17% del carbonio organico (studi USA*)

41 POSTAZIONE USCITA TUNNEL POSTAZIONECHAMONIX

42

43 REGIONAL BACKGROUND MONTELIBRETTI WINTER SPRING SUMMER URBAN BACKGROUND

44 SAN MARCO BIOENERGIE - ARGENTA CENTRALE PRODUZIONE ENERGIA DA BIOMASSE

45 Ossidi di zolfo Le emissioni antropogeniche rappresentano più di 150 milioni di tonnellate allanno e sono dovute principalmente ai processi di combustione dei combustibili fossili e liquidi (carbone, petrolio, gasolio); oltre il 90% del biossido di zolfo viene prodotto nellemisfero Nord. Il carbon fossile ha un contenuto di zolfo che varia dallo 0,1 al 6% e il petrolio greggio dallo 0,05 al 4,5%. Oltre il 90% dello zolfo presente nel combustibile viene trasformato in biossido di zolfo (lo 0,5-2% viene trasformato in anidride solforica ed il resto rimane nelle ceneri sotto forrma di solfati).

46 Ossidi di zolfo Decreto Ministeriale n.60 del Valore limite orario Valore limite giornaliero Limite annuale per la protezione della vegetazione Soglia di allarme 350 µg/mc con un margine di tolleranza di 150 µg/mc (43%) che si riduce linearmente ogni anno fino a diventare nullo il 1 gennaio 2005 (da raggiungere entro il 2005) 125 µg/mc da non superare più di tre volte allanno (da raggiungere entro il 2005) 20 µg/mc (da raggiungere entro il 2005) 500 µg/mc (da raggiungere entro il 2005)

47 SMOG FOTOCHIMICO Nei processi di smog fotochimico si formano sostanze di diversa natura, composizione ed impatto ambientale: Biossido di Azoto Ozono Acido Nitrico Aldeidi, Chetoni Perossialchilnitrati (PAN, PPN) Composti ossigenati vari Aerosoli SMOG FOTOCHIMICO SMOG FOTOCHIMICO è originato da reazioni fotochimiche attivate dalla luce del sole.

48 SMOG FOTOCHIMICO

49 NH + HNO NH NO NO + R-NO NO NO + OH HNO Inquinanti di origine fotochimica: trasformazione da gas a particolato

50 SMOG FOTOCHIMICO: NOx In particolare l NO 2 è la molecola più importante tra gli inquinanti primari che assorbono radiazioni UV dello spettro solare in quantità significativa NO 2 + h NO + O QUESTA REAZIONE INIZIA E SOSTIENE LA CATENA COMPLESSA DI REAZIONI DELLO SMOG FOTOCHIMICO PRODUCENDO OSSIGENO ATOMICO ALTAMENTE REATTIVO GLI OSSIDI DI AZOTO SVOLGONO UN RUOLO DETERMINANTE NEL MECCANISMO DEL FOTOSMOG

51 SMOG FOTOCHIMICO DOVUTO AGLI NOx MECCANISMI DEL CICLO FOTOLITICO ATMOSFERICO Le tre reazioni costituiscono un ciclo chiuso poiché ogni specie viene consumata e successivamente prodotta; pertanto il danno è minimo. Ma il ciclo viene aperto dalla presenza di idrocarburi e derivati così da avviare la formazione dei fotossidanti (fotosmog)

52 SMOG FOTOCHIMICO DOVUTO AGLI NOx EFFETTI DEL CICLO FOTOLITICO ATMOSFERICO Per esempio, in presenza di metano si viene a formare un composto in grado di ossidare lossido di azoto a biossido. Questo ha due effetti egualmente dannosi: fa aumentare la concentrazione di biossido di azoto, molto più dannoso dellossido; sottrae appunto lossido di azoto al suo ossidante naturale, lozono, facendone aumentare la concentrazione. TIPO DI LIMITELIMITE ( µg/m 3 )TEMPO MEDIAZIONE DATI TOLLERANZA Valore limite per la protezione della salute umana 200 (da non superare più di 18 volte lanno) Media oraria50 % (0% per il 2010) Valore limite per la protezione della salute umana 40Media anno50 % Soglia di allarme 4003 oreNessuno

53 OZONO Il problema dellozono è affrontato compiutamente nella direttiva 2002/3/CE Questa Direttiva: introduce valori obiettivo da conseguire al più presto possibile entro un determinato periodo è una pietra di paragone su cui misurare i progressi

54 OZONO Valori bersaglio e obiettivi a lungo termine

55 OZONO Piano di azione previsto dalla Direttiva

56 Andamento stagionale dellOzono Troposferico Ispra 1980 Moncalieri 1880 Anni

57 OZONO Esempio: numero di superamenti di 120 µg/m 3 su 8 ore Anno 2000 (distribuzione secondo giorni della settimana)

58 Variazioni stagionali della concentrazione di Ozono Troposferico OZONO

59 Benzene È uno dei composti organici aromatici (C 6 H 6 ) più utilizzati. Su scala industriale viene prodotto attraverso processi di raffinazione del petrolio. È un costituente della benzina che, assieme ad altri idrocarburi aromatici (toluene, etilbenzene, xileni, ecc.), ne incrementa il potere antidetonante. La maggiore fonte emissiva è costituita dai gas di scarico dei veicoli a motore, alimentati con benzina (principalmente auto e ciclomotori). Il benzene rilasciato dai veicoli deriva dalla frazione di carburante incombusto, da reazioni di trasformazione di altri idrocarburi e, in parte, anche dall'evaporazione che si verifica durante la preparazione, distribuzione e stoccaggio delle benzine, ivi comprese le fasi di marcia e sosta prolungata dei veicoli Dati ricavati dallo studio Ott WR e Roberts JW 1998 – Every day exposure to toxic polluttants, Scientific American, 278, Febbraio 1998

60 Benzene La presenza di benzene nell'atmosfera è un problema particolarmente rilevante nelle aree urbane dove insistono densità abitative elevate e notevoli quantità di traffico veicolare. La dispersione del benzene in atmosfera è connessa a una serie di variabili di tipo meteorologico (variazioni stagionali e giornaliere), socio-economico (intensità e fluidità del traffico giornaliero e orario) e geografico (distribuzione degli assi stradali principali, morfologia del territorio, ecc.). NormativaContenutoValori di riferimento DM n. 60 del 2/04/2002 (recepimento della Direttiva 2000/69/CE) Valore limite annuale per la protezione della salute umana 5 µg/m 3 (considerando il margine di tolleranza tale livello viene di fatto riportato a 10 µg/m 3 fino al 31 dicembre 2005 e successivamente ridotto gra- dualmente per raggiungere 5 µg/m 3 il primo gennaio 2010)

61 INQUINAMENTO ATMOSFERICO 0,2 0,4 0,6 0,8 1 1,2 1,4 1,6 1,8 SO2NO2 Year Av. NO2 24h Pb BenzeneCOB(A)PO3PM10 Year Ave PM10 24h Expected Levels/ EU Limits 2 0 Esempio: previsioni per la qualità dellaria a Roma nel 2010

62 Linfluenza dei fenomeni meteoclimatici sullinquinamento atmosferico Concentrazione di una specie inquinante in atmosfera Tasso di emissione dalle sorgenti Velocità delle trasformazioni chimico fisiche Velocità di deposizione al suolo Possibilità di diluizione nello strato limite

63 C (i) = MVMV Fattori che influenzano la massa delle specie inquinanti: emissione trasformazioni chimico-fisiche deposizione Fattori che influenzano il volume disponibile per la diluizione delle specie inquinanti: trasporto orizzontale delle masse daria (fenomeni avvettivi) rimescolamento verticale delle masse daria (fenomeni convettivi) INQUINAMENTO ATMOSFERICO

64 Altezza dello strato rimescolato Volume disponibile per la diluizione delle specie inquinanti

65 Fattori che influenzano la massa delle specie inquinanti: emissione trasformazioni chimico-fisiche deposizione flussi emissivi dovuti alle sorgenti processi di formazione processi di rimozione chimica perdita per deposizione sulle superfici Fattori che influenzano il volume disponibile per la diluizione delle specie inquinanti: trasporto orizzontale rimescolamento verticale parametro descrittivo dei processi di trasporto parametro descrittivo delle condizioni di stabilità dello strato superficiale parametro descrittivo dei processi di rimescolamento

66 Periodo estivo: maggiore ampiezza temporale della finestra di rimescolamento dalle ore alle ore e rimescolamento più intenso Periodo invernale: maggiore ampiezza temporale della finestra di rimescolamento dalle ore alle ore e rimescolamento più debole

67 Nel periodo estivo il periodo di maggiore intensità emissiva e quello di minore rimescolamento atmosferico non si sovrappongono Nel periodo invernale gli inquinanti prodotti dal traffico veicolare sono immessi in unatmosfera poco rimescolata Evento di inquinamento

68 Esiste tuttavia una stretta relazione tra capacità di rimescolamento della bassa atmosfera, tracciabile mediante lo studio della radioattività naturale, e accumulo di materiale particellare nellatmosfera

69 Un Indice di Stabilità Atmosferica specifico per la valutazione degli eventi di inquinamento da materiale particellare, ancora in fase di sviluppo, offre una buona descrizione dellinfluenza della variabile meteorologica sulla concentrazione di massa delle particelle al suolo Indice di Stabilità Atmosferica Materiale Particellare – ISA PM

70 ISA PM e concentrazione di PM 10 alla stazione di fondo urbano di Roma (Villa Ada)

71 IDENTIFICAZIONE DEGLI EVENTI NATURALI: Nel caso di eventi naturali (es. trasporto di sabbie dal Sahara) lindice si discosta dal valore del PM, che è molto maggiore. Nel caso di eventi naturali (es. trasporto di sabbie dal Sahara) lindice si discosta dal valore del PM, che è molto maggiore. MEASURED INDEX MEASURED INDEX PM 10 ROME – URBAN BACKGROUND STATION Lanalisi chimica del PM mostra che la differenza è dovuta allincremento della componente crostale Lanalisi chimica del PM mostra che la differenza è dovuta allincremento della componente crostale È quindi possibile stimare la concentrazione di PM che sarebbe stata misurata in assenza dellevento È quindi possibile stimare la concentrazione di PM che sarebbe stata misurata in assenza dellevento

72 Condizioni meteorologiche che favoriscono laccumulo del materiale particellare alta pressione persistente alta pressione con inversioni diurne in quota venti sostenuti dalle aree desertiche nord-africane Linfluenza dei fenomeni meteoclimatici sullinquinamento atmosferico

73 1.la meteorologia ed in particolare il rimescolamento verticale delle masse daria svolgono un ruolo primario nel determinare lentità dei fenomeni dinquinamento atmosferico 2.la radioattività naturale è un ottimo tracciante delle capacità di diluizione della bassa atmosfera 3.gli Indici di Stabilità Atmosferica costruiti sulla base dei dati di radioattività naturale permettono di disaccoppiare le variazioni di concentrazione degli inquinanti dovute a fattori meteorologici da quelle dovute a variazioni nei flussi emissivi 4.è così possibile valutare lefficacia dei provvedimenti restrittivi della circolazione nonchè identificare il contributo degli eventi naturali alla concentrazione di materiale particellare in atmosfera

74 Qualità dellaria nella regione urbana di Roma (2004) 12 stazioni di monitoraggio fisse 8 dislocate in vari punti della città 1 posta nel parco comunale di Villa Ada (fondo urbano) 1 fornisce solo dati meteorologici 2 situate nelle aree suburbane di Roma, Castel di Guido e Tenuta del Cavaliere, rappresentative dellinquinamento fotochimico

75 Qualità dellaria nella regione urbana di Roma (2004)

76 Benzene Esempio: benzene

77 Qualità dellaria nella regione urbana di Roma (2004) Esempio: benzene

78 Qualità dellaria nella regione urbana di Roma (2004) Esempio: PM10

79 Qualità dellaria nella regione urbana di Roma (2004) Esempio: PM10

80 Qualità dellaria nella regione urbana di Roma (2004) Esempio: PM10


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