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EFFETTO FOTOELETTRICO STORIA FENOMENO LA RELAZIONE LE APPLICAZIONI EFFETTO FOTOELETTRICO APPLICATO ALLA PIETRA LECCESEEFFETTO FOTOELETTRICO APPLICATO.

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3 EFFETTO FOTOELETTRICO STORIA FENOMENO LA RELAZIONE LE APPLICAZIONI EFFETTO FOTOELETTRICO APPLICATO ALLA PIETRA LECCESEEFFETTO FOTOELETTRICO APPLICATO ALLA PIETRA LECCESE ESEMPI DOMANDE & RISPOSTE

4 PIETRA LECESE Salento e pietra leccese Caratteristiche chimiche della pietra leccese Agenti di erosione Metodi di restauro

5 LA STORIA Prima di esprimere il fenomeno bisogna ricordare le varie scoperte, in ordine cronologico, che hanno permesso di comprenderlo. Il primo studioso che ricordiamo è Planck ed egli fu il primo ad introdurre il concetto di quanto o fotone supponendo che gli scambi di energia tra radiazione e materia avvenissero in modo quantistico. Successivamente Hertz scoprì che illuminando una placca di zinco con radiazioni elettromagnetiche il metallo acquistava carica elettrica; però, poiché gli elettroni non erano ancora stati riconosciuti, Hertz li escluse da questo fenomeno. Poi nel 1902 il fisico tedesco Lenard mostrò come lenergia dei fotoelettroni non dipendesse dallintensità ma dalla frequenza della radiazione incidente.

6 IL FENOMENO Chi riuscì non solo a dare una spiegazione precisa e chiara delleffetto fotoelettrico, ma ne scrisse anche unequazione fu il celeberrimo Einstein (rielaborando tutte le ipotesi dei precedenti fisici). Egli cominciò con lo spiegare il principio secondo cui la radiazione incidente possiede unenergia quantizzata, spiegando che un fascio di radiazioni elettromagnetiche che ha lunghezza donda pari a λ e frequenza ν = c/λ, sarà caratterizzato da fotoni con energia pari a hc/λ, ovvero uguale a hν

7 Da qui riuscì a dimostrare come i fotoni, che da questa radiazione arrivano sul metallo, cedono energia agli elettroni liberi dello strato superficiale del conduttore. Questa energia che gli elettroni acquisiscono si trasforma quindi in energia cinetica; però essi riusciranno a rompere i legami che li vincolano allatomo solo se lenergia cinetica è pari o maggiore della loro energia di legame, cioè se lenergia irradiata raggiunge la cosiddetta soglia fotoelettrica

8 EFFETTO FOTOELETTRICO

9 I GRAFICI

10 LA RELAZIONE Questa fu la relazione scritta da Einstein: Ec (elettroni) = E (fotoni) _1_mv 2 max = h ν – w 0 2 In cui v 2 max rappresenta la velocità massima che gli elettroni possono possedere nellespulsione (si considera quella massima perché i suoi valori possono variare a seconda del livello energetico da cui vengono strappati) e w 0 è il lavoro di estrazione del metallo.

11 Ponendo: w 0 = h ν 0 _1_mv 2 max = h ν – h ν 0 2 _1_ mv 2 max = h( ν – ν 0 ) 2 Poiché: ( ν – ν 0 ) non può essere negativo (perché altrimenti non ci sarebbe espulsione di elettroni per valori al di sotto dello zero), ν > ν 0 e ν 0 sarà la frequenza minima, cioè la soglia fotoelettrica.

12 LE APPLICAZIONI DELLEFFETTO FOTOELETRICO Numerose sono le applicazioni pratiche delleffetto fotoelettrico nella vita di tutti i giorni, quando si vuole evidenziare una variazione di effetto luminoso mediante un impulso: nel mondo della fotografia è utile per la regolazione del diaframma dellobiettivo; nelle gare sportive può essere utilizzato per azionare una macchina fotografica o un cronometro (sempre con lutilizzo di un impulso); oppure le cellule fotoelettriche sono anche usate nelle sale cinematografiche per la resa degli effetti sonori; per contare persone e/o oggetti che passano davanti ad un sistema fotoelettrico.

13 EFFETTO FOTOELETTRICO APPLICATO ALLA PIETRA LECCESE EFFETTO FOTOELETTRICO APPLICATO ALLA PIETRA LECCESE Una parte dello studio della Fisica delle particelle è riservato alla conservazione dei beni culturali, quali monumenti,statue,ecc. Le indagini destinate allo studio delle opere darte sono rese possibili grazie a un particolare fenomeno, noto come effetto fotoelettrico, utile per la conoscenza (e quindi per la composizione) del materiale, al fine di rilevare la soluzione adeguata per la conservazione ed il restauro. In particolare nel Salento è possibile osservare quale grande importanza rivesta tale campo della fisica per la conservazione della pietra leccese, la quale è assai diffusa nel nostro territorio

14 Apparecchiatura Losservazione di unopera darte avviene attraverso il tubo a raggi x. I raggi x emessi dal tubo colpiscono il campione da analizzare che a sua volta emette delle radiazioni rinvenute dal rilevatore che le analizza. Attraverso il sistema amplificatore-MCA il computer può visualizzare lo spettro di emissione.

15 Lo spettro Ogni elemento irraggiato emette le radiazioni con una determinata quantità di energia diversa per ogni materiale: il valore preciso identifica lelemento chimico. Il grafico ottenuto dalle emissioni, chiamato spettro, è costituito da dei picchi, la cui posizione indica il valore di energia. Larea del picchio è proporzionale alla concentrazione dellelemento,che lha prodotto, nel campione. Questa proporzione è data dalla relazione: Na= A+B. wa con a elemento Na area del picco Wa concentrazioni A e B sono quantità costanti e dipendono dalle condizioni operative delle analisi. Per determinarle si deve attuare un processo di taratura analizzando campioni a concentrazione nota.

16 Esperienza nel laboratorio chimico Nel laboratorio di chimica abbiamo deciso di analizzare campioni a concentrazione nota composti da noi. Le sostanze da noi utilizzate sono: -CaCO3 (carbonato di calcio); -CaSO4 (solfato di calcio). Le nostre analisi hanno interessato la percentuale in massa di zolfo, quindi con opportune proporzioni abbiamo calcolato la massa di zolfo necessario e le masse di solfato di calcio. Dati necessari: -massa massima di taratura =0,7g; -massa atomica zolfo =32,066; -massa atomica di CaSO4. 2H2O=172,17 -massa atomica di CaCO3=100,09.

17 prima pastiglietta :concentrazione 1% di S La massa di zolfo deve essere l1% della massa totale: 100 : 1 = 0,7 : mS prima proporzione Per trovare la massa di solfato di calcio si deve usare la proporzione tra le masse atomiche di zolfo e solfato e la massa mS: m aS : m aCaSO4 = mS : m CaSO4 seconda proporzione cioè: 32,066 : 172,17 = mS : mCaSO4 mS = 0,007g mCaSO4 = 0,038g dato che la sensibilità dello strumento (della bilancia) da noi usato è di 0,01g, i risultati saranno arrotondati. È opportuno trovare la nuova percentuale della massa di zolfo corrispondente ai dati finali facendo i calcoli al contrario. mCaSO4 = 0,04g (arrotondato) nuova percentuale di S = 1,64 % mCaCO3 = 0,7g – 0,04g = 0,66g

18 seconda pastiglietta: concentrazione 3% di S 100 : 3= 0,7 : mS mS = 0,021g 32,066 : 172,17 = 0,021 : mCaSO4 mCaSO4 = 0,113g mCaSO4 = 0,11g (arrotondato) Nuova percentuale di S =2,86% mCaCO3 =0,7g -0,11g =0,59g

19 terza pastiglietta : concentrazione 5% di S 100 : 5 = 0,7 : mS mS = 0,035g 32,066 : 172,14 = 0,035 : mCaSO4 mCaSO 4 = 0,188g mCaSO4 = 0,19g (arrotondato) Nuova percentuale di S =5,05% mCaCO3 = 0,7g-0,19g = 0,51g

20 quarta pastiglietta : concentrazione 7% di S 100 : 7 = 0,7 : mS mS = 0,049g 32,066 : 172,17 = 0,049 : mCaSO4 mCaSO4 = 0,263g mCaSO4 = 0,26g (arrotondato) Nuova percentuale di S =6,92% mCaCO3 = 0,7g-0,26g = 0,44g

21 Dopo aver fatto tutti i calcoli, abbiamo prodotto personalmente le pastigliette. Procedimento: con una bilancia di precisione di sensibilità 0,01g, abbiamo pesato la massa di solfato di calcio nelle dosi trovate; a questa abbiamo aggiunto la massa di carbonato di calcio che mancava al raggiungimento della massa totale (0,7g). Abbiamo miscelato il tutto con un mortaio di agata per circa dieci minuti ( per ogni pastiglietta). Abbiamo compresso i miscugli con un bastoncino di agata con una pressione di varie atmosfere tanto da creare delle pastigliette. Insieme alle pastiglie di concentrazione nota, ne abbiamo creata una con percentuale di S sconosciuta. Di questa troveremo poi la concentrazione grazie ai dati dei grafici.grafici

22 Grafici Analizzando le pastigliette abbiamo ottenuto dei grafici in cui la presenza di S aumenta secondo le nostre dosi. Attraverso il computer abbiamo ottenuto larea dei picchi delle varie concentrazioni. Concentrazione 1% Area netta = 1144 Area totale =15669 Concentrazione 3% Area netta = Area totale = Concentrazione 5% Area netta =35132 Area totale = Concentrazione 7% Area netta = Area totale = 52536

23 Dal computer sappiamo anche le costanti A e B A =4880 B=5950 Nel grafico troviamo anche il picco del campione di concentrazione sconosciuta e sappiamo quindi : Area netta = Area totale =38819 Sapendo la formula : Na = A + B. wa wa = (Na –A)/B = 4,54% Conclusione Prima di una qualsiasi misurazione, si deve effettuare un processo di taratura su campioni con concentrazione nota per ricavare le costanti A e B. Queste costanti variano a seconda del materiale analizzato e dalla situazione in cui si effettua lanalisi. Dopo di ciò si può procedere allindagine del materiale o dellopera darte.

24 Metodo per trovare A e B Come trovare A Dai dati ottenuti si crea un grafico mettendo in relazione larea netta e la massa espressa in percentuale. Il grafico ottenuto è una retta chiamata appunto, retta di taratura. Non sempre i punti sono allineati; in questo caso si traccia la retta che si avvicina di più ai valori. Il valore A è dato dallincontro della retta di taratura con lasse delle ordinate,nella quale sono riportati anche i valori delle aree. Infatti: Na = A +B.wa wa = 0 Na = A Come trovare B Il valore di B corrisponde alla pendenza, cioè alla tangente dellangolo α, ottenuto dallintersezione della retta di taratura con lasse delle ascisse. (x2 – x1) * tg α = (y2 – y1) B = tg α = (y2 –y1) / (x2­ – x1)

25 Esempi LEFFETTO FOTOELETTRICO: DALLA TEORIA ONDULATORIA AL QUANTO DI LUCE

26 ESEMPIO PRATICO DI APPLICAZIONE TECNICA DELLEFFETTO FOTOELETTRICO: chiusura delle porte a scorrimento degli ascensori. E' noto che alcuni metalli hanno la proprietà di perdere elettroni quando vengono esposti a radiazione elettromagnetica di opportuna frequenza. Questo fenomeno va sotto il nome di effetto fotoelettrico e trova larga applicazione nella tecnologia di utilizzo quotidiano, ad esempio nel meccanismo che regola la chiusura delle porte a scorrimento degli ascensori. In effetti, un raggio luminoso attraversa lo specchio della porta quando questa è aperta. Questo raggio luminoso va a colpire una cellula fotoelettrica producendo elettroni che attivano il circuito elettrico che regola la chiusura della porta. Quando si attraversa la porta si viene ad interrompere il raggio luminoso e la corrente elettrica connessa; la chiusura della porta viene inibita e il passeggero non rischia di rimanere schiacciato.

27 PER SPIEGARE LA TEORIA ONDULATORIA DELLA LUCE: il campo elettrico come lo specchio dacqua del mare Al di là della sua importanza pratica leffetto fotoelettrico ricopre un ruolo fondamentale nello studio dei fenomeni elettromagnetici giacché ha permesso di evidenziare la natura corpuscolare della luce. In effetti, allinizio del secolo scorso si riteneva che la luce consistesse nella propagazione di onde elettromagnetiche. Per meglio afferrare questo concetto può essere utile sviluppare unanalogia basata su fenomeni più familiari. Il campo elettrico imperturbato con un elettrone fermo nello spazio può essere assimilato ad uno specchio dacqua. Le oscillazioni del campo elettrico si propagano dallelettrone in oscillazione generando le onde elettromagnetiche. Un secondo elettrone, posto ad una certa distanza dal primo, comincerà ad oscillare non appena venga investito dalla radiazione prodotta da questultimo. In effetti una variazione di campo elettrico genera un campo magnetico, e viceversa; i due campi si propagano assieme giustificando il nome di onda elettromagnetica. Se il materiale dei solidi è illuminato da una radiazione sufficientemente intensa, le oscillazioni elettriche trasportate da questa radiazione sono in grado di strappare via lelettrone dal suo atomo, fornendogli una determinata velocità e allontanandolo per sempre dalloggetto illuminato: si realizza così leffetto fotoelettrico. Se il mare è calmo, le sue onde sono delle piccole increspature che producono solo gradevoli oscillazioni ad una barca che si trovi a galleggiare nei pressi. Ma se il tempo peggiora e le increspature si trasformano in onde minacciose la cui altezza (ampiezza) sovrasta la barca, questultima viene rovesciata ed eventualmente distrutta dallenergia eccessiva trasportata dalle onde. Questo esempio ci fa capire che lampiezza di unonda dà una misura dellintensità dellonda stessa, ovvero dellenergia da essa trasportata.

28 ESEMPIO PER SPIEGARE LA TEORIA QUANTISTICA DELLA LUCE: ESEMPIO PER SPIEGARE LA TEORIA QUANTISTICA DELLA LUCE: i fotoni come proiettili di luce In realtà le cose vanno diversamente da come scritto sopra. Gli esperimenti mostrano che allaumentare dellintensità luminosa lenergia dei singoli elettroni prodotti rimane la stessa, ma aumenta il loro numero. Per spiegare questo comportamento, nel 1905 Einstein introdusse il concetto di particella, o quanto di energia, detto fotone. Secondo la teoria quantistica un raggio luminoso non consiste di onde che si propagano, ma di proiettili di luce, i fotoni. Tuttavia esistono fenomeni di interferenza tra raggi luminosi più facilmente interpretabili con la teoria ondulatoria, "complementari", per così dire, alleffetto fotoelettrico che è descrivibile solo in termini di fotoni. Questa complementarità della luce, metà onda e metà particella, è una delle tante bizzarrie della meccanica quantistica con cui i fisici hanno imparato a convivere.

29 Domande & risposte 1.Cos'è l'effetto fotoelettrico? Si verifica sperimentalmente che, quando la luce incide su una superficie metallica, questa emette elettroni. Per esempio, si può causare il passaggio di corrente in un circuito semplicemente illuminando una lastra metallica. 2.Quale pensi sia la causa di questo fenomeno? La luce è fatta di onde elettromagnetiche, e che queste onde trasportano energia. Quindi, se un'onda luminosa colpisce un elettrone in uno degli atomi del metallo, può trasferirgli sufficiente energia per lasciare l'atomo e schizzare fuori dalla superficie. 3.Se la luce fosse veramente fatta di onde,cosa si intende con "se la luce fosse composta di onde"? C'è qualche altra possibilità? Storicamente, la luce è stata di tanto in tanto considerata come una particella piuttosto che un'onda; Newton, per esempio, la pensava in questo modo. Il punto di vista corpuscolare venne molto screditato dall'esperimento della doppia fenditura di Young, che convinse tutti che la luce dovesse essere un'onda. All'inizio del XX secolo, tuttavia, alcuni fisici Einstein, per dirne uno tornarono ad esaminare il punto di vista corpuscolare.

30 TORNA ALLINDICE PRINCIPALE

31 Salento e Pietra Leccese Un binomio che radica le sue origini nelle più remote epoche storiche. La rilevante presenza neltacco dItalia di questa materia prima di ottime qualità ha, infatti, consentito alla penisola salentina sia lonore di detenere il primato nel campo della lavorazione della pietra leccese, sia lonere di sfruttare al meglio questo oro bianco gentilmente donato alla natura. La solidità di questa roccia calcarea, che si indurisce col passare del tempo, la rende ottimale per scrivere la storia di questa terra. Andando ad analizzare sotto un punto di vista geologico letà a cui la presenza di questa pietra risale, costatiamo ununiformità nel parere degli studiosi che fanno risalire lattuale assestamento del sottosuolo leccese attorno al periodo del Terziario chiamato Miocene (da 23 a 17 milioni di anni fa).

32 Sottosuolo salentino Da unanalisi della cartina è immediatamente constatabile come le tipologie di rocce che entrano nella costituzione della pietra leccese siano largamente diffuse sul territorio Salentino. E infatti elevata la presenza di rocce calcaree costituenti di tale materiale, in particolare si noti lelevata concentrazione di calcareniti marnose (nella cartina indicate col colore giallo ocra), calcareniti organogene (rosso), calcari dolomitici (verdone) e sabbioni calcarei (giallo) prevalentemente sul versante adriatico.

33 Punti destrazione Immediata conseguenza della disponibilità in larga quantità di questa pietra diffusa nel territorio salentino è lo sviluppo di numerose industrie estrattive. Particolarmente note e apprezzate anche allestero risultano essere le cave di Cursi e quelle di Melpignano. Nelle foto alcune fasi dellestrazione.

34 Lartigianato Strettamente legato allo sviluppo del settore estrattivo della pietra leccese, è il fiorente artigianato radicato da secoli nella tradizione salentina. Frutto di questa secolare esperienza sono le numerose opere in pietra leccese parte fondamentale della Lecce barocca, ancora oggi ammirabili in tutto il loro splendore. Da non dimenticare il trend positivo che ha investito questo settore vista la consistente domanda di moderne costruzioni in pietra leccese, segno che il fascino regalato alla vista da questo materiale è ancora molto apprezzato ed eterno come il suo legame con il territorio salentino.

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40 Caratteristiche chimiche della pietra leccese

41 Componenti chimici Essa risulta essere una roccia calcarea, della famiglia delle calcareniti mioceniche All'esame petrografico la pietra del Salento appare composta da un impasto granulare inglobato nel cemento calcitico.Costituente fondamentale ne è il carbonato di calcio CaCO 3. La caratterizza la presenza di numerosi frammenti di fossili, a volte conservati quasi integralmente. In percentuale assai minore, la presenza di granuli di glauconite, quarzo, feldspati, muscovite, fosfati e materiali argillosi può arricchirne il contenuto e determinare le varie sfaccettature del suo carattere, ora duro e resistente, ora tenero e duttile.

42 Classificazione Essa presenta, diverse tipologie che si distinguono per colore, granulometria, omogeneità, grado di compattezza ed età. Tra queste da ricordare le varietà più usate nel campo dellarchitettura, come la cucuzzara, tosta, bianca, dolce, saponara, gagginara e niura.

43 Gli agenti di erosione

44 Lacqua e laria sono i veicoli del trasporto del materiale di degrado. Attraverso il ruscellamento delle acque di precipitazione e i fiumi, i materiali sospesi o in soluzione vengono trasportati fino a giungere ai bacini naturali di sedimentazione (mare, laghi etc..). Diverse sono le manifestazioni dell erosione delle rocce ignee. Ne possiamo notare alcuni esempi nelle seguenti figure che seguono: Le forme di invecchiamento si manifestano, generalmente sotto forma di superfici "sfarinate"; la pietra assume l'aspetto di una sabbia calcarea. Corrosione causata dall'acqua

45 L'azione dell'acqua insieme a quella eolica, trasportatrice di particelle, dà origine a fenomeni di corrosione e disgregazione sotto forma di veri e propri alveoli. Conci cariati accanto ad altri rimasti intatti Ogni varietà di pietra leccese reagisce in modo differente all'attacco degli agenti atmosferici. Queste differenze si notano anche nell'ambito dello stesso tipo di pietra; non è raro, infatti, riscontrare in qualche edificio dei conci cariati accanto ad altri rimasti intatti. Conci cariati ed altri rimasti intatti

46 Fattori fisici Tra questi includiamo l erosione eolica, le escursioni termiche ed il congelamento dell acqua imbibita dalla roccia. Mentre l erosione eolica determina la volatilizzazione delle particelle superficiali a causa dell attrito tra la massa sedimentaria e le correnti d aria ambientali, le escursioni termiche con la variazione subitanea della temperatura ne inducono un indebolimento globale. Il congelamento dell acqua, invece, filtrata precedentemente all interno delle fessure, determina una spaccatura della roccia stessa causata dall aumento del suo volume.

47 Fattori chimici Sono dovuti all azione delle acque e dei gas atmosferici,quali l anidride carbonica (CO 2 ), l anidride solforosa(SO 2 ), gli ossidi di azoto(NO x ) ed i metalli pesanti e particelle carboniose. L anidride carbonica (CO 2 ),reagendo con l acqua la acidifica leggermente. Questa soluzione acida scioglie il carbonato di calcio costituente la roccia. L anidride solforosa(SO 2 ), è il principale responsabile dei processi di degrado superficiale osservati nei monumenti in calcare. In atmosfera, subisce un complesso processo di ossidazione ed idratazione il cui prodotto finale è la formazione di acido solforico. Gli ossidi di azoto (NO x ), in presenza di ossidanti ed acqua si trasformano in acido secondo la reazione: (ossidanti + H2O) + NOx HNO3 L' instaurarsi della flora crittogramica: alghe, funghi e licheni possono provocare danni sia di natura meccanica, attraverso le loro ramificazioni, sia di natura chimica attraverso alcune sostanze acide da loro emesse.

48 Metodi di restauro

49 Antichi metodi di intervento In passato le attività progettuali di restauro, strettamente aderenti alle procedure e ai metodi tradizionali desecuzione, hanno consentito la conservazione di opere molto antiche. Gli interventi storici più diffusamente applicati sulle superfici lapidee erano la scialbatura, la stilatura, la bitumazione, il lavaggio, la tinteggiatura, la reintegrazione di piccole porzioni di nucleo murario, unite alla costante verifica dello stato di salute degli elementi compositivi dellopera. La localizzazione delle operazioni di intervento risulta difficile a occhio nudo quando la superficie delledificio è intonacata a calce; in presenza di murature decorticate è invece possibile leggere tale stratificazione. La scialbatura era compiuta a pennello, con acqua calce e tufina. La stilatura dei giunti era compiuta con malta a base di calce aerea e di polvere di tufo calcareo compatto.

50 Nuovi metodi di intervento Attualmente la pulitura su opere darte si compie con solventi, che portano i materiali resinificati ad uno stato colloidale che ne facilita la rimozione, o con reagenti (quasi sempre basici) che rompono i legami molecolari degli strati che si vogliono eliminare. I reagenti sono composti di soda o di potassa; una loro azione troppo drastica, uno grassaggio eccessivo si potevano evitare ricorrendo a saponi i cui grassi moderassero lazione dellalcale. A questi mezzi si accompagnano le puliture a bisturi, che in genere avvengono su strati già ammorbiditi con un solvente. Molto utile, soprattutto per la rimozione di depositi superficiali, è la saliva, che resta un espediente innocuo il cui uso non viene in genere dichiarato dai restauratori.

51 Intervista a Cesare Giordano scalpellino, anni 73 Quando ha cominciato a trattare con la pietra leccese? Ho iniziato molto presto, da ragazzino. Come ha iniziato? Ho cominciato lavorando come muratore, preparando i conci che servivano per abbellire il prospetto delle antiche abitazioni. Quali sono stati i primi lavori? Spesso si trattava di cornici di porte e finestre, di balconi, di mensole, di architravi, di capitelli ionici o di blocchi che servivano come chiave di volta degli archi; questi però erano decorati quasi sempre con motivi floreali. Quali sono gli strumenti del suo lavoro? Per usare una battuta potremmo dire: martello e scalpello! Quali sono le fasi della lavorazione di un blocco di pietra? Generalmente si comincia con lacquisto del materiale dalla cava, poi si selezionano i blocchi adatti ad ogni singolo lavoro; in seguito, ogni singolo blocco viene squadrato e, se si tratta di lavoro più semplice come quello delle cornici, si tracciano forme e misure col Lapis e con cartello e scalpello comincio il lavoro. Se la lavorazione è più complicata, prima realizzo con la creta il disegno del decoro o del bassorilievo o del capitello, per avere un quadro completo delle forme e soprattutto delle misure di ogni parte; con la creta tutto si può aggiungere e modificare, con la pietra se si toglie una parte di troppo si ricomincia da capo, scegliendo un altro blocco. Perché lavorare questo materiale? Per noi di Lecce e provincia questa pietra è nobile; le Chiese più belle del barocco sono in pietra leccese perché sono lespressione del sentimento religioso realizzato con il nostro materiale pìù adatto, duttile ad essere scalpellato, scolpito, intagliato secondo i disegni dei fiori, dei frutti o dei puttini. Il blocco di pietra è sempre pronto a seguirti per diventare un insieme di forme che sono il simbolo di ciò che è bello o che è sacro. Il suo colore è caldo, prezioso, quasi dorato.

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