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Le controversie giudiziarie Lezione 9. Le controversie giudiziarie: incentivi privati vs. benessere sociale Oggetto di studio sono sia la motivazione.

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Presentazione sul tema: "Le controversie giudiziarie Lezione 9. Le controversie giudiziarie: incentivi privati vs. benessere sociale Oggetto di studio sono sia la motivazione."— Transcript della presentazione:

1 Le controversie giudiziarie Lezione 9

2 Le controversie giudiziarie: incentivi privati vs. benessere sociale Oggetto di studio sono sia la motivazione privata ad agire in giudizio che il livello socialmente ottimale delle controversie La prima questione si studia con un modello analitico. Il punto cruciale della seconda è la differenza tra costi e benefici privati delle parti in causa e costi e benefici sociali. I costi sociali sono dati dagli oneri per lo Stato per far funzionare il sistema giudiziario. I benefici sociali scaturiscono dal disincentivo a comportamenti socialmente dannosi, passibili di condanna (e relativo risarcimento) in sede di giudizio civile. Dal punto di vista sociale esiste quindi un trade-off tra esigenza di risparmiare sui costi dei giudizi e necessità di mantenere unelevata (o ottima) deterrenza. Tali elementi, però, non entrano affatto nelle valutazioni private delle parti in causa (p.e. chi perde il giudizio non è in genere chiamato a risarcire anche le spese dello Stato). Il numero dei processi non sarà quindi mai quello socialmente ottimale, Mancano inoltre allo Stato le info necessarie per agire con tasse e sussidi pigouviani al fine di ottenere il livello ottimale.

3 Il modello delle controversie giudiziarie Il modello studia lincentivo privato ad agire in giudizio. Hp1: esiste un solo grado di giudizio. Hp2: il quantum è certo (Q), solo il diritto dellattore è oggetto di controversia. Hp3: vige la regola della soccombenza, cioè chi perde il giudizio paga tutte le spese. Valore atteso del giudizio per lattore: V = p a Q – (1 – p a ) (s a + s c ) con: p a = prob. di vittoria in giudizio s a, s c = spese del giudizio per attore e convenuto N.b.: per hp le spese non influiscono sulla prob. di vittoria Lattore agirà se V > 0, ovvero, in generale, se p a e Q sono elevate e le spese sono ridotte.

4 Dal punto di vista del convenuto, essere chiamato in giudizio dà luogo ad una perdita attesa pari a: P = p c Q + p c (s a + s c ) = p c (Q + s a + s c ) dove p c = prob. di soccombere per hp il convenuto non guadagna nulla in caso di vittoria. Valore netto del giudizio: G = V – P = (p a – p c ) (Q + s c + s a ) – s a – s c Il giudizio implica quindi un costo certo, pari alla somma delle spese, ed un possibile vantaggio derivante dalla divergenza nelle aspettative. Eccesso di ottimismo: p a – p c Condizione necessaria per avere G > 0 è che leccesso di ottimismo sia positivo, cioè che p a > p c

5 In altre parole, il giudizio avrà valore positivo, e quindi verrà intrapreso, solo se lattore ritiene di vincere con probabilità maggiore rispetto a quella con cui il convenuto pensi di perdere. La condizione sufficiente per avere G > 0 è invece: p a – p c > (s a + s c ) / (Q + s a + s c ) Nel caso le aspettative siano omogenee (p a = p c ), allora sarà G = – s a – s c < 0, e quindi lazione non verrà intrapresa. Questo risultato mette bene in evidenzia il fatto che i contenziosi giudiziari sono procedimenti costosi. In tali casi esiste spazio per una conciliazione stragiudiziale, ovvero per una soluzione negoziale nello spirito del teorema di Coase.

6 La conciliazione Quando G < 0, le parti preferiranno una transazione. Transazione: accordo giuridicamente vincolante con cui il convenuto paga una somma allattore in cambio della rinuncia a proseguire lazione. Lattore richiederà un compenso conciliativo almeno pari al valore della controversia: q a V (= valore di riserva attore) Il convenuto sarà disposto a pagare non più che la perdita attesa: q c P (= valore di riserva convenuto) Per avere conciliazione è necessario che sia q a q c, cioè lattore non deve chiedere più di quanto il convenuto sia disposto a pagare. Ma questo equivale proprio ad avere G < 0. Infatti: q a q c è sempre vero se il valore di riserva dellattore è minore di quello del convenuto, cioè se V < P. La condizione necessaria per avere conciliazione è quindi: V – P (p a – p c ) (Q + s a + s c ) ovvero: la propensione a conciliare cresce con lentità delle spese e cala con leccesso di ottimismo.

7 Se per hp le parti dividono a metà i vantaggi della conciliazione (cioè la somma P – V che non viene bruciata nel giudizio), lammontare liquidato allattore è: q* = V + ½ (P – V) = ½ (V + P) = ½(p a + p c )Q + (s a + s c ) [½(p a + p c ) – ½] Si noti che q* è composto da due elementi: la liquidazione attesa, calcolata usando una prob. di vittoria per lattore pari alla media delle prob. il c.d. fattore di correzione delle spese, che va sempre a vantaggio del favorito (è > 0 se prob. media > ½ ; è < 0 se prob. media è < ½) Vale inoltre q* (V,P), coerentemente con la condizione di conciliazione e con laspettativa delle parti in caso di giudizio. Quando queste condizioni sono rispettate, si dice che la conciliazione emula il giudizio. Si noti però che il livello socialmente ottimo di conciliazione dovrebbe tenere conto dellintero costo sociale dei giudizi.

8 Il riparto delle spese Il legislatore può usare le regole di riparto delle spese al fine di evitare controversie minimali e di incentivare la conciliazione. Aumentare le spese per entrambe le parti (via tasse e bolli) riduce sia V che G, e quindi agevola la transazione. In Italia (e in Europa): regola di soccombenza. In USA: ciascuno paga le proprie spese. Il valore del giudizio per lattore in base alla regola americana è: V am = p a Q – s a La regola della soccombenza disincentiva le c.d. liti temerarie Infatti si ha V > V am se e solo se p a > s c / (s a + s c ) ovvero: la regola europea aumenta il valore delle cause con alta probabilità di vittoria, mentre riduce quello delle cause temerarie, cioè con bassa probabilità di vittoria. Il valore netto del giudizio è invece sempre inferiore nel caso della regola americana. Infatti, posto che P am = p c Q + s c, si ha: G am = V am – P am = (p a – p c )Q – s a – s c < G La regola americana quindi incentiva la conciliazione più di quella europea: G am (p a – p c )Q

9 Nuisance suits La possibilità di conciliazione può indurre ad accendere controversie con valore atteso negativo per lattore, le c.d. nuisance suits (cause di disturbo). Lattore avvia la lite sapendo che essa imporrà dei costi al convenuto e che quindi questultimo sarà comunque disposto a conciliare. Sappiamo che: q* = V + ½ (P – V) Segue che può aversi q* > 0 anche quando V < 0, a patto che P sia abbastanza grande. Per evitare le nuisance suits lordinamento italiano prevede la possibilità di un risarcimento danni per il convenuto se la causa è stata avviata in malafede. Unaltra soluzione è dare al giudice il potere (o meglio, dare al convenuto il potere di chiedere al giudice) di impedire la conciliazione, dichiarandola in ogni caso non soggetta ad enforcement. In questo modo la lite dovrà per forza risolversi in giudizio e lattore preferirà ritirarsi. Conoscendo questo esito, lattore razionale non inizierà neppure la causa.

10 Perché così tanti giudizi? Dato che in caso di aspettative omogenee la soluzione negoziale alla Coase è preferita dalle parti, perché si assiste a così tanti giudizi? Intanto, la condizione G < 0 è solo necessaria, ma non sufficiente. E possibile quindi che la conciliazione fallisca comunque, p.e. perché non ci accorda sul riparto di P – V. Tra le possibili spiegazioni di G > 0 vi è la cattiva utilizzazione delle informazioni da parte dellattore e/o del convenuto. Questo dà origine ad eccesso di ottimismo anche in presenza di informazioni (più o meno) omogenee. Le informazioni spesso provengono da un terzo (lavvocato) che ha interesse ad esagerare le probabilità di vittoria è un tipico caso di modello principale/agente. A volte leccesso di ottimismo, e quindi la mancata conciliazione, è invece lesito razionale di una situazione di asimmetria informativa. P.e. una parte può conoscere una prova decisiva che laltra ignora oppure le controparti possono essere molte e con diversi valori di riserva ( quale q*?) Le norme sullesibizione della prova nella fase istruttoria sono un aiuto al raggiungimento della soluzione transattiva.

11 Il numero socialmente ottimo di giudizi Le azioni civili sono discrezionali. Ci si può dunque chiedere se sono esercitate in numero socialmente ottimale. La gran parte dei costi dellattività giurisdizionale gravano sulla collettività piuttosto che su chi ricorre in giudizio. Questo genera un eccesso di giudizi perché il costo privato è sempre minore del costo sociale. Le cause vengono avviate ex post, dopo il fatto illecito. Quindi le parti non tengono conto degli effetti ex ante delle loro decisioni in termini di deterrenza degli illeciti. Il beneficio sociale è diverso da quello privato. I giudizi possono quindi essere o troppi o troppo pochi. Esempio: se linquinato rinuncia ex post a citare in giudizio linquinatore a causa dei costi troppo elevati, questo riduce ex ante lincentivo per linquinatore ad adottare le dovute precauzioni. La stessa possibilità di conciliazione è in tal senso socialmente indesiderabile, perché consentendo al convenuto di attenuare le conseguenze negative del proprio comportamento, riduce leffetto deterrente del giudizio. Inoltre nei casi in cui la deterrenza sia impossibile il beneficio sociale del giudizio è pari a zero, ma non il costo sociale!

12 Appello e regola della soccombenza Sappiamo che la regola della soccombenza disincentiva la conciliazione. Questo è reso più grave nel caso sia ammesso il ricorso in appello. Nel sistema USA ogni grado di giudizio è separato dagli altri per quanto riguarda il riparto delle spese. Nel sistema europeo, invece, salire di grado nel giudizio fa salire la posta in palio perché le spese dei gradi inferiori possono venir riallocate grazie alla sentenza del grado superiore. Lincentivo a ricorrere è quindi amplificato.

13 Il modello del ricorso in appello S 1 = somma spese del 1° grado S 2 = s 2 a + s 2 c = somma spese del 2° grado v a = prob. vittoria attore in 2° grado v c = prob. vittoria convenuto in 2° grado Hp1: tutti i pagamenti avvengono alla fine Hp2: in primo grado ha vinto lattore Valore atteso dellappello per il convenuto: App = – s 2 c – v c (Q + S 1 + s 2 a ) + (1 – v c )(S 1 + s 2 c ) = spese conv. – costo sconfitta + guadagno vittoria = – v c (Q + S 1 + S 2 ) + (1 – v c )S 1 = – v c (Q + S 2 ) + (1 – 2v c )S 1 Si noti che App può anche avere segno positivo. Questo se v c < S 1 /(Q + 2S 1 + S 2 ) < ½

14 Se il convenuto rinuncia alla fare appello, subisce un costo certo pari a: NoApp = – Q – S 1 Il valore netto del ricorso in appello è quindi: VNR c = App – NoApp = (1 – v c )(Q + 2S 1 ) – v c S 2 VNR c ha segno positivo se: v c < (Q + 2S 1 )/(Q + 2S 1 + S 2 ) ovvero se la prob. di perdere non è troppo alta. Questa condizione si può applicare a qualsiasi grado di giudizio: basta indicare con S 1 la somma di tutte le spese dei gradi precedenti. Ma allora, dato che S 1 sarà sempre più elevato al crescere dei gradi di giudizio, la condizione che rende lappello conveniente diventa sempre più facile da rispettare. Quindi gli appelli sono sempre più frequenti al salire del grado di giudizio. Quando S 1 è molto più grande di S 2, si ha v c < 1, ovvero si fa appello in tutti i casi in cui non vi sia certezza di sconfitta.

15 Per lattore lappello vale: App = – s 2 a + v a (Q + S 1 + s 2 a ) + (1 – v a )(S 1 + s 2 c ) = spese attore – guadagno vittoria + costo sconfitta = – S 1 – S 2 + v a (Q + 2S 1 +S 2 ) In assenza di ricorso mantiene invece ciò che ha ottenuto vincendo in primo grado: NoApp = Q + S 1 Il valore netto dellappello per lattore è: VNR a = App – NoApp = – (1 – v a )(v a (Q + 2S 1 +S 2 ) < 0 quindi allattore, come è ovvio, conviene che la controversia non prosegua dopo il primo grado. Il valore netto totale del secondo grado di giudizio è: G 2 = VNR c + VNR a = – S 2 + (v a – v c ) (Q + 2S 1 +S 2 ) da cui risulta che lappello ha un costo certo (le spese S 2 ) e un beneficio che cresce con leccesso di ottimismo. Anche qui la soluzione conciliativa è impossibile se G 2 > 0. Interpretando come prima S 1 come il totale delle spese di tutti i gradi di giudizio precedenti, la formula indica il valore di un qualsiasi grado di giudizio. Il prolungarsi della controversia fa crescere S 1, e quindi il peso della componente di G 2 con segno positivo, rendendo sempre più difficile la conciliazione.


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