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LA TEORIA DELLATTACCAMENTO E LO SVILUPPO DELLE EMOZIONI NEL BAMBINO CORSO DI PREPARAZIONE AL CONCORSO PER EDUCATORI DI ASILI NIDO Prof. Salvatore Sasso.

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1 LA TEORIA DELLATTACCAMENTO E LO SVILUPPO DELLE EMOZIONI NEL BAMBINO CORSO DI PREPARAZIONE AL CONCORSO PER EDUCATORI DI ASILI NIDO Prof. Salvatore Sasso

2 A cosa ci è utile conoscere la Teoria dellattaccamento La conoscenza della teoria dellattaccamento e degli stili di attaccamento del bambino è necessaria alleducatore per la realizzazione di un percorso individualizzato di inserimento al nido.

3 Lobiettivo dellargomento Largomento di cui si affronterà la discussione riguarda il rapporto fra la modalità di attaccamento alla figura di riferimento acquisita dal bambino e il percorso che deve essere organizzato dalleducatore nel momento in cui il piccolo entrerà nellasilo Nido.

4 Perché ci avvarremo della teoria di Bowlby Alla luce della teoria dellattaccamento elaborata da John Bowlby (1989), si cercherà di considerare come il bambino attraverso la costruzione e sviluppo del primo legame emotivo con la madre, o un suo sostituto, possa sviluppare i suoi rapporti sociali, integrandosi in ambienti diversi da quello più familiare come la propria abitazione

5 Infatti, la figura di riferimento oggetto dellattaccamento, costituendo laltro elemento della diade, funziona per il bambino come base sicura e pertanto gli consente di riferirsi a lei quando vuole esplorare il mondo oppure quando è preoccupato di fronte ad una situazione insolita.

6 Il nido come situazione insolita Linserimento del bambino al Nido può rappresentare proprio una situazione insolita a cui dovrà riferirsi in maniera professionale leducatore e il Gruppo educativo, organizzando un progetto di inserimento individualizzato per ogni bambino con lobiettivo di aiutare sia il bambino che la madre a separarsi, in modo che ognuno di loro possa percepire e vivere il benessere derivante da questa nuova esperienza.

7 Qual è letà migliore per linserimento al Nido? La domanda è finalizzata a comprendere se esiste o meno unetà particolare che renda meno dannoso linserimento del bambino al Nido oppure se tale età specifica possa far soffrire meno il bambino stesso quando si allontana dalla sua famiglia.

8 Qual è letà migliore per linserimento al Nido? Le risposte che vengono fornite allinterrogativo sulla giusta età di inserimento variano a seconda che si consideri, ai fini di un equilibrio affettivo ed emotivo, lo sviluppo di un rapporto intenso e privilegiato fra la madre e il bambino oppure la formazione di legami precoci di attaccamento ad una pluralità di figure adulte e coetanee, maschili e femminili, familiari ed extrafamiliari

9 Qual è letà migliore per linserimento al Nido? A questo proposito bisogna sfatare uno dei luoghi comuni più diffusi, ossia che nei primi anni di vita il bambino non sarebbe capace di comunicare con i coetanei. Il gruppo dei pari invece non è un qualcosa di minaccioso per il bambino o alternativo al gruppo familiare, ma è a questo complementare proprio per la sua funzione cooperativa nellambito del processo di socializzazione.

10 Qual è letà migliore per linserimento al Nido? Sicuramente, nello sviluppo globale del bambino, dobbiamo considerare anche altri elementi che integrano lo sviluppo emotivo, come quello cognitivo, senso-motorio, linguistico, espressivo, logico ecc. Allora il vero problema da affrontare riguarda non tanto il quando il bambino debba essere inserito, quanto il come.

11 La presenza della madre nellinserimento Infatti, affinché non vi sia un forte impatto del bambino con la nuova situazione del Nido, sarà necessario che esso sia attenuato e gradatamente facilitato dalla presenza contemporanea della madre o di una figura familiare insieme con leducatore. Questo affinché unassenza improvvisa della figura di riferimento non crei una rottura del legame con chi fino a poco prima era stato lunico riferimento a garantire la sicurezza al bambino.

12 La presenza della madre nellinserimento La presenza di una persona nota andrà, quindi, ridotta gradualmente sia dal punto di vista della prossimità, sia da quello della durata del tempo, fino ad estinguersi del tutto quando lautonomia, i riferimenti e le attività vengono accettati come nuovi vissuti.

13 Attaccamento e formazione di legami multipli Bisogna considerare come lattaccamento del bambino alla propria madre non sia assolutamente contrapposto alla formazione di legami multipli allinterno del Nido.

14 Il concetto di attaccamento Fu introdotto nel 1958 da Bowlby per indicare il legame biologico ed emotivo che caratterizza le relazioni tra madre e bambino nei primi tempi di vita di questultimo. Lautore inglese lo definisce come un intenso legame che un essere umano o animale vive precocemente e reciprocamente con un altro essere, in modo specifico e durevole, e a scopo adattivo.

15 Il concetto di attaccamento Tale modalità ha consentito, nel corso della storia evolutiva della specie, di proteggere i piccoli dallattacco dei predatori. Lattaccamento viene concepito come una predisposizione dellorganismo che si esprime attraverso comportamenti di ricerca di contatto fisico (aggrapparsi, seguire ecc.) o in segnali atti a suscitare questo contatto (pianto, sorriso, sguardo, richiamo ecc.).

16 Il concetto di attaccamento Tali comportamenti servono a stimolare nelladulto il desiderio di prendersi cura del piccolo e di proteggerlo dai pericoli.

17 Da Harlow a Bowlby Questa definizione del concetto di attaccamento si richiama ai famosi esperimenti di Harlow effettuati sulle scimmiette appena nate e che passavano il tempo necessario per prendere il latte da un poppatoio su una madre di ferro, mentre manifestavano un comportamento di attaccamento per una madre sempre di ferro ma ricoperta di pezza e dunque più morbida.

18 Da Harlow a Bowlby Se nella gabbia veniva introdotto qualche oggetto minaccioso che spaventava la scimmietta, essa correva subito a rassicurarsi sulla madre di pezza. Ecco perché lipotesi di un bisogno di aggrappamento o afferramento che normalmente avviene nei confronti della madre biologica, ma che può verificarsi anche su un suo sostituto.

19 Come si definisce una relazione di attaccamento Presenza di tre caratteristiche chiave: 1) Ricerca di vicinanza ad una figura preferita 2) Leffetto base sicura 3) Protesta per la separazione Avere un attaccamento profondo ad una persona vuol dire averla presa come oggetto su cui terminano le nostre risposte istintuali

20 Gli studi di Lorenz Questi studi hanno trovato conferma nellosservazione degli animali effettuata da Lorenz, letologo che ha descritto il concetto di imprinting. Infatti, secondo questautore, unanatra, appena uscita dalluovo, segue qualsiasi oggetto in movimento. Da questo e da altri esperimenti si è dedotto che ciascuna specie dispone di particolari risposte interattive che vengono emesse al momento della nascita

21 Come si sviluppa la relazione di attaccamento Nel caso del neonato, le sue prime risposte sono il pianto e la suzione e, via via, il balbettìo, il sorriso, lesplorazione, la manipolazione ecc. Nei primi diciotto mesi di vita, il bambino instaura con la persona che si prende cura di lui, stabilendo delle interazioni che si ripetono, uno schema di comportamento che esprime il suo bisogno di attaccamento. Solitamente è la madre biologica, ma può trattarsi anche di altre figure di riferimento, sia femminili che maschili.

22 Come si sviluppa la relazione di attaccamento 0-2 mesi: si orienta verso gli altri e produce segnali senza discriminare tra persone diverse. I suoi comportamenti vengono interpretati dalladulto. 2-6/8 mesi: Il bambino si orienta e produce segnali verso una o più persone discriminate. 6/8-12 mesi: Il bambino mantiene un contatto preferenziale con determinate persone, mediante locomozione o il ricorso a segnali (es., segue la madre, protesta se va via, ecc.) Si struttura il legame di attaccamento. Si stabilizza un rapporto tra bambino e caregiver corretto allo scopo (ad es. il bambino aspetta che la madre torni). Attenuazione dellattaccamento: si formano modelli operativi interni più complessi.

23 Il modello operativo interno Se la figura che si occupa del bambino è costante, il piccolo costruisce via via uno schema interno di essa che, verso i quattro-cinque mesi, è abbastanza differenziata da fargli rifiutare altre figure sostitutive.

24 Il modello operativo interno Quando però le cure sono suddivise tra più persone e non provengono da una figura privilegiata, il piccolo si lascia curare anche da queste altre persone poiché gli sono diventate familiari. Il graduale differenziarsi di queste persone oggetto di attaccamento da tutte le altre è anchesso il risultato dellelaborazione di uno schema interno relativo alle persone che si prendono cura del bambino

25 Il modello operativo interno Secondo Bowlby, nessuna variabile ha sullo sviluppo della personalità effetti di maggiore portata delle esperienze fatte da bambini in famiglia: A partire dai primi mesi nei suoi rapporti con la figura materna, proseguendo poi negli anni dell' infanzia e dell'adolescenza nei suoi rapporti con entrambi i genitori, il bambino si costruisce modelli operativi del modo in cui le figure di attaccamento si potranno comportare nei suoi riguardi in ciascuna di più situazioni diverse, e su tali modelli sono basate tutte le sue aspettative, e pertanto tutti i suoi programmi per il resto della vita.

26 Il modello operativo interno Dalla struttura di questi modelli, dipende, inoltre, la fiducia che le figure di attaccamento siano in generale facilmente disponibili, o la paura più o meno rilevante che esse non lo siano, a volte o nella maggior parte dei casi.

27 Il modello operativo interno Al tipo di previsione di una persona circa la probabile disponibilità delle sue figure di attaccamento, è intimamente legata la sua sensibilità a reagire con la paura allorché si trovi di fronte a situazioni potenzialmente allarmanti nel corso ordinario della vita.

28 Due variabili John Bowlby distingue due variabili: dai primissimi mesi in avanti e poi per tutta la vita, la presenza o l'assenza reale di una figura di attaccamento è fondamentale nel determinare se una persona è o non è allarmata in una qualsiasi situazione potenzialmente pericolosa; una seconda variabile fondamentale è la fiducia o sfiducia nel fatto che la figura di attaccamento, che non sia realmente presente, sarà disponibile, cioè accessibile e capace di rispondere in modo adeguato in qualsiasi situazione di bisogno.

29 La presenza o l'assenza reale di una figura di attaccamento Più l'individuo è giovane, più ha importanza la prima variabile cioè la presenza o l'assenza reale; fino ai tre anni questa è una variabile dominante. Dopo i tre anni diventano sempre più importanti le previsioni di disponibilità o di non disponibilità dopo la pubertà queste diventano le variabili dominanti.

30 Considerazioni Abbiamo visto come i bambini sviluppino il loro legame di attaccamento verso le figure genitoriali e come la loro qualità dellattaccamento possa essere valutata individualmente in considerazione del modello operativo interno.

31 Considerazioni Secondo Bowlby, infatti, il bambino si costruisce una serie di modelli di se stesso e degli altri alla cui formazione contribuisce il primo rapporto significativo di attaccamento.

32 Considerazioni Anche se i modelli operativi possono subire delle modificazioni, ad esempio quando il bambino dovrà confrontarsi con nuove relazioni, quelli che sono stati costruiti nellinfanzia sono particolarmente persistenti perché lo sviluppo non è come una lavagna che si può cancellare e, dunque, le tracce dei precedenti adattamenti vengono comunque conservate.

33 Le ricerche di Mary Ainsworth Mary Ainsworth, collaboratrice di Bowlby e co-fondatrice della teoria dellattaccamento, ha effettuato numerose ricerche, andando a descrivere le differenze dei primi rapporti di attaccamento e dei relativi modelli operativi interni

34 Le ricerche di Mary Ainsworth La prima distinzione si è focalizzata su due tipi fondamentali di attaccamento: attaccamento sicuro e attaccamento insicuro.

35 La Strange Situation Il procedimento più conosciuto per misurare la sicurezza dellattaccamento è stato elaborato dalla Ainsworth e da lei definito come la situazione sconosciuta (Strange situation). Il metodo prevede losservazione del comportamento del bambino con uno dei genitori, con un estraneo e con uno dei genitori e quando rimane solo. La stanza appositamente preparata rispecchia una situazione naturale ed è allestita con due poltrone, uno scaffale con dei giochi e un tappeto.

36 La Strange Situation Il comportamento del bambino viene registrato, attraverso uno specchio unidirezionale (lo specchio segreto), con una check-list che comprende alcune variabili quali: la ricerca della vicinanza e di contatto fisico, il mantenimento del contatto, la resistenza al contatto, levitamento del contatto, le interazioni a distanza (sorrisi, sguardi, offerta del gioco ecc.) e la ricerca del genitore durante la separazione.

37 Gli stili di attaccamento Le diverse risposte dei bambini hanno permesso allautrice di classificare tre stili di attaccamento: sicuro, insicuro-evitante, insicuro- ambivalente; solo successivamente altri autori hanno classificato un quarto stile riguardante lattaccamento insicuro-disorganizzato- disorientato

38 La Strange Situation La Strange Situation, composta da sette episodi della durata di tre minuti ciascuno, consiste nellintrodurre il bambino e uno dei genitori in un ambiente sconosciuto in cui egli viene sottoposto a situazioni di stress, in quanto il genitore lo lascia una volta con lestraneo, una seconda volta da solo per poi rientrare nella stanza di osservazione. Gli episodi di separazione vengono modificati a seconda della reazione del bambino.

39 Come di svolge la Strange Situation La procedura sperimentale comprende sette episodi di tre minuti: (1) la madre é seduta tranquillamente mentre il bambino é libero di esplorare l'ambiente e di giocare con i giochi presenti nella stanza; (2) entra l'estraneo; (3) la madre esce lasciando il bambino con l'estraneo; (4) la madre rientra per la prima riunione; (5) la madre e l'estraneo escono, lasciando il bambino solo; (6) torna l'estraneo cercando di confortare il bambino, se necessario; (7) torna la madre per la riunione definitiva.

40 Lo stile di attaccamento sicuro Il bambino che mostra un attaccamento sicuro è in grado di esplorare attivamente lambiente sia in presenza che in assenza della madre; il bambino mantiene una certa vicinanza con la madre e protesta se lei si allontana; ha fiducia in lei e se ne separa momentaneamente sapendo che non la perderà. Il bambino sicuro ha genitori sicuri, affettuosi, sensibili ai suoi segnali, disponibili e pronti a dargli protezione nel momento in cui lo richiede.

41 Lo stile di attaccamento insicuro-evitante Lattaccamento può essere definito insicuro- evitante quando il bambino non mostra un coinvolgimento emotivo verso la madre, ma ne è indifferente e al momento della riunione la evita. Le origini di questo comportamento sembrano legarsi ad un attaccamento con una madre distante, evitante rispetto alle richieste del bambino, incapace di soddisfarne i bisogni emotivi, rifiutando o scoraggiando il contatto fisico quando il bambino lo richiede.

42 Lo stile di attaccamento insicuro-ambivalente Per quanto riguarda lattaccamento insicuro- ambivalente, lo si rileva quando il bambino, sia in presenza che in assenza della madre, mostra scarsa capacità di esplorazione, piange molto in sua assenza e quando lei ritorna mostra un comportamento ambivalente di ricerca di contatto e resistenza ad esso. Le madri di questi bambini nei primi tre mesi di vita si sono mostrate imprevedibili nelle risposte; si tratta di madri che cercano di abbracciare il figlio quando non è il bambino a chiederlo.

43 Lo stile di attaccamento disorganizzato/disorientato Infine lattaccamento disorganizzato/disorientato, inizialmente considerato da Mary Ainsworth non classificabile ma poi ripreso da altri autori, riguarda bambini con una vasta gamma di comportamenti contraddittori, incerti, confusi. Gli adulti di questi bambini mostrano unassoluta imprevedibilità e incoerenza nei messaggi inviati ai loro figli ed unincapacità a saper entrare in sintonia con le esigenze emotive del piccolo.

44 Considerazioni Le ricerche sugli stili di attaccamento hanno confermato che la sensibilità e la reattività del genitore agli stati emotivi del bambino è determinante per il modo in cui egli impara a regolare gli affetti e ad entrare in relazione con gli altri.

45 Attaccamento-autonomia- dipendenza Un buon attaccamento quindi favorisce lautonomia, ossia lelaborazione dellequilibrio tra attaccamento e separazione. La mancanza di autonomia, invece, determina dipendenza, uno stato psicologico di passività che non facilita la costruzione dellidentità del bambino.

46 Stabilità dellattaccamento nel tempo Alcune ricerche hanno cercato di verificare se il modello di attaccamento rimane stabile nel corso del tempo.

47 Stabilità dellattaccamento nel tempo Alcuni educatori del Nido, senza essere informati preventivamente sul tipo di attaccamento del bambino, hanno giudicato a due anni come più empatici verso gli altri bambini e gli adulti quelli con un attaccamento sicuro ed anche con un alto grado di fiducia nella ricerca di soluzioni anche quando, non riuscendo, chiedono lintervento delladulto.

48 Stabilità dellattaccamento nel tempo Per gli stessi educatori, i bambini con uno stile di attaccamento insicuro-evitante, nel rapporto con i coetanei adottano un comportamento più ostile e distante, mentre quelli insicuri-ambivalenti mostrano una minore capacità di giocare con i pari e risultano più dipendenti dagli insegnanti.

49 Considerazioni Quindi risultano come importanti variabili da tenere in gran conto nel corso dellinserimento lautonomia, la dipendenza dagli insegnanti e le capacità sociali con i coetanei (Bollea, 1995).

50 Linserimento del bambino al nido e il ruolo del gruppo educativo Il momento dellinserimento al nido è un momento molto particolare e delicato in cui il bambino, i suoi genitori e il Gruppo Educativo devono affidarsi luno allaltro. Proprio per questo è fondamentale programmarlo nei minimi particolari, partendo da un accurato colloquio con la famiglia che vede al centro dellattenzione il vissuto del bambino, le sue abitudini, il suo ambiente di vita, le aspettative dei genitori, i motivi che li hanno spinti a portare il bambino al nido.

51 Linserimento del bambino al nido e il ruolo del gruppo educativo È importante creare le condizioni affinché la famiglia si senta supportata, ascoltata e accetti di condividere questo percorso educativo con persone estranee. La relazione di fiducia tra genitori e il Gruppo Educativo pone le basi per un proficuo inserimento del bambino al nido che costituirà il punto di partenza di unesperienza per la formazione della sua personalità. Bisogna tenere sempre presente il fatto che ogni bambino ha un tempo individuale per fare ogni cosa e più che mai ha bisogno ora che il suo tempo sia rispettato.

52 Cosa fa il bambino nel periodo dellinserimento Dovrà dapprima avvicinarsi al nuovo ambiente, alle nuove persone, al nuovo mondo supportato dalla sua base sicura che entra pian piano con lui in questa nuova esperienza.

53 Cosa fa il bambino nel periodo dellinserimento Inizialmente, il bambino resterà al nido per poco tempo e insieme a un genitore; con il passare dei giorni, il tempo di permanenza potrà aumentare fino a che il bambino riuscirà ad affidarsi ad un altro adulto e quindi tollerare la separazione dal genitore di riferimento.

54 Il distacco della madre È prevedibile che tale separazione, breve e modificabile in qualsiasi momento, possa essere per il bambino unesperienza angosciante, ma al tempo stesso se si fiderà della madre potrà anche tollerare la sua assenza e lasciarsi consolare dalleducatore.

55 Il distacco della madre Anche il saluto della madre, che promette di tornare a prenderlo, gli consentirà di non vivere questo momento come un abbandono, ma di utilizzarlo per mettere in atto comportamenti esplorativi nellattesa del suo ritorno. Poco alla volta aumenterà la sua permanenza al nido e diminuirà la presenza del genitore, fino al momento in cui il bambino sentirà di appartenere al nuovo ambiente

56 Come il bambino può vivere simbolicamente il distacco dalla madre In questo delicato momento il bambino potrebbe aver bisogno di portarsi al nido e tenere sempre con sé ciò che Winnicott (1974) definisce oggetto transizionale, ossia un qualsiasi oggetto che riconosce come appartenente al mondo esterno e che significa la sua mamma.

57 Attaccamento e esplorazione Solo dopo aver creato una relazione di fiducia con leducatore, il bambino sarà in grado di esplorare in modo attivo lambiente e creare nuove relazioni con i coetanei e con gli altri adulti.

58 La scimmietta esplora In presenza di un sostituto materno di stoffa, la scimmietta mette in atto comportamenti di esplorazione e di sicurezza

59 Linserimento in piccoli gruppi Alcuni nidi prevedono linserimento in piccoli gruppi in quanto il gruppo facilita la condivisione dellesperienza e la tolleranza delle ansie, delle paure per il genitore e dellangoscia da separazione per i bambini. Gli altri diventano in questo modo uno specchio dei propri sentimenti che in quanto comuni sono più facili da accettare. Anche leducatore di riferimento può essere un valido sostegno del bambino e della sua famiglia, nella fase dellinserimento, una persona speciale, con cui rapportarsi in modo concreto e immediato e che li accompagnerà durante tutto il percorso.

60 Leducatore come figura di riferimento Sarà questa persona speciale che guiderà il bambino nei momenti di routine, contenendo le sue emozioni in modo stabile e prevedibile, quindi in modo piacevole e rassicurante. Partendo dalla base sicura creata con leducatore di riferimento, il bambino si aprirà al resto del gruppo Educativo, al mondo-nido. Leducatore renderà partecipe i genitori del percorso del bambino, delle sue modalità relazionali e comunicative e ciò consentirà di affiancarsi a loro nel processo educativo.

61 Il gruppo educativo Durante linserimento, il gruppo educativo osserverà la relazione della diade genitore-bambino, il comportamento del bambino stesso in presenza o in assenza del genitore, la sua reazione alla separazione, identificando così lo stile di attaccamento del piccolo.

62 Riflessioni e… È auspicabile osservare sempre un attaccamento sicuro, ma laddove questo non vi sia, leducatore dovrà lavorare, assieme al gruppo educativo, per sensibilizzare la famiglia, comprenderla, sostenerla invece di colpevolizzarla, e questo affinché essa divenga la base affettiva da cui il bambino possa partire per sviluppare la sua autonomia.

63 …proposte Si potranno programmare a questo scopo incontri tra gli educatori del Nido e la famiglia in cui ci si scambino informazioni sul vissuto del bambino, anche con lausilio di documentazione visiva o cartacea, in modo che il suo percorso di crescita sia reciprocamente condiviso


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