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L’integrazione a scuola Esempi pratici. Bambini Rom a scuola Elementi di cultura: -spesso vivono in condizioni di clandestinità -in alcuni casi hanno.

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Presentazione sul tema: "L’integrazione a scuola Esempi pratici. Bambini Rom a scuola Elementi di cultura: -spesso vivono in condizioni di clandestinità -in alcuni casi hanno."— Transcript della presentazione:

1 L’integrazione a scuola Esempi pratici

2 Bambini Rom a scuola Elementi di cultura: -spesso vivono in condizioni di clandestinità -in alcuni casi hanno creato vere e proprie città nelle città dove vivono in clan molto chiusi, ma sono regolarmente soggiornanti e molti sono cittadini italiani (es. la città degli zingari a Campobasso) -Molti vivono in campi nomadi caratterizzati da condizioni igienico sanitarie molto scarse -La frequenza scolastica varia, alcuni frequentano regolarmente, altri no -La scarsa partecipazione scolastica è legata alla scarsa comunicazione tra le istituzioni e i rom e dalla diffidenza che questi nutrono nei confronti delle istituzioni -Bambini rom hanno molte difficoltà a stare fermi, sono abituati a muoversi molto e l’obbligo di stare fermi al banco è vissuto con ansia e come una punizione -Tollerano molto poco gli ambienti chiusi, i bambini rom amano sentirsi liberi e le regole della scuola li fanno sentire costretti e a questo rispondono rifiutando ancora di più le regole -Il lavoro è visto come una “non necessità”e il fare fatica non fa parte della cultura rom -Vige un forte rispetto nei confronti delle difficoltà della vita, i bambini molto piccoli non devono sopportare le difficoltà della vita e per questo gli è concesso molto -Vivono alla giornata -Spesso vivono sentendosi rifiutati e rispondono con un rifiuto da parte loro al rispetto delle regole -Vige un forte rispetto nei confronti degli anziani e di chi fa loro del bene

3 Come avvicinare i rom alla scuola il caso di Milano e Torino Milano: -alfabetizzazione partendo dal campo rom -mostrare di voler conoscere la loro cultura, frequentare le loro case e comprendere le ragioni dei loro comportamenti senza un giudizio -apprendere dagli anziani -partecipare alle loro ricorrenze Solo successivamente è stato possibile portarli nella scuola con un progetto specifico: -stabilito un contatto con le famiglie (il contatto è stato molto instabile) -utilizzo di una modalità didattica alternativa, che facesse uso di lezioni molto pratica, all’aria aperta e con frequenti pause -Lezioni mirate a mettere i bambini in condizioni di comprendere l’importanza di alcuni comportamenti non usuali per loro -Gratificarli molto e individuare le loro potenzialità valorizzandole (corsi di danza)

4 Torino: -interventi di facilitazione -serate informative sulla cultura rom (condizione della donna, documentari, approfondimenti sulla storia e sulle comunità stabili in Italia) -progetti mirati a migliorare il successo scolastico e la frequenza scolastica dei bambini

5 La classe multilingue Nella classe sono presenti molte etnie molte lingue, nella prima fase gli studenti appaiono molti chiusi e diffidenti. Sono presenti difficoltà a comunicare e ad instaurare rapporti tra i bambini. Le famiglie dei neoarrivati appaiono essere preoccupate per la perdita della propria lingua e in casa vige il rifiuto dell’utilizzo della L2. Come potreste risolvere la situazione?

6 Corsi sulla L1, il caso di Milano In alcune scuole dei Milano è stato attivato alcuni anni fa un progetto all’interno del quale sono stati creati dei laboratori di lingua straniera. I laboratori erano tenuti dai bambini stranieri attraverso il supporto di alcuni mediatori culturali. Attraverso l’apprendimento alla pari e il cooperative learning i bambini italiani si cimentavano nella nuova lingua, comprendendone le difficoltà e apprezzandone le caratteristiche. In questo modo è stato possibile avvicinare i bambini ad una realtà multilingue, facendo scoprire loro l’esistenza di lingue molto diverse; i bambini stranieri si sono sentiti apprezzato e hanno gradito lo scambio mostrandosi molto attivi Le famiglie hanno apprezzato l’iniziativa ed il timore di una perdita delle proprie peculiarità linguistico culturali è molto diminuito In alcuni casi sono stati attivati veri e propri corsi di lingua aperti a italiani e stranieri, di cui i rappresentanti delle diverse comunità si sono fatti promotori

7 Lo sport e la scuola Sempre più scuole aderiscono a progetti che promuovono l’integrazione e la socializzazione attraverso interventi di carattere sportivo. Numerose scuole hanno già organizzato corsi di nuoto che hanno spesso creato difficoltà ad alcune famiglie immigrate, molti si sono rifiutati di aderire e hanno negato ai figli il permesso di partecipare, altri si sono trovati a scontrarsi con le diverse volontà dei figli accusando la scuola di avere creato contrasti in ambito familiare. Come rispondere a queste situazioni?

8 Alcune scuole della provincia di Milano hanno organizzato delle riunioni in cui spiegavano il perchè di attività sportive, motivando anche alle famiglie più restie le proprie decisioni. In molti casi questa soluzione si è rivelata vincente e ha permesso ai corsi di essere attivati senza eccezioni per gli studenti, in altre realtà le famiglie hanno posto un veto (la maggior parte dei contrari provenivano del nord Africa e da alcune zone dell’Asia medio orientale). L’impossibilità di trascurare importanti aspetti culturali legati ha posto la necessità di trovare una soluzione alternativa e molte scuole hanno proposto attività che mettessero meno il corpo in risalto, quali il calcio, la pallamano o il basket, consentendo così l’accesso anche alle famiglie musulmane più osservanti. In molti casi il rifiuto a partecipare alle attività non era della famiglia, ma delle studentesse stesse che non si sarebbero sentite a proprio agio in costume da bagno o con un abbigliamento per loro poco consono.

9 La scuola e il rallentamento del programma Le classi presentano sempre minor omogeneità nella loro strutturazione e le difficoltà per gli insegnanti diventano via via maggiori… L’insegnante da solo in classe deve gestire diverse dinamiche oltre al proseguo del programma ministeriale. Spesso le necessità individuali dei singoli alunni portano ad un rallentamento del programma, creando un forte malcontento tra le famiglie dei bambini che presentano meno difficoltà o non ne presentano affatto. Spesso inoltre la lamentela viene rivolta agli studenti stranieri, la cui scarsa competenza linguistica porta a forti limiti nella realizzazione delle attività scolastiche. La presenza di facilitatori, nel caso degli stranieri o di insegnanti di sostegno nel caso di disabilità o difficoltà cognitive, diventa sempre più limitata. Come difendersi dalle continue lamentele?

10 Alcune scuole in tutta Italia hanno organizzato delle riunioni recedenti all’inizio della scuola, sensibilizzando le famiglie rispetto alle diverse dinamiche che possono verificarsi all’interno del contesto classe, mostrando come verranno realizzate le attività. Durante queste riunioni hanno chiesto alle famiglie di mettere in risalto le proprie priorità proponendo interventi, che poi valutati dal personale competente sono stati valutati e ove possibile realizzati. Questa soluzione ha però creato molte criticità nella realizzazione delle attività, poiché non è stato possibile accontentare tutti. In altri casi si optato per riunoni in cui veniva chiesto in forma anonima “ cosa le famiglie si aspettassero” e sulla base di quanto emerso sono stati strutturati interventi ad hoc

11 La scuola e la diffidenza verso le culture altre Spesso la presenza di numerosi bambini stranieri nelle scuole crea forte pregiudizio ove non è presente una reale conoscenza dell’altro. Si sviluppano quindi situazioni di grande diffidenza, anche alimentati da informazioni sbagliate veicolate dai mezzi di comunicazione. Come far fronte a questo tipo di situazioni?

12 Molte scuole in tutta Italia oltre agli interventi curricolari e ad attività finalizzate alla conoscenza dell’altro da parte degli studenti, hanno organizzato eventi in cui coinvolgere le famiglie (serate di approfondimento sulle diverse culture e lingue, cene e mostre in collaborazione con associazioni di stranieri in Italia).

13 La scuola e la permanenza in Italia Spesso a scuola la scarsa frequenza dei ragazzi stranieri, prevalentemente neoarrivati, pregiudica il rendimento scolastico e genera uno “spreco” delle risorse che vengono dedicate agli interventi. Come valutare correttamente dove investire le risorse?

14 In alcune scuole del bolognese sono state fatte compilare delle schede alle famiglie dei neorarrivati, supportati da un mediatore linguistico culturale, con dati relativi non solo alla scolarizzazione del bambino, ma anche della famiglia, in modo da capire quale importanza veniva data dalla famiglia stessa alla scuola e quali aspettative potessero avere rispetto all’istruzione che sarebbe stata fornita al figlio. All’interno delle schede era presente anche una parte relativa alla motivazione del processo migratorio e al progetto migratorio stesso, chiedendo una stima approssimativa del periodo di permanenza in Italia. Ovviamente le stime sono sempre poco certe, il progetto migratorio può mutare con il tempo, ma questo tipo di soluzione “preventiva” ha permesso di valutare dove investire le risorse economiche della scuola e di garantire. Alle famiglie era comunque garantito un percorso minimo di supporto al bambino.

15 Conseguenze di risorse investite male Nessuno può esattamente prevedere come andranno attività o progetti, ma soprattutto quando questi sono finanziati da Fondazioni è necessaria una stima dei costi il più precisa possibile. I finanziamenti delle Fondazioni prevedono l’ammissibilità del progetto solo se il costo è superiore ad un minimo stabilito in sede di creazione del bando, qualora i costi fatturati risultassero al rendiconto, inferiori il progetto potrebbe essere considerato non più ammissibile e la scuola o le associazioni potrebbero rischiare di dover restituire quando utilizzato o di non venire più finanziate. In genere il margine di discostamento non supera mai il 15% del totale. Un altro rischio è quello di non avere l’appoggio delle associazioni o delle strutture specializzate a causa di precedenti interventi “calcolati” male. In questi casi è indispensabile far comprendere alle famiglie straniere che il servizio offerto ha un importante valore e la sua assenza comporterebbe gravi difficoltà, è necessario responsabilizzare le famiglie e renderle consapevole degli sforzi fatti dalla scuola per favorire l’Integrazione. In questa fase è fondamentale l’intervento del mediatore.

16 La scuola e la religione L’insegnamento facoltativo della religione consente a chi non vuole frequentare le ore dedicate a questa disciplina di svolgere attività alternative, alcune scuole hanno un numero di straneri molto alto e le ore di religione hanno visto un forte calo di presenze. Come rendere l’ora di religione un momento di integrazione aperto a tutti e la cui frequenza non sia preclusa a nessuno?

17 Molte scuole hanno deciso di modificare l’ora di religione nell’ora di “storia delle religioni”. L’ora di religione è diventata l’ora in cui conoscere le altre realtà cultuali sia dal punto di vista storico che religioso. Le scuole che hanno aderito a questo tipo di insegnamento hanno spiegato e motivato la loro scelta alle famiglie durante riunioni precedenti all’inizio delle scuola. Le reazioni sono state diverse,molti hanno accolto con entusiasmo la decisione degli istituti, ma molti italiani non hanno gradito che l’insegnamento della religione di stato venisse affiancato a quello di altre religioni. Gli stranieri non cattolici dopo un primo momento di diffidenza hanno accettato di “provare” a far frequentare l’ora di religione ai figli ed in molti casi hanno continuato a frequentarle. Nelle scuole in cui è stata attivata questa “ tattica” si sono verificate molte situazioni di confronto definito positivo anche dagli insegnanti e una maggiore crescita di competenze religiose in ambito multietnico da parte di bambini e ragazzi. Gli stessi studenti che hanno frequentato l’ora di “storia delle religioni” hanno definito positiva e molto valida l’iniziativa.


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