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1 HEGEL La dialettica e i tre momenti della logicità

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Presentazione sul tema: "1 HEGEL La dialettica e i tre momenti della logicità"— Transcript della presentazione:

1 1 HEGEL La dialettica e i tre momenti della logicità

2 Vita ed opere Stoccarda 1770: nascita. Tubinga 1788: Università, biennio filosofico+triennio teologico, conosce Hölderlin e Schelling. Berna e Francoforte : precettore; La vita di Gesù (1795), Lo spirito del cristianesimo e il suo destino (1798). Jena , professore straordinario allUniversità: La fenomenologia dello spirito (1806, pubblicata nel 1807). Norimberga , direttore del Ginnasio cittadino, La scienza della logica (1812). Heidelberg , professore allUniversità; Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (1817). Berlino , professore allUniversità, periodo di grande successo; Lineamenti di filosofia del diritto(1821), corsi e lezioni. 2

3 3 SCRITTI TEOLOGICI GIOVANILI Nello Spirito del cristianesimo e il suo destino sono concepite due forme di religiosità: 1)Quella greca, che comporta l armonia tra individuo e società umana, da un lato, e il divino universale, dall altro; non vi è scissione tra un aldiquà e un aldilà --- felicità. 2) Quella giudaica, con una scissione tra l umano e il divino che genera tristezza e un sentimento di schiavitù dell uomo nei confronti di qualcosa che è altro da lui: l uomo è schiavo della legge.

4 4 OPERE GIOVANILI (continua) Allinizio il cristianesimo è uguale, nella valutazione, al giudaismo; In seguito diventa: conciliazione tra Grecia e Israele: Cristo media la scissione tra umano e divino restituendo luomo alla sua integrità ad un livello MEDIATO, cioè più alto e maturo. LAMORE è il luogo in cui vita e legge trascendente perdono il carattere di estraneità e si mediano. LA RELIGIONE è il vertice della vita spirituale, successivamente lascerà il campo alla ragione. La religione hegeliana ha un carattere speculativo e tralascia la dimensione storica di Gesù Cristo.

5 Dagli interessi teologici alla filosofia La teologia ha in Hegel carattere filosofico: ciò significa che la figura di Gesù è interpretata non come Messia storico oggetto di fede, ma come esempio di un processo di pensiero. Gesù è la mediazione, la sintesi tra il modo di concepire la religione dei Giudei e quello dei Greci. Il concetto di amore da lui predicato è ciò che unisce due elementi prima estranei e contrapposti: la legge divina trascendente e la vita umana immanente. Con lamore luomo non sente più che Dio è un legislatore lontano che lo schiaccia e daltro canto non vede più la vita come il luogo di gioie e soddisfazioni solo terrene. Lamore per Dio e per il prossimo dà una felicità e una vita eterne. La vita reale entra così in contatto con Dio. Questo, teologicamente parlando è opera dello Spirito la cui azione è quella di unire lamante e lamato, luomo e Dio, la terra e il cielo. Non è un caso che Hegel chiami la soggettività assoluta, il pensiero conoscente, lIo trascendentale degli idealisti, SPIRITO, proprio a sottolineare questa opera di sintesi di realtà prima diverse ed estranee che il pensiero UNIFICA proprio come lo Spirito santo nella Trinità unifica le Persone e come lo stesso Spirito unifica uomo e Dio.

6 6 I capisaldi del sistema hegeliano 1) In accordo con la precedente riflessione idealistica, per Hegel la realtà è Spirito infinito. 2) La vita dello Spirito si svolge dialetticamente cioè allo stesso modo in cui si dipana il sapere filosofico. 3) Lelemento speculativo, cioè la capacità sintetica di unire lestraneo e il contrastante, è la caratteristica principale di questo svolgimento dialettico Vediamo ora di spiegare meglio i punti 1, 2 e 3.

7 7 La realtà come Spirito Il fondamento del reale non è sostanza (l essere irrigidito della tradizione metafisica) ma SOGGETTO-PENSIERO-SPIRITO = ATTIVITÀ-PROCESSO-MOVIMENTO

8 8 LO SPIRITO SECONDO HEGEL Spirito è pensiero e movimento. Dobbiamo considerarlo la forza attiva che genera da sé tutto il reale – come il Soggetto fichtiano o lAssoluto schellinghiano - e continua ad agire dopo averlo generato. Esso, dal canto suo, si autogenera, cioè diremmo mette in moto se stesso e così innesca quel processo che porta a produrre il reale. Ciò significa che lorigine, lessenza e forza interna di tutte le cose è il pensiero-Spirito.

9 Lagire dello Spirito Lo Spirito agisce in questo modo: 1)Si autogenera come PENSIERO; 2)Genera ad un tempo la sua determinazione, ossia la NATURA MATERIALE; 3)E la supera pienamente continuando a generare fino a dar luogo alla REALTÀ vera e propria che è pensiero che attraversa la materia, natura vivificata da unintima razionalità (che è data dal suo ordine interno sempre più ricco e complesso fino alla sua forma più alta che è la coscienza umana).

10 10 IDEA NATURA SPIRITO… La realtà-spirito nel suo primo momento viene anche chiamata da Hegel Idea a significare lelemento iniziale, semplice, immediato del pensiero. Essa si mette in movimento e nel suo movimento si specifica nella sua negazione. LIdea diventa il suo contrario, cioè Natura (così come lessere particolare che incontriamo ogni giorno è, proprio in quanto particolare, il contrario delle nostre idee universali). Dopo di ciò lIdea, specificatasi nellEssere naturale, si riguadagna come unità ad un livello più alto, lo Spirito che è lessere come essere compenetrato di pensiero, essere che nel suo ordine, nella sua forma, nella sua armonia, bellezza e coscienza, manifesta in sé il pensiero, cioè mostra di essere unione di un momento ideale e di uno materiale.

11 Il movimento dello Spirito: lunità che si fa nella diversità La verità complessiva dello Spirito è questo suo movimento che continuamente costituisce se stesso, negandosi e ricostituendosi continuamente. Questo è lunica infinità realtà, cioè LUNO, che si sviluppa in tutti i suoi singoli diversi momenti – IDEA, NATURA, SPIRITO - cioè che si fa nella diversità.

12 12 I TRE MOMENTI PRINCIPALI DELLO SVILUPPO DELLO SPIRITO Se noi concepiamo lo Spirito come la totalità della realtà, cioè lESSERE, possiamo rivedere i momenti che abbiamo analizzato sotto questaltro punto di vista. Essere in sé: momento iniziale dellautoposizione (cfr. Pensiero – Idea); Essere fuori di sé o essere-altro: momento secondario dellautonegazione o dellautoalienazione (cfr. Natura); Essere in sé e per sé: terzo momento del ritorno a sé o dellautosuperamento (cfr. Realtà o Spirito).

13 13 La realtà infinita… IL REALE è un processo infinito di autocreazione che, dal suo momento indifferenziato e astrattamente universale (la realtà in generale, il pensiero come Io puro fichtiano o Idea), passa a specificarsi e a particolarizzarsi nei suoi più minuscoli elementi (momento negativo, la realtà materiale, particolare fatta delle sue infinite parti tra loro separate e distinte: essa è negazione dellessere indifferenziato, loggetto come non-Io opposto allIo) attraverso momenti negativi e finiti, per poi riprendersi sinteticamente come UNITÀ e TOTALITÀ complessa cioè come concreta universalità (lo Spirito come tale, cioè come identità complessa di soggetto e oggetto).

14 … i suoi momenti finiti Il finito, nello sviluppo dello Spirito, diventa momento necessario allo sviluppo dellinfinito, ossia rappresenta la negazione quale momento del medesimo sviluppo necessario allaffermazione. Infatti la realtà infinita e totale è leffetto 1) del particolarizzarsi di un infinito che si dà in modo ancora vago e indeterminato (IDEA, ESSERE IN SÉ che si particolarizza nella NATURA O ESSERE FUORI DI SÉ); 2) dello sviluppo delle singole parti, effetto della precedente particolarizzazione, in sintesi sempre più ampie e maggiori verso lunica complessa totalità dellessere (ESSERE IN SÉ E PER SÉ o SPIRITO).

15 15 Dal pensiero alla realtà La SOGGETTIVIT À astratta, il pensiero puro e indifferenziato, lattività fichtiana senzaltra determinazione, si obiettiva e si fa natura, alienandosi da se stessa (cioè diventando qualcosa di altro e di opposto e così particolarizzandosi), e ritorna in sé, superando la sua propria alienazione in una totalità più ampia (lo Spirito che è la realtà vera e propria).

16 La struttura razionale del mondo (lastratto e il concreto) Ciò che abbiamo visto è il modo di svilupparsi originario della nostra realtà, la cui concretezza razionale- materiale è data da una sintesi di due momenti, quello puramente astratto della pura razionalità (IDEA) e quello, allo stesso modo astratto della pura naturalità (NATURA). Qui con concreto si indicano tutti gli aspetti di quella realtà completa e totale che è sempre alla fine del processo, mentre con astratto i suoi momenti costitutivi che come tali sono unilaterali, parziali, ci dicono un aspetto importante del reale ma non ce lo restituiscono nella sua verità.

17 Il pensiero-realtà: come si sviluppa la realtà? Nello stesso modo in cui si sviluppa il pensiero Nella logica idealistica abbiamo visto che tutta la realtà è sviluppo di un pensiero che esce da sé e torna in sé. IDEALISTICAMENTE NON ESISTE REALTÀ CHE NON SIA PENSIERO: LA REALTÀ È IL SISTEMA DEL NOSTRO CONOSCERE Possiamo allora concentrarci sul modo di funzionare di questo pensiero che sarà dunque lo stesso modo di funzionare della realtà. Cioè se il mio pensiero funziona per posizione, opposizione e sintesi, la stessa realtà sarà fatta di cose, del loro contrario, e di cose più complesse che le tengono assieme. Dunque sarà unarchitettura che va da semplice al complesso, da un immediatezza indeterminata (le cose che semplicemente sono) ad un particolare che vi si oppone (le cose che cominciano a svilupparsi negando il loro precedente essere) fino ad un universale che comprende entrambe (le cose al termine del loro sviluppo che realizzano pienamente quanto era prima solo implicito in loro). Nellambito del pensiero si avrà un concetto astrattamente universale, cioè il primo concetto di una cosa, il momento dialettico in cui ci si fa il concetto di qualcosa di negativo e opposto al primo, e dunque luniversale di prima diventa un particolare opposto ad un altro, e quello speculativo in cui si ha un concetto concretamente universale che tiene assieme i primi due.

18 La corrispondenza di pensiero e realtà Tutto funziona così: ogni elemento del nostro mondo è un elemento del pensiero. In entrambi i casi è qualcosa cui si oppone qualcosaltro. Questi due opposti trovano sempre un terzo più alto e complesso in cui è la loro collocazione e il loro senso. Questo è ciò che si intende quando si dice che la realtà è SPIRITO. 18

19 ESEMPIO 1 Primo momento: la nascita di un concetto Noi con il nostro PENSIERO non facciamo altro che RISPECCHIARE la soggettività assoluta dello Spirito che attraversa parimenti tra momenti. Proviamo a capire con un esempio ad usum Delphini: Io guardo la copertina del libro che ho qui davanti a me. Me ne faccio un concetto chiaro: la copertina è un foglio rigido di una certa dimensione, spessore e colore che riporta stampate alcune parole. Questo è il mio primo concetto. Se mi limito però esclusivamente a quello che vedo qui davanti a me, che mi è chiaro, non posso capire che questo foglio è in realtà la copertina di un libro. Questo è il momento tetico del pensiero (da tesi = posizione). Il concetto mi si è posto, si è generato. Esso mi appare come un concetto universale, nel senso che mi sono fatto unidea di ciò che ho di fronte, in modo che successivamente tutto ciò che vi corrisponde lo farò rientrare in questa idea. Tuttavia esso non è appunto sufficiente per definire in modo veramente completo la realtà che ho di fronte.

20 ESEMPIO 2 Secondo momento: il concetto che ho mostra la sua insufficienza … INFATTI per capire il concetto di copertina di un libro ho bisogno anche di vedere il lato nascosto e opposto alla copertina, laltro lato del libro, quello che sta dietro, quello che sta appunto in opposizione al lato che ho adesso presente. Questaltro lato - che NON vedo, mentre il primo lo vedevo -, questaltro lato - di cui NON so dimensione, spessore e colore, mentre del primo sapevo tutte queste cose – possiamo dire che sia la NEGAZIONE, lALTRO rispetto al lato che vedo.

21 ESEMPIO 3 … e si oppone ad un altro concetto: la sua negazione Se mi rendo conto che esiste laltro, la negazione, mi accorgo che ciò che prima era chiaro, non lo era poi così tanto. Solo infatti alla luce di questa negazione, io capisco meglio che tra la copertina che avevo di fronte e la quarta di copertina (è il modo in cui viene chiamato il lato posteriore dei libri) esistono delle differenze e che tali differenze (p. es. nella mia prima copertina cè il titolo, dietro invece cè il prezzo etc.) sono essenziali per capire la funzione della mia copertina. Guardando a queste differenze, il mio primo concetto di copertina si è precisato attraverso il confronto con il suo contrario. Così capita sempre: i concetti che abbiamo si specificano attraverso il loro contrario, il loro opposto, la loro negazione.

22 ESEMPIO 4 Il momento dialettico: dalluniversale alla sua negazione, il particolare A partire dallopposizione si genera il momento dialettico del pensiero: al concetto che avevo se ne è opposto un ALTRO, il suo NEGATIVO diverso e contrario, che al tempo stesso SPECIFICA e DETERMINA, cioè dà confini e limiti al mio primo concetto. Sono i confini per cui una cosa finisce là dove ne inizia unaltra, così che le due cose sono perfettamente de- terminate. Ciò che prima era universale, ma vago, si è opposto quindi a qualcosaltro. Ora so che non ho più un concetto onnicomprensivo, ma due concetti, che sono reciprocamente determinati, quindi sono più chiari e precisi, ma sono due cioè particolari. Luniversale mi si è così particolarizzato.

23 ESEMPIO 4 Trovo lunità degli opposti, cioè una vera universalità che tiene in sé tutti gli aspetti particolari secondo precise relazioni Ora il mio pensiero cerca quale sia la relazione tra le due facce che ha individuato. Cerca cioè quellUNICO elemento che mi fa capire che cosa sia effettivamente la copertina di un libro. Questo elemento è il libro stesso, cioè il TUTTO, la TOTALITÀ di cui le copertine sono due aspetti particolari e opposti, ma alla fine complementari. Questo elemento è il libro stesso. Il libro non è le due copertine, il concetto di libro è altro infatti da quello di copertina, ma solo se ho guadagnato il concetto di libro posso capire che cosa siano veramente le copertine, cioè posso capire che esiste una copertina, la prima che ho visto, e unaltra copertina, la quarta di copertina, che sta dietro con una funzione diversa ma complementare, per cui se la copertina è fatta in qualche maniera, la quarta di copertina avrà altre caratteristiche.

24 ESEMPIO 6 Non mi accontento degli opposti: cerco lunità Adesso io ho due copertine diverse ed opposte fra loro. Se però queste copertine non fossero le copertine di uno STESSO libro, non capirei che sono copertine. Se rimanessero cioè scisse fra di loro come elementi semplicemente contrapposti, sarebbero solo due pagine, ASTRATTAMENTE intese, cioè separate, lontane, di cui non capisco il ruolo e la funzione: so che sono lì, ciascuna diversa dallaltra, ciascuna in sé, ciascuna nelle sue qualità irrelate, ossia senza relazione con le qualità dellaltra.

25 ESEMPIO 7 Il tutto toglie e invera i due precedenti dati parziali Con il libro, cioè con il concetto di una totalità, io ho superato i due concetti opposti di cui prima disponevo, ma li ho anche veramente compresi: ho veramente capito che le due copertine sono copertine DI un libro. Il libro toglie i due concetti che avevo prima, nel senso che è un terzo concetto diverso dai primi due, ma li invera, cioè dà loro unesatta collocazione, entro la quale essi possono essere pienamente capiti.

26 ESEMPIO 8 Il momento dellunità degli opposti è il momento speculativo Questo è il momento SPECULATIVO del mio pensiero, quello sintetico, quello che ha unito gli opposti in ununità più alta e comprensiva, in cui gli opposti trovano la loro esatta relazione. E il momento in cui è intervenuto propriamente lelemento spirituale con la sua capacità di istituire nessi, relazioni, unità tra ciò che è separato. Questa unità è complessa, cioè è fatta degli opposti separati che lo spirito-pensiero ha compreso nella loro unità. Ciò salvaguarda sia le differenze fra le parti, sia lunità del tutto, sia infine il nesso, la relazione che vi è fra le parti tra loro e fra ciascuna parte e il tutto. SOLO in questo modo io comprendo la realtà come un insieme differenziato di cose che stanno fra loro in una relazione concettuale. Questo insieme è la totalità infinita delle cose che sono, la quale, sotto il profilo del pensiero, è la vera e concreta universalità.

27 27 Esempio hegeliano di sviluppo dialettico Il frutto è lo sviluppo del bocciolo attraverso la sua negazione-specificazione Il tutto è la vita della pianta 1) Il bocciolo è, ma il suo essere si sviluppa generando il suo contrario ossia … 2) … determinandosi, cioè negando se stesso nel fiore, il bocciolo muore come bocciolo per diventare fiore. Il fiore è la sua negazione 3) Il fiore a sua volta si nega come tale e diventa frutto. Il frutto è la SINTESI di bocciolo e fiore, una sintesi che li supera ma ne stabilisce anche il loro vero senso

28 28 CONTRO FICHTE Lattività pura dellIo che si autopone e pone a se stessa un limite (non-Io) per poi superarlo SPOSTA SEMPRE PIÙ IN LÀ IL LIMITE SENZA MAI SUPERARLO Io --- Limite --- Io --- Limite --- Io --- Limite Questa retta che procede secondo uno schema binario (Io-limite) è un cattivo infinito perché resta un processo irrisolto in quanto non raggiunge mai il proprio scopo. Infatti nella posizione di un Non-Io si produce sempre la contrapposizione di Io e non Io come elementi reciprocamente esterni e delimitantesi. LIo poi tenta di superare questa esteriorità, che però sempre risorge. Dunque il tentativo dellIo di guadagnare nuovamente linfinito «inghiottendo» il non-Io è destinato a fallire, perché il Non-Io si ripresenta sempre come esteriorità irrisolta. Fintanto che il non-Io non sia concepito come INTERNO al sistema, ma come suo limite esterno, linfinito sarà sempre un compito inarrivabile.

29 29 FICHTE non riesce mai a restaurare e a dare unità alla scissione di Io e non-Io, di soggetto e oggetto. Questo perché sempre una volta posto il soggetto viene CONTRAPPOSTO loggetto come qualcosa di ESTERNO allIo e in tale contrapposizione si restaura sempre un limite reciproco: « Questa infinità … è perenne andare e venire dallun membro allaltro deella permanente contraddizione, dal limite al suo non essere, dal non essere del limite di nuovo al limite…Il progresso è anche qui non un procedere e un venir più avanti, ma la ripetizione sempre dello stesso, un porre e un togliere e poi daccapo un porre e daccapo un togliere; una impotenza del negativo…» (G. W. F. Hegel, Scienza della logica, tr. it. C. Cesa, Laterza, Bari Roma, 1988, p ).

30 Come Hegel supera Fichte (secondo Hegel)) Lo SPIRITO- pensiero non è, come in Fichte, pura esigenza di infinito, sempre irrisolta, perché ferma alla relazione tra un Io e un oggetto contrapposto, ma è continua posizione del finito-oggetto e suo effettivo superamento in una sintesi superiore. 1)Lo Spirito (lIo in termini fichtiani), il pensiero inizia a lavorare come pensiero astratto; 2)e produce la realtà (il non-Io) negando, determinando e particolarizzando se stesso (omnis determinatio est negatio – Spinoza); 3)Egli supera poi effettivamente la sua negazione (negandola e togliendola) e così produce un effettivo spostamento di piano (il momento sintetico che, secondo Hegel, in Fichte manca), guadagnando un grado di autocoscienza maggiore, cioè conoscendo se stesso e comprendendo veramente la realtà che egli stesso ha prodotto in modo concretamente universale, cioè facendola veramente sua.

31 31 CONTRO SCHELLING La filosofia dellidentità supera le scissioni ma non riesce a dedurre pienamente le sue differenza interne e i suoi contenuti: dissolve tutto ciò che è differenziato e determinato in una notte in cui tutte le vacche sono nere. Infatti lAssoluto o è pienamente identità e allora la differenza si annulla, o contiene in sé effettive differenziazioni e allora si annulla lidentità. Per mantenere assieme identità e differenza Schelling deve postulare una concezione MISTICA dellAssoluto coglibile solo esteticamente e non razionalmente.

32 32 LAssoluto alla fine Lassoluto viene inoltre posto da Schelling allinizio di ogni processo come identità IMMEDIATA di soggetto e oggetto colta immediatamente dallintuizione estetica. Per Hegel lAssoluto non è prima e al di sopra di ogni divenire, ma è il risultato di un processo che SOLO ALLA FINE È CIÒ CHE È IN VERITÀ. E dunque sempre il risultato di una mediazione. LAssoluto è la realtà che DIVENTA soggetto, cioè diventa progressivamente cosciente di se stessa attraverso luomo nel corso di un lungo processo.

33 33 Il movimento dello spirito non è una retta, ma può essere inteso come movimento a spirale Posizione (1) (2) Negazione Superamento e nuova posi- zione (3 – nuovo 1) Nuova ne- gazione (2) Nuovo superamento nuova po- sizione (3 – nuovo 1) Nuova negazione (2) Nel corso del processo aumentano ricchezza, complessità, differenziazione

34 34 Tutto ciò che è razionale è reale e tutto ciò che è reale è razionale: IL PANLOGISMO La realtà è la ragione che diventa se stessa, che si realizza pienamente. La ragione non è qualcosa di diverso dal mondo, ma è la struttura razionale delluniverso. Solo come astrazione la ragione può essere distinta da ciò di cui è ragione, cioè dai processi reali che essa governa. Lirrazionale è semplicemente un momento della realtà, il momento provvisorio del negativo che viene sempre superato, vinto e ricompreso nella ragione. Qualunque cosa avvenga non è fuori dallAssoluto, che è razionalità, pensiero, spirito in movimento, ma è un suo momento insopprimibile. LAssoluto dunque comprende la sua negazione e la risolve in se stesso. Lo Spirito è ciò che sopravvive alla sua propria devastazione perché ne fa un momento della propria vita. Ciò chiamiamo PANLOGISMO

35 35 IL metodo di Hegel: la dialettica (specifichiamo in termini tecnici quanto avevamo detto prima sul libro e la copertina) Contrariamente ai Romantici, per Hegel lAssoluto non si coglie immediatamente, ma attraverso la mediazione del pensiero, proprio perché ogni sapere, e quindi anche quello dellAssoluto, è mediazione, passaggio ragionativo di livello in livello (la filosofia non conosce scorciatoie). La dialettica è il «metodo» (tra virgolette perché non esiste un metodo senza il contenuto di cui è metodo, cioè non esiste la dialettica sganciata dal concreto funzionamento del pensiero e della realtà) che garantisce tale conoscenza e tale passaggio, e che conferisce scientificità alla filosofia.

36 36 ECCO ALLORA LA DIALETTICA HEGELIANA E I SUOI TRE MOMENTI:TESI, ANTITESI e SINTESI In modo più raffinato rispetto alluniversale platonico-aristotelico, che rappresenta un primo passo verso la scientificità e che tuttavia mostra tutta la rigidità e astrattezza del primo momento della dialettica, quello che non dà conto delleffettivo movimento della realtà, il concetto hegeliano è dinamico. Esso riproduce la natura stessa dello Spirito e della realtà nel loro intrinseco dinamismo e si compone di tre momenti TESI 1) Tesi, lato astratto o intellettivo, che corrisponde alla coniazione di concetti universali astratti e irrigiditi, fermi nellillusione di aver raggiunto qualcosa di conoscitivamente affidabile perché apparentemente chiaro e inattaccabile. Qui il pensiero bloccato e non riesce a dare conto dei nessi che vi sono tra luniversale così raggiunto e il particolare che va spiegato (e della loro intima solidarietà). Il suo organo è appunto lintelletto, quella nostra facoltà di produrre concetti generali.

37 37 ANTITESI 2) Antitesi, momento negativo o dialettico in senso stretto. Comincia qui lattività della Ragione che fluidifica e dinamizza lastrattezza dei concetti intellettivi. In tale situazione si coglie il rovesciarsi del concetto nel suo contrario e limpossibilità di pensarlo senza il suo contrario. Dunque luniversale non è senza il particolare, linfinito senza il finito, il simile senza il dissimile etc.

38 38 Il principio di non contraddizione Nel momento dialettico la ragione CONTRADDICE quanto lintelletto aveva conosciuto nel primo momento. La contraddizione è un momento importantissimo dello sviluppo del pensiero e della realtà. Tuttavia non per questo si nega il valore logico del principio di non contraddizione: ¬(A Λ ¬A) ("A è anche non-A" è falso). Bensì si sottolinea il fatto che proprio limpossibilità di tenere assieme due elementi opposti e contrari tra loro genera la necessità di un cambiamento di prospettiva, di un salto di livello, cioè di un punto di vista in cui gli opposti appaiono gli aspetti parziali di una realtà più ricca e complessa.

39 39 SINTESI 3) E momento speculativo o positivamente razionale in cui LA RAGIONE coglie lunità delle determinazioni contrapposte, ossia il positivo che emerge dalla negazione, toglimento (inveramento) del negativo. Lo speculativo è un superare che corrisponde ad un togliere che è al tempo stesso conservare. Il negativo non viene semplicemente negato ma viene sintetizzato ad un più alto livello in cui positivo e negativo sono giustificati e nello stesso tempo superati nella loro reciproca unilateralità e particolarità: per es. innocenza – consapevolezza del male – virtù temerarietà – consapevolezza della paura -- coraggio

40 40 AUFHEBEN Il superamento proprio del momento speculativo che toglie, conserva e invera i primi due momenti è descritto da H. con ilo verbo aufheben = togliere e conservare assieme. Il movimento dell Aufhebung (sostantivo derivato dal verbo aufheben) coglie lAssoluto come unità degli opposti, concreta e differenziata in sé stessa e rappresenta il culmine della ragione. Nella proposizione speculativa l è della copula non indica la semplice unione estrinseca di un soggetto e un predicato ma il movimento dialettico in cui il soggetto trapassa nel predicato superando la rigidità astratta di entrambi. Es. Il reale è razionale è proposizione speculativa: il reale non è soggetto-sostanza che si unisce al razionale predicato-accidente, ma è espresso nel suo senso profondo dalluniversale e viceversa: il soggetto passa nel predicato e vi si risolve in modo che le parti si possono agevolmente scambiare allinterno di quella che diviene unidentità dinamica.

41 SCHEMA 1 Lo sviluppo dello SPIRITO Lo spirito che è la TOTALITÀ del reale Si sviluppa secondo i tre momenti dell 1) Essere in sé o IDEA studiato dalla LOGICA Opera: Scienza della logica (1812) 2) Essere fuori di sé O NATURA studiato dalla FILOSOFIA DELLA NATURA Opera: Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817) 3) Essere in sé e per sé o SPIRITO Studiato dalla FILOSOFIA DELLO SPIRITO ; opere: Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817) Fenomenologia dello spirito (1807) Lineamenti di filosofia del diritto (1821)

42 SCHEMA 2: la dialettica (cfr. M. De Bartolomeo-V. Magni, I sentieri della ragione, Atlas, Bergamo, 2003, vol. 2A, p. 438) Il metodo dialettico consta di tre momenti 1)ASTRATTO-INTELLETTUALE (tesi) in cui LINTELLETTO 2) NEGATIVO-RAZIONALE (antitesi) in cui LA RAGIONE È negazione della pretesa autosufficienza dei concetti pensa isolatamente i concetti 3) POSITIVO RAZIONALE (sintesi) in cui LA RAGIONE Nega la precedente negazione producendo un salto verso ununità che è sintesi e inveramento delle precedenti opposizioni


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