La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

POLITICHE DEL LAVORO a.a. 2012/13 Prof.ssa Marina Capparucci.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "POLITICHE DEL LAVORO a.a. 2012/13 Prof.ssa Marina Capparucci."— Transcript della presentazione:

1 POLITICHE DEL LAVORO a.a. 2012/13 Prof.ssa Marina Capparucci

2

3 Per valutare ladeguatezza e lefficacia sia delle politiche occupazionali che del lavoro occorre in primo luogo conoscere le caratteristiche e meccanismi di funzionamento del MERCATO DEL LAVORO su cui tali politiche generano i relativi effetti

4 IL MERCATO DEL LAVORO.. è quel luogo immateriale dove si manifesta la domanda (espressa dagli imprenditori) e lofferta (espressa dai lavoratori) del principale fattore produttivo*: il lavoro (misurato in termini di ore di lavoro o numero di lavoratori). Su tale mercato viene così a determinarsi il prezzo di scambio (salario) dellattività lavorativa

5 Dal punto di vista statistico - la DOMANDA = numero di lavoratori (o ore di lavoro richieste dalle imprese: si traduce in OCCUPAZIONE per la parte di domanda soddisfatta; ma può esserci una parte coincidente con posti vacanti,che sono ancora non sono coperti da lavoratori -lOFFERTA = FORZE di LAVORO = occupati + disoccupati

6 OCCUPATI E DISOCCUPATI definizioni * Per essere considerato occupato un individuo tra i 15 e 64 anni deve aver svolto almeno unora di lavoro retribuito nella settimana di riferimento * Per essere considerato disoccupato un individuo tra i 15 e 64 anni deve aver svolto almeno unazione di ricerca nelle 4 settimane precedenti e deve essere disposto a lavorare entro le 2 settimane successive.

7 In Italia, nel 2012 la popolazione era = 61 milioni circa di abitanti Le FORZE di LAVORO (Occupati + Disoccupati) = 26 milioni circa Gli Occupati = 23milioni circa; i Disoccupati = 3 milioni circa OCCUPAZIONE (23 milioni circa) ( T.O.= 57%) D I S O C U P A Z I O N E T.D. =10% Tasso di inattività = 37% (15 milioni circa) In Italia T.O. è di circa 7 punti inferiore alla media UE per le donne di circa 12 punti, per i giovani 14 punti, per gli anziani 10 punti milioni non in età lavorativa+ 40 milioni in età lavorativa FORZE DI LAVORO (T.A.63%) +

8 La domanda, lofferta e lo scarto tra le due possono essere misurati attraverso alcuni indicatori che consentono di effettuare confronti nel tempo e nello spazio (tra paesi e aree geografiche); essi sono: Il Tasso di attività : indicatore dellofferta di lavoro = Forze di lavoro/popolazione in età lavorativa (15-64 anni di età) Il Tasso di occupazione: indicatore della domanda di lavoro (al netto dei posti vacanti) = occupati/ popolazione in età lavorativa Il Tasso di disoccupazione: indicatore delleccedenza relativa dellofferta sulla domanda = disoccupati/forze di lavoro Il prezzo del lavoro, anche nei confronti internazionali, è in genere riferito al salario medio di uneconomia

9 INDICATORI statistici DEL MERCATO DEL LAVORO Italia 2012 T.A.= FL/ POP. (15-64) rapporto tra forze di lavoro (occupati +disoccupati) e popolazione di 15 – 64 anni di età T.O. = OCC/ POP. (15-64) rapporto tra occupati e popolazione di anni di età T.D. = DISOC./FL rapporto tra disoccupati e forze di lavoro 64% (m.74% - f.54%) 57% (m.67% - f.47,5%) 10,6% m.9,9%- f.11,6% Popolazione = 60 milioni Forze di lavoro = 25 milioni (occupati = quasi 23 milioni + disoccupati = circa 3 milioni)

10 Il TASSO DI ATTIVITA : forti differenze di genere che si attenuano nel tempo

11

12 Sui TASSI DI ATTIVITA incide anche la SCOLARITA: le donne tendono a proseguire di più gli studi (rispetto agli uomini) e hanno risultati migliori, sia nel completare gli studi che nella votazione

13 Stima delleconomia sommersa tramite il model approach – Schneider F. In Italia i tassi di attivita e di occupazione sono bassi anche per lalta presenza delleconomia sommersa: Le stime variano, ma indicano comunque valori superiori a quelli degli altri paesi europei In Italia il tasso di irregolarità è pari a circa il 12% degli occupati e al 17% del PIL secondo lISTAT Ma le stime variano…

14 Il TASSO DI OCCUPAZIONE è notevolmente diminuito negli anni della crisi a partire dal 2008 il T.O. maschile è diminuito più del T.O. maschile

15 Il TASSO di DISOCCUPAZIONE

16 LE DIFFERENZE TERRITORIALI

17 IL CONFRONTO EUROPEO nel 2010 Rispetto alla media comunitaria lItalia presenta: T.A. più bassi (62% contro 71% circa) T.O. più bassi (57% contro 64% circa) T.D. anche più bassi (9% contro 10% circa) La situazione apparentemente migliore è dovuta al fatto che la scarsa offerta (T.A. bassi) dovuta al som- merso e allo scoraggiamento non rivela tutta la potenziale disoccupazione e la gravità del sottoutilizzo di forza lavoro

18 Obiettivo delle politiche è aumentare il tasso di occupazione più che ridurre il tasso di disoccupazione Il tasso di disoccupazione potrebbe facilmente ridursi anche solo se crescesse la quota di INATTIVITA e di SOMMERSO Al contrario, occorre ridurre sia linattività che leconomia irregolare ed implementare quelle politiche occupazionali e del lavoro in grado di accrescere il T.O. difatti -La Strategia Europea dellOccupazione (SEO) si proponeva, per il 2010, di raggiungere il T.O. totale al 70%., quello femm. al 60% e per gli anziani al 50%

19 LE RIFORME DEL MERCATO DEL LAVORO IN EUROPA ALL ORIGINE…. il dibattito teorico alimentato dallevidenza empirica relativa alla dinamica dei tassi di disoccupazione USA-UE: La persistenza dellalta disoccupazione europea dopo gli shock petroliferi degli anni settanta lasciava intuire lesistenza di rigidità del relativo mercato del lavoro (a fronte della maggiore flessibilità del m.d.l. statunitense) che impedivano il riassorbimento dellofferta di lavoro in eccesso ( OECD Job study 1994; Layard Nickell Jackman 1994; Bean 1994; Blanchard 1998, 2005 Sapir 2005; Algan Cahuc 2006)

20 Tasso di disoccupazione Tasso di occupazione Fonte: Elaborazione su dati OECD Trattato Amsterdam 1997 Consiglio Europeo Lussemburgo Consiglio Europeo Lisbona 2000 TRATTATO di LISBONA 2009

21 Percorso Strategia Europea Occupazione (SEO) TRATTATO DI AMSTERDAM TITOLO VIII Gli Stati membri e la Comunità (lUe) (…) si adoperano per sviluppare una strategia coordinata a favore delloccupazione e, in particolare, a favore della promozione di una forza lavoro competente, qualificata, adattabile e di mercati del lavoro in grado di rispondere ai mutamenti economici (…) (art. 125 TUE) _______________________________________________________________ SUMMIT LUSSEMBURGO 1997 SEO CONSIGLIO EUROPEO LISBONA 2000 Obiettivo dellUe per il decennio successivo è quello di diventare leconomia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile, con maggiori e migliori posti di lavoro e maggiore coesione sociale Metodo di Coordinamento Aperto MAC ________________________________ TRATTATO LISBONA TITOLO IX (Occupazione), X (Politica sociale) e XI (FSE) Cooperazione Buone pratiche monitoraggio Convergenza

22 TAB. 3 TASSI DI ATTIVITA per genere ed età – 2010 T.A. paesi UE – anni

23 TASSI DI OCCUPAZIONE EU

24

25 TASSI DI OCCUPAZIONE per genere ed età

26

27 PAESI VIRTUOSI rispetto agli obiettivi SEO nel 2010 T.O.tot. >= 70% T.O. femm. >= 60% T.O. anziani >= 50% DANIMARCA, OLANDA, SVEZIA, AUSTRIA, FINLANDIA, GERMANIA; Regno unito(69,5%); Cipro (69,7%) DANIMARCA, OLANDA, SVEZIA, AUSTRIA, REGNO UNITO, FINLANDIA, CIPRO,GERMANIA, ESTONIA, LETTONIA, SLOVENIA, PORTOGALLO, FRANCIA SVEZIA, ESTONIA, DANIMARCA, REGNO UNITO, FINLANDIA, IRLANDA, GERMANIA, PORTOGALLO,OLANDA, CIPRO

28

29

30

31 PART-TIMECONTRATTI A TERMINE

32

33 TASSI DI DISOCCUPAZIONE UE

34 TASSI DI DISOCCUPAZIONE: elevati scarti dalla media UNIONE EUROPEA – luglio 2010 Allinterno dei paesi UE, anche se in media I tassi di disoccupazione specifici di uomini e donne si allineano su un valore del 9% persistono forti differenze a livello territoriale: Spagna, Lettonia Estonia e Lituania (con T.D. che vanno dal 20 al 17%) si contrappongono Ai bassi valori di Austria, Olanda, Danimarca e Germania (non più del 7%)

35 IL SALARIO COSTO DEL LAVORO (CL)– ONERI SOCIALI (OS)= __________________ RETRIBUZIONE LORDA (RL)- IMPOSTE DIRETTE= ___________________ RETRIBUZIONE NETTA (RN) Cuneo contributivo= differenza tra CL e RL in % CL Cuneo fiscale e Contributivo = differenza tra CL e RN in % CL

36 IL SALARIO COSTO DEL LAVORO (CL)– ONERI SOCIALI (OS)= ______________ prelievo per FORMAZIONE RETRIBUZIONE LORDA (RL)- IMPOSTE DIRETTE= ___________________ RETRIBUZIONE NETTA (RN) ,5 15,4 0,5 52,6

37 Costo del lavoro, prelievo fiscale e contributivo – anno ,5 39,3 33,4

38 In Italia il peso del cuneo contributivo e fiscale … è elevato rispetto alla media europea, ma in altri paesi dove è anche più alto, il tasso di occupazione è superiore a quello dellItalia (rigidità con bassa e non esclusiva influenza sulla domanda di lavoro) comunque alcune aliquote potrebbero essere ridotte e parte del prelievo spostato su altre fonti di reddito poichè la relativa maggiore incidenza del prelievo contributivo sul costo del lavoro viene indicata tra le cause determinanti dellampia area del lavoro sommerso

39 IL COSTO DEL LAVORO PER UNITA DI PRODOTTO CLUP Ai fini della competitività internazionale ciò che è rilevante non è tanto avere un costo del lavoro basso, ma una produttività elevata : è importante cioè avere un basso costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) Germania, Regno Unito e Francia, ad esempio, hanno un costo del lavoro superiore a quello dellItalia, ma un livello e una dinamica della produttività superiori a quelli italiani

40

41 FONTE: CNEL 2012

42 IL COSTO DEL LAVORO VIENE RAPPORTATO ALLA PRODUTTIVITA (per valutare il costo del fattore rispetto al relativo rendimento) Fonte: CNEL

43 Tab.7 Retribuzioni lorde annuali, distinte per genere, settore privato. Anni 2005, 2009 Valori in Euro

44 LE RETRIBUZIONI VENGONO RAPPORTATE ALLINDICE DEI PREZZI AL CONSUMO (per valutarne il potere dacquisto)

45

46 La domanda, lofferta e il prezzo definiti in termini statistici attraverso i tassi di occupazione, tassi di attività, livello di salario medio delleconomia vengono determinati da diverse variabili. Il peso delle stesse su ciascuna componente del mercato viene individuato in modo diverso a seconda delle TEORIE i PARADIGMI TEORICI SERVONO A COMPRENDERE A) quali sono le variabili che rispettivamente determinano la domanda, lofferta e il prezzo del lavoro– e quindi che possono causare disoccupazione (quando lofferta è maggiore della domanda, dato un certo livello di salario), definendone la natura (disoccupazione frizionale, congiunturale o ciclica, s trutturale….)…. B) quali interventi si richiedono per aumentare la partecipazione attiva della popolazione e loccupazione, nonché per sanare i diversi tipi di disoccupazione e i fenomeni ad essa connessi (disparità occupazionali –di genere, di età, territoriali- emigrazione, lavoro sommerso…)…. C) come si determina il prezzo del lavoro (salario) e come avviene la distribuzione (funzionale) del reddito tra coloro che rispettivamente offrono lavoro, capitale e terra

47 QUESITO E PERCORSO DI ANALISI: Laumento delloccupazione e la riduzione della disoccupazione sono raggiungibili attraverso la flessibilità dei salari? verranno quindi esaminati: 1) I meccanismi concorrenziali e la distribuzione conflittuale nella visione dei classici (mercato e contesto storico-sociale) 2) Lequilibrio con disoccupazione volontaria nellapproccio neoclassico (mercato e produttività marginale) 3) Le rigidità nominali e la disoccupazione involontaria in Keynes (insufficienza della domanda effettiva) 4) Le imperfezioni di mercato e le rigidità salariali nei modelli microfondati (istituzioni e vincoli alla concorrenza perfetta)

48 CHIAVI DI LETTURA DEL MERCATO DEL LAVORO CLASSICI A.Smith (1776) D.Ricardo (1817) C.Marx (1867)… KEYNESIANI da Keynes: Teoria generale…(1936) NEOCLASSICI L.Walras (1877) A.Marshall(1890) V.Pareto (1906) A.Pigou (1933) …..

49 CLASSICI Il LAVORO è il fattore produttivo per eccellenza: senza il suo apporto gli altri due fattori (terra e capitale) non sono in grado –da soli- di realizzare un prodotto Il CAPITALE, combinato con il lavoro, ne aumenta la capacità produttiva (in quanto al suo interno contiene attività lavorativa passata; esempio: un macchinario è stato costruito grazie ad altro lavoro impiegato e può essere utilizzato solo attraverso lavoro) La TERRA (o una proprietà immobiliare) è il terzo fattore necessario per realizzare unattività di produzione, ma anche questo necessita del lavoro per dare origine ad un prodotto da scambiare sul un mercato dei beni

50 Secondo i CLASSICI ° Lofferta di lavoro è rigida: tutti si offrono a prescinderedal livello di salario ° La domanda di lavoro è decrescente al crescere del salario: a parità di fondo salari, se il salario aumenta gli imprendi- tori domanderanno meno lavoratori ° Il salario di mercato può variare a seconda di come varia la domanda e lofferta di lavoro, ma il suo valore tende a stabilirsi intorno al salario naturale che riflette, in ogni perio do storico e ambiente geografico, il relativo salario di sussistenza ° la disoccupazione dipende soprattutto dal processo di sostituzione del capitale al lavoro (disoccupazione tecnologica) ed è sempre di tipo involontario (dal momento che i lavoratori sono disponibili a lavorare a qualsiasi salario): Tale disoccupazione potrebbe essere sanata se una eventuale crescita della domanda dei beni ( la cui produzione richiederebbe più lavoro ) riuscisse a compensare la riduzione di occupati provocata dal ProgressoTecnologico.

51 La FLESSIBILITA del SALARIO secondo i Classici non è una condizione necessaria e sufficiente per raggiungere la piena occupazione: può esserci comunque disoccupazione tecnologica e permanente I meccanismi concorrenziali (secondo i quali, quando lofferta > della domanda il salario tende a scendere) fanno sì che il salario di mercato (misurato in termini reali, cioè in rapporto al prezzo dei beni) tenda verso il valore della sussistenza. Di fatto lofferta è quasi sempre > della domanda o per fattori demografici (aumento popolazione/immigrazione) o per disoccupazione causata dalla sostituzione del lavoro con capitale. Gli imprenditori potrebbero reimpiegare i profitti realizzati ampliando la produzione e loccupazione; ma è necessario che A) ci sia una sufficiente domanda di beni (altrimenti crisi da sovrapproduzione) B) si realizzi comunque un saggio di profitto positivo

52 NEOCLASSICI Ogni fattore produttivo (lavoro, capitale e terra) ha una sua produttività specifica che si può misurare nel modo seguente, ad esempio: per il lavoro: si osserva di quanto varia il prodotto finale quando si impiega una unità (o una quantità molto piccola) di lavoro in più, ferma rimanendo la quantità degli altri fattori impiegati (produttività –o rendimento- marginale del lavoro) A.C.PigouV.Pareto

53 In precedenza si è data una prima rappresentazione grafica del mercato del lavoro dove si è supposto che, in linea generale: La quantità domandata (N d ) del fattore lavoro varii in funzione inversa rispetto al suo prezzo (salario = wage = w);(gli imprenditori domandano più lavoro quando w ) La quantità offerta (N o ) varii invece in funzione diretta rispetto al suo prezzo: N o se w w N NoNo NdNd wewe NeNe Le variabili che muovono la domanda e lofferta di lavoro – e quindi il livello delloccupazione- sono in realtà più numerose e com plesse. La teoria neoclassica del mercato del lavoro costruisce le funzioni di offerta e di domanda del lavoro specificando in dettaglio linfluenza delle diverse variabili prezzo offerta domanda 0

54 I diversi mercati secondo i NEOCLASSICI La moneta serve solo per scambiare beni e servizi M v = Y P M= moneta; v= velocità circolazione Y = reddito prodotto P = livello prezzi N = occupazione C = Consumi; I = Investimenti i = saggio di interesse Y/N = produttività Del lavoro w/p = salario reale (potere dacquisto) o d

55 Secondo i Neoclassici -al crescere della popolazione o dellimmigrazione (spost. della funzione a destra) -al crescere del salario reale (w/p, spost. lungo la curva) La domanda di lavoro cresce -al diminuire del salario reale (w/p, supposto = alla produttività marginale di breve periodo, cioè con capitale invariato), -allaumentare della produttività del lavoro nel lungo periodo (mutata la quantità del capitale: PL aumenta, spostamento della funzione a destra) - allaumentare della domanda dei beni (spostamento a destra) Tutti i lavoratori che si offrono a salari superiori a quelli di equilibrio (a destra di N e ) e che non sono perciò occupati (poiché la funzione di domanda segna il limite di salario compatibile con una data produttività del lavoro) debbono considerarsi disoccupati volontari La disoccupazione potrebbe eliminarsi facendo sì che il mercato sia lasciato libero di operare secondo il meccanismo della flessibilità salariale (leccesso di offerta dovrebbe far scendere il salario così che la domanda possa riassorbire il lavoro in eccesso) Lofferta di lavoro cresce NeNe wewe

56 La FLESSIBILITA del SALARIO secondo i Neolassici è una condizione necessaria e sufficiente per raggiungere la piena occupazione I meccanismi concorrenziali (secondo i quali, quando lofferta > della domanda il salario tende a scendere) fanno sì che il salario di mercato (misurato in termini reali, cioè in rapporto al prezzo dei beni) tenda verso il valore di equilibrio (o di market clearing): la disoccupazione è volontaria perché si suppone che i lavoratori si offrano a salari> di quelli di equilibrio Laddove esistano rigidità di mercato che impediscano al salario di scendere in presenza di disoccupazione (se, quindi il salario è fissato al di sopra di quello ritenuto di equilibrio, come nelle spiegazioni dei modelli microfondati) è necessa rio e sufficiente rimuovere tali rigidità affinchè si arrivi alla piena occupazione E però altrettanto necessario che esista flessibilità dei prezzi sul mercato del capitale e su quello dei prodotti

57 L OFFERTA DI LAVORO: strumenti analitici E possibile rappresentare graficamente il modo in cui un lavoratore decide di offrire ore di lavoro: - Sull asse delle ascisse si indicano le ore di tempo libero (riducendo le quali si offrono via via pi ù ore di lavoro) -Si rappresenta sull asse delle ordinate il livello di consumo che un determinato reddito (dato dal salario per le ore di lavoro + il reddito non da lavoro) consente di effettuare -Si ipotizza che ciascuno goda di un livello minimo di reddito non da lavoro (V) che consenta consumi minimi anche senza lavorare (in assenza di tale reddito V=0) - Si rappresentano il vincolo di bilancio (retta con pendenza data dal salario) e le curve di indifferenza (che rappresentano i diversi livelli di utilit à )

58 L OFFERTA DI LAVORO: effetti possibili di un aumento del salario Fonte: BORJAS, Economia del lavoro, Brioschi 2009 a) Il lavoratore riduce le ore di tempo libero: aumenta lofferta di lavoro (accade soprattutto se il salario aumenta partendo da livelli bassi: tratto più basso e crescente della funzione di offerta) b) Il lavoratore aumenta le ore di tempo libero: Si riduce lofferta di lavoro (accade soprattutto se il salario aumenta partendo da livelli alti: tratto alto e decrescente della funzione di offerta)

59 Offerta di lavoro – La curva di offerta di lavoro La curva dofferta di lavoro descrive la relazione tra il salario e le ore di lavoro. Per i salari inferiori al salario di riserva (10) un soggetto decide di non lavorare. Per i salari superiori a 10, ci si offre invece sul mercato del lavoro. Nel segmento rivolto verso lalto della curva di offerta di lavoro, gli effetti di sostituzione (scambio tra ore di lavoro e tempo libero) sono più forti allinizio; nel segmento rivolto allindietro gli effetti reddito (per il consumo di beni) finiscono per dominare. Fonte: BORJAS, Economia del lavoro, Brioschi 2009 Prevale leffetto reddito Prevale leffetto sostituzione Aumenta il tempo libero Si riduce il tempo libero

60 Elasticità dellofferta = variazione % della quantità di lavoro offerto in rapporto alla variazione % del salario L OFFERTA DI LAVORO: elasticit à rispetto al salario W N La funzione dofferta è tanto più rigida (verticale) quanto minore è laumento dellofferta di lavoro rispetto allaumento del salario; al contrario, è tanto più elastica (piatta) quanto maggiore è laumento dellofferta rispetto alla variazione del salario NoNo

61 Gli imprenditori nel domandare ore di lavoro o numero di lavoratori valutano tre variabili fondamentali -a) il salario reale (salario nominale – o monetario- in rapporto al livello dei prezzi) -b) la produttivit à del lavoro (prodotto totale in rapporto alle ore lavorate o al numero di lavoratori9 -c) la domanda dei beni (La quantita di prodotto richiesto dal mercato) LA DOMANDA DI LAVORO: Approccio Microeconomico

62 a) In linea generale la DOMANDA DI LAVORO …. (espressa in numero di lavoratori oppure ore di lavoro offerte) varia in misura inversa al variare del salario reale (w/p = salario nominale – o monetario- in rapporto al livello dei prezzi = potere d acquisto del salario) w/p N (h) NdNd La domanda complessiva di lavoro si costruisce partendo dalla quantità di ore di lavoro (o numero di lavoratori) che un imprenditore è disposto a domandare in relazione ad un determinato salario. Ipotizzando che il salario (o costo del lavoro) diminuisca limprenditore tenderà a richiedere una maggiore quantità di lavoro

63 b) La DOMANDA DI LAVORO, secondo i neoclassici, riflette l andamento della produttivit à marginale del lavoro La domanda di lavoro dipende anche dalla produttività del lavoro. Le condizioni salariali che limprenditore è disposto a corrispondere a ogni lavoratore impiegato nella produzione (o per ogni ora di lavoro prestata) debbono riflettere la relativa produttività, misurata in termini marginali (di incremento al margine) La produttività marginale del lavoro ha un andamento, prima crescente e poi decrescente al crescere del numero di lavoratori (o numero di ore prestate) perché si suppone che ogni aggiunta di lavoro impiegato renda via via di più fin quando il capitale disponibile non è stato pienamente utilizzato; ma poi renda via via meno -rendimenti marginali decrescenti- una volta che il capitale ha raggiunto lutilizzo ottimale. La domanda di lavoro ricalca il tratto discendente della produttività marginale del lavoro

64 64 Figura 3-2 La decisione di assunzione dellimpresa nel breve periodo: unimpresa che massimizza il profitto assume lavoratori fino al punto il cui il salario uguaglia il valore del prodotto marginale del lavoro. Se il salario è pari a 22, limpresa assume otto lavoratori. Il valore del prodotto medio dà il valore delloutput per lavoratore: la curva del valore del prodotto marginale e la curva del valore del prodotto medio sono versioni ingrandite del prodotto marginale e del prodotto medio, quindi la relazione geometrica è identica

65 65 Figura 3-13 Le curve della domanda di lavoro nel breve e nel lungo periodo Nel l.p. limpresa può trarre il massimo vantaggio dalle opportunità economiche offerte da una variazione del salario, quindi la curva di domanda nel lungo periodo è più elastica di quella di breve periodo. Cè un certo consenso nellaffermare che lelasticità è compresa tra - 0,4 e - 0,5, ovvero un aumento del 10% del salario riduce loccupazione di circa 4-5 punti percentuali nel breve periodo. I dati indicano che le stime dellelasticità si concentrano a circa – 1 (è più elastica di quella di b.p). Nel l.p., una variazione del 10% del salario porta ad una variazione del 10% delloccupazione. Circa un terzo dellelasticità di l.p. può essere attribuita alleffetto sostituzione e due terzi alleffetto scala.

66 EQUILIBRIO sul mercato del lavoro Lincontro tra le funzioni di domanda e di offerta danno luogo al salario di equilibrio (w e ) o salario di market clearing. N e è il livello di occupazione di equilibrio. w N NoNo NdNd wewe NeNe prezzo offerta domanda 0 w N In un mercato del lavoro concorrenziale se il salario fosse al di sopra di quello di equilibrio i movimenti della domanda e dellofferta riporterebbero w al livello di equilibrio

67 67 IL CAPITALE UMANO Introduzione Ognuno di noi porta nel mercato del lavoro abilità innate e competenze acquisite: il capitale umano. Come le scegliamo? Come queste influenzano i guadagni nel corso della vita lavorativa? Le qualifiche scolastiche sono sempre più importanti del nostro stock di conoscenze. Nel 2008, il 36% degli italiani fra i anni aveva la licenzia media inferiore, il 39% aveva un diploma, solo il 12% era laureato.

68 68 Se si considera la distribuzione del livello distruzione della popolazione italiana fra i 15 ed i 64 anni nel 2008 si nota che: La % maschile e femminile di diplomati è quasi uguale, mentre quella di donne laureate è di 2 punti e mezzo > quella maschile. Ci sono più laureati al centro ed al nord che al Sud : migrazione interna. Nellindagine Banca dItalia, il 25% delle persone in età da lavoro emigrate da Sud al Centro - Nord fra 1997 e 2002 era laureato, contro il 7% dei residenti al Sud. La partenza dei giovani più qualificati è causa e conseguenza dellimpoverimento economico e culturale del Sud.

69 < 10% 85% 12,5% 60%

70 …tuttavia la % di laureati in Italia è più bassa che in altri paesi comunitari (più alta è invece la quota di chi ha appena adempiuto allobbligo scolastico, completando solo al secondaria inferiore)

71 Investimento in capitale umano e differenziali di salario nellimpostazione neoclassica la decisione di investire in istruzione dipende dal * profilo retributivo che un individuo si aspetta di ottenere dopo la formazione: tale rendimento rifletterà la maggiore produttività del lavoratore * lammontare dei costi sostenuti per acquisire istruzione * la probabilità di occupazione, misurata come complemento a 100 del tasso di disoccupazione IN ITALIA GLI INDIVIDUI INVESTONO IN ISTRUZIONE MENO CHE IN ALTRI PAESI INDUSTRIALIZZATI EUROPEI

72 Profilo temporale del rendimento e del costo dellistruzione un anno di istruzione aggiuntivo conviene quando il beneficio supera i costi Costi diretti Costi indiretti Maggior reddito da lavoro età pensionamento reddito del laureato reddito del diplomato

73 TEORIA DEL CAPITALE UMANO (C.U.): gli individui investono in formazione solo se la sommatoria dei rendimenti previsti dallimpiego del C.U. acquisito, al netto della sommatoria dei costi sostenuti per acquisirlo risulta > 0 (positiva): i valori debbono essere calcolati nella stessa unità di tempo (attualizzati: riportati tutti ad oggi rendimenti e costi riferiti a periodi diversi) costi benefici VF = VA (1+i) n capitalizzazione: VA = VF/(1+i) n attualizzazione: si riportano ad oggi i valori futuri VAN = Σ Benefici (salari futuri) – Σ Costi (diretti e indiretti) /(1+i) n VAN = Σ Benefici (salari futuri)/(1+i )n –

74 Quando conviene investire in istruzione? Dal punto di vista economico conviene se il VAN (valore attuale netto) dei benefici derivanti dallinvestimento, al netto dei relativi costi è positivo (>0) -Occorre inoltre ponderare i benefici previsti per la probabilità di ottenerli; moltiplicando cioè la sommatoria dei benefici per (1- T.D. dei laureati) -Anche i costi indiretti (mancati guadagni derivanti dalla rinuncia a lavorare da diplomato) vanno moltiplicati per la relativa probabilità di conseguirli (1-T.D. dei diplomati)

75 DIFFERENZIALI SALARIALI per titolo di studio Elab.Isfol

76 76 Tasso di disoccupazione in Italia per titolo di studio, sesso e ripartizione geografica. Media 2008 Fonte: ISTAT Licenza elementare Licenza media Diploma 2-3 anni Diploma 4-5 anni Laurea dottorato 2008 (2010) Totale ITALIA M-F 8,98,35,36,34,6 (5,7)6,7 Uomini 7,86,63,65,13,2 (4,5)5,5 Donne 11,411,67,57,85,8 (6,9)8,5 NORD 5,65,03,93,22,73,9 Uomini 4,53,72,32,41,92,9 Donne 7,87,35,74,13,55,2 CENTRO 6,97,36,35,94,76,1 Uomini 5,55,03,94,73,34,6 Donne 9,011,69,47,35,88,2 SUD 13,213,911,611,87,812,0 Uomini 11,711,38,49,65,610,0 Donne 17,421,017,915,19,815,7

77

78 Anni di istruzione Cmg Bmg

79 S I, c Costo marginale c Rendimento marginale I Si*Si* A Leffetto dellabilità individuale Un individuo più abile avrà minori costi marginali (se la maggiore capacità di apprendere ridurrà il tempo necessario ad acquisire un titolo) e avrà maggiore produttività e più alti rendimenti marginali Leffetto sarà quello di acquisire un maggiore stock di istruzione (S°) B S°

80

81 81 Il capitale umano Anno 2006Reddito da Lavoro (in ) Sesso Maschi Femmine Età fino a 30 anni da 40 anni da 50 anni da 65 anni oltre 65 anni Titolo di studio senza titolo licenza elementare media inferiore media superiore laurea Tabella Reddito individuale da lavoro Fonte: Supplementi al bollettino statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nellanno 2006, Banca dItalia, Anno XVIII Numero 7, 28 Gennaio Reddito individuale per caratteristiche del percettore, Tavola C7. +15% +24% +34%

82 In Italia è basso sia il numero dei laureati, che il rendimento dellistruzione superiore

83

84

85

86

87 POLITICHE FORMATIVE

88 KEYNES Keynes scrive la Teoria generale delloccupazione, dellinteresse e della moneta nel 1936, dopo la Grande Depressione (scarsa domanda di beni, scarsa produzione, alta disoccupazione…) considera il salario non solo come un costo del lavoro ma anche come reddito spendibile: sostiene che una flessibilità verso il basso dei salari non è una garanzia sufficiente affinchè aumenti loccupazione e la produzione offerta: è necessario che le prospettive di (le aspettative degli imprenditori circa la) crescita della domanda effettiva (consumi, investimenti, spesa pubblica, esportazioni al netto delle importazioni) siano tali giustificare una maggiore produzione e, quindi, una maggiore domanda di lavoro ***la diminuzione dei salari potrebbe accrescere loccupazione solo se agisse riducendo il saggio di interesse e aumentando gli Investimenti e/o non comprimendo i Consumi ( i prezzi dei beni dovrebbero però scendere nella stessa misura della riduzione dei salari)

89 Secondo KEYNES alla flessibilità dei salari sarebbe preferibile la flessibilità del saggio di interesse Keynes prefigura: Una offerta di lavoro in larga parte elastica (la maggior parte dei lavoratori si offrono allo stesso salario contrattuale) e solo una piccola parte si offre in misura maggiore se il salario cresce (off. Permanente + off. Fluttuante) Una domanda di lavoro che dipende: - dal salario reale e dalla produttività marginale, oltre che dalla domanda di beni Un equilibrio di sottoccupazione, cui corrispon- de una disoccupazione involontaria: i disoccupati sarebbero disponibili a lavorare al salario di equili brio, ma linsufficienza della domanda effettiva di beni (C+I+G+E-M)impedisce di espandere la produzione e loccupazione. In caso di disoccupazione da carenza di domanda per espandere loccupazione è necessario che lintervento pubblico sostenga la domanda di beni o direttamente (+ spesa corrente, + investimenti pubblici), oppure indirettamente, agendo sulle variabili che incidono sui consumi e/o sugli investimenti e/o sulla domanda estera (esportazioni) NoNo NdNd w N Disoccup. Invol.

90

91 La flessibilità del salario (riduzione in caso di disoccupazione) non è una condizione necessaria e sufficiente per accrescere loccupazione

92 Effetti possibili di una riduzione salariale su tutti i mercati e sulloccupazione a)Riduzione del salario nominale: la curva di offerta si sposta in basso aumenta momentaneamente loccupazione b)Se i prezzi si riducono (a parità di margini di profitto), la curva di domanda si sposta a sinistra, riportando loccupazione al punto di partenza (con salario reale e occupazione inalterati (ma occorre verificare se i prezzi sono diminuiti nella stessa misura dei salari) c)La diminuzione dei prezzi cambia lequilibrio sul mercato della moneta: si riduce la domanda di moneta necessaria per le transazioni e aumenta quella a scopo speculativo: la maggiore domanda di titoli, a parità di offerta degli stessi, ne aumenta il prezzo (il valore attuale) e ne riduce il rendimento (saggio di interesse) d)Se non ci troviamo nella trappola della liquidità (troppa moneta offerta), la riduzione del saggio di interesse potrebbe far crescere gli investimenti (la domanda effettiva), la produzione e loccupazione: questi effetti sono però incerti ( dipendono anche dalle possibili variazioni della propensione al consumo e dallefficienza marginale del capitale ) M d = M t ( p, y ) + M S ( i )

93 La flessibilità (riduzione) dei salari potrebbe comportare un aumento delloccupazione solo se La propensione al consumo (c) Il saggio di interesse (i) Lefficienza marginale del capitale (r)….. …variano in modo tale da stimolare rispettivamente I CONSUMI e/o gli INVESTIMENTI

94 …ma lo stesso risultato potrebbe ottenersi aumentando lofferta di moneta: secondo Keynes una Politica monetaria flessibile potrebbe essere preferibile ad una Politica salariale flessibile (piu complesso e socialmente meno accettabile ridurre il salario medio delleconomia ) LM

95 INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE Nel 1958, A.W.H. Phillips pubblicava uno studio che documentava una relazione negativa tra il tasso di variazione dei salari e il tasso di disoccupazione in UK dal 1861 al 1957 la curva di Phillips. La relazione fu poi verificata anche tra (tasso di variazione dei prezzi) inflazione e tasso di disoccupazione (Samuelson e Solow)

96 Curva di PHILLIPS

97 I politici esprimono delle preferenze nel trade-off tra disoccupazione e inflazione A B Nella curva A i policy maker preferiscono ridurre più disoccupazione anche a costo di una maggiore inflazione (laburisti) Nella curva B prevale lobiettivo di contenimento dellinflazione (conservatori) Il tasso naturale di disoccupazione Negli anni 70 la nozione di una curva di Phillips stabile va in crisi: secondo alcuni economisti un trade - off di lungo periodo non aveva un senso teorico, la curva diventa verticale => esiste un tasso di disoccupazione dequilibrio: tasso naturale di disoccupazione (persiste indipendentemente dallinflazione).

98 FONTE: Zanetti, Economia

99 Curva di Phillips verticale Secondo verifiche della curva di Phillips per gli anni settanta, essa è risultata spostata a destra (più inflazione e più disoccupazione), e in molti casi più verticalizzata: A spiegazione si ipotizza che, nella fissazione dei salari, gli operatori siano condizionati dalle aspettative inflazionistiche (adattive, razionali..): ne deriva inefficacia delle politiche occupazionali Se la disoccupazione è di natura strutturale le politiche monetarie espansi ve possono accelerare lin flazione senza poter ridurre la disoccupazione (inefficaci)

100 È quel tasso di disoccupazione che include solo la disoccupazione frizionale e strutturale, ma non quella congiunturale N.A.I.R.U TASSO DI DISOCCUPAZIONE CHE NON ACCELERA LINFLAZIONE Disoccupazione frizionale è quella sperimentata per brevi periodi e dovuta al tempo neces sario per il normale passaggio dallo status di disoccupato a quello di occupato (valori intorno al 2%) Disoccupazione strutturale è quella dovuta a -Squilibri qualitativi nella struttura della domanda e dellofferta di lavoro (mismatch di tipo professionale, settoriale,territoriale …..), sanabili solo nel medio lungo periodo e con specifiche politi che strutturali (sul capitale umano, sui processi di investimento e di sviluppo…) -Imperfezioni e rigidità di mercato: spiegazioni MODELLI MICROFONDATI

101 SALARI DI EFFICIENZA Date le imperfezioni di mercato (asimmetria informativa sulle capacità produttive dei lavoratori) Alcuni imprenditori possono trovare più conveniente pagare salari superiori a quelli di mercato: a) per evitare assenteismo (modello di shirking o scanzafatiche) b) per attrarre i lavoratori migliori ( m. di selezione avversa) c) per evitare i costi di rotazione (m. di turnover) d) per gratificare i lavoratori piu produttivi rispetto agli altri (modelli sociologici). Spiegazioni di tipo nutrizionale DISOCCUPAZIONE INVOLONTARIA (w più alto ma deciso dallimprenditore)

102 SALARIO di EFFICIENZA è quello in cui lelasticità (variazione %) dello sforzo rispetto al(la variazione% del) salario è pari allunità

103 JOB SEARCH THEORY Esistono costi di ricerca che vengono confrontati con i previsti rendimenti, derivanti dal salario che il lavoratore si attende di ricevere: ne scaturisce (laddove cmg=rmg) un salario di riserva (o salario minimo di accettazione) che rappresenta una rigidità. Eventuali sussidi possono far crescere il salario di riserva, poiché abbassano costi della ricerca (cmg si sposta in basso) Disoccupazione di tipo volontario perché la rigidità salariale è voluta dal lavoratore

104 JOB SEARCH THEORY

105 Il salario dovrebbe variare in relazioni alle diverse fasi cicliche (stato della congiuntura più o meno favorevole). Il lavoratore, avverso al rischio, preferisce contrattare un salario stabile, accettando di essere momentaneamente disoccupato (o sospeso/cassintegrato). Ne scaturisce una rigidità salariale che aumenta la probabilità di perdere il posto di lavoro (cfr grafico) TEORIA CONTRATTI IMPLICITI La disoccupazione è di tipo volontario perché la rigidità salariale è decisa dal lavoratore

106 TEORIA CONTRATTI IMPLICITI Riduzione della probabilità di rimanere occupato

107 INSIDER-OUTSIDER Allimprenditore conviene sostituire un lavoratore interno con uno esterno solo se la produttività del primo – al netto del salario e dei costi di rotazione (assunzione, addestramento e licenziamento) è inferiore alla produttività dellesterno, al netto del suo salario I lavoratori interni hanno un salario superiore a quello degli esterni perché hanno produttività maggiore e perché sfruttano il fatto che limprenditore non è facilmente disposto a sostenere nuovi costi di turnover per la rotazione dei lavoratori I lavoratori esterni accetterebbero salari più bassi degli interni, ma rimangono disoccupati dati i costi di turnover di cui si avvantaggiano gli interni Ne scaturisce una disoccupazione di tipo involontario

108 INSIDER-OUTSIDER Se gli insiders accettassero lo stesso salario proposto dagli outsider, ci sarebbe piena occupazione

109 Modelli di contrattazione sindacale Non sempre il salario risente, in modo diretto, delle condizioni della domanda e dellofferta di lavoro: in molti settori delleconomia le condizioni retributive vengono fissate attraverso contrattazione sindacale I modelli teorici considerano due principali situazioni di contrattazione salariale: SINDACATO MONOPOLISTA CONTRATTAZIONE EFFICIENTE

110 Tassi di iscrizione al sindacato Italia USA

111 Sindacato monopolista Si ipotizza che: Il sindacato fissi il livello del salario Limprenditore vi adegui il livello di occupazione cui corrisponde una produttività del lavoro pari a quel salario richiesto La funzione di utilità del sindacato giaccia sulla curva di domanda del lavoro

112 Modelli di contrattazione sindacale Curve di isoprofitto

113 Contrattazione efficiente Si ipotizza che: -Il sindacato abbia come obiettivi sia loccupazione che il salario -La funzione di utilità del sindacato giaccia sulla curva di isoprofitto -I punti di tangenza tra funzione di utilità e isoprofitto –paralleli alla curva di domanda- individuano la linea dei contratti efficienti

114 Modelli di contrattazione sindacale Funzione di utilità - o indifferenza- del sindacato

115 Dai modelli teorici alle verifiche empiriche: IL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO… … è rigido o flessibile? ….è utile la flessibilità per accrescere loccupazione? 1)Alta variabilità dei salari nel tempo e nei differenziali territoriali e per componenti lavorative (genere ed età) 2)Basso peso del cuneo contributivo nel costo del lavoro 3)Alta quota di lavoratori autonomi ed atipici (a termine e part-time) 4)Alto tasso di worker turnover (rotazione dei lavoratori sullo stesso posto) e job turnover (creazione e distruzione dei posti di lavoro): bassa protezione del posto di lavoro (EPL) un mercato del lavoro flessibile in genere presenta:

116 (1)Salari reali e cuneo fiscale In Italia è rilevante il cuneo fiscale –e contributivo in particolare- ma meno di Francia e Germania

117 1) La variabilità del salario e i differenziali salariali in Italia negli anni duemila I salari reali non mostrano particolari rigidità: sono aumentati al di sotto della dinamica della produttività (tranne che negli due anni quando la produttività è nettamente diminuita) e spesso al di sotto della dinamica inflazionistica I differenziali salariali sembrano rispecchiare le diverse posizioni dis/occupazionali (eccedenze relative) delle specifiche componenti (giovani, donne, immigrati…)

118 I contratti atipici 1)A termine Job Sharing (lavoro ripartito) Job on call (lavoro a chiamata) Lavoro accessorio (prestazioni occasionali di tipo accessorio) Lavoro a progetto Lavoro intermittente Lavoro occasionale Staff leasing (lavoro in affitto) 2) A tempo parziale

119 Job Sharing E' il cosiddetto ''lavoro ripartito'': un contratto atipico che introduce il principio della condivisione del lavoro, secondo il quale due o piu' persone in accordo con il datore assumono ''in solido'' un'unica obbligazione di lavoro. Cio' significa che ciascuno sara' indifferentemente tenuto nei confronti del datore all'esecuzione della stessa prestazione. Il contratto di ''job sharing'' prevede quindi due intestatari, che possono liberamente concordare come ripartirsi gli incarichi e come suddividersi in due o piu' fasce orarie un lavoro a tempo pieno. Job on call (lavoro a chiamata) E' definito anche ''lavoro intermittente''. Il lavoratore si mette a disposizione del datore e aspetta la sua chiamata: la prestazione viene quindi svolta in maniera discontinua e la disponibilita' del prestatore potrebbe essere ricompensata da una sorta di ''indennita di disponibilita'' corrisposta dal datore oltre alla retribuzione per le ore effettivamente lavorate. Una nuova tipologia contrattuale che il Governo intende introdurre nel nostro ordinamento per contrastare formule simili utilizzate spesso in modo fraudolento.

120 Lavoro Accessorio (Prestazioni occasionali di tipo accessorio) Attivita' lavorative di natura meramente occasionale che non superano i 30 giorni allanno ed i 3 mila euro. Le prestazioni di carattere accessorio vengono incoraggiate come attivita' di assistenza sociale rese a favore di famiglie o enti da parte di disoccupati di lungo periodo o altri soggetti a rischio di esclusione sociale, oppure non ancora entrati nel mercato del lavoro o in procinto di uscirne. Il contratto attiene a particolari prestazioni lavorative quali: piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa la assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap; insegnamento privato supplementare; piccoli lavori di giardinaggio, nonche' di pulizia e manutenzione di edifici e monumenti; realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli; collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamita' o eventi naturali improvvisi, o di solidarieta'. Lavoro a Progetto Si tratta in pratica delle Vecchie Co.Co.Co., e può essere definito come rapporto di lavoro personale e senza vincolo di subordinazione, riconducibile a uno o piu' progetti specifici o programmi di lavoro determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l'esecuzione della attivita' lavorativa.

121 Part-time (Lavoro a tempo parziale) Lavoro con carico orario inferiore rispetto allorario normale di lavoro fissato dai CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro). Soggetti interessati: tutti i lavoratori dipendenti senza distinzione di qualifica e settori. Tre le tipologie: * Orizzontale: riduzione giornaliera dellorario di lavoro rispetto lorario pieno * Verticale: attività svolta a tempo pieno ma limitata a periodi predeterminati nel corso della settimana\-mese\-anno * Misto: combinazione di part time verticale e orizzontale Lavoro intermittente Il contratto di lavoro intermittente è il contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettiva. Si tratta, in definitiva, di una particolare forma di rapporto di lavoro subordinato dove la prestazione lavorativa non è soggetta a vincoli di orario e allobbligo di presenza prestabilito. Per i periodi nei quali il lavoratore garantisce la disponibilita' al datore di lavoro in attesa di utilizzazione, è unindennità detta di disponibilità.

122 Lavoro occasionale Rapporti di lavoro occasionale o discontinuo con uno stesso committente per un periodo che non supera i 30 giorni complessivi nellanno solare ed il cui compenso non supera i 5 mila euro. Al di sopra dei limiti temporali e reddituali citati si parla di lavoro a progetto. Staff leasing (lavoro in affitto) Lo Staff leasing, o somministrazione di lavoro, è la fornitura professionale di manodopera da parte delle Agenzie per il lavoro. La somministrazione di lavoro, diversamente chiamata lavoro in affitto, riconosce tre attori principali: Somministratore (Agenzie per il lavoro) Utilizzatore (Proprietario di un impresa) Lavoratore (lavora presso lutilizzatore ma è dipendente del somministratore) Per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attivita' nell'interesse nonchè sotto la direzione e il controllo dell'utilizzatore.

123 4) Tasso di turnover e normative a protezione del posto di lavoro (EPL) In Italia si contano quasi 66 imprese ogni mille abitanti, valore tra i piu elevati dEuropa, a testimonianza soprattutto del prevalere delle imprese di ridotte dimensioni (anno 2008). Il tasso di imprenditorialita – calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese – e pari al 31,3 per cento, valore quasi triplo rispetto alla media europea. E quanto emerge dal (report Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo Istat). La dimensione media delle imprese italiane – circa 4 addetti per impresa – nellUe27 e superiore soltanto a quella di Portogallo e Grecia. Per quanto attiene alla dinamica demografica delle imprese, in Italia lindicatore di turnover lordo e pari al 14,6 per cento, con valori piu elevati nelle regioni meridionali.

124 4) lEPL è inferiore alla media europea sia per i lavoratori standard che per i temporanei

125 LE RIFORME DEL MERCATO DEL LAVORO IN EUROPA ALL ORIGINE…. il dibattito teorico alimentato dallevidenza empirica relativa alla dinamica dei tassi di disoccupazione USA-UE: La persistenza dellalta disoccupazione europea dopo gli shock petroliferi degli anni settanta lasciava intuire lesistenza di rigidità del relativo mercato del lavoro (a fronte della maggiore flessibilità del m.d.l. statunitense) che impedivano il riassorbimento dellofferta di lavoro in eccesso ( OECD Job study 1994; Layard Nickell Jackman 1994; Bean 1994; Blanchard 1998, 2005 Sapir 2005; Algan Cahuc 2006)

126 FONTE: CER Rapporto n Persistenza dellalta disoccupazione europea TASSI DISOCCUPAZIONE USA-UE

127 Fasi SEO quattro pilastri SEO: a) Occupabilità b) Imprenditorialità c) Adattabilità d) Pari opportunità Futuro della Strategia Europea dellOccupazione tre obiettivi strategici (+ 10 linee guida): 1) raggiungimento della piena occupazione 2) miglioramento della qualità e della produttività del lavoro 3) rafforzamento della coesione e dellinclusione sociale (2005 – Italia/ Piano per lOccupazione, la Crescita e lOccupazione PICO) Riforma SEO Obiettivi per il 2010 T.O. totale = 70% T.O. femminile= 60% T.O. età = 50% Trattato di Lisbona 2007(2009) Titolo IX: occupazione Titolo X: politica sociale TitoloXI: fondo sociale europeo TitoloXII: istruzione, formazione professionale (Titolo IV: libera circolazione delle persone…)

128 Durante gli anni novanta… - sono state avviate numerose riforme sui mercati del lavoro dei paesi comunitari con lobiettivo di ridurre le rigidità esistenti attraverso: *** -A) maggiore diffusione dei contratti atipici (part-time e a termine) e deregolamentazione più marcata dei rapporti di lavoro (solo Fl, Sl, Au) e Sp hanno ridotto EPL per i regolari), anche attraverso un più ampio ricorso alle agenzie di lavoro temporaneo (Be, It, Gr, Sv, DK, Hu, Po e Ge); rimborso di contributi o crediti di imposta per limpiego di lavoratori part-time (Fr e Sp) -B) riforme dei sistemi pensionistici innalzando letà minima del pensionamento (AT, BE, IT), incentivi al pensionamento attivo (Sv) -C) modifiche dei criteri di accesso ai sussidi di disoccupazione (Fr, Ge, Be) e/o di invalidità (Ol)

129 INTERVENTI messi in atto nei paesi europei nei primi anni della crisi che si è manifestata a partire dal Incentivi alla flessibilità dellorario di lavoro (Ger, Fra, Ita) -Miglioramento dei servizi di impiego (Ger, Fra, Ita, Spa, RU) -Rafforzamento protezione sociale (Fra, Ita, RU) -Tagli nei costi del lavoro (Ger, Fra, Spa) -Intensificazione istruzione e formazione (Ger) -Sostegno al potere dacquisto delle famiglie (Ger, Spa, Fra, Ita, RU) -Attenuazione dellimpatto della crisi finanziaria sugli individui (Spa, Fra, Ita) Fonte: Carone, Koopman e Pichelmann, 2009

130 Popol a.; anni

131

132

133

134 La FLEXICURITY Principali variabili che identificano la FLESSIBILITA: -% di lavoratori part-time (indicatore di flessibilità interna) e di lavoratori temporanei (indicatore di flessibilità esterna) -% di lavoratori autonomi (variabile non sempre considerata negli studi empirici) -Indice di EPL (Employment Protection Legislation, a volte considerato anche indicatore di Job Security) -% di popolazione che partecipa al LLL (LifeLongLearning o formazione continua) Principali variabili che identificano la SICUREZZA: -La % di spesa per le Politiche attive rispetto al PIL -La % di spesa per le Politiche passive rispetto al PIL e/o indicatori di generosità dei sussidi di disoccupazione (tasso di rimpiazzo rispetto al salario, grado di copertura dei disoccupati, ecc…) -% di popolazione che partecipa al LLL

135 Z Quote di Part-time (%sinistra) di lavoro temporaneo (%destra) Bass a sicurezza Alt a sicurezza Alta flessibilità/occ UK IE SE DK FI NL HU PO CZ SK IT AT BE FR DE EL ES PT Alta flessibilità/occ. Bassa flessibilità Bassa sicurezza Alta sicurezza Bassa flessibilità FLESSIBILITAFLESSIBILITA S I C U R E Z Z A Fonte: Jorgensen & Madsen, 2007/Eurostat-OECD data 24 – Media UE 27 Part time = 19% circa Contratti a termine = 13,5%

136 I° Gruppo: IRLANDA E REGNO UNITO Caratteristiche: -ampio ricorso al part-time, in media del 20% circa (flessibilità interna). -Per quanto tali paesi dispongano di una ridotta protezione dei lavoratori occupati (EPL), -essi hanno un ricorso alloccupazione temporanea piuttosto ridotto (5.8% in media). -La spesa per politiche attive e servizi supera di poco lo 0.5%. -I tassi di rimpiazzo si attestano in media intorno al 43.5%, -mentre la quota di popolazione coinvolta nel life-long learning è piuttosto elevata (16.1%) ; -nel complesso il grado di sicurezza e flessibilità interna è intermedio;

137 II° gruppo: SPAGNA, GRECIA E PORTOGALLO Caratteristiche: -elevato grado, il più alto, della seconda componente e valori medio-bassi della prima. -una percentuale di contrattazione temporanea di circa il 23%Tuttavia la deviazione standard è piuttosto elevata, loccupazione con contratti di natura temporanea in Spagna raggiunge il 28%. -il ricorso al part-time si attesta intorno al 12% -una regolamentazione del mercato del lavoro assai rigida -la spesa per politiche attive e servizi è pari a circa lo 0.73% del PIL, -il tasso di rimpiazzo dei sussidi al 42%, -la percentuale di popolazione coinvolta in life long learning solo del 6.9%.

138 III° Gruppo: REPUBBLICA CECA, GRECIA, ITALIA, UNGHERIA, POLONIA E SLOVACCHIA il ricorso alla contrattazione temporanea è piuttosto discreto (quasi il 10%) lEPL è in media dell1.9. Pertanto, il valore della seconda componente è di tipo intermedio. il ricorso al part-time si attesta al 6%, la spesa per politiche attive e servizi è assai esigua (0.31%) il sistema di ammortizzatori sociali è assai poco generoso (tasso di rimpiazzo del 14.8%). Anche la partecipazione al life long learning è estremamente esigua (4.4%).

139 IV Gruppo: Svezia e Paesi Bassi con una contrattazione temporanea media del 16.6%, così come un EPL del La prima componente, quella relativa alla sicurezza e al ricorso al part- time è superiore a tutti gli altri gruppi: loccupazione a tempo parziale media raggiunge un valore del 35%, le politiche attive e servizi l1.7%,il life-long learning 17.5%. Il tasso di rimpiazzo medio è del 34%.

140 V Gruppo: BELGIO, GERMANIA, AUSTRIA, FINLANDIA Caratteristiche: il ricorso al part-time è piuttosto elevato (circa 20%) lEPL è ad un livello intermedio (2). La contrattazione temporanea è in media del 12% Il life-long learning è del 13% circa. La media di spesa per politiche attive e servizi è dello 0.87%. Il tasso di rimpiazzo si attesta al 53.5%. Il livello della seconda componente è medio-basso, della prima medio-alto

141 Modello esemplare di flexicurty: la DANIMARCA LEPL è ad un livello medio basso. La contrattazione temporanea si attesta ad un livello del 9% circa. Il ricorso al part-time è assai diffuso (22.5%). La spesa media per politiche sul mercato del lavoro è dell1.32%. Il life-long learning è il più elevato dellunione (28.5%) e i tassi di rimpiazzo si attestano al 62%. La Danimarca è il paese ad avere i valori più elevati della prima componente sicurezza e flessibilità interna. Il livello della seconda può essere considerato medio-basso.

142 Occupati a tempo parziale ( % delloccupazione totale distinta per genere) anno 2010

143 Occupati a tempo determinato (temporanei) in % delloccupazione dipendente anno 2010

144

145

146 FLEXICURITY E CRISI (1) Lattuale crisi economico-finanziaria ha messo in luce eventuali limiti del modello occupazionale della flexicurity. Infatti, molti dei paesi che attualmente rivelano una discreta tenuta in termini di performance sul mercato del lavoro, sono anche quelli che appartengono a modelli occupazionali differenti da quello nordico. Gli Stati cui si fa riferimento sono soprattutto Austria, Germania e Regno Unito (modello continentale ed anglosassone).

147 FLEXICURITY E CRISI (2) La Germania, paese emblema del modello continentale, presentava prima della crisi (2007) un tasso di disoccupazione dell8,8%. Durante la crisi ha visto una riduzione di tale tasso, il quale ha registrato un valore del 7,2% nel 2010 ed addirittura del 6,0% nel Anche lAustria ha realizzato soddisfacenti performance sul mercato del lavoro. Essa, infatti, ha mantenuto stabile il proprio tasso di disoccupazione tra il 2007 ed il 2011 (4,5%). Infine, il Regno Unito (modello anglosassone) ha dimostrato una buona capacità di contenere la disoccupazione durante i primi anni della crisi, anche se tra il 2008 ed il 2010 è stato registrato un salto del tasso di disoccupazione dal 5,7% al 7,7%.

148 FLEXICURITY E CRISI (3) Di contro la Danimarca, modello esemplare della flexicurity, ha visto un incremento del tasso di disoccupazione dal 3,8% del 2007 al 7,7% del La Finlandia ha subito un aumento del proprio tasso di disoccupazione: dal 6,9% del 2007 all8,5% del 2010, per ridursi al 7,9% nel 2011

149 lEPL in Italia è inferiore alla media europea sia per i lavoratori standard che per i temporanei

150 LItalia è tra i paesi che ha maggiormente ridotto la regolamentazione del lavoro temporaneo (dimezzandone il grado)

151 REGIMI DIMPIEGO

152 Interpretazione delle componenti e collocazione dei paesi FORDISTI (standard-inclusivi) Germania, Finlandia, Irlanda, Austria FAMILISTICI (flex-esclusivi) Italia, Grecia, Spagna, Portogallo CONSERVATORI (standard-esclusivi) Francia, Belgio A TEMPO PARZIALE (flex-inclusivi) Danimarca, Olanda, Norvegia, Svezia, Svizzera, Regno Unito

153 ITALIA: I^ Fase modello GARANTISTA (seconda metà anni 40 – seconda metà anni 70) Elevata industrializzazione e miracolo economico L.25/1955 contratto di apprendistato (giovani anni età) L.230/62 contratto a tempo determinato (introdotto e disciplinato) L.604/66 regolamentato licenziamento individuale (per giusta causa o giustificato motivo) L.300/70 regime sanzionatorio per licenziamenti non giustificabili (applicazione nelle imprese >15 addetti)

154 Shock petroliferi e crisi economica L.285/77 Contratti di formazione (per giovani fino a 22 anni) L.863/84 Contratti di formazione e lavoro (Cfl) (fino a 29 anni età e per max 24 mesi); Contratti a tempo parziale ITALIA: II^ Fase modello di GARANTISMO FLESSIBILE (fine anni 70 e decennio 80)

155 Politiche flessibilità per contenere INFLAZIONE e DISOCCUPAZIONE 1992 (accordo Amato) 1993 (protocollo Ciampi) riforma assetti contrattuali L.451/94 (1^ gov. Berlusconi) fiscalizzazione oneri sociali per assunzioni a tempo parziale; estensione CFL ai giovani di a. età : piani di inserimento professionale (PIP); Lavori Socialmente Utili (LSU) per disoccupati di lunga durata L.196/97 (legge Treu) L.30/03 (legge Biagi) ampliamento contratti atipici L.388/2000 istituzione dei Fondi paritetici Interprofessionali per la formazione continua ITALIA: III^ Fase stagione dei protocolli e strategie europee (decennio 90 a oggi)

156 Nei paesi del Nord Europa è molto più elevata la partecipazione alla formazione continua Partecipation in LLL by occupation, 2010

157 Participation rate in formal education of individuals aged in 2007 Contrariamente agli altri paesi In Italia la già bassa quota di istruzione formale è indirizzata soprattutto ai lavoratori permanenti e poco ai temporanei

158 Imprese che ricorrono alla formazione per sviluppare/implementare competenze legate allICT per il proprio personale (2007)

159 Difficoltà per le piccole imprese e soprattutto al Sud Imprese con 10 addetti ed oltre che hanno svolto formazione e che hanno valutato gli esiti delle attivita di formazione, per classe di addetti e ripartizione geografica (% su totale delle imprese, 2009)

160 Ancora bassa lattività di innovazione Obbiettivi dei corsi (imprese con 10 addetti ed oltre che hanno svolto corsi di formazione). Anno 2009 (% sul totale delle imprese)

161 Partecipanti ai corsi di formazione nelle imprese con 10 addetti ed oltre, secondo leta e la qualifica professionale. Anno 2009 (% sul totale degli addetti di tute le imprese)

162

163

164

165 La bassa scolarità media Comporta Bassa Formazione continua Scarsa INNOVAZIONE Tecnologica e di prodotto Insufficiente CRESCITA e Bassa PRODUTTIVITA Scarsa COMPETITIVITA Scarse opportunità occupazionali

166 PIL per ora lavorata nei paesi UE Anni 2002 e 2010 (numeri indice UE27=100)

167 INTERVENTI per fronteggiare la CRISI verso un maggiore SVILUPPO Politiche MACRO: di investimento (capitale umano e infrastrutture) Politiche industriali e sociali (finanziati con recupero sommerso e tagli spese mirate ) Politiche MICRO: del lavoro attive passive Riforma ammortizzatori sociali Sgravi contributivi e fiscali (crediti dimposta) Voucher (rimborso costo) per servizi cura Formazione continua


Scaricare ppt "POLITICHE DEL LAVORO a.a. 2012/13 Prof.ssa Marina Capparucci."

Presentazioni simili


Annunci Google