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CARLO LEVI CRISTO SI E’ FERMATO AD EBOLI

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Presentazione sul tema: "CARLO LEVI CRISTO SI E’ FERMATO AD EBOLI"— Transcript della presentazione:

1 CARLO LEVI CRISTO SI E’ FERMATO AD EBOLI

2 LA VITA Carlo Levi nasce a Torino il 29 novembre 1902, dove trascorre la sua adolescenza e giovinezza. Una forte amicizia lo lega a Piero Gobetti e ad altri giovani ispirati agli stessi principi di libertà, uniti attorno agli ideali della Rivoluzione Liberale. Laureatosi in medicina, lo stesso anno espone le sue pitture alla Biennale di Venezia e fa parte dei primi gruppi di tenaci oppositori al fascismo. La coerenza delle sue idee lo porta a dare un peso politico alla pittura, da lui considerata come espressione di libertà. Per questa sua precisa posizione culturale, si schiera apertamente contro la retorica dell’arte ufficiale, sempre più  sottomessa al regime, mal celata dalla ipocrita modernità del futurismo e dal conformismo del XX secolo.

3 Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. Lo stesso anno espone a Parigi presso la Galerie-Librarie Jeune Europe di Antonio Aniante Nel marzo 1934 è arrestato per sospetta attività antifascista. Alcuni artisti residenti a Parigi (Signac, Derain, Léger, Chagall ecc. ) firmano un appello per la sua liberazione. Tra il 1935 e il 1936 è al confino politico in Basilicata, esperienza che gli ispirerà il romanzo Cristo si è fermato a Eboli (1945), la sua opera letteraria più famosa.

4 Nel 1939 lo ritroviano in Francia, ma, nel 1943 in Italia viene nuovamente arrestato. Prende parte attiva alla Resistenza come Membro del Comitato di Liberazione della Toscana. Direttore del quotidiano toscano “La Nazione del Popolo” e, nel 1945, a Roma de “L’Italia libera”.  

5 Durante la guerra partecipa alla Resistenza in Italia
Durante la guerra partecipa alla Resistenza in Italia. Nel 1947 si stabilisce a Roma e si schiera a favore della pittura realista, intesa però in senso strettamente esistenziale. Molti soggetti pittorici riflettono la sua partecipazione ai problemi socioeconomici del Mezzogiorno. Negli anni Sessanta imprime una svolta stilistica alla sua pittura e amplia i valori espressivi in senso più poetico e universale, suscitando un rinnovato interesse da parte del pubblico e della critica, anche internazionale, che gli decreta il successo. Nel 1963 è eletto senatore, carica che gli viene riconfermata nel 1968.

6 Pubblica numerosi scritti politici e letterari, tra cui
L’orologio (1950) nel quale descrive la cronaca politica del dopoguerra. Le parole di condanna della situazione italiana si fanno ancora più dure ne Le parole sono pietre (1955), racconto di un viaggio in Sicilia. Dopo questo libro, forse a causa dell’età, forse a causa della mancanza di reali stimoli, la sua prosa si addolcisce e quel carattere di denuncia del Cristo svanisce quasi ne Il futuro ha un cuore antico (1956), dove descrive le gesta della rivoluzione. Sempre con lo stesso registro descrive un viaggio in Germania ne La doppia notte dei tigli (1956). Di spessore ancor minore Tutto il miele è finito (1964), sulla Sardegna. L’ultimo scritto è postumo e risale al 1979, Quaderno a cancelli. Narra la parziale infermità, dovuta alla cecità, trascorsa in una stanza d’ospedale.

7 Muore a Roma il 4 gennaio Ottemperando alle sue ultime volontà, la sua salma fu trasportata ad Aliano, dove giace nel cimitero presso il quale lo si vedeva aggirarsi con cavalletto e colori.

8 Levi, sia come pittore sia come scrittore, narra i suoi casi e l'incontro con «gente mite, rassegnata e passiva, impenetrabile alle ragioni della politica e alle teorie dei partiti», usando la prima persona. Lo fa con il distacco scientifico di un competente etnologo che descriva esaurientemente gli usi e costumi di una popolazione ignota e le necessarie partecipazioni e simpatia emotive del narratore e dell'uomo di cultura.

9 La Lucania raccontata da Levi è abitata da signori, la cui vita quotidiana è un «polveroso nodo senza mistero, d’interessi, di passioni miserabili, di noia, d’avida impotenza e di miseria», e da contadini pazienti, caratterizzati da un disperato fatalismo, che vivono in miseri tuguri dalle condizioni igieniche precarie, assediati dalla malaria, costretti a lavorare una terra sterile e siccitosa. E’ come vivere di paganesimo mitologizzante e di superstiziosa religiosità, ha una sfiducia atavica, un'estraneità totale verso lo Stato, che trova la sua origine nelle varie dominazioni che si sono succedute, da Enea in poi, su questi territori «per i contadini, lo Stato è più lontano del cielo, e più maligno, perché sta sempre dall'altra parte».

10 «Il fascismo non è che l'ultimo volto dell'oppressione, violento, inerte e irrazionale, che nega, ai contadini, un'efficace lotta contro la malaria, un'assistenza sanitaria decente, la prospettiva di un futuro migliore» e a lui medico che potrebbe aiutarli in qualche modo viene impedito di esercitare la professione, malgrado la fiducia della gente. Ma anche per i signori, per i più colti, lo Stato è un'entità astratta, la lotta politica e ideologica è soltanto uno strumento per alimentare la loro brama di potere. Più importanti sono gli odi, le inimicizie, i rancori contingenti.

11 Ha vissuto intensamente i momenti culturali della città, quando le difficili condizioni di vita degli ultimi abitanti dei Sassi sono state da lui denunciate al mondo come “vergogna nazionale”  e quando la città stessa ha saputo ricercare una nuova dimensione umana e sociale, durante e dopo il trauma dello svuotamento degli antichi rioni, con la scelta consapevole di affondare le radici del suo futuro nei valori secolari della sua antica civiltà.

12 All’indomani del conflitto mondiale e della caduta del fascismo, la letteratura si inserisce spontaneamente nel più vasto movimento della ricostruzione del Paese, che pone tra i suoi capisaldi l’impegno dell’intellettuale. Possono essere considerate testimoni sensibili di tali atteggiamenti le riviste, comparse sulla scena culturale nell’immediato dopoguerra e nel decennio successivo: Società del 1945, La Fiera letteraria, Il Mondo di Mario Pannunzio; e poi Il caffè, fondato nel 1953 da Giambattista Vicari; Il Contemporaneo, Il menabò, fondato da Vittorini e Calvino, incentrato sul rapporto tra industria e letteratura; Officina, del , di Pier Paolo Pasolini.

13 La vita di Carlo Levi fu profondamente segnata dall’anno trascorso al confino, in Lucania, precisamente ad Aliano, allora Agliano. Da quei giorni interminabili è nato il suo libro più noto, Cristo si è fermato ad Eboli Scritto nel dicembre ’43, l’opera è un classico esempio di commistione di generi letterari. È un reportage — su una terra che allora era remota — che contiene una forte denuncia politica e sociale delle condizioni di estrema arretratezza in cui versava la classe contadina dell’Italia fascista.

14 CRISTO SI E’ FERMATO A EBOLI
L’OPERA CRISTO SI E’ FERMATO A EBOLI Scritto tra il Natale del 1943 ed il luglio del 1944, «Cristo si è fermato ad Eboli» prende spunto, da una vicenda autobiografica dell’autore, confinato in Lucania per le sue coraggiose idee antifasciste.Il libro dunque è il risultato di quell’esperienza di vita che ha cambiato radicalmente il modo di vedere e sentire le cose, soprattutto alla luce del difficile momento storico che l’Italia si vede costretta a vivere. I valori umani con cui l’Autore è entrato in contatto nei paesi di Grassano e Gagliano (in realtà il paese si chiama Aliano), situati nel cuore del Sud, in provincia di Potenza, «gli aprono gli occhi su un mondo tanto diverso dal suo quanto più vero e più legato all’essenza stessa della vita».Questa zona, storicamente, è sempre rimasta un po’ isolata dal resto del Sud.Anche il percorso ferroviario, costeggiando il bel mare fino ad Eboli si fa più disagevole.

15 Levi comprende da vicino la miseria materiale in cui i contadini lucani degli anni Trenta sono costretti a vivere, abbandonati da uno Stato in cui non possono riconoscersi, da uno Stato che impone, pretende e vessa, senza intervenire neanche per risolvere i problemi primari e che, con l’avvento del fascismo, ha finito per isolarli ancora di più. Ma i giorni trascorsi a Gagliano, sempre uguali a se stessi, lo rendono partecipe di un mondo nuovo che trae la sua linfa vitale dalla grande forza interiore dei contadini, dalla loro rassegnazione, dalla loro pazienza, dalla grande saggezza che guida gli atti di ognuno di loro. Levi rimane stupito dagli insegnamenti che questa gente, con il suo grande senso dell’ospitalità e con il suo attaccamento a valori concreti, giorno dopo giorno gli impartisce. Si commuove dinanzi all’affetto che i suoi nuovi amici dimostrano per lui, dinanzi alla loro dignità anche nella povertà, dinanzi all’entusiasmo dei bambini desiderosi di apprendere.Abbiamo accennato che tale libro è scaturito dall’esperienza di quell’anno di confino a Grassano. Nel 1945, appena uscita, l'opera ha subito un immenso successo ed è considerata un testo esemplare del neorealismo: bilanciata tra arte e documento, è caratterizzata da un vivo senso del colore.

16 Dal libro “Cristo si è fermato a Eboli” : " Arrivai a Matera, mi raccontò verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c'è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche… Allontanatami un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall'altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. ...La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. ...Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l'inferno di Dante....in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. ...alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obbliquo, tutta Matera. ...E' davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante." “La strada delle grotte” di Carlo Levi E’ stato definito come: “il più impressionante e crudele memoriale dei nostri paesi”…dove ”ci sono morti e lamenti da far impallidire i santi martiri per la forza di verità”

17 Si avverte che il Meridione raffigurato da Carlo Levi probabilmente non esiste più nei termini descritti, ma nello stesso tempo un nucleo consistente agisce ancora, in profondità, sotto la sottile scorza della modernità e dell'industrializzazione, oltre il rumore del traffico e il proliferare dei consumi. Nel 1922 il giovane Levi si lega d'amicizia a Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista «La Rivoluzione Liberale» e nel 1923 scrive il primo articolo sulla sua pittura per «L’Ordine Nuovo». Gobetti lo introduce nella scuola di Casorati, in cui gravita la giovane avanguardia torinese.

18 IL LUOGO: LA CASA DI LEVI
I luoghi che oggi fanno parte del Parco Letterario Carlo Levi sono quelli che hanno ispirato lo scrittore: ciò che si legge e s’immagina corrisponde a posti tuttora esistenti. Immergendosi negli ambienti descritti, si ha come l'impressione che nulla sia cambiato. Tutti i luoghi proposti nel progetto sono citati in Cristo si è fermato a Eboli e il turista-viaggiatore nel Parco si trova talmente immerso nelle pagine del libro da sentirsene parte integrante. E' proprio ciò che succede uscendo dalla casa di Carlo Levi per inoltrarsi nei vicoli e nelle piazzette del centro storico, scoprendo gli elementi che caratterizzano l'architettura popolare lucana. «Le case hanno una loro espressione curiosa e interrogativa che rivela un messaggio esoterico: una teoria di sguardi attenti, segue chi cammina in ogni angolo: sono le case con gli occhi».Il confinato Carlo Levi è autorizzato a passeggiare in una piccola porzione di paese, nel tratto che va dalla sua abitazione al cimitero, e lì incontra la gente del luogo, ne conquista la stima e la fiducia, cura i bambini malati, continua a dipingere e ad annotare sul taccuino i suoi pensieri.

19 Dal restauro della casa di Carlo Levi ad Aliano, che è mantenuta spoglia com'era, si parte per organizzare le attività del Parco Letterario. Spettacoli teatrali all'aperto, l'ex municipio recuperato per una mostra permanente, riallestito il set cinematografico del film Cristo di è fermato a Eboli di Francesco Rosi con Gian Maria Volonté. E’ stato recuperato e riqualificato il Museo della Civiltà contadina, organizzati Centri culturali permanenti, una Mostra e un Premio di pittura e un Corso e un Premio di scrittura. I percorsi letterari proposti sono molti e diversificati: si inizia da Aliano, ricco di testimonianze della presenza di Levi, per muoversi verso la campagna: i calanchi gli insediamenti della Magna Grecia, il fiume Sauro e agli altri paesi limitrofi. In questi itinerari si potranno vivere incontri con la magia: le case «con gli occhi», gli incantatori di lupi, i monachicchi, gli intrugli magici; con l'artigianato: le casse armoniche, gli orci di pelle di capra, i bocchini di osso per sigari; con la gastronomia: la cucina nei caminetti, le grotte dei vini. Queste novità, però, non hanno tolto nulla al fascino di una città antichissima; un luogo abitato da sempre, dove è facile ripercorrere la storia dell'Uomo dal paleolitico fino ad oggi, dai villaggi neolitici al vasto tessuto urbano della Civita e dei Sassi.

20 La Gravina, la Murgia e le oltre centoventi chiese rupestri con affreschi bizantini fanno di questo posto un habitat unico ed irripetibile, dove l'Uomo ha saputo utilizzare le scarse risorse del territorio senza distruggerlo, ma integrandosi con esso. Alcuni grandi Maestri del cinema hanno ambientato i loro films in questo suggestivo ambiente, che per le sue peculiarità è stato dichiarato dall'UNESCO «paesaggio culturale». La Fondazione che porta il suo nome custodisce tutta la copiosa raccolta di opere pittoriche dallo stile e dal tratto inconfondibile che l'artista ha voluto donare alla città di Matera. Sono esposte nel Palazzo Lanfranchi, insieme al grande murale «Italia 61», suggestivo ed inquietante, che riassume e trasmette al visitatore molte emozioni e lo mette in contatto con una realtà lontana e metafisica. Ha vissuto intensamente i momenti culturali della città, quando le difficili condizioni di vita degli ultimi abitanti dei Sassi sono state da lui denunciate al mondo come «vergogna nazionale» e quando la città stessa ha saputo ricercare una nuova dimensione umana e sociale, durante e dopo il trauma dello svuotamento degli antichi rioni, con la scelta consapevole di affondare le radici del suo futuro nei valori secolari della sua antica civiltà. nato da una famiglia dell’alta borghesia illuminata, si laureò in medicina, senza esercitare, perché le sue condizioni economiche gli permettevano di non lavorare. Si dedicò invece alle sue passioni, la pittura e la politica.


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