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Anno: 1948 Origine: Italia Colore: Bianco E Nero Genere: Drammatico Regia: Luchino Visconti Tratto dal romanzo: "I Malavoglia" Di Giovanni Verga.

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1 Anno: 1948 Origine: Italia Colore: Bianco E Nero Genere: Drammatico Regia: Luchino Visconti Tratto dal romanzo: "I Malavoglia" Di Giovanni Verga

2 Il neorealismo Il neorealismo è, senza dubbio, il movimento del cinema italiano che ha conquistato maggiori consensi e maggiore fama in tutto il mondo. Ancor oggi, a più di quarant'anni di distanza da una stagione che fu di breve durata, il cinema italiano viene spesso identificato con il neorealismo. Il successo internazionale avuto alcuni anni fa da Nuovo cinema Paradiso (1989) di Giuseppe Tornatore, film cui è toccato anche l'Oscar, si può in parte spiegare, come scrisse Alberto Moravia, con il fatto che viene rievocata, in quel film, un'immagine dell'Italia, provinciale e "stracciona", che per una larga parte del pubblico internazionale coincide con l'immagine divulgata dal neorealismo. Possiamo isolare tre aspetti principali: quello morale, quello politico e quello estetico, precisando però che essi risultano strettamente intrecciati nei film. Fu anzitutto la reazione morale agli orrori e alle infamie della guerra che spinse i cineasti a ritrovare i valori essenziali dell'esistenza e della convivenza sociale. Bisognava dare una risposta sul piano politico alla serie di tragici errori commessi dal fascismo. Di qui la necessità di un linguaggio nuovo, che riuscisse a esprimere in modo diretto una presa di coscienza e una volontà di mutamento. Esiguo è, dopotutto, il numero di opere che questi caratteri appaiono in modo netto e perentorio. E tuttavia poche opere sono state sufficienti a definire una nuova estetica, capace di rinnovare non solo il cinema italiano, ma anche di costituire un punto di riferimento per altre cinematografie, in varie parti del mondo

3 Un'estetica della realtà A partire dalla presentazione, nel 1946, alla prima edizione del Festival di Cannes di Roma città aperta, il nuovo cinema italiano conobbe un successo internazionale senza precedenti. Quella che fu subito chiamata la "scuola italiana" divenne un punto di riferimento obbligatorio per definire i nuovi sviluppi dell'estetica del film, come in passato lo erano stati l'espressionismo tedesco o la "scuola sovietica" negli anni venti. L'impiego di attori non professionisti (gli attori "presi dalla strada"); il realismo dell'ambientazione ottenuto abbandonando gli studi di posa a favore delle riprese in esterni e girando nei luoghi stessi in cui si svolge l'azione; l'adozione di uno stile di tipo documentaristico; la narrazione di vicende ispirate alla vita quotidiana, ai fatti di cronaca: sono questi i principi estetici introdotti dal neorealismo. Il miglior testo per comprendere lo spirito con cui venne accolta, fuori d'Italia, la nuova corrente cinematografica rimane ancor oggi l'articolo di André Bazin Le réalisme cinématographique et l'école italienne de la Libération apparso nel 1948 nella rivista "Esprit". In questo saggio, Bazin si sofferma a analizzare soprattutto la tecnica narrativa, cercando di definire il rapporto tra cinepresa (tipo di inquadratura e di raccordi tra inquadrature, movimenti di macchina) e fatti narrati, ambiente, oggetti. Secondo il critico francese, il racconto, che nasce da una necessità biologica ancor prima che drammatica, "germoglia e cresce con la verosimiglianza e la libertà della vita".

4 Le radici del neorealismo Il neorealismo non è tutto il cinema italiano del secondo dopoguerra. Ne è la componente culturalmente più prestigiosa e più nota, ma certo minoritaria in termini di incassi. Se la rinascita morale e la vitalità estetica del cinema italiano sono legate alle opere neorealiste, la sua sopravvivenza economica e la sua continuità produttiva sono invece legate a film di carattere decisamente tradizionale. Il cinema italiano sopravvive e conosce un florido sviluppo grazie alle fortune della produzione di genere e di consumo, con la quale del resto lo stesso neorealismo ha rapporti di scambio, se non altro per il fatto che ne rinnova l'iconografia, come accade per generi come il comico e il melodramma sentimentale. Aspetti della realtà quotidiana avevano travato espressione nelle commedie di Mario Camerini (Gli uomini che mascalzoni..., 1932, Grandi magazzini, 1939) e nei film "rurali" di Alessandro Blasetti, Sole, 1929, Terra madre (1931), o in Quattro passi tra le nuvole (1942). Il richiamo a una realtà quotidiana, ai tratti "regionali" e "paesani" della vita nazionale (contapposti al cosmopolitismo cinematografico e letterario) era emerso con vigore nel dibattito culturale in epoca fascista, per esempio negli scritti di Leo Longanesi e in molti interventi apparsi sulla rivista Cinema diretta dal figlio del duce, Vittorio Mussolini. Il ballo di Federico Patellani

5 La difesa di un cinema nazionale, popolare e realista che venne fatta sulle pagine di Cinema negli anni immediatamente precedenti la caduta del fascismo era assai più che compatibile con il regime, tanto più che coincideva con l'esaltazione di film indubbiamente propagandistici, come Sole (1929) o Vecchia guardia (1934) di Blasetti o La nave bianca (1941) e L'uomo della croce (1943) di Rossellini. Ossessione (1943), film d'esordio di Luchino Visconti, considerato da molti l'opera che anticipò, ancor prima della caduta del fascismo e della fine della guerra, temi e stile del neorealismo, è sicuramente importante per il fatto che ci mostra angoli inediti della provincia italiana (i dintorni di Ferrara), che gli esterni sono stati ripresi nei luoghi stessi dell'azione, che rompe con gli schemi compositivi del cinema italiano precedente. Ma l'elemento di maggior novità consiste nell'assunzione cosciente di modelli di riferimento inediti nel panorama del cinema italiano: innanzi tutto, la narrativa statunitense: il film è tratto da Il postino suona sempre due volte, 1934, di James Cain; il cinema francese, e in particolare l'opera di Jean Renoir, un autore che aveva fornito originali interpretazioni cinematografiche del naturalismo letterario dell'Ottocento e che, soprattutto con Toni (1934) aveva dato un rilievo del tutto nuovo e di grande efficacia all'ambientazione, al paesaggio, alle condizioni di vita di una comunità di provincia.

6 Le radici culturali del Verismo. Il Verismo nasce in Italia nella seconda metà dell800 come conseguenza degli influssi del Positivismo che suscitò negli intellettuali fiducia nel progresso scientifico. Linfluenza del Positivismo si manifestò in vari settori, fra i quali la letteratura. Esso è un movimento filosofico che nasce in Francia attorno alla metà dell800 e si diffonde grazie al francese A.Comte e allinglese Darwin.PositivismoA.Comte Luigi Capuana Verismo-Naturalismo

7 Fra i principali motivi che contribuirono allaffermazione di questo movimento vi fu prima di tutto la crescente attenzione verso lo sviluppo del sapere scientifico, che sembra fornire gli strumenti più adeguati allosservazione e alla spiegazione dei fenomeni naturali e dei comportamenti umani. Il secondo elemento determinante fu lemergere della questione sociale in genere e in particolare, il diffondersi dellinteresse per le condizioni di vita del Meridione, un argomento che costituiva la materia privilegiata per quellanalisi oggettiva della realtà che i nuovi orientamenti della cultura consideravano unesigenza primaria. Un ulteriore motivo di diffusione fu la volontà di favorire la crescita del livello culturale dei ceti popolari. La dottrina del Verismo fu elaborata nel centro culturale più vivace di quel periodo, lambiente milanese. Colui che ne enunciò per primo i canoni teorici fu Luigi Capuana e il suo romanzo "Giacinta", può essere considerato un vero e proprio manifesto programmatico della nuova poetica. Sulle sue teorie esercitarono il loro influsso i modelli del realismo inglese, ma soprattutto i romanzi del naturalista francese Emile Zola. Le idee del Capuana sul romanzo, ebbero una palese influenza su tutto il gruppo della Scapigliatura lombarda e in particolare su Giovanni Verga, che fu spinto verso il definitivo abbandono della maniera tardo romantica. Scapigliatura Giovanni Verga e Luigi Capuana

8 Il Verismo che si diffonde in Italia, deriva direttamente dal Naturalismo, ma è fedele alla indicazioni provenienti dalla Francia più nella teoria che nellapplicazione concreta. Verismo e Naturalismo condividono una narrativa realistica, impersonale e scientifica, che non lascia trapelare nessun intervento né giudizio da parte del narratore, mentre differiscono per quanto riguarda i contesti dove sono ambientate le vicende. Il Naturalismo si focalizzava di norma su ambienti metropolitani e classi (dal proletariato allalta borghesia) legate alle grandi città e al loro sviluppo; il Verismo invece, privilegiava le descrizioni di ambienti regionali e municipali e di gente della campagna. La piccola provincia e la campagna, con la miseria e larretratezza, gli stenti e le ingiustizie sociali divennero i luoghi e i temi prediletti de esso e contribuirono in modo decisivo a svelare aspetti profondi o addirittura sconosciuti della realtà sociale.Naturalismo

9 In principio, Visconti aveva intenzione di fare non uno, ma tre film; anzi, diceva, tre documentari: uno sui pescatori, uno sui contadini e uno sui minatori. Tutti e tre in Sicilia, sulla Sicilia. Tutti e tre, aspetti diversi della stessa lotta di esclusi contro le avversità degli uomini e delle cose. L'intenzione di portare a termine gli episodi della trilogia sul mare, sulla terra e sulla miniera di zolfo effettivamente c'era in Visconti; ma quello che io credo sicuramente prima di tutto desiderasse era fare un film da I Malavoglia di Verga. E siccome il tema di quel romanzo coincideva con quello che sarebbe stato l'episodio del mare nella trilogia, parte comunque, nel 1947, per girare un documentario sui pescatori, ad Acitrezza, paese di 'Ntoni e dei vinti di Giovanni Verga. I soldi erano pochi, pochissimi. Quindi la composizione della troupe era quella per un documentario. Non c'erano scenografo, costumista, arredatore, script, aiuti ed assistenti dei vari reparti. Non c'erano segretarie e segretari. Visconti, ispirandosi allopera di Verga, aveva inizialmente pensato di girare una trilogia di film sulla condizione dei lavoratori siciliani nel dopoguerra. Dopo questo primo film sulla vita dei pescatori ne sarebbe dovuto seguire un secondo quella sui braccianti agricoli e il terzo sulla vita dei minatori. I tre film erano stati ideati originariamente come documentari per aiutare la campagna propagandistica del Partito comunista italiano in vista delle elezioni politiche del 18 aprile 1948.

10 A questo scopo il Partito comunista aveva stanziato la somma di 30 milioni di lire che si dimostrò assolutamente insufficiente non permettendo quindi non solo di terminare la trilogia me neppure di finanziare il film. Infatti Visconti dovette vendere dei gioielli di famiglia e trovare un altro produttore (Salvo D'Angelo della casa di produzione "Universalia Film"). Il nuovo finanziamento richiedeva il cambio di progetto trasferendo i I Malavoglia come film di fiction e non più come documentario ispirato al libro. Se però il testo di Verga è un ritratto corale di una famiglia che si abbandona alla rassegnazione, il film fa intravedere la possibilità di riscattarsi attraverso una lotta contro i soprusi sociali. Il film, girato nel 1947 in bianco e nero, secondo i canoni del neorealismo venne interpretato esclusivamente da attori non professionisti, tutti pescatori o abitanti di Aci Trezza, che parlavano, in presa fonica diretta, il dialetto locale. Presentato alla Mostra Cinematografica di Venezia del 1948 ebbe molti consensi da parte dei critici ma non conquistò il "Leone d'Oro", assegnato ad "Amleto" di Laurence Olivier. La stessa uscita in sala, per la incomprensibilità del dialetto ma anche a causa delleccessiva lunghezza (quasi tre ore) non ebbe successo. Per questo lo stesso regista ne fece una versione breve di 105 minuti e con un dialetto meno stretto ottenuto doppiando gli interpreti.

11 La critica Il film rappresenta uno dei documenti più significativi del neorealismo e come tale è stato valutato dalla critica. Eccone un assaggio: La terra trema è una grande opera del realismo costruita come un romanzo e priva del sentimentalismo di altre opere di quel periodo". (G. Sadoul) Dal diretto legame cinema-esseri umani lopera trae una delle ragioni della sua potenza drammatica, della sua plausibilità... Ntoni è unaltra delle figure destinate ad entrare nella ideale e ristretta galleria dei grandi personaggi del nostro cinema. (P. Bianchi) Ai dati neorealistici fa riscontro la raffinata bellezza dellimmagine, lattenzione agli effetti plastici e tonali della composizione che contrastano a volte con la crudezza degli eventi. (A. Canziani)

12 Il dialetto non è affidato alla libera invenzione dei parlanti: segue piuttosto un rigoroso tracciato di traduzione della lingua verghiana. E un dialetto letterario…. (G. P. Brunetta) La terra trema rappresenta il grande tentativo limite di una determinata concezione cinematografica. Ha splendore e profondità di suggestioni. Forse costituisce con Ladri di biciclette e Paisà, la maggior prova del cinema italiano, per la maestà figurativa, il respiro epico dello spirito che la anima. (Vito Pandolfi) Opera di fascino indiscutibile, ma anche esemplare dell'interno dissidio viscontiano tra raffinato decadentismo e marxismo programmatico, tensione romanzesca e aristocratica contemplazione. Un frutto del decadentismo è l'uso del dialetto nell'edizione originale, il vernacolo di Aci Trezza, parlato dagli interpreti, veri pescatori locali, in presa diretta e poi sostituito da un dialetto più comprensibile. Sin da allora Luchino Visconti sfugge al populismo e punta al romanzo, ma guarda ai personaggi con un distacco che non si lascia commuovere e non commuove. (M. Morandini)

13 La Terra Trema fu un'avventura. Ma non pericolosa nè catastrofica. Una felice ed esaltante, anche se dura, esperienza di lavoro per chi ebbe la fortuna di parteciparvi, un'opera fondamentale per la storia del cinema Gli attori furono tutti scelti tra i pescatori e la gente di Acitrezza. Ma Visconti non si accontentava dell'autenticità dell'uomo della strada. Da quella gente semplice e ignara delle regole del mestiere dello spettacolo, esigeva la disciplina e il dominio del mezzo che solo un attore professionista avrebbe potuto avere. Il film veniva girato in presa diretta e la recitazione era considerata non una transizione per una fase successiva, la sincronizzazione, ma il momento definitivo, immodificabile. Pretendeva, e ci riusciva, riprodurre, mitizzati già dall'atto creativo, alcuni momenti del comportamento reale di quelle persone che, quasi naturalmente, finirono poco a poco per identificarsi nei personaggi della sua finzione. I dialoghi li scriveva con l'aiuto degli stessi attori che gli comunicavano la maniera più vera di come avrebbero espresso nella vita quei sentimenti che egli andava loro proponendo per lo sviluppo della sua storia. Naturalmente un metodo simile presuppone poca preoccupazione del tempo: la lavorazione del film richiese sei mesi di riprese...

14 La troupe, come quasi sempre una troupe di cinema, era un mondo eccezionale. Visconti poteva chiedere l'impossibile, lo otteneva. Un giorno gli venne voglia di riprendere la scena con un movimento di grù. In qualche ora di lavoro, con l'aiuto dei carpentieri costruttori di barche, fu pronta una grù di legno, una stupenda macchina leonardesca...Oggi tutto ciò appare più che normale. Ad Acitrezza, trenta anni fa, con a disposizione i mezzi per un documentario, aveva del miracoloso. Quando tutto era pronto, si girava il rientro delle barche dalla pesca notturna: un concentrato di movimenti dal mare, rintocchi di campana da terra, voci dalle barche annuncianti l'esito della pesca e voci di risposta dal molo, dei grossisti e dei rivenditori. Una magia che durava qualche minuto. Poi, tutto da capo. Poi, il sole si faceva più forte, la luce non era più quella giusta e allora si passava a un'altra sequenza; tra l'una e l'altra c'era un momento di pausa: il caffè e un panino nell'osteria delle ragazze Giammona, le attrici del film, che recitavano, ci servivano a tavola e tornavano a recitare. E siamo arrivati alla fine, all'uscita del film al Festival di Venezia. Indimenticabile serata. Per G. Sadoul, il maggiore dei critici francesi del tempo, La terra trema è: una grande opera del realismo costruita come un romanzo e priva del sentimentalismo di altre opere di quel periodo".

15 La terra trema, quindi, vuole riprodurre la realtà, non ricrearla. Visconti struttura e gira la pellicola con un senso della profondità e del movimento molto accentuato, la fotografia è strettamente collegata all'umore del film, l'andirivieni ed il rapido scorrere delle scene iniziali cede progressivamente il passo al colore nero, quasi claustrofobico, in corrispondenza della sconfitta della famiglia. Gli attori siciliani, non professionisti, improvvisano il dialogo su di una canovaccio fornito da Visconti e parlano esclusivamente nel loro dialetto anche se, così facendo, il film diventa praticamente incomprensibile al pubblico italiano della penisola. La musica sorregge la struttura del film e, anche se viene usata con economia, il suono delle voci è vitale per l'impatto del film, così come il fragore del mare, o il flauto di zio Nunzio che suona l'aria Ah, non credea mirarti da La Sonnambula del catanese Vincenzo Bellini, durante la salatura delle acciughe.

16 Didatticamente, il film si presenta ricco di elementi storici e permette un utilizzo stimolante di diverse sue componenti: - la povertà degli interni, con pochi mobili essenziali, scrupolosamente rigovernati quotidianamente, che racchiudono i beni di un intero gruppo familiare - l'aspetto macilento delle persone, provate da un lavoro che non concede soste e che non dà ricchezza- gli abiti rattoppati e lisi- il cibo, quanto mai limitato e poco nutriente - il lavoro, visto in tutte le sue fasi, dal rientro dalla pesca alla cucitura delle reti, dalla rigovernatura della barca alla salatura delle acciughe - la coralità di ogni avvenimento, anche privato - i sentimenti costantemente condizionati dal denaro - la figura della donna solo come madre e nume tutelare della casa - la famiglia stretta come in un pugno da un vincolo arcaico di solidarietà fraterna

17 Un giovane pescatore di Aci Trezza, Ntoni Velastro, lavora ogni giorno per alcuni grossisti che gestiscono con prepotenza lattività della manodopera. Vessato dalle loro ingiustizie, Ntoni insorge insieme ad altri pescatori, con i quali viene arrestato dopo aver provocato dei disordini. Ma sono gli stessi grossisti, costretti dalla mancanza di personale con cui sostituire i rivoltosi, ad occuparsi del loro immediato rilascio. Tuttavia Ntoni, che non è disposto a fare passi indietro, convince la famiglia ad ipotecare la casa per mettersi in proprio. Aiutati da una propizia pesca di acciughe, i Velastro vedono spalancarsi le porte di un radioso futuro, fino al giorno in cui perdono la barca durante una tempesta. Da quel momento, il loro destino viene travolto da uninarrestabile catena di disgrazie, cui si accompagna la perdita della casa per il mancato pagamento dellipoteca. La famiglia, lasciata a se stessa, si avvia ad un repentino declino: Ntoni, abbandonato dalla sua ragazza, cerca sollievo nelle osterie; il nonno muore; il fratello diventa contrabbandiere; delle due sorelle, la maggiore vede finire il proprio matrimonio e la minore viene compromessa dalle fastidiose attenzioni di un maresciallo della finanza. Rassegnato ed incapace di trovare una via duscita, il giovane pescatore è costretto a tornare dai grossisti, accettando di lavorare alle loro inique condizioni. Tuttavia, egli ha la consapevolezza che quel gesto di ribellione è destinato a sopravvivere sempre, nella sua coscienza ed in quella dei compagni. La trama

18 Luchino Visconti Nacque a Milano nel 1906 e morì a Roma nel Di origini aristocratiche, sappassiona al cinema negli anni 30: durante un soggiorno parigino, conosce Jean Renoir e ne diviene assistente. Prestò servizio militare come sottufficiale di cavalleria a Pinerolo e visse gli anni della sua gioventù agiata occupandosi dei cavalli di una scuderia di sua proprietà.Pinerolo Inoltre, frequentò attivamente il mondo della lirica e del melodramma, che lo influenzerà moltissimo; l'intera famiglia infatti aveva un palco alla Scala (il padre era uno dei massimi finanziatori del teatro) e il salotto della madre era frequentato, tra gli altri, da Arturo Toscanini.liricamelodrammaScalaArturo Toscanini Esordisce nella regia con "Ossessione" (1942), che trasferisce su sfondi nostrani il romanzo di James M. Cain "Il postino suona sempre due volte": restituendo alla fisicità due attori di regime come Clara Calamai e Massimo Girotti, collocati in ambienti inusitati, espressione dun nuovo modo dintendere il cinema. Arrestato nel 43 per la sua attività partigiana, torna dietro la macchina da presa solo con "La terra trema" (1948), libero adattamento de "I Malavoglia" di Verga: interpretato da attori non professionisti ed interamente recitato in dialetto siciliano, il film è una saga familiare di potente plasticità, dove il gusto per il melodramma si sposa ad un aristocraticismo non populista, seppur figlio dinfluenze evidentemente marxiste.OssessioneLa terra trema

19 La terra tremaLa terra trema è uno dei quattro film interamente parlati in dialetto e sottotitolati in italiano: gli altri sono L'albero degli zoccoli (1978) di Ermanno Olmi (nel caso specifico il dialetto è quello bergamasco) l'intellettualistico Giro di lune tra terra e mare (1997) di Giuseppe Gaudino, recitato in dialetto campano della zona flegrea con citazioni latine, e infine LaCapaGira (2001) di Alessandro Piva, parlato in dialetto barese. Ed è gramsciana nel senso più autentico del termine la visione del popolo che filtra dallimmenso "Bellissima"(1951), che analizzava con una certa spietatezza il dietro le quinte del rutilante mondo cinematografico con una delle attrici simbolo del neorealismo italiano, Anna Magnani, qui insieme a un'efficace Walter Chiari e con la partecipazione del celebre regista Alessandro Blasetti, qui nel ruolo di se stesso, come esaminatore dei provini, celebrazione in articulo mortis del neorealismo e suo geniale superamento: figlio dinfluenze disparate (Zavattini e "Cinema nuovo", la Magnani ed Hollywood), esso resta opera primaria del cinema italiano, presagio dun mutamento antropologico di cui savvertivano solo sparuti segnali, che troverà la sua espressione nel boom ed in Pasolini il suo nostalgico, straziato cantore.L'albero degli zoccoli1978Ermanno OlmibergamascoGiro di lune tra terra e mare1997Giuseppe GaudinoLaCapaGira2001Alessandro PivabareseBellissimaneorealismoAnna MagnaniWalter ChiariAlessandro BlasettiZavattiniMagnani

20 In evidente stato di grazia, Visconti firma poi con "Senso" (1954) - rilettura del Risorgimento scevra dipocrisie mistificatorie ed omaggio insuperato al mondo verdiano - un capo dopera indiscusso, nel quale la perfezione della messa in scena (basti la sequenza iniziale nel teatro od il veloce, febbrile scioglimento conclusivo) si coniuga ad una esemplare direzione degli attori. Il periodo più fertile della creatività del Nostro si chiude con "Rocco e i suoi fratelli" (1960), compendio e summa dellarte sua espressa nelle forme dun melò a forti tinte, ove si narra del disfacimento duna famiglia di origine contadina nel contatto con la città. Memore di Mann e Dostoevskij, il regista milanese colloca i suoi tragici personaggi fra Mito e Storia, dando così loro carattere di acronotopicità e regalandoci immagini indimenticabili. Di qui in avanti, lindiscutibile magistero del cineasta milanese si piegherà ad operazioni più o meno di maniera: non per questo mancheranno esiti splendidi ("Il Gattopardo", 1963, ove nostalgia del passato e consapevolezza ideologica sintrecciano in un racconto impeccabile sotto laspetto figurativo) o comunque dinconsueto respiro, ma il versante estetizzante e borghese - che gli varrà la pungente qualifica di "duca arredatore" - finirà per prevalere. Fuori dal fuoco contingente della polemica politica, egli tornerà ad essere regista più che autore: illustratore di gran rango per un pubblico colto ed esigente, purtroppo sempre più lontano dal flusso della Storia.

21 Luchino Visconti muore nella primavera del 1976, colto da una forma grave di trombosi poco dopo aver visionato insieme ai suoi più stretti collaboratori il film nella prima forma del montaggio, della quale rimase insoddisfatto. Il film fu restituito al pubblico in quella veste, a parte alcune poche modifiche apportate dalla co - sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico sulla base di indicazioni del regista durante una discussione di lavoro. Poco dopo lo seguirà anche Rina Morelli, attrice che stimava moltissimo e con la quale aveva condiviso le grandi stagioni teatrali di prosa del dopoguerra immediato.1976Rina Morelli


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