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Lezione 3 – La tassazione delle attività finanziarie in Italia Tassazione e mercati finanziari Silvia Giannini Laurea Specialistica.

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Presentazione sul tema: "Lezione 3 – La tassazione delle attività finanziarie in Italia Tassazione e mercati finanziari Silvia Giannini Laurea Specialistica."— Transcript della presentazione:

1 Lezione 3 – La tassazione delle attività finanziarie in Italia Tassazione e mercati finanziari Silvia Giannini Laurea Specialistica Corso di laurea in Direzione aziendale novembre dicembre ore – 5 crediti

2 Il regime fiscale dei redditi delle attività finanziarie (interessi, dividendi e plusvalenze) distingue tre casi (1) 1.Redditi percepiti da persone fisiche al di fuori di ogni attività di impresa: 12,5% sugli interessi delle obbligazioni pubbliche e delle più rilevanti tipologie di obbligazioni private (durata maggiore 18 mesi) inclusione del 40% di dividendi e plusvalenze azionarie nellimponibile Irpef per partecipazioni qualificate (nel caso dei titoli quotati, almeno il 2% dei diritti di voto esercitabili nellassemblea ordinaria o il 5% del capitale della società partecipata. Nel caso dei titoli non quotati le due percentuali salgono, rispettivamente, al 20 e al 25%); 12,5% sulle plusvalenze e sui dividendi, derivanti da partecipazioni non qualificate, ossia quelle che riguardano il pubblico dei risparmiatori che detengono porzioni molto piccole del capitale delle società (vedi sopra); 12,5% sul risultato di gestione dei fondi comuni, in capo al fondo; 27% sui depositi e conti correnti bancari e postali, accettazioni bancarie, titoli atipici, obbligazioni private inferiori 18 mesi

3 Il regime fiscale dei redditi delle attività finanziarie (interessi, dividendi e plusvalenze) distingue tre casi (2) 2. Redditi percepiti da un soggetto-Irpef che esercita attività di impresa dividendi e plusvalenze azionarie sono inclusi per il 40% nellimponibile Irpef, con aliquote che vanno attualmente da un minimo del 23% ad un massimo del 43%. In queste ipotesi, laliquota effettiva (tenendo conto della parziale inclusione in Irpef) va pertanto da un minimo del 9,20% (0,40*0,23) ad un massimo del 17,20% (=0,40*0,43). (Lo stesso trattamento si ha nel caso in cui questi redditi vadano a un socio persona fisica diversa da impresa su partecipazioni qualificate; vedi slide precedente) interessi e altri redditi di capitale sono inclusi in Irpef e sottoposti a tassazione ordinaria

4 Il regime fiscale dei redditi delle attività finanziarie (interessi, dividendi e plusvalenze) distingue tre casi (3) 3. Redditi percepiti da società di capitali dividendi e plusvalenze azionarie godono di un regime di sostanziale esenzione (se valgono le condizioni per la cosiddetta PEX) interessi e altri redditi di capitale sono inclusi in Ires e sottoposti a tassazione ordinaria

5 La tassazione per un soggetto persona fisica che non esercita attività di impresa (1) 1.Interessi: Non sono inclusi in Irpef (erosione base imponibile Irpef e scostamento da Comprehensive Income Tax) Tassazione proporzionale (non progressiva); reale (non personale) In passato molte discriminazioni. Esenzione dei titoli pubblici fino al Nel tempo si è proceduto ad una uniformità delle aliquote, ma permangono ancora due aliquote: 12,5% e 27% poco giustificabili sia sul piano dellequità, sia su quello dellefficienza Dal primo gennaio 1997 non si applica ritenuta alla fonte, ma imposta sostitutiva dellIrpef, operata dagli intermediari. (modifica importante per soggetti per i quali la ritenuta era dacconto o che essendo esenti, avevano diritto a un rimborso, come nel caso di investitori non residenti; sistema attuale più trasparente ed efficiente per la negoziazione dei titoli, che avviene su rendimenti lordi)

6 La tassazione per un soggetto persona fisica che non esercita attività di impresa (2) 2. Dividendi: differenza fra soci con partecipazioni qualificate e non qualificate Fino al 2003 era in vigore un credito di imposta ai dividendi, in grado di rimborsare limposta pagata in capo alla società a titolo di Irpeg. I dividendi erano inclusi nellimponibile Irpef. Il sistema era obbligatorio per soci con partecipazioni qualificate e opzionale per altri soci (in alternativa allimposta sostitutiva con aliquota 12,5%) Dal 2004 il sistema del credito di imposta è stato abolito. I dividendi su partecipazioni non qualificate restano assoggettati al 12,5% (senza più opzione) e gli altri (partecipazioni qualificate) devono essere inclusi in Irpef il 40% dei dividendi Tra i motivi dellabolizione del credito vi sono alcune sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno condannato regimi di tassazione dei dividendi che discriminano fra soci residenti e non residenti (come è solitamente il caso del credito, che è riservato ai soli soci residenti). Labolizione dei sistemi di imputazione (credito di imposta) è tratto comune ad altri paesi UE. Ora la doppia tassazione (Ires/Irpef) è solo attenuata, non è eliminata

7 La tassazione per un soggetto persona fisica che non esercita attività di impresa (3) 3. Plusvalenze (redditi diversi) 3a. Plusvalenze azionarie: anche in questo caso, come per i dividendi, vi è differenza fra plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni qualificate e non qualificate Fino al 2003: 12,5% se derivanti da cessioni di partecipazioni non qualificate; 27% se qualificate Dal 2004: 12,5% se derivanti da cessioni di partecipazioni non qualificate; inclusione del 40% della plusvalenze in Irpef, se qualificate Dalla tassazione alla maturazione (riforma del 1998) alla tassazione al realizzo (dal 2001, con abolizione equalizzatore) 3b. Altre plusvalenze (relative a qualsiasi tipo di partecipazione, ogni altro valore mobiliare, valute e metalli preziosi): 12,5%. Vengono compresi fra i redditi diversi anche tutti i proventi dei derivati, con o senza attività sottostanti.

8 Dividendi: funzionamento del credito di imposta Introdotto nel 1978; abolito nel 2004 Obiettivo, se piena integrazione su utili distribuiti : T= T p +T s = t p DIV Limposizione complessiva coincide con limposta sul socio; si ha piena integrazione fra le due imposte. Limposta societaria (funge da acconto dellimposta personale. Es. utili tutti distribuiti a un solo azionista : UD=U(1-t s ), dove t s = aliquota imposta societaria T p = t p (UD+t s /(1-t s ) UD) - t s /(1-t s ) UD, dove tp = aliquota imposta personale T p = t p UD/(1-t s ) -UD t s /(1-t s ) = (t p -t s )UD/(1-t s ) T p = U(t p -t s ) T = T p +T s =t p U-t s U+t s U= t p U NB se il socio è società di capitali t p =t s ; T p = 0, non cè doppia (o multipla) tassazione a fronte di diversi passaggi societari. Se t p

9 Esercizio (1) 1. Nel 2003 laliquota Irpeg era il 36% e il credito di imposta i 9/16 dei dividendi netti. Le aliquote Irpef erano le seguenti: – Fino a euro: 23% – da a 29000:29% – da a 32600:31% – da a 70000:39% – oltre 70000: 45%. Descrivere il funzionamento del credito e ricavare limposizione complessiva sul socio e sulla società, nellipotesi di piena distribuzione degli utili e per diverse tipologie di azionisti. Calcolare se e se si quando poteva convenire ad un azionista con partecipazioni non qualificate optare per il credito, invece che per la tassazione definitiva del 12,5%.

10 Esercizio (2) 2. Nel 2004 laliquota Ires è il 33% e un socio qualificato deve includere il 40% dei dividendi in Irpef. Le aliquote Irpef sono le seguenti: – Fino a euro: 23% – da a 33500: 33% – da a : 39% – oltre : 43% Calcolare se e se si quando il nuovo regime è più conveniente del precedente (usate nel confronto le nuove aliquote Irpef e ricalcolate il credito di imposta ai dividendi sulla base della nuova aliquota Ires del 33%)

11 Confronto fra regimi: credito e parziale esenzione

12 Tassazione delle plusvalenze (CG): aspetti problematici (1) Alcuni CG sono imputabili a variazioni nel livello dei prezzi: andrebbero tassate solo le plusvalenze reali (difficilmente si corregge per linflazione). In alcuni casi, es. zero coupon bond, le variazioni patrimoniali non si discostano dal reddito: andrebbero tassate come il relativo reddito es. interessi); così è in molti ordinamenti tra cui il nostro I CG possono essere di origine speculativa: vi è generalmente consenso che questi debbano essere tassati più onerosamente di altri CG, ma è difficile distinguere (in alcuni casi si fa riferimento al periodo di detenzione) Se i CG derivano da utili trattenuti e già tassati in capo alla società si pone problema di doppia imposizione I CG dovrebbero essere tassati al netto delle eventuali minusvalenze (solitamente le minusvalenze sono deducibili dai redditi di uguale natura)

13 Tassazione delle plusvalenze (CG): aspetti problematici (2) Tassazione alla maturazione o al realizzo? Equità: secondo un concetto di reddito entrata andrebbero tassate alla maturazione Efficienza: la tassazione alla maturazione evita il fenomeno del lock in effect Elusione: la tassazione alla maturazione elimina linteresse a trasformare altri redditi in plusvalenze, per beneficiare dei vantaggi del differimento, e a realizzare subito le minus, posticipando il realizzo delle plus Controindicazioni della tassazione alla maturazione: –Difficoltà di conoscenza del prezzo di mercato del titolo (per titoli non quotati e per soggetti non tenuti alla contabilità a prezzi di mercato) –Possibili vincoli di liquidità per il contribuente

14 Tassazione retrospettiva delle plusvalenze maturate Possibile applicazione: –Si tassano le plusvalenze alla realizzazione –Si corregge la tassazione per tener conto del vantaggio del differimento dellimposta –Se non si conosce il valore del titolo alla fine di ogni periodo (ossia il CG maturato di periodo in periodo) si può presumere un certo sentiero di maturazione delle plusvalenze –Le imposte dovute su tali incrementi maturati (veri o presunti) vengono capitalizzate attraverso un opportuno tasso di interesse (ad esempio di un paniere di titoli rappresentativi) –Un correttivo di questo tipo è stato introdotto con la riforma 1998 (equalizzatore). Abolito nel 2001

15 Tassazione retrospettiva delle plusvalenze Hp: r=5%; t=10%; titolo acquistato 1/1/2001 al prezzo p=1000 e venduto il 31/12/2003 al prezzo di 1500 CG maturato Relativa imposta capitalizzata CG imputato (es. 1/3) Relativa imposta capitalizzata 31/12/ ,10*200*(1+0,05) 2 =22,05 166,670,10*166,67*(1+ 0,05) 2 = 18,37 31/12/ ,10*100*(1+0,05) = 10,5 166,670,10*166,67*(1+ 0,05) =17,50 31/12/ ,10*200= 10166,670,10*166,67 =16,667 Totale50052, ,54

16 Riforma 1998: principali obiettivi Prima della riforma: le plusvalenze erano generalmente escluse dal prelievo. Tassate solo se derivanti da titoli partecipativi (azioni o quote di società) con regimi sostitutivi fortemente agevolativi (tassazione sospesa per titoli quotati) Obiettivo riforma 1998: introdurre un sistema generale e omogeneo su tutti i redditi delle attività finanziarie. Finalità: –Equità: evitare che redditi di uguale natura siano tassati in modo difforme; –Efficienza: evitare di distorcere le scelte allocative; –Efficacia antielusiva: se il sistema non è generale e uniforme si apre la possibilità di arbitraggi volti a sfruttare il differenziale di tassazione.

17 Riforma 1998: principali caratteristiche Principali caratteristiche della riforma 1998: Progressiva uniformità delle aliquote: ne permangono due (12,5% e 27%, tuttora in vigore) ma lobiettivo era unificazione al 19% o 20% (come la prima aliquota Irpef di allora) Generalità della tassazione (soprattutto con la tassazione generalizzata delle plusvalenze e dei derivati) Tassazione delle plusvalenze alla maturazione Ampio coinvolgimento degli intermediari nellaccertamento e nel prelievo dellimposta. Tre regimi di prelievo: Risparmio amministrato Risparmio gestito Regime della dichiarazione Con i primi due sistemi è centrale il ruolo degli intermediari. E garantito anche lanonimato.

18 Regime del risparmio amministrato Risparmio amministrato: il risparmiatore tiene i propri titoli, quote o certificati in custodia o amministrazione presso intermediari, senza affidarne loro la gestione. La tassazione di interessi e dividendi avviene con le imposte sostitutive descritte in precedenza. Sulle plusvalenze lintermediario effettua il prelievo del 12,5% sulla singola operazione. Le minus possono essere dedotte dalla plus nellanno in corso o nei quattro successivi. Il prelievo avviene in forma anonima a carico dellintermediario Lopzione per questo regime non è ammessa per le partecipazioni qualificate

19 Regime del risparmio gestito (1) Risparmio gestito: il risparmiatore affida a un intermediario la gestione di parte o di tutto il proprio patrimonio. E il sistema più innovativo della riforma Si applica con alcuni adattamenti anche ai fondi comuni e alle Sicav. In questo modo gestioni collettive e individuali del risparmio hanno lo stesso trattamento fiscale (il fisco è neutrale…) la tassazione dei redditi di capitale (interessi e dividendi) e dei redditi diversi (plusvalenze e proventi da derivati) è unitaria e contestuale la base imponibile, infatti, è il risultato netto di gestione: Valore del patrimonio al termine del periodo meno Valore del patrimonio allinizio del periodo più prelievi meno conferimenti e altri redditi (es. i redditi tassati al 5%, ad eccezione depositi c/c bancari la cui giacenza media non ecceda il 5% dellattivo gestito…. )

20 Regime del risparmio gestito (2) Sono dunque comprese nel risultato netto di gestione: Tutte le plusvalenze, I proventi dei prodotti derivati I redditi tassati al 12,5% Gli interessi sui c/c bancari la cui giacenza media non superi il 5% dellattivo Il risultato netto di gestione: è tassato al 12,5% se negativo può compensare il risultato positivo dei periodi successivi, ma non oltre il quarto I CG sono tassati alla maturazione Il prelievo avviene in forma anonima Le minusvalenze e le altre perdite sono deducibili anche da redditi di diversa natura (es. interessi e dividendi tassati al 12,5%). Importante vantaggio rispetto agli altri regimi.

21 Regime della dichiarazione Regime della dichiarazione: opzionale ai primi due e obbligatorio nel caso il risparmiatore non si affidi ad un intermediario per la custodia o gestione delle proprie attività patrimoniali. I redditi di capitale (interessi e dividendi) sono assoggettati alle imposte sostitutive descritte in precedenza. Il regime non è anonimo ed è soggetto a monitoraggio

22 Tassazione delle plusvalenze nei tre regimi Riforma 1998: per equiparare la tassazione delle plusvalenze alla maturazione nel caso di risparmio gestito, con quella al realizzo, nel caso di dichiarazione e risparmio amministrato si applicava un correttivo chiamato equalizzatore. Equalizzatore abolito nel 2001 Adesso vi è un regime misto, che crea distorsioni Le plusvalenze realizzate nellambito del risparmio gestito sono tassate alla maturazione Le altre sono tassate al realizzo Discriminazione fra fondi comuni interni ed esteri (tassati al realizzo) Legge delega di riforma fiscale n. 80/2003 prevedeva il ritorno generalizzato ad un sistema di tassazione delle plusvalenze al momento del realizzo.

23 Proposte di riforma: unificazione delle aliquote Precedente governo: unificazione dellaliquota al livello intermedio tra 12,5% e 27%. Sistema coerente di imposizione diretta tipo Dit Nordica Legge delega 80/2003: unificazione al 12,5%. Dibattito su opportunità innalzamento aliquota del 12,5% (tra le più basse nella UE, ma i confronti internazionali sono difficili) La differenza tra 12,5% e 27% non è giustificabile sia sotto il profilo dellequità, sia sotto quello dellefficienza Il livello a cui decidere di uniformare le aliquote dipende da molti fattori, ma soprattutto deve essere deciso congiuntamente alla tassazione del reddito di impresa e degli altri redditi, inclusi quelli di lavoro. Come abbiamo visto la tassazione dei redditi di capitale è un tassello centrale nel definire il sistema di imposizione diretta

24 Effetti dellunificazione delle aliquote Un aumento generalizzato dellaliquota del 12,5% potrebbe avere effetto controproducenti, come si nota dalla seguente tabella, che tiene conto anche dellimposta societaria (Ires, ad aliquota del 33%) Occorre tenere conto dei riflessi dellimposta societaria! D.d.l. finanziaria 2008 prevede riduzione Ires dal 33% al 27,5%.

25 Obiezioni allunificazione delle aliquote Timori che un aumento dellaliquota del 12,5% possa rivelarsi un boomerang, con effetti negativi sul gettito: Costituisca in larga parte una partita di giro, per gli interessi sui titoli del debito pubblico. Argomentazione: per collocare i titoli più tassati lo stato dovrebbe aumentare il rendimento lordo; a fronte delle maggiori entrate vi sarebbero maggiori spese per interessi Obiezione: non vi può essere traslazione completa (i soggetti interessati allaumento dellaliquota detengono meno di un quarto dei titoli in circolazione) Possa provocare una fuga di capitali. Argomentazione: si preferirebbe investire allestero per evitare la maggiore imposta. Obiezione: non vi è perfetta mobilità di capitali (ad es. home bias); vi è monitoraggio e soprattutto nuova direttiva UE sullo scambio di informazioni. Tuttavia, la concorrenza fiscale può giustificare la non inclusione in Irpef (vedi motivazioni Dit Nordica)

26 Proposta di riforma: Commissione di studio 2006 (1) Commissione di studio (Ministero dellEconomia) sulla tassazione dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria La Commissione suggerisce ladozione di unaliquota unica, intermedia rispetto a quelle esistenti, coordinata con quella riservata ai redditi di altra natura, specie redditi di lavoro. Per evitare fughe di capitali e ingiustificati allarmismi è indicata una aliquota, intermedia fra quelle esistenti, ma non superiore al 20% (non più elevata di quella vigente negli altri paesi europei. La Commissione ritiene infondato il timore che un innalzamento del prelievo sui titoli pubblici, attualmente tassati al 12,5%, possa tradursi in un aumento del costo del debito pubblico. LItalia fa infatti parte di unarea monetaria unica, con tassi di interesse allineati. Inoltre i titoli pubblici in circolazione sono collocati per circa il 75% nelle mani di soggetti (non residenti e imprese) non interessati dallaumento delle aliquote.

27 Proposta di riforma: Commissione di studio 2006 (2) La Commissione sconsiglia ladozione di misure volte a compensare gli effetti dellunificazione delle aliquote per finalità equitative (ad. esempio esenzioni per patrimoni o redditi sotto una certa soglia) lunificazione delle aliquote ha in sè una valenza equitativa (riduce lonere di imposta sui depositi, attività in cui è investita la quota più rilevante del portafoglio dei soggetti a più basso reddito); vi sarebbero problemi applicativi, dal momento che il prelievo sui redditi finanziari avviene nel nostro paese in forma anonima, mentre le agevolazioni dovrebbero, per forza di cose, richiedere lidentificazione del percettore o la rilevazione del suo patrimonio finanziario.

28 Proposta di riforma: Commissione di studio 2006 (3) La Commissione suggerisce inoltre: che laliquota unica sia applicata a tutti gli strumenti finanziari in circolazione (per evitare di attribuire indebiti guadagni ai possessori degli strumenti finanziari i cui rendimenti siano gravati da unaliquota superiore rispetto al livello scelto per laliquota unica e per non favorire operazioni di arbitraggio da parte dei soggetti come imprese, banche e non residenti, che non sono interessati dalla variazione dellaliquota) che la nuova aliquota sia applicata solo ai redditi maturati a partire dalla data prevista per il cambio dellaliquota (anche per evitare che la norma in questione abbia effetti retroattivi)

29 Proposta di riforma del governo – Disegno di legge delega, 2006 (AC 1762) Il governo ha presentato, nel settembre 2006, un disegno di legge delega per il riordino della normativa sulla tassazione dei redditi, sulla riscossione e accertamento dei tributi erariali, sul sistema estimativo del catasto fabbricati, nonché per la redazione di testi unici delle disposizioni sui tributi statali. L'articolo 1 delega il Governo ad emanare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riordino del trattamento tributario dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria, delle gestioni individuali di patrimoni e degli organismi di investimento collettivo del risparmio. L'articolo, dopo approfondita attività istruttoria, è stato profondamente modificato nel corso dell'esame in sede referente presso la Commissione VI

30 RELAZIONE DEL DEPUTATO DONATELLA MUNGO IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE N A. (seduta del ) Il testo approvato in Commissione stabilisce all'articolo 1, comma 1, che nell'esercizio della delega dovranno essere osservati i seguenti princìpi e criteri direttivi: conservazione degli attuali regimi del risparmio amministrato e del risparmio gestito individuale con semplificazione degli adempimenti dei contribuenti e delle procedure degli intermediari, anche ai fini di una riduzione dei costi amministrativi; equiparazione del trattamento fiscale degli organismi di investimento collettivo del risparmio con gli analoghi organismi esteri, allo scopo di dare una soluzione positiva al noto problema della penalizzazione rappresentata, per i fondi comuni di diritto italiano, dalla applicazione di una imposizione sostitutiva sul risultato maturato di gestione a fronte della tassazione per cassa prevista per i proventi della partecipazione a fondi armonizzati di diritto estero percepiti da investitori residenti. Infatti, nell'ordinamento attuale, gli organismi di investimento collettivo del risparmio italiani sono tassati alla maturazione e il prelievo avviene in capo al fondo, mentre quelli comunitari armonizzati sono tassati alla realizzazione e il prelievo è a carico dei partecipanti;

31 c) omogeneizzazione della base imponibile dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria, indipendentemente dagli strumenti utilizzati per produrli, con riconoscimento della possibilità di dedurre i relativi costi, di compensare le minusvalenze e le perdite e di utilizzare le eccedenze entro un periodo di tempo da stabilire. Nelle ipotesi in cui la base imponibile sia determinata senza tenere conto di costi, minusvalenze o perdite, il legislatore delegato potrà riconoscere al contribuente un risparmio di imposta da scomputare dalle imposte dovute sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria, a determinate condizioni e con particolari limiti; d) applicazione di formule di correzione temporale per la determinazione dei redditi di natura finanziaria (come si legge nella relazione illustrativa all'emendamento 1.1, in tale categoria sono compresi i redditi delle polizze assicurative a carattere finanziario) soggetti ad imposizione al momento della percezione. Tali formule, che avranno finalità analoghe a quelle dell'equalizzatore, dovranno essere semplificate e non dovranno comportare una tassazione positiva nei casi in cui il reddito realizzato sia negativo o nullo;

32 e) utilizzabilità dei risparmi di imposta iscritti nel patrimonio degli organismi di investimento collettivo del risparmio, relativi a periodi di imposta antecedenti al primo periodo di imposta per il quale opera la omogeneizzazione di cui alla precedente lettera c). Utilizzabilità di minusvalenze, perdite e risultati negativi realizzati o maturati dal contribuente relativi agli stessi periodi di imposta. Al legislatore delegato è riconosciuta la possibilità di prevedere particolari condizioni e limiti per l'utilizzo dei risparmi di imposta, minusvalenze, perdite e risultati negativi distribuito su più periodi di imposta. Il legislatore delegato dovrà inoltre provvedere al coordinamento della nuova disciplina con la normativa vigente in materia [lettera f)]; potrà attuare la riforma in modo graduale, differendo l'entrata in vigore dei decreti legislativi da un minimo di quattro ad un massimo di dodici mesi dalla data della loro pubblicazione [lettera g)]; dovrà prevedere che gli emittenti, i sostituti di imposta e gli intermediari predispongano accorgimenti informatici idonei a realizzare un'ordinata gestione delle modifiche normative introdotte [lettera h)], evitando l'emersione di ingiustificati guadagni o perdite [lettera i)].

33 Rispetto alla versione originaria dell'articolo 1 si segnala la soppressione del criterio di delega relativo alla revisione delle aliquote delle ritenute sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria e delle misure delle imposte sostitutive, con la previsione di un'unica aliquota del 20 per cento [lettera a) del testo originario]. Conseguentemente non è inoltre più prevista l'introduzione di misure compensative, anche sotto forma di deduzioni o detrazioni, a favore dei soggetti economicamente più deboli [lettera c) del testo originario].

34 D.d.l. delega: sintesi Principali contenuti d.d.l. delega: Fondi comuni: tassazione alla realizzazione con equalizzatore (anche per fondi esteri); Tassazione alla maturazione (come adesso) per regime di risparmio gestito individuale (es. gestioni patrimoniali); Tassazione alla realizzazione per risparmio amministrato (come adesso), ma con equalizzatore e con possibilità di dedurre minusvalenze anche da redditi di capitale; Rinviata per il momento lunificazione delle aliquote.

35 Riferimenti bibliografici P. Bosi, M.C. Guerra, I tributi nelleconomia italiana, Bologna Il Mulino, ed. 2007, cap.VI. Per saperne di più: Ministero dellEconomia e delle finanze, Commissione di studio sulla tassazione dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria, Relazione finale, G. Ricotti, A. Sanelli, Conti finanziari e fiscalità: unanalisi storica, presentato al Convegno I conti finanziari: la storia, i metodi, lItalia, i confronti internazionali, Perugia, SADIBA, Banca dItalia, 1-2 dicembre 2005.


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