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1 La tutela dei prodotti agro-alimentari di qualità: prima e dopo i Regolamenti (CEE) 2081/92 e 2082/92 Dott.ssa Alessandra Molinari.

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1 1 La tutela dei prodotti agro-alimentari di qualità: prima e dopo i Regolamenti (CEE) 2081/92 e 2082/92 Dott.ssa Alessandra Molinari

2 2 Perché una lezione sui Regolamenti (CEE) 2081/92 e 2082/92 ?

3 3 Il 1° perché I Regolamenti (CEE) 2081/92 e 2082/92 stabiliscono le regole comuni per la tutela e la valorizzazione delle Denominazioni dOrigine: DOP delle Denominazioni dOrigine: DOP delle Indicazioni Geografiche: IGP delle Indicazioni Geografiche: IGP ed attestazioni di specificità ed attestazioni di specificità dei prodotti agricoli e alimentari uno dei punti di forza del sistema produttivo italianouno dei punti di forza del sistema produttivo italiano grande potenziale di crescita e di sviluppo dellagricoltura italianagrande potenziale di crescita e di sviluppo dellagricoltura italiana …Si pensi che secondo i dati del VIII Rapporto Nomisma le produzioni tipiche raggiungono una PLV superiore ai 3 miliardi di Euro,raggiungono una PLV superiore ai 3 miliardi di Euro, rappresentano il 7% della PLV totale dellagricoltura nazionalerappresentano il 7% della PLV totale dellagricoltura nazionale occupano addettioccupano addetti

4 4 Il 2° perché E noto inoltre come il concetto di tipicità sia ampiamente diffuso tra i consumatori Ma attenzione spesso ad esso non equivale UNA UNIVOCA CHIAVE INTERPRETATIVA La confusione deriva dal fatto che al concetto di tipicità vengono associati significati differenti: CONCETTO TIPICITA Origine geografica delimitata Specifica qualità organolettica Produzione e/o trasformazione tradizionale o artigianali Storia e cultura locale ADDIRITTURA IN ALCUNI CASI IL CONSUMATORE PERCEPISCE COME TIPICI PRODOTTI DI NATURA INDUSTRIALE SENZA ALCUN LEGAME E/O VINCOLI CON IL TERRITORIO A CHI VA IL MERITO? ALLA POLITICA DEL MKTG IN GRADO DI TRASMETTERE VALORI ED ASPETTI RICONDUCIBILI ALLA TRADIZIONE E ALLA QUALITA DEI PRODOTTI

5 5 Il 3° perché La tipicità assume rilevanza anche in considerazione degli allarmi sulla sicurezza alimentare verificatisi negli ultimi anni Grazie soprattutto alladozione di un sistema in grado di assicurare e garantire la TRACCIABILITA la TRACCIABILITA la RINTRACCIABILITA la RINTRACCIABILITA dei processi, PRIMA che la questione food safety diventasse un problema per milioni di consumatori e che la tracciabilità diventasse uno degli obiettivi della Pac

6 6 Alla luce di questi 3 perché: 1.Punto di forza del sistema produttivo italiano 2.Confusione circa il concetto di tipicità tra i consumatori 3.Garanzia di sicurezza alimentare diventa necessario fornire una CHIARA e,per quanto possibile, UNIVOCA identificazione del concetto di tipicità

7 7 I Reg. CEE 2081/92 e 2082/92: la normativa comunitaria

8 8 Cenni storici sulla protezione legale dei prodotti agro-alimentari LA NASCITA DEL MARCHIO COLLETTIVO La prima fonte di tutela giuridica di cui hanno beneficiato i prodotti agro-alimentari di qualità è rappresentata dalluso di MARCHI COLLETTIVI nati dallaggregazione di produttori. MARCHIO COLLETTIVO Nasce nel 1911 a Washington a seguito della revisione della Convenzione di Parigi del 1883 sui diritti di proprietà industriale. MARCHIO INDUSTRIALE che identifica il prodotto fabbricato o messo in commercio dal suo titolare al quale viene riservato per legge lutilizzo del marchio medesimo. Perché APPARTIENE ALLE COLLETTIVITA pubbliche o private (associazioni commerciali) Lassociazione utilizza il marchio attraverso i suoi membri che sono legittimati ad usarlo SOLTANTO SE osservano il regolamento del marchio collettivo

9 9 Cenni storici sulla protezione legale dei prodotti agro-alimentari COME FUNZIONA IL MARCHIO? La funzione del titolare del marchio è quella di garantire una definita caratteristica del prodotto (qualità, natura, origine) ai consumatori finali. Il successo del marchio NON DIPENDE dalla qualità del bene del singolo produttore MA dalla capacità del titolare del marchio di conquistare la fiducia del consumatore Il marchio collettivo ha successo se il suo titolare è in grado di garantire la qualità di quei beni da esso contraddistinti conquistando la fiducia del consumatore che è indotto ad acquistare il bene pur non conoscendo lidentità del singolo produttore. Perché lattenzione al marchio? Perché inizialmente le DOP e IGP erano semplici marchi collettivi tutelati da norme nazionali, e solo SUCCESSIVAMENTE la necessità di estendere la protezione del marchio ha portato al riconoscimento giuridico al di fuori delloriginario Stato di registrazione

10 10 Le Convenzioni Internazionali Cenni storici sulla protezione legale dei prodotti agro-alimentari La 1° Convenzione Internazionale concernente prodotti agro-alimentari da sottoporre a tutela si è svolta a LISBONA nel 1958 Attualmente vigente nella versione adottata a STOCCOLMA nel 1967 Attualmente vigente nella versione adottata a STOCCOLMA nel 1967 Consente ad ogni Stato aderente ala convenzione di far valere le regole in essa contenute al fine di tutelare le proprie denominazioni di origine allinterno degli altri Stati che fanno parte della stessa convenzione La TUTELA a cui la convenzione si riferisce È soltanto ed unicamente quella accordata dalla normativa dello Stato di provenienza del prodotto La tutela negli altri Stati vale soltanto se il prodotto risulta protetto nel 1° Stato

11 11 Le Convenzioni Internazionali Cenni storici sulla protezione legale dei prodotti agro-alimentari importante inoltre menzionare: E importante inoltre menzionare: CONVENZIONE DI STRESA 1951CONVENZIONE DI STRESA 1951 riguardante i formaggi riguardante i formaggi ratificata in Italia con il DPR del 18/11/1953 N ACCORDO TRIPS approvato a Marrakech nel 1994ACCORDO TRIPS approvato a Marrakech nel 1994 riguardante la proprietà industriale e le DOP riguardante la proprietà industriale e le DOP introdotto in Italia con il DL del 19/03/1996 N. 198 Nonostante queste convenzioni abbiano permesso di rafforzare la tutela delle indicazioni nei vari Stati membri le CONTESTAZIONI circa la protezione giuridiche delle stesse hanno continuato a verificarsi Da qui l ESIGENZA di introdurre in sede comunitaria una normativa UNIFORME Al fine di assicurare una tutela omogenea delle DOP e IGP Al fine di assicurare una tutela omogenea delle DOP e IGP

12 12 Reg. CEE 2081/92 Concerne la tutela delle denominazioni dorigine DOP denominazioni dorigine DOP indicazioni geografiche IGP indicazioni geografiche IGP dei prodotti agricoli ed alimentari

13 13 DOP Secondo lArt.2 par. 2 del regolamento si intende per DOP il nome di una regione, di un luogo determinato o in casi eccezionali di un Paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale Paese e originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale Paese e la cui qualità o le cui caratteristiche siano dovute essenzialmente o esclusivamente allambiente geografico comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano nellarea geografica delimitata. la cui qualità o le cui caratteristiche siano dovute essenzialmente o esclusivamente allambiente geografico comprensivo dei fattori naturali e umani e la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano nellarea geografica delimitata. Per tale specifica dunque si richiede uno stretto legame ESSENZIALMENTE o ESCLUSIVAMENTE con larea di origine ESSENZIALMENTE o ESCLUSIVAMENTE con larea di origine

14 14 IGP Secondo lArt.2 par. 2 del regolamento si intende per IGP il nome di una regione, di un luogo determinato o in casi eccezionali di un Paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare: originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale Paese e originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale Paese e di cui una determinata qualità, la reputazione o unaltra caratteristica possa essere attribuita allorigine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nellarea geografica determinata. di cui una determinata qualità, la reputazione o unaltra caratteristica possa essere attribuita allorigine geografica e la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nellarea geografica determinata.

15 15 Dove sta la differenza? La differenza tra DOP e IGP risiede nella 2° definizione: Mentre per lIGP è sufficiente che una sola fase della produzione sia strettamente legata allambiente Mentre per lIGP è sufficiente che una sola fase della produzione sia strettamente legata allambiente La DOP si applica a quei prodotti il cui intero ciclo produttivo – dalla produzione della materia prima al prodotto finito – è localizzato allinterno di uno specifico areale e non è riproducibile al di fuori di questo La DOP si applica a quei prodotti il cui intero ciclo produttivo – dalla produzione della materia prima al prodotto finito – è localizzato allinterno di uno specifico areale e non è riproducibile al di fuori di questo

16 16 Chi è tutelato? Il PRODUTTORE la proprietà collettiva di tali DOP e IGP non è confinata a quel gruppo di produttori che presenta inizialmente la domanda MA E ESTENDIBILE a tutti coloro che producono il prodotto rispettando le prescrizioni del relativo disciplinare La proprietà di prodotto DOP e IGP è limitata al NOME e NON INCLUDE IL PRODOTTO il produttore ha la facoltà di vietare lutilizzo del nome a coloro che producono lo stesso prodotto al di fuori dellarea geografica definita e che non rispettano le regole il produttore ha la facoltà di vietare lutilizzo del nome a coloro che producono lo stesso prodotto al di fuori dellarea geografica definita e che non rispettano le regole Perché questo? A fronte del rapporto tra Comunità e prodotti protetti da denominazioni provenienti da Paesi terzi, lUE si è dichiarata più volte impotente di fronte alla diffusione in commercio di produzioni contrassegnate da denominazioni non veritiere realizzate in Paesi terzi A fronte del rapporto tra Comunità e prodotti protetti da denominazioni provenienti da Paesi terzi, lUE si è dichiarata più volte impotente di fronte alla diffusione in commercio di produzioni contrassegnate da denominazioni non veritiere realizzate in Paesi terziESEMPIO Parmigiano Reggiano combatte da anni contro imitazioni diffuse nel Nord America, Canada e Sud America

17 17 Chi è tutelato? Il CONSUMATORE grazie al volere dei Regolamenti di mettere in evidenza le caratteristiche de prodotti è tutelato contro qualsiasi pratica sleale o contraffazione. E noto come Un ELEVATO GRADO DI ASIMMETRIA caratterizza il mercato dei prodotti alimentari circa la qualità dei prodotti ivi commercializzati Il consumatore non disponendo di tutte le informazioni necessarie per distinguere ed acquistare il prodotto meglio rispondente alle proprie aspettative Il consumatore non disponendo di tutte le informazioni necessarie per distinguere ed acquistare il prodotto meglio rispondente alle proprie aspettative ADOTTA COMPORTAMENTI DI AUTODIFESA Ripetitività acquisti Ripetitività acquisti Fedeltà marchio/punto vendita Fedeltà marchio/punto vendita Propensione a non acquistare prodotti poco noti ma preferisce prodotti costosi e con più diffusa reputazione Propensione a non acquistare prodotti poco noti ma preferisce prodotti costosi e con più diffusa reputazione pagando sovrapprezzo contro lincertezza qualitativa pagando sovrapprezzo contro lincertezza qualitativa SUPERATA CON UNA MAGGIORE TRASPARENZA DI MERCATO Intervento di Istituzioni/Organismi in grado di assicurare le qualità dei beni presenti sul mercato Allinterno del regolamento in fase di registrazione si richiede di indicare lorganismo di controllo incaricato di effettuare gli accertamenti del caso

18 18 Chi è tutelato? Il MONDO RURALE rappresentando lopportunità di ANCORARE, ACCRESCERE e SALVAGUARDARE il proprio valore aggiunto, specialmente in quelle zone montane ed isolate come alcune isole della penisola Il mantenimento del tessuto produttivo delle produzioni tipiche fondato da piccole e medie imprese Costituisce un presupposto necessario per una politica di sviluppo di aree svantaggiate come quelle rurali

19 19 Campo di applicazione Possono essere oggetto di protezione del Reg. tutti i prodotti agricoli destinati allalimentazione umana e i prodotti alimentari e agricoli elencati nellAllegato I e II Possono essere oggetto di protezione del Reg. tutti i prodotti agricoli destinati allalimentazione umana e i prodotti alimentari e agricoli elencati nellAllegato I e II NON SI APPLICA AI PRODOTTI DEL SETTORE VITIVINICOLI, per i quali esiste una normativa distinta NON SI APPLICA AI PRODOTTI DEL SETTORE VITIVINICOLI, per i quali esiste una normativa distinta Il campo di applicazione originario ha subito poi alcune modifiche perché impediva ai produttori di aceto di vino la possibilità di tutelare i propri prodotti REG. 692/2003 viene inserito, subito dopo il presente divieto, la seguente frase Il campo di applicazione originario ha subito poi alcune modifiche perché impediva ai produttori di aceto di vino la possibilità di tutelare i propri prodotti REG. 692/2003 viene inserito, subito dopo il presente divieto, la seguente frase fatta eccezione per gli aceti di vinofatta eccezione per gli aceti di vino Il nuovo testo inoltre esclude le H 2 O minerali, per le quali la registrazione ha creato problemi, soprattutto in merito ai casi omonimia per acque o in presenza di nomi di fantasia non previsti dal Reg. Il nuovo testo inoltre esclude le H 2 O minerali, per le quali la registrazione ha creato problemi, soprattutto in merito ai casi omonimia per acque o in presenza di nomi di fantasia non previsti dal Reg. Direttiva 80/777/CEE del Consiglio del 15/07/80 Direttiva 80/777/CEE del Consiglio del 15/07/80

20 20 Il disciplinare Larticolo 4 del Regolamento prevede che per beneficiare di una DOP o di unIGP, i prodotti devono essere conformi ad un disciplinare, che prevede: Che il nome del prodotto agricolo o alimentare per il quale si richiede la specificità, che deve comprendere il riferimento ad unarea geografica specifica. E previsto comunque che il nome del prodotto non corrisponda esattamente allarea di produzione dello stesso, che potrà essere più ampia o ristretta rispetto la denominazione scelta. Che il nome del prodotto agricolo o alimentare per il quale si richiede la specificità, che deve comprendere il riferimento ad unarea geografica specifica. E previsto comunque che il nome del prodotto non corrisponda esattamente allarea di produzione dello stesso, che potrà essere più ampia o ristretta rispetto la denominazione scelta. la descrizione delle materie prime e delle principali caratteristiche fisiche, chimiche, microbiologiche ed organolettiche del prodotto. la descrizione delle materie prime e delle principali caratteristiche fisiche, chimiche, microbiologiche ed organolettiche del prodotto. la specificazione dellarea geografica allinterno della quale il prodotto è ottenuto. la specificazione dellarea geografica allinterno della quale il prodotto è ottenuto. Si ricorda:x le DOP:zona vocata per quel prodotto x le IGP: Il riferimento allarea è meno vincolante e si può fondare sulla tradizione. lattestazione della correlazione tra il territorio e il prodotto, per la quale sono necessari: lattestazione della correlazione tra il territorio e il prodotto, per la quale sono necessari: - riferimenti bibliografici, - analisi fisico-chimiche e sensoriali - e tutto ciò che può provare tale legame. Requisito che pone maggiori difficoltà sia in fase di presentazione della domanda che in fase di valutazione comunitaria, a causa della carenza delle argomentazioni presentate sulla materia. Requisito che pone maggiori difficoltà sia in fase di presentazione della domanda che in fase di valutazione comunitaria, a causa della carenza delle argomentazioni presentate sulla materia. la descrizione del metodo di produzione e nel caso in cui la domanda di registrazione riguardi un animale, la descrizione deve anche specificare la razza, il tipo di allevamento, lalimentazione, etc; mentre per un prodotto trasformato devono essere specificate le materie prime ed i processi di fabbricazione e per i prodotti vegetali occorre elencare le varietà, le date di semina, di raccolta e i metodi di raccolta. la descrizione del metodo di produzione e nel caso in cui la domanda di registrazione riguardi un animale, la descrizione deve anche specificare la razza, il tipo di allevamento, lalimentazione, etc; mentre per un prodotto trasformato devono essere specificate le materie prime ed i processi di fabbricazione e per i prodotti vegetali occorre elencare le varietà, le date di semina, di raccolta e i metodi di raccolta. lorganismo di controllo incaricato di effettuare le verifiche del rispetto del disciplinare di produzione lorganismo di controllo incaricato di effettuare le verifiche del rispetto del disciplinare di produzione le modalità con cui sono indicate le informazioni sul prodotto ed eventualmente il tipo di confezione, sempre nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria. le modalità con cui sono indicate le informazioni sul prodotto ed eventualmente il tipo di confezione, sempre nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria.

21 21 …..e con il Reg. 692/2003 Descrizione elementi relativi al condizionamento, quando questo ha luogo nella zona geografica delimitata Descrizione elementi relativi al condizionamento, quando questo ha luogo nella zona geografica delimitata la modifica è scaturita da numerose cause esposte alla Corte di Giustizia riguardanti le ultime fasi della trasformazione soggette a sfruttamento da parte di operatori estranei alla filiera la modifica è scaturita da numerose cause esposte alla Corte di Giustizia riguardanti le ultime fasi della trasformazione soggette a sfruttamento da parte di operatori estranei alla filieraESEMPIO Consorzio Prosciutto Parma Consorzio Prosciutto Parma Consorzio Tutela Grana Padano Consorzio Tutela Grana Padano rispettivamente laffettatura e la grattugia dei propri prodotti al di fuori dellarea di produzione rispettivamente laffettatura e la grattugia dei propri prodotti al di fuori dellarea di produzione Il disciplinare

22 22 Procedura di registrazione La domanda di registrazione viene inviata allo Stato membro sul cui territorio è situata larea geografica Se la domanda è giustificata: viene trasmessa alla Commissione (Art.5) viene trasmessa alla Commissione (Art.5) entro un termine di 6 mesi la Commissione esamina la domanda e al termine informa lo Stato membro delle proprie conclusioni: entro un termine di 6 mesi la Commissione esamina la domanda e al termine informa lo Stato membro delle proprie conclusioni: se OK la Comunità pubblica sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea la domanda di registrazione se OK la Comunità pubblica sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea la domanda di registrazione in caso di assenza di giustificata opposizione entro 6 mesi dalla data di pubblicazione la denominazione viene iscritta nel registro conservato dalla Commissione Registro delle denominazioni dorigine protette e delle indicazioni geografiche protette (Art.6/7) in caso di assenza di giustificata opposizione entro 6 mesi dalla data di pubblicazione la denominazione viene iscritta nel registro conservato dalla Commissione Registro delle denominazioni dorigine protette e delle indicazioni geografiche protette (Art.6/7)

23 23 Reg. CEE 2082/92 Protegge le ATTESTAZIONI DI SPECIFICITA, ovvero quei prodotti che pur non avendo alcun legame con una determinata area geografica, sono da considerarsi tipici in virtù della modalità di produzione. La specificità consiste nella caratteristica o nellinsieme delle caratteristiche che distinguono chiaramente un prodotto agricolo da altri prodotti simili o appartenenti alla medesima categoria ESEMPIO I formaggi con denominazione tipica, prodotti cioè nel territorio nazionale secondo usi costanti Le cui caratteristiche derivano da particolari metodi della tecnica di produzione Le cui caratteristiche derivano da particolari metodi della tecnica di produzione

24 24 Concetto di tipicità TIPICITA Elemento necessario ed inscindibile Presenza di una correlazione tra ambiente e prodotto Può trattarsi di: Origine geografica materie prime Collocazione dellintero processo produttivo o di una singola fase ESISTONO GRADI DI SPECIFICITA: DIFFERENTI LIVELLI DI FILIERA: ES. materie prime, produzione, trasformazione, elaborazione,conservazione DIVERSE COMPONENTI CHE COMPLETANO UN PRODOTTO: ES. circoscrizione dellarea di produzione, caratteristiche estrinseche, input di produzione (caratteristiche intrinseche)

25 25 La tipicità di un prodotto può essere dunque di gradi Risultante di un MIX DI FATTORI che trovano riferimento e valore nel disciplinare Può essere: MONOATTRIBUTO Si lega esclusivamente alle materie prime oppure alla fase di trasformazione della filiera PLURIATTRIBUTO Entrambi queste fasi insieme ad altri aspetti ATTENZIONE: NON E DETTO CHE AI MASSIMI LIVELLI DI TIPICITA MASSIMO POTENZIALE ECONOMICO E DI MERCATO E evidente infatti che ai prodotti tipici siano associati costi e vincoli di natura economica! CE DUNQUE CORRELAZIONE TRA VINCOLI DI TIPICITA E COSTI DI PRODUZIONE In + cè da dire che questi sistemi non dipendono solo da variabili economiche, ma anche da ELEMENTI E RELAZIONI ESTERNE

26 26 Ladeguamento della normativa nazionale a quella comunitaria Quadro normativo antecedente i Reg. 2081/92 e 2082/92 A differenza della Francia, che già prima del 1992 disponeva di una completa legislazione delle denominazioni dorigine dei prodotti agricoli e alimentari, IL PANORAMA NORMATVO ITALIANO si presentava alla stessa data CARENTE di una legislazione organica disponendo piuttosto di singole leggi finalizzate alla tutela di denominazioni di particolari prodotti: FORMAGGI,VINI e SALUMI Al contrario in Europa esistevano già due diversi orientamenti normativi: Nel Sud-Europa e Francia: già codificate specifiche norme di produzione formalizzate in decreti a livello nazionale Nel Nord-Europa e Germania il sistema legislativo prevedeva un semplice ricorso di chi avesse prova di esistenza di concorrenza sleale

27 27 Ladeguamento della normativa nazionale a quella comunitaria Gli organismi Nonostante lassenza di una legislazione, in Italia alcuni prodotti, specialmente del settore caseario e delle carni lavorate, sono stati tutelati e valorizzati grazie allazione privata di produttori che hanno creato assetti organizzativi riconosciuti dal consumatore e garanti delle caratteristiche del prodotto E il caso dei CONSORZI DI TUTELA: formatisi come organismi associativi privati, hanno sviluppato il proprio campo di azione in direzioni: dallassistenza tecnica fino alla diffusione commerciale dei prodotti. ESEMPI 1. CONSORZIO DEL FORMAGGIO PARMIGIANO REGGIANO (CFPR) Nato nel 1934 per volontà di tutti i produttori delle zone dorigine come consorzio volontario di tutela Da allora Consorzio e Parmigiano Reggiano sono diventati un binomio inscindibile 2.CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA Nato nel 1963 sempre su iniziativa dei produttori

28 28 Quadro legislativo successivo allemanazione dei Reg. 2081/92 e 2082/92 Ladeguamento della normativa nazionale a quella comunitaria Dopo lapprovazione dei Reg. 2081/92 e 2082/92 lItalia è dovuta intervenire in materia di vigilanza e controllo sui prodotti DOP e IGP e attestazioni di specificità per dare attuazione alle norme in essi contenute. Art.10 stabilisce infatti che gli Stati membri provvedano entro 6 mesi dallentrata in vigore del regolamento a costituire strutture di controllo aventi il compito di garantire che le tipicità rispondano ai requisiti del disciplinare DM 3/11/1995 affida le funzioni di controllo e vigilanza allIspettorato Centrale Repressioni Frodi e prevede che le attività di controllo siano svolte da organismi esterni, pubblici o privati, compresi gli stessi Consorzi DM 18/12/1997 viene riconosciuta al Ministero delle Politiche Agricole lautorità nazionale per il coordinamento delle attività di controllo e vigilanza Ma soprattutto stabilisce che lattività di controllo venga svolta da autorità pubbliche designate e da organismi privati autorizzati con DM si tagliano fuori i consorzi! Ribadito con Legge 128 del 24/04/1998

29 29 Non solo … la ri-definizione del ruolo dei Consorzi Ladeguamento della normativa nazionale a quella comunitaria Con lentrata in vigore dei reg. comunitari si è reso necessario RIDEFINIRE il ruolo dei Consorzi o Istituzioni chiave del successo delle produzioni tipiche italiane. COMPITO NON SEMPLICE Intervenire senza penalizzare e limitare eccessivamente il loro campo di azione Garantendo contemporaneamente il rispetto delle disposizioni comunitarie La politica della CE infatti, nonostante fosse finalizzata alla tutela dei prodotti tipici, rischiava di SMINUIRE il ruolo dei Consorzi INDEBOLIRE TESSUTO PICCOLE/MEDIE IMPRESE sulle quali si basa la produzione DOP e IGP. Per questo motivo i primi decreti emessi appaiono come un tentativo di mantenere inalterate le funzioni dei Consorzi

30 30 Con la Legge Comunitaria 526 del 1999 si stabiliscono come materie di competenza dei Consorzi i seguenti aspetti: TUTELA TUTELA PROMOZIONE PROMOZIONE VALORIZZAZIONE VALORIZZAZIONE INFORMAZIONE DEL CONSUMATORE INFORMAZIONE DEL CONSUMATORE Obiettivo principale affidare la gestione del consorzio ai SOGGETTI CHE DIRETTAMENTE PRODUCONO E OTTENGONO il prodotto del quale è riconosciuta la denominazione

31 31 Le tipicità alimentari nazionali Su un totale comunitario di 610 prodotti tipici il paniere italiano delle DOP e IGP si compone di 123 prodotti agro-alimentari, dei quali: Su un totale comunitario di 610 prodotti tipici il paniere italiano delle DOP e IGP si compone di 123 prodotti agro-alimentari, dei quali: 79 registrati a marchio DOP 79 registrati a marchio DOP 43 a marchio IGP 43 a marchio IGP e 1 attestazione di specificità e 1 attestazione di specificità ( dati aggiornati al 12 Maggio 2003, fonte Coldiretti – Vademecum per le domande di registrazione delle Denominazioni dorigine e Indicazioni geografiche protette nellalbo comunitario) TIPOLOGIA PRODOTTIITALIATOTALE UE Carni fresche292 Prodotti a base di carne2661 Altri prodotti animali-17 Formaggi30149 Grassi ed oli di oliva2572 Ortofrutticoli e cereali35138 Prodotti della panetteria212 Altri prodotti (aceti balsamici, sidri, miele)211 Oli essenziali13 Pesci e molluschi-6 Fieno-1 Birre;acque minerali;gomme e resine-48 Totale prodotti123610

32 32 ITALIA in linea con le denominazioni europee prevalenza prodotti settore caseario ed ortofrutticoli ITALIA in linea con le denominazioni europee prevalenza prodotti settore caseario ed ortofrutticoli Seguono in UE le carni fresche con 92 registrazioni, mentre in Italia questo comparto presenta solo 2 IGP Seguono in UE le carni fresche con 92 registrazioni, mentre in Italia questo comparto presenta solo 2 IGP LItalia e lUE si riallineano nelle registrazioni delle preparazioni a base di carne (61 comunitarie, 26 nazionali) e con gli oli di oliva (72 UE e 25 made in Italy) LItalia e lUE si riallineano nelle registrazioni delle preparazioni a base di carne (61 comunitarie, 26 nazionali) e con gli oli di oliva (72 UE e 25 made in Italy) Allinterno dellUE appare un netto divario tra Allinterno dellUE appare un netto divario tra Nord Europa [Finlandia, Belgio, Danimarca, Irlanda, paesi Bassi, Svezia] con poche o nulle denominazioni Nord Europa [Finlandia, Belgio, Danimarca, Irlanda, paesi Bassi, Svezia] con poche o nulle denominazioni Restanti Paesi contribuiscono fortemente al paniere delle tipicità Restanti Paesi contribuiscono fortemente al paniere delle tipicità

33 33 FORMAGGI ORTOFRUTTA E CEREALI PANETTERIA Da un punto di vista merceologico: Nel paniere delle tipicità DOP: EQUILIBRIO tra: Formaggi38% Oli di oliva30,4% Preparazioni a base di carne25,3% Nel paniere delle tipicità IGP: Maggior quota ortofrutta e cereali74,4% Preparazioni a base di carne 14%

34 34 Localizzazione territoriale Italia Settentrionale patrimonio di 36 DOP e IGP Mezzogiorno 26 Centro 15 Italia Insulare 14 Italia Settentrionale più alta concentrazione di DOP Nord Ovest IGP Nord Est Simili i panieri DOP e IGP di Centro e Italia Insulare Le rimanenti 26 DOP e 5 IGP sono INTERREGIONALI la zona geografica di produzione interessa + comuni, province e regioni

35 35 Livello regionale La regione che offre il maggior numero di tipicità è lEmilia Romagna con 24 prodotti a marchio registrato La regione che offre il maggior numero di tipicità è lEmilia Romagna con 24 prodotti a marchio registrato Seguono: Seguono: Lombardia e Veneto17 Lombardia e Veneto17 Toscana14 Toscana14 Piemonte12 Piemonte12 Sicilia e Campania11 Sicilia e Campania11 Lazio10 Lazio10 Ultima la Liguria con 1 sola DOP Ultima la Liguria con 1 sola DOP

36 36 I bacini territoriali I bacini territoriali di approvvigionamento per la produzione di preparati di carne DOP e IGP rappresentano unulteriore possibilità di guadagno per gli operatori di questo sistema agro-alimentare Ad eccezione, infatti, di alcuni salumi – CAPOCOLLO, PANCETTA, SOPRESSATA, SALSICCIA della CALABRIA – gli altri preparati possono usufruire di materie prime (coscie e carni fresche) di PROVENIENZA ESTERNA – ovvero da altre regioni da quella dove ha sede il marchio di origine. Quindi oltre ai prodotti tipici svolgono un ruolo fondamentale anche le tradizionali produzioni agro- alimentari fornendo opportunità produttive in termini economici e in termini di sviluppo dei sistemi agro-alimentari locali LOMBARDIA ED EMILIA ROMAGNA principali bacini territoriali contribuendo alla produzione di 18 e 17 prodotti tutelati

37 37 Il potere economico delle tipicità La Coldiretti stima nel 2004 per i soli DOP e IGP: valore al consumo di 7,7 mld valore al consumo di 7,7 mld valore dellexport di 1,5 mld valore dellexport di 1,5 mld Contribuiscono: Formaggi 4,3 mld Formaggi 4,3 mld Salumi e prosciutti 2,8 mld Salumi e prosciutti 2,8 mld Ortofrutta0,08 mld Ortofrutta0,08 mld Oli di oliva0,05 mld Oli di oliva0,05 mld Altri0,4 mld Altri0,4 mld A questi valori si sommano quelli dei vini, dove lItalia – secondo Coldiretti – rappresenta il 2° paese produttore di vino in Europa con 447 vini Docg, doc, Igt Pari al 60% della produzione nazionale di vino Pari al 60% della produzione nazionale di vino Fatturato 8 mld Fatturato 8 mld Valore esportazione > 2,5 mld Valore esportazione > 2,5 mld Principale voce export agro-alimentare nazionale Principale voce export agro-alimentare nazionale

38 38 Testi di riferimento Coldiretti (2003), Vademecum per le domande di registrazione delle denominazioni dorigine e delle indicazioni geografiche protette nellalbo comunitario Mancini M.C. (2003), Le produzioni alimentari tipiche – Limpatto economico e organizzativo della normativa europea, Ed. MUP Monte Università di Parma, Parma Nomisma (2001), VIII Rapporto Nomisma sull'Agricoltura Italiana - PRODOTTI TIPICI E SVILUPPO LOCALE Il ruolo delle produzioni di qualità nel futuro dell'agricoltura italiana, Editrice Il Sole 24 Ore, Milano Istituto nazionale di economia Agraria (2004), Lagricoltura italiana conta 2004, INEA Ventura A. (2003), Atlante dei prodotti Dop e Igp dellEmilia Romagna – Seconda edizione 2003, Supplemento ad Agricoltura N.6 – giugno 2003, Regione Emilia Romagna, Assessorato Agricoltura, ambiente e Sviluppo Sostenibile Giuseppe Zicari, Gestione della sicurezza alimentare: le normative di riferimento e il sistema sanzionatorio: HACCP, produzioni biologiche, i marchi Dop ed Igp, ISO 9000, ISO 14100: Napoli: Sistemi Editoriali, 2003 Siti web di riferimento Link Prodotti di Qualità Link Naturalmente italiano


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