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Le istituzioni politiche nellera dellascrittività. La Grecia, Roma e lAlto Medioevo. Dott. Stefano Scarcella Prandstraller Lezione I – Concetti generali.

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1 Le istituzioni politiche nellera dellascrittività. La Grecia, Roma e lAlto Medioevo. Dott. Stefano Scarcella Prandstraller Lezione I – Concetti generali Università La Sapienza di Roma Facoltà di Scienze della Comunicazione Corso di laurea in Scienze della Comunicazione Pubblica ed Organizzativa Anno Accademico Corso di Storia delle Istituzioni Politiche SPS/03

2 La storia la storia, in misura uguale al presente, è il legittimo campo della sociologia. (Gottfried Eisermann, 1967) Possiamo comprendere il presente solo storicizzandolo, per cogliere la dimensione diacronica in cui si incastona e che gli fornisce un senso. Ma nel contempo, tale dimensione diacronica può essere posseduta solo a condizione delledificazione di costrutti teorici aventi funzioni esplicative e di apparati metodologici adeguati. (Franco Leonardi, 1971)

3 La società La sociologia è lo studio dei comportamenti umani allinterno di un contesto sociale. Una società può essere definita come un raggruppamento distinto e coerente di esseri umani che vivono entro certi margini di contiguità, il cui comportamento è caratterizzato dalla condivisione di pratiche, norme e valori che lo differenziano da altri raggruppamenti con pratiche, norme e valori diversi. (Micheal Rush, 1998)

4 La scuola storica francese delle Annales (Fernand Braudel) Opposizione ad una concezione della storia come mera successione di eventi nel breve periodo (storia evenemenziale); Proposta di una ricerca storica di tipo strutturalista; Distacco dallepistemologia positivista (storia di eventi immediatamente osservabili) e accoglimento di una realista (esistenza di diversi strati di realtà); Vi sono strati più profondi e stabili di strutture sottese che condizionano gli eventi ed i comportamenti umani in lunghi periodi di tempo Il lavoro dello storico è soprattutto quello di individuare la strutture che operano nella longue durée

5 Il metodo archeologico-strutturalista (Michel Foucault, 1969) Il lavoro dello storico è simile a quello dellarcheologo, in quanto deve far emergere e mettere a nudo le strutture latenti che si sono mantenute per lunghi lassi temporali; tali strutture consistono in regole implicite e condivise che lavorano dietro le quinte degli individui e sono una condizione indispensabile per la formulazione dei giudizi; esse stabiliscono le condizioni di possibilità di quanto viene detto e fatto in un dato intervallo di tempo di longue durée; Tra un periodo e laltro di longue durée esistono dei brevi periodi di discontinuità, in cui le strutture vengono modificate o sostituite; Lo storico descrive le discontinuità come parte della realtà e le utilizza per contraddistinguere periodi e ambiti.

6 Il metodo archeologico-strutturalista (Michel Foucault, 1969) Lo storico prima va alla ricerca delle strutture sottese, che agiscono allinsaputa degli individui coinvolti e che sono relativamente stabili nel lungo periodo; poi cerca quelle trasformazioni radicali nella storia che separano i periodi di stabilità relativa, e cioè le rotture. La storia è fatta di lunghi periodi dominati ognuno da un peculiare insieme di pratiche, separati da intervalli relativamente brevi, in cui si realizza lo spostamento dalla vecchia struttura alla nuova. Ogni rottura porta allemergere di una struttura radicalmente diversa. Il significato di fenomeni, concetti ed eventi storici cambia con il cambiamento della struttura sottostante.

7 Il metodo archeologico-strutturalista (Michel Foucault, 1969) Dal contrasto tra passato e presente emerge che: 1) il presente non è sempre stato così; 2) certi concetti o pratiche in uso oggi non sono universali o stabili come sembrerebbero. Poiché le strutture tendono ad essere date per scontate dagli individui su cui agiscono, il confronto con una struttura differente può indurre ad evidenziare una struttura in precedenza latente. Il passato, anziché essere un mero oggetto di ricerca è il mezzo che consente laccesso al presente (perché rende manifeste le strutture del presente e mostra che non sono universali). Il metodo archeologico crea la possibilità tanto dellerosione del presente, quanto della comprensione dei meccanismi che possono determinare tale erosione.

8 Le società dellEuropa occidentale I processi politico-sociali attraverso i quali sono andate costituendosi le società dellEuropa occidentale non sono molto evidenti e, se non sono stati proprio dimenticati, sono almeno diventati ovvi e abituali: fanno parte del paesaggio della nostra quotidianità, per cui non siamo più in grado di percepirli (Michel Foucault, 1982)

9 La dicotomia ascrittivo-acquisitivo è stata proposta da Talcott Parsons (The Social System,1951) come achievement versus ascription. E una variabile strutturale che indica modi alternativi di considerare la persona oggetto dellinterazione. Vi è interazione quando il riferimento ad un oggetto da parte di un soggetto ne condiziona il comportamento e quindi vi è contestualità logica tra riferimento e comportamento. In una interazione alter può essere considerato: a) sulla base di criteri generali di prestazione, e cioè di un insieme di capacità e competenze acquisite con lo studio, il lavoro, lesperienza e limpegno individuale; b) sulla base di qualità ascritte, e cioè di un insieme di attributi che alter si è ritrovati alla nascita e non è in alcun modo in condizione di modificare.

10 La dicotomia ascrittivo-acquisitivo Anthony Giddens distingue tra: status ascritto = assegnato sulla base di fattori biologici, quali la razza, il genere o letà, ma anche la nascita in un determinata comunità, casta, classe o gruppo sociale status acquisito = ottenuto attraverso una o più prestazioni. In ogni società ci sono status che hanno priorità su tutti gli altri e determinano la posizione sociale complessiva di una persona, i così detti master status. (Anthony Giddens, 2006)

11 La società ascrittiva eteroriferimento del singolo ad un superiore principio religioso, metafisico o tradizionale, che disciplina ogni aspetto della vita sociale e individuale; forte identificazione dellindividuo nella sua comunità, che è vissuta come condivisione necessaria; vita sociale come adempimento di fini ultimi in gran parte definiti da una struttura prestabilita di bisogni e di finalità; divisione sociale del lavoro; disuguaglianza tra gli uomini (per etnia, religione, nascita, casta, gruppo sociale) sia dentro che fuori dal gruppo; allinterno del gruppo: struttura di status resistente, definita in prevalenza da qualità ascritte; criterio di individualizzazione ascendente (Foucault, 1975); interazione fondata principalmente sullo status; corso di vita e destino sociale degli individui in gran parte stabilito da una volontà superiore o collettiva e dal loro status.

12 La società acquisitiva autoriferimento del singolo, che si costituisce come individuo; neutralità e distacco rispetto ai diversi possibili principi religiosi o metafisici, relegati alla sfera privata; problematizzazione della dimensione sociale e rapporto potenzialmente conflittuale tra individuo e società; uguaglianza formale tra gli uomini e parità dei loro diritti alla nascita, a prescindere da caratteri ascritti; divisione dei poteri e sistema di leggi generali e astratte; libera competizione tanto per la scelta dei fini ultimi della società, quanto per laffermazione dei singoli individui; il corso di vita e il destino sociale sono percepiti come conseguenza delle scelte e delle prestazioni degli individui; la ricerca della felicità come problema individuale; divisione del lavoro sociale; avanzata individuazione e differenziazione sociale; interazione fondata principalmente su ruoli, acquisiti sulla base di criteri di prestazione e selezione.

13 Nicklas Luhmann (1971) le società ascrittive si reggono su fondazioni di senso istituzionalizzate al livello della società complessiva, identificabili come ordine cosmico o ultime interpretazioni del mondo. Nelle moderne società acquisitive, quegli stessi processi formatori di senso hanno perduto quel grado generale di istituzionalizzazione, per essere delegati a sistemi parziali, relativamente ben delineati e, nellambito di detti sistemi parziali, sono stati funzionalmente specificati nellinteresse di una più elevata prestazione

14 Nicklas Luhmann (1971) nelle società ascrittive le più importanti prestazioni di riduzione della complessità vengono istituzionalizzate come natura della società, come imperativo etico, e quindi, danno una struttura al comportamento nella società; nelle società acquisitive ciò non avviene più, in quanto vengono istituzionalizzate come prestazioni di sistemi sociali parziali. La conseguenza è che i limiti di senso che dirigono tali prestazioni non sono più concordanti; nelle società ascrittive, fondate su di una qualche forma di rivelazione divina, profetica o trascendente, la verità è una faccenda quotidiana aproblematica della società complessiva; nelle società acquisitive la verità viene delegata al sistema parziale della scienza, attraverso il meccanismo della trasmissibilità intersoggettiva con certezza obbligante; una tale differenziazione del meccanismo della verità rispetto agli ordinamenti sociali di un tempo è insieme rischiosa e colma di presupposti.

15 Nicklas Luhmann (1971) il senso è una determinata strategia del comportamento selettivo, condizionato da alta complessità; nelle società ascrittive, ove le principali fondazioni di senso sono istituzionalizzate al livello della società complessiva, luomo orienta il proprio comportamento attraverso il riferimento al senso della società complessiva; nelle società acquisitive, che sono funzionalmente organizzate in sistemi parziali relativamente autonomi, luomo deve autocostruirsi come soggetto, in modo da operare egli stesso come un sistema autoreferente, suddiviso in ambiti e capace di fare autonomamente uso del senso.

16 La soggettività A differenza dellegoicità dellesperire vivente, la soggettività non è innata e non è datità da portare a evidenza attraverso la riflessione fenomenologica, ma una forma tarda dellautocostituzione delluomo, socialmente colma al massimo di presupposti (Niklas Luhmann, 1971)

17 La soggettività per noi occidentali moderni è un assunto implicito e un automatismo culturale diamo assolutamente per scontato: che sia una caratteristica innata delluomo che lo sia di tutti gli uomini in qualunque luogo ed epoca siano vissuti Il moderno uomo occidentale si è ormai abituato a vedersi al centro del mondo e ritiene che anche gli altri siano fatti e ragionino tutti come lui.

18 Soggettività e disciplina (Foucault, 1976) La società borghese che emerge vittoriosa dalle rivoluzioni inglese, francese e americana esalta a livello ideologico il valore dellindividualità. Tuttavia non si presenta come una associazione di soggetti giuridici isolati, ma piuttosto: si serve di una nuova tecnologia del potere: la disciplina, che è quel procedimento tecnico unitario, reso possibile dalla conoscenza scientifica del corpo, per mezzo del quale la forza del corpo viene, con la minima spesa, ridotta come forza politica e massimizzata come forza utile. Se la divisione del lavoro sociale è conseguenza dellaccumulazione del capitale, la disciplina è la tecnologia necessaria per laccumulazione degli uomini in fabbriche, caserme, prigioni, scuole, ospedali, dove possano essere ridotti in individualità controllabili.

19 La soggettività è una forma di autocostruzione delluomo tra le molte possibili è di origine recente (dal XV° al XVIII° secolo) e conseguenza delle particolari vicende storiche, economiche e politiche del solo Occidente si è affermata come modello prevalente con i principi e i valori liberali delle rivoluzioni inglese, francese e americana è una tecnologia sociale, capace di trasformare lindividualismo e lautoriferimento delluomo moderno in forza sociale e in forza utile questo perché il soggetto ha un sé manipolabile, grazie al quale è possibile ricondurlo, tramite la socializzazione e listruzione disciplinare, allinterno di ruoli, rendendone così il comportamento prevedibile e funzionale. Il soggetto ha altresì un sé funzionalmente organizzato in ambiti e ciò gli permette di ricoprire più ruoli La soggettività rende possibili le società come noi le intendiamo

20 La soggettività 1.autoriferimento (uguaglianza e laicità) 2.prevalenza del principio della realtà su quello del piacere (repressione degli istinti, distinzione tra dovere e piacere e tra possibile e realizzabile) 3.interiorizzazione delle regole (socializzazione) 4.prevedibilità sociale (ruoli sociali) 5.sé manipolabile (disciplina) 6.differenziazione funzionale del sé (ambiti) 7.capacità di selezione (scelta e pianificazione) 8.capacità di prestazione (atti socialmente utili) 9.orientamento al futuro (causalità e tempo lineare) 10.medialità simbolica (diritto e sistema simbolico)

21 Lascrittività è la forma di autocostruzione delluomo più semplice e antica in Occidente era la sola conosciuta fino a tutto il medioevo ed è stata quella prevalente anche oltre la soggettività è stata esportata in tutto il mondo attraverso i processi di acculturazione ma lascrittività è ancora oggi prevalente in molte società non occidentali (come quelle africane, orientali, del sub-continente indiano e islamiche) e spesso anche nelle comunità sub-culturali di immigrati e di nomadi nelle società occidentali

22 Lascrittività 1.eteroriferimento (principio divino, superiore o collettivo che regola ogni aspetto della vita) 2.comunità come condivisione necessaria (con bisogni e finalità prestabilite) 3.disuguaglianza (diversità tra le comunità, gli status e le individualità, che hanno carattere ascendente) 4.cogenza della tradizione (interpretazione ristretta) 5.acculturazione (non socializzazione) 6.unità funzionale del sé (non differenziazione) 7.medialità orale (trasmissione diretta e personale della conoscenza) 8.intensità e visibilità della sanzione (negazione del diritto al dissenso, condanna a morte o esilio)

23 Ascrittività e individuo Lindividuo è qualcosa di fattuale, chiuso e sussistente per sé, un singolo, caratterizzato da proprietà particolari e solo a lui pertinenti. (Horkheimer, 1968) Luomo ascrittivo si percepisce come: parte di un disegno metafisico/progetto divino; centrato sullappartenenza ad una comunità; funzionale alla sua sopravvivenza ed alla sua riproduzione; il suo destino è segnato dalla nascita e vincolato ad un percorso vitale prestabilito da un ordine superiore. Il soggetto, al contrario, è: autoreferente/centrato su di sé e sul proprio percorso vitale; titolare e responsabile delle proprie azioni; riconosce unicamente la propria ragione come criterio; ricerca la propria autorealizzazione come singolo.

24 Soggettività e immunizzazione La radicale proprietà del soggetto è la immunitas, vale a dire la sua essenziale separatezza e autosufficienza, la negazione della communitas pensata come condivisione necessaria, la rottura della base indisponibile del legame sociale delle società premoderne. (Bortolini, 2005) il soggetto immunizzato vive in una condizione di immediata dispensa, di esonero dallobbligo del munus, dovuto alla sua società; assume un atteggiamento di difesa nei confronti dei suoi aspetti espropriativi, è unità, assolutezza, interiorità, è appunto un soggetto capace di costituirsi in piena autonomia da ogni meccanismo naturale o mondano in senso lato. (Bortolini, 2005) Con la modernità nella tradizione occidentale emerge limmagine dellindividuo in quanto essere interamente libero e indipendente, in quanto personalità chiusa, che allinterno è interamente fondata su se stessa e separata da tutti gli altri uomini. (Elias, 1939)

25 Soggettività e immunizzazione per luomo ascrittivo la convivenza con gli altri uomini della sua comunità è un fenomeno di condivisione necessaria, naturalmente dato e in quanto tale aproblematico; per il soggetto la convivenza umana non è più qualcosa che si dà naturalmente, ma piuttosto una relazione che va spiegata (scientificamente) e giustificata (moralmente) a partire dalle proprietà intrinseche delluomo considerato come essere autonomo. Il soggetto può quindi essere altruista e condividere anche profondi ideali con altri soggetti, come una determinata visione del mondo ed un progetto di società futura, ma ciò avviene di volta in volta sulla base di una sua precisa e consapevole scelta, che compie in base al presupposto di essere ormai immunizzato dalla sua comunità.

26 Ascrittività e individuo Nella società ascrittiva le principali riduzioni della complessità avvengono al livello della società complessiva; la complessità indeterminata è interpretata in modo vincolante dalla tradizione e/o dalla religione e quindi esiste un senso della società complessiva che è condiviso da tutti e cui al singolo nelle sue azioni basta riferirsi; luomo ascrittivo è integrale: è quello che è in ogni momento della sua giornata; non conosce la frattura tra il lavoro e il tempo libero, tra il dovere e il piacere, tra cognizione e affettività, né si pone il problema che il proprio agire lo gratifichi o meno in qualche modo. Agisce in un certo modo perché ritiene che sia giusto così, nel superiore ordine delle cose, che a lui non è dato giudicare, ma soltanto bene adempiere per la sua parte.

27 Soggettività e individuo La società acquisitiva, per trasformare la complessità indeterminata in complessità riducibile attua su sé stessa una strategia di differenziazione funzionale in sistemi parziali, in rapporto tra loro, ma relativamente indipendenti luno dallaltro. Allo stesso modo, per ridurre la complessità e conseguire migliori prestazioni il soggetto cessa di essere unità indissolubile e viene ad organizzarsi come un sistema, funzionalmente organizzato in ambiti. In questo modo, grazie ad un sé manipolabile ed ai processi di socializzazione ed istruzione disciplinare, il soggetto diviene un attore sociale, capace di interpretare più ruoli nel corso della propria vita e giornata.

28 Ascrittività e comunità La comunità (koinonia) è un gruppo di persone con valori, interessi e credenze in comune. (Aristotele) Il concetto di comunità indica (Costabile, 2007): la presenza di elementi comuni in un aggregato sociale; lorganizzazione di beni comuni (proprietà, interessi, valori). Nellascrittività: la comunità, in cui è inserito dalla nascita, precede sempre lindividuo e, di conseguenza ne ridimensiona o ne annulla lautonomia: lappartenenza è sempre subita e involontaria. lessenza di ogni comunità riguarda il legame intimo che tiene unito il gruppo, caratterizzato da rapporti stretti, diretti, affettivi, che negano o impediscono i processi di individuazione.

29 La struttura di comunità La comunità è un raggruppamento umano localizzato, ununità circoscritta territorialmente, entro la quale si realizza un sistema di rapporti sociali fondati sul fatto della prossimità territoriale, per cui il linguaggio comune chiamerà comunità la federazione, la nazione, come il villaggio (Pizzorno, 1960) La struttura di comunità, intesa quale comunità territoriale percepita come oggetto di condivisione necessaria, avrà contorni diversi a seconda delle categorie concettuali disponibili e dello stadio di sviluppo del piano simbolico raggiunto dalle diverse culture. Più tale sviluppo è elevato, più la struttura di comunità sarà percepita ad un grado maggiore di astrazione; più è primitivo, più sarà legato al livello dellempiria.

30 I livelli di struttura di comunità 1° livello: quello più vicino allempiria: loikos, la familia, il gruppo familiare allargato, la tribù, il villaggio, il castello e la comunità feudale. 2° livello: quello intermedio: la città, la polis, lurbs, il comune e le sue fondazioni e territori; in alternativa, la federazione di più tribù, la centena, il comitatus, o laggregazione di più comunità feudali in uno stato patrimoniale. 3° livello: lo stato territoriale premoderno, con un sistema fiscale, un esercito e una burocrazia. 4° livello: quello dotato di maggiore astrazione, governato da istanze universalistiche: loikoumene, l imperium christianum, la monarchia universale, la umma islamica.

31 La struttura di comunità La problematizzazione della vita sociale nellascrittività è di regola assente. La si percepisce esclusivamente nei momenti di passaggio da un grado di astrazione minore ad uno maggiore o viceversa della struttura di comunità di riferimento. Il percorso storico non è sempre lineare ed evolutivo, con un passaggio da un grado maggiore di attaccamento allempiria ad uno più ricco di astrazione, ma piuttosto suscettibile di arresti e involuzioni.

32 Il concetto di comunità Il concetto di comunità in sociologia indica specifiche relazioni sociali individuate attraverso la definizione: degli spazi che occupano, in termini geografici (il territorio della comunità è distinto dagli altri territori), e in termini relazionali (chi appartiene è distinto dai soggetti esterni al gruppo) dei contenuti che ispirano lazione dei loro membri (il senso dellagire comunitario, cioè gli affetti, le tradizioni, le culture, le religioni) Inoltre, spazi e contenuti, confini e senso dellagire sono collegati tra loro e, insieme, influenzano in maniera rilevante la costruzione delle istituzioni sociali e politiche e sono, a loro volta, da queste ultime modificate. (Costabile, 2007)

33 Il concetto di comunità (Tönnies, 1887) Tönnies distingue tre forme originarie di comunità: 1) la parentela, o comunità di sangue; 2) il vicinato, o comunità di luogo; 3) lamicizia, o comunità di spirito. In tutti e tre i casi, lelemento caratterizzante è lidem sentire, una comunanza del sentire, e cioè una comune modalità di rapporto-reazione sentimentale ed emotiva rispetto alle persone ed ai fenomeni sociali con i quali gli appartenenti alla comunità vengono a contatto, da cui trae origine la collaborazione, che come tale è qualcosa che viene dato per scontato, e non ha bisogno né di spiegazioni sul piano razionale, né di giustificazioni su quello morale. Tale comunanza è per sua natura non contrattuale e tacita, perché il suo contenuto è inesprimibile, infinito, incomprensibile; non può essere costruita, poiché il modo di vivere in comunità è fondato su tenerezza, reverenza, benevolenza e rispetto.

34 Comunità e associazione (Weber, 1922) E comunità ogni relazione sociale in cui la disposizione allagire poggia su un senso di comune appartenenza, di tipo affettivo o tradizionale. Il senso di comune appartenenza differenzia la comunità dallassociazione, la quale si basa invece sullidentità o su un legame di interessi, motivato razionalmente rispetto allo scopo o al valore. Il legame di interessi alla base dellassociazione è una utilità che motiva lagire dellattore verso scopi materiali o ideali. Si tratta di una motivazione personale fondata su di un elemento esterno (interesse oggettivo), che rende identica la posizione di diversi individui. La relazione di interesse produce legami di partecipazione, fondati sulla fungibilità dei soggetti, sulla fiducia (qualità delle relazioni sociali che pone al centro laspettativa di comportamenti altrui), e sulla possibilità di entrare e uscire liberamente dalle relazioni associative.

35 Comunità e associazione (Weber, 1922) Le relazioni caratterizzate dalla comune appartenenza hanno come fondamento motivazioni personali derivate da un elemento interno anziché esterno allattore sociale. Questi, nel suo vissuto, memoria ed esperienza, avverte di essere coinvolto in affetti e tradizioni che lo legano ad altri in maniera tale da costituire il cemento di unione interiore di quella che, altrimenti, sarebbe soltanto una convivenza e una condivisione di beni materiali. Le relazioni di questo tipo generano appartenenza al gruppo e cioè una unione solitamente di natura più duratura e vincolante rispetto a quella associativa. Si tratta di ununione tra singoli di regola non fungibili, ancorata al concetto di fedeltà (qualità delle relazioni sociali che ha origine religiosa, la quale pone al centro laspettativa dei comportamenti propri, anziché di quelli altrui). Le comunità sono legate a sentimenti e valori che durano nel tempo e nelle generazioni, producendo appartenenza ad una collettività più o meno grande, che chiamiamo tradizioni.

36 Comunità e tradizioni Le tradizioni fondano aggregazioni definite comunità, che sono profondamente diverse tanto dalle unioni di scopo, quanto dalle unioni in nome di una nuova visione del mondo o di un nuovo obiettivo di natura ideale (Cavalli, 1998). Nelle società acquisitive interessi, valori e ideali possono cambiare repentinamente da una generazione allaltra di soggetti, o anche differenziarsi in modo radicale tra i soggetti di una stessa generazione; nelle società ascrittive i punti di riferimento, che affondano in un orizzonte di senso di tipo tradizionale, restano potenzialmente immutati da una generazione allaltra e sono di solito unanimemente condivisi.

37 Comunità e politica Se il concetto di comunità indica la presenza di elementi comuni in un aggregato sociale, quello di politica investe lorganizzazione di tali elementi, che possono consistere in: beni materiali o immateriali; dinamiche interne al gruppo umano considerato; relazioni tra il gruppo e lambiente, naturale e sociale. La politica è quellaspetto dellattività umana che ha come oggetto il governo della società, cioè la costruzione, il mantenimento e lo sviluppo dello stato, inteso come ordinamento politico di un territorio e dei suoi abitanti. la politica si occupa dellintegrazione e cooperazione delle molteplici attività sociali, economiche e culturali dei cittadini, stabilendo principi e regole accettati [in larga parte] dalla popolazione e garantiti da un apparato di controllo formato da uomini addestrati a tali compiti. (Costabile, 2002)

38 Politica Per raggiungere questo scopo è necessario che la politica disponga di due strumenti: il tipo di potere che ha come suo mezzo caratteristico luso esclusivo della coercizione fisica (la c.d. forza); validi motivi per giustificare la sua capacità di coercizione, che possano aggiungere o sostituire alla paura della punizione argomenti di natura tradizionale, affettiva, ideale o utilitaristica e che servano a stabilire validi collegamenti tra possibilità di utilizzare la violenza, di cui il potere politico pretende il monopolio, e lutilità collettiva, detti fondamenti di legittimazione (il c.d. consenso). Nel mutare delle forme della sovranità, dei regimi e delle regole, ciò che rimane costante è lesigenza elementare e primaria della politica di individuare criteri riguardanti lordine sociale, i suoi fondamenti le figure che devono farlo rispettare. (Costabile, 2007)

39 Forme di socialità a carattere tribale Lordine sociale era basato da tempo immemorabile sui racconti mitologici di tipo sacrale e sulla struttura gerarchica dei vincoli di sangue. Le comunità tribali […] erano società relativamente stabili nel tempo e che, se anche ognuna di tali comunità poteva avere credenze e regole diverse, in esse lautorità veniva per lo più gestita dai capi famiglia e dai depositari della tradizione magico-religiosa. Ciascun membro della tribù aveva sin dalla nascita una precisa collocazione, legata allordine di discendenza, al sesso, alletà e al ruolo che gli era stato attribuito. Lintera vita comunitaria era regolata da norme arcaiche derivanti da credenze mitico-religiose e da divieti [...] che per il loro carattere sacro non potevano essere messi in discussione, ma anzi erano dati per scontati, quasi fossero espressione dello stesso ordine naturale. (Crespi, 2007)

40 Forme di socialità a carattere tribale In questo contesto relativamente omogeneo non sorgeva alcuna presa di coscienza rispetto al carattere convenzionale o culturale degli ordini sociali, né tanto meno si dava una riflessione critica sul vivere sociale come tale, ma esisteva piuttosto un racconto mitico, trasmesso per via orale, relativo alle origini di ogni specifica tribù. Lemergenza di problemi nella comunità tribale a causa di avvenimenti contingenti veniva risolta, di volta in volta, in base allinterpretazione divinatoria e al giudizio dei capi Nella società arcaica, organizzata sulla base dei clan, lordine sociale veniva vissuto come immutabile, in quanto direttamente connesso a componenti naturali di consanguineità, e come trascendente nel suo carattere sacro, rispetto ai singoli individui. (Crespi, 2007)

41 Ascrittività e politica Nellascrittività tutto è regolato da un ordine metafisico superiore e già ogni cosa si trova al suo posto. La vita sociale è considerata come qualche cosa di scontato e non problematico, insito nella natura stessa dellessere umano, che nasce come parte della comunità in cui è inserito, senza che la sua volontà come singolo vi abbia alcun concorso. Luomo stesso secondo Aristotele è zoòn politikon, vale a dire animale politico. La communitas è un legame necessario, cui non ci si può sottrarre, che, se reciso, comporta sciagure e sofferenze. Le società sono fondate su di un alcunchè che rappresenti la ragione ultima dellordine preposto allumano convivere. La filosofia sociale occidentale dellantichità e del Medioevo era partita da determinate ipotesi sulla natura delluomo ed aveva distinto le condizioni sociali dellesistenza umana in due sensi: dannose e favorevoli. (Luhmann, 1971)

42 Ascrittività e politica A fondamento della convivenza umana si presupponeva una struttura prestabilita di bisogni e di finalità, per cui la sostanza del discorso politico si riduce a quella di trovare il modo più adatto per bene adempiere queste finalità e soddisfare questi bisogni. Aristotele definiva la società koinonia politike, con ciò intendendo la comunità tanto come il sistema politico, quanto come il sistema sociale onnicomprensivo. I problemi da risolvere erano unicamente quelli della interferenza da parte di altri e della dipendenza da altri, che si traducevano rispettivamente nelle condizioni dannose di metus e di indigentia, ovvero in quelle favorevoli, rappresentate dalle formule di pax e diiustitia. Ed entrambi questi problemi dovevano essere risolti dal potere politico. (Luhmann, 1971)

43 Soggettività e politica La società civile è costituita da soggetti autoreferenti, portato dei moderni principi di individuazione e differenziazione, e quindi è il mondo della scissione, della contrapposizione, della frammentazione, in cui nulla è in linea di principio prestabilito (Hegel). La politica è creare lunità dal molteplice (Burdeau). La politica costruisce lunità in relazione ai valori, ad una finalità che la società stessa si propone, ad un progetto di società che essa vuole realizzare e quindi la funzione della politica è soprattutto quella di unificare attorno ai valori portanti una collettività e promuovere lazione collettiva in relazione a questi valori. (Mongardini, 2001) la politica diviene quindi momento di scelta dei fini, di mediazione di interessi e valori legittimamente diversificati in una sintesi, ovvero in un progetto di senso della società complessiva, proposto e realizzato dagli uomini, dal momento che le finalità e i bisogni della stessa non sono più prestabiliti da un ordine superiore.

44 La politica dallascrittività alla soggettività Sono le teorie (inizio del XVI secolo) di Niccolò Machiavelli a sancire la definitiva autonomia del potere politico da qualsiasi altro potere e dal potere religioso, che fino ad allora deteneva anche il monopolio della morale. La politica viene legata al sociale e scissa da religione e morale religiosa, per cui nasce una nuova morale di tipo laico, fondata sul bene della collettività, amministrata ed interpretata dal principe, ed unautonoma sfera pubblica, centrata appunto sulla volontà e lazione del principe, cui è demandata la scelta e lattuazione dei fini della collettività. Saranno poi i successivi sviluppi della società moderna a condurre alloggettivazione di questa nuova sfera pubblica nellidea di stato, prima assoluto e poi liberale. Montesquieu nel delineare il principio della divisione dei poteri, codifica un sistema di organizzazione delle moderne istituzioni politiche già affermatosi con le due rivoluzioni inglesi del Seicento (Mongardini, 2001)

45 La politica dallascrittività alla soggettività Il passaggio inizia a compiersi per effetto delle esigenze che via via emergono nelle vicende storiche concrete, quando la politica viene progressivamente a sganciarsi dalle concezioni religiose e metafisiche e a cercare soluzioni sulla base di principi di razionalità relativamente autonomi e indipendenti, ed in particolare con laffermarsi di quel graduale processo di laicizzazione della politica, dettato dalla esigenza concreta di definire in modo più chiaro le competenze relative al potere temporale rispetto a quelle del potere spirituale. La tendenza secolarizzante della filosofia politica sembra già pienamente affermarsi nellepoca del Rinascimento con Nicolò Machiavelli, che esprime in modo esplicito la sua volontà di sviluppare in senso tecnico, immune cioè da pregiudiziali scelte di valore, lanalisi empirica delle forme storiche di governo e dei problemi della sua epoca dallo scontro di forze politiche e sociali diverse. (Crespi, 2007)

46 La Riforma protestante La vera svolta è rappresentata dalla crisi aperta dalla Riforma protestante (1517) la quale, dissolvendo lunità religiosa del mondo occidentale, obbligava a cercare nuovi fondamenti razionali della vita sociale e politica che potessero essere condivisi da tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa (Crespi, 2007) La Riforma sposta lattenzione dal discorso centrato su Dio, proprio della teologia e della confessione, al discorso centrato sulluomo e la sottoposizione alla prova divina del sé individuale con i segni visibili della predestinazione e si caratterizza per il rifiuto di verità stabilite, per il travolgimento dei meccanismi di unintera civiltà, per il sovvertimento di valori normativi consolidati. (Rothwell, 1988) la Riforma segue di pochi decenni la pubblicazione dei primi esemplari tipografici della Bibbia da parte di Gutemberg ed è riconducibile proprio alla possibilità, per la prima volta nella storia, di un accertamento diretto e personale da parte dei singoli studiosi sulle Sacre Scritture senza più la mediazione delle autorità ecclesiastiche.(Mc Luhan, 1976)

47 La politica dallascrittività alla soggettività Nel XVII secolo il diritto naturale moderno di Grozio e von Pufendorf, scalza gli schemi di problema tradizionali. Ugo Grozio fonda in modo organico il diritto pubblico in base ad una scienza razionale e deduttiva, concepita in analogia con i modelli della matematica, valida etiam si Deus non daretur, anche se Dio non esistesse. Un ulteriore passaggio si compie sulla scia della moderna metafisica, orientata verso la soggettività della consapevolezza di sé, con la quale si perviene ad una radicale problematizzazione della dimensione sociale. Il problema di riferimento nelle società moderne passa da quello della contingenza politica del buon vivere, delladempimento del fine già prestabilito e della soddisfazione dei bisogni già predeterminati, a quello dellacontingenza sociale del mondo. (Luhmann, 1971)

48 Soggettività, politica e religione La religione, che nelle società ascrittive occupa un posto fondamentale nella definizione del senso della società complessiva, operando le ultime e basilari riduzioni della complessità, nelle società acquisitive diviene uno dei tanti sistemi parziali, relegato a contribuire, insieme ad altre istituzioni, alla funzione di integrazione del sistema sociale. Tra le diverse religioni, inoltre, la società acquisitiva non fa differenze e lo stato moderno si proclama laico. Per luomo ascrittivo la religione copre, interpreta e regola ogni ambito della vita e non è distinguibile dalla politica. Per il soggetto la religione è una proposta che può essere liberamente accettata o rifiutata e costituisce una faccenda privata, un ambito perfettamente separabile da tutti gli altri, e che sugli altri non ha in sé alcun particolare motivo per estendere la propria influenza, preposto alla soddisfazione di determinati bisogni, come lintegrazione degli eventi estremi.

49 Le istituzioni politiche Nascono dal collegamento tra valori ed organizzazione e traducono in pratica nei vari settori della vita collettiva i valori che la società persegue. (Mongardini, 2001) Per realizzare i valori, tipicamente moderni, di sovranità popolare e democrazia rappresentativa, che trovano il proprio fondamento nellaffermazione della soggettività e di una società costituita da soggetti liberi ed eguali nella loro autoreferenzialità e quindi, nella legittima titolarità di interessi e ideali potenzialmente particolaristici e tra loro divergenti, si sono create delle apposite istituzioni. Le elezioni, il parlamento e il governo, di espressione parlamentare o popolare, sono funzionali allesigenza di ridurre allunità il molteplice attraverso la negoziazione e il principio maggioritario e deliberare di volta in volta le regole della convivenza, nella forma di leggi, e stabilire i fini ultimi che la collettività organizzata si propone di perseguire.

50 Ascrittività e istituzioni politiche Istituzioni di questo tipo non hanno ragion dessere in una società ascrittiva, ove non solo gli uomini per nascita e destino sociale non sono uguali, e quindi le opinioni e le valutazioni di ciascuno non possono essere poste sullo stesso piano, ma ove bisogni e finalità del gruppo sono in gran parte già stabiliti da superiori assetti e istanze di ordine tradizionale e metafisico. Allinizio il pensiero politico viene sviluppandosi prevalentemente in via deduttiva, ovvero a partire da concezioni razionali astratte, di tipo teologico e metafisico, riguardanti il fine ultimo della vita umana e lessenza del sociale, dalle quali venivano anche desunti i principi che fissavano i criteri del bene comune, legittimavano lautorità politica e formulavano le norme generali. (Crespi, 2007)

51 Le istituzioni politiche dallascrittività alla soggettività Per tutto il Medioevo il potere avrà come unico fondamento la fede religiosa: la sfera religiosa coincide con la sfera politica e la sovranità è esercitata in nome della divinità, da cui il noto principio del nulla potestas nisi a Deo, con lavvento della cultura moderna andrà profilandosi un sempre più evidente ridimensionamento della legittimazione divina del potere sovrano: il sovrano regna per grazia di Dio, ma non è più lespressione diretta della volontà di Dio. Si trasformerà così la funzione della politica, che sarà quella di dare senso, programmare ed orientare lazione del popolo, della collettività, attraverso il principe, suo legittimo rappresentante. Questa evoluzione di senso della politica nella modernità si consoliderà infine nella forma della democrazia rappresentativa, fondata sulla esclusiva sovranità del popolo e sulla sua volontà espressa e manifestata dai suoi rappresentanti (Mongardini, 2001)

52 Due concezioni del potere Nella tradizione culturale dellOccidente possono essere distinte due diverse concezioni generali del potere: la prima, di tipo sostanzialistico, propria dellascrittività, che ha basi antiche ed eterogenee quanto lo sono le tradizioni dei diversi popoli presso cui ha avuto origine, ma culmina senzaltro con la teoria teocratica del potere affermatasi nel Medioevo: in questo caso il potere deriva direttamente da uninvestitura avente la sua origine nellautorità di Dio stesso; la seconda, di tipo relazionale, propria della soggettività, la quale è venuta sviluppandosi con il progressivo affermarsi degli stati nazionali e dellindividualismo liberale ed è quella che ancora predomina nelle teorie sociali e politiche contemporanee. (Crespi, 2007) Quello di potere è un concetto diverso da influenza, che è generalmente riferito alla capacità di determinare il comportamento altrui attraverso la comunicazione di rappresentazioni, valori, modelli, regole. (Crespi, 2007)

53 La concezione relazionale del potere Il potere è una relazione sociale particolare, che viene a stabilirsi in una situazione sociale asimmetrica, quando sussiste la possibilità che uno o più individui possano imporre ad altri individui comportamenti che, altrimenti, essi non sono disposti a compiere spontaneamente. Tale relazione presenta due modalità fondamentali: La prima qualificata dalluso della pura coercizione, esercitata in diverse forme. La seconda, che si fonda sulla credenza che colui che formula il comando abbia una qualche giustificazione allesercizio di tale funzione. In entrambi i casi appare innanzi tutto come una forma di definizione della relazione sociale, che è fondata pur sempre sullaccettazione della relazione stessa, e quindi la relazione di potere è il risultato di una negoziazione. Per cui si deve riconoscere che nelle relazioni di potere sono presenti, di volta in volta, gradi diversi sia di coercizione, sia di consenso. (Crespi, 2007)

54 Potere e autorità (potere legittimo) Lautorità è talvolta definita come potere legittimo, e i termini autorità e legittimità sono spesso usati come sinonimi. (Rush,1998) Max Weber ritiene che il consenso costituisca il fondamento della legittimità e distingue tre tipi di potere: Herrshaft, il potere legittimo, vale a dire inteso come relazione fondata su un qualche tipo di consenso; Macht, il potere come possibilità che un uomo o una pluralità di uomini possiede, di imporre il proprio volere in un agire di comunità anche contro la resistenza di altri partecipi di questo agire. Kraft, il potere inteso come potenza, come forza bruta e pura capacità di coercizione.

55 Le tre forme di potere legittimo (Weber, 1922) Weber propone unanalisi delle diverse forme di herrshaft, e cioè di potere legittimo, e ne distingue tre idealtipi: 1. di carattere tradizionale, quando poggia sulla credenza quotidiana nel carattere sacro delle tradizioni, valide da sempre, e nella legittimità di coloro che sono chiamati a rivestire una autorità; 2. di carattere carismatico, quando poggia sulla dedizione straordinaria al carattere sacro o alla forza eroica o al valore esemplare di una persona, e degli ordinamenti rivelati o creati da essa; 3. di carattere razionale, quando poggia sulla credenza nella legalità di ordinamenti statuiti, e del diritto di comando di coloro che sono chiamati ad esercitare il potere (potere legale) in base ad essi.

56 Potere e istituzioni politiche nellascrittività (Mongardini, 2001) Lorigine delle istituzioni politiche si spiega con i concetti di rappresentazione collettiva e di oggettivazione del potere. Nelle società primitive, in una fase iniziale, il potere appartiene allinsieme degli individui e si realizza ed oggettivizza in rappresentazioni collettive. In una fase successiva che si assiste ad un processo per cui gli individui che riescono ad impersonare tali rappresentazioni acquistano il potere (capo tribù, sciamano, ecc.). Il passaggio da uno stadio primitivo ad uno più evoluto di società è rappresentato dal processo di personalizzazione del potere, che si realizza con lemergere di individui che incarnano i valori dominanti della comunità: colui che esercita il potere deve la sua superiorità a qualità personali: è il più forte, il più abile, dispone delle risorse, riesce a crearsi unidentità particolare in ordine ai valori dominanti.

57 Potere e istituzioni politiche nellascrittività (Mongardini, 2001) Un ulteriore stadio è segnato dal consolidarsi del fenomeno dellindividualizzazione ed al suo collegarsi ad unimputazione metafisica nella quale viene trovata una propria giustificazione e legittimazione. Ricondotto al concetto di Georg Simmel di stratificazione a partire dal basso, il processo consiste dunque in una prima fase in una personalizzazione del potere ed in una seconda nella nascita di un collegamento tra questa personalizzazione e unistanza metafisica. La figura che viene sovraordinata possiede carattere e qualità tali da assumere il significato condiviso di unistanza oggettiva. Con la creazione di una istituzione politica si tende a far scomparire lindividualità dietro loggettivazione del potere, per cui gli individui finiscono col sentire di non obbedire più alluomo in sé, ma a ciò che egli rappresenta. Con il consolidamento di una cultura, nasce una giustificazione del potere in unistanza superiore, in una forma di rappresentazione.

58 Potere e istituzioni politiche nellascrittività (Mongardini, 2001) E possibile che nelle vicende storiche di una determinato apparato istituzionale si pongano in atto delle crisi. Nel momento in cui entra in crisi loggettivazione del potere, si ritorna alla personalizzazione, per cui riemerge la figura del capo carismatico investito di una missione eccezionale e salvifica, al quale i limiti oggettivanti dellistituzione non risultano naturalmente più applicabili. In tal caso, è il potere dellindividuo che riesce in quanto persona ad attrarre il consenso, in quanto la posizione di potere non riesce più a costituirsi intorno a valori o a ideologie: lindividuo dotato di particolari qualità personali sostituisce lideologia, fa da polo di attrazione del consenso. Nellascrittività il potere carismatico costituisce leccezione, quello che segna i momenti di rottura e di grande trasformazione istituzionale, mentre la regola è il potere tradizionale, che può assumere forme anche molto diverse.

59 Potere e istituzioni politiche nellascrittività (Mongardini, 2001) Il potere tradizionale non deve essere necessariamente sacerdotale o monarchico-ereditario, ma può essere oggettivato anche in forme elettive a base democratica. In ogni caso, leletto è colui che domina anche in funzione religiosa, in quanto è rappresentante della divinità e fonda il proprio potere sulla tradizione. Più la struttura di comunità è estesa ed eterogenea, più si torna a creare consenso su elementi di carattere religioso, si recupera limmagine di Dio come ultima istanza che riesce a fungere da polo di attrazione e a legare gli individui allinterno di una società La sovranità si identificherà in tali casi con un potere indivisibile, originario, una volontà di formazione dellunità politica che si fa portatrice dellutile pubblico, che in quanto tale, è anche legibus soluta. Colui che rappresenta la sovranità, in quanto portatore dellutile pubblico, del bene comune, è al di sopra delle leggi e portatore di una morale sciolta dalla morale privata, e pertanto il re sarà sub Deo, ma anche supra legem.

60 Le istituzioni politiche nella soggettività La personalizzazione del potere viene superata attraverso lastrazione, per cui listituzione politica può essere progettata interamente sul piano simbolico come ruolo. Astrazione e depersonalizzazione dei rapporti di potere divengono contenuto essenziale della modernità. Viene abbandonata la concezione classica, per cui lordine del mondo è qualcosa che gli uomini trovano così come costituito da Dio, per essere ora costruito dagli uomini. La sovranità non appartiene più alla divinità, ma al popolo inteso come insieme definito e individuato di soggetti. Loggettivazione del potere raggiunge il culmine, con lidea dellistituzione rappresentativa, in cui il rappresentante è chiamato a rappresentare lautoreferenza del rappresentato sulla base della condivisione di una ideologia, e cioè di una comune visione del mondo e progetto di società, ovvero anche di valori o interessi, di natura materiale o ideale.

61 I tre passaggi chiave nella formazione degli stati moderni 1) la nascita del capitalismo; 2) lavvento della rivoluzione industriale; 3) lo sviluppo dello stato-nazione. Questi tre processi sono responsabili della divisione del mondo in stati, un fenomeno che caratterizza la società moderna. Lo stato moderno è il prodotto di due forze parallele: leconomia e il nazionalismo (Rush, 1998). Capitalismo, rivoluzione industriale e nazionalismo, come anche lepistemologia positivista, sono tanto presupposti, quanto conseguenze della soggettività e della sua spinta razionalizzante, con la quale luomo moderno, affrancato dai vincoli di religione e tradizione, cerca di imporre un proprio ordine logico alle forze della natura, alla circolazione della ricchezza, ai meccanismi economici di produzione e persino alla storia ed allidentità dei popoli.

62 Soggettività e stato moderno Lo stato moderno è caratterizzato da confini geografici ben definiti, al cui interno opera in modo esclusivo un apparato politico ed amministrativo capace di imporre la propria autorità tramite il ricorso alla forza fisica. (Rush, 1998). Gli stati sono unità politiche autonome in competizione luna con laltra, allo stesso modo in cui al proprio interno le società fondate sulla soggettività risultano costituite da un insieme di soggetti autoreferenti, in competizione tra loro. Lidea di nazione, intesa come comunità di un popolo su un territorio con comuni basi linguistiche, religiose, di stirpe, di memorie, si fonda: a) sullastrazione, loggettivazione, la naturalizzazione e la generalizzazione di alcuni elementi di origine ascrittiva; b) sulla integrazione delle diverse comunità territoriali nel nuovo stato, mediante la forza militare e con efficaci incentivi e disincentivi. (Rush, 1998)

63 Soggettività e stato moderno Il concetto tipicamente europeo di stato-nazione è diventato il modello per lo stato moderno, cosicché dove non esiste una identità nazionale, è necessario crearla (Rush, 1998) La concezione dello stato-nazione si riferisce ad una collettività preesistente di soggetti con unidentità sociale e culturale propria, creata sulla base di fondamenti storici. La storia è il modo scientifico del soggetto di rapportarsi al passato, che diviene così complessità già ridotta (Luhmann, 1971) La storia fornisce le basi necessarie tanto per la creazione di un mito fondante, che per letnogenesi, vale a dire il processo di costruzione a posteriori delle identità nazionali, nuovo fondamento razionale e storicamente legittimato della convivenza di un ben determinato e individuato gruppo di soggetti su di un determinato territorio.

64 Soggettività e stato moderno Per luomo ascrittivo la dimensione naturale della convivenza era costituita dalla comunità tradizionalmente e religiosamente fondata. Per il soggetto moderno, che rivendica la propria autonomia ed un patrimonio di diritti e libertà inalienabili, la nuova dimensione naturale è quella individuale. E ormai qualunque legame societario tale da imporgli regole e limitazioni a dover essere spiegato scientificamente e giustificato moralmente (Bortolini, 2005) Lidea di stato-nazione contiene in sé tanto questa spiegazione scientifica, quanto questa giustificazione morale. Il potere si caratterizza per definizione esclusivamente come potere legale-razionale.

65 Soggettività e stato moderno La collettività, una volta ridefinita secondo i criteri di razionalità storica affermati dalluomo moderno, può seguire una evoluzione e differenziazione in forme oggettivate, come ordine costituzionale, apparato e burocrazia, con nuovi modelli di funzionamento degli apparati amministrativi fondati sul diritto positivo anziché su antiche consuetudini e tradizioni. (Rush, 1998) La prevedibilità sociale negli stati moderni è assicurata non più attraverso il comune riferimento al senso della società complessiva rinvenibile nella tradizione, ma per mezzo dellistituzionalizzazione dei comportamenti in una tassonomia di ruoli, i quali hanno un carattere assolutamente impersonale, e della nuova tecnologia della disciplina (Foucault, 1976). Lindividuo sarà unicamente vincolato a norme prefissate dal potere istituzionale e non già costretto a subire in qualsiasi momento limprevedibile arbitrio del potere personale. (Mongardini, 2001)

66 Potere ed istituzioni politiche (Mongardini, 2001) Il potere si giustifica sempre in relazione a una data ideologia, che non è solo visione del mondo e progetto di società, ma anche rappresentazione collettiva che spiega perché allinterno del gruppo certi individui dominano ed altri sono dominati. Il carattere e la natura delle istituzioni politiche di una determinata società si spiegano come il prodotto di una cultura con specifici valori nella quale il potere si afferma ed il consenso intorno a tali valori permette alle istituzioni di cui sono espressione di durare nel tempo. Quando lapparato istituzionale che razionalizza la vita collettiva si frammenta, il potere si affida in modo più o meno esclusivo al principio della forza, non essendo più possibile governare secondo il principio del consenso, perché viene a mancare il polo di attrazione sul quale il consenso della collettività converge.

67 Forza e consenso nellascrittività Nellascrittività forza e consenso si presentano come fusi insieme nel senso della società complessiva e quindi come difficilmente separabili. Se le istituzioni politiche servono a produrre il consenso necessario al potere per governare, esse sono altrettanto essenziali per la organizzazione razionale della forza. Elemento politico ed elemento militare si presentano entrambi come momenti cruciali di sintesi per la vita e la sopravvivenza della comunità. Il nucleo fondante delle istituzioni politiche è al contempo il prodotto e la determinante strutturale e culturale dellordinamento militare, per cui la partecipazione alla comunità in armi è il corrispettivo della partecipazione alla decisione politica. Listituzione politica di tipo assembleare è specchiodiretto e visibile della comunità in armi.

68 Forza e consenso nella soggettività Nella soggettività forza e consenso sono due fondamenti del potere nettamente distinti, che si pongono in relazione in modo antitetico con lautoreferenza del soggetto. Le istituzioni politiche delle società acquisitive, come governi e parlamenti, devono effettuare una mediazione e una sintesi tra le molteplici istanze di una società civile inevitabilmente divisa e conflittuale, perché costituita da soggetti autoreferenti, per far emergere di volta in volta quei valori e quegli interessi unificanti che possano indirizzare lazione collettiva. la nuova tecnologia della disciplina rende possibile laffermazione di apparati burocratici e militari che si caratterizzano comeesecutivi, sottoposti cioè alla sovranità della legge e ben distinti dalle istituzioni ove si assume la decisione politica. Il mondo militare diviene uno dei tanti sistemi parziali in cui articola la società complessiva, con la sua razionalità specifica e le sue regole, cosa ben diversa da tutto ciò che caratterizzava il guerriero delle società ascrittive.

69 Il consenso nella soggettività avanzata Con la fine delle grandi ideologie, la tendenza sembra quella di una esasperazione dei particolarismi e di un aumento del grado di autoreferenza non solo dei soggetti, ma anche dei vari sistemi parziali della società, con una sempre maggiore difficoltà della politica a svolgere la sua funzione di sintesi. Si parla di una crisi tanto di integrazione sistemica quanto di integrazione sociale (Donati, 1993) Gli apparati esecutivi dello stato, costruiti intorno ai valori della sovranità della legge e delleguaglianza formale, subiscono pressioni verso un processo di trasformazione. In Occidente la discussione ruota intorno al tipo di governance, ai nuovi caratteri del rapporto tra poteri pubblici e sistemi di rappresentanza degli interessi. (Fedele, 1998) Sembra iniziata la ricerca di una forma di statualità leggera, dove lautorità si configura come una funzione del consenso piuttosto che delle leggi e la decisione politica tende a diventare un momento interno al più ampio processo di implementazione amministrativa. (Fedele, 1998)


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