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Facoltà di Scienze della Comunicazione Corso di Internet Studies Anno accademico 2011/2012.

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1 Facoltà di Scienze della Comunicazione Corso di Internet Studies Anno accademico 2011/2012

2 Pagina 2 Una celebre vignetta del New Yorker di qualche anno fa (luglio 1993)

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6 1. F. Comunello, Networked sociability. Riflessioni e analisi sulle relazioni (anche) mediate dalle tecnologie, Guerini, Milano, H. Jenkins, Cultura convergente, Apogeo, Milano Il programma del corso: testi di riferimento per tutti gli studenti

7 Il programma del corso: gli articoli delle riviste internazionali 3 e 4. Due articoli a scelta dello studente alternativamente tratti dalle riviste: a. CMC Journal, (a scelta dello studente all'interno del numero monografico del JCMC sui Social Network Sites (ottobre 2007) o tra gli articoli pubblicati a partire dal 2010) b. New media and society, Sage (selezionando gli articoli pubblicati a partire dal 2010) c. First Monday (selezionando gli articoli pubblicati a partire dal 2010) d. Science, Technology and society (numero di ottobre 2010) e. Information, Communication and society (articoli pubblicati a partire dal 2010) (gli articoli selezionati vanno comunicati alla docente almeno una settimana prima della data dell'esame)

8 Il programma: testo a scelta per non frequentanti 5. Un testo a scelta selezionato dall'elenco che segue**: - M. Berra, A. R. Meo, Libertà di Software, harware e conoscenza, Bollati Boringhieri, Torino - Y. Benkler, La ricchezza della rete, Università Bocconi Editore (qualora fosse selezionato questo testo, sarà sufficiente selezionare un solo articolo di rivista) - M. Castells, La nascita della società in rete, Università Bocconi Editore (qualora fosse selezionato questo testo, sarà sufficiente selezionare un solo articolo di rivista) - F. Comunello, Reti nella rete, Guerini, Milano, C. Shirky, Surplus cognitivo, Codice, C. Anderson, La coda lunga, Bruno Mondadori (edizione 2010) - E. Pedemonte, Morte e resurrezione dei giornali, Garzanti, L. Manovich, Software takes command, reperibile all'indirizzo

9 Il programma: note * La conoscenza dei temi di base relativi ai nuovi media è data per scontata in quanto propedeutica al corso. Qualora si intendesse rafforzare la propria preparazione in tal senso, si consiglia la lettura di A. Marinelli, Connessioni, Guerini ** Gli studenti frequentanti che parteciperanno all'attività di ricerca proposta dalla cattedra saranno esonerati dal testo a scelta e potranno selezionare un solo articolo (che sarà individuato anche a partire dai temi affrontati nell'attività di ricerca) *** La lettura degli articoli in inglese, pur fortemente raccomandata, può essere sostituita con due testi scelti tra quelli indicati dalla cattedra per gli approfondimenti all'interno del programma o tra i testi a scelta.

10 Di cosa parleremo nel corso? Le età degli internet studies; sistematizzazione di un meta-campo di studio Modelli ed evoluzione della CMC Culture convergenti e partecipative "Web 2.0" e UGC Metodi e tecniche della ricerca con/su Internet Reti e network: una riflessione semantica Comunità virtuali vs networked individualism Network society Networked sociability I Social Network Sites Mobile social networks e sistemi georeferenziati Digital divide Proprietà intellettuale, copyright e creative commons nel mondo digitale...

11 Con che sguardo osserviamo i fenomeni che analizziamo? Importa che losservatore partecipi alloggetto della sua osservazione; occorre in un certo senso amare il cinema, avere piacere a introdurre una moneta in un juke-box […] Occorre conoscere il mondo senza sentirvisi estranei […] Loggettività che va ricercata è quella che integra losservato nellosservazione, e non loggettivismo che crede di raggiungere loggetto sopprimendo losservato (E. Morin, 1962, p. 38). Textual Poachers e molte delle mie opera successive sono state scritte dalla prospettiva di un Aca/Fan, ovvero di una creatura ibrida che è in parte fan e in parte accademico […]. Obiettivo del mio lavoro è stato superare il gap tra questi due mondi. Per me è una sfida personale riuscire a trovare un modo per far uscire la teoria culturale dal ghetto delle librerie universitarie per aprire un più ampio spazio in cui parlare dei media che sono importanti per noi dal punto di vista del consumatore (H. Jenkins )

12 Internet Studies? Internet studies is a field of academia dealing with the interaction between the Internet and modern society, and the sociological and technological implications on one another (intro voce Internet Studies, Wikipedia, 2010) Internet Studies is an interdisciplinary field studying the social, psychological, pedagogical, political, technical, cultural, artistic, and other dimensions of the internet and associated information and communication technologies. While studies of the internet are now widespread across academic disciplines, there is a growing collaboration among these investigations. In recent years, "internet studies" have become institutionalized as courses of study at several institutions of higher learning... (intro voce Internet Studies, Wikipedia, 28 settembre 2011)internetinformation and communication technologieshigher learning Internet Studies: a meta-field (D. Silver) The changing role of disciplinarity (Markham e Baym)

13 Un tentativo di definizione (bozza provvisoria) è un campo di studi multidisciplinare (...) internet e alle tecnologie digitali. (>Wellman) suddivide gli I.S. in tre età (...) Se nei primi anni la riflessione si concentrava su pochi temi (tra cui CMC, comunità virtuali e digital divide), oggi gli I.S. analizzano argomenti che spaziano dalle proiezioni identitarie online ai videogiochi, dai (>SNS) alle (>culture convergenti e partecipative), dall'(>internet governance) all'attivismo in rete, dal rapporto tra internet e giovani alle applicazioni della comunicazione online in ambito politico, istituzionale, di mercato. Tra i protagonisti della riflessione disciplinare, metodologica e di etica della ricerca va menzionata l'(>AoIR ). Tra le riviste di riferimento si annoverano: New Media and Society, Information Society, Information Communication and Society, Jounal of Computer-mediated communication, Convergence, First Monday.

14 A meta-field of study For the time being, it appears as though the largest umbrella underneath which many of us would huddle is called internet studies. While simultaneously drawing and building from other, older research streams (computers and composition, computer-supported cooperative work, hyper/ cybertext theory, and human–computer interaction, to name just a few) – and waiting for others to join, follow, or contest – internet studies (also labeled studies of cyberculture, digital culture, information society, or new media) continues to grow as what can only be called a meta-field of study. The meta-fields development and directions, coupled with attention towards the affiliations that its members do and do not make, constitute an important and interesting site of intellectual, academic, and political work David Silver, 2004, Internet/cyberculture/digital culture/new media/fill-in-the- blank studies, New media and society, Vol6(1):55–64

15 Come si scrive internet? Internet is often spelled with a capital I. In keeping with current trends in internet studies, we prefer the lower case i. Capitalizing suggests that internet is a proper noun and implies either that it is a being, like Nancy or Annette, or that it is a specific place, like Madison or Lawrence. Both metaphors lead to granting the internet agency and power that are better granted to those who develop and use it (Baym e Markham, Internet Inquiry. Conversations about method, Sage, 2009)

16 Internet e la ricerca empirica (primi cenni) The internet is directly implicated in at least four major transformations of our epoch: –Media convergence –Mediated identities –Redefinitions of social boundaries –The transcendence of geographical boundaries Each of these intertwined cultural context inevitably affects the identification of research objects, engagement with research fields, and design and conduct of qualitative inquiry of contemporary social life (Baym e Markham, p. x)

17 The changing role of disciplinarity While most disciplines have awakened to an understanding of the importance of the internet in their fields, most do not have a richly developed core of scholars who agree on methodological approaches or standards. This absence of disciplinary boundaries keeps internet studies both desirable and frustrating (Baym e Markham, p. xiv) Absence of canonical texts, few key journals, such as: new media and society; Information Society; Journal of Computer-Mediated-Communication; Information Community and Society

18 Verso una prima sistematizzazione Con levoluzione registrata nel corso degli ultimi due decenni sia da internet, sia dalla ricerca accademica su internet, sono emersi con chiarezza due aspetti. Innanzitutto, studiare una tecnologia così complessa e articolata richiede il contributo di numerose discipline e la loro cooperazione interdisciplinare. In secondo luogo, ciò che inizialmente era una serie sporadica di primi tentativi di cogliere un fenomeno nuovo, oggi ha raggiunto la maturità di un corpus di letteratura che rappresenta non solo un ampio spettro di risultati, sempre più raffinati, ma anche un set sempre più sofisticato di riflessioni teoriche sui metodi di ricerca più appropriati, oltre che sulletica della ricerca (Burnett, Consalvo, Ess, 2010, p. 2)

19 The three ages of Internet Studies B. Wellman (2004): The tree ages of Internet Studies: ten, five and zero years ago, in New media and society La preistoria ( ): Computer Supported Cooperative Work (CSCW); esperimenti in laboratorio (vedi Sproull e Kiesler Connections, 1991) I remember standing lonely at the microphone during a comments period at the CSCW 1992 conference. Feeling extremely frustrated, I exclaimed: You dont understand! The future is not writing stand alone applications for small groups. It is in understanding that computer networks support the kinds of social networks in which people usually live and often work (…) They are sparsely-knit (…) People dont just relate to each other online, they incorporate thei computer-mediated communication into their full range of interaction: in-person, phone, fax, ad even writing

20 The first age of Internet Studies The Internet became dot.com-ed (metà anni 90) Utopians: The most transforming technological event since the capture of fire (John Perry Barlow, 1995); presentism e parochialism; guardavano ai fenomeni online come se fossero isolati Dystopians: it disconnects us from each other Pundits and computer scientists alike were still trying to get a handle of what was happening without taking much account of social science knowledge Computer supported social networks: Internet vista come nuova tecnologia che segue la via tracciata da altri promotori di connettività

21 The second age of Internet Studies ( ) Crescente attenzione da parte del mercato e dei policymakers Crescita continua delluso di Internet: We have moved from a world of internet wizards to a world of ordinary people routinely using the internet (internet diventa una cosa importante, ma non una cosa speciale) Ricerca empirica su larga scala (università, governi, aziende – Pew Internet & American Life Project e World Internet Project) Neither the utopians hopes… nor the dystopians fears… Dalle ricerche emerge che a un uso crescente di Internet si accompagnano maggiori contatti anche con altri mezzi (face to face, telefono, ecc.)

22 Verso la terza età degli internet studies Le prime due età degli internet studies sono state semplici. Nella prima età, non cera bisogno di ricorrere ai dati: bastava uneloquente euforia o unaltrettanto eloquente disperazione. Nella seconda età, i ricercatori potevano cogliere frutti facilmente raggiungibili, utilizzando metodi standard della ricerca sociale – questionari e lavoro sul campo – per documentare la natura di internet (Wellman, 2010, p. 21)

23 La terza fase: dalla documentazione allanalisi (2004- … ) Progetti di ricerca più focalizzati, supportati dalla teoria (tipologie di relazioni sociali supportate, sviluppo di individualized networks: personalizzazione, portabilità, connettività ubiqua) The Internet is helping each person to become a communication and information switchboard (quadro comandi) between persons, networks, and insititutions Groups have clearly become individualized networks The person has become the portal

24 Alcuni temi di ricerca (Association of Internet Researchers) Ronald E. Rice, New media/Internet research topics of the association of Internet researchers (2005). Information Society. 21 (4), pp Postprint available free at:

25 I convegni dell'AoIR 2011 – IR 10: Performance and participation (Seattle) 2010 IR 11.0: Sustainability, Participation, Action 2008 – IR 9.0: Rethinking Communities, Rethinking Place (Copenhagen) 2007 – IR 8.0: Lets Play! (Vancouver) 2006 – IR 7.0: Internet Convergences (Brisbane) 2005 – IR 6.0: Internet Generations (Chicago) 2004 – IR 5.0: Ubiquity? (Brighton) 2003 – IR 4.0: Broadening the Band (Toronto) 2002 – IR 3.0: Net/Work/Theory (Maastricht) 2001 – IR 2.0: InterConnections (Minneapolis) 2000 – IR 1.0: The State of the Discipline (Lawrence )Rethinking Communities, Rethinking PlaceLets Play!Internet ConvergencesInternet GenerationsUbiquity?Broadening the BandNet/Work/TheoryInterConnectionsThe State of the Discipline

26 Verso una quarta fase degli internet studies? Sistematizzazione (manuali, associazioni, riviste) Campo autonomo Integrazione mainstream discipline Integrazioni con network studies e audience studies

27 Introduzione alla CMC

28 Comunicazione mediata dal computer: di cosa parliamo? Computer? Comunicazione? Mediata?

29 Discutere di CMC attraverso la CMC: la ML dellAoIR (Association of Internet Researchers) Association of Internet Researchers mailing list discussion of "CMC" Date: Mon, 24 Jul :05: From: Jillana Enteen Subject: [Air-l] CMC, ICT, digital communication To: Hello all, I'm trying to sort out the differences in etymology and meaning between CMC, ICT and digital communication. I'm having a hard time-- other than recognizing the academic/educational basis for ICT and its roots in IT, it seems to me that these terms are used interchangeably. Any thoughts? best wishes, jillana Jillana Enteen

30 AIR-L: CMC datato? Date: Mon, 24 Jul :18: From: "Martin Garthwaite" Subject: Re: [Air-l] CMC, ICT, digital communication To: air- Jillana, I would agree, if you look at a time line, I remember reading about CMC over 15 years ago, and I'll go out on a limb here and say that quite a lot of the research on CMC was done pre-mass adoption of Internet. So services like CompuServe, CIX and AOL that provided walled gardens that were not originally part of the Internet. CMC also referred to mailing lists like this one, , usenet groups, all these systems were pre-html technologies. ICT appears to me to be a catch all term, and I find digital communication a little ambiguous. Martin. MSc candidate

31 AIR-L: CMC come termine ombrello Date: Mon, 24 Jul :24: From: "Ledbetter, Andrew Michael" Subject: Re: [Air-l] CMC, ICT, digital communication To: I've struggled with the term "CMC" in my own writing. While I wouldn't agree that the term is "archaic" (as many scholars still use the term frequently), it does "feel" dated to me. (…). But, in my own writing, I have tried to refer to specific media as much as possible ( , IM, chat, Facebook, etc.) rather than using the term "CMC"... which might be a healthy move on the whole, since we know that there are significant qualitative and quantitative differences in communication across those media, despite their common online nature. Yet, simultaneously, people sometimes seem to think about, and socially construct, online communication channels as a unified whole. Thus, it seems reasonable that we have an umbrella term to refer to such media. Recently, I have tended to use "online communication"---it is less verbose than "computer-mediated communication", seems less intrusive than an acronym, and seems broad enough to include a lot of different technologies (e.g., both Internet and non-Internet interaction, etc.). In short, it seems to get the job done all right, though I'm sure the term has shortcomings too. But of course, I'm sure appropriate terminology varies from discipline to discipline. Andrew M. Ledbetter Ph.D. Candidate and Graduate Teaching Assistant Department of Communication Studies University of Kansas

32 AIR-L: aggiornare la terminologia Date: Tue, 25 Jul :40: From: Jillana Enteen Subject: Re: [Air-l] CMC, ICT, digital communication To: Thanks for all your thoughts on this. I'm eager to see how the discussion continues (...) I do think it's necessary to find an umbrella term to talk about digital networked communication (I use this term tentively)--one that takes into account that we cannot anticipate how what we "communicate," (…) or how the bytes we transmit will "travel," (i.e. the route of the information) or how they will be received. In other words, understanding that information is transmitted digitally from "others" (other people, other places) encourages a media-specific term, but assuming that this term, as Charlie points out, means computer to computer is now out of the question. Think of different browser qualities (safari versus outlook explorer or computer versus blackberry, for instance)--what people see can vary greatly from what is sent. In the past, it has been useful to place television in one category when considering broadcasting and/or spectatorship, and telephony in another, when examining the implications of (almost) instantaneous voice transmission. Consequently, I find it imperative to have a category (as most have agreed) that takes into account the increasing flexibility--where we might as easily be watching a downloaded television show on our ipod OR on our harddrive, networked television or talk through regular telephones via vonage as surfing the internet--yet the way information arrives is related. The term must maintain an awareness of the complexity of these new vehicles for digital transmission and increasing possible interfaces for their consumption. This is not to discourage specific considerations--which should use terms as specifically as possible. At this point, studying "internet use" may be too broad--www or IRC or mobile-to-mobile SMS, located in a particular moment and among specific users speaks more to the point. I find it interesting, and compelling, that CMC is outdated. And as a "former" scholar of CMC, I'm still pondering over what term might speak best for my framework. thanks and best wishes jillana Jillana Enteen

33 AIR-L: Barry Wellman Date: Wed, 26 Jul :57: From: Barry Wellman Subject: [Air-l] CMC, network of networks To: aoir list I believe that Roxanne Hiltz and Murray Turoff were first/early users of "Computer Mediated Communication" (CMC) in the first edition of Hiltz, S. Roxanne, and Murray Turoff The Network Nation. Reading, MA: Addison-Wesley. Yup, that's before some list members were born. (But I don't have the book handy.) THeir Network Nation title was consciously adopted from Paul Craven and my "The Network City" paper (1973). Which also introduced "network of networks" well before the Internet. And which may have begat "THe Network Society" (Castells, 1996), and certainly begat Tracy Kennedy and my "The Network Household" (2007; ICS) and my "networked individualism" (2000; IJURR) As far as CMC/ICT, I've been increasingly using ICT because it encompasses information as well as communication. (Of course, info has to be communicated to be useful.) My sense is that the CSCW crowd still uses CMC a fair amount. Talk about anachronisms -- CSCW sure is a misleading one. But yet there is an annual conference. Everything old is new again. Barry _____________________________________________________________________ Barry Wellman Professor of Sociology NetLab Director wellman at chass.utoronto.ca Centre for Urban & Community Studies University of Toronto 455 Spadina Avenue Toronto Canada M5S 2G8 fax: You're invited to visit & contribute to the new version of "Updating Cybertimes: It's Time to Bring Our Culture into Cyberspace"

34 AIR-L: William Dutton (allora direttore OII) Date: Wed, 26 Jul :12: From: "William Dutton" Subject: Re: [Air-l] Social software and ICT on Wikipedia To:, As Paolo Massa and Barry Wellman point out, all of these terms -- ICT, new media, CMC, etc -- are anchored in specific research programmes, historical periods, and technologies. They are not interchangeable. While it would be great to improve Wikipedia, I suggest that a useful source might be a book by Loader and others, which is part of the Key Concepts series of Routledge. It is a 2004 publication, but this discussion might encourage them to update Cyberculture: Key Concepts. See: In my opinion, these terms matter, so its great to see that a single post has generated such a stir around the meaning of closely related by distinct terms. Bill

35 Alle origini della CMC Licklider e Taylor The computer as a Communication Device, 1968The computer as a Communication Device Hiltz e Turoff, The Network Nation: Human Communication via Computer, 1978 Il primo filone sistematico di ricerca sulla CMC si sviluppa a partire dagli anni 80 nellambito della psicologia sociale: –Impatto in ambito organizzativo, implementazione reti di comunicazione nelle aziende –Ottenere il massimo dalle nuove tecnologie in gruppi di utilizzatori molto task oriented –Valutare questi strumenti non solo sul piano tecnologico, ma anche per i loro effetti sociopsicologici (gerarchie, controllo decisioni, codici non verbali, ecc.)

36 Lapproccio RCS: reduced social cues (Kiesler, Sproull, Dubrovsky) – indicatori sociali ridotti Domande: quali sono gli effetti di una comunicazione semplice e rapida, in grado di raggiungere qualunque ufficio decentrato? esistono strategie per compensare la mancanza di codici non verbali?non verbali Le persone avvertono le differenze di status o di prestigio? Si sentono più anonime?

37 Approccio RSC - segue Scarsità di informazioni relative al contesto della comunicazione Scarsità di norme condivise per orientare comunicazione La cmc è ritenuta povera dal punto di vista sociale La mancanza di feedback sociale rende difficile il coordinamento degli attori e la comprensione dei messaggi Le capacità di influenza sociale degli attori si livellano Stile comunicativo più libero e impersonale Anonimato e deindividuazione

38 Sul piano organizzativo, dunque, la Cmc avrebbe due effetti contrastanti: Livella differenze di status partecipazione più libera da condizionamenti sociali Crea situazioni di deindividuazione e sottrae gli attori dai vincoli normativi Un gruppo che interagisce via cmc, dunque, sarà più democratico ma anche più lento nelle decisioni Status equalization (esperimenti): in interazioni FtF i partecipanti di status più elevato dominano la discussione, nellinterazione via computer la relazione è più equilibrata (ridotta ansia da valutazione, aumento disattenzione sociale)

39 Informazioni relative al contesto sociale: –statiche: aspetto delle persone, arredamento dellufficio ecc. –dinamiche: comportamento non verbale Per costruire il contesto: variabili di tipo geografico (collocazione), organizzativo (posizione gerarchica), contingente (tipo di relazione tra gli interlocutori) Sproull e Kiesler (1986), ricerca sugli effetti della posta elettronica in una grande azienda: –Cmc veicola poche informazioni sul contesto sociale –Le persone tendono a sopravvalutare la propria importanza –Posta elettronica preferibilmente utilizzata per comunicare con i superiori gerarchici –Posta elettronica preferita per comunicare cattive notizie –Durante lorario di lavoro la posta elettronica è utilizzata spesso per comunicazioni non inerenti al lavoro Status equalization

40 Limitazione della larghezza di banda (quantità di informazioni veicolabili nellunità di tempo). Dunque: –CMC efficace per trasmettere informazioni precise, ma povera in relazione agli aspetti sociali della relazione –Livellamento di status e maggiore visibilità soggetti normalmente esclusi –Ambiente sociale debolmente normato, incline al litigio (flaming), a comportamenti antisociali e a posizioni polarizzate Limiti approccio RSC: contraddizioni (cmc poco adatta per dimensione sociale, ma mail spesso personali anche dal lavoro); aspetti sociali trattati in termini informazionali; determinismo; non spiega uso cmc per scopi personali o con comportamenti normati.

41 SIDE: Social Identity De-individuation Inizio anni 90, psicologia sociale (Lea, Spears) La larghezza di banda di un mezzo di comunicazione non ha nulla a che fare con la sua capacità di trasmettere indici sociali (intestazioni e firme, conoscenze precedenti, ecc.) La cmc limita solo alcuni codici usati nella comunicazione interpersonale (codici non verbali) Distinzione tra lidentità personale e le diverse identità sociali di un individuo: questo spiega perché la deindividuazione può condurre a comportamenti ipersociali o più rigidamente normati di altri E il contesto che coinvolge gli attori come singoli individui o enfatizzando lidentità sociale

42 SIDE - segue (Esperimenti): in una situazione di deindividuazione si realizzano due tipi opposti di comportamento: asociale o ipersociale (in funzione del tipo di identità di riferimento) Questo contraddice teorie ingenue dellinfluenza sociale; modello SIDE ha concezione dei processi sociali di tipo cognitivo La cmc si presta ad essere utilizzata come strumento di controllo sociale Ma la condizione di deindividuazione può distogliere le persone dalle conseguenze che le loro azioni hanno sugli altri (decisioni spiacevoli o impopolari)

43 Teoria Hyperpersonal Social Information Processing – SIP (Walther, Burgoon) Cmc non solo non è fredda, ma tende a sovraccaricarsi di contenuti sociali (iperpersonale) Cmc è generalmente più lenta della comunicazione FtF (questo spiega discrepanze con esperimenti in lab): cmc può veicolare la stessa socialità della comunicazione FtF, se si lascia agli attori il tempo di svilupparla (in laboratorio: limitazione temporale e assenza di aspettative su interazioni future) Al di fuori delle condizioni di laboratorio, gli esseri umani non comunicano quasi mai esclusivamente con un mezzo (cmc o FtF) Selective self presentation; scelta dei tempi; feedback più mediato e behavioural confirmation Like ordinary behaviour, only more so (Spears, Lea)

44 Il contesto sociale Passaggio verso comprensione più completa della cmc: –Superamento teoria matematica dellinformazione –Critica a concezione ingenua dellinformazione (che è un prodotto sociale, non un bene che esiste in natura) –Concezione non riduzionistica della dimensione sociale (codici, universi simbolici ci accompagnano come parte integrante nostra esistenza) –Realtà sociale come costrutto e non come dato ontologico Il contesto sociale: relazione circolare con lazione Si pone in discussione il determinismo, ad esempio la presunzione di intrinseca democraticità delle tecnologie Dallesperimento in lab allapproccio etnografico: lattenzione si sposta dagli effetti della cmc comparata con FtF a processi di costruzione simbolica dei significati e dellazione online (N. Baym, S.Turkle, ecc.)

45 La CMC oggi: alcuni ambiti di ricerca (Journal of Computer Mediated Communication)http://jcmc.indiana.edu Alcuni Special Themes tratti dal jcmc: -War Coverage in Cyberspace (gennaio 2007) -The Social, Political, Economic, and Cultural Dimensions of Search Engines (aprile 2007) -Cross-Cultural Perspectives on Religion and Computer- Mediated Communication (aprile 2007) -Blogging (luglio2007) -Social Network Sites (ottobre 2007)

46 Il Jcmc nel 2009 e nel special issue: Ehealth (gennaio- luglio 2010) Blog Functions as Risk and Crisis Communication During Hurricane Katrina (pages 1–31)Wendy Macias, Karen Hilyard and Vicki Freimuth Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: /j x The Diffusion of a Task Recommendation System to Facilitate Contributions to an Online Community (pages 32–59)Y. Connie Yuan, Dan Cosley, Howards T. Welser, Ling Xia and Geri Gay Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: /j x Communication Communities or CyberGhettos?: A Path Analysis Model Examining Factors that Explain Selective Exposure to Blogs (pages 60–82)Thomas J. Johnson, Shannon L. Bichard and Weiwu Zhang Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: /j Facebook and Online Privacy: Attitudes, Behaviors, and Unintended Consequences (pages 83–108)Bernhard Debatin, Jennette P. Lovejoy, Ann-Kathrin Horn and Brittany N. Hughes Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: /j x Gratifications and Seeding Behavior of Online Adolescents (pages 109–137)C. Courtois, P. Mechant, L. De Marez and G. Verleye Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: /j x Internet in the Daily Life of Journalists: Explaining the use of the Internet by Work-Related Characteristics and Professional Opinions (pages 138–157)Liesbeth Hermans, Maurice Vergeer and Leen D'Haenens Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: /j x Blog Functions as Risk and Crisis Communication During Hurricane Katrina (pages 1–31) The Diffusion of a Task Recommendation System to Facilitate Contributions to an Online Community (pages 32–59) Communication Communities or CyberGhettos?: A Path Analysis Model Examining Factors that Explain Selective Exposure to Blogs (pages 60–82) Facebook and Online Privacy: Attitudes, Behaviors, and Unintended Consequences (pages 83–108) Gratifications and Seeding Behavior of Online Adolescents (pages 109–137) Internet in the Daily Life of Journalists: Explaining the use of the Internet by Work-Related Characteristics and Professional Opinions (pages 138–157) Ethno-Racial Identity Displays on Facebook (pages 158–188)Sherri Grasmuck, Jason Martin and Shanyang Zhao Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: /j Consequences of media and Internet use for offline and online network capital and well-being. A causal model approach (pages 189– 210)Maurice Vergeer and Ben Pelzer Article first published online: 17 NOV 2009 | DOI: 10.1 Ethno-Racial Identity Displays on Facebook (pages 158–188)Consequences of media and Internet use for offline and online network capital and well-being. A causal model approach (pages 189– 210)

47 Il JCMC nel 2011 Alcuni temi: - mondi virtuali - SNS - mobile geotagging - selective posting - uso dell' nelle comunicazioni docente/studente, ecc.

48 Riferimenti per eventuali approfondimenti R. Scalisi, Users, Guerini e Associati, Milano, 2001 L. Paccagnella, La comunicazione al computer, Il Mulino, Bologna, 2000 (in particolare cap. 1 e 2) l_cmc.php (discussione su AIR on CMC)http://courses.ischool.berkeley.edu/i290-12/f07/air- l_cmc.php Licklider e Taylor, The computer as a communication device (1968), disponibile in webcattedraThe computer as a communication device

49 Normalmente le nuove tecnologie della comunicazione sono identificate con –il Personal Computer, la tecnologia emblema della rivoluzione nel trattamento digitale delle informazioni e con –Internet, la rete che consente a milioni di PC di scambiarsi informazioni e, come conseguenza, a centinaia di milioni di persone di comunicare tra di loro e di accedere al patrimonio di conoscenza racchiuso negli archivi (e nei server) di tutto il mondo. Le domande iniziali: computer?

50 Se consideriamo il processo evolutivo dei nuovi media dobbiamo però notare che la tendenza di lungo periodo non è di tipo centripeto ma di tipo centrifugo – non una sola macchina digitale per tutte le nostre esigenze di comunicazione, informazione, intrattenimento ma tante macchine digitali (e tanti media vecchi e/o nuovissimi) capaci di dialogare tra loro mediante le tecnologie di rete; abbiamo spesso scambiato il presupposto - la convergenza assicurata dalla conversione di tutti gli archivi da formati di tipo analogico a formati digitali e consentita dalla macchina (il PC) in grado di gestirla - con la finalità del processo evolutivo. Il PC e il suo alfabeto non rappresentano dunque lintero universo dei nuovi media. (da A. Marinelli, Connessioni, Guerini, Milano 2004)

51 Quando gli utenti non erano utenti Negli anni Sessanta una tipica azione di introduzione di informazioni in un computer prevedeva tre attori, che potremmo definire tre tipi di utenti: lesperto che codificava su fogli di carta le sue specificazioni, il perforatore (o la perforatrice) che perforava le schede riproducendo in forma diversa lidentica informazione passatagli, loperatore che forniva le schede al computer attraverso un lettore di schede. Da un lato, inoltre, cera questo gruppo di esperti che avevano la competenza di agire sul calcolatore, dallaltro cerano tutti coloro che ricevevano i risultati dellelaborazione informatica, sulla base dei quali dovevano prendere decisioni, senza in realtà avere alcuna conoscenza delle procedure che li avevano prodotti (Scalisi 2001: 51).

52 Utenti È solo quando il computer diviene uno strumento personale - e nello stesso tempo strumento per raggiungere una grande varietà di obiettivi, non necessariamente connessi al calcolo o allinformatica – che inizia ad emergere unelaborazione teorica che considera lutente come una delle variabili in gioco. È dunque con la nascita del personal computer, e della GUI (Grafical User Interface), che si può parlare di nascita dellutente. La nozione di utente, dunque, è espressione caratteristica di un modello che vede un soggetto interagire con un dispositivo informatico; lincontro tra i due elementi dellinterazione avviene al livello dellinterfaccia (utente), che rappresenta il punto di contatto e di scambio tra il dispositivo ed il corpo dellutente, concepito sia come porta percettiva, che conduce allattività di elaborazione condotta a livello cognitivo, sia come ponte ergonomico per lazione. Nasce la riflessione sulla Human Computer Interaction

53 Scomparsa degli utenti? Progressivamente il modello della HCI è stato affiancato e ridefinito da modelli concorrenti, tanto che si è giunti a parlare di scomparsa dellutente (Scalisi 2001: 145 sgg.). Possiamo individuare due filoni principali che hanno condotto alla scomparsa dellutente, o meglio, ad una sua ridefinizione: –il modello della Computer Mediated Communication (CMC) –la progressiva affermazione di tecnologie invisibili e onnipresenti.

54 With o through the Net? Diversamente dalla HCI, la CMC non si concentra tanto sullinterazione tra utente e sistema, quanto sulle interazioni tra soggetti supportate dalla tecnologia. Ma la CMC non sostituisce totalmente la HCI: anche in contesti di CMC, infatti, linterfaccia non cessa di avere un ruolo nel determinare la maggiore o minore facilità di utilizzo dei dispositivi, che a sua volta ha ricadute spesso rilevanti sulle modalità di interazione adottate dai soggetti. I soggetti dellinterazione non cessano totalmente di essere interpretati come utenti ma quello dellutente diviene solo uno dei livelli di analisi pertinenti quando riflettiamo sulla CMC. In questambito divengono centrali le dinamiche di interazione tra soggetti, mentre i dispositivi tecnologici costituiscono lambiente, il contesto dellinterazione stessa.

55 Malgrado la CMC, come ambito che studia linterazione tra individui attraverso la rete si affermi in un momento successivo rispetto allaffermazione della HCI, lutilizzo della rete come strumento di comunicazione e contatto tra individui è precedente alla diffusione del personal computer e allo sviluppo del concetto di utente. il primo periodo della diffusione di Internet è caratterizzato da un utilizzo come strumento di comunicazione tra individui. Molto prima della nascita del Web, infatti, si diffondono fenomeni come le BBS (Bulletin Board System) e le , dando origine, a partire dagli anni Settanta, ad unimponente letteratura sul fenomeno delle cosiddette comunità virtuali. Vedi anche Castells 2001 e i comunitari virtuali

56 Lutente nel Web In Internet lutente farà la sua comparsa solo con la diffusione del Web e dei browser grafici (Mosaic, antecedente di Netscape, è del 1994). Fino a quel momento, Internet (e il Web solo testuale) erano rimasti sostanzialmente nelle mani di utilizzatori che erano anche professionisti (o appassionati) delle tecnologie Con i browser grafici, invece, il Web si apre ad un pubblico più vasto, già abituato alla GUI, che dunque si trasforma in utente. Nascono in questo contesto le riflessioni sulla progettazione Web centrata sullutente e sullusabilità dei siti Web.

57 Qualche spunto a partire dall'attualità (4-5 ottobre 2011): il comma 29 del ddl intercettazioni - Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) recita: «Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»Disegno di legge - Alcune forme di protesta in rete: i blogger e Metilparaben:Metilparaben Questa è una prova generale di quello che potrà accadere se il comma 29 dell'articolo 1 del DDL di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma "ammazzablog", dovesse entrare in vigore così com'è. Buona rettifica a tutti. Alessandro GilioliAlessandro Gilioli è un giornalista milanese che lavora all'Espresso, vive a Roma e tifa per l'Inter; Giulia Innocenzi è nata a Rimini, è bionda e ha lavorato ad Annozero; Luca Sappino è il più giovane di tutti, va in giro in bici e conduce una trasmissione alla radio; Vittorio Zambardino ha un blog che si chiama "Scene digitali", tifa per il Napoli e scrive delle cose molto interessanti su FacebookGiulia InnocenziLuca SappinoVittorio Zambardino

58 La richiesta di rettifica di Alessandro Gilioli Gentile direttore del sito informatico Metilparaben ai sensi dellarticolo 8 della Legge 8 febbraio 1948, n. 47 Disposizioni sulla stampa e successive modifiche La invito a pubblicare entro 48 ore dalla presente quanto segue, ricordandole che la mancata ottemperanza al presente invito importa una sanzione amministrativa fino a lire a : Il Suo articolo datato 4 ottobre 2011 e apparso sul sito informatico Metilparaben nel quale si scrive (testuale) «Alessandro Gilioli è un giornalista milanese che lavora a LEspresso» contiene gravi affermazioni contrarie a verità e lesive della mia dignità. 1. Nellarticolo in questione il nome della testata è scritto «LEspresso» mentre ormai da tempo il nome corretto è lEspresso con la l minuscola. Lalterazione del marchio comporta come Le è noto un grave danno dimmagine per il quale ci si riserva di adire anche in via civile qualora non venga pubblicata la presente rettifica. eccecc.

59 Il caso Wikipedia Intorno alle 20 del 4 ottobre Wikipedia oscura le sue pagine italiane: Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero. (…) L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi. eccecc.

60 Alcune reazioni. Alcune riflessioni Approvazione quasi unanime da parte dei commentatori (sia giornali online, Repubblica, la Stampa ecc., sia sito o blog di vario tipo, es. Valigia blu)aligia blu Forte attivazione sui social media: FB, twitter (TT: #wikipedia, Wikipedia Italia, treccani) D. Amenduni sul Fatto Quotidiano: A. La protesta è internazionale e autorevole, come Wikipedia; B. La protesta non è colorata politicamente e riguarda tutti; C. La protesta è di massa Reazioni negative: L'allarme l'hanno lanciato «gli utenti di Wikipedia» e, dunque, anche questo potrebbe non essere attendibile (il Tempo: Treccani vs Wikipedia, 5 ottobre)Tempo Riflettiamo su: - forme e stili della protesta online (stili espressivi, ironia) - attivazione/partecipazione sui social media: forme, soglie di attivazione; perché Wikipedia coinvolge più della mobilitazione generica (senza brand)?

61 Comunicazione tra macchine? Tra uomini? Tra macchine e uomini? La società può essere compresa soltanto attraverso lo studio dei messaggi e dei mezzi di comunicazione relativi ad essi; e (…) nello sviluppo futuro di questi messaggi e mezzi di comunicazione, i messaggi fra luomo e le macchine, fra le macchine e luomo, e fra macchine e macchine sono destinati ad avere una parte sempre più importante (Wiener 1950: ). Il linguaggio non è un attributo esclusivo delluomo, bensì un carattere che egli può condividere fino a un certo grado con le macchine da lui costruite (…) Generalmente noi crediamo che la comunicazione e il linguaggio siano diretti da persona a persona. È possibile tuttavia che una persona parli a una macchina, una macchina a una persona e una macchina a una macchina (…). Cè un linguaggio emesso dalluomo e diretto alle macchine e cè un linguaggio emesso dalle macchine e diretto alluomo (Wiener 1950: )

62 Web 2.0Web 2.0 – L'utente guida il cambiamento (?) Did you knowDid you know?

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65 Web 2.0 is a set of economic, social and technology trends that collectively form the basis for the next generation of the Internet: a more mature and distinctive medium characterized by user participation, openness and network effects. Tim OReilly Il web 2.0 visto da SlideShareSlideShare

66 Critical perspectives on web 2.0 Critical perspectives on Web 2.0 First Monday, vol. 13, march 2008Critical perspectives on Web 2.0 Web 2.0 represents not a socio–technological advance in the World Wide Web, but rather a powerful framing device of professional elites that define what enters the public discourse about the impact of the Web on society. Scholz deflates the claims of revolutionary technical innovation and social empowerment held dear by many Web 2.0 evangelists, revealing instead that the technologies and communities underlying Web 2.0 have existed, in one form or another, long before Tim OReilly first uttered the phrase (M. Zimmer) Theres something quite brilliant, from a corporate–consumer– marketing perspective, about the term Web 2.0. Its very name – Web 2.0 – embodies new–and–improvedness: a new version, a new stage, a new paradigm, a new Web, a new way of living. Attached to any old noun, 2.0 makes the noun new: Library 2.0, Scholarship 2.0, Culture 2.0, Politics 2.0. Hyping new media is nothing new, but lately the marketing meme machine behind Web 2.0 appears to be set on overdrive (D. Silver)

67 Quante visite partecipative? Pur in assenza di dati affidabili sulla totalità degli ambienti che supportano user generated content (molti dei quali aggregano, sotto letichetta ugc, anche attività che necessitano un minor coinvolgimento degli utenti, quali le comuni pratiche che si accompagnano allutilizzo di un social network site), un riferimento comunemente citato in proposito è la ricerca Hitwise, 2007, secondo cui la quota di visite produttive è, rispettivamente, dello 0,18% per You Tube, 0,12% per Flickr e 4,38% per Wikipedia. Il dato, evidentemente, non si riferisce al numero degli utenti, ma allinsieme delle attività da questi condotte nei singoli ambienti. In ogni caso, può essere utile per rendere conto dellentità del tasso di attivismo in differenti ambienti del web 2.0 (cfr articolo Bruno-Matei e coefficiente di Gini)

68 Quanti UGC in Youtube? (fine 2010)

69 J. Nielsen: piramidi degli UGC

70 Crowdsourcing Il termine deriva da crowd (folla) e outsourcing e fa riferimento allesternalizzazione di porzioni del processo produttivo, in questo caso affidato a comunità distribuite, dando luogo a forme di problem solving distribuito. Generalmente, lazienda ricorre al web per proporre il problema da risolvere (o il compito da eseguire) e per valutarne i risultati, spesso ricorrendo anche in questo caso a forme distribuite (concorsi, valutazione tra pari, ecc.). Esempio: Mechanical Turk, unapplicazione promossa da Amazon che mira a rappresentare un punto di incontro tra le aziende e unestesa «comunità virtuale di lavoratori» qualificati, fungendo da mediatore e da garante e supportando sistemi di (micro) pagamento (https://www.mturk.com/mturk/welcome).

71 lambiente di rete rende possibile una nuova modalità di organizzare la produzione: radicalmente decentrata, collaborativa e non proprietaria; basata sulla condivisione delle risorse e degli output tra individui dispersi nello spazio e variabilmente connessi, che cooperano senza dipendere né dal mercato né dagli ordini dei manager. È quanto io chiamo produzione orizzontale basata sui beni comuni (commons-based peer production) (Benkler, 2006, p. 76). Radici: commons, cooperazione distribuita, sistemi di reputation

72 Voci critiche Petersen (2008): looser generated content (contenuti generati da perdenti). Lidea di fondo è che lo user produttore di contenuti sarebbe sostanzialmente un perdente, sfruttato da aziende sempre pronte a trarre profitti dal suo lavoro. Le forme più prossime al mondo del business, come appunto il crowdsourcing, possono effettivamente finire per confondere la cooperazione distribuita con forme di sfruttamento diffuso di manodopera qualificata a basso costo

73 Riflessioni critiche sul ruolo dei dilettanti Lovink: con il pretesto dellelogio del dilettante, un'intera generazione sarebbe di fatto privata degli strumenti per diventare professionista, soprattutto nellambito dellindustria culturale), Inoltre, ampie porzioni dei contenuti presenti sul web sono in realtà sostanzialmente prive di fruitori (o di commentatori, come efficacemente riassunto nel titolo del libro di G. Lovink, Zero Comments). Keen (Dilettanti.com): gli UGC «distruggono la nostra economia, la nostra cultura e i nostri valori».

74 Il culto del dilettante (Keen) Lautore contrappone laccuratezza e la professionalità a suo avviso garantite dai media tradizionali allimprovvisazione e alla scarsa qualità dei contenuti creati dagli utenti, rivendicando, anche per linformazione e lintrattenimento, il livello di preparazione professionale che cerchiamo, ad esempio, in un medico o in un avvocato. Per una analisi critica del lavoro di Keen, realizzata in stile collaborativo e animata principalmente da Lawrence Lessig (duramente attaccato nel testo citato), si veda il Keen Reader,

75 Contenuti grassroots e disintermediazione Trasversale al dibattito sullamateur è il tema della dissoluzione – o della persistente validità – della mediazione professionale. Settori sempre più ampi dellindustria culturale, ad esempio, paiono muoversi rapidamente verso uneliminazione – o quanto meno un ridimensionamento – del ruolo dei mediatori tradizionali. Ad esempio, giornalismo e musica, settori in cui nelle pratiche duso e nella vulgata del web 2.0, il ruolo della mediazione professionale pare essere in fase di superamento, sotto leffetto congiunto delle pratiche di file sharing, UGC e dei sistemi di peer reccomendation. Componenti di disintermediazione evocate nella produzione e gestione della conoscenza (Wikipedia vs enciclopedie) o agli entusiasmi suscitati dalle forme di disintermediazione osservate in ambito politico.

76 Un modello di lettura: cattedrale vs bazaar Raymond: cattedrale vs bazaar Se vogliamo evitare le semplificazioni della retorica della cooperazione a tutti i costi, così come la miopia di alcune difese di retroguardia dellintrinseca necessità di mediazione e gerarchie, una volta individuati e descritti i due macro-modelli sopra richiamati, è opportuno procedere ad unanalitica ricognizione delle differenti forme di attualizzazione che se ne registrano nei diversi contesti applicativi. Nessun osservatore accorto nega che una qualche forma di mediazione resti fondamentale, pur con proporzioni e con declinazioni differenti a seconda delloggetto di analisi (innegabilmente, lattendibilità di una notizia, la validità di un gruppo musicale, laccuratezza di una voce enciclopedica, ecc. vanno in qualche modo appurate).

77 Forme di filtraggio e di mediazione Ciò su cui divergono le opinioni sono le forme e le modalità di un simile processo di filtraggio e mediazione: per i sostenitori dei modelli cooperativi, emergerebbe nellautoorganizzazione risultante dalla somma dei micro comportamenti – non coordinati da alcuna autorità centrale – dei soggetti coinvolti Dimensione temporale è rilevante: se riteniamo ancora valido il modello di informazione quotidiana (o ancor più di un'informazione aways on), è probabile che una qualche forma di filtraggio più o meno professionale possa garantire in modo più efficace (e più veloce) il vaglio, la verifica e la selezione delle notizie, pur lasciando spazio alle opportune forme di integrazione con la produzione dal basso.

78 La dimensione temporale Portata ai suoi estremi, la disintermediazione finirebbe per richiede allutente di trasformarsi egli stesso in agente di selezione e filtraggio. Una totale assenza di mediazione (professionale) porterebbe sugli schermi dei nostri computer, potenzialmente, lintera mole di notizie prodotte quotidianamente. Limpegno richiesto al singolo per vagliare individualmente una tale quantità di dati (anche, semplicemente, per scorrerne tutti i titoli), o a soggetti distribuiti per attivare efficaci sistemi di selezione cooperativa, travalicano lorizzonte temporale dellinformazione quotidiana. Esempio: il caso Wikileaks e la mediazione dei media broadcast

79 Quando la mediazione non funziona. Modelli di disintermediazione In alcuni casi, invece, la mediazione (intesa come presenza di un soggetto, individuale o collettivo, responsabile della progettazione della struttura e dei contenuti di un sistema complesso), è parsa addirittura condurre allimpossibilità – teorica prima ancora che pratica – di portare a termine la realizzazione di specifici progetti. Un esempio: lo Xanadu di Ted Nelson Modelli di disintermediazione: comunità open source; culture partecipative Peer review (sistemi di reputazione, stabilizzati dalla conoscenza del contesto di ciascun peer)

80 Tentare di offrire una risposta univoca alla contrapposizione tra cooperazione e sistemi gerarchici, tra presenza e assenza di mediazione, appare non solo complicato, ma tendenzialmente poco utile. Andranno piuttosto analizzate le specificità di ciascun ambito di riferimento, in termini di sistemi di gestione della reputazione, possibilità di integrare nel processo strumenti automatizzati, quantità e omogeneità dei soggetti coinvolti, struttura dei sistemi di feedback supportati, orizzonte temporale di riferimento, livello di specializzazione dei contenuti, ecc.

81 Media grassroots e media broadcast Il potere dei media grassroots sta nella diversificazione, quello dei media broadcast nell'amplificazione. Ecco perché dovremmo occuparci più che altro della loro interazione (Jenkins, Cultura convergente, p. 282)

82 The long tail, C. Anderson Un esempio: netflix

83 What's next? Web 3.0Web 3.0? Eric Schmidt, CEO google, sul web 3.0 Web semantico : trasformazione del World Wide Web in un ambiente dove i documenti pubblicati (pagine HTML, file, immagini, e così via) siano associati ad informazioni e dati (metadati) che ne specifichino il contesto semantico in un formato adatto all'interrogazione, all'interpretazione e, più in generale, all'elaborazione automatica.World Wide WebHTMLfilemetadatisemantico The Semantic Web A new form of Web content that is meaningful to computers will unleash a revolution of new possibilities By Tim Berners-Lee, James Hendler and Ora Lassila May 17, 2001Tim Berners-Lee, James Hendler and Ora Lassila

84 What's next Web 3.0 e internet of things Cloud computing è un modello ibrido di sfruttamento delle risorse offerte dalle reti di computer, Internet principalmente, che supera il vecchio schema client/server che lo ha caratterizzato ed in parte dominato sino ad oggi. La premessa basilare consiste nellassumere che in questa nuova architettura i data service (servizi hardware) e le funzionalità offerte (servizi software) dovrebbero risiedere prevalentemente sui server web (lenuvole) piuttosto che diffusi sui singoli computer connessi in rete: dovrebbero essere in qualche nuvola da qualche parte ' (E. Schmidt)

85 The computing revolution was about digitizing information. The wireless- communication revolution is about making digital information about anything, available anywhere, at almost no cost (…) Huge amounts of data that were once impossible or too expensive to collect will become the backbone of entirely new services. (…) A disruptive change is occurring in the digital environment thanks to physical computing, pervasive networks and abundant digital storage (Aprile 2007)

86 Ubiquitous computing e calm computing Interfacce e manipolazione diretta Un video (ubiquitous computing by Michio Kaku)videoubiquitous computing I-Phone e Ubiquitous computingI-Phone Ubiquitous computing

87 Internet (la rete Tcp-Ip) non è solo il web Web http Explorer Messaggistica MSN p2p download and sharing Streaming AV Media Player VoD IpTV VoIP Skype OnLine gaming

88 Il web è morto(?) C. Anderson, M. Wolff, Wired US, estate 2010 Anderson Negli ultimi anni uno dei cambiamenti più significativi nel mondo digitale è stato il passaggio dal web aperto a piattaforme che utilizzano internet come mezzo di trasporto, ma non il browser come display (ad es. le apps) La transizione è stata innescata dall'avvento dell'Iphone: mondo che i consumatori scelgono sempre più spesso perché queste piattaforme dedicate funzionano meglio o sono più adatte alla vita quotidiana Produttori e consumatori sono concordi: il web non è il culmine della rivoluzione digitale Il web come strumento prezioso, ma non come l'intera cassetta degli attrezzi (Anderson contrappone la sua visione a chi parla di webtop)

89 Il web è morto? - segue Push vs pull (Wired, 1997). proprio come il web 2.0 è soltanto un web 1.0 che funziona, l'idea (del futuro predominio dei media push) è rinata Il web in fondo è solo una delle tante applicazioni che esistono in internet, e utilizza protocolli IP e TCP per muovere i pacchetti. La rivoluzione è questa architettura, non le applicazioni specifiche che ci sono costruite sopra. Oggi il contenuto che vedi sul tuo browser ammonta a meno di un quarto del traffico internet Applicazioni responsabili del maggior traffico internet: , p2p, reti aziendali, comunicazioni da macchina a macchina delle API (application programming interface), le chiamate skype, i giochi online, Itunes, film in streaming (netflix, ecc.)

90 Un'era post-web? Mobile: fruizione resa più semplice dalle applicazioni E' vero, apprezziamo l'ambiente aperto, ma preferiamo la strada più facile, anche a pagamento (dal modello free al modello freemium) Oggi internet ospita una grande quantità di giardinetti privati (walled gardens), in un certo senso il web è l'eccezione, non la regola Il web aperto della peer production (…) continua a prosperare, sprinto da incentivi non monetizzabili come la voglia di espressione (…) Ma il concetto del web come mercat per la distribuzione digitale è in crisi (…) La vera rivoluzione è internet (…) La natura della rete è cambiata, passando dalla scrivania alle tasche (C. Anderson, in italiano su Wired, ottobre 2010)

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92 Sistemi chiusi e business Allontanamento dall'open web dipende anche dal crescente dominio di uomini d'affari più inclini a pensare nei termini di tutto o nulla dei media tradizionali (…) frutto di un'idea che rifiuta l'etica, la tecnologia e il business model del web. Esempio: Facebook, sistema chiuso, che è diventato un mondo parallelo al web, un'esperienza assai diversa e certamente più appagante e allettante, che divorava il tempo prima passato a passare pigramente da un sito all'altro - applicazioni Integrazione logica tecnologica e media; ci si sposta verso mercato in cui il contenuto domina la tecnologia Apple (Itunes) sposa logica media tradizionali (controlla i contenuti) M. Wolff, in italiano su Wired, ottobre 2010


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