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2. Relazioni e istituzioni

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Presentazione sul tema: "2. Relazioni e istituzioni"— Transcript della presentazione:

1 2. Relazioni e istituzioni
Relazioni istituzionali e Gestione della responsabilità sociale d’impresa 2. Relazioni e istituzioni nella teoria sociale Stefano Scarcella Prandstraller

2 L’interazionismo simbolico
George Herbert Mead ( ) parte dall’esigenza di spiegare il comportamento umano al di fuori dello schema di matrice positivista stimolo-risposta della psicologia comportamentista di John Broadus Watson Per farlo indaga la dinamica dell’interazione e costruisce un modello intersoggettivo dell’Io, con cui si inquadra la formazione del Sé come processo essenzialmente sociale, che coinvolge ego e alter; il comportamento di un individuo può essere compreso solo nei termini del comportamento dell’intero gruppo sociale di cui fa parte; la stessa società è una struttura che emerge attraverso un processo continuo di atti sociali di comunicazione, di transazioni tra persone orientate reciprocamente le une verso le altre.

3 Segno, simbolo e gesto significativo
Il segno è una semplice traccia ambientale, che diviene simbolo quando situato in un universo condiviso di significato Il pensiero umano inizia quando vengono ad esistenza simboli, non verbali o verbali; il gesto è primo meccanismo di compimento di atti sociali; Il gesto non significativo è analogo a quanto avviene al livello animale, ove comporta un’immediata reazione ad uno stimolo i gesti significativi sono invece basati sull’uso di simboli, i quali sono portatori di un contenuto che è lo stesso per individui differenti ed hanno per loro lo stesso significato; essi consistono nel suscitare la manifestazione in alter della medesima risposta che susciterebbero in ego; implicano l’assunzione del ruolo altrui e la tendenza ad agire come agirebbe l’altra persona al posto di ego.

4 Il Sé (Self) Il Sé è una caratteristica esclusiva degli esseri umani, che implica la capacità di “essere oggetto a se stesso da una prospettiva esterna”. il Sé non può essere che un Sé sociale, vincolato in quanto tale all’interazione sociale ed al linguaggio; la genesi della coscienza e del Sé si spiega attraverso lo sviluppo graduale, durante l’infanzia, della capacità di assumere il ruolo dell’altro e di visualizzare il proprio modo di agire come se fosse visto dagli altri; il bambino crescendo impara ad assumere il ruolo degli altri attraverso il gioco, sviluppando in sé la capacità di mettersi al posto di altri che sono per lui significativi; la partecipazione a giochi organizzati complessi diviene possibile solo tenendo conto dei ruoli degli altri giocatori.

5 Il Sé, il Me e l’Io Lo stadio finale di maturazione si ha quando il singolo diviene capace di assumere il ruolo dell’altro generalizzato; il “Sé maturo” si produce quando “l’altro generalizzato” è interiorizzato a tal punto che per suo tramite la comunità esercita il suo controllo sulla condotta dei singoli membri; L’essenza del “Sé” è nella sua riflessività e si distingue tra: il “Me”, che è il risultato degli atteggiamenti che gli altri hanno nei confronti di ego, la considerazione degli altri significativi e della comunità nel suo complesso ; l’”Io”, che è la risposta che ego dà all’atteggiamento che gli altri assumono nei suoi confronti ed è libertà e iniziativa; I limiti dell’ ordine istituzionale e sociale, dei costumi e del linguaggio entrano nel “Me” come elementi costitutivi, ma l’”Io” reagisce alle situazioni preesistenti in modo unico.

6 Il funzionalismo Talcott Parsons ( ) intende per sistema d’azione “l’organizzazione duratura dell’interazione tra un attore ed una situazione” ogni sistema d’azione può esistere solo se e in quanto quattro bisogni di base siano almeno in parte soddisfatti da quattro tipi di funzione, compresi nello schema A.G.I.L.: l’adattamento (Adaptation): adattarsi all’ambiente e rendere l’ambiente adatto ai suoi bisogni; il raggiungimento del fine (Goal): definire i suoi scopi e mobilitare le risorse necessarie per raggiungerli; l’integrazione (Integration): regolare e coordinare le parti del sistema per conservare stabilità e coerenza; la latenza (Latency) o mantenimento della struttura: garantire l’energia motivazionale dei suoi membri.

7 Il funzionalismo Per ogni sistema d’azione possono individuarsi quattro sottosistemi, uno specializzato in ogni funzione: A) l’organismo è diretto all’adattamento; B) il sistema della personalità al raggiungimento del fine; C) il sistema sociale è diretto all’integrazione; D) il sistema culturale a mantenere la struttura latente. La teoria dell’azione di Parsons è generale e permette di identificare partizioni simili in ogni sotto-sistema; il sistema sociale comprende quattro sotto-sistemi: a) l’economia, che ha a che fare con l’adattamento; b) la politica, che mira al raggiungimento del fine; c) la comunità sociale, all’integrazione e alla solidarietà; d) il sottosistema culturale, che provvede ai valori e alle regole normative per la socializzazione.

8 Il funzionalismo: sistema sociale e relazioni
Il sistema sociale è una rete di relazioni strutturate in base a uno schema di interazione, cui gli attori sociali partecipano. Questa partecipazione ha due aspetti: l’aspetto istituzionale, lo status, che concerne “la posizione del soggetto nel sistema sociale rispetto agli altri soggetti; l’aspetto processuale, il ruolo, “relativo a ciò che il soggetto compie nelle sue relazioni con gli altri”, nell’adempiere la sua funzione per il sistema sociale. La distinzione tra status e ruolo dipende dalla differenza che esiste tra le due prospettive reciproche dell’interazione Chi interagisce con ego lo considera sulla base del suo status, mentre ego agisce interpretando il suo ruolo.

9 Il funzionalismo: status e ruolo
I complessi status-ruolo sono unità del sistema sociale e come tali preesistono ad ego e ad alter e sono indipendenti dalla loro volontà e dalla negoziazione di significato tra loro; nelle società ascrittive, o società di status, che non conoscono il concetto di ruolo, lo status è ascritto; nelle società acquisitive, status e ruolo tendono costituire una unità inscindibile, dato che lo status viene acquisito mediante prestazioni del soggetto nell’agire un ruolo; Il soggetto è una unità del sistema sociale superiore a quella status-ruolo, costituita da un fascio di status e di ruoli. Le relazioni di interazione analizzate in termini di status e di ruoli si verificano in sistemi.

10 Aspettative di ruolo, relazioni e istituzioni
Il nucleo centrale delle aspettative di qualsiasi ruolo “è costituito da definizioni concernenti il modo in cui chi lo occupa deve comportarsi nei riguardi degli altri”; un criterio di valore nell’adempimento delle aspettative di ruolo si dice istituzionalizzato quando insieme soddisfa i bisogni-disposizioni del soggetto agente e ottimizza dal punto di vista funzionale le relazioni con gli altri soggetti; L’anomia è l’opposto di istituzionalizzazione: assenza di una complementarietà strutturata del processo di interazione; una istituzione è un complesso di ruoli istituzionalizzati con un significato strutturale strategico nel sistema sociale; l’istituzione è un’unità di struttura sociale di ordine più elevato rispetto al ruolo, composta da una pluralità di modelli di ruolo interdipendenti e di loro componenti.

11 L’approccio drammaturgico
Secondo Erving Goffman l’ordine sociale è “una accorta realizzazione degli individui interessati“, che “controllano costantemente se stessi, mascherando parte dei loro Sé e accentuandone altri aspetti”. La vita sociale è recita a beneficio dell’altro generalizzato, cui tutto concorre, dal modo di vestire e di parlare ai gesti. “rappresentazioni”= tutte quelle attività individuali che servono a influenzare il pubblico durante l’incontro; Le rappresentazioni sono governate da regole, cioè da codici impliciti e pratici, che indicano il comportamento più appropriato in quella particolare situazione; La “facciata” è quell’aspetto della rappresentazione che, “funzionando in maniera fissa e generalizzata”, aiuta il pubblico a definire la situazione.

12 La facciata La facciata ha due importanti aspetti:
l’ambientazione, che consiste nelle parti sceniche di un equipaggiamento espressivo e comprende i dettagli dello scenario che rende possibile l’azione; è generalmente vincolata a un luogo particolare e tende ad essere ferma; la facciata personale, vale a dire quegli altri elementi dell’equipaggiamento espressivo che identifichiamo con l’attore, come i modi di parlare e i gesti della persona. La facciata personale si distingue in: apparenza, relativa allo status sociale dell’attore ed alla sua “temporanea condizione rituale”; maniera, che indica quale ruolo l’attore intende rappresentare nell’interazione che sta per verificarsi; ci si attende una certa coerenza tra ambientazione, apparenza e maniera.

13 Facciata sociale, equipe e retroscena
Le facciate sociali sono facilmente riconoscibili dagli attori e tipicamente generali ed astratte; ad esse si accompagnano appropriati “abiti di scena”; equipe = un gruppo di persone che cooperano per mantenere la definizione della situazione proiettata durante la rappresentazione; implicano lealtà e competenza, perché l’errore di uno può comportare una minaccia per la coesione del tutto; barriera tra ciò che è visibile al pubblico e ciò che non lo è il retroscena è il luogo ove si svolgono le attività di sostegno o preparatorie per la ribalta e contribuisce a caricare emotivamente gli attori per la ribalta; vi possono aver luogo sfoghi emotivi e comportamenti che sulla ribalta non sarebbero immaginabili.

14 Il controllo delle impressioni
Gli individui tendono a controllare il modo in cui sono percepiti dagli altri attraverso una serie di espedienti: 1) le “pratiche e gli attributi difensivi”, comprendenti la lealtà drammaturgica tra i membri di una equipe; 2) le “pratiche di protezione”, in cui è il pubblico che, grazie al tatto, aiuta gli attori a preservare la rappresentazione; 3) la capacità degli attori di cogliere mutamenti di atteggiamento o minacce dal pubblico, in modo da poter rettificare il proprio comportamento in sintonia; proprietà situazionale = modo in cui il significato di azioni o concetti dipende dal contesto in cui essi emergono in molti casi un’azione può essere interpretata correttamente solo conoscendo il contesto in cui ha luogo; Un comportamento può essere “situazionalmente inappropriato”

15 Contegno = modo in cui le persone si presentano come affidabili, e tali da poter suscitare aspettative; deferenza = modo in cui le persone assumono sicurezza e fiducia, esprimendo apprezzamento nei confronti del destinatario, tramite: “rituali di discrezione “, che hanno il fine di mantenere intatte le sfere ideali che circondano gli individui; “rituali di presentazione”, che consistono in strumenti positivi per onorare gli individui (saluti, complimenti,…) coinvolgimento = modo in cui la gente presta o nega attenzione agli altri in una situazione data civile noncuranza = capacità di accettare la presenza di estranei pur senza attardarsi in segni di deferenza, con cui gli estranei rafforzano la reciproca fiducia e relativa disponibilità.

16 Il neoistituzionalismo
processi di istituzionalizzazione= sorgere e operare nel lungo periodo di attività socialmente legittimate e persistenti che caratterizzano specifici aspetti della vita sociale. Istituzione (Mac Iver, 1931) =procedura organizzata e stabile. Istituzione (Jepperson, 2000)= ordine o modello sociale che ha conseguito un certo stato o una certa proprietà. Istituzionalizzazione= processo di tale conseguimento. Non tutte le istituzioni sono organizzazioni formali, ma ve ne sono numerose che operano come istituzioni; la società contemporanea è popolata di istituzioni, che, per la particolare legittimazione sociale loro riconosciuta, hanno un ruolo privilegiato di formazione e di trasmissione di norme e valori, nonché di allocazione di risorse materiali e simboliche.

17 Istituzioni e campi organizzativi
Le istituzioni sono percepite nel proprio contesto di riferimento come “strutture oggettive e resistenti che operano come fonti di significato per le azioni individuali e collettive; Presentano una dualità vincolo/libertà, per cui sono veicoli di attività all’interno di alcuni vincoli, sono modelli di programmi che stabiliscono identità e indicano le azioni appropriate; Più istituzioni insieme costituiscono dei campi organizzativi, vale a dire delle aree riconosciute di vita istituzionale che svolgono un’ininterrotta azione di normazione e di controllo sull’attività di altre organizzazioni; I neoistituzionalisti si dedicano alla ricostruzione del contesto e delle sue prescrizioni, e passano a verificare i modi e i limiti in cui ciascuna organizzazione recepisce gli standard prescritti.

18 L’isomorfismo delle organizzazioni
è un concetto coniato dall’approccio noto come ecologia delle popolazioni organizzative, sorto negli anni ’70 isomorfismo naturale, generato dalla competizione per la conquista di spazi, mercati e risorse che elimina le org. meno adatte e porta quelle che restano ad avere forme simili; isomorfismo istituzionale, che nasce dall’esigenza di conformarsi a pressioni esterne per ottenere legittimazione sociale; tende a rendere le org. più simili tra loro, senza necessariamente renderle più efficienti; può essere di tre tipi: isomorfismo coercitivo, derivante da obblighi di legge vincolanti; isomorfismo mimetico, derivante da processi imitativi spontanei; isomorfismo normativo, che nasce da processi di professionalizzazione e apprendimento di nuove tecnologie.

19 L’etnometodologia Harold Garfinkel studia gli etnometodi, vale a dire “i metodi o le procedure in base a cui i membri comuni della società attribuiscono significato alle azioni della loro vita quotidiana”; assunto “la realtà come costruzione sociale”, ovvero gli oggetti della nostra esperienza non sono indipendenti dai metodi con i quali li osserviamo e li comprendiamo; l'oggetto di studio è la conoscenza di come l'ordine sociale viene percepito e trasmesso nella vita quotidiana; le istituzioni sono esperite come strutture oggettive e resistenti, fonte esteriore di significato per le azioni individuali nella loro vita quotidiana, le persone attingono a un non problematico “stock cognitivo” o “intelligenza di senso comune”, con cui tipizzano se stessi e le proprie azioni;

20 Etnometodi e contesto questa tipizzazione lega fornisce ad ogni singolo la capacità di anticipare le risposte di un altro alle proprie azioni; lo stock cognitivo personale è considerato evidente fino ad altro avviso, cioè finché non capitano alterazioni o rotture; Un etnometodo si realizza attraverso una “capacità cognitiva tacita e pratica, non in base a un sapere teorico o discorsivo”, per cui la gente non conosce le regole in teoria, ma è solo in grado di agire in accordo con esse; Indicalità = il significato degli oggetti, delle pratiche sociali e dei concetti dipende dal contesto in cui essi nascono; la gente attinge al contesto per attribuire significato alle pratiche, e queste, una volta istituzionalizzate, concorrono alla capacità della gente di creare il senso del contesto.

21 Gli esperimenti di rottura
esperimenti di rottura = scopo di indagare le conseguenze di un improvviso scompiglio nella routine quotidiana; Lo sperimentatore rompe le pratiche istituzionalizzate; gli altri soggetti percepiscono la situazione come improvvisamente destrutturata rispetto a certezze di natura istituzionale; le persone hanno una forte dipendenza emotiva verso le regole e le procedure implicite alle quali attingono in continuazione; le persone, di fronte ad una infrazione alle regole, tendono di solito a “condannare moralmente il deviante”, piuttosto che ad aggiustare “le proprie procedure interpretative”.

22 Istituzioni ed etnometodi
L'ordine sociale non è solo effetto dell'azione svolta dalle istituzioni sui processi di socializzazione dei singoli individui, ma ci si deve mettere dal punto di vista dei soggetti; la certezza di un soggetto non proviene tanto dalle sue percezioni sensoriali, quanto piuttosto dal sistema di credenze con cui interpreta quelle percezioni; quanto più è forte un contesto istituzionale, tanto più il suo contenuto culturale è trasmesso senza scostamenti; quanto più un soggetto percepisce solido il quadro istituzionale di certezze, tanto più si attende che anche gli altri soggetti si comportino come lui; se però il compito o la situazione è insolita, sfugge alla routine, il grado di certezza dei significati trasmessi è inferiore e viene percepito come più opinabile.

23 La sociologia relazionale (Donati, 1993)
La realtà umana è relazionale per essenza, e ci si deve fondare sul concetto di persona come individuo in relazione; la costruzione teorica di Parsons è un tentativo di “sistematizzare le relazioni sociali”, e lo schema AGIL è una bussola in grado di orientare l’indagine sociologica; la società è un sistema di relazioni sociali e sono queste relazioni che strutturano i quattro sotto-sistemi di Parsons; nel cercare di comprendere un fenomeno sociale , si deve partire dal definirlo come relazione sociale; le relazioni sociali, a seconda del livello in cui vengono osservate, sono definite interazioni, organizzazioni e società; La relazione presuppone almeno due soggetti ed è “azione reciproca” e il sistema “è un insieme organizzato di relazioni”.

24 La sociologia relazionale
Principio guida della sociologia relazionale è quello interazionale, con cui un attore sociale produce qualcosa. La teoria relazionale si presenta con: A) una epistemologia, la relazione come “presupposizione prima”; B) un paradigma, quello della rete, ove di primaria importanza appare la “riscoperta delle reti informali”; C) una pragmatica, vale a dire l’intervento di rete. la sociologia è caratterizzata da un dualismo di fondo e si traduce in due paradigmi conoscitivi alternativi : da un lato il paradigma micro dell'azione sociale, basato sulla soggettività, e dall’altro quello macro del sistema sociale, localizzato sulle strutture sociali oggettivate.

25 Il distanziamento tra umano e sociale
Il paradigma relazionale permette di ri-comprendere attraverso un superamento della contrapposizione tra micro e macro, gli approcci e le teorie sociologiche in un quadro non dualistico ed aperto a tutte le altre discipline la società contemporanea è caratterizzata da una progressiva presa di distanze fra l’umano e il sociale umano = ciò che è distintivo dell’essere umano nel suo modo di esistere, vivere e agire; sociale = ciò che sta tra gli individui in quanto individui; il sociale dove è il ruolo a prevalere sulla persona, non è più percepito come il luogo dove l’umano vive e si manifesta, ma si trova altrove rispetto a ciò che costituisce il tessuto sociale degli incontri fra i soggetti agenti.

26 Interazione tra umano e sociale
“Il distanziamento fra umano e sociale si manifesta attraverso un diffuso senso di spersonalizzazione, fino alla dis-umanizzazione delle relazioni, degli stili di vita e in generale del tessuto sociale; la società produce, più che in passato, forme sociali che, benché siano agite da uomini, sono percepite, vissute e rappresentate come non umane; la sociologia relazionale rivendica la presenza dell’umano nelle relazioni sociali contestualizzate. La sociologia deve essere in grado di cogliere il senso dell’umano nel sociale e per farlo deve adottare una prospettiva relazionale.

27 Interazione fra umano e sociale
una forma sociale è umana “in quanto le relazioni sociali di cui consiste sono prodotte da soggetti che si orientano reciprocamente in base ad un senso sovra-funzionale”; una forma è non umana quando “il senso delle azioni è solo funzionale”, ovvero “di pura autopoiesi sistemica”; il sociale è umano nella misura in cui è relazionale; la qualità umana nelle forme sociali richiede il mantenimento di ciò che nell’umano vi è di irriducibile al sociale; anche nelle forme del sociale non umane, l’umano non è propriamente assente, quanto piuttosto latente; il farsi della società, ossia “l’emergere delle forme sociali”, è interpretato come dinamica della continua differenziazione e reciproca integrazione fra l’umano e il sociale.


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