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Filosofia del linguaggio I PEIRCE (24 marzo – 21 aprile 2015) Schemi sui testi Emanuele Fadda.

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1 Filosofia del linguaggio I PEIRCE (24 marzo – 21 aprile 2015) Schemi sui testi Emanuele Fadda

2 Testi da studiare 1.Una nuova lista di categorie 2.Alcune conseguenze di quattro incapacità 3.Il fissarsi della credenza 4.Come render chiare le nostre 5.Filosofia e condotta di vita 6.La logica della continuità 7.I sette sistemi della metafisica 8.Pragmatismo come logica dell’abduzione 9.Un argomento trascurato per la realtà di Dio

3 UNA NUOVA LISTA DI CATEGORIE (1867)

4 La predicazione, il concetto e i due estremi necessari Concetto => riduzione del molteplice sensibile ad unità necessaria => problema della PREDICAZIONE (IT/)SOSTANZA => soggetto universale (non si può predicare) – Presente in generale, oggetto dell’attenzione ESSERE => predicato universale (non può essere soggetto)

5 Un metodo per le categorie Bisogna arrivare dall’essere (predicazione “vuota”) alla sostanza – Essere e Sostanza “spariranno” nelle versioni successive ESSERE[si riferisce a][oggetto] QualitàGroundQuale RelazioneCorrelatoRelato RappresentazioneInterpretanteRepresentamen SOSTANZA

6 Dal segno alla logica Somiglianza RepresentamenIndice Simbolo Grammatica formaleTermini LogicaProposizioni Retorica formaleArgomenti

7 ALCUNE CONSEGUENZE DI QUATTRO INCAPACITÀ (1868) (con note sugli altri saggi “anticartesiani”)

8 Cartesianesimo vs. scolastica dubbio universaleno dubbio sui fondam. certezza individualetestimonianza dei saggi argoment. “a catena”argoment. “a fibra” misteri cognitivisolo misteri teologici

9 Quattro incapacità NO introspezione – Ogni conoscenza è esterna NO intuizione – Ogni cognizione è determinata da una precedente NO pensiero senza segni – Perché una cognizione esterna, determinata da un’altra e che ne determina un’altra, è un segno NO assolutamente inconoscibile=> ANTI-KANT – Perché se abbiamo un segno ne sappiamo comunque qualcosa

10 Semiotica cognitiva Ci sono solo cognizioni esterne, segni che si susseguono l’un l’altro, senza un primo e senza un ultimo pensabile Ogni cognizione è inferenziale – se…allora Ogni cognizione è semiotica – segno…oggetto Ogni cognizione è logica – premessa…conclusione

11 Tre tipi di inferenze Argomenti apodittici (= necessari): DEDUZIONE Argomenti probabili (= non necessari): INDUZIONE IPOTESI In generale, tutte le inferenze valide traggono conclusioni da due premesse conosciute (forma sillogistica)

12 Tre elementi del pensiero Feeling/Qualità => qualità materiale Relazione => applicazione denotativa Rappresentazione => funzione rappresentat. Pensiero  segno  conoscenza  inferenza

13 Anti-nominalismo (1) Atenzione => habits – (qui intesi come associazioni nervose) Possiamo pensare in generale – (contro l’empirismo-nominalismo, che concepisce solo l’astrazione-da) “Non ha alcun significato dire che nelle nostre menti c’è qualcosa che non ha effetto almeno su ciò che siamo coscienti di sapere” – proto- massima pragmatica

14 Anti-nominalismo (2): realsismo IDEALISMO  REALISMO: ogni cosa è relativa alla mente, ma se c’è un irreale (ciò che abbiamo scoperto essere sbagliato), c’è un reale, che in the long run sarà conosciuto Il soggetto di questa conoscenza è una COMUNITÀ scientifica (socialismo logico) Il realismo non è credenza nelle finzioni metafisiche – è l’idea che non c’è niente se non rappresentazioni vere

15 Uomo-segno (1): uomo vs. parola Qual è la differenza tra un uomo e una parola? La coscienza? Ma questa è difficilmente classificabile, e non troppo importante (lo è molto più la coerenza che lega i segni tra loro) Allora, le parole potrebbero rivoltarsi contro gli uomini dicendo che non sono essi ad averle create, ma semmai il contrario La parola che l’uomo usa è l’uomo stesso

16 Uomo-segno (2): glassy essence Uomo = linguaggio = pensiero L’identità dell’uomo non è data dalla sua forza bruta, ma “consiste nella coerenza di ciò che fa e di ciò che pensa (…) il suo esprimere qualcosa” Il pensiero del singolo dipende dal pensiero potenziale della comunità Abbiamo un’essenza vitrea, non meno accessibile agli altri che a noi stessi

17 IL FISSARSI DELLA CREDENZA (1877)

18 Cinque sezioni I.Breve sguardo alla storia della scienza (dal punto di vista del metodo) II.L’abito come cardine della logica III.Dubbio e credenza IV.L’inquiry V.I quattro metodi (tenacia, autorità, a priori, scientifico)

19 Metodo della tenacia Consiste nel restare tenacemente aggrappati alle proprie idee, stornando lo sguardo da tutto ciò che potrebbe metterle in pericolo – “politica dello struzzo” È spesso efficace, ma, alla lunga, non può resistere all’impulso sociale che chiede di confrontare le proprie opinioni con quelle degli altri

20 Metodo dell’autorità Suppone che vi sia qualcuno che abbia interesse a che tutti pensino nello stesso modo, e crei delle istituzioni apposite (spesso oppressive e violente) – Roma è stata, nei secoli, la capitale del metodo della tenacia È quello forse più efficace in assoluto, perché la maggior parte delle persone non chiede altro che qualcuno che pensi per loro – “se la loro più alta aspirazione è quella di essere schiavi intellettuali, schiavi dovrebbero rimanere”

21 Metodo dell’a priori Sostituisce all’autorità il giudizio personale: è vero ciò che ognuno è inclinato a credere – La filosofia moderna nasce, in effetti, con questo metodo Se da un verso ha il pregio di dare libertà al singolo, dall’altro ha il difetto di ergere questo singolo a giudice della verità

22 Metodo scientifico È basato sulla nozione di realtà, la quale è indipendente dalle menti dei singoli. È sorretto dall’idea che ogni mente ordinata e leale che ragiona su un problema dovrà giungere prima o poi alla stessa conclusione Si sceglie come si sceglie una sposa – accettando le difficoltà, e tenendo fermo il rispetto per gli altri metodi, e per chi li pratica

23 COME RENDER CHIARE LE NOSTRE IDEE (1878)

24 Sommario I.Idee chiare/oscure, distinte/confuse II.MASSIMA PRAGMATICA III.Esempi: durezza, peso, forza IV.La nozione di realtà

25 Idee chiare e distinte Queste nozioni vengono date come scontate, ma non lo sono affatto. A volte ‘chiarezza’ sembra avere una connotazione soggettiva e ‘distinzione’ una connotazione oggettiva, ma non è sempre così La dottrina va rinnovata con un nuovo principio Meglio avere poche idee, ma affidabili, che molte poco chiare. Una sola idea poco chiara è capace di essere molto dannosa.

26 Credenza e pensiero “Il pensiero in azione ha come unico possibile motivo il raggiungimento del pensiero in riposo; e tutto ciò che non si riferisce alla credenza non fa parte del pensiero” “La credenza è la semicadenza che chiude una frase musicale nella sinfonia della nostra vita intellettuale” 1.È qualcosa di cui ci rendiamo conto 2.Acquieta l’irritazione del dubbio 3.Instaura un abito

27 Massima pragmatica “Per sviluppare il significato di una cosa non dobbiamo far altro che determinare quali abiti essa produce” “Considerate quali effetti, che possono concepibilmente avere portate pratiche, noi pensiamo che l’oggetto della nostra concezione abbia. Allora, la nostra concezione di questi effetti è l’intera nostra concezione dell’oggetto.”

28 esempi DUREZZA (es. del diamante nella bambagia) LIBERO ARBITRIO (avrei potuto fare diversamente?) PESO (in assenza di forze opposte, un corpo cadrà) FORZA (è ciò che determina un’accelerazione)

29 Che cos’è la realtà “L’opinione il cui fato è che da ultimo si trovino d’accordo su di essa tutti coloro che indagano, è ciò che intendiamo per verità, e l’oggetto rappresentato in quest’opinione è il reale” “La realtà è indipendente non necessariamente dal pensiero in generale, ma solo da ciò che voi e io o ogni numero finito di uomini può pensare di essa”

30 FILOSOFIA E CONDOTTA DI VITA (1898)

31 Teoria e pratica (1) Il tipo del filosofo greco attico è una persona abbastanza stravagante: ritiene di dover condurre la propria esistenza ordinaria su principi teorici Non così gli ionici e gli asclepiadi, gruppo di proto-scienziati che sapevano ben distinguere le questioni teoriche da quelle pratiche – Questo si evince anche dall’ordinamento delle opere di Aristotele

32 Teoria e pratica (2) Il teoreta non deve avere alcuna considerazione per le questioni morali quando fa scienza (es. vivisezione). Il filosofo- scienziato non è uno che è venuto al mondo per rendere gli altri più buoni Il vero scienziato è mosso da un Eros scientifico, che è una passione in fondo egoistica

33 Filosofia, logica e morale La filosofia è ancora in una “condizione infantile”, sicché le sue idee non sono affidabili per il comportamento ordinario Le questioni di importanza vitale devono essere demandate a tutt’altra fonte – [Qui Peirce fa riferimento a James, che gli aveva chiesto – visto l’uditorio – di parlare di “questioni di importanza vitale”. Lo sdegno di Peirce ci dà l’occasione di sapere qualcosa di più sulle sue idee in fatto di morale]

34 Logica e questioni di importanza vitale Nelle grandi decisioni, in genere, non ci si affida alla logica, se non alla logica utens (il ragionamento non conscio di sé) Questo è valido anzitutto per gli animali: essi sbagliano pochissimo, perché si affidano all’istinto

35 Una morale antieroica (e anti-razionale) I caratteri moralmente più commendevoli sono quelli che ci avvicinano agli animali. E quelli che ci fanno membri della nostra comunità. Il sacrificare l’individuo a profitto della comunità è un tratto che ci accomuna alle altre specie animali. Morire per gli altri non è segno di eccezionalità – al contrario, è un dovere biologico

36 SENTIMENTO Nelle questioni di importanza vitale ciò che è importante, fondamentale, è il sentimento (sentiment), che – come un istinto – non sa render ragione di sé stesso (“dovunque sia in gioco un interesse vitale [la ragione] dice chiaramente “Non chiedetemelo””) Si può dire – anche se Peirce non lo specifica – che il sentimento è un abito di primità, una regola di condotta che non richiama ad altro se non a sé stessa.

37 Sentimento e conservazione …proprio per questo, il sentimento è naturalmente conservatore. Si aggrappa al metodo della tenacia, ed è difficile che vada a cambiare Nella scienza, al contrario, una proposizione che è stata refutata anche solo una volta deve essere abbandonata senza indugio (“nulla è vitale per la scienza e nulla può esserlo”)

38 La matematica come filosofia prima (e la più lontana dall’esistenza ordinaria) L’errore di molti filosofi è stato quello di non assegnare alla matematica il mondo che le spetta. Al contrario, essa (e in particolare la nozione di continuità), è al fondamento di tutti gli altri aspetti teorici Nella matematica, ognuno è creatore di un universo potenziale che risponde solo alle leggi della deduzione Ma “in questo mondo di fatica quotidiana”, in cui siamo “piccole creature, mere cellule di un organismo sociale che è esso stesso una cosa povera e piccola”, non c’è guida migliore dell’istinto (sociale)

39 LA LOGICA DELLA CONTINUITÀ (1898)

40 L’importanza della continuità “La Continuità è di gran lunga il concetto che la filosofia fa più fatica a trattare” La continuità è “la chiave di volta dell’arco” (CP 8.257) La continuità è “il grimaldello che dischiude gli arcani della filosofia” (M. E. Moore) La continuità è il mobilio di cui è arredata ogni stanza nella casa filosofica di Peirce (K. Parker)

41 Kantianità vs. aristotelicità Aristotelicità: parti adiacenti hanno sempre i loro limiti in comune Kantianità: (ogni parte è divisibile in parti) >. < Continuo e infinito sono lo stesso problema Infinito e infinitesimale sono lo stesso problema

42 Continuo e infinito: tre tipi di collezioni 1.enumerabili: si possono contare, e hanno una fine 2.denumerabili: si possono contare, ma non hanno una fine 3.abnumerabili: non si possono contare (perché i loro membri non si distinguono) Solo le moltitudini abnumerabili corrispondono al continuo

43 Continui di continui “… Adesso traccio una linea con il gesso. Questa discontinuità è uno di quei gesti bruti che soli possono aver fatto fare un passo dall’originale vaghezza alla definitezza. C’è un certo elemento di continuità in questa linea. Da dove deriva questa continuità? Non è nient’altro che la continuità originale della lavagna che rende continuo tutto ciò che c’è su di essa” Questo rapporto tra linea e superficie va moltiplicato all’infinito: Ogni continuo può essere “discontinuato”, ma ogni discontinuità è a sua volta continua rispetto a una discontinuità di rango inferiore.

44 Il continuo dei continui: definizione di Putnam “una possibilità di divisione ripetuta che non può essere esaurita in nessun mondo possibile, nemmeno in un mondo possibile in cui si potessero completare processi infinitamente abnumerabili” (H. Putnam, 1995) …insomma, una moltitudine abnumerabile di moltitudini abnumerabili (!), che assume valenza metafisica.

45 I SETTE SISTEMI DELLA METAFISICA (1903) [e introduzione alle categorie]

46 Le tre categorie* “la Prima Categoria è l’Idea di ciò che si presenta indipendentemente da tutto il resto. Vale a dire, una Qualità di Feeling. La Seconda Categoria è l’Idea di ciò che si presenta Secondo rispetto a ciò che è Primo, indipendentemente da tutto il resto, in particolare indipendentemente da ogni legge, alla quale peraltro potrebbe anche conformarsi. Si tratta della Reazione, intesa come elemento di un fenomeno. La Terza Categoria e l’Idea di ciò che si presenta come Terzo, o Medium, tra un Secondo e un Primo. Si tratta della Rappresentazione, intesa come elemento di un fenomeno.” Ogni categoria sopra la terza è riducibile alla terza

47 Evidenza delle categorie* La prima categoria è “tenerissima”: non puoi pensarla senza “terzizzarla”, si attinge solo per sottrazione La seconda categoria ci è data ogni giorno dall’esperienza (p. es.: sbattere la testa nel sonno), quando succede qualcosa su cui non ci raccapezziamo La terza non è difficile da vedere: ma il problema (per i nominalisti) è la sua realtà – il suo avere effetti

48 Categorie degenerate* La primità non ha forme degenerate La secondità ha una forma degenerata – Secondità indebolita (passiva) La terzità ha due forme degenerate – Pluralità di individui – Primità autorappresentantesi

49 I sette sistemi della metafisica (1)

50 I sette sistemi della metafisica (2) I. Nichilismo, sensismo idealistico II. Individualismo radicale III. Hegelismo II-III. Cartesio, Leibniz, Spinoza I-III. Berkeley I-II. Nominalismo ordinario I-II-III. Platone, Aristotele, Kant, Peirce

51 Difesa delle categorie: terzità Esempio della pietra: per quante volte la lascerò, essa cadrà (LEGGE) Una parola agisce come una legge: produce effetti fisici in base alla propria generalità I principi generali sono operanti in natura

52 Difesa delle categorie: primità La prima categoria è fondamentale per la logica – e la logica non può essere ridotta alla psicologia Le qualità giocano un ruolo in cosmologia, e questo non è antropomorfismo, se non “al contrario” – Non è la ragione dell’universo che ha qualcosa di analogo alla ragione umana, ma al contrario. Questa è l’unica giustificazione per i successi della scienza

53 Difesa delle categorie: secondità L’esperienza è la nostra grande maestra – essa ci insegna per mezzo di sorprese (a volte crudeli) Ma una sorpresa (un avvenimento che percepiamo contro di noi, ma che non sappiamo ricondurre a legge) non è altro che secondità

54 IL PRAGMATISMO COME LOGICA DELL’ABDUZIONE (1903) [e introduzione all’abduzione]

55 Come costruire lo schema delle forme di inferenza* Impianto sillogistico – Premessa (maggiore) – Premessa (minore) – Conclusione Regola-caso-risultato UniRoma3 - 3 marzo 2014

56 Le tre forme di inferenza* DEDUZIONEINDUZIONEABDUZIONE RegolaCasoRisultato CasoRisultatoRegola RisultatoRegolaCaso UniRoma3 - 3 marzo 2014

57 Esempi* REGOLA Tutti gli uomini sono mortali CASO EF è un uomo RISULTATO EF è mortale CASOQuesto corvo è nero (x n) RISULTATOI corvi che ho visto sono tutti neri REGOLATutti i corvi sono neri RISULTATOCi sono sacchi di sale sul guard-rail REGOLAIl sale serve a sciogliere la neve CASOI sacchi di sale servono in caso di neve UniRoma3 - 3 marzo 2014

58 Il primato euristico dell’abduzione* Tanto IND che ABD sono inferenze sintetiche, ma ABD ha la natura di una vera e propria scommessa Peirce afferma che senza abduzione non si può fare alcun passo avanti nella scienza. Vediamo perché: UniRoma3 - 3 marzo 2014

59 Ordine epistemologico delle tre forme di inferenza* 1.ABDUZIONE: vedo una cosa strana e faccio un’ipotesi esplicativa (es. NN ha l’orologio a destra: è forse mancino?) 2.DEDUZIONE: ne traggo tutte le conseguenze (es. Dovrebbe scrivere sempre con la sinistra) 3.INDUZIONE: verifico se queste conseguenze si danno (es. Non l’ho mai visto scrivere con la destra) UniRoma3 - 3 marzo 2014

60 Schema comparato delle abduzioni (Bonfantini + Eco)* BONFANTINIECO (I)SemiautomaticaIpercodificata (II) Selezione nell’ambito dell’Ipocodificata enciclopedia disponibile (III)InvenzioneCreativa UniRoma3 - 3 marzo 2014

61 Il ruolo della ‘meta-abduzione’* A queste tre, Eco aggiunge la meta-abduzione: l’abduzione che le abduzioni funzionano (o generalmente funzionano, o almeno possono funzionare) Sembra pleonastico, ma in realtà è importante nei due casi estremi: – La cognitività quotidiana – Le abduzioni più ardite UniRoma3 - 3 marzo 2014

62 Peirce: la meta-abduzione come guessing (e il ruolo della metafisica idealista)* Peirce chiama guessing la capacità di indovinare giusto (più spesso che se dipendesse semplicemente dal caso) Il guessing non è un tipo di abduzione non formalizzabile, ma la condizione delle abduzioni Giustificazione metafisica: – la mente è una (non specie-specifica) – Tutto ciò che si conosce ha la natura del mentale – La mente dell’uomo può conoscere la mente del/nel mondo UniRoma3 - 3 marzo 2014

63 Primato dell’abduzione (II) nella scienza* “Sospetto che possa essere difficile mostrare che, date due branche della scienza, l’una non possa gettar luce sull’altra in qualche modo” (C. S. Peirce (sed contra: Chomsky) ) ________________ Ma non è il caso di identificare i domini con le scienze: una tipica abduzione (II) è la “legge di Haeckel” (l’ontogenesi ricapitola la filogenesi) UniRoma3 - 3 marzo 2014

64 Forme di inferenza e categorie* ABDUZIONEprimità – (è il punto di partenza) DEDUZIONEsecondità – (costringe ad ammettere la propria verità) INDUZIONEterzità – (perché funge da termine medio per dimostrare la verità dell’ipotesi) UniRoma3 - 3 marzo 2014

65 ABDUZIONE e PERCEZIONE Tre proposizioni molari – Nihil est in intellectu quod non prius fuerit in sensu – I giudizi percettivi contengono elementi generali – Vi è continuità tra giudizio percettivo e abduzione TUTTA la nostra vita cognitiva (a partire dalla percezione stessa) è un tessuto di abduzioni, esattamente come la ricerca scientifica UniRoma3 - 3 marzo 2014

66 Figure bistabili: esempio (scala di Schröder)

67 Figure autostrutturanti: esempio (un ghirigoro “diventa” un muro)

68 PRAGMATISMO COME LOGICA DELL’ABDUZIONE (1) “Se considerate attentamente il pragmatismo, vedrete che esso non è nient’altro che una logica dell’abduzione. Vale a dire, il pragmatismo propone una certa massima che, se provata, rende inutile ogni ulteriore regola di ammissibilità delle ipotesi” La massima pragmatica è una regola per adottare ipotesi: le abduzioni vanno scelte in base alle loro conseguenze possibili

69 PRAGMATISMO COME LOGICA DELL’ABDUZIONE (2): abiti e interpretazione Il significato di ogni cosa è dato dai suoi effetti concepibili, ovvero gli abiti cui essa può dare luogo (MASSIMA PRAGMATICA) Ma gli abiti sono tendenze all’azione, disposizioni, dunque regole Si tratta di assegnare a un fenomeno l’abito corretto, per poterlo interpretare – Es.: “pragmatismo” di Bourdieu UniRoma3 - 3 marzo 2014

70 PRAGMATISMO COME LOGICA DELL’ABDUZIONE (3): percezione e azione come due cancelli “Gli elementi di ogni concetto entrano nel pensiero logico al cancello della percezione e ne escono a quello dell’azione finalizzata; e tutto ciò che non mostra il proprio passaporto a entrambi i cancelli viene arrestato come non autorizzato dalla ragione”

71 UN ARGOMENTO TRASCURATO PER LA REALTÀ DI DIO (1908)

72 La Realtà dei tre universi Reale è ciò che è indipendente dalle menti singole in quanto singole 1.Le primità sono reali in quanto possono esser pensate da ogni mente 2.Le secondità sono reali in quanto a esse non si può non reagire 3.I segni sono tali perché possono legare tra loro gli oggetti e le menti

73 La realtà di Dio Dio è il nome proprio dell’ens necessarium (o l’unico nome proprio necessario) Se esso è reale (e cioè indipendente da ogni mente, e capace di influenzarle tutte), ci dev’essere qualche argomento (cioè: qualche forma di pensiero) capace di darne conto

74 Realtà non è esistenza Mentre tutte le prove dell’esistenza di Dio (da Anselmo a Gödel) considerano l’esistenza stessa come una perfezione, per Peirce l’ente necessario non deve avere traccia di esistenza (cioè: di secondità) Se Dio esistesse non sarebbe “abbastanza” reale, perché non attingerebbe al grado massimo di generalità

75 Il musement Esso è una tecnica di pensiero (piacevole), che Peirce illustra attraverso esempi Il suo carattere è quello della libertà: esso non deve essere mai guidato da ipotesi – non deve ipotecare il proprio risultato In questo modo, esso si pone esattamente all’antitesi del pensiero scientifico – ma può essere una chiave per il guessing – Cfr. E. A. Poe

76 L’Argomento Trascurato La pratica assidua del Musement conduce immancabilmente (spesso, per generalizzazioni successive) all’ipotesi della realtà di Dio Il segreto per “trovare” la divinità, insomma, è porre ogni cura nel non volerla cercare La realtà dell’idea di Dio si misurerà nel proposito del Contemplatore di volervisi comportare (se cambia i miei abiti, allora Dio è – pragmatisticamente – Reale).

77 In che consiste la realtà di Dio Se Dio è l’ente più reale e necessario, vuol dire che esso può spingere ogni mente a comportarsi come se esso fosse In particolare, il sentirsi pienamente parte di una totalità di pensiero, e decidere di lavorare assiduamente per l’auto-comprensione di essa, a detrimento dei propri interessi personali, è il primo passo per assumere la postura intellettuale dello scienziato – La posizione di Peirce si pone all’esatto opposto rispetto all’ideologia di molta scienza contemporanea


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