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Storia economica delletà contemporanea, 2012-2013 LEuropa nelleconomia internazionale, dalla ricostruzione postbellica alla fine del 900.

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1 Storia economica delletà contemporanea, LEuropa nelleconomia internazionale, dalla ricostruzione postbellica alla fine del 900.

2 Argomenti principali e una scansione cronologica 1.La riflessione sullesperienza della crisi e della recessione degli anni Linfluenza di J. M. Keynes. 2.Il lascito della seconda guerra mondiale: rapporti finanziari ed economici internazionali; la supremazia USA; nuovi orizzonti produttivi. 3.La ricostruzione postbellica ( ). 4.I miracoli economici ( ). 5.Lintegrazione economica e finanziaria internazionale 6.La crescente instabilità del sistema internazionale dei pagamenti tra la seconda metà degli anni 1960 e il anni di difficoltà e ristrutturazioni ( ); la svolta neoliberista e monetarista e la crisi fiscale degli stati 8.Un nuovo slancio e i progressi di un sistema globale ( ).

3 Testi di riferimento (1) Barry Eichengreen, La nascita delleconomia europea. Dalla svolta del 1945 alla sfida dellinnovazione, Il Saggiatore, Milano, 2009; (2) Andrew Glyn, Capitalismo scatenato. Globalizzazione, competitività e welfare, Francesco Brioschi editore, Milano, 2007 (3) a scelta, una delle tre monografie seguenti: David Harvey, Breve storia del neoliberismo, Milano, Il Saggiatore, 2007; Richard A. Posner, Un fallimento del capitalismo. La crisi finanziaria e la seconda Grande depressione, Torino, Codice edizioni, 2011; Luciano Gallino, Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, Torino, Einaudi, 2011; Daniel Yergin, Joseph Stanislaw, La Grande guerra delleconomia ( ). La lotta tra Stato e imprese per il controllo dei mercati, Milano, Garzanti, 2000.

4 Due guerre mondiali e due dopoguerra La gestione economica e finanziaria della prima guerra mondiale aveva rappresentato una novità che aveva colto pressoché del tutto impreparati stati e operatori economici. Altrettanto era stato per il difficile dopoguerra e la gestione di una fase di drammatica instabilità economica, sociale e politica che aveva interessato tutta lEuropa. Lesperienza compiuta nella prima guerra e nel dopoguerra sono largamente utilizzate nella seconda e nel suo dopoguerra per evitare gli errori che avevano favorito (1) linstabilità valutaria e (2) la drastica riduzione dei rapporti economici e finanziari internazionali durante la grande crisi e la depressione degli anni Trenta.

5 Nuovi obiettivi e strumenti di politica economica. Viene anche attentamente valutata lesperienza del ristagno economico sofferto già negli anni 1920 da alcuni paesi (UK e Italia in particolare) in relazione a politiche di cambio errate; e soprattutto quella della gravissima recessione degli anni 30 e delle soluzioni che avevano consentito in alcuni sistemi economici di limitare i guasti. Le lezioni tratte dagli anni 30 portano a elaborare nuovi indirizzi di politica economica. Vengono diffusamente applicate da amministrazioni statali ormai investite di ampie responsabilità in campo economico misure di stabilizzazione congiunturale mediante (1) politiche monetarie (ed eventualmente fiscali) e (2) politiche di investimento per favorire la ricostruzione e loccupazione.

6 Lispirazione keynesiana nelle politiche economiche Le proposte avanzate da John Maynard Keynes si erano affermate nel mondo accademico anglosassone. Laffermazione fu agevolata dal ruolo inedito che gli economisti svolsero come consulenti dei governi di UK, Canada e USA durante la guerra. Inoltre vi contribuì il grande prestigio che lo stesso Keynes aveva acquisito grazie al suo ruolo nel dibattito politico e culturale fra le due guerre; come consigliere del primo ministro e della Treasury britannica dal 1939; come principale negoziatore internazionale per il governo britannico. Progressivamente, ma lentamente e in maniera non omogenea, esse ispirarono i responsabili della politica economica anche degli stati europei continentali.

7 Levoluzione delle concezioni di Keynes: un cenno Keynes rivolse particolare attenzione ai problemi monetari per tutta la prima parte della sua attività, da Indian currency al Treatise on money. Negli anni 20, in disaccordo con la maggior parte degli economisti contemporanei, propose di stabilizzare i prezzi interni piuttosto che i cambi, e di frenare linflazione ma evitando una rigorosa deflazione. Da metà anni Venti concentrò particolarmente la sua attenzione sul rapporto tra tasso dinteresse e investimenti, mentre raccomandava politiche di sostegno alloccupazione attraverso lavori pubblici, come sostenevano Lloyd George e il partito liberale britannico nella campagna elettorale del Partecipò attivamente alle discussioni sulla dole e polemizzò con la Treasury, secondo cui bisognava contrarre la spesa pubblica per superare le difficoltà delleconomia britannica ( ), tanto più che ciò che lo stato spendeva era sottratto alle risorse del settore privato. Nel 1936 pubblicò la sua opera più innovativa, The general theory of employment, interest and money.

8 Le scuole keynesiane La General theory proponeva ricette innovative per la politica economica in condizioni di parziale impiego delle risorse disponibili (disoccupazione diffusa e sottoutilizzo della capacità produttiva degli impianti) e presupponeva un approccio non ortodosso allesigenza di stimolare leconomia. Ma Keynes preferì agevolare laffermazione delle sue idee inserendole in un quadro analitico familiare agli economisti formatisi nel quadro teorico delleconomia neoclassica. Non le sviluppò ulteriormente perché colpito da un attacco di cuore e poi assorbito dalla collaborazione con la Treasury e il governo fino al 21 aprile Solo in How to pay for the war (1940) affrontò il problema dellinflazione in condizioni di pieno impiego, questione diventata molto rilevante negli anni 60. Nel dopoguerra riuscì facilmente a prevalere uninterpretazione del pensiero di Keynes che trascurava il potenziale più innovativo delle sue analisi sullinstabilità finanziaria. Questo è lindirizzo dominante fino agli anni 1970 in USA e UK.

9 Il lascito della guerra: le distruzioni I paesi direttamente o indirettamente coinvolti nella guerra sperimentano vicende che possono essere molto diverse, a cominciare dalla natura e dallentità delle sollecitazioni a cui la guerra sottopone le loro strutture economiche e sociali. In URSS risultano distrutte 17m città e 70m villaggi. In Germania danneggiato o distrutto il 90% del patrimonio residenziale. Nelle zone occupate il patrimonio industriale e i mezzi di trasporto sono saccheggiati. Secondo il governo francese il paese aveva perso il 45% della ricchezza nazionale. In Italia la perdita era stimata di 1/3. Il Giappone era stato pesantemente colpito dai bombardamenti delle maggiori città, dalla perdita della flotta mercantile, dalla distruzione di molti stabilimenti industriali.

10 Morti complessive in relazione alle perdite di guerra (000 omessi). Militari Civili morti in campi di concentramento Id morti sotto bombardamenti1.500 Id. morti in Europa per altre cause di guerra7.000 Id. morti in Cina per altre cause di guerra7.500 Totale Perdite complessive Fonte: voce Demography of the war, Oxford companion of the Second World War, OUP, Oxford 1995.

11 Altre conseguenze demografiche della seconda guerra mondiale La mobilitazione e le perdite militari modificano il rapporto quantitativo fra i sessi in molti popoli. In particolare nellURRS. Calano drammaticamente i tassi di matrimonio e di fertilità. A guerra conclusa, però, la ripresa è piuttosto rapida. Si verifica in diversi paesi (a cominciare dagli USA) un baby boom capace di influire fortemente sulla disponibilità di popolazione attiva alla fine degli anni 1950 e agli inizi degli anni 60. I movimenti di popolazione connessi alla guerra si ripercuotono sulla composizione etnica e sulla mescolanza di nazionalità in molte regioni, creando un potenziale di tensioni e conflitti politico-sociali che si trascinano a lungo. Condizionano pesantemente la gestione della politica in alcuni stati (per es. i profughi dei Sudeti nella RFT).

12 Gli spostamenti di popolazione: i profughi [000] Saldo netto DentroFuoriDentroFuori Germania Italia Romania Austria Totale Asse UK Jugoslavia Cecoslov Polonia Francia Totale Alleati Totale altri URSS20.000

13 Il lascito della guerra: lo stimolo a crescere I paesi produttori di materie prime e i paesi coinvolti come retrovie del conflitto in Asia, Australia e Medio Oriente ricevono un forte impulso alla crescita perché favoriti dalle spese degli alleati. Il reddito monetario insolitamente alto creato da esportazioni verso i belligeranti e/o dalla spesa di truppe stanziate sul loro territorio fornisce abbondanti risorse valutarie. Raramente possono essere spese immediatamente. Soprattutto i conti in £ (i più consistenti) sono bloccati dalle disposizioni valutarie britanniche. La chiusura del mercato internazionale favorisce lavvio di produzioni manifatturiere locali prima difficili a causa della concorrenza di economie industriali. I benefici ottenuti non sono permanenti. La capacità di sfruttarli per consolidare leconomia dei paesi interessati è raramente riscontrabile. V. les. dellArgentina. Gli USA consolidano il loro primato economico e finanziario mondiale.

14 Il commercio estero USA, [mln $] Importazio ni Esportazio ni Lend-lease Ind.Import. 100,00110,08138,46119,48144,77165,65174,71 Ind.Esport. 100,00125,49160,17255,10410,20455,32308,35 Lend- lease/ esportazio ni 19,8856,5367,2769,7639,08 Lend- lease/ saldo comm. 56,8687,2991,5996,0568,11

15 Lerogazione degli aiuti USA durante la seconda guerra mondiale Nel concedere aiuti ai paesi impegnati nella guerra contro Germania e Italia lamministrazione Roosevelt è vincolata da 2 leggi, frutto del forte isolazionismo che caratterizza il Congresso. Sono (1)il Johnson Act varato a metà anni 20 per vietare crediti a chi non avesse rimborsato i debiti della prima guerra mondiale; (2)i Neutrality Acts varati nel per impedire il coinvolgimento degli USA in guerre. Stabiliscono che eventuali forniture a paesi belligeranti devono essere fatte sulla base del pagamento in contanti; e vietano limpiego di navi americane nel trasporto. La grave situazione della Gran Bretagna che si profila dal maggio 1940 fa auspicare a Roosevelt il superamento delle limitazioni poste dal Congresso. Nel marzo 1941, dopo un approfondito dibattito parlamentare che serve a far accogliere il principio dellappoggio economico ai nemici dellAsse, è approvato il Lend lease Act. Il presidente può fornire mezzi ritenuti indispensabili allo sforzo di guerra; valuterà a sua discrezione a quali condizioni finanziarie. Varata la legge, il Dipartimento di Stato cerca di scambiare forniture contro basi militari (specie in Centro America).

16 Gli aiuti lend-lease degli USA agli alleati, importi mensili tra il gennaio 1943 e il giugno 1945 e valore cumulativo dal marzo 1941 [mln. $].

17 La tenuta della produzione tedesca di armamenti fino allultima fase della guerra. Indice della produzione di armamenti, 1° bimestre 1942=100 Produz.Armi Carri armAereiMuniz. totale gen Fonte: R. Wagenfuhr, Die deutsche Industrie im Kriege , pp

18 La guerra stimola lincremento dello stock di macchine utensili di 5 paesi belligeranti, (000 di unità] Germania:taglio metalli Id. taglio e modellamento metalli Id. ogni lavoraz. di metalli 1.614n.d UK taglio e modellamento metalli n.d Francia ogni lavoraz. di metalli 550n.d.600 Italia ogni lavoraz. di metalli 207n.d.290 USA:taglio metalli n.d

19 Le conseguenze finanziarie della guerra: debiti pubblici, scarsità di riserve, inflazione. Per molti stati la guerra produce un netto peggioramento della bilancia dei pagamenti; alcuni sono appesantiti da un consistente debito estero (per es. UK: £ 16 mld). Praticamente in tutti i paesi coinvolti la guerra lascia una pesante eredità in termini di spinte inflazioniste. O perché la spesa pubblica ha incrementato enormemente la liquidità dei sistemi economici o perché i saldi attivi delle bilance dei pagamenti hanno avuto conseguenze simili, anche se di portata più contenuta. Linflazione può avere un forte impatto sulle società; può risultarne una forte disorganizzazione economica, per esempio cancellando la capacità di finanziare nuovi investimenti (dopo una fase iniziale in cui, invece, può favorirli). Linflazione modifica profondamente la ripartizione dei patrimoni e sollecita comportamenti molto destabilizzanti a quanti cercano di mettersi al riparo dalle sue conseguenze per redditi e patrimoni. Sono quasi generali gravi carenze di approvvigionamenti alimentari, aggravate da cattivi raccolti. La produzione agricola europea nel 1945 è 50% del 1938; quella industriale del 33%. La carenza di merci aggrava le spinte inflazioniste. La ripresa commerciale è gravemente ostacolata dal Dollar gap. Esso è aggravato dalla revoca dellAccordo Lend lease il che si chiude con lerogazione di $ 42 mld, tra marzo 1941-giugno 1945, 89% merci; ca. 50% a UK e Impero.

20 La flotta mondiale in 000 t, Una distribuzione per stati che aumenta le difficoltà delle bilance dei pagamenti dei paesi debitori USA (meno flotta dei Grandi Laghi) di cui in riserva Impero Britannico Giappone Norvegia Germania Italia Olanda Francia Grecia URSS Danimarca

21 Il lascito tecnologico della guerra: alcuni esempi. 2 esiti: abbattimento dei costi; diversificazione e ampliamento dellofferta Agricoltura: meccanizzazione e concimi; riduzione degli addetti. Siderurgia: i laminati di acciaio. Metallurgia: lalluminio. Meccanica ed elettromeccanica: prodotti più numerosi e sofisticati; accentuazione della standardizzazione produttiva. Trasporti: nuove tecniche produttive per le navi (standardizzazione e saldatura); trasformazione degli aerei e del loro processo di costruzione. Sviluppo della logistica. Chimica: la conversione al petrolio come componente decisiva della produzione energetica e come materia prima. I prodotti sintetici (gomma e benzina, nylon, teflon). I medicinali (sulfamidici; trasfusioni di sangue). Elettronica: comunicazione a distanza e strumenti di rilevazione. La produzione di nuovi strumenti di calcolo. Progressivo controllo sulla reazione nucleare e la trasposizione dallimpiego militare alla produzione di energia. Crescente sofisticazione del controllo dei processi di produzione e delle innovazioni gestionali, riprendendo le tecniche di direzione aziendale concepite negli USA e le soluzioni istituzionali sperimentate nelle grandi imprese americane.

22 Ricostruzione economica e riqualificazione produttiva. Lindustrializzazione come strumento di sviluppo e di costruzione nazionale Forte esigenza di industrializzazione per garantire un livello di reddito più elevato (1) nei paesi già industrializzati (ma preoccupati di combattere la disoccupazione che minaccia la stabilità sociale) e (2) in quelli non industrializzati. Si vuole rimediare alle distruzioni e riqualificare sistemi produttivi rimasti separati dal flusso di rinnovamento tecnologico più recente perché le restrizioni valutarie ostacolavano la loro acquisizione. La spinta allindustrializzazione é collegata alla formazione di stati indipendenti partendo da paesi che erano stati per lunghi periodi colonie o comunque subordinati, politicamente ed economicamente, a potenze europee (UK, Olanda, Belgio e Francia). Diversi paesi dellAsia, già colpiti da una drammatica caduta delle esportazioni negli anni 20 e 30, che era stata aggravata da unevoluzione a loro danno delle ragioni di scambio, diventano finalmente indipendenti. Lindustrializzazione é in diversi casi un mezzo per costruire le basi politiche dei nuovi stati: lavvio di politiche di sviluppo, favorisce il consolidamento di borghesie nazionali e il varo di campagne di lotta alla miseria.

23 Lindustrializzazione dei nuovi stati socialisti In Europa dellEst e in URSS, più tardi in Cina, lindustrializzazione è strumento di trasformazioni strutturali che devono consentire lindipendenza nazionale e lorganizzazione di uneconomia socialista. Si adotta in quasi tutti i paesi la pianificazione centralizzata che ricalca quella varata in URSS nel 1928: (1) rigida e volontarista anziché attenta alle compatibilità di una crescita integrata dei diversi settori produttivi. (2) Si assume che i prezzi non debbano essere in relazione con i costi. (3) Non ci si preoccupa di trovare mezzi per adattare offerta e esigenze espresse dalla domanda. (4) E di assicurare la qualità delle merci. Prevale il criterio di raggiungere gli obiettivi quantitativi fissati dal piano, senza attenzione per lefficienza nellimpiego delle risorse. Si mette molto impegno nelle produzioni di base funzionali allincremento degli investimenti e alla difesa. Si trascura la produzione di beni di consumo e ledilizia residenziale (dove fanno premio criteri di costruzione che mirano soprattutto alle economie di scala). Lagricoltura presenta livelli di produzione inadeguati, soprattutto in URSS. Lintegrazione economica è limitata alle economie socialiste e viene gestita spesso come strumento delle alleanze politico-militari nel blocco sovietico. Non necessariamente con vantaggio economico per lURSS.

24 Ricostruzione economica e riqualificazione produttiva. Larticolazione delle industrie per settori e per dimensione I sistemi industriali sono diversi, ma per molto tempo la loro composizione ricalca modelli relativamente simili. I settori produttivi attivati riflettono (1) le risorse locali disponibili, (2) leventuale specifica capacità di specializzarsi in alcuni tipi di produzioni, (3) lesistenza di sbocchi commerciali per i prodotti, sul mercato interno o su quello internazionale. I livelli di reddito influiscono perciò sui percorsi di industrializzazione. Ci sono industrie leggere e industrie pesanti; industrie dei beni di consumo e industrie di base o produttrici di beni dinvestimento. Richiedono strutture di gestione e quantità di capitale diversi. Anche il rapporto con il mercato è spesso molto diverso secondo i settori produttivi, e secondo che si producano beni di consumo venduti direttamente ai fruitori finali (condizione che garantisce flussi di cassa più pronti) o che si producano beni intermedi e beni dinvestimento per altre imprese. Piccola e grande impresa: sono legate da rapporti di complementarità e subordinazione; presentano modelli organizzativi diversi. La piccola impresa spesso vanta una maggiore flessibilità, mentre la grande può mobilitare maggiori risorse finanziarie e può risultare più dinamica nellinnovazione.

25 Il ruolo economico dello stato nel dopoguerra: nuovi compiti, dilatazione della spesa, gestione della politica monetaria (1) Durante il conflitto i compiti economici dello stato nella produzione e distribuzione si dilatano. Comportano un appesantimento della spesa pubblica che solo in parte può essere affrontato, in economie di mercato, con incrementi del prelievo fiscale. Cresce lindebitamento e cresce la creazione di liquidità attraverso emissioni di moneta fiduciaria che crea pressioni inflazionistiche (eventualmente nascoste da disposizioni restrittive su prezzi e distribuzione delle merci e dei servizi che sono adottate durante la guerra e possono durare nel dopoguerra). Le pressioni inflazionistiche comportano uninstabilità (più o meno accentuata) per gli assetti monetari dei diversi stati. Tendono a cancellare il valore reale delle posizioni debitorie, a cominciare da quella dello stato. Lonere del debito pubblico cala, se non viene ulteriormente alimentato, mentre linflazione erode il potere dacquisto della moneta. Purché il debito abbia una struttura che non comporta il continuo rinnovo dei titoli a tassi dinteresse crescenti.

26 Il ruolo economico dello stato nel dopoguerra: nuovi compiti, dilatazione della spesa, gestione della politica monetaria (2) La transizione del dopoguerra, nonostante le pressioni per ridimensionare lazione dello stato (garanzia di contenimento della pressione tributaria) richiede però di confermarla per la ricostruzione di infrastrutture, per interventi di stabilizzazione sociale, eventualmente per la riconversione dellapparato produttivo. Laccentuata propensione egualitaria che accompagna lesperienza di guerra porta ad attribuire alle amministrazioni statali > compiti di tipo ridistributivo e previdenziale. Inoltre si accelera nel , in Asia, il processo di decolonizzazione; provoca reazioni diverse da parte degli stati dominanti, ma impone spese: per contrastare militarmente la decolonizzazione o per reinserire i colonizzatori costretti al rientro in patria. In Africa un processo simile si avvia nei primi anni Continua a lungo, anche nei paesi ad economia di mercato, il coinvolgimento diretto delle amministrazioni statali nella gestione delleconomia (v. ERP). Le nazionalizzazioni, motivate richiamandosi allefficacia economica e/o alla giustizia sociale, sono ricorrenti in diversi paesi occidentali. Si prolungano inoltre nel dopoguerra, pur fra tensioni e discussioni, scelte di partecipazione diretta dello stato allattività produttiva compiute negli anni 1930, come in Italia. Indipendentemente dallestensione delle economie pianificate di tipo socialista o comunista.

27 Riallineamento dei cambi, applicazione di cambi rigidi e relativa stabilità dei prezzi: le acquisizioni del sistema di Bretton Woods per le economie dellEuropa occidentale. Condizioni specifiche permettono di limitare fortemente le spinte inflazionistiche nei paesi dellEuropa occidentale dopo le sistemazioni monetarie che intervengono fra 1947 e 1949, grazie anche al sistema di parità di cambio relativamente rigide emerso dal trattato di Bretton Woods. Questo crea un nuovo sistema di rapporti finanziari internazionali, frutto di un articolato progetto di profonda riorganizzazione elaborato durante la seconda guerra mondiale. Esso è il risultato di una dura contrattazione fra i 2 paesi che disponevano delle principali monete usate come mezzo di pagamento internazionale alla vigilia della seconda guerra mondiale: £ e $.

28 Bretton Woods è parte di un nuovo assetto istituzionale internazionale imperniato sullazione di organismi sovranazionali; i membri condividono un patrimonio politico-ideale. Diversamente dal 1919, il governo USA sceglie di impegnarsi formalmente nellassetto politico del mondo uscito dalla seconda guerra mondiale. Prima tappa lAtlantic Charter firmato il da Cina, UK, USA e URSS (cui si aggiungono 22 altri joint declarers e 19 altri firmatari che ne accettano gli impegni). Compare la definizione Nazioni Unite , a Mosca, dichiarazione delle 4 potenze conferma gli impegni del gennaio Conferenza di Dumbarton Oaks , : 39 paesi elaborano il quadro di unorganizzazione di sicurezza mondiale sulla base della dichiarazione delle 4 potenze. Linee guida delle Nazioni Unite (Assemblea e Consiglio), del loro Segretariato, della Corte internazionale di giustizia. LURSS avrà 17 seggi? Conferenza di San Francisco, : 50 stati partecipano alla Conferenza delle Nazioni Unite sullorganizzazione internazionale. Firma dello UN Security Charter. Disaccordo con URSS (seggio Polonia; veto nel Consiglio di sicurezza). UNRRA ( ). Bretton Woods: UN Monetary and Financial Conference, : 44 stati. Funzionerà da dicembre 1945 con 22 aderenti. Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo.

29 Gli scopi del FMI: lart. 1 della carta istitutiva Promuovere la cooperazione monetaria internazionale fornendo strumento di consultazione e collaborazione. Facilitare espansione e crescita bilanciata del commercio internazionale, contribuendo a promuovere e mantenere un alto livello di occupazione e reddito reale e allo sviluppo delle risorse produttive di tutti i membri. Promuovere la stabilità dei cambi, mantenere rapporti di cambio ordinati fra i membri ed evitare le svalutazioni competitive. Aiutare a stabilire un sistema multilaterale di pagamenti nelle transazioni correnti fra i membri, eliminando le restrizioni sui cambi esteri che ostacolano la crescita del commercio mondiale. Dare fiducia ai membri rendendo le risorse generali del Fondo temporaneamente disponibili con adeguate salvaguardie, per correggere squilibri della bilancia dei pagamenti senza ricorrere a misure che distruggano la prosperità nazionale e internazionale. Abbreviare la durata e ridurre la portata degli squilibri di bilancia dei pagamenti dei membri. Il fondo ha lautorità legale di sovrintendere ladeguamento dei membri di adeguarsi alle politiche economiche coerenti con gli obbiettivi del Fondo. E lunico organismo al mondo con questo diritto.

30 Il Fondo monetario internazionale (1) Deve consentire di risolvere alcune delle peggiori difficoltà emerse dopo la prima guerra mondiale nella riorganizzazione del sistema di pagamenti internazionali. Afferma il principio che le parità di cambio tra monete (1) possono fluttuare solo entro margini molto ristretti; (2) ogni modifica che si renda necessaria per rimediare a uno squilibrio strutturale della bilancia dei pagamenti di uno dei paesi aderenti deve essere autorizzato preliminarmente dal Fondo. Questo deve essere uno strumento sovranazionale (comprende inizialmente 44 stati membri) che ha come scopo favorire la collaborazione economica e finanziaria internazionale per evitare le svalutazioni competitive delle monete che sono state frequentemente decise negli anni 1930 per rimediare agli squilibri delle bilance dei pagamenti.

31 Il Fondo monetario internazionale (2) (3) I tassi di cambio definiti nel quadro del FMI devono essere armonizzati: la parità diretta tra lira e franco francese, per es. deve corrispondere alla parità che si otterrebbe cambiando le due monete prima con gli equivalenti in dollari. (4) I tassi di cambio devono essere unici: non è permesso applicare tassi diversi a seconda del tipo di transazione a cui si riferiscono. (5) La moneta di riferimento internazionale è il dollaro degli Stati Uniti, ma le parità di cambio sono determinate in termini di once (o grammi) doro. Non cè più circolazione monetaria in oro e il ricorso alloro è limitato ai pagamenti internazionali in caso di necessità, utilizzando lingotti e non metallo monetato. Le diverse valute non sono in realtà convertibili direttamente in oro, tranne poche. Tra queste è fondamentale il $.

32 Il modo di operare del Fmi (1) Il Fmi concede crediti ai paesi che ne hanno bisogno per assicurare la stabilità del proprio cambio. Sono crediti di importo limitato, sulla base della loro quota di partecipazione al capitale del Fondo, costituito da versamenti in monete nazionali integrate da una frazione in oro. Il credito deve essere restituito al massimo entro 2 anni. Il cumulo delle quote consente di concedere credito ai debitori per consentire di mettere in atto le misure necessarie allassestamento delle rispettive bilance dei pagamenti. In linea di principio laggiustamento tocca prevalentemente ai debitori; viene tuttavia prevista una clausola che prevede eventualmente una correzione di parità e misure riequilibratrici da parte di un paese che risultasse strutturalmente creditore.

33 Il modo di operare del Fmi (2) Il fondo dispone di un capitale relativamente limitato: circa 8 mld. di $ quando diventa operativo. Le decisioni vengono prese sulla base del numero di quote sottoscritte. Nella configurazione iniziale gli Stati Uniti dispongono di fatto di un diritto di veto perché dispongono della quota senza la quale non si ottiene la maggioranza qualificata necessaria per decidere. Il Fondo sarà attivato quando i parlamenti degli stati membri avranno ratificato la decisione di aderirvi espressa dai firmatari dellaccordo del luglio Diventa operativo nel marzo 1947.

34 Crediti ottenuti dal Fmi come percentuale delle importazioni mondiali

35 Fmi e movimenti di capitali (1) Già nelle trattative che preparano laccordo di Bretton Woods emerge un giudizio negativo nei confronti dei movimenti internazionali di capitali, sulla base degli effetti destabilizzanti che avevano avuto nel corso degli anni 1920 e, in particolare, nella crisi finanziaria del Gli ampi spostamenti di capitali, che hanno contribuito alla trasmissione internazionale della crisi, hanno (1) impedito agli stati di realizzare politiche monetarie stabili, (2) minacciato la stabilità dei cambi, (3) messo a rischio la stabilizzazione finanziaria. Non sarebbe possibile mobilitare riserve valutarie adeguate se, oltre alle risorse necessarie per le esigenze commerciali e le altre transazioni ordinarie, fosse necessario fronteggiare movimenti di capitali.

36 Fmi e movimenti di capitali (2) Serve un controllo preventivo sui movimenti di capitali: non devono cessare gli investimenti esteri, ma sono sottoposti al controllo degli stati e ad accordi internazionali. Il Fmi recepisce e legittima sul piano internazionale tali controlli; essi attenuano il collegamento fra condizioni finanziarie interne e internazionali senza pregiudicare la stabilità del cambio. Il mercato finanziario nellimmediato dopoguerra è di modesta entità: i controlli non entrano in conflitto con le esigenze degli operatori finanziari. Lazione internazionale delle imprese è ancora relativamente ristretta.

37 La Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo: uno strumento per favorire la crescita (1) Diventa operativa nel maggio 1946, ma il primo credito ($ 250 mln alla Francia) viene concesso nel maggio Ha come obiettivo a breve finanziare la ricostruzione; solo più tardi si occuperà di sviluppo. I primi esercizi vedono un impiego molto cauto e limitato delle risorse. Si tratta di una banca intergovernativa: è controllata dagli stati aderenti che forniscono il suo patrimonio e concede credito agli stati. Ottiene le risorse necessarie collocando obbligazioni sul mercato finanziario, prevalentemente New York. E offre garanzie sui crediti concessi da finanziatori privati. La cautela dimostrata dalla Banca riflette lesigenza di ottenere unalta notazione sul mercato per contenere il costo del collocamento delle obbligazioni. Finanzia progetti di investimento in infrastrutture e impianti che aumentino la capacità produttiva dei debitori e sceglie progetti che paiono redditizi. I crediti sono concessi per periodi lunghi, a tassi dinteresse dipendenti da quelli di mercato.

38 La Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo: uno strumento per favorire la crescita (2) Dopo la metà degli anni 1950 cresce lattenzione per lesigenza di finanziare lo sviluppo. Un progresso decisivo viene realizzato nel 1960 con la fondazione dellInternational Development Association (IDA) che estende lambito operativo del gruppo della Banca al finanziamento di progetti agricoli, idrici, di educazione e formazione. LIDA non valuta rigidamente la convenienza diretta dei progetti in cui investe come la Banca. A partire dalla presidenza di Robert McNamara ( ) il tema della lotta alla povertà e quello dello sviluppo diventano prevalenti. La Banca si trasforma nel 1970 in Banca mondiale. Si specializza nellerogazione di crediti a economie con basso livello di reddito pro capite. Condiziona i crediti allelaborazione di progetti specifici, alla cui preparazione contribuisce fattivamente. Subordina i crediti anche a scelte di politica economica da parte degli stati debitori giudicate adeguate, contribuendo efficacemente alla costruzione di un indirizzo di politica economica più sensibile alla oculatezza e al rigore nella gestione dei finanziamenti che alle ricadute sociali delle scelte. Negli anni 1980 svolge un ruolo importante nella gestione della crisi dei paesi debitori.

39 Prestiti della Banca mondiale, : impegni medi annui in valore assoluto in $ correnti e costanti (1995) e ripartizione geografica in % Impegni (medie annuali) Mld $ correnti0,220,391,055,3615,6922,03 Mld $ 19951,192,375,5212,0922,2423,66 Distribuzione % per regione Africa Asia Europa America Latina Medio Oriente-Nord Africa

40 Prestiti della Banca mondiale, : ripartizione per settore e tipo di credito in % Distribuzione % per settore Agricoltura Finanza e industria Infrastrutture (a) Sociale (b) Altro (c) Distribuzione % tipo di prest. Programmi e aggiustamenti (d) Investimenti specifici Altro (e)

41 Legenda della tab. sui prestiti della Banca mondiale, (a) telecomunicazioni, trasporti, elettricità e altre energie. (b) educazione, ambiente, popolazione, sviluppo urbano, acqua e fognature. (c) Petrolio, gas, miniere e attività estrattive, gestione del settore pubblico, turismo, attività polisettoriali e settori non determinati. (d) Ricostruzione, aggiustamento di settore, aggiustamento strutturale, prestiti su altri programmi. (e) Rimborsi, ripresa di emergenza, intermediazione finanziaria, assistenza tecnica.

42 Istituzioni finanziarie internazionali attive dopo il La Banca dei regolamenti internazionali venne fondata nel 1930 per curare i trasferimenti fra stati derivanti dalle riparazioni delle potenze sconfitte nella prima guerra mondiale e regolati in modo definitivo dal Piano Young del Ha svolto le funzioni di banca centrale delle grandi banche centrali, mantenendo i contatti fra loro anche durante la seconda guerra mondiale. Ha assunto un ruolo importante di raccolta di informazioni sui flussi finanziari e di punto di osservazione sui mercati finanziari. La Import-Export Bank statunitense venne creata come società dallamministrazione Roosevelt nel 1934 per concedere prestiti a operatori esteri allo scopo di agevolare le esportazioni dagli USA e sostenere loccupazione. Nel 1945 fu trasformata in ente governativo per agevolare le esportazioni di operatori privati fornendo crediti e garanzie assicurative. Oltre alla Banca mondiale si sono sviluppate altre banche regionali che finanziano programmi di sviluppo: in particolare la Asian Development Bank, dove prevale linfluenza della Bank of Japan; la Inter-American Development Bank, dove sono forti gli interessi dei paesi debitori; la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, impegnata nel sostegno dei paesi dellEuropa dellEst.

43 Il Piano Marshall e lERP: i preliminari. Cerca di rimediare al dollar gap che diventa particolarmente acuto nel primo semestre 1947, in seguito al peggioramento della situazione alimentare in Europa e allimpennata dei prezzi di merci e servizi degli Stati Uniti seguita alla brusca liberalizzazione adottata dallamministrazione Truman in presenza di una forte domanda nazionale e internazionale. Lannunzio di un programma di aiuti è dato dal segretario di stato George Marshall il Il programma è operativo nel 1948, dopo un duro confronto nellamministrazione su chi dovesse gestirlo (Tesoro o Dipartimento di stato). La responsabilità toccherà al Presidente che si varrà di unagenzia apposita posta sotto la sua autorità. Cè anche un teso dibattito parlamentare sullopportunità di sacrificare i contribuenti americani a vantaggio di stranieri, e sullentità degli aiuti. Il parlamento impone che il programma sia valutato annualmente e che le risorse siano votate annualmente. Sono nettamente ridimensionate le cifre inizialmente valutate per lammontare complessivo degli aiuti ($ 22, poi 17 mld).

44 Il Piano Marshall e lERP: condizioni e obiettivi. Gli Stati Uniti chiedono ai beneficiari di coordinare le loro politiche economiche e di unirsi in un organo rappresentativo che collabori alla ripartizione degli aiuti. Sarà lOEEC. Avrà sede a Parigi. Destinatari sono 16 paesi europei da cui sono esclusi URSS e democrazie popolari che non vogliono accettare di dare informazioni sulla propria economia. È un passo decisivo nel confermare la divisione economica e politica dellEuropa. La 2. Conferenza economica di Parigi dellaprile 1948 fissa gli obiettivi: (1) aumentare la produzione, (2) utilizzare meglio la manodopera, (3) assicurare la stabilità monetaria e finanziaria, (4) intensificare gli scambi di merci e di servizi. Le politiche dei paesi aderenti devono essere coordinate e vanno controllati i rispettivi programmi nazionali di produzione, importazione ed esportazione. Si intende favorire la cooperazione economica fra stati.

45 Le modalità di funzionamento dellERP (1) Il primo esercizio ERP durerà 15 mesi dallinizio di aprile Sarà prorogato al 30 giugno 1950 e successivamente al 30 giugno Nel 1951 gli aiuti arriveranno nellambito del Mutual Security Act. Cesseranno il 30 giugno Gli aiuti sono dati come grants (doni) per il 90% e loans (prestiti, gestiti attraverso la Export-Import Bank) per il 10%. Sono finanziati dal bilancio federale USA. Permettono di comperare merci e servizi (trasporto) prevalentemente da produttori americani per cederle ai governi membri dellERP. Questi ricevono gli aiuti in natura e possono venderli agli operatori economici e agli enti che ne fanno richiesta contro pagamenti nelle diverse monete nazionali. LERP assicura circa ¼ delle importazioni europee fra 1947 e 1950.

46 Le modalità di funzionamento dellERP (2) Gli importi pagati affluiscono ai conti di contropartita a favore delle rispettive amministrazioni statali, integrandone il bilancio. Sono utilizzati in diverso modo: dal finanziamento di lavori pubblici (senza accendere prestiti o appesantire il prelievo fiscale) allaccumulazione di riserve. Gli effetti in termini di stimolazione delleconomia e delloccupazione sono diversi. LECA (European Cooperation Agency) nel 1949 criticherà i governi troppo cauti nellutilizzare i fondi di contropartita per finanziare investimenti. Nei primi 15 mesi arrivano in Europa soprattutto cereali, carbone e materie prime per lindustria. Successivamente vengono forniti soprattutto macchinari e impianti. Questo è il contributo diretto dellERP allammodernamento dei processi di produzione e alla riduzione del divario tecnologico rispetto agli Stati Uniti. LERP promuove direttamente la formazione di tecnici e imprenditori alle tecniche moderne attraverso visite a imprese americane e apposite missioni di consulenza in Europa. Anche in questo modo si favorisce lapplicazione di soluzioni più avanzate nei processi produttivi dellindustria europea.

47 Le erogazioni ERP [mld $ correnti] Importi 19484, ( )1, , ,700 Totale12,400 Di cui all Europa93,0% AllUnione Europea dei pagamenti2,8% A paesi orientali4,2%

48 I crediti accordati dallERP, [$ 000]: ripartizione merceologica, valore e quota percentuale % Materie prime per lindustria ,35 Alimentari e prodotti agricoli ,02 Noli oceanici ,54 Servizi tecnici ,43 Unione europea dei pagamenti ,15 Conto ECA prepagato ,05 Totale ,54

49 I crediti accordati dallERP, [$ 000]: ripartizione per paese UK ,29Norvegia ,05 Francia e suoi territori ,80Irlanda ,37 Italia ,35Turchia ,10 Germania occ ,12Svezia ,09 Olanda ,88Portogallo ,43 Belgio- Lussemburgo ,96Trieste ,31 Austria ,81Islanda ,17 Grecia ,05Totale Danimarca ,23

50 Stima dellincidenza dei fondi ERP in % del PNL 1949 di 5 paesi Tasso di cambio anteriore al 19 sett Tasso di cambio posteriore al 19 sett Francia9,911,5 Italia8,89,6 Olanda16,123,1 UK5,27,5 Germania occidentale4,75,9

51 Le sistemazioni monetarie del dopoguerra: pressioni inflazioniste e primi tentativi di stabilizzazione (1) I cambi nel secondo dopoguerra vengono mantenuti fissi (diversamente dal primo dopoguerra). Sono frequenti però: (1) rapporti bilaterali, (2) tassi incrociati non allineati, (3) pratiche multivalutarie. Per rimediare alla carenza di $ molti paesi mantengono controlli discriminatori sui pagamenti verso larea del $. I timori per la scarsità di $ durano ancora negli anni Cinquanta. 3 paesi (di cui uno solo europeo) rivalutano per evitare che il saldo attivo della loro bilancia dei pagamenti faccia aumentare la liquidità interna e aggravi le pressioni inflazioniste: Canada e Svezia nel luglio 1946; la Nuova Zelanda nellagosto La maggior parte degli altri sembra destinata alla svalutazione, accompagnata da misure deflazioniste per limitare laumento dei prezzi e permettere di stabilizzare i cambi. Il deficit pubblico è spesso indicato come causa principale delle pressioni inflazioniste; in realtà agiscono anche lespansione del credito e gli alti prezzi delle importazioni.

52 Le sistemazioni monetarie del dopoguerra: blocco dellinflazione e nuovi, durevoli, allineamenti di cambio (2) Nel si moltiplicano gli sforzi per rimediare ai fattori di instabilità monetaria, in un quadro di difficoltà valutarie che minaccia la ripresa economica europea perché costringe a mantenere scambi bilaterali, accordi di pagamento e controlli. Il Fmi avvia le operazioni, mentre fallisce il tentativo di convertibilità della £. Viene fatto un primo tentativo per favorire la ripresa dei pagamenti multilaterali in Europa occidentale. Ma occorrono lavvio dellERP e la riforma monetaria tedesca (giugno 1948: drastica riduzione della liquidità e ampia liberalizzazione dei prezzi) per consolidare la riorganizzazione del sistema monetario europeo. Nel 1949 una nuova, grave crisi della £ porta a unondata mondiale di svalutazioni: le nuove parità di cambio si conserveranno quasi tutte fino al 1971 proprio grazie al riassestamento avviato nel 48. Solo il $ canadese tra le valute di economie importanti fluttua dal I paesi occidentali applicano progressivamente nel decennio 1950 le prescrizioni fondamentali di Bretton Woods sui cambi. Il risultato è agevolato dal mantenimento di molti controlli valutari.

53 Le sistemazioni monetarie del dopoguerra: un aiuto dal Fmi, ma ERP e EPU svolgono il ruolo decisivo (3) Periodicamente si manifestano crisi valutarie che vengono affrontate con strumenti diversi, fra cui i crediti di stabilizzazione del Fmi. Si afferma la collaborazione fra banche centrali come strumento che aiuta la conservazione del sistema. LERP attenua le difficoltà nella misura in cui viene consentito luso dei doni per pagare importazioni da paesi diversi da USA (1/15 degli aiuti; 3% del valore del commercio intereuropeo). LECA promuove doni condizionali per i paesi creditori, ma un meccanismo difettoso non permette un uso efficace e produce forti differenze fra stati. Quando a fine 1949 si profila la fine dellERP occorre una nuova soluzione. Sarà lEPU che nel 1958, dopo 8 anni circa di buon funzionamento, che permetterà di ristabilire la convertibilità relativa al conto corrente della bilancia dei pagamenti.

54 La via verso lUnione Europea dei pagamenti, Nel 1948 gli accordi bilaterali che avevano consentito la ripresa del commercio internazionale in Europa nellimmediato dopoguerra sembrano non più rinnovabili: diversi paesi debitori hanno esaurito le disponibilità valutarie; alcuni paesi (come UK e Belgio) continuano ad avere un surplus rispetto al resto dEuropa (comprese Svizzera e Svezia), che cerca di limitare le importazioni provenienti dai creditori. Il commercio intereuropeo minaccia di bloccarsi. Dal 1947 si era tentato di correggere parzialmente gli effetti degli accordi bilaterali, ma con scarso successo perché i creditori erano preoccupati delle conseguenze che potevano derivare dal fatto che in paesi importanti continuava linflazione. Essa rendeva anormalmente alte le importazioni e anormalmente basse le esportazioni. Nel novembre 1947 Belgio, Lussemburgo, Olanda, Francia e Italia raggiungono un accordo per la reciproca compensazione dei saldi esistenti, ma senza accordare nuovi crediti. Vengono compensati solo $ 5 mln su 762,1. Nellottobre 1948 un accordo impegna tutti i paesi OECE alla cancellazione multilaterale dei debiti, senza nuovi prestiti. E applicato fino al luglio 1950 e non dà risultati rilevanti (solo 4% dei debiti sono compensati).

55 Come funziona lUnione europea dei pagamenti (1) Ogni stato membro alla fine del mese trasferiva alla Banca dei regolamenti internazionali (BRI) i saldi con tutti gli altri. La Banca provvedeva alla compensazione. I saldi restanti erano consolidati su base multilaterale: non come debiti o crediti verso un paese, ma verso lunione. Così cessava lesigenza di discriminare fra paesi in relazione alla posizione valutaria reciproca. I debiti netti potevano essere finanziati. Ogni paese disponeva di una quota pari a 15% del suo commercio totale con i membri EPU. Se il debito restava 20%, doveva essere rimborsato in oro (o $) per limporto percentuale corrispondente alla quota del debito. Se si superava la quota attribuita al paese membro, lintero debito andava rimborsato in oro o $. I debiti cumulati erano rimborsati allo stesso modo.

56 Come funziona lUnione europea dei pagamenti, (2) I paesi creditori trovano conveniente il dispositivo perché ricevevano una quota di rimborso in oro o $ > di quella chiesta ai debitori, utilizzando un fondo di $ 350 mln dato dallECA. Inoltre un consiglio di esperti finanziari indipendenti consigliava ai paesi debitori come rimediare al debito, mettendo pressione sui debitori perché correggessero lo squilibrio. Infine lEPU comporta la liberalizzazione delle restrizioni sul commercio (feb. 1951), cominciando col dimezzare i dazi e i vincoli quantitativi esistenti per ridurli successivamente fino al 75%. Tra 1950 e 1959 il commercio intraeuropeo cresce da $ 10 mld a 23 mld; le importazioni dal Nord America passano da 4 a 6 mld. Il commercio estero cresce più rapidamente della produzione. I risultati ottenuti permettono già nel 1954 di imporre ai debitori di saldare più sollecitamente la loro esposizione e i creditori ottengono una quota > di oro o $. La rimozione dei controlli quantitativi è estesa agli USA.

57 Le regolazioni fatte dallUnione europea dei pagamenti, [mld $ correnti] Compensazioni multilaterali20,0 prorogate12,6 regolazioni speciali e aggiustamenti0,4 Saldo regolato in oro e $10,7 Saldo regolato a credito2,7 Saldo da regolare13,4 Totale delle posizioni bilaterali (deficits + surplus) 46,4

58 Leredità della guerra, valutata al termine della ricostruzione: modifiche nella ripartizione del reddito e riflessi sugli investimenti. La guerra non produce solo distruzioni: può stimolare anche la crescita economica, in particolare industriale, se è possibile dedicare risorse alla produzione nonostante il conflitto e ricavare profitti da tale produzione (comè stato possibile nella 2. guerra mondiale, cedendo le merci ai governi o a privati). Le particolari condizioni monetarie che accompagnano un conflitto basato su un grande sforzo produttivo possono favorire laccumulazione di consistenti risorse finanziarie capaci di alimentare un significativo flusso di investimenti. Nei primi anni della seconda guerra gli investimenti furono molto intensi anche in Europa oltre che negli USA e in Giappone. Solo dal 1944 la maggior parte dei paesi comincia a limitare lincremento della capacità produttiva. Difficile però valutare il risultato complessivo ottenuto perché occorre tenere conto delle distruzioni, la cui stima è spesso falsata dalla possibilità di ottenere risarcimenti. Esse sono comunque rilevanti soprattutto nelle infrastrutture, nel patrimonio edilizio, nellagricoltura e allevamento. La guerra provoca cambiamenti significativi nella ripartizione del reddito a favore delle imprese e di alcune categorie di operatori che possono trarre vantaggio dalle condizioni dei mercati durante il conflitto e nellimmediato dopoguerra: per es. aggirando i controlli amministrativi sui prezzi e i rifornimenti.

59 Leredità della guerra: modifica degli assetti produttivi, trasformazione dei rapporti economici e finanziari internazionali; sviluppo di politiche sociali per la stabilizzazione del reddito. La guerra favorisce importanti cambiamenti della struttura produttiva di diversi stati combattenti e anche di diversi neutrali, interessati da politiche di sostituzione delle importazioni e/o da forniture ai belligeranti. Sul piano produttivo la trasformazione dellindustria comporta lapplicazione di significative innovazioni di prodotti e di processi produttivi, eventualmente estendendo al settore civile acquisizioni legate alle produzioni militari. In parte grazie a questi processi, in parte a causa delle modalità di con cui si creano interdipendenze fra le economie dei paesi belligeranti, la guerra provoca modifiche profonde nei rapporti economici e finanziari internazionali. Si creano nuovi creditori e nuovi debitori; le loro posizioni possono essere relativamente stabili (per es. gli USA) o instabili (per es. lArgentina). Tra 1939 e 1945 vengono poste le basi di un indebolimento irreversibile del Commonwealth e allarea della £. In alcuni stati vengono introdotte riforme importanti delle provvidenze sociali, sotto la spinta di forti esigenze egualitarie. Le riforme permettono di stabilizzare il reddito di categorie sociali numericamente ampie e spesso esposte allincertezza; ma consolidano anche il reddito di classi medie, a cui garantiscono anche opportunità maggiori di avanzamento sociale. Ne deriva un > dinamismo nelle società del dopoguerra che accompagna e rafforza quello derivante dai processi di ridistribuzione patrimoniale connessi alla guerra.

60 La crescita accelerata in Europa nel dopoguerra: recupero [catching-up] e convergenza. La crescita del dopoguerra avviene recuperando la perdita di produzione e la distruzione di capacità produttiva provocata dalla guerra. Alla fine degli anni 1940 lo stock di capitale era al 1938 entro la fine degli anni E loccupazione sarebbe stata >. Cè quindi spazio per aumentare lo stock di capitale e si può ottenere una crescita rapida rimettendo al lavoro i molti disoccupati. La crescita rapida è, allinizio, un ritorno alla normalità. La convergenza si riferisce alla crescita aggiuntiva ottenuta riducendo lo scarto di efficienza rispetto agli USA che da fine 800 avevano conquistato un altro livello di produttività (espresso dallaltro Pil pro capite), grazie (1) alluso delle risorse disponibili, (2) alla pionieristica adozione di metodi di produzione di massa e (3) alla costituzione di un ampio mercato nazionale unitario. Le 3 condizioni permettono di adottare lorganizzazione multidivisionale delle grandi imprese con il risultato di ottenere economie di scala e di integrare le produzioni, consentendo sia rifornimenti sicuri di materie prime e semilavorati, sia un accesso economico a mercati locali dispersi. I costi ridotti permettono alle imprese americane di diventare produttrici su scala mondiale. Ne deriva un ulteriore stimolo allo sviluppo del sistema di produzione di massa che caratterizza leconomia USA.

61 Recupero e convergenza: le condizioni per realizzarli. Negli anni 1950 la divaricazione tra il Pil pro capite di USA e Europa è alta; cè spazio per un rapido aumento di produttività tramite il recupero del ritardo accumulato. La liberalizzazione degli scambi commerciali e degli investimenti permette di superare i limiti dei mercati nazionali. Cè disponibilità illimitata di mano dopera per diversi anni. Lautomazione agevola luso di addetti non qualificati. Il prezzo dellenergia e di molte materie prime resta relativamente basso per diversi anni, salvo impennate di durata relativamente breve (per es. guerra di Corea). Le ragioni di scambio sono favorevoli ai manufatti piuttosto che ai prodotti grezzi. Diverse condizioni istituzionali agevolano il processo di sviluppo.

62 Politiche monetarie e manovre del cambio in Europa occidentale negli anni 1950: obiettivi interni e prescrizioni del Fmi Nel secondo dopoguerra la maggior parte degli stati dellEuropa occidentale dà la priorità alla crescita economica e a livelli di occupazione alti. La manovra del tasso di sconto (tradizionalmente utilizzata per correggere squilibri della bilancia dei pagamenti in regime di gold standard) comporta il rallentamento della crescita e la riduzione dellimpiego delle risorse. Nel nuovo contesto, per evitare queste conseguenze, lo strumento fondamentale disponibile è il controllo del tasso di cambio. La sua applicazione comporta il ricorso a controlli sui cambi, eventualmente accompagnati da un aumento delle imposte per frenare i consumi interni. Obiettivo: contenere le importazioni, come nel durante la crisi che colpì la Germania occidentale. Il ritorno alla stabilità è agevolato eventualmente da prestiti dellUEP o del FMI. Una peculiarità britannica: in UK un tasso di disoccupazione particolarmente basso (1,8% al massimo fra 1953 e 1958) induce i governi conservatori a ricorrere a frequenti variazioni dei tassi dinteresse per stimolare o contenere la domanda effettiva. La politica dello stop and go.

63 La Francia negli anni 50: linstabilità strutturale del franco. In Francia si deve ricorrere a restrizioni commerciali per rimediare a una forte instabilità del franco, conseguenza dellalto livello di spesa pubblica (spese militari, investimenti pubblici, sussidi alledilizia), mentre è difficile aumentare le entrate tributarie. Tra 1956 e 1957 si ricorre al deposito anticipato (prima del 25, poi del 50%) del valore delle importazioni autorizzate per frenarne la crescita, dopo una crisi valutaria che risente della scelta di aumentare le pensioni, appesantendo ulteriormente la spesa statale. Agosto 1957: aggio del 20% sulle compravendite di valuta estera. Austerità finanziaria e fine della II Repubblica: il ritorno al potere di Charles De Gaulle favorisce ladozione di un maggior prelievo fiscale e di tagli alla spesa pubblica, insieme con la svalutazione del 17% del franco. Entro il 1959 la bilancia dei pagamenti francesi torna attiva; pochi anni dopo la Francia potrà sostenere lopportunità di rivedere il ruolo internazionale del $ per tornare alloro.

64 La rischiosa alternativa della fedeltà al sistema di Bretton Woods: stabilità valutaria e deflazione o instabilità e crisi valutaria ? Laccumulo di $ nelleconomia internazionale non crea problemi (anzi) finché non ci sono dubbi sulla possibilità di convertirli in oro. La certezza svanisce quando i conti esteri delle principali economie presentano sistematicamente consistenti disponibilità di $ che nel 1960 superano lentità delle riserve auree statunitensi. Nel 1963 il debito USA verso lestero supera quello interno. La richiesta di conversione di $ in oro avrebbe avuto effetti analoghi a una crisi di liquidità di una banca e avrebbe cancellato il ruolo del $ nel sistema internazionale dei pagamenti. Se il governo statunitense avesse inteso contrastare questa situazione assicurando il tasso di cambio tradizionale fra oro e $, avrebbe potuto ricorrere a misure deflazionistiche che avrebbero sottratto liquidità al mercato internazionale, esercitando una vigorosa azione deflazionistica generalizzata: tutti i sistemi economici avrebbero dovuto ricorrere a misure simili per difendere le proprie monete, riproducendo una situazione simile a quella degli anni Esigenze interne agli Stati Uniti porteranno invece a preferire una politica di sistematico incremento della liquidità, cercando soluzioni diverse per assicurare il ruolo del $ e il funzionamento del sistema internazionale di scambio

65 Levoluzione del quadro economico internazionale (1). La bilancia dei pagamenti USA si modifica: il dollar gap scompare e la liquidità internazionale cresce nettamente preparando una situazione nuova che emerge entro linizio degli anni La massa di $ in circolazione nel mondo è nettamente > a qualunque possibilità di conversione se qualche stato decidesse di chiederla. La Francia di De Gaulle ne dà una dimostrazione con la lunga contesa sulla conversione dei $ in oro sviluppata fra 1961 e Lincremento degli scambi internazionali ha fatto consistenti progressi. La costruzione di aree di integrazione commerciale regionale risulta decisiva in Europa dove si affermano 2 diversi tipi di mercati integrati: il Mercato comune europeo (imperniato su Francia e Germania) e lo European Free Trade Agreement, imperniato su UK. Vengono trovate soluzioni specifiche per mantenere rapporti di > vantaggio con i paesi tropicali ex coloniali rispettivamente di Francia e UK. Particolari problemi emergono nella formulazione e gestione di politiche agricole per i paesi europei a partire dal 1964: bisogna conciliare (1) la garanzia di prezzi agricoli remunerativi per le agricolture nazionali con (2) lesigenza di limitare rincari di beni salario e con (3) quella di offrire sbocchi alle produzioni agricole di paesi ex coloniali. Il ruolo internazionale della £ e del mercato finanziario londinese viene confermato in misura ridimensionata e nuova. Londra diventa la prima piazza per trattare eurodollari, cioè $ che possono essere ottenuti da banche che non operano negli USA, consentendo di disporre della principale valuta mondiale, suscettibile di ampia circolazione, senza doversi adattare ai vincoli e alle prescrizioni delle autorità monetarie USA.

66 Levoluzione del quadro economico internazionale (2) La crescita della domanda di materie prime e il progressivo avvicinamento al limite del pieno impiego delle risorse disponibili (in particolare manodopera e materie prime) favorisce lincremento dei prezzi. Lelevata liquidità internazionale facilita questo esito. Lincremento dei prezzi è diverso fra paesi, in funzione (1) delle rispettive strutture economiche, (2) delle rispettive istituzioni finanziarie e monetarie, e (3) delle diverse capacità di realizzare avanzamenti di produttività che permettano di mitigare laumento dei prezzi. Benché le monete dei paesi occidentali siano quasi tutte legate da cambi fissi, alcune tendono ad apprezzarsi e altre a svalutarsi. Nel corso degli anni 1960 si verifica un indebolimento del potere di acquisto del $ che si traduce in fragilità del cambio. Le banche centrali sviluppano unintensa e sofisticata attività di intervento sul mercato dei cambi e di collaborazione. Pool delloro, doppio prezzo delloro, swaps, obbligazioni Roosa e finalmente Diritti speciali di prelievo sono strumenti utilizzati per consentire di mantenere il sistema di parità fisse. Si sviluppa però unoffensiva teorica in favore dei cambi flessibili, considerati più efficaci per frenare le spinte inflazionistiche. Linflazione deve essere combattuta anche riducendo la spesa pubblica, tanto più che essa è considerata, quasi ontologicamente, fonte di spreco e inefficienza, mentre il mercato ha la capacità di autoregolarsi.

67 . Levoluzione della bilancia dei pagamenti USA,

68 Bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti, Valori correnti in mld $ Esportazioni14,8021,7031,3042,00142,8048,8070,30 Importazioni-11,80-16,20-28,50-39,80-45,50-55,80-69,80 Transazioni militari-2,30-2,40-2,90-3,40-2,90-3,60-2,20 Viaggi, noli-0,30-1,10-1,60-2,10-2,30-3,10-2,70 Reddito di investimenti, diritti e altre competenze2,103,905,706,308,007,908,50 Altri servizi e trasferimenti-0,50-0,60-0,70-0,80-1,90-1,80-1,70 Trasferimenti non militari del governo USA-2,00-1,90-1,70 -2,00-2,20-1,90 Saldo della bilancia corrente-0,103,301,400,40-3,80-9,800,50 Flussi di capitale a lungo termine pubblici-0,40-1,00-1,90-2,00-2,40-1,30-1,50 Id. privati-1,30-2,90-1,80-1,40-4,40-0,100,10 Saldo della bilancia di base-1,90-0,70-2,30-3,10-10,60-11,20-0,90 Flussi di capitale privato a breve termine0,30-0,503,10-6,50-10,102,00-1,80 Errori e omissioni0,30-1,00-0,90-1,20-9,80-1,80-2,60 Attribuzione di DSP0,900,70 Variazione delle riserve ufficiali-1,30-2,200,00-9,80-29,80-10,40-5,30 Fonte: L. B. Yeager, International monetary relations, New York, 1976, p. 568.

69 Evoluzione delle riserve valutarie mondiali, , in mld $ Compos %1971 Compos % Incre- mento Riserve mondiali48,7100,00118,8100,00243,9 Riserve fuori degli USA25,953,18106,789,81412,0 Di cui oro12,024,6439,633,33330,0 Di cui $4,49,0350,642,591150,0 Fonte:André Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, Mulino, 1998, p. 80.

70 Levoluzione della bilancia dei pagamenti USA negli anni 60 e lesigenza di aumentare la liquidità internazionale limitando il rischio di conversione dei $ Nella prima metà degli anni 1960 la bilancia commerciale USA non costituisce un problema serio. Le fonti maggiori di preoccupazione sono le spese dello stato allestero, prevalentemente per esigenze militari, e i movimenti di capitale privato. Gli USA però attraggono dallestero fondi a breve termine. Così la loro posizione è riequilibrata. Parte del fabbisogno europeo di capitali investiti a lungo termine proviene dagli USA, sotto forma di acquisto di titoli a interesse fisso (obbligazioni, titoli pubblici) o come investimenti diretti, dal momento che il mercato finanziario statunitense è in parte significativa interessato a questo tipo di impieghi. In Europa invece è rilevante la preferenza per impieghi liquidi. Trasferire capitali a breve sul mercato finanziario USA soddisfa questa esigenza e attribuisce alle istituzioni finanziarie americane il ruolo di banchieri del mondo: prendono a prestito a breve e prestano a lungo termine. É una situazione rischiosa. Il rischio può essere limitato creando liquidità. Oppure rivalutando loro. Se ne parla già sotto Eisenhower, ma Kennedy teme le conseguenze inflazioniste.

71 La ricerca di soluzioni alternative allintervento del Fmi da parte degli USA negli anni 60 Per difendere il $ le amministrazioni USA seguono strategie diverse. Tutte hanno in comune lo scavalcamento del Fmi. Man mano che il problema si aggrava, si rafforza lintenzione di agire autonomamente, scavalcando i dispositivi previsti dal sistema. Vanno in questa direzione gli accordi fra banche centrali che permettono di tamponare tensioni e disfunzioni nel sistema internazionale dei pagamenti e di attenuare la pressione sul $ negli anni 60. In particolare le banche centrali assicurano un certo ammontare predeterminato di crediti reciproci a breve termine che contrastino movimenti destabilizzanti che interessino singole valute. Se la £ si indebolisce rispetto al $, per es., la Federal Reserve Bank di NY mette a disposizione della Bank of England un certo quantitativo di $ per sostenere la £. A fine 1962 il fondo è di 900 mln $; nel 1978 è di 30 mld. Ma il dispositivo funziona solo in crisi limitate. Nel 1962 i General Arrangements to Borrow dei 10 paesi industrializzati mettono a disposizione $ 6 mld per sostenere $ e £. Funzione simile hanno i Roosa bonds (1962) e gli accordi sulloro.

72 Compensazioni per le spese militari, interventi sulle banche USA per limitare i flussi in uscita di capitale a breve Dal 1960 gli USA chiedono compensazioni per le spese militari allestero sotto forma di depositi di fondi a medio termine che compensino il deflusso di pagamenti. Operano allo stesso modo le vendite di armamenti. I paesi che vedono affluire troppi capitali dallestero adottano contromisure: dal 1964 le banche tedesche devono depositate alla Bundesbank, senza interessi,somme proporzionali a ciò che avevano ricevuto. Il prezzo del denaro estero sale e il suo uso è disincentivato. Nel 1963 gli USA introducono la Interest Equalization Tax sullacquisto di azioni e obbligazioni estere per controbilanciare gli incentivi fiscali prima attribuiti allacquisto di tali titoli. Nel febbraio 1965 chiesto alle banche USA di limitare volontariamente i crediti allestero. Dal 1968 la Federal Reserve è autorizzata a limitare le operazioni allestero delle banche.

73 La contestazione francese del ruolo del $ come valuta di riserva, Charles De Gaulle, nella conferenza stampa del 4 febbraio 1965 dichiarò: La convenzione che conferisce al $ un valore straordinario come valuta internazionale non si fonda più sul presupposto iniziale, e cioè che lAmerica possiede le maggiori riserve auree del mondo. Il fatto che molti paesi accettino il $ come equivalente delloro per sanare i deficit della bilancia dei pagamenti americana ha conferito agli Stati Uniti il privilegio di indebitarsi gratuitamente con lestero. La Francia avvia la conversione in oro di riserve in $. Queste calano da $ 284 a 112 mln tra fine 1964 e 1966.

74 Levoluzione delle potenzialità del Fmi tra anni 60 e 70. A partire dal 1959, dopo lintroduzione della convertibilità parziale delle monete dei paesi aderenti allUEP, il sistema di pagamenti previsto da Bretton Woods diventa realmente operativo. Le risorse del FMI vengono progressivamente aumentate. Il loro adeguamento doveva avvenire ogni 5 anni. Il primo è realizzato nel 1960, incrementando le quote del 50% (da 8,8 a 13,2 mld $); il secondo avviene nel 1965 (+25%) e il terzo nel 1970 (+36%), nel tentativo di aumentare le disponibilità valutarie internazionali per fronteggiare crisi di pagamento di fronte a uneconomia mondiale in rapida e intensa espansione. Nel 1970 le quote del FMI sono salite a $ mld. Nellottobre 1969 gli accordi di Bretton Woods sono emendati per creare i Diritti speciali di prelievo, moneta addizionale utilizzabile nei pagamenti internazionali. Un DSP = US$ 1. I membri del FMI possono utilizzarli in relazione al loro peso nel Fondo. Assegnati in 3 rate.

75 Lassegnazione dei Diritti speciali di prelievo, gennaio 19703,40 1 gennaio 19712,95 1 gennaio ,95 Fonte: A. Gauthier, L'economia mondiale cit., p. 81.

76 Verso la fine di Bretton Woods I DSP arrivano tardi e sono resi inutili, come fonte di liquidità internazionale, dallesplosione di liquidità creata unilateralmente dagli USA dal Non contribuiscono a creare fiducia nella convertibilità del $ limitando lerosione delle riserve auree statunitensi perché la quantità di $ creati attraverso il passivo della bilancia dei pagamenti USA era elevata. I DSP hanno un ruolo marginale nel funzionamento del sistema internazionale dei pagamenti e non riescono a porlo su nuove basi. Con lamministrazione repubblicana emersa dallelezione di Richard Nixon alla presidenza USA prevale la scelta di restituire piena autonomia in campo valutario agli USA. Viene revocata la convertibilità aurea del $ il 15 agosto La gestione del sistema di pagamenti internazionale emersa nel 1944 soccombe; i paesi sono in reciproco disaccordo sugli aggiustamenti.

77 Variazione percentuale media annua dei prezzi al consumo in economie Ocse, USA2,62,71,64,34,6 Giappone6,23,65,15,77,4 Germania3,22,73,5 5,9 Francia6,86,54,24,56,3 UK4,93,23,64,88,6 Ocse3,53,22,64,45,9 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p 77.

78 Laumento dellinflazione nel quarto di secolo di intenso sviluppo. Spiegazioni in conflitto o complementari Per i fautori della teoria monetarista che va aumentando la sua influenza negli anni linflazione è il frutto di una crescita eccessiva della liquidità. Per evitarla bisognerebbe regolare abilmente lincremento di offerta di liquidità. Corollario: è vitale in particolare controllare con rigore la spesa pubblica come specifica responsabile di spinte inflazioniste. Per gli economisti influenzati da J.M.Keynes linflazione è il risultato di uno squilibrio fra offerta e domanda; cioè una domanda da parte di imprese e famiglie superiore alla disponibilità di risorse. Va corretta con misure che modifichino il livello dei redditi e quello dellofferta (sul breve periodo, per es., importando di più; su tempi più lunghi aumentando la produzione e il reddito). Le rigidezze nella ripartizione del reddito fra detentori del capitale e lavoratori dipendenti possono alimentare linflazione. Inflazione deriva anche da tendenza allaumento dei costi di produzione associati allaumento dei prezzi dei prodotti di base e dallappesantimento degli oneri salariali e sociali sulle imprese. La dimensione e il carattere delle imprese influisce sulla loro capacità di controllare lo scarto fra costi e prezzi.

79 I cicli di trattative del GATT, CiclodataluogostatiConcessioniValore in partecipantitariffariemld $ 1° roundot 47-giu 48Ginevra ,0 2° roundap-ago 49Annecy ° roundset 50-apr 51Torquay % 4° roundgen-mag 51Ginevra262,5 Dillon r.set 60-lug 61Ginevra ,9 Kennedy r.mag 64-giu 67Ginevra62 40,0 Il Kennedy Round comporta limpegno di ridurre i dazi industriali CEE, USA, UK e Giappone del 35% in 5 anni ( ). Adozione di un codice antidumping da parte di 19 paesi. Restano molti ostacoli extratariffari. Lamministrazione Nixon crea una nuova situazione imponendo 10% sulle importazioni. Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p 81.

80 La crescita dellintegrazione economica internazionale. % delle esportazioni sul Pil [prezzi 1990], Francia7,715,422,9 Germania6,223,832,6 Olanda12,541,755,3 UK11,414,021,4 Totale Europa occidentale9,420,929,7 Spagna1,65,013,4 URSS/Russia1,33,85,1 Australia9,111,216,9 Canada13,019,927,2 USA35,08,2 Totale America Latina6,24,66,2 Cina1,91,12,3 India2,62,01,7 Indonesia3,35,07,4 Giappone2,37,912,4 Corea1,08,217,8 Taiwan2,510,234,4 Tailandia7,04,511,4 Totale Asia2,34,47,2 Mondo7,011,213,5

81 Valori delle esportazioni di 56 paesi a prezzi correnti, in $, Valori assoluti Paesi europei industrializzati Paesi extraeuropei di recente insediamento Paesi europei del sud Paesi dell'Europa orientale Paesi dell'America latina Paesi dell'Asia Paesi dell'Africa Totale Indice Valore di esp. mondiali in mln. $ Indice id Fonte: A. Maddison, L'économie mondiale Analyse et Statistiques, OCDE, Paris, 1995, pp ,257.

82 Ripartizione percentuale delle esportazioni di 56 paesi a prezzi correnti, in $, Paesi europei industrializzati62,1953,1143,3236,9747,8747,65 Paesi extraeuropei di recente insediamento12,5018,7123,4929,4521,6019,51 Paesi europei del sud3,371,922,991,952,353,92 Paesi dell'Europa orientale5,675,826,397,829,243,03 Paesi dell'America latina4,777,027,659,263,913,37 Paesi dell'Asia9,6110,2312,919,1712,1020,89 Paesi dell'Africa1,883,183,265,372,931,61 Totale100,00 Fonte: A. Maddison, L'économie mondiale Analyse et Statistiques, OCDE, Paris, 1995, pp , 257.

83 Distribuzione per zone del commercio mondiale (esportazioni), 1950, 1970, CEE23,328,433,3 EFTA14,513,15,8 Resto di Europa occ.2,52,91,6 Giappone3,26,26,5 Canada4,35,43,2 USA16,013,710,2 Australia, Nuova Zel., Unione Sud Afr.3,12,62,0 Economie a pianificazione centrale11,810,68,9 Paesi in sviluppo21,317,127,9 Fonte: H. van der Wee, Prosperity and upheaval, Harmondsworth, 1986, p. 263.

84 Distribuzione geografica delle esportazioni mondiali di manufatti, in percentuale, Canada2,614,163,32Brazile0,050,350,41 USA17,2412,5813,55Messico0,170,640,51 Giappone5,989,9211,38Jugoslavia0,400,550,60 Francia6,997,267,41Hong Kong0,761,051,15 Repubb.Fed. Tedesca15,5316,9815,81Corea del Sud0,050,781,20 Italia4,735,305,49Taiwan0,161,041,23 UK11,147,006,59Singapore0,380,460,52 Spagna0,280,921,07 Tot. paesi recente sviluppo2,596,297,12 Portogallo1,300,350,21 Altri paesi in via di svil.2,702,341,55 Grecia0,040,150,22Blocco orientale13,3510,009,65 Altri paesi OCSE15,6517,6317,71Totale mondiale100,0100,00100,0 Totale OCSE80,4982,2582,76 Fonte: H. van der wee, Prosperity and upheaval, cit., p. 265.

85 Produzione e esportazioni mondiali, : valori correnti, mld $, e indici (1963=100) Esportazioni mondiali, valore totale Id. prodotti primari agricoli Id. prodotti minerari Manufatti Esport. mond., valore unitario, tot Id. prodotti primari agricoli Id. prodotti minerari Manufatti Esportazioni mond., volume, totale Id. prodotti primari agricoli Id. prodotti minerari Manufatti Produzione mondiale, volume, totale Id. prodotti primari agricoli Id. prodotti minerari Manufatti Fonte: H. van der wee, Prosperity and upheaval, cit. Le cifre relative ai prodotti agricoli si riferiscono anche ai minerali nel

86 Composizione merceologica delle esportazioni mondiali (% del totale),

87 Cambiamenti strutturali nei flussi commerciali internazionali e riflessi sul sistema dei pagamenti tra anni 60 e 70 Il commercio internazionale è aumentato più velocemente della produzione mondiale: il valore delle esportazioni di 56 paesi, in $ 1990, quintuplica fra 1950 e 1973; fra 1973 e 1992 raddoppia; tra 1950 e 1992 il valore è più che decuplicato. Cambia la composizione merceologica. Nel 1955 i manufatti rappresentavano il 49,2% delle esportazioni mondiali; 11,1% erano i combustibili e il 38,4% gli alimentari e le materie prime. Nel 1973 le proporzioni erano 61,5, 19,4 e ancora 19,4. Cambia di conseguenza anche la ripartizione geografica dei flussi commerciali. Chi ha ampi saldi attivi teme di importare inflazione. I produttori di combustibili (specie petrolio) concentrano dal 1974 abbondanti disponibilità di valuta, da usare per impieghi finanziari.

88 La svolta degli anni 1970: linstabilità dei cambi (1) La divaricazione dei tassi dinflazione tra economie diverse rende sempre più difficile dalla fine degli anni 60 mantenere il sistema di cambi quasi fissi. Nel £, franco francese, DM subiscono variazioni di cambio. Non si vara un aggiustamento generalizzato perché avrebbe liberato gli USA da ogni vincolo di politica monetaria, aggravando la minaccia rappresentata dallelevata liquidità in $, proprio allora in forte aumento. Lincertezze sui tassi di cambio, in un contesto di crescente integrazione commerciale e di > opportunità di speculazione finanziaria, favoriscono lincremento di movimenti di capitale a breve per approfittare di eventuali variazioni di cambio. I rischi di destabilizzazione aumentano. Lattenzione alle opportunità speculative che emergono dalla necessità di allineare su parità diverse i cambi si è rafforzata dal 1961, in occasione della prima rivalutazione del DM. Lo sviluppo del commercio, lespansione delle imprese multinazionali e le maggiori opportunità di comunicazione agevolano la speculazione e ostacolano controlli efficaci sui movimenti di capitali.

89 La svolta degli anni 1970: tensioni inflazioniste legate alla dinamica espansiva delleconomia e a modificazioni strutturali nella forza lavoro Il lungo periodo di alti tassi dinvestimento (nei paesi industrializzati e in quelli in via dindustrializzazione) spinge in alto i prezzi di prodotti energetici e materie prime. Laumento è sostenuto dal carattere non omogeneo dei processi di crescita. Si verificano disfunzioni fra settori che hanno differenti capacità di sviluppo; ne derivano tensioni dei prezzi, oltre che minore produttività. Per es., tra 1950 e primi anni 1970 larretratezza del sistema commerciale di distribuzione provocò aumenti dei prezzi al consumo superiori a quelli dei prezzi allingrosso, rafforzando la richiesta di incrementi salariali. I salari, con il procedere della lunga congiuntura di espansione, tendono a crescere per il progressivo avvicinarsi a condizioni di pieno impiego, anche se operano a lungo specifiche condizioni che permettono di attenuare le tensioni salariali: (1) flussi migratori da nuovi bacini di lavoro sottoutilizzato; (2) aumento della produttività favorito dallaccumulo degli investimenti pubblici (infrastrutturali ) e privati. Laumento di produttività consente anche il recupero più o meno integrale degli incrementi di retribuzione e compensa la riduzione del numero di ore di lavoro. Dalla metà degli anni 1960 crescono però, in Europa occidentale, le tensioni nelle relazioni industriali e nei salari. Concorrono a questo esito sia fattori legati al mercato del lavoro, sia condizioni sociali che possono favorire i conflitti industriali: (1) rinnovo generazionale e sociale degli occupati, (2) effetti della concentrazione urbana, (3) irrigidimento dei processi di produzione e tendenza alluso intensivo di soluzioni tayloriste.

90 La svolta degli anni 1970: tensioni inflazioniste legate allaumento delle spese pubbliche Le trasformazioni strutturali intervenute nella società europee industrializzate comportano incrementi della spesa pubblica per finanziare (1) una burocrazia più estesa e complessa che svolge compiti più sofisticati, (2) infrastrutture indispensabili allefficienza del sistema produttivo, (3) il potenziamento di servizi sociali, per rispondere a pressioni demografiche, all incremento dei redditi individuali, a esigenze poste da dinamiche sociali in atto. (4) Bisogna anche tenere conto di casi di irrigidimento delle spese militari (UK) e (5) di costosi interventi di ristrutturazione di settori produttivi diventati obsoleti o non profittevoli (dalle miniere di carbone alla navalmeccanica, al tessile). Non sempre le entrate tributarie riescono a coprire laumento delle spese. Ne deriva un aumento di liquidità mal controllabile dei sistemi economici; cresce la capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche, contribuendo alle tensioni inflazioniste e al peggioramento delle bilance dei pagamenti.

91 La svalutazione del $ e labbandono dei cambi fissi: posizioni contrastanti Nella CEE si guarda con preoccupazione alla crescita della liquidità in $. Nel i suoi dirigenti politici progettano ununione economica e monetaria che riduca i margini di fluttuazione fra le rispettive monete entro un decennio e offra un riparo ai rischi della crescita incontrollata della quantità di $ (Rapporto Werner). Nel Fmi nello stesso periodo cresce il timore che diventi sempre più difficile mantenere il sistema esistente: si discute di cambi più flessibili che agevolino gli aggiustamenti [crawling peg]. Aumenta, specie negli USA, lattenzione per cambi liberi di fluttuare, come raccomandava Milton Friedman. Anche in Germania la Bundesbank e economisti accademici cominciano a considerare con favore questa decisione, benché i governi in carica smentiscano nettamente lintenzione di modificare la parità di cambio. Ma nellottobre 1969 il governo SPD di W. Brandt rivaluta di oltre il 9,29 % il DM dopo 4 settimane di fluttuazione.

92 Gli accordi di Washington (Smithsonian agreement), dicembre 1971 Un incontro allo Smithsonian Institute di Washington fra i rappresentanti di 10 paesi (USA, Canada, Giappone, Europa dei 6, UK) affronta le conseguenze negative per il sistema internazionale della decisione di Nixon. Accetta la modifica del valore dellore (da 35 a 38 $/oz) e una serie di modifiche delle parità di cambio fra le monete. Viene molto ampliato il margine di fluttuazione consentito: da 1 a 2,25% rispetto al $. Lo scarto massimo fra monete diverse dal $ può dunque raggiungere 4,5% in un momento dato. Nel corso del tempo lo scarto fra 2 monete può salire perciò al 9%. Questo scarto è definito il tunnel. La convertibilità in oro del $ è definitivamente revocata. Il $ diventa lunico riferimento possibile nel sistema mondiale dei pagamenti. La sua svalutazione rispetto alle monete dei 2 principali concorrenti aumenta la competitività degli USA in campo commerciale.

93 Accordi monetari di Washington: la svalutazione del $ rispetto ad altre 7 monete Vecchia paritàNuova paritàRibasso ufficiale % del $ Yen360, , ,88 DM3,66003, ,57 Fiorino ol.3,6200 3, ,57 Fbelga50,000044, ,57 £0,41660,3838-8,57 Ff5,55405,1160-8,57 Lit625, ,5000-7,49 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p. 89.

94 La svalutazione del $ e labbandono dei cambi fissi: gli obiettivi dellamministrazione Nixon e il fallimento dei tentativi di riforma a causa dellirrigidimento USA Lamministrazione repubblicana USA sceglie di revocare la convertibilità aurea del $ per aumentare i propri margini di manovra nella gestione della politica monetaria, in relazione a (1) un alto livello di spesa pubblica militare; (2) alle esigenze di unonerosa riqualificazione del sistema industriale in calo di produttività e competitività; (3) allintenzione di stimolare la ripresa delle esportazioni grazie a un cambio svalutato e (4) di limitare le importazioni. (5) Le restrizioni allesportazione di capitali, inoltre, ostacolavano gli investimenti allestero. La decisione è unilaterale. La posizione USA è forte, istituzionalmente, perché il paese ha di fatto diritto di veto nel Fmi. In particolare può bloccare lemissione dei diritti speciali di prelievo con cui si spera di rimediare alla contraddizione fra bisogno di incrementare la liquidità internazionale e crescente inaffidabilità del $. Per circa 2 anni e mezzo si tenta di elaborare una riforma del sistema di pagamenti che allarghi i margini di fluttuazione rendendo il sistema di pagamenti più flessibile, pur tenendo in considerazione le preoccupazioni dei molti paesi ostili a cambi liberamente fluttuanti. Nel 1973 il sistema di cambi quasi fissi introdotto da Bretton Woods è formalmente abbandonato.

95 Le reazioni europee alla svalutazione del $ e alla sua fluttuazione: laccordo di Basilea del marzo 1972 e la difficoltà di mantenere unarea valutaria europea Diversi paesi con unalto grado di apertura internazionale si considerano particolarmente esposti ai rischi derivanti dalla forte liquidità in $ e dalla fluttuazione del cambio; possono adattarsi alla nuova situazione cercando di aumentare i propri margini nella gestione delle politiche delloccupazione e della protezione sociale in una fase congiunturale che è carica di incertezze e sfide. Nella CEE i cambi flessibili e la tendenza degli USA a non curarsi dei rischi connessi allaumento di $ ormai inconvertibili in circolazione inducono a preferire accordi valutari che permettano di stabilizzare i cambi. Tanto più che la fluttuazione complica la gestione delle sovvenzioni previste dalla politica agricola comune, destinataria della > parte del bilancio comunitario. Nel marzo 1972 i membri della CEE danno vita al serpente monetario, cui aderiscono anche UK, Irlanda e Danimarca, che stanno per entrare nella CEE. Prevede fluttuazione di ± 1,25%. Il serpente, organizzato attorno al DM, fallisce perché i tassi di crescita delle diverse economie sono molto diversi, così come il livello dei loro prezzi; le politiche monetarie e finanziarie che ciascuna conduce indeboliscono il serpente perché non riescono ad essere conciliate, date le differenze strutturali fra economie. É facile speculare sulle valute del serpente. Luscita dal serpente della £ comporta la fine dellarea della £. Solo 12 su 65 aderenti continuano a farne parte. Chi usava la £ come valuta di riserva labbandona. Con UK escono Eire e Dk.

96 Il tentativo fallito di un accordo multilaterale nel 1973 e la fluttuazione dei cambi. La limitata eccezione del serpente monetario europeo Un Comitato interinale di 20 paesi dal settembre 1972 discute del riassetto del sistema di pagamenti: la Francia chiede laggancio alloro e le parità fisse, gli USA rifiutano il ritorno alloro e vogliono cambi fluttuanti. Nel febbraio 1973 il $ è svalutato del 10% (oncia doro a 42,22 $). Il dollaro fluttua liberamente e il tunnel scompare. 2 gg. dopo lItalia esce dal serpente; la Francia ne esce nel gennaio 1974, ma rientra, volontaristicamente, nel luglio 1975 per essere nuovamente costretta a uscire nel marzo Nel 1975 solo 7 paesi restano nel serpente, grazie allingresso della Svezia: aderiscono anche D, Dk (rientrata nellott. 1973), Nl, B, Lux, Norvegia. Dal 1 giugno 1974 il FMI usa come moneta di conto i DSP ormai equiparati a un paniere di valute dei paesi che partecipano al commercio mondiale con una quota > 1%. Il $, ancora la moneta dominante (33% degli scambi), è quotato giorno per giorno. Lincontro di Rambouillet, del dicembre 1975, fra i 6 stati principali dal punto di vista economico sancisce la vittoria della posizione USA a favore di cambi fluttuanti sganciati dalloro.

97 Gli accordi della Giamaica (1976) e lepilogo di Bretton Woods. Labbandono delloro come strumento di pagamento Nel gennaio 1976 una conferenza riunita a Kingston introduce la seconda modifica degli statuti del FMI. Cessa la quotazione ufficiale delloro, totalmente demonetizzato. Il FMI può cedere 1/3 delle sue t di oro: metà le restituirà ai membri in proporzione delle quote; metà andranno a un fondo fiduciario per la vendita in 4 anni. Il ricavato servirà a finanziare i paesi in cui il Pil pro capite è < $ 350. Loro residuo potrà essere venduto grazie allattribuzione di nuovi poteri al fondo. I DSP sostituiscono loro come riferimento. I criteri per determinarne il valore possono essere modificati solo da una maggioranza dell85%. Quindi gli USA (16% circa dei diritti di voto) mantengono un diritto di veto. I membri del FMI possono scegliere, in linea di principio, il loro regime di cambio. Gli USA vedono sancita una totale autonomia. Ma nel 1984 ancora il 62% delle economie avevano cambi fissi; solo nel 1994 i paesi che hanno cambi fissi si riducono al 38%.

98 Lindebolimento del $ e le reazioni dei paesi OPEC per aumentare il ricavo che ottengono dal petrolio fino allestate 1973 Il $ è debole ed è soggetto a pressioni speculative che ne accentuano la svalutazione. Ne deriva il miglioramento della bilancia dei pagamenti USA e, dopo un certo tempo, persino un relativo apprezzamento del $, prima di un declino nel Il $ resta valuta di regolazione internazionale in un regime di cambi fluttuanti. La svalutazione del $ determina una forte reazione da parte dei paesi aderenti allOPEC nel LOrganizzazione è stata fondata nel 1960; i suoi membri obbediscono a lungo a esigenze diverse. Contrattano nei primi anni 70 migliori condizioni; nel 1973 riescono a intendersi sulla riduzione dellofferta di petrolio e un netto aumento del prezzo. Allora controllano il 54% della produzione, il 70% delle riserve, l81% delle esportazioni mondiali di greggio. Nel 1971 lOPEC ottiene un aumento dei prezzi ufficiali dalle compagnie petrolifere. Altri aumenti, nel 1972 e nel giugno 1973 sono stati ottenuti per contrastare la svalutazione del $; il prezzo del petrolio viene indicizzato sulla quotazione del $ rispetto a 11 valute. Tra 1970 e 1973 diversi stati (Libia, Algeria, Iraq, Iran) nazionalizzano le risorse petrolifere.

99 Il progressivo incremento del prezzo del petrolio, e la divaricazione dei prezzi applicati dai paesi produttori Dopo la guerra del Kippur lArab Organization of Arab Exporting Countries decide lembargo sulle consegne di petrolio a Olanda, USA, Giappone, considerati sostenitori di Israele, e decide laumento unilaterale del prezzo del greggio ceduto alle compagnie petrolifere. Il 16 ottobre 1973 i prezzi vengono aumentati del 70%. Il 22 dicembre lOPEC decide un ulteriore aumento del 130%. Il prezzo del barile di Arabian Light sale da 3 $ (inizi ottobre 1973) a 5,18 a fine ottobre e a 11,65 a fine dicembre. Tra 1974 e 1978 lOPEC aumenta 3 volte il prezzo del petrolio. Ma nel dicembre 1976 i paesi OPEC non si accordano sulle scelte: Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti vogliono limitare laumento dei prezzi dal al 5% mentre altri 11 membri vogliono il 15% entro il luglio Solo in quella data i prezzi sono nuovamente unificati, con un aumento complessivo del 10% rispetto al Nel dicembre 1978 deciso laumento progressivo del 14,5% per il 1979: in ottobre il barile di petrolio saudiano sarebbe costato $ Viene introdotto un premio di maggiorazione che poteva essere di $ 1, giugno 1979: lOPEC porta a $ 21 il prezzo, ma ammette differenze di prezzo fra i membri. Algeria, Libia e Nigeria applicano $ 23,50. Una domanda sostenuta permette di arrivare a $ 24 (Arabia Saud.) e a 30 (Libia). Nellultimo trimestre 1980 i prezzi salgono ancora: il prezzo medio OPEC diventa $ 36. La conferenza di Bali fissa un nuovo massimo a $ 41.

100 Conseguenze del rincaro del petrolio grezzo del 1973 La fine del basso prezzo del petrolio causa una severa recessione e impone una profonda riorganizzazione delleconomia mondiale (1) per rimediare agli squilibri di bilancia dei pagamenti e (2) ridurre limpatto degli alti prezzi del petrolio sui sistemi produttivi nazionali. Viene trovata una via duscita per realizzare un risanamento relativamente veloce delle bilance dei pagamenti dei paesi industrializzati che avevano sofferto del rincaro del petrolio. I paesi OPEC controllano ormai grandi disponibilità finanziarie che sono usate solo in misura limitata per aumentare le importazioni. Soprattutto gli stati del Golfo Persico e lArabia Saudita, con popolazione molto limitata e enormi surplus di bilancia dei pagamenti, realizzano investimenti di portafoglio e alcuni consistenti investimenti diretti nelle economie industrializzate. Contribuiscono così anche ad aumentare la liquidità dei sistemi bancari e dei mercati finanziari delle principali economie industrializzate.

101 La bilancia dei pagamenti corrente dei paesi importatori di petrolio, in mld $, Bilancia commerciale OCSE8,2-57,0-143,0 Paesi in via di sviluppo-7,5-124,0-154,0 Trasferimenti privati OCSE-9,771,085,0 Paesi in via di sviluppo-5,5-47,0-63,0 Trasferimenti pubblici OCSE-8,2-68,0-69,0 Paesi in via di sviluppo-6,041,035,0 Bilancia corrente OCSE9,5-54,0-126,0 Paesi in via di sviluppo-7,0-130,0-182,0 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p. 101.

102 Aumento dei prezzi al consumo nei maggiori paesi OCSE, : tassi medi annui e tassi massimi e minimi massimoannominimoanno USA4,69,013,519805,71976 Giappone6,48,423,219742,71982 Germania3,95,07,019742,71978 Francia5,411,513,719749,11978 UK6,414,724,319758,31978 OCSE5,010,113,319747,81978 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p. 110.

103 Il rallentamento dellinflazione dopo il 1983 Dal 1983 linflazione nei paesi OCSE rallenta nettamente. Germania e Giappone sono i paesi in cui laumento dei prezzi è più limitato; entro la fine del decennio 1980 anche la Francia riesce a limitarlo. Gli scarti tra i tassi di incremento dei diversi paesi si attenuano. Paul Volcker, presidente della Fed, tra 1979 e 1982 adotta una politica di restrizione monetaria. I grandi paesi industrializzati applicano programmi imperniati sulla lotta allinflazione. La riduzione del tasso dinflazione è agevolata dalla caduta del prezzo del petrolio. La contrazione della domanda di petrolio genera un surplus di produzione di grezzo e costringe lOPEC a calare il prezzo ufficiale del barile da $ 34 a $ 29. Tanto più che si sono sviluppati nuovi centri di produzione che non aderiscono allOrganizzazione. Si cercano fonti energetiche alternative. LOPEC è resa più fragile dalla guerra tra Iran e Iraq ( ) e dallinvasione irakena del Kuweit (1990) e lacutizzarsi del conflitto di orientamenti tra Arabia Saudita, Algeria e Nigeria. Risulta impossibile limitare la produzione. Nel 1985 lArabia saudita decide di aumentare la propria produzione; entro il luglio 1986 il barile è a $ 7: in termini reali vale la metà degli anni Nellestate 1990 il petrolio valeva sostanzialmente come prima dellottobre 1973 in termini reali.

104 Incrementi medi annuali dei prezzi al consumo nei maggiori paesi OCSE, USA3,73,24,33,02,7 Giappone2,10,52,61,30,7 Germania2,60,43,34,12,3 Francia7,62,83,22,11,6 UK5,24,26,71,62,9 OCSE5,03,25,13,62,3 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p. 110.

105 Dallinflazione al rischio della deflazione. Conseguenze delle politiche di stabilizzazione avviate nel Dopo la minaccia dellinflazione, nei paesi sviluppati si profila il rischio di deflazione dovuto (1) a un eccessivo indebitamento di imprese e famiglie; (2) alla contrazione del credito bancario dettata dal timore di insolvenze. In condizioni di rallentamento della crescita economica si verifica un rallentamento della crescita dei prezzi; gli operatori economici vedono diminuire i loro margini rispetto ai costi e tentano di contrarre i costi salariali, eventualmente di licenziare, provocando unulteriore riduzione dei redditi e il calo dei consumi e degli investimenti. Viene frenata lattività produttiva e sono scoraggiati gli scambi. La deflazione può portare alla depressione. Cè un correttivo: lespansione del commercio mondiale. Ma con limitazioni. Nel 1975 e nel 1982 il volume degli scambi mondiali si contrae del 3%; ma dal 1973 il commercio mondiale cresce più velocemente della produzione. Però in condizioni di maggiore concorrenza: lincremento annuo del commercio fra 1973 e 1994 è minore rispetto al Ritorna il dumping, nonostante il bando del Kennedy Round del GATT (1968). Crescono le sovvenzioni statali alle industrie e allagricoltura. Si teme il ritorno del protezionismo: le tariffe doganali sono scese fra i membri GATT a 4%, ma crescono le restrizioni non tariffarie e le compensazioni bilaterali [countertrade] entro la fine degli anni 1980.

106 Lesigenza di una riorganizzazione produttiva imposta dal rincaro del petrolio: limitare lincidenza dei costi fissi, decentramento e diverso impiego della manodpera Il rincaro delle materie prime e soprattutto dei prodotti energetici insieme con la maggior rigidezza del mercato del lavoro sollecitano la riorganizzazione produttiva dei paesi industrializzati. Lesperienza delle imprese giapponesi di beni di consumo durevoli [auto in particolare] offre delle soluzioni considerate efficaci: (1) il coordinamento delle fasi del processo di produzione per abbattere gli immobilizzi legati alla gestione tradizionale del magazzino; (2) il ricorso sistematico al decentramento delle produzioni di semilavorati presso produttori a cui è richiesto di abbattere i costi del loro prodotto grazie alla specializzazione e alle economie di scala; (3) la regolazione dei rapporti con i fornitori (che sono spesso in posizione di dipendenza) per migliorare la tesoreria delle imprese committenti; (4) la richiesta ai propri dipendenti di svolgere il lavoro di montaggio accoppiandolo con il controllo della qualità dei prodotti per migliorare per aumentare la redditività del processo produttivo. È la produzione snella [lean production] che caratterizza il toyotismo.

107 Lesigenza di una riorganizzazione produttiva imposta dal rincaro del petrolio: la ricerca di maggiore flessibilità produttiva I principi dellorganizzazione della produzione e del modo di compensare il lavoro secondo criteri fordisti restano largamente in uso, eventualmente conciliati con il toyotismo. Accanto alle produzioni di massa, spesso insostituibili, si avviano produzioni in piccola serie concepite per soddisfare segmenti di mercato più esigenti che richiedono prodotti meglio rispondenti alle esigenze della clientela. Per questo scopo si sfruttano innovazioni tecniche che aumentano la flessibilità dei processi (per es. le macchine a controllo numerico, disponibili da metà anni 60). Il decentramento produttivo e la specializzazione delle produzioni per distretti favoriscono in alcuni sistemi economici lo sviluppo di imprese medie e piccole, coordinate su base territoriale, come aveva constatato Alfred Marshall a fine 800. Dimensioni ridotte delle imprese e radicamento locale modificano profondamente le relazioni industriali, limitano la sindacalizzazione della manodopera, ne aumentano la flessibilità.

108 La tendenza al rallentamento delloccupazione nei paesi OCSE, [variazioni medie annuali] USA2,30,53,60,22,11,1 Giappone1,1-0,41,20,91,30,9 Germania0,4-2,00,40,60,8-0,4 Francia1,00,00,5-0,10,3-0,4 UK0,1-0,20,4-2,11,5-1,6 CEE0,5-0,20,3-0,50,9-1,0 OCSE1,20,21,60,21,50,1 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p. 107.

109 La disoccupazione nei paesi OCSE in percentuale della popolazione attiva, Max.anno USA4,68,39,76,86,19,71982 Giappone0,91,92,32,52, Germania1,03,15,08,89, Francia2,54,28,211,712, UK2,53,710,410,29,411,81986 CEE2,64,29,411,211, OCSE3,35,28,48,08,28,61983 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p. 106.

110 Sovvenzioni statali alle industrie nei paesi OCSE, per favorire la riorganizzazione produttiva in % del Pil USA0,50,40,50,7 Giappone1,21,31,41,1 Germania1,82,12,02,2 Francia2,12,52,83,0 UK2,22,72,31,7 OCSE1,21,51,6 Fonte:A. Gauthier, L'economia mondiale dal 1945 a oggi, Bologna, 1998, p. 117.

111 Riorganizzazione finanziaria delle imprese e modifica dei sistemi finanziari nazionali tra anni 70 e 80 (1) I conglomerati industriali godono per alcuni anni di grande prestigio perché la diversificazione delle attività promette una migliore tutela contro le minacce di crisi e gli imprevisti che caratterizzano leconomia dopo il I risultati di un settore possono compensare quelli di unaltro. Negli anni 1980 si moltiplicano accorpamenti e fusioni fra grandi imprese. Offrono un ampio campo di lucroso lavoro alle banche dinvestimento che curano per i clienti queste operazioni e spesso vi partecipano direttamente. Si sviluppa la pratica di rilevare imprese in difficoltà per aggregarle in nuovi complessi o smembrarle e riproporle sul mercato. Sono operazioni che permettono profitti finanziari di grande entità; nel valutare la convenienza delloperazione diventano trascurabili sia la vitalità industriale delle imprese, sia le conseguenze sul piano delloccupazione dei processi di riorganizzazione. Linflazione elevata gonfia le quotazioni dei titoli azionari e contribuisce ad aprire prospettive favorevoli per lo sviluppo di pratiche finanziarie nuove con una forte componente speculativa. Per es. il leveraged buy out, lacquisto attraverso lindebitamento. Con risorse relativamente limitate si possono ottenere alti profitti.

112 Riorganizzazione finanziaria delle imprese e modifica dei sistemi finanziari nazionali tra anni 70 e 80 (2) Si affermano nuovi tipi di operatori finanziari, non bancari, che dispongono di risorse abbondanti; la loro novità fa sì che siano libere da vincoli legali e si muovaono con grande agilità fornendo servizi finanziari adatti a nuovi profili di investitori: per es. i fondi dinvestimento. Lavorano con capitali propri, anche modesti, gestiscono patrimoni e possono assicurare profitti elevati. I fondi pensionistici affermatisi nei paesi anglosassoni e cresciuti particolarmente dove è limitata la tutela assicurata da schemi pubblici spiccano perché dispongono di molte risorse; per proteggersi dallerosione dei patrimoni dovuta allinflazione devono cercare investimenti profittevoli e con unottica solo finanziaria. La crisi fiscale di diversi stati fornisce ulteriori stimoli allo sviluppo dei mercati finanziari attraverso la creazione di grandi quantità di debito pubblico con cui si finanziano livelli elevati di spesa, evitando revisioni politicamente pericolose dei sistemi di prelievo fiscale. Le spese alimentano in alcuni casi costosi programmi di investimenti infrastrutturali; in altri coprono alte spese ordinarie e i trasferimenti con cui si affrontano ristrutturazioni produttive ed esigenze di natura sociale, dalle provvidenze contro la disoccupazione allestensione della scolarizzazione e delle tutele sanitarie monetarie e finanziarie. Questa evoluzione si verifica in un contesto di forte instabilità valutaria, accentuata dal comportamento del $, che ipoteca pesantemente le scelte di politica finanziaria e monetaria.

113 Il deprezzamento del $, : accordi con i paesi creditori e il collocamento allestero di parte del debito federale USA Sotto la presidenza di Jimmy Carter il $ si indebolisce perché aumenta il deficit commerciale USA, si aggrava linflazione, il Congresso resiste alle proposte di legge dellamministrazione per risparmiare energia e contenere limportazione di petrolio. Inizi di novembre 1978: piano di salvataggio del $ elaborato con i paesi a moneta forte. Prevista la creazione di un Fondo dintervento con $ 30 mld per combattere la speculazione con acquisti correttivi sul mercato. 1/3 era sottoscritto mediante prestiti in divise (DM, CHF, ¥). Lamministrazione statunitense colloca buoni del tesoro presso investitori esteri: 15 mld nel 1970, 105 nel 1979, grazie al ruolo internazionale del $. Il collocamento di titoli pubblici allestero non subisce limitazioni a causa della revoca della convertibilità. Esso permette di compensare il deficit commerciale USA; la sottoscrizione di titoli diventa strumento per frenare la rivalutazione delle monete forti rispetto al $.

114 Lapprezzamento del $, : benefici per leconomia USA, difficoltà per i paesi sviluppati che pagano le importazioni in $ Nella fase conclusiva dellamministrazione Carter il nuovo presidente della Fed, Paul Volcker, esercita un controllo rigido sulla creazione di moneta e cerca di rialzare il tasso dinteresse. Grazie a questo indirizzo ottiene un aumento della quotazione del $ a partire dal Larrivo di R. Reagan alla presidenza e il suo impegno per restituire forza e capacità diniziativa agli USA contribuisce a diffondere fiducia nella ripresa del $. E affluiscono capitali dallestero, sostenendo il $. Il grave indebitamento dei paesi sottosviluppati accentua la domanda di liquidità, che cresce più della disponibilità di nuovi $. Il $ torna a essere moneta cara e rara. Leconomia statunitense deve, come contropartita, accettare il netto peggioramento della bilancia commerciale. Ma la politica monetaria della Fed mette in difficoltà i paesi industrializzati: il $ caro e gli alti interessi del mercato finanziario americano sottraggono capitali agli altri mercati sviluppati. Per limitare lesportazione di capitali le economie sviluppate devono mantenere alti tassi di interesse o alzarli, a scapito del finanziamento degli investimenti. Inoltre cresce lonere delle importazioni i cui prezzi sono determinati in $: Giappone e Europa occidentale non riescono perciò a trarre completamente vantaggio dalla riduzione del prezzo del petrolio. Le loro economie continuano a essere minacciate da pressioni inflazionistiche a cui le rispettive autorità monetarie reagiscono con politiche restrittive.

115 La politica finanziaria dellamministrazione Reagan e lincremento del debito federale La riduzione del prelievo fiscale introdotta nei primi anni 80 in USA (drastica riduzione dellaliquota marginale massima, rinunzia alla progressività; crescente popolarità di una flat rate per la tassazione dei redditi) aumenta le disponibilità per impiego delle imprese e dei proprietari di grandi patrimoni. Viene stimolato lafflusso di risorse al mercato finanziario, eventualmente attraverso gli hedge funds attivi negli USA. La riduzione del prelievo fiscale non è accompagnata da unequivalente riduzione della spesa pubblica. Comincia ad accumularsi un consistente debito pubblico statunitense che è collocato in parte presso sottoscrittori esteri. Da una media annuale di $ 48 mld di debito pubblico tra 1979 e 1981 si passa a 212 nel I sottoscrittori esteri appartengono a paesi con bilance dei pagamenti attivi e monete forti; in primo luogo il Giappone. Esportando capitale correggono la posizione creditrice del proprio conto corrente e contrastano i rischi di rivalutazione. Così, però, si possono scoraggiare gli investimenti interni, tanto più perché i tassi dinteresse devono essere alti. Si profila una caratteristica della situazione finanziaria statunitense che dura fino a oggi: lesistenza di un doppio deficit (della bilancia dei pagamenti e del bilancio federale), compensato dallapporto di capitali esteri, provenienti da economie con forti attivi della bilancia dei pagamenti correnti. Il potenziale di instabilità che può derivarne è molto alto. La peculiare posizione del $ influisce sul flusso di capitali impiegati in attivi USA.

116 La ricaduta del $ tra 1985 e 1995 Il $ tocca il valore massimo nel febbraio La sua sopravvalutazione crea difficoltà a agricoltori e industriali: R. Reagan accetta perciò di pilotare il cambio al ribasso, daccordo con i grandi paesi industrializzati che sono preoccupati per le spinte protezioniste che si sviluppano negli USA : 5 paesi firmano laccordo del Plaza per cui le rispettive banche centrali interverranno sul mercato per provocare una riduzione del cambio del $. Nel 1985 la riduzione è stata del 20% rispetto alla > parte delle valute; nel 1986 ha raggiunto il 21% su DM e ¥. Agli inizi del 1987 viene stipulato un nuovo accordo fra i 5 + il Canada per bloccare la discesa del $. Il 22 febbraio 1987 è concluso laccordo del Louvre per stabilizzare il $ alle parità raggiunte. Fra 1985 e 1995 il $ perde oltre metà del valore e torna a un livello simile a quello del 1980 rispetto alle altre valute. Nonostante il ridimensionamento continua a essere moneta dominante.

117 La crescita del mercato finanziario internazionale a partire da metà anni 70: un orientamento fortemente speculativo e i crediti ai paesi in difficoltà per lalto prezzo del petrolio Nuove opportunità di lavoro emergono in alcuni dei maggiori mercati finanziari nazionali. Sono favorite (1) dalla crescente perdita di incisività dei controlli sui movimenti di capitale; (2) dalla carenza di norme internazionali sulle riserve obbligatorie rispetto alle passività internazionali o di vincoli sul rapporto tra risorse proprie d quantità di prestiti erogati; (3) dalla dilatazione delle esigenze di finanziamento da parte di paesi non industrializzati che tentano di svilupparsi. Le grandi banche attive sui mercati internazionali cercano di impiegare le maggiori risorse liquide di cui dispongono dopo il 1974 promuovendo lindebitamento delle economie emergenti, specie dellAmerica Latina e in particolare nei paesi che disponevano di giacimenti petroliferi (per es. il Messico), perché queste sono considerate una garanzia ai fini del rimborso dei debiti. Il debito dei paesi emergenti sale da $70 mld nel 1970 a 264 nel Anche i paesi dellEuropa orientale si indebitano: entro il 1978 hanno $ 60 mld di debito verso i paesi OCSE. Si tratta di una novità legata in parte allevoluzione non positiva del loro assetto produttivo e al tentativo di ammodernare la loro economia, rimediando in parte a forti tensioni sociali emerse nel passaggio fra anni 1960 e La crisi polacca del ne mette in evidenza linaffidabilità.

118 Ragioni strutturali degli indirizzi speculativi e laffermazione di nuovi operatori finanziari negli anni 80 Per ottenere rendimenti adeguati dei fondi a disposizione e non subire danni in una congiuntura connotata (1) da spinte inflazionistiche (che erodono i rendimenti reali e la consistenza patrimoniale degli operatori) e (2) da elevati rischi di insolvenza della clientela, gli operatori finanziari danno un connotato spiccatamente speculativo alle loro operazioni. Accanto agli operatori tradizionali (banche daffari, imprese assicurative che hanno abbondanza di liquidità e, nei paesi anglosassoni, investitori istituzionali che gestiscono i fondi pensionistici) si attivano fondi di investimento che offrono ai risparmiatori pacchetti compositi di attivi che promettono la divisione dei rischi. Si affermano anche dei fondi per la gestione di patrimoni e liquidità secondo criteri innovativi, basati sul calcolo delle probabilità per ricavare rendimenti particolarmente elevati. I nuovi operatori finanziari ottengono un grande successo, specialmente in USA e UK, riducendo il campo operativo delle banche generaliste. I mercati finanziari assumono connotati accentuatamente speculativi entro gli anni 80. Cresce la loro volatilità e lentità delle transazioni. Prendono piede le operazioni in derivati (che richiedono la disponibilità effettiva di somme relativamente limitate rispetto allentità nominale delle transazioni). Cresce il ricorso allindebitamento per finanziarsi. I cambi e i prezzi instabili offrono sia lopportunità di speculare che lesigenza di farlo per ricoprirsi dai rischi, diventati maggiori rispetto agli anni di stabilità Un indirizzo spiccatamente speculativo aumenta il rischio di inceppamenti e quindi di crisi.

119 La crisi finanziaria dei paesi debitori, Lapplicazione di politiche di rigida deflazione come rimedio La prima crisi finanziaria successiva alle crisi petrolifere è quella dei paesi debitori. Le debolezze strutturali delle economie debitrici portano nel a insolvenze (impossibilità di pagare le rate di ammortamento e gli interessi sui debiti), quando la seconda crisi petrolifera del 1979 modifica ancora il quadro economico e finanziario introducendo rincari superiori a quelli del 73. Vi contribuisce pesantemente la politica di alti tassi dinteresse e di rivalutazione del $ applicata dalla Fed negli USA per bloccare linflazione e rivalutare il $. Essa rende più fragile la posizione delle economie debitrici. I pagamenti erano più difficili se i debitori dovevano svalutare per rimediare a difficoltà di bilance dei pagamenti passive, o se i tassi di interesse aumentavano. La crisi colpisce in modo particolare Messico (in seguito alla riduzione del prezzo del petrolio del 1981), Argentina, Filippine, Polonia. Di riflesso, vengono messe in difficoltà le banche internazionali esposte verso tali economie. Le difficoltà sono proporzionali allesposizione di ciascuna banca verso debitori poco affidabili. Di riflesso le banche riducono investimenti e prestiti nei paesi in via di sviluppo. Da $ 52 mld nel 1981 scendono a 7 mld nel Per i debitori si tratta di affrontare una dura deflazione. Tanto più che, fra 1984 e 1988, essi diventano esportatori netti di capitali a causa dei rimborsi dei prestiti e dei pagamenti degli interessi.

120 Crisi finanziaria e FMI: la ripresa di importanza dellente e laumento degli stati aderenti La crisi rimette al centro del sistema finanziario internazionale, dopo anni di eclisse, il Fmi come coordinatore degli interventi e come promotore di soluzioni di politica finanziaria per i debitori. Il FMI gioca un ruolo nella concessione dei finanziamenti necessari per rimediare alla crisi dei paesi debitori. In corrispondenza con questa ripresa dellattività, il FMI deve accrescere le proprie risorse e in primo luogo le quote. Cresce il numero dei membri e stati prima marginali diventano importanti (come lArabia Saudita) perché dispongono di fondi abbondanti. Dai primi anni 80 diversi paesi socialisti entrano nel FMI, alla ricerca di unintegrazione più stretta nel sistema economico mondiale (Cina 1980, Ungheria 1982, Polonia 1986); dal 1990 le richieste di adesione aumentano man mano che procede la trasformazione delle economie a pianificazione centrale in economie di mercato. Bulgaria e Cecoslovacchia aderiscono nel 1990, lAlbania nel 1991, le 15 repubbliche dellex URSS nel In quello stesso anno entra anche la Svizzera. Cambia il ruolo del FMI dopo la crisi petrolifera: si indebolisce la funzione monetaria, mentre si sviluppa lazione di intermediazione finanziaria fra paesi poveri e ricchi perché eroga prestiti a tassi normalmente < a quelli di mercato. Di qui lesigenza di aumentare le risorse proprie e di introdurre nuovi strumenti di finanziamento.

121 Le soluzioni per incrementare le risorse del FMI a partire dagli anni 1970: DSP e crediti Il Fondo interviene per limitare gli effetti delle crisi utilizzando risorse proprie, ottenute dalle quote di partecipazione e dai DSP. Il suo capitale è passato da DSP 29 mld nel 1970 a 90 nel 1990, grazie alle nuove ammissioni e alle periodiche revisioni delle quote. Nel 1990 è deciso laumento del 50% delle quote, portandole a 135,2 mld. entro il Nel 1993 le quote salgono a 145 mld. Grazie a queste risorse il FMI può cedere divise convertibili contro monete nazionali fino al 25% delle quote dei singoli membri. I membri possono ricavarne DSP in proporzione, aumentando la disponibilità di divise. Nel 1978 è decisa lemissione di DSP 12 mld in 3 anni. Nel 1992 ne circolavano in tutto 21,4 mld. Laumento dellemissione serviva a incrementare le riserve dei membri, soprattutto dei membri recenti che non avevano potuto godere dei precedenti stanziamenti. Laumento di disponibilità di comporta tensioni fra i membri sia sullentità delle emissioni che sulla ripartizione dei DST. I paesi sottosviluppati le contestano e giudicano insufficienti i DSP. Il FMI concede anche prestiti, dal momento che la disponibilità di divise convertibili attraverso le quote e i DSP risulta insufficiente e che la richiesta di fondi, con la crisi petrolifera, diventa particolarmente elevata. Dopo i primi rincari del petrolio di fine 1973 sono previste agevolazioni per i paesi di difficoltà. Vengono varati 2 prestiti: di 6,9 mld DSP nel , rimborsato nel 1983 e 7,8 mld nel 1979, con fondi per 55% forniti dai produttori di petrolio.

122 Il ricorso a fondi delle maggiori economie per rimediare alle difficoltà dei paesi sottosviluppati fra 1981 e 1993 Dal 1981 si prevede un aumento dei fondi che il FMI può concedere in prestito: un membro può prelevare per 3 anni fra 90 e 110% per anno della sua quota (in totale %). Le risorse sono fornite dai paesi industrializzati e dall Arabia Saudita. Nel 1983 viene sensibilmente aumentata la dotazione del general arrangement to borrow: il gruppo dei 10 e la Svizzera si impegnano a mettere a disposizione del FMI 17 mld DSP rispetto ai 6,4 del 1962, anno in cui era stato introdotto larrangement (Gab). Nello stesso anno i paesi OCSE (eccetto USA, Portogallo e Turchia) concedono al FMI DSP 3 mld. Nel dicembre 1986 il Giappone concede al Fondo un prestito quadriennale di DSP 3 mld. LArabia Saudita ne concede 11 nel e accetta di metterne a disposizione ancora 1,5 alle condizioni del Gab. Nel marzo 1986 viene decisa la creazione di una facility (agevolazione) di aggiustamento strutturale. Consente di accordare prestiti di 5-10 anni al tasso di 0,50% ai paesi più poveri. Una facility rafforzata è prevista per i paesi poveri che applichino politiche di risanamento delle loro economie. Nellaprile 1993 cerano 89 accordi del primo tipo (FAS) e 68 del secondo tipo (FASR) per 13,5 mld DSP totali, finanziati da prestiti elargiti da alcuni membri del FMI. Lintervento del FMI per i paesi sottosviluppati è vitale: i prestiti bancari a loro favore sono calati da $ 52 mld nel 1981 a 7 nel 1991.

123 Il controllo degli USA sul FMI e lapplicazione di ricette liberiste in caso dintervento Gli USA, con lappoggio di un ridotto numero di paesi, mantengono una posizione dominante nel Fmi, utilizzandolo come agenzia per promuovere politiche di rigore monetario e finanziario che possono avere importanti effetti recessivi sulleconomia dei paesi che cercano un sostegno nei crediti del Fondo. Promuovere la solvibilità dei debitori significa normalmente favorire la capacità di recuperare i crediti da parte dei creditori, spesso banche USA. Il ruolo internazionale del $ appare senza rivali; i DSP, nonostante il loro incremento, giocano un ruolo limitato. Grazie al $ standard le autorità USA hanno unampia discrezionalità nellaggiustare la parità di cambio in funzione di esigenze interne alleconomia statunitense. Negli anni 1980 emergono in piena evidenza i rischi dello squilibrio internazionale e il peso dei condizionamenti internazionali sulle economie non sviluppate. Nel 1982 il Messico deve accettare misure pesanti: rigore di bilancio (che porta a un saldo attivo del bilancio federale) e monetario, privatizzazioni e apertura internazionale. Nel 1986 il Messico entra nel GATT; si accorda con USA e Canada per il NAFTA e riduce i dazi, entra nellOCSE nel 1994; attrae capitali esteri e può nuovamente contare su un elevato indebitamento estero (nel 1994 $ 164 mld) e un tasso di inflazione del 10% nel : svalutazione del peso e nuova crisi finanziaria.

124 Lesperienza valutaria europea: la ricerca di soluzioni per lancoraggio dei cambi e il passaggio dal serpente allo SME Nel luglio 1978 il Consiglio europeo della CEE accetta di sostituire il serpente con un Sistema monetario europeo per aumentare lindipendenza dal $ e dalla sua volatilità, rendendo monetariamente stabile lEuropa occidentale. Il Consiglio europeo approva ufficialmente lo Sme nel dicembre 1978 e esso entra in vigore nel marzo Come il vecchio sistema, si basa su parità reciproche delle diverse monete; utilizza come riferimento una Unità di conto europea, impiegata sul mercato delle obbligazioni e dei titoli pubblici. Il valore è definito in base al paniere di 9 monete della CE che aderiscono al sistema. Le diverse monete possono oscillare rispetto alla parità centrale (tasso base) ±2,25%. AllItalia è concesso il 6%, data la fragilità dei suoi conti con lestero. Nei primi 4 anni si procede a 1 riallineamento ogni 8 mesi; poi fino al gennaio 1987 I riallineamenti si riducono a 1 lanno. Vengono allentati i controlli sui movimenti di capitali nellarea europea. A differenza del serpente lo Sme prevede che gli interventi correttivi di eventuali squilibri non spettino solo ai paesi a valuta debole, ma anche a quelli con valuta forte. Ai 9 membri iniziali si aggiungeranno la Spagna nel giugno 1989; UK nellottobre 1990 (per euroscetticismo); il Portogallo nellaprile tutti godono delloscillazione al 6%. Viene preparato un piano per istituire un Fondo monetario europeo (FME) e si ventila la riunificazione delle riserve nazionali in un solo fondo. Lunità di conto è valuta di riserva per il FME.

125 La resistenza della Bundesbank al tentativo di limitare il suo potere nella politica valutaria europea e alla prospettiva di ununificazione monetaria Lo SME era stato frutto di un accordo politico tra il presidente francese V. Giscard dEstaing e del cancelliere federale H. Schmidt, che cercavano un rilancio del progetto europeo per ragioni diverse ma convergenti. La Francia avrebbe voluto che lo SME fosse incluso nel regime istituzionale comunitario. I cambi sarebbero stati una competenza e uno strumento operativo della Comunità e sulla loro gestione si sarebbe esercitata linfluenza politica francese, riducendo la preminenza della Bundesbank. Non lo ottiene. La Bundesbank si fa garantire dal governo tedesco di non dover intervenire se il governo non riusciva ad accordarsi con i partners sui piani di riallineamento valutario. Nel 1986 la sottoscrizione dellAtto Unico rilancia la prospettiva di Unione economica e monetaria, perfezionata nellaccordo di Maastircht del 1992 che istituisce lUnione Europea. Obiettivo è lunione monetaria fra i 12 membri CEE in 3 tappe: (1) luglio 1990 liberalizzazione dei movimenti di capitale; (2) gennaio 1994 creazione dellIstituto monetario europeo (IME), coordinamento delle politiche economiche e monetarie, (3) creazione di una banca centrale europea e adozione di una moneta unica fra gennaio 1997 e gennaio Fissate delle regole per la convergenza delle economie interessate riguardo a tasso di inflazione; deficit di bilancio, debito pubblico e tassi di interesse.

126 La crisi dello SME, settembre 1992 Dal settembre 1979 al settembre 1992 vengono realizzate 4 svalutazioni del Ff; 6 rivalutazioni del DM. Lassetto valutario europeo richiede frequenti aggiustamenti di segno diverso nei diversi paesi Nel settembre 1992 precipita una drammatica crisi dei cambi in Europa in seguito a massicci attacchi al ribasso. Lo SME pare fragile per mancanza di coordinamento effettivo fra le politiche dei diversi membri e per la fragilità dei conti esteri di alcuni di loro. Peseta e lira vengono svalutate rispettivamente del 5 e 7%. La lira e la £ escono dal sistema. Per 5 mesi si succedono attacchi speculativi contro altre valute. Il franco evita la svalutazione grazie allaiuto della Germania. Peseta e escudo sono ancora svalutati nel novembre 1992 e nel maggio 1993; la lira irlandese nel febbraio Nellagosto 1993 deciso laumento delle fluttuazioni a ±15% (eccetto il cambio DM-fiorino). Lincertezza sul cambio sembra fonte di distorsioni nei flussi commerciali interni alla CE: i paesi che hanno svalutato sono stati favoriti nelle esportazioni. Lincertezza costringe a politiche di alti tassi di interesse, con danno degli investimenti e rallentamento delleconomia. Nel 1993 solo la Danimarca rispondeva ai criteri di convergenza di Mastricht.

127 Il rallentamento delleconomia europea fra anni 70 e fine secolo. Tra 1973 e 1998 il Pil dellEuropa occidentale crebbe del 2,1% lanno rispetto al 4,8 del secondo Angus Maddison. In parte questo è il risultato di un rallentamento della crescita della popolazione da 0,7% lanno a 0,3%, frutto di una generalizzata caduta delle nascite. Inoltre crebbe massicciamente la disoccupazione (11% della forza lavoro nel , > agli anni 30 e 4 volte il ). Infine si contrasse la produttività del lavoro, cresciuta del 2,3% lanno in media rispetto al 4,8% del Nonostante questo rallentamento, continuò il processo di avvicinamento agli USA anche dopo il Il livello della produttività in Europa occidentale salì dai 2/3 di quella USA nel 1973 a 4/5 nel 1998.

128 Lavvicinamento della produttività fra economie sviluppate : il rapporto del capitale fisso lordo rispetto al Pil, , in 6 paesi industrializzati USAFranciaGermaniaOlandaUKGiappone Parco macchine e impianti 19500,640,210,390,270,310, ,650,500,620,610,520, ,860,740,700,780,651,07 Infrastrutture escluse le abitazioni 19501,811,42 1,790,501, ,471,051,321,360,801, ,571,521,631,531,171,95

129 Stock del capitale fisso per salariato, escluse le abitazioni, , in 6 paesi industrializzati in $1990 USAFranciaGermaniaOlandaUKGiappone Parco macchine e impianti Infrastrutture escluse le abitazioni

130 Stock del capitale fisso per occupato, escluse le abitazioni, , in 6 paesi industrializzati in $1990 e in % degli USA Valori assolutiUSA = 100 Francia Germania Olanda UK Giappone USA

131 Il calcolo della produttività complessiva dei fattori (TFP): uno strumento per contabilizzare la crescita (1) Secondo lapproccio marginalista neoclassico, la crescita economica può essere analizzata cercando di definire lapporto di ogni fattore di produzione alla crescita. Per via empirica si è riscontrato che il tasso di crescita della produzione complessiva di un sistema economico nazionale non può essere interamente spiegato con un maggiore apporto combinato dei fattori fisici di produzione. Resta un residuo che ha un peso notevole nella spiegazione della crescita. Edward Denison ha elaborato in grande dettaglio lapproccio neoclassico alla spiegazione della crescita comparata di diversi sistemi economici (USA, Giappone, Europa occidentale). Why Growth Rates Differ. Postwar experience in nine western countries, Washington 1967, ha dato un forte impulso allapplicazione di questo metodo di ricerca. Monografie successive hanno esteso il periodo di applicazione del metodo, compatibilmente con la disponibilità di informazioni statistiche adeguate.

132 Il calcolo della produttività complessiva dei fattori (TFP): uno strumento per contabilizzare la crescita (2) Denison tenta di misurare il contributo dei fattori fisici della produzione, capitale e lavoro non limitandosi alla semplice somma dei valori aggregati complessivi; cerca di valutarlo distinguere lapporto delle singole componenti dei 2 fattori, identificate in base ai loro caratteri qualitativi. Per il lavoro tiene conto del numero medio di ore lavorate; del diverso rendimento dei diversi tipi di lavoratori secondo letà e il sesso, secondo i livelli di educazione e di addestramento. Per il capitale distingue 4 sottogruppi: edilizia residenziale, edifici industriali e macchinari, scorte, investimenti esteri. Il residuo è attribuito ai progressi della produttività. Anchesso e distinto in categorie diverse: (1) guadagni di produttività realizzati con un generale avanzamento di conoscenze tecnologiche o organizzative, alla frontiera della conoscenza applicata;

133 Il calcolo della produttività complessiva dei fattori (TFP): uno strumento per contabilizzare la crescita (3) (2) guadagni di produttività realizzati attraverso un recupero di conoscenza: chi è più arretrato può approfittare degli avanzamenti altrui, copiandoli, e avvicinarsi allottimo conosciuto. Basta lapplicazione di tecniche già note, senza avanzamento del complesso delle conoscenze disponibili; (3) guadagni realizzati attraverso la migliore allocazione dei fattori fisici della produzione. Cè un uso ottimo quando i fattori sono applicati a settori e regioni che assicurano il ricavo massimo. Lallocazione può essere contrastata da forze sociali o politiche che difendono interessi costituiti o rendite di posizione. Ogni volta che lattribuzione dei fattori fisici di produzione si avvicina allottimo, la produttività aumenta. Possono modificare la produttività: (a) lo spostamento di fattori dallagricoltura allindustria; (b) lo spostamento da industrie piccole, arretrate, tradizionali, a industrie grandi, avanzate, innovative; (c) labbattimento degli ostacoli al commercio internazionale. (4) Guadagni possono essere realizzati con le economie di scala, eventualmente ottenibili attraverso un aumento di dimensioni del mercato locale (attraverso urbanizzazione e motorizzazione) o il consumo accresciuto di specifici beni. I beni di consumo durevoli, la cui elasticità al reddito è alta, sono adatti alla produzione di massa che usa tecniche efficienti.

134 Il calcolo della produttività complessiva dei fattori (TFP): limiti del contributo di Denison Il metodo seguito da Denison non permette di tenere conto di tutte le variabili che possono ostacolare la migliore allocazione delle risorse quando non sono quantificabili. Per es. non prevede valutazioni specifiche delleffetto di stimolo o di ostacolo alla produttività che deriva (a) dal comportamento delle organizzazioni sindacali dei lavoratori o degli imprenditori; (b) dallatteggiamento più o meno intraprendente degli imprenditori; (c) dagli indirizzi di politica industriale dello stato. Denison prende in considerazione la produzione nazionale misurabile e il reddito nazionale misurabile. Così ignora i cambiamenti nella qualità di merci e servizi. Non considera leffetto negativo che la crescita economica e laumento del benessere materiale possono rappresentare un costo (o un elemento negativo) per lambiente e per il benessere individuale. Nel primo caso si sottovalutano gli effetti della crescita e delle trasformazioni; nel secondo si sopravvalutano. E non riesce a tenere conto della sottoutilizzazione della capacità produttiva totale nelle recessioni. Come è tipico dellapproccio neoclassico, (1) si confrontano posizioni di equilibrio in momenti dati; (2) si assume che la crescita sia bilanciata e (3) che la mobilità dei fattori sia perfetta; (4) non ci sono processi cumulativi, compatibili solo con un permanente squilibrio.

135 Le spiegazioni di Denison sulla differenza dei tassi di sviluppo e dei livelli di reddito tra paesi. Negli anni successivi la preminenza USA viene ridimensionata Giappone e Europa occidentale sono cresciuti più velocemente degli USA fra 1953 e 1971; lo scarto sarebbe > se non si considerasse UK. La crescita USA nel periodo è spiegabile più con laggiunta di lavoro e capitale che con guadagni di produttività. Questi furono favoriti dallaccelerazione del progresso tecnico dopo la seconda guerra mondiale (e in aumento fra 1969 e 1973), mentre gli incrementi di produttività realizzati con la migliore allocazione dei fattori o con le economie di scala risultano meno importanti. Hanno limitato la crescita della produttività anche gli interventi governativi per la protezione sociale e ambientale. In Europa occidentale linfluenza delluso aggiuntivo di capitale e lavoro (eccetto nella Bundesrepublik) è stata < dei guadagni di produttività che hanno inciso per 2/3 della crescita. Molto probabilmente per effetto (1) del recupero rispetto agli USA, (2) dellinfluenza delle economie di scala (in parte legate allaumento del reddito), (3) per la migliore allocazione dei fattori (assorbimento di disoccupazione nascosta). Il reddito per occupato in Europa nel 1960 è ancora il 59% degli USA: resta ampio spazio per lo sviluppo della domanda. La convergenza dei redditi cresce negli anni Li giustifica lo scarto di produttività assoluta. La produttività USA resta superiore: forse per diversità di gestione e fattori istituzionali?

136 Il rallentamento della produttività negli anni 1980 secondo Manuel Castells Estendendo il proprio raggio dazione globale, integrando i mercati e massimizzando i vantaggi comparati di localizzazione, il capitale, i capitalisti e le imprese capitaliste hanno incrementato notevolmente la propria redditività, in particolare negli anni Novanta, ripristinando le precondizioni per linvestimento da cui leconomia capitalista dipende. Questa ricapitalizzazione del capitale può in parte spiegare levoluzione disomogenea della produttività. Per tutti gli anni Ottanta si assistette al massiccio investimento nellinfrastruttura delle informazioni/comunicazioni, che permise il movimento accoppiato di liberalizzazione dei mercati e globalizzazione del capitale. Le imprese e le industrie colpite in modo diretto da quella straordinaria trasformazione (come i settori della microelettronica, dei microcomputer, delle telecomunicazioni e della finanza) registrarono unimpennata nella produttività e nella redditività. Intorno a questo nucleo duro formato dalle nuove imprese capitaliste globali e dalle loro sussidiarie, gli altri strati di aziende e di industrie o vennero integrati nel nuovo sistema tecnologico, oppure gradualmente scomparvero. Pertanto è possibile che il lento movimento della produttività nelle economie nazionali nasconda tendenze contraddittorie, costituite dallaumento esplosivo della produttività nelle industrie leader, dal declino delle imprese obsolete, dalla stabilità delle attività terziarie a bassa produttività. [La nascita della società in rete, pp ]

137 Europa occidentale e USA: convergenza di produttività e Pil pro capite, Pil pro capitePil per ora di lavoro incremento annuale medio composto Francia4,11,65,02,5 Germania5,01,65,92,4 Italia5,02,15,82,3 UK2,41,83,12,2 12 paesi dell'Europa occid.3,91,84,82,3 Irlanda3,04,04,34,1 Spagna5,82,06,42,9 USA2,52,02,81,5

138 Europa occidentale e USA: convergenza di produttività e Pil pro capite, Pil pro capitePil per ora di lavoro Indice rispetto a USA = Francia Germania Italia UK paesi dell'Europa occid Irlanda Spagna Fonte: Angus Maddison, The World Economy, Paris, OECD, 2006, p. 132,

139 Europa occidentale e USA: convergenza di produttività e Pil pro capite, Occupazione in % popolazioneOre di lavoro per unità pop Francia47,041,138, Germania42,044,944, Italia40,141,542, UK44,544,645, paesi dell'Europa occid.43,443,343, Irlanda41,134,740, Spagna41,837,434, USA40,541,049, Fonte: Angus Maddison, The World Economy, Paris, OECD, 2006, p. 132,

140 Disoccupazione nei paesi OCSE, in % della popolazione attiva Austria 2,62,33,5 Belgio 3,08,29,6 Danimarca 2,67,67,8 Finlandia 1,74,77,0 Francia 2,05,710,0 Germania 2,54,16,2 Italia 5,57,211,1 Olanda 2,27,38,9 Norvegia 1,92,14,1 Svezia 1,82,33,2 Svizzera 0,00,41,0 UK 2,87,09,6 Media 2,44,96,8 Grecia 4,63,27,6 Irlanda 5,28,816,1 Portogallo 2,46,56,1 Spagna 2,99,119,0 Australia 2,15,98,4 Canada 4,78,19,6 USA 4,67,46,4 Giappone 1,62,17,8

141 Indice dei prezzi al consumo nei paesi OCSE, [media annuale dei tassi di crescita composti] Austria4,66,03,1 Belgio2,98,13,0 Danimarca4,810,73,7 Finlandia5,610,54,7 Francia5,011,23,6 Germania2,74,92,3 Italia3,916,76,4 Olanda4,16,51,8 Norvegia4,89,75,1 Svezia4,710,26,3 Svizzera3,04,33,2 UK4,613,55,2 Media4,29,44,0 Grecia3,718,817,5 Irlanda4,315,73,8 Portogallo3,222,613,2 Spagna4,616,46,9 Australia4,611,35,6 Canada2,89,44,0 USA2,78,23,8 Giappone5,27,61,7


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