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Il ruolo dei Comuni nel nuovo ciclo di programmazione

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Presentazione sul tema: "Il ruolo dei Comuni nel nuovo ciclo di programmazione"— Transcript della presentazione:

1 Il ruolo dei Comuni nel nuovo ciclo di programmazione 2007-2013
Francesco Monaco Dipartimento politiche di sviluppo e coesione ANCI Roma Il ruolo dei Comuni nel nuovo ciclo di programmazione Obiettivo 3: Cooperazione territoriale europea Gorizia, 21 novembre 2006

2 Base giuridica del partenariato istituzionale\1
Articoli 11, 27 (§3) e 32 (§2) del Regolamento CE 1083\2006 del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale Sanciscono l’applicazione del principio della “stretta cooperazione” Ai fini della: preparazione e sorveglianza del Quadro di riferimento strategico nazionale; preparazione, attuazione, sorveglianza e valutazione dei Piani Operativi

3 Base giuridica del partenariato istituzionale\2
Art.11, Regolamento CE 1083\2006 – PARTENARIATO 1. Gli obiettivi dei Fondi sono perseguiti nel quadro di una stretta cooperazione, (in seguito: «partenariato»), tra la Commissione e ciascuno Stato membro. Ciascuno Stato membro organizza, se del caso e conformemente alle norme e alle prassi nazionali vigenti, un partenariato con autorità ed organismi quali: a) le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche competenti; b) le parti economiche e sociali; c) ogni altro organismo appropriato in rappresentanza della società civile, i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organismi di promozione della parità tra uomini e donne. Il partenariato è condotto nel pieno rispetto delle competenze istituzionali, giuridiche e finanziarie di ciascuna categoria di partner di cui al paragrafo 1.

4 Base giuridica del partenariato istituzionale\3
Art. 27 (§3) del Regolamento CE 1083\2006 Art. 32 (§2) del Regolamento CE 1083\2006 TITOLO III - CAPO I Programmazione Disposizioni generali relative ai fondi strutturali e al fondo di coesione Preparazione e approvazione dei programmi operativi (…) 2. Ciascun programma operativo è redatto dallo Stato membro o da un'autorità da esso designata, in cooperazione con i partner di cui all'articolo 11. TITOLO II - CAPO II Approccio strategico alla coesione Quadro di riferimento strategico nazionale Contenuto (…) 3. Il quadro di riferimento strategico nazionale si applica all'obiettivo «Convergenza» e all'obiettivo «Competitività regionale e occupazione». Esso può inoltre, se uno Stato membro lo decide, applicarsi all'obiettivo «Cooperazione territoriale europea», lasciando impregiudicate le scelte future di altri Stati membri interessati.

5 Architettura programmatica
(a) Estensione dell’ambito di riferimento del QSN (FS + FAS + CON) Intesa C.U. 3\2\2005 art.8, co.6, L.131\2003 (QSN, cap VI, L’attuazione) Redazione di un Documento Strategico Preliminare Nazionale (DSPN) Redazione di un Documento Strategico del Mezzogiorno (DSM) Redazione dei Documenti Strategici Preliminari Regionali (DSPR) Redazione del QSN (a) Previsione che i DSPR si evolvano in Documenti Strategici Regionali di Programmazione Operativa” (DSRPO) dai quali dovrebbero derivare i POR Evoluzione dei citati Documenti strategici dei Ministeri in documenti della stessa natura dei DSRPO Individuazione delle Intese Istituzionali di Programma Stato-Regione e degli conseguenti APQ riformati Introduzione dell’Accordo di Programma Regionale(b) (b) “Strumento di Attuazione Regionale“ quale strumento di attuazione per i settori, programmi e/o progetti per i quali viene individuata come necessaria e/o opportuna e/o comunque più efficace una modalità attuativa basata sulla cooperazione della Regione con gli Enti Locali (cfr. anche l’art.34 del TUEL)

6 Effettività del partenariato istituzionale
Nel Regolamento CE 1083\2006 vi è espresso richiamo all’applicazione delle norme e delle prassi nazionali vigenti (art. 11 §1) Livello nazionale Linee guida per la definizione del QSN (Conferenza Unificata 3 febbraio 2005) Approvazione QSN (CIPE previo parere CU) Livello regionale coinvolgimento autonomie locali nei processi di programmazione regionale (art. 118 Titolo V Cost.; art. 4 §2 TUEL) delega di funzioni amministrative alle autonomie locali (art. 123 Titolo V Cost.; art. 4 §4, § 5 – art. 5 TUEL) Conferenza Unificata ( e Stato-Città) Tavolo CITTA’ in ogni Regione (*) (*) Proposta ANCI per cap. VI, QSN

7 Le nuove opportunità per i Comuni\1
I 4 pilastri Le nuove opportunità per i Comuni\1 A) CIRCA LA PROGRAMMAZIONE unica politica di coesione, comunitaria e nazionale, attraverso il QSN e il DSR con una ventilazione finanziaria settennale (certezza della programmazione) rafforzamento del partenariato istituzionale (principio di effettività) focalizzazione sullo SVILUPPO URBANO (policentrismo sostanziale) B) CIRCA LA GESTIONE DEI PROGRAMMI Possibilità della DELEGA di funzioni gestionali di una parte del PO tramite gli istituti (decentramento amministrativo): ORGANISMO INTERMEDIO SOTTODELEGA alle AUTORITA’ URBANE SOVVENZIONE GLOBALE

8 Le nuove opportunità per i Comuni\2
Decentramento amministrativo\1 Le nuove opportunità per i Comuni\2 Forme di gestione dei PO Gli ORGANISMI INTERMEDI sono soggetti, pubblici o privati, delegati a svolgere funzioni della AdG o di Certificazione del Programma Operativo. Quando dette funzioni riguardino la gestione di una parte del PO, all’Organismo Intermedio delegato è conferita una SOVVENZIONE GLOBALE tramite apposita Convenzione/APQ con la Regione a titolarità o a regia regionale; a bando; tramite decentramento mirato ossia delega di funzioni a determinati territori/città da indicare nel programma operativo

9 Le nuove opportunità per i Comuni\2
Decentramento amministrativo\2 Le nuove opportunità per i Comuni\2 Requisiti e Condizioni I REQUISITI e le CONDIZIONI per la scelta degli O.I. variano a seconda della complessità della delega, massima se associata alla Sovvenzione Globale (S.G.) I Requisiti “base” , relativi alla separazione delle funzioni amministrative (artt.58, 59, 60, 61 Reg.Gen.), devono essere integrati dalla capacità di solvibilità nel caso della S.G. Le Condizioni per gli EE.LL, singoli o associati, o di loro soggetti strumentali (STU,…), di accedervi riposano solo sulla volontà del PO FESR, e del PO FSE, di farvi ricorso per la realizzazione delle strategie del PO, e si concretizzano con le designazioni nello stesso ( §.2 art.59), a seguito di intese (APQ/Convenzioni).

10 La cooperazione territoriale europea \ Art. 6 FESR
Cooperazione transfrontaliera La cooperazione territoriale europea \ Art. 6 FESR Cooperazione territoriale europea priorità 1: realizzazione di attività economiche, sociali e ambientali transfrontaliere mediante strategie comuni di sviluppo territoriale sostenibile, in particolare: a) PMI, turismo, cultura, commercio transfrontaliero; b) promozione e protezione e gestione congiunte risorse naturali e culturali nonché prevenzione dei rischi naturali e tecnologici; c) rafforzamento collegamenti tra le zone urbane e rurali; d) accesso alle reti e ai servizi di trasporto, informazione e comunicazione, approvvigionamento idrico ed energetico, smaltimento dei rifiuti; e) capacità e utilizzo congiunto di infrastrutture, nella salute, cultura, turismo e 'istruzione.

11 La cooperazione territoriale europea \ Art. 6 FESR
Cooperazione transnazionale\1 La cooperazione territoriale europea \ Art. 6 FESR Cooperazione territoriale europea priorità 2: creazione e sviluppo della cooperazione transnazionale, inclusa la cooperazione bilaterale tra regioni marittime non disciplinata dal punto 1), tramite il finanziamento di reti ed azioni che favoriscano uno sviluppo territoriale integrato, concentrate principalmente sulle seguenti priorità: a) innovazione: creazione e sviluppo di reti scientifiche e tecnologiche. b) ambiente: attività di gestione delle risorse idriche, efficienza energetica, prevenzione dei rischi e protezione ambientale. c) accessibilità: attività intese a migliorare l'accesso e la qualità dei servizi di trasporto e telecomunicazioni.

12 La cooperazione territoriale europea \ Art. 6, FESR
Cooperazione transnazionale\2 La cooperazione territoriale europea \ Art. 6, FESR d) sviluppo urbano sostenibile: rafforzamento dello sviluppo policentrico a livello transnazionale, nazionale e regionale che presenti un chiaro impatto transnazionale. Le azioni possono includere: creazione e miglioramento di reti urbane e collegamenti tra zone urbane e rurali; strategie per affrontare questioni comuni alle zone urbane e rurali; conservazione e promozione del patrimonio culturale; integrazione strategica delle zone di sviluppo su base transnazionale. Cooperazione territoriale europea priorità 3: rafforzamento dell'efficacia della politica regionale: a) della cooperazione interregionale su innovazione ed economia della conoscenza e su ambiente e prevenzione dei rischi; b) di scambi di esperienze in merito all'individuazione, al trasferimento e alla diffusione delle migliori prassi, compreso lo sviluppo urbano sostenibile di cui all'articolo 8; c) studi, raccolta di dati e analisi.

13 Le 3 priorità degli OSC La cooperazione territoriale europea \ Orientamenti strategici per la coesione (OSC) – rendere più attraenti gli Stati membri, le regioni e le città migliorando l’accessibilità, garantendo una qualità e un livello adeguati di servizi e tutelando l’ambiente; – promuovere l’innovazione, l’imprenditorialità e lo sviluppo dell’economia della conoscenza mediante lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione, comprese le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; nonché – creare nuovi e migliori posti di lavoro attirando un maggior numero di persone verso il mercato del lavoro o l’attività imprenditoriale, migliorando l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese e aumentando gli investimenti nel capitale umano. In conformità agli orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione dell’agenda di Lisbona rinnovata, i programmi sostenuti dalla politica di coesione devono cercare di indirizzare le risorse verso le seguenti tre priorità: Decisione del Consiglio dell’Unione Europea n°11807/06 del 18 agosto 2006

14 La cooperazione territoriale europea \ Orientamenti strategici per la coesione (OSC)
Cooperazione interregionale I programmi di cooperazione interregionale dovrebbero concentrarsi sulla strategia di Lisbona rinnovata: rafforzare l'innovazione, le PMI e l'imprenditorialità, l'ambiente e la prevenzione dei rischi. Si promuoveranno inoltre gli scambi di esperienze e di buone prassi in materia di sviluppo urbano, la modernizzazione dei servizi pubblici (tra cui l’uso delle TIC nelle strutture sanitarie e nella pubblica amministrazione), i programmi di cooperazione, gli studi e la raccolta di dati. La cooperazione interregionale può inoltre essere incentivata nell’ambito di programmi a favore della Convergenza e della Competitività regionale ed occupazione. Saranno inoltre incoraggiati gli scambi di esperienze e di buone prassi per quanto riguarda lo sviluppo urbano, l’inclusione sociale, i rapporti tra città e zone rurali e l’attuazione di programmi di cooperazione. Decisione del Consiglio dell’Unione Europea n°11807/06 del 18 agosto 2006

15 La cooperazione territoriale europea nel QSN: policentrismo
Gruppo di lavoro cooperazione territoriale La cooperazione territoriale europea nel QSN: policentrismo Nella nuova programmazione alla cooperazione è richiesto di concorrere esplicitamente al raggiungimento delle grandi priorità strategiche della politica di coesione[1], producendo effetti di accelerazione dello sviluppo economico e della crescita, da conseguirsi concentrandosi sulle priorità adottate per la competitività e l’occupazione e valorizzando il potenziale competitivo regionale e locale frenato dall’esistenza di confini amministrativi [2]. Il miglioramento del potenziale competitivo delle regioni frontaliere e delle macroaree transnazionali consentirà all’Europa di sfruttare meglio il suo policentrismo per la costruzione di sviluppo mediante la cooperazione tra sistemi locali (città e sistemi produttivi). Per l’Italia, paese in cui il policentrismo è caratteristica saliente dello sviluppo regionale, la cooperazione territoriale costituisce un’opportunità importante della programmazione [1] Le tre grandi priorità fissate dagli orientamenti strategici comunitari: rendere l’Europa e le sue regioni un luogo più attrattivo per vivere e lavorare; migliorare la conoscenza e l’innovazione per la crescita; più e migliori posti di lavoro. [2] (Fonte: obiettivi strategici comunitari). Contributo per il capitolo QSN: Obiettivi specifici e metodi della cooperazione territoriale

16 Gruppo di lavoro cooperazione territoriale
La cooperazione territoriale europea nel QSN: obiettivo sviluppo urbano sostenibile (S.U.S.) Nel campo dello sviluppo urbano sostenibile, l’obiettivo comunitario di rafforzare lo sviluppo policentrico, si potrebbe tradurre, per l’Italia, nei seguenti obiettivi specifici: a) valorizzazione del potenziale delle città come luoghi di produzione di cultura, ricerca e innovazione, salvaguardia ambientale, ai fini dello sviluppo economico e della creazione di nuovi posti di lavoro, oltre che di sviluppo della creatività; b) creazione di reti operative (di città, ndr) per l’elaborazione a livello transnazionale di metodologie condivise e di tecnologie avanzate per la gestione dello sviluppo urbano, per la valorizzazione dei centri storici, per il miglioramento dei collegamenti centri-periferie, città-campagna; per lo sviluppo di iniziative policentriche di preservazione e valorizzazione del patrimonio culturale. Contributo per il capitolo QSN: Obiettivi specifici e metodi della cooperazione territoriale

17 Gruppo di lavoro cooperazione territoriale
La cooperazione territoriale europea \ QSN: priorità strategiche S.U.S. Il perseguimento, nei diversi programmi, di questi obiettivi specifici consentirebbe all’Italia di perseguire le seguenti priorità strategiche: a) favorire crescita di attrattività, rilancio e riposizionamento delle città italiane su specifici mercati obiettivo; b) crescita economica e equilibrata delle città confinanti, attraverso la messa in rete di strutture e servizi che consentano sia di raggiungere rating più elevati a livello europeo e internazionale, sia di contrastare esclusione e disagio (presidi ospedalieri, trasporto integrato, centri servizi comuni) Contributo per il capitolo QSN: Obiettivi specifici e metodi della cooperazione territoriale

18 La cooperazione territoriale europea nel QSN: qualità progettuale
Gruppo di lavoro cooperazione territoriale La cooperazione territoriale europea nel QSN: qualità progettuale La cooperazione territoriale come motore di sviluppo del potenziale locale/regionale è condizionata dal capitale territoriale, inteso come i punti forti intrinseci delle singole realtà territoriali associati alla loro posizione geografica e connettività, ma anche al loro tessuto economico, alle risorse naturali, sociali e culturali. Sarà in ogni caso necessario: a) realizzare progetti di scala significativa, dove sia minima, se necessaria, l’attività di analisi e studio preliminare e massima la produzione di servizi per i cittadini e le imprese; b) stabilire per tali servizi obiettivi quantificabili, misurabili e monitorabili; c) coinvolgere maggiormente il partenariato privato nella realizzazione dei progetti; d) integrare le competenze già impegnate in questo campo con competenze manageriali di elevato profilo, in grado di disegnare e realizzare progetti complessi; e) introdurre una forte cultura della valutazione, che consenta, già a metà del periodo di programmazione, di disporre di informazioni rilevanti e comunicabili sui risultati conseguiti. Contributo per il capitolo QSN: Obiettivi specifici e metodi della cooperazione territoriale

19 La cooperazione territoriale europea \ QSN: sistema di valutazione
Gruppo di lavoro cooperazione territoriale La cooperazione territoriale europea \ QSN: sistema di valutazione Diventa in ogni caso imprescindibile l’inserimento e l’irrobustimento di sistemi di valutazione della qualità dei singoli progetti di cooperazione già nella fase di selezione delle proposte progettuali. Tali sistemi di valutazione possono riguardare: a) l’introduzione di elementi di autovalutazione nei format di presentazione dei progetti, nei quali il promotore del progetto fornisca informazioni e dati che consentano di misurare la rilevanza del progetto misurandola secondo scorebord e indicatori standard adottati a livello europeo e internazionale; b) l’utilizzo di roster di esperti internazionali, per effettuare valutazioni cieche indipendenti dei contenuti specifici e di merito delle proposte progettuali, una volta che questa abbia passati i primi filtri di valutazione di conformità delle regole di eleggibilità e della valutazione tecnica sommaria svolta dai segretariati tecnici congiunti. Per lo sviluppo di progetti di particolare interesse (progetti strategici), occorre prevedere term of reference specifici, che definiscano in modo chiaro obiettivi quantificati, risultati attesi, criteri e parametri specifici di selezione e valutazione, sui quali aprire processi di selezione competitiva tra proposte diverse di realizzazione dello stesso progetto. Contributo per il capitolo QSN: Obiettivi specifici e metodi della cooperazione territoriale

20 La cooperazione territoriale europea \ QSN: governance
Gruppo di lavoro cooperazione territoriale La cooperazione territoriale europea \ QSN: governance Il modello di governance nazionale deve, perciò, assicurare che vi sia coerenza e integrazione tra i programmi di cooperazione territoriale (Obiettivo 3) e la programmazione complessiva della politica regionale nazionale, con riferimento alla cooperazione che avviene entro le frontiere dell’UE, nonché a quella che riguarda le frontiere esterne, coinvolgendo politica di coesione e politiche di prossimità e allargamento La cooperazione territoriale vede protagoniste le Regioni e gli attori locali, mentre alle Amministrazioni centrali è affidato un ruolo di coordinamento strategico e di accompagnamento, all’interno di un modello di governance multilivello rispettoso dei principi di sussidiarietà e partenariato che governano la politica comunitaria di coesione. Contributo per il capitolo QSN: La governance della cooperazione territoriale

21 Gruppo di lavoro cooperazione territoriale
La cooperazione territoriale europea \ QSN: governance: la posizione dell’ANCI Il testo finale del QSN fornirà anche orientamenti su come migliorare, anche nel caso delle attività di cooperazione, la definizione del ruolo degli Enti locali, assicurando il loro coinvolgimento e rafforzando gli strumenti e le procedure di raccordo e concertazione per assicurare un’azione coordinata tra regioni ed enti locali. Inoltre, si metterà in evidenza come le Regioni, anche alla luce della configurazione che assumerà il modello di programmazione unificata postulato dal QSN, potranno imprimere alla cooperazione, in un rapporto fortemente partenariale, un indirizzo coerente con le linee adottate per lo sviluppo regionale Il modello di governance nazionale della cooperazione territoriale dovrebbe mantenere un forte ancoraggio alla governance complessiva del QSN, in funzione degli obiettivi strategici dello stesso. Nell’ambito di tale governance verrà perciò istituito un Gruppo di coordinamento strategico che vedrà operare in modo collegiale Amministrazioni centrali e regionali, Enti Locali (*) e partenariato istituzionale ed economico-sociale, in modo da imprimere all’attività di cooperazione un indirizzo coerente con le priorità di politica proprie dell’intera nazione, per quanto riguarda lo sviluppo economico e sociale, le infrastrutture e i trasporti, l’ambiente, la ricerca, la valorizzazione delle risorse culturali, nonché la politica estera, nel caso della cooperazione territoriale che riguarda le frontiere esterne. (*) Emendamento ANCI Contributo per il capitolo QSN: Obiettivi specifici e metodi della cooperazione territoriale

22 Ambiti della cooperazione in Italia
Ambito Geografico Programma Operativo Cooperazione transfrontaliera Frontiere Alpine Più programmi operativi che riguardano le province confinanti con Svizzera e Austria delle regioni Piemonte, Trentino, Lombardia, Veneto. Italia Austria Slovenia Programma operativo di cooperazione multilaterale nel quadrilatero Ungheria, Austria, Slovenia, Nord-Est Italiano. Italia Francia Alpino Area di cooperazione importantissima per l’integrazione fra il sistema Piemonte - Valle d’Aosta e l’area Lyon - Alta Savoia. Italia Francia Marittimo Area di cooperazione allargata e rinnovata che interessa Toscana – Liguria – Sardegna in Italia e Corsica – Provence Cote d’Azur per la Francia. Adriatico Area di cooperazione fra Italia e Balcani che dovrebbe contribuire a sviluppare azioni di cooperazione transfrontaliera multilaterale. Italia Albania Grecia Area trasfrontaliera che interessa l’area sud dell’Adriatico con l’area del mediterraneo orientale. Italia Tunisia Malta Programma transfrontaliero marittimo (l’unico italiano cofinanziato da ENPI) che interessa l’area dello stretto di Sicilia. Programma transfrontaliero di bacino mediterraneo Nuovo programma operativo cofinanziato da ENPI e da FESR che intende sviluppare le relazioni dirette fra paesi della sponda sud del Mediterraneo e Paesi della sponda Nord Cooperazione transnazionale Mediterraneo Il nuovo programma operativo per la cooperazione fra le regioni europee del Mediterraneo e, in parte, per l’effetto di questa cooperazione con i paesi e le regioni della sponda sud. Spazio Alpino Programma operativo tradizionale che interessa l’area nord d’Italia e che permette di sviluppare una intensa cooperazione a livello di crinale alpino. Balcani Sud Nuovo PO che nasce dalla separazione della troppo grande area di cooperazione CADSES Cooperazione interregionale Programmazione regionale Ogni regione, nella propria autonomia e accordandosi con altre regioni europee, può avviare azioni di cooperazione sia all’interno del PO FESR che all’interno del PO FSE, non dimenticando il PO Sviluppo Rurale. Programmazione su bandi o iniziative comunitarie La Unione Europea, con propria programmazione, manterrà aperta la possibilità di programmare azioni di cooperazione fra regioni,città e altre unità territoriali con proprie iniziative finalizzate alla promozione di scambi di esperienze e reti (ex Interreg IIIC). Tratta da: “Guida all’utilizzo dei fondi strutturali ”, a cura del Progetto ANCI-POSTIT II

23 Tipologie di iniziative di cooperazione territoriale
Iniziative proprie della autorità di gestione Sulla base degli obiettivi da raggiungere, per le azioni di informazione, animazione o altre azioni trasversali, la autorità di gestione promuoverà e gestirà in proprio alcuni progetti, sottoponendoli alla approvazione del partenariato del programma. Progetti strategici o strutturanti Questa tipologia di progetti sono quelli maggiormente innovativi rispetto alla vecchia programmazione. In sintesi, si tratta di progetti complessi (ovvero composti da più interventi), transnazionali (riguardanti più nazioni) e congiunti (ovvero i cui effetti sono da misurarsi soltanto sulla base della realizzazione contemporanea o collegata delle diverse azioni), di dimensione adeguata a contribuire al raggiungimento di un obiettivo del programma. Questi progetti, sulla base di una proposta diretta del partenariato di programma, verranno via via individuati e progettati a cura dei partner regionali e subregionali e sottoposti a valutazione ex ante al fine di verificarne l’efficacia potenziale. Sulla base di questa progettazione e valutazione, verranno scelti gli attuatori pubblici e i livelli di cofinanziamento. La valutazione dovrà tenere conto della programmazione in corso a livello regionale e nazionale e relativa alla medesima materia. Quindi, i progetti strutturanti sono utili per rafforzare e approfondire una programmazione esistente e non per crearne una nuova o forzare quella attiva. Progetti pilota / innovativi Progetti di piccole dimensioni, congiunti e transnazionali, finalizzati a iniziative innovative o a iniziative finalizzate a mobilitare comunità locali o regionali o sub regionali. I progetti tenderanno ad avere un basso impatto effettivo relativamente all’efficacia attesa per il raggiungimento degli obiettivi del programma ma, in vero, potranno avere un alta importanza in termini di mobilitazione, animazione e conoscenza del programma stesso verso target potenziali.Questi progetti sono stati tipici delle modalità di attuazione dei programmi transnazionali e interregionali in corso e sono spesso gli unici noti agli enti locali e alle comunità locali italiane. Tratta da: “Guida all’utilizzo dei fondi strutturali ”, a cura del Progetto ANCI-POSTIT II

24 Caratteristiche del progetti strutturanti\1
Dimensione Il progetto deve avere una massa critica sufficiente da incidere significativamente sul raggiungimento degli obiettivi del programma Struttura Il progetto è composto da più operazioni situate in diversi paesi e integrate funzionalmente all’obiettivo fra loro. Impatto atteso L’impatto deve essere significativo e deve essere valutato ex ante al fine di permettere di condividere a livello transfrontaliero/transnazionale sull’investimento. Carattere transnazionale/ frontaliero genuino Il progetto deve rispondere a bisogni o a problemi che si possono affrontare soltanto attraverso un genuino approccio ultranazionale o ultraregionale. In particolare, questo elemento è decisivo per definire l’effettiva ammissibilità all’interno del programma operativo. Integrazione con la programmazione regionale/nazionale Il progetto deve integrarsi agli obiettivi della programmazione regionale me a quella nazionale e non sovrapporsi o contraddire le stesse. Il progetto deve essere una sorta di completamento transnazionale o transfrontaliero delle programmazioni di riferimento in tutti gli spazi e regioni nei quali impatta. Networking Il progetto deve creare o integrare una rete di soggetti istituzionali o economico/sociali che supporteranno anche in futuro la gestione integrata del progetto e ne cureranno l’ulteriore sviluppo. La nascita della rete del progetto, inoltre, è fondamentale per diffondere e consolidare la cultura della programmazione gestione dei problemi comuni con strumenti e risorse comuni anche a livello transnazionale e transfrontaliero. Approccio policentrico Il progetto complesso potrà e dovrà avere un approccio policentrico, ovvero che collega i centri di intervento con l’effetto degli stessi con la loro relazione con altri centri minori. Questo approccio deve inoltre garantire che non ci sia una rigida gerarchia o priorità interna ai progetti e che il loro rapporto funzionale esista ma sia, altresì, più possibile paritario. Tratta da: “Guida all’utilizzo dei fondi strutturali ”, a cura del Progetto ANCI-POSTIT II

25 Caratteristiche dei progetti strutturanti\2
Impatto sociale di lungo termine Un progetto strategico (o progetto strutturante) dovrà avere un impatto sociale rilevante e sopratutto a lungo termine anche per giustificare l’importanza a lungo termine dell’approccio interpartenariale transnazionale. In altre parole, soltanto con un obiettivo di fondo così rilevante (l’integrazione territoriale europea) si giustifica l’orientamento ad un impatto sociale a lungo termine. Approccio intersettoriale I progetti complessi, tendenzialmente, interessare più settori di intervento e prevedranno impatti multipli di vari tipi. Naturalmente, come tutti i progetti di questa portata ambizione e ricadute potenziali, si debbono considerare come attesi sia impatti a livello sociale e culturale, sia impatti sulle attese di nuovi investimenti o di sviluppo locale. Capacità di coinvolgimento I progetti complessi e transnazionali, per loro stessa natura, prevedono un forte coinvolgimento della popolazione e una forte ricerca di consenso. Infatti, soltanto con un approccio che integri il top-down (ovvero il rispetto della programmazione di livello regionale e nazionale e delle sue indicazioni) con quello bottom up (ovvero con la spinta dai territori verso un determinato investimento) si riesce veramente a costruire un progetto importante, efficace e che non trovi ostacoli nella sua realizzazione. In questo campo, fondamentale sarà il ruolo degli enti locali.. Negoziazione o bando I progetti strategici saranno pianificati e programmati senza procedura a bando, in quanto tendenzialmente univocamente determinati/bili. Questo, naturalmente, non significa che, in determinate occasioni, anche una procedura a bando non sia opportuna per individuare le scelte migliori fra più alternative possibili. In questi casi, anche se con una procedura molto ristretta e guidata, sarà possibile prevedere processi di valutazione simili quelli della corrente programmazione. Tratta da: “Guida all’utilizzo dei fondi strutturali ”, a cura del Progetto ANCI-POSTIT II

26 Procedura di generazione di un progetto strutturante
Tratta da: “Guida all’utilizzo dei fondi strutturali ”, a cura del Progetto ANCI-POSTIT II

27 Costruire reti di città per la competitività \ Difficoltà definitorie
Uno degli obiettivi della futura programmazione, in merito al rafforzamento della competitività nazionale e regionale, è quello di articolare un processo di coesione e integrazione fra le città e i sistemi urbani regionali, nazionali ed europei. Difficoltà di definizione di città e\o aree urbane e sistemi urbani. La definizione di città o centro urbano non è significativa in sé, in quanto la sociologia e la geografia ci hanno insegnato che la città possono essere, ad un tempo: a) capaci di assumere il ruolo di regione, ovvero di luogo di identità diffusa e non solo concentrata nell’agglomerato che distribuisce sul territorio stesso dell’intorno urbano le funzioni rare (si pensi al rapporto fra Cambridge (USA), sede del MIT e Boston, oppure a quello fra Roma e il polo produttivo, plurimodale e di ricerca di Pomezia). b) capaci di esprimere meglio le loro potenzialità in quanto poli di rete tematica o geografica (si pensi alle città baltiche o alla rete delle città olandesi o renane). c) capaci di integrarsi in forme nuove, extra gerarchiche, che costruiscono a livelli diversi relazioni positive e sinergiche (ovvero il cosiddetto fenomeno del policentrismo urbano, che si esprime a livello metropolitano, regionale, interregionale, nazionale e internazionale). Quindi, operare con una ottica di rete significa affrontare il tema urbano nella sua forma più aperta e omnicomprensiva, ovvero significa essere capaci di cogliere le diverse dimensioni del fenomeno e del suo contributo alla costruzione di competitività (regionale, nazionale continentale) nell’ottica dell’orientamento alla società della conoscenza e dell’informazione.

28 Costruire reti di città per la competitività \ Tipologie di reti dall’esperienza UE
Lo sviluppo europeo di reti internazionali fra città e funzioni urbane è una delle più alte eccellenze che si sono affermate dietro lo stimolo delle politiche europee di coesione. Da ESPON, URBACT, URBAN, MEDA (con le iniziative Medact e Med-Pact), URBAL ecc. sono da considerare tipologicamente identificabili le seguenti reti: a) reti urbane nazionali di rilievo ultranazionale (p.e. la rete delle città olandesi); b) reti di città frontaliere integrate (l’integrazione progressiva fra Savona, Imperia e Nizza, per esempio, oppure l’integrazione fra Lille e Bruxelles); c) reti regionali di regioni transfrontaliere/transnazionali (Bacino del Reno, Baltico, Manica, Euroregione Friuli – Corinzia - Slovenia, Euroregione Catalogna – Languedoc - Roussillion, rete delle città danubiane, rete delle città adriatiche eccetera); d) reti tematiche di città (rete delle città sostenibili, rete delle città della ceramica, rete delle città della cultura rete europea delle città strategiche, reti di città per lo sviluppo congiunto di determinate innovazioni o funzioni eccetera); e) reti istituzionali fra più nazioni (rete delle città medie north - ouest fra Inghilterra e Francia, reti delle città francofone, eccetera) che proiettano a livello internazionale le reti istituzionali nazionali; f) rete istituzionale base delle città europee Eurocities (riunisce potenzialmente tutte le città ma promuove attività soprattutto in favore delle città di maggiori dimensione; non ha mai promosso progetti di rete adeguatamente significativi).

29 Costruire reti di città per la competitività \ Vantaggi derivanti dalle reti-1
Al fine di promuovere una maggior partecipazione delle città alle reti urbane europee e transnazionali è importante integrare la visione generica della internazionalizzazione con la visione strategica e specifica del vantaggio della cooperazione. Infatti, l’esperienza europea e americana ci insegnano che le reti funzionano quando la cooperazione mira a costruire vantaggi specifici per le città che ne sono parte. I vantaggi possono essere a) Aumento del potere specifico della singola città e funzioni varie di lobbying. Chiaramente, la partecipazione alla rete è soprattutto politica e i prodotti della rete sono tendenzialmente dichiarazioni, documenti di intenti, studi eccetera. b) Capacità di acquisire un potere di investimento su di una tematica comune altrimenti impossibile, ovvero la rete come progetto comune, luogo di scelte comuni che comportano un investimento integrato delle diverse città. Questa tipologia è specifica delle reti tematiche che promuovono la valorizzazione di una risorsa comune, di uno spazio geografico condiviso, di una piattaforma logistica integrata o integrabile. La partecipazione è principalmente politica e di partenariati locali (fino all’individuazione delle azioni di investimento). Poi tende ad essere oggetto di azione comune, di rilievo specificamente tecnico-economico-amministrativo. c) Aumento della conoscenza su singoli problemi, ovvero rete come fonte di conoscenza e condivisione di esperienze, soprattutto tramite funzioni di formazione, sperimentazioni comuni, change management eccetera. Come si evince, in questo caso la partecipazione alle attività di rete è specificamente indirizzata ai dipendenti di livello dirigenziale e ad alcuni assessori con incarichi specificamente tecnici, oltre a partenariati tecnici e economici locali.

30 Costruire reti di città per la competitività \ Vantaggi derivanti dalle reti-2
d) Aumento della partecipazione della città a dinamiche progettuali o eventuali internazionali, ovvero rete come fonte di occasioni di internazionalizzazione e di immagine per la città e la sua classe dirigente. In questo caso, la partecipazione è estesa anche a partenariati sociali e culturali locali, accademie e luoghi di formazione e prevede la promozione di attività reciproche di conoscenza e di diffusione di opportunità reciproche. Le reti, chiaramente, sono spesso un insieme di questi vantaggi ma, purtroppo, la partecipazione delle città italiane tende a diluire eccessivamente nelle attività della rete (o nelle motivazioni di promozione della rete) l’insieme di questi vantaggi, senza concentrarsi a sufficienza e per un tempo adeguatamente lungo su uno di questi, vanificando l’efficacia dell’investimento nella rete.

31 Costruire reti di città per la competitività \ Ruolo di ANCI per le reti 2007-2013
1) promuovere informazione e animazione in merito al tema delle reti e della cooperazione urbana, delle esperienze europee in merito; 2) sviluppare una riflessione organizzativa e istituzionale sulle reti di città; 3) sviluppare una riflessione specifica sugli strumenti di funzionamento delle reti (trasferimento di esperienze, scambio di buone prassi, progetti congiunti, change management, progetti strutturanti, progetti di rete), sulla loro fattibilità e sul loro profilo valutativo; 4) sviluppare una animazione di reti regionali (in accordo con le regioni e con le Anci regionali); 5) sviluppare una azione di animazione e supporto progettuale a reti tematiche nazionali su temi di particolare rilievo per le città meridionali; 6) promuovere la costituzione e animare e supportare progettualmente una rete di città medie meridionali che, per questa loro azione, si integrino con le migliori esperienze delle reti e delle città medie del centro-nord; 7) supportare il rafforzamento le il rilancio della rete delle città metropolitane nazionali (le 13 indicate nel QSN), sviluppando animazione e supporto progettuale.


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