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Tendenze e caratteristiche della povertà in Italia Linda Laura Sabbadini Direttore centrale Istat CNEL Roma, 12 febbraio 2009.

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Presentazione sul tema: "Tendenze e caratteristiche della povertà in Italia Linda Laura Sabbadini Direttore centrale Istat CNEL Roma, 12 febbraio 2009."— Transcript della presentazione:

1 Tendenze e caratteristiche della povertà in Italia Linda Laura Sabbadini Direttore centrale Istat CNEL Roma, 12 febbraio 2009

2 Come lItalia arriva alla crisi …. dal punto di vista della povertà … Con una povertà relativa che presenta caratteristiche strutturali ben delineate, legate ai tradizionali fattori che determinano le condizioni di vulnerabilità. … Con una incidenza che negli ultimi anni si è assestata tra l11 e il 12% ma che non per questo è positiva: significa che permaniamo in una situazione critica in cui le contraddizioni storiche non sono state risolte Con delle differenze territoriali non risolte che si sono accentuate nel tempo anche dal punto di vista della povertà: tra il 2003 e il 2004 la povertà del Sud è aumentata e da allora la situazione non è mai stata recuperata Tutto ciò lo diciamo considerando la povertà relativa, stima ufficiale basata sui consumi delle famiglie.

3 oggettivosoggettivo assolutorelativo unidimensionalemultidimensionale statico dinamico la misura della povert à : i differenti approcci

4 Povertà relativa dai consumi Analisi povertà nel tempo Povertà relativa dai redditi Confronto europeo deprivazione disagio aldilà della povertà I risultati possono essere anche molto diversi ma dobbiamo saper utilizzare le differenti fonti a differenti scopi

5 SudMinori Working poor Famiglie numerose Anziani Famiglie di disoccupati I risultati a parte i livelli vanno nella stessa direzione e evidenziano analoghe criticit à

6 Le caratteristiche della povertà in Italia Profili strutturali ben delineati (2007) Incidenza ItaliaSud 2 milioni 653 mila11,1% 22.5% 2 milioni 653 mila famiglie11,1% 22.5% 7 milioni 542 mila12.8% 24.9% 7 milioni 542 mila persone12.8% 24.9% 1 milione 725 mila- 22,5% 1 milione 725 milaSud- 22,5% 299 mila22.4%32.9% 299 milafamiglie numerose (5 e più)22.4%32.9% 229 mila18,0%30.3% 229 milafamiglie con membri aggregati18,0%30.3% 512 mila17,3% 29,4% 512 mila con 2 o più figli minori17,3% 29,4% 1 milione 164 mila13,5%25.8% 1 milione 164 mila con anziani13,5%25.8% 1 milione 285 mila18,0%32.4% 1 milione 285 milacon P.R. con bassi livelli di 18,0%32.4% istruzione 1 milione 241 mila14.4%27,1% 1 milione 241 mila senza occupati14.4%27,1% 513 mila22.8%31.4% 513 milaalmeno un componente in 22.8%31.4% cerca di occupazione 614 mila13,9%27,5% 614 mila famiglie con P.R. operaio13,9%27,5% 1 milione 655 mila16,1%28,5% 1 milione 655 milaminori16,1%28,5% 1 milione 648 mila 14,3%27.7% 1 milione 648 mila anziani14,3%27.7%

7 Le caratteristiche della povertà in Italia Le soglie aggiuntive di povertà (2007)

8 Povertà stabile dal 1997: eppur si muove Lincidenza è intorno al 10-11% per le famiglie e al 13% per le persone. Aumenta povertà dal 1997 al 2007 per: 34,0%35,8% Famiglie con 2 o più disoccupatida 34,0% a 35,8% 11,6% 13,9% Famiglie con p.r. operaioda 11,6%a 13,9% Famiglie con almeno un disoccupato 21,6%24,5% con p.r. ritirato dal lavoroda 21,6% a 24,5% 14,9%18,0% Famiglie con membri aggregatida 14,9% a 18,0% 25,8%27,1% Famiglie con tre o più figli minorida 25,8%a27,1% 9,9% 11,5% Famiglie con tre componentida 9,9%a 11,5% 21,6%25,8% Famiglie del Sud ultimo quinquennioda 21,6%a 25,8% 21,2%27,6% Sicilia da 21,2% a 27,6% Nel sud la povertà aumenta per : Coppie con un figlioda 20,1%a23,5% Coppie con due figlida 23,2%a25,2% Famiglie con due o più anzianida 31,5%a33,2% Famiglie con due o più occupatida 13,8%a16,3% Nel Nord la povertà aumenta per: Famiglie con cinque e più componentida 5,9%a 12,2% Famiglie con membri aggregatida 8,1%a 13,4% Coppie con tre o più figli minorida 6,2% a 10,8% Diminuisce povertà dal 1997 al 2007 per: 11,2%8,1% Famiglie con 1 componenteda 11,2% a 8,1% 16,3%12,0% Anziani solida 16,3%a12,0% 15,8%13,5% Coppie di anzianida 15,8%a13,5% 15,5%13,5% famiglie con almeno un anzianoda 15,5% a 13,5%

9 Forti divari territoriali, differenze anche nel Sud Sicilia27,623,5 Basilicata 26,325,7 Calabria 22,9 24,2 Sardegna 22,9 20,6 Campania 21,3 23,2 Puglia 20,220,8 Molise 13,625,3 Abruzzo 13,321,4 Sud-Isole22,522,9 Nord 5,518,6 A più ampia diffusione del fenomeno nelle regioni meridionali si accompagna maggiore gravità del disagio (maggiore intensità di povertà) * Distanza in termini percentuali della spesa media equivalente delle famiglie povere dalla linea di povertà. Nel 2007, al Sud risiede il 65% delle famiglie e il 68% delle persone povere IncidenzaIntensità*

10 Povertà tra i minori 1 milione 655 mila minori nel 2007 vivono in famiglie povere (16,1%) il 45% vive con i genitori e un fratello; il 27% con i genitori e almeno due fratelli; il 7% con un solo genitore; il 10% in famiglie con membri aggregati. Dal 1997 al 2007 è peggiorata la condizione di povertà delle famiglie: con 3 o più figli minori (dal 25,8% al 27,1%) La situazione è peggiorata per le famiglie con un solo occupato: con almeno un minore (dal 17,7% al 19,8%) con due o più minori (dal 21,6% al 23,6%) La situazione è peggiorata soprattutto al Sud tra le famiglie: con due figli minori (dal 27,1% al 28,0%); con 3 o più figli minori (dal 36,2% al 36,7%); oltre 1/4 dei monogenitori con almeno un figlio minore è povera al Sud. Quindi problemi di povertà crescenti MA ANCHE NUOVI RISCHI DI ESCLUSIONE SOCIALE DA NON SOTTOVALUTARE

11 I minori poveri nel Sud Nel Sud sono concentrati il 69,3% per un totale di 1milione 146mila. incidenza povertà ItaliaSud Italia Sud 0-5 anni 16,8% 31,0% 6-10 anni 16,4% 28,4% anni 15,7% 25,4% anni 15,4% 28,0% Totale 16,1% 28,5% 28,5% Lincidenza di povertà tra i minori del Sud è del 28,5%, nel Centro-nord è 8,2% dell 8,2% (37,6%30,1%27,8% Le regioni con la maggior incidenza di povertà per i minori sono la Sicilia (37,6%), la Basilicata (30,1%) e la Campania (27,8%) 779mila7,6% 72% I minori che vivono in famiglie sicuramente povere (al di sotto dell80% della linea di povertà), cioè i più poveri tra i poveri, sono 779mila, il 7,6% dei minori e vivono nel Sud nel 72% dei casi

12 Povertà tra i giovani di cui si parla ancora poco 1 milione 515 mila giovani (12,9%) sono poveri, percentuale prossima alla media sul totale della popolazione (12,8%) Tra questi il 63,9% vive nella famiglia di origine, il 31,2% è p.r. o coniuge, la restante quota vive in altre tipologie familiari (ad esempio famiglie senza nuclei). Se il giovane vive nella famiglia di origine come figlio, è povero il 13,3% ma - il 21,7% se i figli sono tre o più; - il 19,7% se si tratta di famiglie con membri aggregati; -il 15,5% se in famiglia cè un solo occupato; - il 10,3% se si tratta di una famiglia monogenitore. Se il giovane è p.r. o coniuge, è povero l11,5% ma - il 41,5% se vive in coppia con tre o più figli; - il 23,4% se vive in coppia con due figli; -il 15,9% se ci sono membri aggregati. Se il giovane è p.r. o coniuge in coppie con 1 solo occupato è povero il 22,3% ma - il 32,6% se vive in coppia e con 2 o più figli; - il 23,1% se vive in coppia e con 1 solo figlio.

13 le nuove e vecchie povertà nella vita adulta: famiglie con p.r. tra 35 e 64 anni Se ci sono in famiglia componenti in cerca di occupazione è povero : il 21,5% di quelle con almeno un componente alla ricerca di lavoro; il 27,9% delle famiglie con p.r. in cerca di occupazione; il 34,4% di quelle con due o più componenti alla ricerca di lavoro. Se ci sono in famiglia componenti in cerca di occupazione al Sud è povero: il 29,8% di quelle con almeno un componente alla ricerca di lavoro; il 38,2% delle famiglie con p.r. in cerca di occupazione; il 38,2% di quelle con due o più componenti alla ricerca di lavoro. LA MANCANZA DI LAVORO AUMENTA RISCHIO DI POVERTA Roma, 18 aprile 2007

14 Se il p.r. ha un basso o incerto profilo professionale e povero : il 14,9% delle famiglie con p.r. operaio e assimilato, co.co.co. o collaboratore occasionale. Se in famiglia cè un solo occupato e povero : il 19,9% delle coppie con due figli; il 25,9% di quelle con tre o più; il 15,8% di quelle con membri aggregati. Se in famiglie è occupata solo la p.r. e il suo profilo professionale è basso o incerto (operaio e assimilato, co.co.co. o collaboratore occasionale) è povero: il 18,9% delle famiglie; il 30,9% se si tratta di coppia con due figli, il 34,3% se si tratta di coppia con tre o più figli il 21,2% se si tratta di famiglia con membri aggregati. Se si risiede nel Sud e nelle Isole: 20,8% se p.r occupato con basso o incerto profilo professionale28,9% 1 occupato con 2 figli27,7% 1 occupato con 3 o più figli30,2% 1 occupato con membri aggregati 27,5% Anche se cè il lavoro o cè la povertà: i WORKING POOR le nuove e vecchie povertà famiglie con p.r. tra 35 e 64 anni

15 La povertà degli anziani In Italia, il 26% degli anziani poveri vive solo, il 40,4% in coppia, il 16,6% in coppia con figli, il 12,5% in famiglie con membri aggregati, il 4,5% in famiglie monogenitore. Nonostante il miglioramento dal punto di vista della povertà (dal 15,5% nel 1997 al 14,3% nel 2007), è povero il 14,3% degli anziani (il 59,5% sono donne) contro il 12,8% della popolazione totale: -il 12% degli anziani soli, il 12,9% se donne (rappresentano l83,2% degli anziani soli poveri). -il 14% degli anziani che vivono in coppia. -il 12,4% degli anziani monogenitori (il 74% sono donne). -il 18,4% degli anziani che vivono in famiglie con membri aggregati (il 68% sono donne); -il 18,8% degli anziani che vivono in coppia con figli. NEL SUD LA SITUAZIONE E PEGGIORE: E povero il 27,7% degli anziani (il 57,8% sono donne): - Il 21,8% degli anziani soli, il 23,2% se donne (rappresentano l82,6% degli anziani soli poveri). - il 29,2% degli anziani che vivono in coppia. - il 20,1% degli anziani monogenitori (il 79,2% sono donne). - il 33,4% degli anziani che vivono in famiglie con membri aggregati (il 66,3% sono donne); - il 34,6% degli anziani che vivono in coppia con figli.

16 In sintesi Forti disuguaglianze nel Paese date da differenze territoriali ma anche differenze interne alle aree Si accentuano le caratteristiche tradizionali della povertà Migliora la situazione degli anziani, peggiora quella dei minori, dei giovani, dei disoccupati, delle famiglie con p.r. a bassi profilo professionale, residenti nel Sud e con membri aggregati.

17 La stima europea della popolazione povera Differisce da quella tradizionalmente diffusa in Italia rispetto a) alla scala di equivalenza; b) al posizionamento della soglia di povertà; c) allutilizzo di una distribuzione equivalente; d) alla scelta del cut-off; e) alla variabile informativa è basata sui redditi invece che sui consumi ; utilizza la scala OCSE modificata (un valore pari a 1 al primo adulto presente in famiglia, un peso aggiuntivo pari a 0,5 per ogni altro adulto presente in famiglia e un peso pari a 0,3 per ogni componente di età inferiore ai 14 anni); calcola la soglia, ponendola al 60% della mediana dei redditi familiari equivalenti; Inoltre, i dati sono diffusi in termini di individui sul totale della popolazione e non in termini di famiglie, comè tradizione nazionale. DI SEGUITO PER NON CONFONDERLA CON LA STIMA DI POVERTA UFFICIALE LA CHIAMEREMO POPOLAZIONE A BASSO REDDITO

18 ITALIA tra i paesi che stanno peggio Incidenza (scala sinistra) e soglia (in PPS, scala destra, Italia=100), (redditi 2006) In Italia nel 2006, lincidenza della popolazione a basso reddito, come nellanno precedente, è del 20%, e continua ad essere superiore alla media comunitaria (16%). Nellultimo anno la posizione relativa del nostro paese peggiora: nella graduatoria si passa dal 5° al 3° posto.

19 l Italia in Europa è pi ù diseguale La situazione italiana è tra le peggiori dellEuropa dei 15, insieme a quella degli altri grandi paesi mediterranei. Nella media europea al quinto di popolazione più ricco va quasi cinque volte il reddito del quinto più povero; lItalia sta sopra la media (5,5), il massimo è del Portogallo (6,5), il minimo si registra in Svezia e Slovenia (3,3). In Italia, lintensità di povertà è pari a 22, in riduzione rispetto allanno precedente e in media con il valore europeo (tra i vecchi Quindici Spagna, Grecia, Portogallo, Germania e Regno Unito hanno un valore più alto). LItalia ha un livello di disuguaglianza elevato rispetto allEuropa (GINI 0,32). Spagna, Irlanda, Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia, Finlandia, Belgio, Austria, Danimarca e Svezia hanno valori più bassi.

20 I minori italiani stanno nella situazione pi ù critica i minori a basso reddito (indicatore europeo basato sui redditi) In Italia lincidenza di minori a basso reddito è del 25%. Tale valore, uguale a quello della Romania, è il più alto in Europa Seguono la Polonia e la Spagna con il 24%, la Grecia e il Regno Unito con il 23% I paesi con lincidenza più bassa di povertà tra i minori sono la Danimarca con il 10%, seguita da Finlandia e Slovenia all11% e da Svezia e Cipro con il 12%

21 Gli anziani a basso reddito sono tanti ma meno dei minori In Italia lincidenza di anziani a basso reddito è pari al 22%, (come in Finlandia) un valore di poco inferiore a quello relativo alla Grecia (23%). I paesi con incidenza tra gli anziani più elevata sono Cipro (51%), Estonia e Lettonia (33%), Lituania (30%), seguiti da Irlanda (29%) e Spagna (28%) I paesi con incidenza tra gli anziani più bassa sono la Repubblica Ceca (5%), lUngheria (6%), il Lussemburgo (7%), la Slovacchia e la Polonia (8%), Paesi Bassi (10%) e la Svezia (11%)

22 il profilo per et à è diverso tra i Paesi Il profilo della povertà per età (indicatore europeo basato sui redditi) In Italia il profilo per età dellincidenza di povertà, come nella maggioranza dei paesi comunitari è a forma di U Ma in Europa è più comune che la massima incidenza si abbia tra gli anziani e, in alcuni casi, il profilo della povertà per età è discendente, come in Danimarca e Finlandia, con un valore minimo tra i minori. il profilo per età è declinante in Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Lussemburgo

23 Popolazione a basso reddito tra gli occupati elevata La povertà tra gli occupati (indicatore europeo basato sui redditi) In Italia un lavoratore su dieci vive in famiglie povere (una persona su cinque nella popolazione complessiva), come in Portogallo e Lettonia. I paesi con incidenza di povertà tra gli occupati più elevata sono Grecia (14%), Polonia (12%), Spagna (11%) I paesi con incidenza di povertà tra gli occupati più bassa sono Repubblica Ceca (3%), Belgio, Malta e Danimarca (4%), Finlandia, Slovenia, Paesi Bassi e Slovacchia (5%) In alcuni paesi, essere occupato ha un effetto di riduzione della povertà più marcato (ad esempio, Belgio, Malta, Danimarca ed Irlanda e Repubblica Ceca), in altri meno (Polonia, Lussemburgo, Svezia e Grecia).

24 ITALIA: forte il divario tra i redditi equivalenti delle famiglie del Sud e del Centro Nord 67% Il reddito mediano del Sud e delle Isole nel 2006 è circa il 67% di quello del Centro Nord. Distanza relativamente maggiore per le coppie con figli, le famiglie senza anziani, le famiglie in cui il breadwinner ha meno di 65 anni 61% Sicilia61% 63% Calabria63% 64% Campania 64% 68% 67% Basilicata 68% Puglia67% 83% Abruzzo83% 67% Molise67% 80% Sardegna80%

25 Lincidenza della popolazione a basso reddito è molto più marcata al Sud e nelle Isole Percentuale di individui a basso reddito per ripartizione geografica Nord-ovest 11,7% Nord-est 9,7% Centro 14,0% Sud 33,5% Isole 37,0% ITALIA 20%

26 La presenza di disoccupati ha più spesso conseguenze negative per le famiglie del Sud Percentuale di famiglie con disoccupati nel quinto più povero tra le famiglie con un disoccupato tra le famiglie con due o più disoccupati 30,2 %49,9 % CENTRONORD30,2 % CENTRONORD49,9 % 56,2 %64,7 % SUD E ISOLE56,2 % SUD E ISOLE64,7 % 56,1 % Calabria56,1 % 63,4 % 59,3 %62,9 % 35,5 %70,4 % 48,3 % 63,3% Sicilia63,4 % Campania59,3 % Puglia 62,9 % Basilicata35,5 % Sicilia 70,4 % Puglia48,3 % Campania 63,3% 52,7 % 56,1 % Molise52,7 % Sardegna56,1 % * Le stime per le regioni di Sud e Isole sono presentate solo quando si raggiunge una numerosità campionaria di 20 unità.

27 Un basso titolo di studio del breadwinner determina più facilmente una condizione di svantaggio nel Sud e nelle Isole 41,9% Centro Nord: 41,9% famiglie con breadwinner con licenza media ha redditi medi o medio alti (al Sud 11,3%) 46,7% Sud-Isole: 46,7% famiglie con breadwinner con licenza media appartiene al quinto più povero (al Nord 14,5%) 41,3% 58,3% Nel Sud è necessario possedere la laurea per collocarsi nel quinto più ricco della distribuzione nel 41,3% dei casi, nel Centro Nord nel 58,3% Vistosa differenza tra i risultati economici di famiglie del Centro Nord con breadwinner con diploma superiore: 59,4% Centro Nord: 59,4% nei due quinti più ricchi 30,5% Sud - Isole: solo 30,5% nei due quinti più ricchi

28 Nel Mezzogiorno sono a basso reddito anche tipologie familiari che nel Centro Nord sono collocate nei segmenti più alti della distribuzione dei redditi 55,1% Centro Nord: 55,1% appartiene ai due quinti più ricchi 30,9% 38,8% Sud-Isole: Il 30,9% nei due quinti più ricchi, il 38,8% nel quinto più basso 61,6% Centro Nord: 61,6% appartiene ai due quinti più ricchi 27,9% Sud-Isole: 27,9% nel quinto più basso single fino a 64 coppie e mono genitori con figli di 18 anni e più Quindi il disagio nel Sud, pur essendo connotato, si estende anche a soggetti che nel resto del paese vivono in una situazione relativamente più agiata

29 Nel Sud famiglie diverse dal Centro Nord 51,2%35,2% più famiglie con persone a carico (51,2% contro 35,2%) 47%41,2% più famiglie mono-reddito (47% contro 41,2%) 16,9%10,8% più famiglie con 2 o più minori (16,9% contro 10,8%) 13,9%5,7% più famiglie con almeno un disoccupato (13,9% contro 5,7%) 33,9%26,2% 10,9%7,9% più famiglie con breadwinner con licenza elementare o nessun titolo di studio (33,9% contro 26,2%); tra le famiglie con breadwinner occupato il 10,9% contro il 7,9% 39,9%37,8% più famiglie la cui fonte principale di reddito sono pensioni e altri trasferimenti pubblici (39,9% contro 37,8%)

30 Al suo interno il Sud è più diseguale del Centro Nord 0,30 Centro Nord 0,30 0,33 Sud Isole 0,33 0,30 Centronord 0,30 0,33 Sud e Isole 0,33 0,30 Abruzzo 0,30 0,31 Puglia 0,31 0,31 Sardegna 0,31 0,30 Molise 0,30 0,30 Basilicata 0,30 GINI* * Redditi equivalenti senza i fitti imputati 0,34 Sicilia 0,34 0,33 Calabria 0,33 0,33 Campania 0,33 hanno anche redditi mediani più bassi delle altre

31 Indicatori di deprivazione materiale: difficolt à nell acquisto di beni e servizi, arretrati. Anno 2007 (valori percentuali) In generale, le difficoltà più rilevanti riguardano le famiglie con un solo percettore di reddito e quelle per le quali la fonte principale di reddito non è da lavoro. (a)Per le sole famiglie con affitto o mutuo; (b) per le sole famiglie con debiti diversi dal mutuo; (d) Stima corrispondente ad una numerosità campionaria compresa tra 20 e 49 unità.

32 Indicatori di deprivazione materiale: difficolt à nell acquisto di beni e servizi, arretrati. Anno 2007 (valori percentuali) Difficoltà particolarmente rilevanti per le famiglie del Mezzogiorno, per quelle con figli minori (in particolare se monogenitori) o composte da una sola persone. Tra il 2006 e il 2007 aumentano le famiglie che dichiarano difficoltà ad acquistare cibo (da 4,2% a 5,3%)

33 Indicatori di disagio economico e deprivazione materiale per ripartizione geografica - Anno 2007 Tra il 2006 e il 2007 le famiglie che hanno dichiarato di arrivare con molta difficoltà a fine mese sono leggermente aumentate (da 14,6% a 15,4%). Da notare laumento statisticamente significativo di queste famiglie nel Nord (da 10,7% a 11,9%). Un terzo delle famiglie non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 700 euro

34 34 Indicatori di deprivazione nei Paesi europei: una spesa imprevista, Anno 2006 Fonte: Eurostat – Indagine EU SILC 2006 ed elaborazioni Istat Più del 50% delle famiglie non può far fronte a una spesa imprevista in Slovacchia, Ungheria, Polonia, Lituania e Lettonia. Meno del 20% in Svezia, Lussemburgo e Portogallo 600,00 LItalia con il 28,4% si situa tra Austria e Regno Unito

35 Indicatori di deprivazione nei Paesi europei: pasto adeguato, riscaldare l abitazione, ferie, anno 2006 In Italia, il 6,2% delle famiglie hanno dichiarato di non potersi permettere di fare un pasto adeguato (carne, pollo o pesce) almeno una volta ogni due giorni. Un valore analogo a quello della Francia (6,7%). Le quote più basse di trovano ancora una volta in Lussemburgo, Danimarca (circa il 2%), ma anche in Irlanda (2,7%). Quelle più alte il Slovacchia (38,1%) e Lettonia (35,6%). In Italia, le famiglie che hanno dichiarato di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente labitazione sono il 10,4%; in questo caso nella graduatoria lItalia ha il valore più alto tra i paesi dellEuropa a 15 (eccetto Grecia, con il 13,6% e Portogallo, con 41,6%). In Italia, il 38,7% delle famiglie che desidererebbero fare una settimana di ferie lanno dichiarano di non poterselo permettere; un valore molto distante da quello di Lussemburgo (10,5%), Danimarca (11,5%) e Svezia (15,2%) e prossimo a Spagna (38,3%) e Francia (32,4%)

36 Indicatori di deprivazione nei Paesi europei: possesso di beni durevoli, anno 2006 In Italia, il 7,3% delle famiglie che avrebbero avuto necessità di acquistare un personal computer hanno dichiarato di non poterselo permettere. Le quote più basse di trovano in Lussemburgo, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi (circa il 3%), e in Austria e Regno Unito (circa il 5%) In Italia, le famiglie che hanno dichiarato di non potersi permettere lacquisto di unautomobile sono il 3,8%; in questo caso nella graduatoria dei paesi siamo preceduti solo dal Lussemburgo (2%) e Cipro (2,6%) Anche lanalogo indicatore relativo allacquisto della lavatrice, che tocca punte superiori al 5% solo in Lituania e Lettonia, colloca lItalia tra i paesi con minori problemi (0,8%)

37 Indicatori di deprivazione nei Paesi europei: gli arretrati, anno 2006 In Italia, le famiglie che dichiarano di essere in arretrato con il pagamento delle bollette sono il 9,4% (valore meno alto, tra i paesi EU15, solo a quello della Grecia, con 26,3%,)… con il rimborso di prestiti ricevuti da banche e/o società finanziarie sono il 2,2% (anche in questo caso il valore più alto si ha in Grecia, con 11,4%, ma anche a Cipro, con 11,4%, seguito dalla Polonia, con il 4,4%; tutti gli altri paesi si situano sotto il 3%), con il pagamento del mutuo o dellaffitto dellabitazione sono il 3,2% (valore prossimo a quello della Svezia e dellIrlanda). In questo caso valori più elevati si ritrovano Grecia e Cipro (5,2% 5,3%), ma anche in Francia, (6,8%)

38 Povert à e deprivazione materiale: due dimensioni non sempre sovrapposte Se nellanalisi si combinano gli indicatori di deprivazione con lindicatore di povertà monetaria : accanto all11,2% della popolazione che presenta problemi di povertà e almeno due tipologie di disagio, l8,4%, pur essendo povero, non presenta nessuna o al massimo una delle difficoltà segnalate. Inoltre, l8,4 per cento della popolazione non si colloca al di sotto della soglia di povertà, ma segnala due problemi tra quelli considerati e il 7,4% della popolazione non è povero, ma riferisce almeno tre problemi Pur confermando i tradizionali profili di povertà, luso di questo tipo di indicatori fornisce una «distribuzione del benessere» in cui la posizione relativa dei singoli soggetti presenta alcune difformità rispetto a quella che si ottiene dalla distribuzione dei redditi/consumi. Solo luso integrato di più indicatori di deprivazione (monetari e non monetari), permette di accostare le numerose tessere che ricompongono il quadro della povertà, di arricchirne la portata informativa e di «correggere» le possibili distorsioni interpretative di ogni singolo approccio.


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