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"invecchiamento normale e patologico" P.A. Bonati " Psicobiologia della Cognizione Parma 29/04/2011 Dipartimento Cure Primarie Struttura Operativa Semplice.

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2 "invecchiamento normale e patologico" P.A. Bonati " Psicobiologia della Cognizione Parma 29/04/2011 Dipartimento Cure Primarie Struttura Operativa Semplice Geriatria Territoriale Distretto di Parma

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4 Normalità massimo avvicinamento alla perfezione nel processo di adattamento senile all'ambiente, per cui normale è quel vecchio, che, uniformandosi nel modo migliore alle variazioni ambientali, modifica il suo organismo solo in funzione del fattore età e si presenta quindi con i caratteri propri della longevità. Norma semplice espressione statistica di determinati livelli funzionali riferibili ad una data classe di età, considerata nel proprio contesto storico, geografico e culturale. La norma corrisponde a quello che si trova nella maggioranza dei casi e cioè alla media. Per rimanere nel campo della senescenza cerebrale, ad esempio, il fatto che la maggioranza delle persone anziane soffra di ipomnesia è nella norma, non è certo nella normalità, in quanto ci sono anche dei vecchi che non ne sono affetti. Essere sofferenti di presbiopia senile, invece, è sia normale che nella norma in quanto interessa tutta la popolazione che invecchia. Normatività, la facoltà del vecchio normale di istituire nuove norme in situazioni nuove, vivendo la vecchiaia fisiologica che è normale e normativa al tempo stesso. Se riuscissimo a trovare un centenario senza riduzione delle "clearances" renali, non lo potremmo considerare di certo nella norma, ma ci direbbe quello che è normale a cento anni ed avrebbe un valore normativo.

5 In campo geragogico è di maggiore interesse una definizione clinicopratica dell'invecchiamento cerebrale primitivo: il complesso di modificazioni che si verificano in individui privi di malattie del sistema nervoso e consistente nel declino di specifiche funzioni quali la memoria, l'apprendimento e certe funzioni sensoriali. Nel processo d'invecchiamento cerebrale non è facile, comunque, distinguere la normalità dalla patologia per il fatto che, con il trascorrere degli anni, la norma si dissocia sempre più dalla normalità e finisce con il comprendere una serie di alterazioni patologiche che se passibili di compenso, permettono comunque un livello funzionale compatibile con un minimo di vita sociale in un determinato ambiente. Il concetto di normalità non è sempre facile da applicare agli studi sull'invecchiamento cerebrale e la frontiera tra normale e patologico (che spesso corrisponde alla norma) è imprecisa ed alquanto sfumata. È possibile affermare che la patologia cerebrale in geriatria non………. considerabile come una semplice alterazione della funzione, ma deve riguardarsi altresì come un'alterazione dei meccanismi di compenso che il cervello senile mette in atto per sopperire al proprio invecchiamento.

6 Fattori di rischio Aspetti genetici Fattori protettivi

7 Mecocci et al.,2002

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9 Longitudinal modeling of age-related memory decline and the APOE epsilon4 effect. RJ, Dueck AC, et al. N Engl J Med. 2009;361: La presenza del genotipo APOE4 è associata al rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer; non è ancora chiara però l'età di insorgenza dei primi disturbi di memoria tra le persone sane portatrici dell'allele APOE4, rispetto alle non portatrici. In questo studio sono stati arruolati 815 soggetti sani (tra 21 e i 97anni): 317 portatori di APOE4 (79 omozigoti e 238 eterozigoti per lallele) e 498 non portatori ed è stato utilizzato un modello statistico che paragona il declino delle prestazioni mnesiche legato all'età tra i portatori e i non portatori. I soggetti sono stati studiati per un periodo di circa 5 anni con valutazione neuropsicologica ogni anno. I risultati mostrano un insorgenza di disturbi di memoria intorno ai 50 anni tra i portatori omozigoti dell'allele APOE ɛ 4, e un declino intorno ai 60 anni per gli eterozigoti, mentre i non portatori mostrano i primi disturbi di memoria intorno ai 70 anni. Pertanto la perdita di memoria nei portatori di APOE4 insorge prima, quando non sono ancora presenti manifestazioni cliniche di un declino cognitivo o di malattia di Alzheimer.

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13 Mecocci et al., 2002

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15 Mecocci et al, 2002

16 Il dilemma diagnostico….

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18 While it seems logical to attribute the dementia to the neuropathological lesions found, it is worth recalling that even considerable lesions may not cause a clinical dementia syndrome (Ulriche J, J Neurol,1986)………………… esempio più eclatante dal Nun Study (Snowdon AD, 2005) il cervello di sister Matthia dopo la morte (ad oltre 80 anni) presentava il più alto stadio istopatologico degenerativo di demenza (stadio IV di Braak) ma è stata lucida ed autonoma sino alla fine…….

19 Can Language Skills Ward Off Alzheimer's? A Nuns' Study By Tiffany Sharples Thursday, Jul. 09, 2009Tiffany Sharples Dr. David Snowdon, first discovered a fascinating correlation between the sisters' language skills, based on essays they had written in their 20s when they first entered the convent (Snowdon discovered the essays in the convent's archives), and the likelihood that they would develop Alzheimer's later in life. The correlation was striking: the young women who had more sophisticated language skills defined as the density of ideas per every 10 written words were far less likely to suffer from Alzheimer's or dementia five, six or seven decades later.

20 Can Language Skills Ward Off Alzheimer's? A Nuns' Study By Tiffany Sharples Thursday, Jul. 09, 2009Tiffany Sharples Dr. Diego Iacono (director of the Brain Bank at Sweden's Karolinska Institute) and his colleagues discovered that not only did nuns who avoided dementia later in life have 20% higher linguistic scores as young women, compared with peers who developed symptoms of cognitive decline, but that the relationship held up even in nuns whose brains showed all the physical signs of Alzheimer's. "There is a special group of people who have comparable amount of plaques and tangles the typical marks of the disease without the cognitive impairment," says Iacono. "[It appears that] people with higher linguistic scores were protected even in the face of higher pathology."

21 Diagnosi di M. di Alzheimer Percorso diagnostico secondo le indicazioni delle Linee guida

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23 Livello di evidenza: non chiarito Forza delle raccomandazioni a) affermazioni completamente sostenute da evidenze scientifiche; b) affermazioni sostenute da evidenze scientifiche incomplete o contraddittorie; c) affermazioni non sostenute né contraddette da evidenze scientifiche su cui però i membri del Panel esprimono forte consenso; d) affermazioni non sostenute né contraddette da evidenze scientifiche su cui i membri del Panel esprimono un consenso più debole rispetto al livello 3. Conflitto di interesse e finanziamento: non esplicitato SIGN is part of NHS Quality Improvement Scotland. Declarations of interests were made by all members of the guideline development group.

24 Linee guida: limite o risorsa Forniscono una sintesi alla luce della EBM e dellanalisi qualitativa degli studi dei dati disponibili. Non è oggi sufficiente il risultato di un singolo lavoro. Danno indicazioni di comportamento (best practice) anche dove i dati scientifici non sono chiari o sono controversi Rappresentano un quadro di garanzia per la pratica quotidiana Sono la base per la razionalizzazione dei costi. Non tutte le linee guida sono identiche in termini di qualità metodologica. E necessario imparare a valutarne la qualità. Un primo giudizio (come per gli studi clinici) deriva dalla origine (fonte di pubblicazione) Non sono esenti da influenze esterne ai dati scientifici ed in particolare dalle fonti di finanziamento. Lapplicazione nella pratica clinica (singolo paziente) non è automatica Le linee guida non contengono tutte le risposte RISORSA LIMITI

25 Quasi il 15 % delle persone che vivranno fino alletà di 65 anni è destinato a sviluppare una forma di demenza; a 85 anni il numero aumenta fino al 35%. St.George-Hyslop P.H., Scientific American, 2000

26 Progression to dementia (Petersen et al, 2003)

27 MALATTIE ACUTE (complicate) MALATTIE CRONICHE COMPLESSE Insorgenza improvvisaInsorgenza graduale nel tempo Spesso tutte le cause possono essere identificate e misurate Cause multivariate, mutevoli nel tempo Diagnosi e prognosi sono spesso accurate La diagnosi e prognosi sono spesso incerte Spesso disponibile una specifica terapia o trattamento Terapia causale spesso non disponibile La struttura determina le relazioni Struttura e relazioni interagiscono Le tecnologie di intervento sono usualmente efficaci: la cura comporta verosimilmente il ritorno nel tempo alla normale salute La restituito ad integrum è impossibile; per migliorare la salute sono necessari accurata gestione, assistenza personale e auto cura E. Grossi Geragogia.net

28 I 10 SINTOMI PREMONITORI

29 1)Perdita di memoria E normale dimenticarsi, una volta ogni tanto, gli appuntamenti, i nomi dei colleghi, i numeri di telefono di amici e ricordarseli più tardi. Una persona malata di Alzheimer potrebbe dimenticarsi queste cose molto spesso e soprattutto non ricordarsele neppure a distanza di tempo. La perdita della memoria riguarda soprattutto gli eventi successi di recente. 2)Difficoltà nelle attività quotidiane A tutti può capitare di essere distratti e di lasciare per esempio linsalata nel lavello e di servirla soltanto alla fine del pasto. Una persona malata di Alzheimer può invece essere totalmente incapace di cucinare, oppure dimenticarsi di mangiare. 3)Problemi con il linguaggio A tutti può capitare di avere una parola sulla punta della lingua. I malati di Alzheimer però possono dimenticare parole semplici, di uso comune, oppure utilizzare una parola al posto dellaltra, rendendo così il proprio discorso di difficile comprensione. 4)Disorientamento spazio temporale Per un breve momento può essere normale chiedersi: che giorno è oggi? Ma una persona con la malattia di Alzheimer, può perdere completamente la dimensione spazio temporale: si può perdere in luoghi abituali e non sapere più come tornare a casa.

30 5) Diminuzione della capacità di giudizio Le persone possono certe volte fare a meno di andare dal dottore se hanno qualche piccolo disturbo, ma alla fine si fanno curare. I malati di Alzheimer invece non riconoscono la presenza di un disturbo, né si fanno visitare. La mancanza della capacità di giudizio li spinge spesso ad avere comportamenti insoliti, come il vestirsi in modo inappropriato, per esempio con il cappotto in una giornata estiva. 6) Problemi con i concetti astratti I malati di Alzheimer possono dimenticare completamente i concetti astratti, come per esempio i numeri, i compleanni, il denaro. 7) La cosa giusta al posto sbagliato I malati di Alzheimer spesso ripongono gli oggetti nei posti più strani: il ferro da stiro nel freezer, lorologio da polso nella zuccheriera e così via.

31 8) Cambiamenti nellumore e nel comportamento Tutti quanti siamo soggetti a cambiamenti dumore. Ma nei malati di Alzheimer questi cambiamenti sono particolarmente repentini: possono passare dalla calma più totale alla rabbia più esplosiva senza nessuna ragione apparente. 9) Cambiamenti di personalità La malattia di Alzheimer comporta spesso profondi cambiamenti di personalità: la persona può diventare estremamente confusa, sospettosa, apatica, timorosa. 10) Mancanza di iniziativa Una caratteristica tipica della malattia di Alzheimer è la mancanza di iniziativa: la persona malata può diventare molto passiva e richiedere molti stimoli esterni prima di agire.

32 Prevalenza e Incidenza per la malattia di Alzheimer e la Demenza Studio ILSA - Italian Longitudinal Study on Ageing Istituto di Neuroscienze del CNR, Università di Firenze, Istituto Superiore di Sanità

33 prevalenza di una malattia è ……. la proporzione degli individui affetti in uno specifico momento in una popolazione definita è dunque funzione sia della…incidenza della malattia in esame…. il numero di individui che sviluppano la malattia in una popolazione definita durante un dato intervallo di tempo sia della sopravvivenza degli individui affetti

34 905,713 AD pari al 1,5% della popolazione italiana Eurodem AD I nuovi malati ogni anno

35 La malattia di Alzheimer: che cosa è…. La malattia di Alzheimer è una sindrome a decorso cronico e progressivo causata da un processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule del cervello Provoca un deterioramento irreversibile di tutte le funzioni cognitive superiori, fino a compromettere l'autonomia funzionale nelle attività della vita quotidiana Rappresenta la causa più comune di demenza nei paesi occidentali Il rischio di contrarre la malattia aumenta con l'età L'inizio è generalmente insidioso e graduale e il decorso lento, con una durata media di 8-10 anni dalla comparsa dei sintomi

36 Quadro clinico della demenza Sintomi psicologici Alterazioni del comportamento Amnesia Aprassia Agnosia Afasia Stato funzionale Aspetti neuropsicologici Sintomi psichici e comportamentali Sintomi psicotici Relazione con lambiente Relazione con la propria persona

37 Le fasi della malattia Fase 1 Demenza lieve (durata 2-4 anni): i sintomi cognitivi interferiscono con le attività della vita quotidiana. Lieve riduzione dellautonomia funzionale. Fase 2 Demenza moderata (durata 2-10 anni): aggravamento dei sintomi cognitivi e comparsa di sintomi comportamentali. Autonomia funzionale gravemente compromessa. Fase 3 Demenza grave (durata media 3 anni): la persona malata è completamente dipendente e richiede assistenza continua e totale per mantenersi in vita. Totale compromissione del movimento, difficoltà di deglutizione.

38 Storia naturale della DA Modificata da Gauthier S. ed. Clinical Diagnosis and Management of Alzheimers Disease Anni Pre-DALieve-ModerataIntermediaGrave MMSE Sintomi cognitivi Sintomi comportamentali Compromissione funzionale AADL IADL ADL istituzionalizzazione morte ?

39 Multifattorialità patogenetica del deterioramento mentale cfr adulto vs anziano (Resnick e Marcantonio 1997)

40 Complessità dellapproccio clinico adulto vs anziano (Mecocci et al.,2002)

41 Lapproccio personalizzato allanziano con demenza (Mecocci et al.,2002)

42 Undiagnosed diseases in patients with dementia – a potential target group for intervention. Löppönen MK et al., Dement Geriatr Cog Disord, 2004 Percentuale dei soggetti con patologie non diagnosticate suddivisi in base alla severità della demenza

43 Comorbidity profile of dementia patients in Primary Care: are they sicker? Schubert CC et al., JAGS 2006 Comorbidity profile of 3033 older adults with and without dementia attending Primary Care Clinics

44 La demenza è un fattore di rischio per la comparsa di malattie somatiche Lesioni da decubito Incontinenza Cadute Fratture (Femore) Malnutrizione Polmoniti … Rilevanza della comorbilità nel paziente con demenza Le malattie somatiche possono essere la causa o la concausa di demenza o aggravarne la progressione

45 La comorbilità è un fattore che aumenta il rischio di mortalità nel soggetto demente Il trattamento intensivo delle patologie somatiche nel paziente demente ospedalizzato determina una riduzione della mortalità Il trattamento delle patologie concomitanti potrebbe inoltre influire sul decadimento cognitivo Rilevanza della comorbilità nel paziente con demenza

46 … lattenzione clinica è rivolta alla parte psichica, facendo correre il rischio di sottovalutare quello che accade nel soma. Nelle persone con demenza occorre unattenzione specifica al riconoscimento e trattamento delle patologie associate E unattenzione necessaria per impedire che la demenza divenga una condizione che copre tutto, per cui ogni sintomo viene attribuito alla patologia psichica, senza più attenzione alle situazioni trattabili che spesso la accompagnano (dalla stitichezza alla depressione, al dolore)… Antonio Guaita Demenze, 2;2005: 37-43

47 The impact of somatic and cognitive disorders on the functional status of the elderly Aguero-Torres H et al., J Clin Epidemiol, 2002 OR for ADL and IADL disability for combined effect of somatic disorder and cognitive level (MMSE) 45.2 ( ) 26.5 ( ) Dementia with somatic disorders 14.2 ( ) 4.9 ( ) Dementia with no somatic disorders 32.7 ( )9.8 ( ) Cognitive impairment with somatic disorders 2,3 ( )2.7 ( ) Cognitive impairment with no somatic disorders 2.9 ( )1.0 ( )No dementia with somatic disorders 11No dementia with no somatic disorders IADL disabilityADL disability

48 Morbidity and comorbidity in relation to functional status: a community-based study of the oldest old (90+ years) von Strauss E. et al., JAGS 2000

49 Criteri di definizione della gravità della demenza Criteri di gravità globale (GDS, CDR) Criteri di gravità specifici in relazione al livello di compromissione cognitiva Criteri di gravità specifici per il livello di compromissione funzionale

50 Il paziente anziano con demenza nelle RSA Dolore nel paziente anziano con demenza nelle RSA frequente (20%-51%) spesso non riconosciuto spesso non trattato in modo adeguato (Won A et al, 1999; Proctor WR et al, 2001; Nygaard HA et al, 2005; Williams CS et al., 2005)

51 Are nursing home patients with dementia diagnosis at increased risk for inadequate pain treatment? Nygaard HA, Jarland M, Int J Ger Psychiatry 2005

52 …come si cura Non esistono, ad oggi, metodi certi di prevenzione La malattia è inguaribile e inarrestabile Esistono e sono prescrivibili cure sintomatiche per i sintomi cognitivi e per i sintomi comportamentali La cura della persona richiede terapie farmacologiche e terapie relazionali finalizzate a: contenimento dei sintomi mantenimento delle funzioni qualità della vita

53 Modelli di cura della demenza Mod. ass. tradizion. Cura dei sintomi Enfatizz. Efficienza Staff emotivamamente distaccato Strategie intensive Dualismo corpo/mente Valut. Quantitativa Amb.istituz.tecnol. Mod. ass. protesico Compren. Problemi Enfatizz. Valori umani Staff emotivamente coinvolto Strategie non invasive Unità corpo/mente Valut. Qualitativa Ambiente non tecnol.

54 Modelli di cura della demenza Mod. ass. tradizion. Enfasi eliminazione del sintomo Divisione dei ruoli: staff vs famiglia Divisione dei compiti Mod. ass. protesico Enfatizzazione abilità residue Staff e famiglia alleati Competenze accorpate

55 Il trattamento del demente: aspetti principali Stabilire e mantenere una alleanza con il paziente e con la famiglia Fornire interventi riabilitativi e psicosociali specifici Utilizzare farmaci attivi sul declino cognitivo Trattare i sintomi non cognitivi Valutare e trattare le patologie co-occorrenti Prevenire e trattare le complicanze Definire un piano complessivo di trattamento mod.da A Bianchetti, M Trabucchi: Alzheimers Disease. S Govoni, CL Bolis, M Trabucchi. Dementias. Springer Verlag Ed, 1999

56 Gli outcome del trattamento della demenza Demenza iniziale Riconoscimento dei sintomi iniziali o preclinici Diagnosi precoce Sostegno dellimpatto della consapevolezza di malattia del paziente Sostegno dellautonomia decisionale Modifica della storia naturale della malattia (ad es. vitamina E nellAD) Trattamento dei sintomi cognitivi (AchE-I nellAD) Riabilitazione cognitiva (ad es. ROT, 3R) Stimolo allattività fisica e mentale Trattamento delle patologie somatiche concomitanti Partecipazione alla ricerca Qualità delle relazioni sociali e familiari Educazione dei caregiver (accettazione della malattia, adeguamento dei comportamenti) Assistenza sociale e legale Demenza moderata Trattamento dei sintomi cognitivi Trattamento dei sintomi comportamentali Trattamento delle patologie somatiche concomitanti Riabilitazione comportamentale (ad es. validazione, reminiscenza) Stimolo della memoria procedurale e dellautonomia funzionale residua Prevenzione delleccesso di disabilità (ad es. iatrogenesi, eccessiva pressione ambientale o deprivazione sensoriale) Educazione e sollievo dei caregiver (adattamenti ambientali e comportamentali, respite) Servizi sociali e assistenziali (prevalentemente territoriali), temporanei o definitivi

57 Gli outcome del trattamento della demenza Demenza severa Trattamento dei disturbi comportamentali Miglioramento/rallentamento progressione deficit cognitivi Prevenzione delle complicanze (ad es. cadute, incontinenza, immobilità) Sostegno allalimentazione Sostegno alla mobilità Stimolazione sensoriale e trattamenti non farmacologici Trattamento delle comorbilità somatiche Qualità globale della vita Educazione e sollievo dei caregiver Servizi sociali e assistenziali

58 Determinanti dei costi Severità del deficit cognitivo Livello di disabilità funzionale Ernst et al, 1997 Beeri et al, 2002 Bianchetti et al, 2002 Wolstenholme et al, 2002 Presenza di disturbi comportamentali

59 Farlow, M. R. Neurology 2005;65:S1-4S Cost savings as a result of preventing cognitive decline

60 Trattamento non farmacologico Aspetti ambientali Non citati. Scarso studi RCT ma dallinsieme dei dati disponibili indicazione a tener conto delle seguenti aspetti: Unità di piccole dimensioni Separare ospiti non cognitivamente compromessi da quelli con demenza Organizzare sollievo come complemento della cura domiciliare Mantenere i gruppi in caso di ricollocazione Realizzare ambiente domiciliari soprattutto nelle sale da pranzo Ridurre i livelli di stimolazione Nascondere uscite indesiderate Rendere più visibili i bagni Eliminare i fattori di stress durante il bagno GL for the Treatment of AD IAP 2005 Managing of patients with dementia SIGN 2006 Forza Raccomandazione:Forza raccomandazione: opinione good practice del panel

61 Treatment options in Alzheimers Disease Bianchetti et al, 2006

62 Complessità nella gestione clinico -assistenziale Complessità nella gestione clinico -assistenziale

63 Ogni persona ha una soglia di stress che è più o meno fissa in età adulta. La demenza può ridurre nel tempo la soglia dello stress. Un comportamento anomalo deriva dalle alterazioni ambiente-persona, si manifesta quando la richiesta ambientale, esterna (es. rumore) o interna (es. dolore) eccede la capacità dellindividuo di far fronte ad essa. I comportamenti di una persona con demenza sono riferiti allo stato normale, ad uno stato ansioso o ad anomali quando è superata la soglia dello stress. Comportamenti di tipo ansioso sono ad esempio la perdita di contatto degli occhi, lallontanamento. Essi richiedono la riduzione degli stimoli stressogeni per evitare la comparsa di comportamenti anomali Progressivo abbassamento della soglia dello stress come modello concettuale dellassistenza nella demenza

64 Il caregiver è il fulcro dell'assistenza un lavoro di cura che resta invisibile e considerato scontato, dati i legami con il malato Assistenza fisicaAssistenza sanitariaSorveglianzaMansioni domestiche

65 Il processo di reazione dei famigliari alla diagnosi La comunicazione della diagnosi solitamente provoca in tutto il nucleo famigliare, oltre che nel paziente, una angoscia paralizzante L'accettazione avviene quando il nucleo famigliare assume su di sé la malattia, la riconosce come propria e, al tempo stesso, ne comprende l'ineluttabilità

66 Gravità della demenza Fonte: indagine Censis, 1999

67 Gravità della demenza Fonte: indagine Censis, 1999

68 La malattia di Alzheimer è legata ad un angosciante vissuto di perdita da parte dei famigliari del malato E importante che i curanti non si limitino allhic et nunc con il paziente. Occorre sostenere i caregivers designati che, nonostante lambivalenza, lottano perchè il famigliare non perda la dignità e lo statuto di soggetto.

69 Il Consultorio per le Demenze di Mirandola Il Consultorio per le Demenze di Mirandola Richiesta da parte del Medico di medicina generale I.P. del Consultorio/CUP Diagnosi e cura Sede di Mirandola Sede di S.Felice S.P. Sede di Finale Emilia Valutazione cognitiva II° livello Neuropsicologia Psicologo: sostegno al caregiver e famiglia Consulenza legale: casi selezionati Assistenti Sociali Comuni Modenesi Area Nord - Day Service Ospedali Mirandola e Finale -U.O.Neurologia Carpi (casi selezionati) -Nucleo Ospedaliero Demenze di Villa Igea Modena VolontariatoASDAM Consulenze ambientali e assistenziali

70 I punti di forza del modello di rete per le persone affette da demenza Accompagnamento di malati e famiglia in tutte le fasi della malattia, individuando possibili soluzioni personalizzate e facilitando l accesso ai servizi disponibili Rispetto della specificità dei bisogni del malato e famiglia e loro individualità Valorizzazione delle diversità professionali e delle unità di offerta ed utilizzo di tutte le risorse presenti Individuazione e condivisione delle strategie di integrazione e coordinamento degli interventi

71 Perchè incentivare lintegrazione fra diversi operatori e diversi servizi Per la complessità del quadro clinico Per la lunga durata della malattia Per il notevole carico assistenziale richiesto Per la varietà dei bisogni presenti Per i numerosi attori coinvolti Lavorare in sintonia utilizzando al meglio competenze, professionalità, per trovare soluzioni e risorse ai bisogni a partire da ciò che è disponibile. Sono necessari professionalità, capacità di ascolto e creatività, orientate verso soluzioni possibili e adeguate al singolo caso.

72 Il concetto di salute nellAlzheimer Equilibrio dinamico all'interno della persona tra soma, psiche e spirito e all'esterno della persona tra soggetto e ambiente Lobiettivo non è solo quello di mantenere il DA in buona salute, ma di ricercare sempre il miglior bilancio di salute possibile, adeguandolo allevoluzione della malattia Centro distrettuale disturbi cognitivi di reggio emilia

73 Linganno delle apparenze Nonostante non compaiano strumentazioni sofisticate, la tecnologia richiesta per la cura e la gestione dellanziano affetto da demenza è assai complessa. Tale tecnologia concide con il sapere e labilità operativa dei professionisti. Risultati della Ricerca Ministeriale Alzheimer Regione Emilia-Romagna,

74 ALZHEIMERS DISEASE THE WAYS OF PREVENTION M. KIVIPELTO et al. The Journal of Nutrition, Health & Aging©Volume 12, Number 1, 2008 The risk score provides a quantitative estimation of the probability of becoming demented, but it cannot definitely state whether a person will develop dementia.

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77 LAVORARE FINO A TARDI ALLONTANA IL RISCHIO DI ALZHEIMER Ogni anno di lavoro in più ritarda di sei settimane linizio della vecchiaia Mantenere il cervello attivo lavorando fino a tardi e' un modo efficace per tenere lontano e ritardare l'Alzheimer. A sostenerlo e' uno studio dell'istituto di psichiatrica del King's college di Londra, pubblicato sull'International Journal of Geriatric Psychiatry'. In particolare si stima che ogni anno in piu' di lavoro corrisponda a sei settimane di ritardo dell'inizio della vecchiaia. Alla conclusione i ricercatori vi sono giunti dopo aver analizzato i dati di pazienti malati di demenza, di cui 382 uomini. Cosi' hanno scoperto che per gli uomini continuare a lavorare fino a tardi aiuta a mantenere il cervello abbastanza attivo e di ritardare la demenza, causata dalla perdita di cellule nel cervello. Secondo gli esperti un modo per accumulare il maggior numero possibile di connessioni cellulari e' quello di mantenersi mentalmente attivi nella vita. In questo senso una buona educazione intellettuale e scolastica puo' aiutare a mantenere la cosiddetta riserva cognitiva come anche la stimolazione intellettiva continuata in tarda eta'. Si e' visto infatti che le persone andate in pensione tardi hanno sviluppato l'Alzheimer successivamente rispetto a quelle che hanno lasciato il lavoro prima.

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