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IL FASCISMO.

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1 IL FASCISMO

2 IL FASCISMO Quello del fascismo è un periodo storico particolarmente importante della vita del nostro Paese e del mondo intero; un periodo che ha avuto forti ripercussioni sulla storia successiva e che, perciò, non può essere dimenticato, anzi, è necessario che continui ad essere presente nella coscienza storica e morale di noi tutti.

3 LE ORIGINI Il fascismo è un movimento che venne fondato in Italia da Benito Mussolini nel 1919 e che conquistò il potere nel 1922. Benché non costituisca un fenomeno esclusivamente italiano, il fascismo ha avuto origine nel nostro Paese innanzitutto come reazione e conseguenza della grave crisi politica, economica, sociale e morale seguita alla Prima Guerra mondiale.

4 Mussolini

5 Mussolini ( ) Benito Mussolini ( ), iscritto dal 1900 al Partito Socialista, dopo aver compiuto studi irregolari, conseguì il diploma magistrale nel 1901. Immigrato in Svizzera nel 1902 entrò in contatto con gli ambienti socialisti. Rientrato in Italia nel 1904, intraprese la carriera di giornalista e diresse alcuni fogli e giornali socialisti. Esponente dell'ala massimalista del Partito, fu contrario alla guerra di Libia e fece espellere dal Partito l'ala riformista, rappresentata da Bissolati e Bonomi.

6 Mussolini ( ) Dal 1912 fu direttore dell'"Avanti", ma nel 1914 diventò interventista e per questo, espulso dal Partito, fondò "Il Popolo d'Italia". Già nel 1915 Mussolini aveva fondato i Fasci d'azione rivoluzionaria, con scopi puramente interventisti nella guerra, come risposta immediata al neutralismo socialista nel quale aveva fino ad allora militato. Il 23 marzo 1919 fondò a Milano i "Fasci di Combattimento" (che divennero PNF nel 1921).

7 Principi nichilistici
Il movimento aveva allora un programma vago ed era alla ricerca di un'ideologia. Tentava di fondere i motivi nazionalistici, cari soprattutto ai combattenti, con la polemica contro l'inefficienza del parlamentarismo, che trovava facili consensi anche negli ambienti piccolo-borghesi. Il futuro Duce dichiarava allora: “Noi ci permettiamo di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente”.

8 La ricerca di alleanze politiche
Mussolini, oltre a interpretare gli ideali patriottici della piccola borghesia, capì la debolezza della classe dirigente, incapace di stabilizzare la situazione economica e sociale del dopoguerra, e progettò di sostituirsi ad essa. Questo si poteva ottenere solo conquistando i favori dei gruppi dominanti del padronato industriale e dei proprietari terrieri, sempre più intolleranti verso le manifestazioni popolari e pronti ad appoggiare chiunque fosse disposto a usare la "mano forte".

9 La strategia fascista Così, nel giro di pochi mesi, la propaganda fascista conquistò terreno e, senza far segreto di una volontà autoritaria, dichiaratamente antidemocratica, cercò di sfruttare il malcontento generale del dopoguerra, di rappresentare la spinta reazionaria delle forze borghesi e conservatrici.

10 La situazione psicologica della borghesia
Infatti la borghesia era: 1. delusa per la cosiddetta "vittoria mutilata" a seguito delle dichiarazioni del presidente americano Wilson che a Versailles si oppose ad ogni espansione dell’Italia in Dalmazia (promessa all’Italia in caso di vittoria nel patto di Londra del 1915) 2. ed era atterrita dalla ascesa delle classi popolari, che sembravano voler scuotere e sovvertire il tradizionale assetto gerarchico della società italiana.

11 Lo sviluppo moderno dell’economia italiana
Inoltre, il passaggio dalla vecchia economia agricolo-artigianale alla grande industria capitalistica (specie nel "triangolo" Milano-Torino-Genova) tendeva ad accrescere il peso dei più forti gruppi imprenditoriali, ma nello stesso tempo portava alla ribalta il proletariato operaio, sminuendo il ruolo dei ceti medi. In tal modo cresceva anche lo squilibrio fra Nord e Sud dell’Italia.

12 Il nucleo totalitario del fascismo
Il fascismo elaborò a questo punto una teoria che negava la lotta di classe in nome del principio superiore della "unità nazionale”. La Nazione veniva intesa come un unico organismo vivente a cui dovevano essere subordinati i diversi interessi portati dalle varie classi sociali. Anzi, gli interessi di classe vennero criminalizzati come attentati alla totalità.

13 L’adozione della violenza politica
Attraverso un esplicito rifiuto degli ideali democratici e una vigorosa difesa della “diseguaglianza irrimediabile e benefica degli uomini”, il fascismo accentuò il ricorso ai metodi della violenza fisica, con l'intervento delle squadre d'azione. Queste si diffusero alla prima sconfitta politica accusata dal movimento nelle elezioni del 16 novembre 1919.

14 Il fascismo diventa funzionale al capitalismo
La grande industria aveva, così, trovato nel fascismo la forza da opporre alle rivendicazioni operaie, agli scioperi, alle durezze della lotta sociale che raggiunse il vertice con l'occupazione delle fabbriche nel Nel 1919 vi sono assalti ai negozi, nel 1920 l’Italia è il paese europeo con più giornate di sciopero; gli industriali rispondono con la serrata e in reazione a ciò inizia l’occupazione operaia delle fabbriche.

15 Il culmine della crisi del dopoguerra
Il sono gli anni del culmine della crisi sociale in cui i ceti medi temono una rivoluzione delle classi popolari e cercano disperatamente una difesa del loro status sociale non capendo la politica super partes di Giolitti, che scambiano per debolezza. La parola d'ordine è «Viva la Russia, viva Lenin!». La rivoluzione sembra imminente e il riformismo socialista di Turati sconfitto. Nel frattempo gli operai ottengono la giornata lavorativa di otto ore (1919) e aumenti salariali di fronte al continuo aumento dei prezzi grazie alla pressione della CGL.

16 Il culmine della crisi del dopoguerra
Ma il fascismo costituì anche una forza che venne impiegata dagli agrari contro i movimenti contadini. Infatti risuonava anche il grido «La terra ai contadini!». Questa della terra era stata una vaga promessa fatta ai contadini combattenti nella Guerra mondiale, ma poi non vi fu alcuna riforma agraria e la gran massa dei contadini restano braccianti: nel 1914 il 55% della popolazione italiana vive di agricoltura, ma il 90% di questa possiede meno di un ettaro e per vivere deve vendere le braccia.

17 Il problema della terra
Questa è una grave situazione tipicamente italiana (ad esempio è quasi insistente in Francia dove i contadini hanno più terra). Su 2 milioni di disoccupati del dopoguerra la maggior parte sono proprio braccianti che per lavorare sono, quindi, alla mercé dei grandi proprietari e delle congiunture economiche (anche quando non ci sono periodi di crisi il loro lavoro è stagionale).

18 Il problema della terra
Nel 1917 era stata sollevata la questione della terra: i sindacati avevano chiesto la requisizione delle terre non coltivate per i contadini che intendessero dissodarle; il deputato Ciccotti aveva anche preparato un progetto di legge; ma non avviene nulla. Così, l’estate del ‘19 i contadini guidati da “bianchi” e “rossi” occupano le terre dei grandi proprietari, specie le non coltivate

19 L’occupazione della terra
Capo del movimento contadino “bianco” è il popolare Miglioli, quello socialista è inquadrato nelle “leghe rosse”. «L’Italia - osserva Chabod - viene perciò a trovarsi da un lato di fronte all’appello dei contadini e alle rivendicazioni operaie foriere di sviluppi che vanno ben oltre gli aumenti salariali; e dall’altro lato di fronte all’insoddisfazione, alle angosce e alle incertezze della borghesia, specialmente della piccola borghesia».

20 Il fascismo si fa strumento degli agrari
La piccola borghesia teme l’avvento del bolscevismo, il popolo l’attende come un messia. È in questa situazione di profonda lacerazione che può nascere e svilupparsi il fascismo. Gli agrari presero a sovvenzionare il movimento fascista; questo vide confluire nelle sue file una massa eterogenea di ex combattenti, di uomini di varia provenienza spinti dal desiderio di avventura, di piccoli borghesi in cerca di promozione sociale che andarono a formare le squadre d’azione.

21 Le squadre d’azione Queste si diffusero rapidamente nella Val Padana e subito dopo nel Centro-Nord, specie nella zona “rossa” tra Bologna e Ferrara effettuando “spedizioni punitive” contro i “rossi” e i “bianchi” assaltando municipi, camere del lavoro, case del popolo, sedi delle leghe e di partito. Le violenze divengono talmente gravi che l’estate del ‘21 lo stesso Mussolini riconosce la necessità di arrestarle. Ma “ras” fascisti come Balbo e Grandi rifiutano, spinti anche dagli agrari che premono perché venga posto fine all’occupazione delle terre.

22 Le violenze Si formano sindacati fascisti a cui i contadini sono costretti a iscriversi e quindi ad accettare i contratti con ribassi salariali. Allo stesso modo gli industriali appoggiano il fascismo perché non vogliono la gestione operaia delle fabbriche. In più le squadre hanno mano libera: sono corpi paramilitari e quindi illegali, ma agiscono dinanzi ad una polizia finge di non vedere e vi sono fatti come quelli degli squadristi uccisi al comune di Bologna (21 nov. ‘20) che offrono validi pretesti per scatenare la violenza.

23 Nasce il Partito comunista d’Italia
Nel frattempo, il 21 gennaio del 1921, al congresso di Livorno del Partito socialista, l’ala della sinistra estrema, sotto la guida di Amedeo Bordiga e di Antonio Gramsci, esce dal partito e fonda il Partito comunista d’Italia che si ispira alla rivoluzione bolscevica in Russia. Giolitti, reputando che il fascismo sarebbe stato un fenomeno transitorio pensò di poterlo strumentalizzare per spegnere la carica rivoluzionaria dei socialisti, nel presupposto che la lotta contro rossi e bianchi avrebbe smorzato la carica dei neri.

24 Antonio Gramsci

25 Nasce il PNF ed entra il Parlamento
Il movimento fascista, divenuto partito (novembre 1921), cercò di darsi una dottrina più organica e Mussolini, prima di puntare al potere, tentò la politica delle alleanze. Infatti, per le elezioni del 15 maggio del 1921 (indette a seguito dello scioglimento delle Camere voluto da Giolitti, ma che segnano un forte spostamento a destra del suo elettorato), il PNF entrò nei blocchi nazionali giolittiani in funzione antisocialista e antipopolare, ottenendo un primo successo mandando alla Camera 35 deputati.

26 Caratteri generali del fascismo
Poco dopo riprendevano scontri, lotte, violenze e il fascismo, nuovamente autonomo e sempre più diffuso nell’Italia centro settentrionale, trovò appoggio nei liberali, convinti che il movimento di Mussolini avrebbe restituito a molti il senso dello Stato. In effetti la “dottrina del fascismo” di Mussolini conteneva un insieme di elementi ambigui a cominciare da una concezione dello Stato che sembrava riallacciarsi al pensiero risorgimentale, e che si nutriva di concetti idealistici hegeliani, più tardi, verranno sviluppati dal filosofo Gentile.

27 Caratteri generali del fascismo
In realtà il fascismo pretese di costruire uno Stato che incorporasse ogni interesse specifico nella propria personalità assoluta (uno Stato-Geist). Il fascismo vide nello Stato l'organo supremo che avrebbe garantito la libertà individuale e quella di ogni classe integrandole e sottomettendole alla propria volontà. Ma, non prevedendo nessuna delega democratico parlamentare, l'assolutismo dello Stato si identificava inevitabilmente con la volontà del suo Partito-guida, quello fascista, e subito dopo con quella del suo Capo unico, Mussolini.

28 Caratteri generali del fascismo
L’annullamento del valore dell’individuo (equiparato ad un atomo egoista) significò esaltazione mistica del suo sacrificio, della sua subordinazione assoluta alla volontà del “Capo”, solo garante del bene della Patria. Ma nell’articolo “Fascismo” redatto per l’Enciclopedia italiana (Treccani) nel ’32, Mussolini esplicita il carattere più peculiare della propria concezione quando dice: “non c’era nessuno specifico piano dottrinale nel mio spirito. La mia dottrina [...] era stata la dottrina dell’azione. Il fascismo [...] nacque da un bisogno di azione e fu azione”. Ancora una volta emerge, quindi, il fondamento nichilistico della concezione di Mussolini.

29 Caratteri generali del fascismo
Il fascismo ebbe, dunque, questi caratteri generali: 1) Fu nazionalista. 2) Fu misticamente statalista e represse ogni pluralismo e diversità. 3) Fu nemico della concezione rappresentativa liberal-democratica parlamentare e pretese di identificarsi direttamente col popolo preso come entità mistica. 4) Fu antintellettualistico e antirazionalistico ed esaltò le forze dell’irrazionale, dell'istinto, della forza fisica 5) Creò la moderna politica populistica di massa basata sulla rappresentazione scenica che si concretizzò nelle sfilate, nelle adunate oceaniche, nei canti e nelle fiaccolate.

30 Caratteri generali del fascismo
6) Si servì della propaganda di massa per creare consenso usando i mezzi comunicazione di massa: la radio e il cinema. 7) Ostentò velleità di uguaglianza e giustizia (anticapitalismo) che attuò attraverso la realizzazione di opere sociali, ma applicò sempre il principio di far pagare alla nazione i costi lasciando l’appropriazione privata dei profitti. 8) Ebbe una filosofia elitaria fondata sui valori della disciplina, della combattività, della fedeltà e della dedizione totale al partito. 9) Nella sua radice più profonda fu nichilista.

31 LA MARCIA SU ROMA

32 LA MARCIA SU ROMA Il 22 ottobre del 1922 fu attuata dai fascisti la “marcia su Roma”. Il successo di una tale di parata scenografica e velleitaria come fu dovuto alla colpevole benevolenza del re Vittorio Emanuele III che si rifiutò di fermarla e che telegrafò a Mussolini, rimasto prudentemente a Milano, invitandolo a formare un nuovo governo. In questo modo ha inizio la scalata fascista al potere. Mentre socialisti e comunisti si schierarono subito all'opposizione ma restando inerti, molti della vecchia classe politica liberale, non diversamente da una parte dei popolari, si illusero di poter controllare il fascismo incanalandolo nella prassi democratico-parlamentare.

33 LA MARCIA SU ROMA

34 Mussolini al governo Appena formato il suo governo il 10 novembre 1922, a soli tredici giorni dalla Marcia su Roma, Mussolini abolisce la nominatività dei titoli e il 20 agosto 1923 abroga la legge sulle successioni. La prima rendeva obbligatorio il nome del possessore di un titolo di credito e, quindi, rendeva possibile la sua tassazione come imposta diretta. La seconda imponeva un’imposta che colpiva soprattutto le grandi eredità. Entrambi i provvedimenti erano stati varati da Giolitti nel 1920 come misure di giustizia fiscale nei confronti dei titolari di grandi redditi.

35 I FASCISTI ENTRANO A ROMA

36 Le violenze alle elezioni del ‘24
Nel 1924 venne varata una riforma elettorale (legge Acerbo) che offriva premi alla maggioranza e riduceva la rappresentanza delle forze di opposizione. I fascisti dovevano perciò prendere più voti degli altri, quindi alle successive elezioni intimidirono i votanti con le violenze e attuarono brogli. Il deputato socialista Matteotti denunciò tali eventi alla Camera, ma questo atto coraggioso gli costò la vita in quanto venne ucciso da alcuni sicari fascisti. Il Paese fu scosso da un sentimento di orrore.

37 I responsabili del delitto Matteotti
Responsabili del delitto Matteotti erano funzionari fascisti: Aldo Finzi (sottosegretario all'interno), Marinelli (segretario amministrativo del partito), Cesare Rossi (capo dell'ufficio stampa della Presidenza del Consiglio), uno squadrista toscano, dipendente dello stesso ufficio, Amerigo Dumini (autista della vettura che aveva rapito Matteotti) e De Bono (capo della Polizia e della Milizia). Nel mese di giugno, alcuni dei responsabili furono costretti a dimettersi, (Rossi, Finzi e De Bono), mentre Dumini, Marinelli e lo stesso Rossi furono arrestati. - De Bono fu assolto nel 1925. - Tutti i mandanti furono amnistiati durante l'istruttoria. - Dumini venne condannato a cinque anni, ma finì per scontarne uno solo.

38 GIACOMO MATTEOTTI

39 L’uccisione di Matteotti
Ma, nonostante lo sdegno dell'opinione pubblica e la reazione degli partiti, che abbandonarono il Parlamento su iniziativa di Amendola, dando vita alla cosiddetta “Secessione dell’Aventino”, Mussolini, col discorso del 3 gennaio 1925, diede una svolta decisiva alla situazione di stallo e il re Vittorio Emanuele III, come due anni prima, continuando a riporre piena fiducia nel fascismo, rese in pratica possibile l’avvio della vera e propria dittatura fascista.

40 Vittorio Emanuele III

41 Il discorso alla Camera del 3 gennaio 1925
Questa dittatura si può far iniziare con il violento discorso che il 3 gennaio 1925 Mussolini pronunciò alla Camera: “Si dice: il fascismo è un'orda di barbari accampati nella nazione; è un movimento di banditi e di predoni! Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la triste storia delle questioni morali in Italia. Ma poi, signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l'arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto (...) Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”

42 LA PRESA DEL POTERE A questo punto Mussolini, sfidando i suoi nemici ad accusarlo davanti alla Corte di Giustizia, da un lato, annuncia la soppressione di qualsiasi forma di illegalità, "compresa quella fascista", dall’altro, dichiara imminente l’adozione di nuove leggi quasi tutte preparate dal nuovo ministro della Giustizia Alfredo Rocco che, in soli undici giorni stila 2376 decreti legge tutti approvati in poco tempo; tra i decreti figura anche una nuova legge elettorale uninominale che diminuisce la possibilità della rappresentanza dei partiti in Parlamento. Segue un'ondata di arresti e di sequestri ai danni dei partiti d'opposizione, comunisti, socialisti, popolari (cattolici), e della stampa. Molti esponenti dell'opposizione sono costretti all'esilio; Giovanni Amendola (liberale) e Piero Gobetti (liberale) muoiono a seguito di aggressioni fasciste.

43 LE LEGGI “FASCISTISSIME”
Tra il 1925 e il 1926 furono, quindi, varate le cosiddette leggi “fascistissime” che consacrarono la nuova struttura politica dittatoriale e lo strapotere del fascismo nello Stato. Viene così chiamata la serie delle leggi del che pongono fine allo Stato liberale parlamentare attraverso una continua modifica dello Statuto Albertino. Queste leggi istituiscono: 1. il rafforzamento dei poteri del capo del governo; 2. la proibizione dello sciopero; 3. scioglimento di tutti i partiti antifascisti; 4. la soppressione di tutte le pubblicazioni contrarie al regime;

44 LE LEGGI “FASCISTISSIME”
5. l’istituzione della polizia politica OVRA; 6. l’istituzione del confino di polizia per i dissidenti; 7. la decadenza dal mandato parlamentare di tutti i deputati aventiniani; 8. la reintroduzione della pena di morte per i reati contro "la sicurezza dello Stato"; 9. l’istituzione, per giudicare questi reati, di un Tribunale speciale per la difesa dello Stato composto non da giudici ordinari, ma da ufficiali delle forze armate e della Milizia (corpo armato del partito fascista, istituito nel '23). 10. Per coloro che scelsero di opporsi restavano aperte due strade: l'esilio all'estero o l'agitazione clandestina in patria.

45 MILIZIA FASCISTA

46 Mussolini Capo del Governo
Nascono e si impongono nuovi slogan perentori ("Credere, obbedire, combattere" o "Il Duce ha sempre ragione") che fanno capire chiaramente chi detiene ormai il potere assoluto in Italia: ciò viene legalizzato dallo stesso Mussolini il 24 dicembre del ’25 con una legge che modifica l’interpretazione dello Statuto e lo nomina Capo del Governo (che risponde solo al re e ha facoltà di nominare o revocare i ministri e di emanare leggi senza l’approvazione delle Camere), invece di Presidente del Consiglio (il quale risponde al Parlamento come voleva Cavour).

47 LA FASCISTIZZAZIONE DELLO STATO
Inoltre Mussolini, tra l’aprile e l’agosto del ‘25 assume la carica di capo delle tre forze armate dopo aver fatto dimettere il Ministro della Guerra e quello della Marina, e dopo aver creato il nuovo ministero dell’Aeronautica. Il Parlamento risultò svuotato di ogni prerogativa e le successive elezioni (1929) vennero ridotte a plebisciti per cui il cittadino poteva solo approvare una "lista unica" di deputati designati dal Gran Consiglio del fascio. Il capo del governo, che era contemporaneamente duce del fascismo, occupò così il vertice della piramide politica, cioè della gerarchia del regime, e venne sottratto a qualunque controllo o sanzione, tranne l'obbligo di rispondere ancora al sovrano (perciò detto, oltre che per la presenza del papa, TOTALITARISMO IMPERFETTO).

48 LA FASCISTIZZAZIONE DELLO STATO
Il 2 ottobre 1925 vengono, inoltre, conclusi accordi tra il governo e gli industriali che si impegnano a riconoscere solo sindacati fascisti (“Patto di Palazzo Vidoni”) e a iscriversi al partito, ottenendo in cambio i Ministeri delle Finanze e dell’Economia ed una poltrona nel Gran Consiglio del Fascismo. Inoltre molti industriali ricevettero quote di giornali, i quali dovettero fare i conti a partire dal 1 gennaio 1926 con la rigorosa “Legge sulla stampa” che apportava notevoli restrizioni alla libertà di notizia (veline ministeriali).

49 LA FASCISTIZZAZIONE DELLO STATO
Viene istituita la figura del Podestà che, nominato dal Prefetto, sostituisce il sindaco acquisendone i poteri. L’8 ottobre 1926, viene varato il nuovo rigido regolamento interno del partito fascista con il quale Mussolini nomina direttamente, senza elezioni interne, i membri del direttivo. Quattro giorni dopo, il 12 ottobre, il Duce assume personalmente il comando della Milizia. Con le elezioni plebiscitarie del 1929 si ebbe una Camera composta da soli fascisti.

50 IL CORPORATIVISMO In politica economica e sociale, per differenziarsi tanto dal sistema liberale, quanto dal modello socialista, si avviò il corporativismo che assicurava ampi margini all'iniziativa privata, e, nello stesso tempo, garantiva il controllo da parte dello Stato: padroni e operai di ogni settore formavano un soggetto collettivo detto “corporazione” che si accordava per il bene nazionale sotto le direttive del partito. In luglio nasce così il Ministero delle Corporazioni, e da settembre solo la Banca d'Italia può emettere moneta ed ottiene il totale controllo bancario.

51 La battaglia per "QUOTA 90" Dal punto di vista monetario viene inaugurata, nell’agosto del '26, la battaglia per "QUOTA 90" (la sterlina a 90 lire), per la rivalutazione della lira; L’obiettivo viene raggiunto, ma si rivela un'operazione di puro prestigio per Mussolini in quanto conduce ad una forte perdita nelle esportazioni a causa della lira forte. Ciò porta ad una riduzione di tutti i salari (dal 10 al 20%), all’aumento della disoccupazione e a un crollo della Borsa.

52 IL TOTALITARISMO FASCISTA
Inoltre viene istituita l’Accademia d'Italia, dopo la fondazione del CNR e dell’Istituto Treccani, anche se con molti problemi causati dal dissenso e dal rifiuto di Croce di essere nominato accademico. Ma la propaganda (specialmente quella attraverso stampa e radio) non basta e così il 10 febbraio iniziano la loro attività il “Tribunale speciale per la difesa dello Stato” e l’Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Antifascismo (OVRA), in sostanza una speciale polizia segreta contro gli oppositori del fascismo.

53 IL TOTALITARISMO FASCISTA
Parallelamente alla costituzione del Tribunale Speciale, nacque l'OVRA (Organizzazione Vigilanza Repressione Antifascismo), costituita nel 1927, che aveva carattere segreto e contava su una vasta rete di spie e di delatori. L'antifascismo, costretto a rifugiarsi nella clandestinità o a riparare all'estero, fu ulteriormente indebolito dalla morte di Amendola e Gobetti e dal processo intentato nel 1928 contro i dirigenti comunisti (Terracini, Scoccimarro e Gramsci), condannati a 20 anni e più di carcere.

54 Vittime del Tribunale Speciale

55 L'OVRA e la repressione dell'antifascismo
Il Tribunale, che fu uno degli strumenti più efficaci della dittatura, preferì ricorrere a condanne che prevedevano lunghe pene di detenzione, piuttosto che infliggere la pena di morte. Efficace fu anche l'utilizzo del confino, dove il condannato veniva relegato sotto la sorveglianza della polizia. Vi furono fuoriusciti che lottarono contro Mussolini dall’estero come i fratelli Rosselli.

56 I fratelli Rosselli uccisi a Parigi

57 Manifesto degli intellettuali antifascisti
In precedenza, il 1° maggio 1925 (in polemica con la soppressione della festa del lavoro), gli intellettuali antifascisti avevano risposto al "Manifesto degli intellettuali fascisti " di Gentile con un "Manifesto degli intellettuali antifascisti" redatto dal filosofo liberale Benedetto Croce ( ), nel quale venivano esaltati i valori della tradizione liberale. Nel "Manifesto" la critica di Croce si fondò sulla contestazione della pretesa di un'origine risorgimentale vantata dal partito di Mussolini.

58 Manifesto degli intellettuali antifascisti
Nel "Manifesto", Croce ribadì il valore della fede liberale quale possesso di una grande tradizione intellettuale e morale. Croce, inoltre, per tutta la durata della dittatura fece al fascismo un'opposizione morale e culturale, ma poiché questa non si concretizzò mai nella costruzione di un movimento politico fu tollerata dal regime.

59 Le grandi opere pubbliche
Nel '27 continua lo sforzo economico che, dopo l’approvazione della nuova “Carta del Lavoro” il 22 aprile, nella quale compare l’ordinamento corporativo per organizzare centralisticamente la produzione, porta ad una ripresa che culmina nel biennio più produttivo dell’epoca fascista. Il 1928 è l’anno in cui il regime inizia le grandi opere pubbliche, prima fra tutte la bonifica dell’Agro Pontino (14 dicembre) e l’apertura della rete viaria (sotto l'ANAS) al turismo estero, nuova fonte di guadagno.

60 Nuove forme di assistenza sociale
La stabilità economica ormai raggiunta permette la formazione di nuove forme di assistenza sociale: vengono creati gli Uffici di Collocamento, emanate esenzioni fiscali per le famiglie numerose, assicurazioni obbligatorie contro le malattie e gli infortuni sul lavoro; nascono l’INPS, per l’amministrazione delle pensioni e il CONI che si occupa dello sport, soprattutto giovanile. D'altra parte nascono nuovi imposizioni come quella del testo scolastico unico dello Stato e del divieto di emigrazione interna.

61 Il testo scolastico unico dello Stato

62 I “Patti Lateranensi” Nel frattempo il contatto più importante dello Stato italiano è quello con la Chiesa e l’11 febbraio 1929 avviene la firma dei “Patti Lateranensi” da parte di Mussolini e del Cardinale Gasparri, segretario di Stato vaticano. La Santa Sede riconosce formalmente il Regno d'Italia con capitale Roma (rifiutato da Pio IX). I Patti Lateranensi furono il punto d'arrivo di lunghe e laboriose trattative diplomatiche tra la Santa Sede e il governo italiano.

63 I “Patti Lateranensi” Da parte italiana si stabiliva un indennizzo di 750 mila lire per la perdita territoriale subita dalla Santa Sede e la nascita della Città del Vaticano. Inoltre un concordato riconosceva che il cattolicesimo era religione ufficiale dello Stato (questo punto è stato modificato nel 1984), che il matrimonio religioso aveva valore civile, che l'insegnamento della dottrina cattolica era obbligatoria in tutte le scuole. La Chiesa dovette però accettare il divieto per i cattolici di organizzarsi in partiti politici.

64 La firma del Concordato

65 Rapporti con la Chiesa Inoltre, pur accettando l’obbligo del giuramento allo Stato per i vescovi, la Chiesa non ottenne l’assegnazione dell’educazione dei giovani prima impartita dall’Azione Cattolica, e ora dall’ONB. Ciò non impedì all'Azione Cattolica di svolgere la propria azione presso i giovani al di fuori dello spirito fascista, tant'è vero che nel 1931 il regime fascista accusò esplicitamente l'Azione Cattolica di sottrarre uomini e giovani alla disciplina fascista.

66 Il culmine del consenso al fascismo
Sembrò la rottura, ma si giunse al compromesso e il fascismo mantenne l'appoggio della Chiesa. La “conciliazione” dello Stato italiano con la Chiesa portò ulteriore grande consenso al fascismo, specie da parte dell’opinione cattolica; questo si rispecchia nelle elezioni plebiscitarie del 24 marzo in cui, anche se non votano 8oo mila italiani, i contrari al regime sono solo l’1,6%.

67 L’Opera Nazionale Balilla
Per migliorare la penetrazione del fascismo presso i giovani viene organizzata l’Opera Nazionale Balilla (ONB) in cui vengono inquadrati i ragazzi a seconda dell’età. È un’organizzazione paramilitare della scuola che valse a monopolizzare, fin dalle prime classi elementari, il processo di formazione educativa dei giovani secondo il principio del “credere, obbedire, combattere”, che tendeva a fare di ogni cittadino essenzialmente un “soldato”, pronto a rispondere agli ordini, un fedele esecutore delle direttive imposte dall'alto.

68 Una divisa per ogni italiano

69 Una divisa per ogni italiano
Imbevuto di retorica, il fascismo creò una divisa per ogni italiano, dalla più tenera età fino alla maturità. In ogni paese d'Italia, al grido di Viva il Duce!, sfilarono: figli della lupa, piccole italiane, balilla e avanguardisti, giovani fascisti e fasciste, fascisti, donne fasciste e massaie rurali, salutando romanamente, battendo il passo romano. Nacque la scuola di mistica fascista. L'obbedienza al fascismo divenne un obbligo per tutti i professori, ai quali venne imposto il giuramento come condizione per poter mantenere la cattedra.

70 Duce a noi!

71 I salari italiani nel 1930 Pur di mantenere il proprio predominio Mussolini dovette accettare compromessi non solo con i vecchi centri di potere, ma anche con i maggiori centri economici. Il fascismo, in sostanza, autorizzò gli agrari e gli industriali, a rifarsi sui lavoratori. Così i salari italiani, nel 1930, erano al penultimo posto in Europa, seguiti solo da quelli spagnoli. I salari dei contadini venivano sempre più compressi per consentire ai produttori di sopportare la concorrenza straniera favorita dall'alto corso della lira.

72 Il capitalismo di Stato fascista
Il '29 è l’anno della crisi mondiale a causa del “giovedì nero” di Wall Street (24 ottobre), ma proprio perché l’economia è controllata dal regime, l’inflazione viene sentita molto meno rispetto ai paesi che concentrano tutto sui rapporti con gli USA. Ma l’impossibilità di esportazioni e le continue lamentele dei grandi imprenditori fanno sì che vengano create forme di capitalismo di Stato: l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale, nel ‘33) e l’IMI (Istituto Mobiliare Italiano) per aiutare i capitali privati sempre più bloccati dai debiti con le grandi banche.

73 Nasce il “Duce” Il sistema corporativo che si sta consolidando, in quanto centralistico, per un po’ funge da riparo per l'economia italiana grazie agli investimenti pubblici e ad iniziative statali come le bonifiche. Tra gli altri fatti importanti del 1929 c'è da segnalare quello per cui Mussolini abbandona 7 degli 8 ministeri che teneva nelle sue mani, affidandoli ai suoi collaboratori (Grandi, De Bono, Gazzera, Siriani, Balbo, Bianchi, Bottai, Acerbo, Rocco e Ciano). Egli mantiene, però, il Ministero degli Interni e acquisisce l’epiteto di “Duce”.

74 I MILLE VOLTI DEL DUCE

75 IL TOTALITARISMO FASCISTA
Nel 1931 avvengono due fatti tutt'altro che marginali: viene varato il nuovo Codice Penale riscritto in modo consono al regime dal ministro della giustizia Alfredo Rocco, e viene nominato Starace come nuovo segretario del Partito fascista. Questi è il fondatore dello “staracismo”, cioè del comportamento del perfetto fascista. Starace farà di tutto per cambiare in tal senso i costumi degli italiani: dall’adozione delle divise, a quella di un nuovo vocabolario, dalle parate, alle manifestazioni sportive. Inoltre inventa il “saluto romano” (alzata del braccio a 170 gradi, mano distesa, aperta, dita unite, tutto accompagnato dal grido “Viva il Duce!”).

76 IL PIU’ GRANDE UOMO DEL MONDO!

77 “Il più grande uomo del mondo”
Mentre, dopo il crollo del '29, il modello di vita americano sta perdendo lentamente fiducia, quello fascista diventa sempre più apprezzato nel mondo (i sondaggi americani di questo periodo ritengono Mussolini “il più grande uomo del mondo” e le Università gli dedicano corsi di studio). L’opinione pubblica rimane affascinata dalle imprese sportive italiane come quelle aeronautiche (le trasvolate oceaniche di Balbo) e olimpioniche (vittorie alla X Olimpiade di Los Angeles). Inoltre viene vinta la “battaglia del grano” lanciata nel ‘25 e si annuncia trionfalisticamente la raggiunta indipendenza dell’Italia nella produzione cerealicola; nel mentre vengono completate numerose opere pubbliche.

78 La battaglia del grano

79 Mussolini, il falciatore che aiuta i contadini

80 Capo Supremo delle Forze Armate
La Confindustria appoggia totalmente il regime, e grazie alle esportazioni ed al sistema corporativo gli industriali acquistano ancora più potere specialmente nel triangolo industriale. Per i lavoratori inoltre nascono due nuove istituzioni quali l’INAIL e l’INPS (1933). Mentre in Germania, nel 1933, Hitler inizia la scalata al potere, Mussolini, prima prende l’iniziativa del “patto a quattro”, sottoscritto a Roma il 15 luglio, con Francia, Inghilterra e Germania (che prevede collaborazione tra le quattro potenze per il mantenimento della pace), poi diventa il Capo Supremo delle Forze Armate il 6 novembre dopo aver licenziato i due ministri della Marina e dell’Aeronautica (Balbo e Sirianni).

81 DA’ IL TUO CONSENSO AL PLEBISCITO!

82 Mussolini e Hitler: ostilità iniziale
Il 1934 si tiene un secondo plebiscito che assegna il 99,84% (!) al fascismo). Intanto, dopo che Hitler ha assunto il potere assoluto in Germania, a Venezia avviene il primo incontro fra il Führer ed il Duce che sulle prime porterà ad una altalenante coalizione. Così, quando il 25 luglio i nazisti tentano un colpo di stato a Vienna, Mussolini si oppone platealmente ad un eventuale tentativo di annessione dell’Austria da parte della Germania, schierando le truppe lungo il confine austriaco.

83 1935: invasione dell’Etiopia
Nel 1935 prende avvio una politica imperialistica coloniale del fascismo verso il Corno d’Africa. Il 2 ottobre 1935 inizia l’invasione dell’Etiopia (Mussolini la annuncia dal balcone di Palazzo Venezia) con al comando De Bono che, per la sua indecisione, verrà presto sostituito dal generale Badoglio che risulterà vincitore anche grazie all’impiego di gas e di armi batteriologiche sganciate sugli etiopi. Il 5 maggio 1936, dopo una vera e propria gara tra i vari comandanti per chi sarebbe arrivato per primo alla capitale, Badoglio entra ad Addis Abeba e viene nominato duca d'Addis Abeba e Mussolini annuncia al popolo festante “La rinascita dell’impero sui fatali colli di Roma”.

84 Le truppe partono per l’Africa

85 L’Impero quale culmine della potenza fascista
L'ascesa del fascismo ha il suo culmine proprio nel con la conquista dell'Etiopia, la proclamazione dell'impero. Ma la vittoria nasconde le difficoltà economiche del regime: calo delle riserve auree, debiti con le industrie, sopravvalutazione della lira, insufficienza del fabbisogno di grano. Il regime chiama ora a raccolta lo spirito nazionalistico dinanzi alle sanzioni commerciali punitive dichiarate dalla Società delle Nazioni per l'aggressione italiana in Africa e si autoproclama indomabile dinanzi a questo perfido atto che vorrebbe togliere l’Impero agli italiani portatori di civiltà.

86 COSTRUIAMO FERROVIE NELLE COLONIE

87 L’economia autarchica
In realtà le sanzioni economiche furono "blande” misure che privavano l’Italia dell’importazione di alcune materie prime; inoltre ad esse non aderì la Germania. In risposta il fascismo lancia l’economia autarchica che si affianca al “Capitalismo di Stato” (IRI, STET, SIP, INA) e al "Corporativismo" (collaborazione tra imprenditori e produttori): gli italiani dimostrano di sapersi arrangiare creando nuovi prodotti in base alle materie prime presenti in patria (ad esempio viene creata la lana autarchica).

88 Prodotti autarchici

89 1936: NASCE L’ASSE ROMA-BERLINO
Per bilanciare le sanzioni il regime afferma che il popolo deve donare Oro alla Patria (alla campagna contribuì la regina Elena offrendo la propria fede nuziale, presto imitata dalle spose d’Italia che ricevevano in cambio una fede di metallo comune); Inoltre il fascismo stimola il consumo del pesce, cibo considerato austero e nazionale rispetto alle carni di importazione qualificate come cibo delle plutocrazie capitalistiche.

90 “DATE ORO ALLA PATRIA!”

91 1936: NASCE L’ASSE ROMA-BERLINO
Il 17 luglio 1936 scoppia la guerra civile spagnola  e la rivolta contro il governo eletto repubblicano del filo-fascista generale Franco viene prontamente aiutata militarmente da Hitler e soprattutto da Mussolini. Il Duce ed il Führer iniziano ora a collaborare ed infatti il 23 ottobre nasce l’ASSE ROMA-BERLINO.

92 Mussolini e Hitler

93 L’Italia si ritira dalla Società delle nazioni
Il 1937 si apre con l’abolizione del Capodanno che viene spostato al 22 ottobre, giorno della marcia su Roma: l’atto è giustificato con il bisogno di staccarsi dal passato borghese. In marzo in Libia e in settembre in Germania, Mussolini riceve enormi manifestazioni di consenso (“persino più di Hitler” egli crede) e comincia a ritenersi il nuovo Alessandro Magno colui che può unire più razze sotto lo stesso Impero. L’11 dicembre l’Italia si ritira dalla Società delle nazioni.

94 INIZIA IL DECLINO DEL FASCISMO
Il 1938 è l’anno in cui inizia la caduta di Mussolini in quanto dà inizio ad una politica a dir poco incomprensibile. Hitler invade l'Austria e la annette alla Germania (Anschluss): stavolta Mussolini accetta l’annessione. Nasce un idillio tra i due dittatori: il Führer dichiara che non dimenticherà mai questo gesto. Forte di questo successo Hitler prosegue nella politica dei “fatti compiuti” annettendo al Reich la regione cecoslovacca dei Sudeti. L’Europa è sull’orlo della guerra, ma Mussolini alla conferenza di Monaco del 29 settembre fa sì che Francia e Inghilterra accettino lo smembramento di questo Paese a vantaggio della Germania.

95 1938: le leggi razziali antisemite
I rapporti fra i due capi fascisti si intensificano al punto che il 3 agosto 1938 il Duce, emulando le “leggi di Norimberga” volute da Hitler che sanciscono la discriminazione legale degli ebrei, fa promulgare dal re le leggi razziali antisemite, creando la prima vera grande frattura tra il Paese e il regime. Così Vittorio Emanuele III emana il regio decreto-legge 1381 il 7 settembre 1938.

96 REGIO DECRETO-LEGGE 7 settembre 1938-XVI, n. 1381
VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE RE D'ITALIA IMPERATORE D'ETIOPIA […] Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1. Dalla data di pubblicazione del presente decreto-legge è vietato agli stranieri ebrei di fissare stabile dimore nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo. Art. 2. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato ebreo colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

97 DICHIARAZIONE SULLA RAZZA DEL GRAN CONSIGLIO
Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce: a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane; b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici - personale civile e militare - di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza; c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell'Interno; d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell'Impero.

98 DICHIARAZIONE SULLA RAZZA DEL GRAN CONSIGLIO
Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l'appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue: a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei; b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera; c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica; d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all'infuori della ebraica, alla data dell’11 ottobre XVI.

99 La rivista scientifica fascista “Difesa della razza”: la spada separa razze buone e cattive

100 La legislazione antisemita in Italia
A seguito delle leggi razziali, fu introdotto presso il ministero dell'Interno un "Consiglio Superiore per la Demografia e la Razza" che avviò il censimento di tutti gli ebrei presenti sul territorio italiano e che si rivelerà un prezioso aiuto ai nazisti, dopo l'occupazione del 1943, per l'identificazione e la deportazione degli ebrei italiani.

101 La legislazione antisemita in Italia

102 La legislazione antisemita in Italia
Con i provvedimenti per la difesa della razza questi furono espulsi dalle scuole di ogni ordine e grado, sia come allievi sia come docenti. Agli ebrei fu inoltre proibito il matrimonio con un ariano, il lavoro nei pubblici uffici e furono poste gravi limitazioni al diritto di proprietà. Fu infine vietato loro di frequentare luoghi di villeggiatura, di prendere a servizio personale ariano e di comparire con il proprio nome negli elenchi telefonici.

103 La rivista razzista del fascismo

104 1939: l’invasione dell’Albania
Il 19 gennaio 1939 la Camera dei Deputati viene sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Nel marzo i tedeschi occupano la Boemia e la Moravia che sono annesse al Reich. Subito dopo il Führer reclama la restituzione della città polacca di Danzica e la creazione di un “corridoio” che unisca la Prussia orientale al resto della Germania. In aprile, imitando lo stile di Hitler, Mussolini invia un ultimatum all’Albania e, senza alcuno scontro, Re Vittorio Emanuele III ne riceve la corona.

105 “Patto d'Acciaio”

106 Il “Patto d'Acciaio” del 1939
Il 22 maggio avviene la firma del “Patto d'Acciaio”, pieno di incertezze, di vuoti e di “tranelli”, uno dei quali verrà utilizzato dal Duce per non entrare subito in guerra tanto per la reale impreparazione dell'Italia e quanto perché era furioso per il patto stipulato tra Hitler ed i bolscevichi. Infatti il 1° settembre del 1939 – dopo aver stilato un patto di non aggressione con l’URSS - la Germania invade la Polonia e inizia la Seconda Guerra mondiale. Le incrinature dell’accordo tra fascismo e nazismo sono già visibili e l’anno si chiude con l’Italia che si dichiara “non belligerante” mentre Hitler inizia a conquistare l'Europa.

107 Manifesto di guerra

108 La guerra del Duce: una serie di sconfitte
Ma, fatalmente trascinata dalla politica nazista, l'Italia vi si trovò coinvolta, assolutamente impreparata, dal 10 giugno 1940 quando Mussolini dichiara guerra all’Inghilterra e alla Francia (anche se questa era già stata sconfitta dai tedeschi). Iniziano una serie di disastrose campagne di guerra (la guerra del Duce): in Grecia (dal 28 ottobre 1940): sconfitta italiana, in Africa (dal novembre 1940): sconfitta italiana, in Russia (dal 1941 a fianco dei tedeschi): l’esercito italiano è sconfitto e si ritira in un mare di ghiaccio.

109 La ritirata di Russia

110 LA GUERRA E IL CROLLO DEL FASCISMO
Dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbour nelle Hawaii (7 dicembre 1941) anche gli USA entrano in guerra contro l’Asse ora di “Berlino-Roma-Tokyo”. Il collasso delle potenze dell’Asse si può fare iniziare con la prima sconfitta subita dai tedeschi nella battaglia di Stalingrado (31 gennaio 1942). L’impopolarità di Mussolini diventa tangibile con i grandi scioperi politici del nord Italia del marzo del 1943, ma ciò che risulta decisivo per il crollo del fascismo è lo smacco dello sbarco delle truppe degli Alleati il 10 luglio in Sicilia.

111 Il film di Rossellini sull’avanzata americana in Italia

112 LA GUERRA E IL CROLLO DEL FASCISMO
Così il 25 luglio 1943, dopo un voto di sfiducia del Gran Consiglio, Mussolini è costretto da Vittorio Emanuele III a lasciare il governo e viene arrestato. Il suo posto viene preso dal maresciallo Badoglio che apre segrete trattative di armistizio con gli Alleati. L’armistizio viene firmato il 3 settembre, ma gli Alleati ne danno notizia per radio solo l’8 settembre 1943: lo smarrimento e il caos si diffondono ovunque in un’Italia lasciata a se stessa senza ordini e senza dirigenza anche a causa della fuga di Badoglio e del re la stessa notte verso l’Italia del sud, già sotto il controllo alleato consentirono.

113 Vittorio Emanuele III fugge a Brindisi

114 LA GUERRA E IL CROLLO DEL FASCISMO
In questo clima, con l'appoggio dei tedeschi che occupano rapidamente il Paese considerato ora nemico, avviene un rigurgito di potere fascista. Mussolini, ormai strumento di Hitler, viene liberato dalla prigionia sul Gran Sasso per fondare uno stato fantoccio nel nord Italia: il 23 settembre 1943 nasce, così, la Repubblica Sociale Italiana (RSI), che estendeva la propria giurisdizione sulla parte dell'Italia centro-nord occupata dai tedeschi.

115 La Repubblica di Salò Il 12 settembre del ‘43 Mussolini parlò agli italiani da Radio Monaco: ribadì la sua volontà di continuare la guerra a fianco della Germania e del Giappone e annunciò la nascita della Repubblica Sociale Italiana (RSI). il nuovo Stato riconosciuto dal Giappone e dai paesi satelliti del Reich, fu uno Stato collaborazionista, vassallo della Germania e privo di qualsiasi autonomia:

116 La Repubblica di Salò il potere esecutivo spettò al comando militare del generale Albert Kesserling, il comando territoriale e il compito di mantenere l'ordine interno furono affidati a Karl Wolff, comandante supremo delle SS. Ai vassalli italiani non spettava alcuna iniziativa in campo militare, ma veniva lasciata libertà di azione nella costituzione di vari corpi armati, utili comunque per tenere a freno con l'arma del terrore una popolazione sempre più insofferente.

117 La Repubblica di Salò La RSI si diede come programma il “Manifesto di Verona”, elaborato dal congresso del Partito Fascista Repubblicano nel novembre 1943. I diciotto punti in esso contenuti prevedevano la fine della monarchia, riforme sociali, socializzazione delle imprese, tutela della proprietà privata.

118 La Repubblica di Salò La politica antisemita venne rafforzata: "gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica”, si dichiara nel Manifesto. Nacque il PFR (Partito Fascista Repubblicano), che ottenne pochi consensi e un numero di iscritti che nel 1944 si aggirava intorno alle unità. Nel partito prevalse l'ala estremista dei vecchi e dei nuovi squadristi, anche se alla Repubblica aderirono oltre ai nazionalisti, i sindacalisti e i militari.

119 La Repubblica di Salò L'esercito della RSI, Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) fu costituita da volontari e dalla milizia fascista, affiancato dalle Brigate Nere, istituite da Pavolini e tristemente note per le violenze commesse contro gli antifascisti e le torture inflitte ai partigiani. La X MAS del principe Iunio Valerio Borghese, con 4000 reclute, confluì nel movimento e svolse principalmente operazioni di rastrellamento contro le brigate partigiane.

120 LE SS ITALIANE DI SALO’

121 La deportazione degli ebrei italiani (1943-1945)
La Repubblica di Salò, ripresa la politica antisemita delle leggi razziali del 1938, si allineò al programma di "soluzione finale" stabilito dalla Germania nel gennaio 1942. Mentre i tedeschi a Roma rastrellavano il ghetto ebraico, con la collaborazione della polizia italiana, dal novembre 1943 (Manifesto di Verona), anche gli ebrei solamente discriminati (cioè i meno colpiti dalle leggi del 1938) venivano avviati ai campi di sterminio e i loro beni confiscati.

122 I LAGER IN ITALIA Fra il 1943 e il 1945 sul territorio italiano furono creati alcuni campi d'internamento aventi la funzione di raccogliere e poi smistare, in direzione dei Lager del Reich, tutti i prigionieri politici e razziali destinati alla deportazione. I principali centri ordinati a tale compito, e rappresentanti il vertice di una piramide concentrazionaria con alla sua base i numerosi campi provinciali, le carceri cittadine, nonché gli svariati luoghi di detenzione e di tortura allestiti dalle milizie di Salò, furono quattro.

123 I LAGER IN ITALIA La Risiera di San Sabba, vicino a Trieste, la cui principale caratteristica fu quella di concentrare in sé una molteplicità di mansioni fra cui, unico esempio in Italia e in tutta l'Europa occidentale occupata dai tedeschi, quella di fungere anche da centro di eliminazione sistematica dei prigionieri. Gli altri tre campi, adibiti invece esclusivamente alla funzione di internamento e di transito, sorsero rispettivamente a Borgo San Dalmazzo, a Fossoli e, infine, a Bolzano.

124 I lager italiani

125 La deportazione degli ebrei italiani (1943-1945)
Giovanni Preziosi, accanito antisemita, fu nominato direttore dell'"Ispettorato Generale per la Razza" e diresse la deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio di Auschwitz e Ravens Bruck. Si calcola che tra il 9 settembre del 1943 e il 25 aprile 1945 furono arrestati in Italia 7013 ebrei. Le liste compilate e aggiornate dallo stato fascista, successivamente alla promulgazione della legislazione antisemita del 1938, si rivelarono particolarmente utili alle forze di occupazione tedesca nell'individuazione degli ebrei.

126 Un libro di Preziosi dal titolo significativo

127 La deportazione degli ebrei del Ghetto di Roma: 13 ottobre 1943
La comunità ebraica di Roma fu la prima a essere colpita dalla persecuzione nazifascista. Nonostante la comunità romana avesse pagato una taglia di 50 kg d'oro (in 36 ore) ai nazisti in cambio della sospensione della deportazione di 200 ebrei del ghetto, all'alba del 13 ottobre 1943 scattò il rastrellamento. 1022 ebrei furono deportati ad Auschwitz-Birkenau: di questi solo 17 sopravvissero.

128 PIETRO KOCH IL TORTURATORE
Pietro Koch è un torturatore fascista che terrorizzò Milano. Nel periodo della repubblica di Salò organizzò una banda di sadici paranoici, riconosciuti come "formazione di polizia", specializzata nella caccia dei partigiani azionisti e comunisti. Una volta catturato un avversario politico, lo si torturava finché questi non forniva altri nominativi. Una prassi normale era anche il sequestro dei beni dell'arrestato, che, se sopravviveva, veniva poi passato alle autorità ufficiali.

129 La Decima Mas giustizia i nemici partigiani

130 L’ARDITO DELLA “BANDA MUTI”

131 LA GUERRA E IL CROLLO DEL FASCISMO
Ma gli sforzi di “rilanciare” il fascismo, applicando alcune misure di socializzazione in campo economico, per richiamarsi alle antiche origini “popolari” del movimento, fallirono di fronte al dilagare della guerra, che dimostrava imminente la disfatta nazi-fascista, mentre i movimenti di resistenza partigiana si diffondevano soprattutto nel Nord (CLN). Nell'autunno-inverno , con lo stabilizzarsi del fronte sulla “linea gotica”, alcuni provvedimenti, come la requisizione delle aziende e la distribuzione di viveri alla popolazione, furono l'ultimo, inutile sforzo per riguadagnare la solidarietà dell'opinione pubblica al fascismo.

132 Partigiani

133 LA GUERRA E IL CROLLO DEL FASCISMO
Mentre anche la Germania hitleriana era ormai incapace di sostenere la massiccia offensiva degli eserciti alleati (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e U.R.S.S.), il 25 aprile 1945 avviene l’insurrezione generale partigiana e con essa la liberazione: quando Genova, Milano e l’alta Italia sono liberate dalle formazioni partigiane il fascismo vede irrimediabilmente segnata la sua condanna a morte; Mussolini viene catturato mentre, travestito da soldato tedesco, tentava la fuga in Svizzera: processato da un tribunale partigiano, il Duce viene fucilato il 28 aprile del 1945.

134 Milano, 25 aprile 1945

135 LA GUERRA E IL CROLLO DEL FASCISMO
Finiva così, con una disastrosa sconfitta, dopo un ventennio, quel movimento politico che fin dal suo primo manifestarsi venne avversato dai partiti liberal-democratici, ma che si affermò anche per l’appoggio della borghesia, per la connivenza e la passività dei più e per l’accomodante giudizio di troppi intellettuali. Finito come regime politico, il fascismo è sopravvissuto tenace come fenomeno degenerativo nel culto del nazionalismo, del militarismo, dell'ordine e della razzismo.

136 IL COMITATO DI LIBERAZIONE ENTRA A MILANO


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