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La salute mentale del bambino tra vulnerabilità, rischio e resilienza Mauro Camuffo Direttore U.O. di Neuropsichiatria Infantile A.USL n.9 Grosseto Arezzo.

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1 La salute mentale del bambino tra vulnerabilità, rischio e resilienza Mauro Camuffo Direttore U.O. di Neuropsichiatria Infantile A.USL n.9 Grosseto Arezzo

2 LESPERIENZA TRAUMATICA Un evento è traumatico … quando minaccia la salute e il benessere di un individuo, quando lo rende impotente di fronte ad un pericolo, quando viola gli assunti di base della sopravvivenza ed evidenzia limpossibilità di controllare e prevedere gli eventi (Eisen e Goodman 1998) Un numero di bambini compreso tra il 14 e il 43% ha vissuto almeno un evento traumatico nella propria vita (ISTSS 2000)

3 La clinica e gli studi longitudinali hanno dimostrato che esistono bambini che, di fronte alle stesse situazioni ambientali e agli stessi eventi traumatici, hanno capacità significativamente maggiori o minori di sviluppare una psicopatologia: bambini invulnerabili o vulnerabili

4 BAMBINI INVULNERABILI invulnerabili come Ercole invulnerabili come Achille Meccanismi rigidi che permettono al bambino di costruirsi una muraglia intorno con cui resistere alle avversità Bambini che possono distruggersi completamente se viene toccato il loro punto debole

5 BAMBINI VULNERABILI Vulnerabili perché meno resistenti a tutto ciò che può nuocere e alle aggressioni La vulnerabilità è in continuo cambiamento ed è un concetto clinico qualitativo La soglia e il livello di vulnerabilità rappresentano le risultanti di fattori genetici ed ambientali incorporati nellindividuo che ne costituiscono, momento per momento, le competenze

6 I FATTORI DI RISCHIO I fattori di rischio riguardano tutte le condizioni esistenziali del bambino e del suo ambiente che implicano un rischio di psicopatologia superiore a quello che si osserva nella popolazione generale (Marcelli 1999) Insieme di variabili, tra loro interagenti, di tipo biologico, temperamentale, familiare e sociale, che possono rinforzarsi con effetti cumulativi Condizioni di rischio derivanti da ambiti diversi possono verificarsi contemporaneamente ed essere esacerbate o mitigate dal sistema familiare (Rutter 1987)

7 FATTORI DI RISCHIO CONNESSI ALLA GENITORIALITA Tutte quelle condizioni in cui la funzione genitoriale, nelle sue componenti fondamentali di cura e protezione dei figli, è fortemente disturbata e influisce profondamente sulla qualità della relazione genitori-bambino (Ammaniti 2001) Classificazione Diagnostica 0-3: -Ipercoinvolgimento -Ipocoinvolgimento -Relazione ansiosa/tesa -Relazione arrabbiata/ostile -Disturbo relazionale misto -Maltrattamento (verbale, fisico, abuso sessuale)

8 ICD 10, Asse V (situazioni psicosociali anomale associate): 0.Nessuna alterazione o inadeguatezza significativa dellambiente psicosociale 1.Relazioni intrafamiliari anomale 2.Disturbo psichico, devianza o handicap nel gruppo di sostegno primario 3.Comunicazione intrafamiliare inadeguata o distorta 4.Qualità anomale dellallevamento 5.Ambiente circostante anomalo 6.Life events acuti 7.Fattori sociali stressanti 8.Stress interpersonale cronico associato alla scuola o al lavoro 9.Eventi-situazioni stressanti derivanti da disturbo/disabilità propri del bambino

9 GRAVIDANZA E MATERNITA IN ETA ADOLESCENZIALE Età (età più giovane = minore competenza): dati non omogenei (negli Stati Uniti, ogni anno, bambini da madri sotto i 20 anni; McElroy e Moore 1997) Povertà: vita in aree ad alto tasso di criminalità e violenza (Brooks-Gunn 1986, Bronferbrenner 1986) Caratteristiche famiglia di origine: mancanza di sostegno sia pratico che affettivo (il sostegno della propria madre funziona solo se si vive in contesti abitativi diversi; East e Felice 1996 ) Risorse personali: deficit di self individuation (Wakshlag et al. 1996); ritardo mentale; basso livello di autostima (Koniac-Giffin 1989) Problemi legati alla salute mentale: depressione (Osofsky et al. 1993)

10 CONFLITTUALITA GENITORIALE Conflitto aperto: particolarmente distruttivo per la qualità delladattamento infantile Esposizione al conflitto fisico: grave minaccia al benessere emotivo e disadattamento (Carroll 1994) Disaccordi riguardanti laccudimento: maggiore correlazione con presenza problemi di comportamento nei bambini di 3 anni (Jouriles 1991) Padri insoddisfatti: modello di distanziamento e di ritiro con il bambino; madri insoddisfatte: tendenza allipercoinvolgimento (Cowan e Cowan 1992)

11 SEPARAZIONE, DIVORZIO Fattori di rischio e vulnerabilità generali Variabilità clinica dei disturbi nei bambini in base alletà: –particolare vulnerabilità sotto i 3 anni –tra 2 e 3 anni, comportamenti di tipo regressivo con pianto, irritabilità e ritorno alluso degli OT –tra 3 e 4 anni, timore di perdere anche laltro genitore, insicurezza, sensazione di atto ostile nei propri confronti, sensi di colpa (Wallerstein e Kelly 1980) –in età successive, da lievi disturbi del comportamento ad accessi di angoscia, episodi anoressici o di insonnia, depressione, dist. della condotta (Horner et al. 2001)

12 TOSSICODIPENDENZA Assunzione di droga in corso di gravidanza: effetti diretti sullo sviluppo del feto (ma danno specifico su SNC non dimostrato) scarso accrescimento fetale, parto pretermine; dopo la nascita: disfunzioni neurocomportamentali (tremore e sobbalzi, diminuzione comp. interattivi, irritabilità, difficile consolabilità; Chasnoff et al. 1985, Ammaniti 2001) disfunzioni nellarea della regolazione (stati comp. più depressi, processi attentivi limitati e modelli anomali di comp. sociale e comunicativo; Beeghly e Tronick 1994 ) Abuso di alcol e di altre sostanze: accudimento disfunzionale e maltrattamento (Bauman e Dougherty 1983, Belsky e Vondra 1898, Rutter 1989); rischio multiplo

13 PSICOPATOLOGIA GENITORIALE (I) Disturbi affettivi marcati: disregolazione emotiva, dist. somatici, difficoltà di apprendimento, sintomi depressivi (Beradslee et al. 1983) Severità e cronicità: impatto maggiore della diagnosi specifica (Seifer e Dickstein 2000) Relazione con altri fattori di vulnerabilità (povertà, livelli di conflittualità familiare elevati)

14 PSICOPATOLOGIA GENITORIALE (II) Depressione: (Field 1992, Seifer e Dickstein 2000): –disturbi della condotta –attaccamenti insicuri –disturbi depressivi Depressione cronica: esiti più sfavorevoli (Zeanah et al. 1997) Depressione post-partum: profonde ripercussioni sullinstaurarsi della relazione madre-bambino Psicosi –primi 3 anni, patologia diagnosticata prima della gravidanza e con caratteristiche di cronicità –rischio di morbidità = 10% con un genitore schizofrenico 30% se lo sono entrambi (Tienari 1985) –relazioni fortemente perturbate nei più piccoli, deficit di attenzione, iperlabilità, ipersensibilità (Harvey et al. 1985)

15 LA NASCITA PREMATURA Fattore di rischio comunemente accettato I gravi prematuri presentano circa il doppio della psicopatologia della popolazione generale e percorsi di sviluppo profondamente anomali (Fava Vizziello 2003) Il basso peso alla nascita è un provato fattore di rischio per deficit cognitivi e del comportamento, ritardo di crescita e difficoltà scolastiche e aumenta il rischio di disturbi del comportamento e psichiatrici (WHO 2004).

16 I BAMBINI NATI PREMATURI Alcuni, pur in situazioni ambientali difficili, riescono a superare brillantemente le difficoltà, mostrano cioè una capacità (la resilienza) di resistere ai fattori negativi e allo stress fino a compiere una metamorfosi del dolore psichico e fisico sofferto nei duri percorsi in terapia intensiva neonatale senza supporto genitoriale effetto farfalla Esperienze dure, spesso reiterate da ulteriori interventi ospedalieri negli anni successivi

17 MALTRATTAMENTO E ABUSO Il maltrattamento infantile si riferisce a pratiche di accudimento aberrante dei bambini che risultano inaccettabili per la maggioranza della popolazione in una data cultura e in un particolare periodo storico (Ammaniti 2001) Non è dovuto ad una singola causa, ma è il risultato di uninterazione di fattori a cui partecipano: 1) career predisposti, intrappolati in modelli relazionali conflittuali 2) bambini vulnerabili 3) stressor esterni (Reder e Lucey 1997).

18 CLASSIFICAZIONE DELLE FORME DI MALTRATTAMENTO Abuso fisico (22%) Trascuratezza –trascuratezza fisica (45%) –trascuratezza educativa –trascuratezza emozionale (22%) Abuso sessuale (18%) Abuso emozionale (18%) (Ammaniti 2001) Spesso in forma mista (Mrazek 1993), spesso allinterno della famiglia

19 FATTORI FACILITANTI Genitori vittime di deprivazione/ maltrattamento nella propria infanzia Età precoce (nel 19% dei casi meno di 3 anni di età) (Mrazek 1993) Bambini nati prematuramente,disabili o malati, che non mangiano normalmente, che hanno subito separazioni precoci (Reder e Lucey 1997) Ambienti sociali svantaggiati, condizioni abitative inadeguate, numerosità della famiglia e scarso distanziamento delle nascite, atteggiamento negativo della madre nei confronti della gravidanza (Altemeier et al ; predittivo di trascuratezza, Egeland e Brunnquell 1979)

20 MALTRATTAMENTO E SVILUPPO (I) I bambini traumatizzati, maltrattati, abusati vivono intensi sentimenti di disistima, colpa, paura, vergogna; si difendono dallesposizione al dolore con difese di evitamento, che possono divenire patologiche nella sindrome post-traumatica da stress o cronicizzarsi con gravi conseguenze sullo sviluppo della personalità (Cicchetti e Carlson 1987)

21 LA CAPACITA DI RESISTERE Perché alcune persone crollano sotto il peso degli stress mentre altre sembrano attraversare indenni avverse condizioni di vita ed eventi traumatici quali malattie, abusi sessuali, incidenti dauto, lutti o guerre? La risposta di un soggetto a simili eventi (la suacapacità di resistere) è il risultato di uninterazione dinamica tra fattori di rischio e fattori protettivi, appartenenti a diversi livelli: biologico, psicologico, sociale, ambientale (Cicchetti 1984, Sroufe-Rutter 1984)

22 LADATTAMENTO POSITIVO Inizialmente lattenzione era concentrata sui soli fattori di rischio e sulle conseguenze cliniche dellesposizione in età evolutiva a situazioni/eventi stressanti Ma molti dei bambini posti nelle medesime condizioni avverse reagivano positivamente e in modo adattivo (Rutter 1979, Werner e Smith 1982, Antony 1987, Garmezy 1994, Masten, Best e Garmezy 1990, Green et al. 1994, La Greca et al. 1996, Salzer e Bickman 1999) Esempio: letteratura relativa agli abusi sessuali (21-49% dei soggetti adulti abusati nellinfanzia non presenta alcuna difficoltà di adattamento o disturbo comportamentale; Finkelhor 1990, Fergusson e Muller 1999) Più in generale: solo un terzo dei soggetti a rischio manifesta problematiche nelladattamento, mentre i due terzi sopravvivono senza disturbi evidenti (Wolin e Wolin 1997, Kirby e Fraser 1997)

23 RESILIENCE (RESILIENZA) Per questi soggetti è stato introdotto il concetto di resilience (resilienza), ossia di flessibilità, di adattamento positivo in risposta ad una situazione avversa, da intendersi sia come condizione di vita sfavorevole sia come evento traumatico ed inatteso (Masten, Best e Garmezy 1990, Masten e Coatsworth 1998)

24 RESILIENZA In ingegneria: capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi (Lo Zingarelli, 1995; Wikipedia 2004) In ecologia e biologia: capacità di una specie di autoripararsi dopo un danno (Wikipedia, 2004) Nelle scienze sociali: capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato (Grotberg, 1996; Wikipedia, 2004) Nella teoria dei sistemi: capacità che ha un sistema di resistere ai cambiamenti provocati dallesterno, per sovrapporsi e superare queste crisi, approfittando del cambiamento qualitativo e mantenendo la coesione strutturale attraverso il processo di sviluppo (Cordoba, 1997)

25 EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RESILIENZA (I) Studi di Rutter sui bambini nati da genitori con disturbi mentali: –molti non presentavano psicopatologie o comportamenti disadattivi (Rutter 1979); –prima definizione di resilience come risposta positiva di un soggetto allo stress e alle condizioni avverse (Rutter 1990), intendendo come positiva lassenza di conseguenze psicopatologiche Studio di Garmezy su un campione di bambini in famiglie di basso livello socio-economico: –molti bambini erano competenti in ambito scolastico e non presentavano alcun disturbo comportamentale (Garmezy 1991)

26 EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RESILIENZA (II) Studio di Werner (della durata di 30 anni) su una coorte di bambini nati in Kauai, un terzo dei quali considerato ad elevato rischio per le condizioni di estrema povertà e problematicità dellambiente familiare: dei soggetti ad elevato rischio, un terzo crebbe competente e fiducioso e divenne un adulto attento e premuroso resilience come il consolidarsi delle competenze del soggetto posto in situazioni stressanti (Werner e Smith 1992)

27 EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RESILIENZA (III) Triplice natura del concetto di resilience: –come adattamento positivo nonostante lesposizione ad ambienti ad elevato rischio psico-sociale –come funzionamento competente in presenza di forti eventi stressanti (acuti o cronici) –come processo di recupero da un trauma Ma quali attributi del bambino, della famiglia, dellambiente potevano determinare un buon funzionamento del soggetto anche in situazioni ad elevato rischio psicosociale?

28 RESILIENZA E FATTORI PROTETTIVI Inizialmente, fattori protettivi concepiti come lopposto dei fattori di rischio Poiché il rischio di disturbi generalmente aumentava in funzione del numero dei fattori di rischio coesistenti, ad un numero minore di fattori di rischio sembrava corrispondere un buon adattamento Dal momento però che in circostanze altamente problematiche un certo numero di bambini non manifestava alcun disturbo, il concetto doveva essere concepito in termini più complessi ed articolati

29 APPROCCIO ECOLOGICO ALLA RESILIENZA Lattenzione si estese dalla sfera individuale a quella familiare e a quella sociale, dai fattori individuali, tratti o variabili di personalità, che favoriscono un adattamento positivo (bambino invulnerabile o invincibile), alla resilienza multidimensionale e multideterminata Non vi è una sola fonte di resilienza o di vulnerabilità, dal momento che entrambe costituiscono lesito dellinterazione di diversi fattori: predisposizioni genetiche (intelligenza, temperamento, personalità) qualità (abilità sociali, autostima ecc.) fattori ambientali (legami familiari, aspettative, apprendimento) (Waller 2001)

30 RESILIENZA DINAMICA La resilienza si riferisce ad un generale stato di adattamento nella vita quotidiana: non è detto che un individuo lo sia ogni giorno ed ogni minuto della sua vita (Masten 2001) Gli stessi fattori protettivi non possono essere considerati attributi fissi (Smith e Carlson 1997) Fattori di rischio e fattori protettivi non costituiscono categorie dicotomiche (Waller 2001) E possibile che fattori protettivi e fattori di rischio tendano ad accumularsi e ad essere pervasivi (Masten et al. 1999)

31 FATTORI PROTETTIVI IN SITUAZIONI AVVERSE Temperamento, coesione e supporto familiare (Weist et al. 1998) Supporto sociale (Garmezy 1993) Elevato QI (Garmezy, Masten e Tellegen 1984; Tiet et al. 1998) Capacità di problem solving (Rutter 1987, Masten e Reed 2002) Buone capacità genitoriali a livello affettivo ed educativo (Masten et al. 1988) Presenza di relazioni profonde con le figure di riferimento, stabilità della famiglia (Garmezy, Masten e Telegen 1984, Masten et al. 1998) Locus of control interno, abilità sociali (Luthar 1991) Positiva percezione di sé (Masten e Reed 2002)

32 UN ALTRA LISTA DI FATTORI PROTETTIVI (MASTEN 2001) Presenza di genitori competenti e protettivi Buone abilità cognitive Senso di autoefficacia ed elevata autostima Positiva visione del mondo Presenza di abilità riconosciute a livello sociale Adattabilità e personalità pro-sociale Presenza di relazioni profonde con coetanei pro-sociali e rispettosi delle regole Buone condizioni socio-economiche Presenza di un buon ambiente scolastico Legame con organizzazioni pro-sociali Buone relazioni di vicinato e presenza di risorse nella comunità

33 COME AGISCE UN FATTORE PROTETTIVO ? MODELLO A Alcuni fattori influiscono positivamente solo in condizioni fortemente problematiche; nelle situazioni in cui sia presente un ridotto numero di fattori di rischio, infatti, non si riscontra alcuna relazione significativa tra fattore protettivo ed esito psicopatologico (interaction effect)

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35 MODELLO B In altri casi, il fattore protettivo influisce sulladattamento positivo del soggetto sia in situazioni fortemente stressanti che nella quotidianità, pur essendo il suo ruolo molto più marcato in situazioni ad elevato rischio (Cohen e Willis 1985)

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37 MODELLO C Nel terzo caso, un fattore può agire positivamente, ed in misura sostanzialmente uguale, in situazioni ad elevato e basso rischio (main effect) (Garmezy 1985, Rutter 1987, Masten et al. 1988) In questultimo caso, non essendoci alcuna interazione significativa tra fattori protettivi e fattori di rischio, si parla di risorsa anziché di fattore protettivo (Tiet et al. 2001, Masten e Reed 2002)

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39 ANCORA IL MODELLO A Linterazione tra fattori protettivi e fattori di rischio (fig. 1) può avvenire secondo tre diverse modalità: 1) Il fattore protettivo agisce quale cuscinetto contro gli effetti negativi del fattore di rischio (Masten 1997)

40 2) Il fattore protettivo limita la catena di reazioni negative che contribuiscono allo sviluppo di conseguenze a lungo termine (Hawkins et al. 1992) 3) I fattori protettivi prevengono lesposizione ad un dato fattore di rischio (Morriset 1993)

41 LA RESILIENZA INDIVIDUALE OGGI 1) Capacità di far fronte a situazioni sfavorevoli 2)associata alla capacità di continuare a svilupparsi e di aumentare le proprie competenze nonostante 3)le situazioni avverse Principale indicatore di adattamento e quindi delle competenze di resilienza nei bambini = RENDIMENTO SCOLASTICO Sentimento di una base sicura interna Stima di sé (auto-stima) Sentimento di efficacia personale (Rutter, 1993; Giligan, 1997; Fonagy, 2000)

42 QUESTIONI APERTE Perché non tutti i bambini abusati sviluppano disturbi mentali o problematiche delladattamento? (le stime relative al numero di bambini asintomatici variano dal 21% al 49%; Finkelhor 1990, Fergusson e Muller 1999)

43 TRE IPOTESI Tre ipotesi sulla presenza di questi gruppi di bambini asintomatici (Kendall e Tackkett 1993, Fergusson e Muller 1999): –gli esiti possono essere il risultato di una valutazione inadeguata –i sintomi possono essere silenti, non evidenti al momento della valutazione ma evidenziabili in seguito –alcuni bambini non sviluppano difficoltà di adattamento clinicamente significative

44 COME VALUTARE UN BUON ADATTAMENTO ? Alcuni autori, nella valutazione del soggetto, hanno preso in considerazione diverse aree del funzionamento Altri si sono limitati a considerare che non vi fossero disturbi mentali o problematiche gravi Altri ancora hanno ricercato indicatori positivi (competenze) e negativi (assenza di sintomi) Più recentemente, è prevalso il criterio deicompiti evolutivi, ossia delle aspettative che i membri di una data cultura nutrono nei confronti di un soggetto durante il suo sviluppo (Masten 2003)

45 ALTRE DOMANDE Posto che queste aspettative siano generalmente condivise nelle società occidentali, è possibile applicare gli stessi criteri in differenti ambiti culturali? A quali fonti di informazioni fare riferimento? Come valutare il funzionamento precedente del soggetto? Come valutare la persistenza nel tempo del funzionamento adattivo? Rispetto a quale evento un soggetto è resiliente? Ecc.

46 LA PROMOZIONE DELLA RESILIENZA (I) Tutte quelle condizioni sfavorevoli al bambino che minano le basi del suo sistema immunitario e difensivo costituiscono le principali minacce per uno sviluppo adeguato. Nei bambini a rischio, di conseguenza, è necessario promuovere una serie di competenze e abilità attraverso specifiche strategie di intervento, per la prevenzione, la riparazione o la compensazione dei danni arrecati a questi sistemi difensivi. La promozione della salute e di competenze specifiche si pone gli stessi obiettivi ed è tanto importante quanto la prevenzione del disagio (Masten e Reed 2002)

47 LA PROMOZIONE DELLA RESILIENZA (II) La ricerca sulla salute mentale è sempre stata orientata verso la disfunzione psicologica e la salute è definita, erroneamente, in termini di assenza di malattia piuttosto che presenza di un completo stato di benessere mentale, fisico e sociale. Eppure lassenza di benessere aumenta le condizioni di vulnerabilità ad una serie di avversità future e la guarigione non è legata alla rimozione del sintomo e di tutto ciò che è negativo ma, piuttosto, alla promozione e alla valorizzazione del positivo (Ryff e Singer 1996)

48 SALUTE COME BENESSERE Stato di salute come risultato dellinterazione di sei diverse dimensioni: –auto-accettazione –relazioni positive con gli altri –crescita personale –scopo nella vita –padronanza ambientale –autonomia (modello multidimensionale di benessere psicologico di Carol Ryff, 1989)

49 STRATEGIE DI INTERVENTO (I) (Masten e Reed 2002) Strategie centrate sul benessere: ristrutturazione cognitiva secondo le dimensioni di benessere del modello Ryff (1989), focalizzazione sulle aree meno sviluppate (Well-Being-Therapy), sulla qualità della vita, sulle strategie di coping, sul supporto sociale Strategie centrate sul rischio: rimuovere o ridurre lesposizione del bambino a traumi di vario tipo

50 STRATEGIE DI INTERVENTO (II) Strategie centrate sullassetto: incrementare o stimolare le risorse del bambino per lo sviluppo delle sue competenze Strategie centrate sul processo: influenzare i processi che cambieranno la vita del bambino

51 FATTORI DI RESILIENZA (I) Lincontro e la parola sono fattori importanti di resilienza; il bambino organizza in più leggere rappresentazioni verbali la percezione concreta (Fava Vizziello 2003) Fattori di resilienza propri del bambino o attivabili tramite laiuto delladulto: –la messa in scena dellavvenimento traumatico (gioco, sogno) –lo sviluppo del senso di colpa e di attività riparative –le modalità con cui gli altri accolgono levento –la capacità di farsi unidea dellagente del trauma e costruzione di una spiegazione

52 FATTORI DI RESILIENZA (II) –particolari stili di attaccamento … –il senso di reintegrazione sociale –tutte le variabili legate allambiente, al tipo di trauma, alle teorie del mondo presenti nel bambino e in famiglia –condivisione con altri se il trauma è collettivo –se il trauma è inferto da cause naturali anziché umane –se la figura di attaccamento è protettiva e non essa stessa colpevole o vittima

53 VULNERABILITA E RESILIENZA Cappuccetto Rosso … … come tutti i bambini trasgredisce e va incontro al pericolo e al trauma, ma sopravvive e mantiene la propria integrità grazie alla funzione protettiva degli adulti di riferimento

54 VULNERABILITA E RESILIENZA Hansel e Gretel … … sono vittime della povertà e dellabbandono, ma le loro risorse consentono di superare la carenza trasformandola, tramite uninversione di ruoli, nel prendersi cura dei loro stessi genitori; uccidono la strega con arguzia e portano a casa il suo tesoro

55 VULNERABILITA E RESILIENZA Biancaneve … … sopravvive allinvidia, per la pietà delladulto e grazie ai legami extrafamiliari, e di fronte alla nuova prova dellavvelenamento viene risvegliata dallamore

56 VULNERABILITA E RESILIENZA Peter Pan … … è invece vulnerabile; fallisce nel riavvicinamento alla madre dopo i primi passi nellindipendenza e quando torna trova la finestra chiusa; perde la propria ombra, cioè la propria realtà consistente, rimanendo in uno spazio sospeso, a sua volta non reale (lIsola che non cè)

57 VULNERABILITA E RESILIENZA Batman… …essere resilienti non significa essere invulnerabili o invincibili; non si è intoccabili, inaccessibili alle emozioni, ai sentimenti, alla sofferenza. Se si dovesse confrontare una persona resiliente con un super-eroe si tratterebbe di Batman, piuttosto che di Superman. Batman possiede molte qualità, ma nessun super potere (Anaut, 2003)


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