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Arnauld a Cartesio: seconda parte riguardo alle argomentazioni sullesistenza di Dio.

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Presentazione sul tema: "Arnauld a Cartesio: seconda parte riguardo alle argomentazioni sullesistenza di Dio."— Transcript della presentazione:

1 Arnauld a Cartesio: seconda parte riguardo alle argomentazioni sullesistenza di Dio

2 incomincia con il primo argomento della seconda meditazione osserva che di per sé ogni idea, come idea, è vera; sono piuttosto falsi i nostri giudizi. Per questo non si può dire che unidea sia falsa, come tu dici dellidea del freddo.

3 Cartesio risponderà a p. 221 forse non è sbagliato dire, come ho fatto, che ci possono essere idee materialmente false, come quella del freddo o come le idee di Dio che hanno gli idolatri

4 può essere anche giusta losservazione di Arnauld ossia che in quanto pure idee non sono false; ma io intendevo materialmente false nel senso che ad esse non corrisponde qualcosa di effettivo

5 ma la difficoltà è soprattutto nel secondo argomento Arnauld riprende le osservazioni del Caterus riguardo al per sé, da intendersi in senso negativo e non in senso positivo, come invece vorrebbe Cartesio

6 Arnauld riformula il discorso di Cartesio sono daccordo che io non posso esistere per me stesso in senso positivo

7 per giungere a questa conclusione basta ricordare che il tempo è discreto se esisto adesso, occorre tuttavia una potenza reale e positiva per esistere lattimo successivo.

8 sulla base di tale premessa maggiore, diventa facile il confronto con la premessa minore ma io non posso esistere per me stesso positivamente e come per una causa, quindi deve esistere...

9 solo che per Arnauld tale premessa minore si fonda sullevidenza (la luce naturale) che non si limita a dire che la causa non è necessariamente prima delleffetto, come dice Cartesio, ma dice anche che la causa deve essere distinta dalleffetto.

10 non possiamo quindi identificare mai la causa e leffetto tra causa ed effetto cè un rapporto reciproco, che non può sussistere che tra due cose (ossia tra due sostanze che siano distinte)

11 può dare lessere solo chi già ce lha (dal meno non può venire il più) anche distinguendo tra creare e conservare nellessere, dobbiamo dire che nessuno può creare o conservare se stesso

12 questo vale anche per Dio, che deve essere per sé solo in senso negativo, ossia non per opera daltri «nessuno può concedersi lessere, tranne colui che già lha; ora, se esso lo ha già, perché mai se lo darebbe?»

13 qui tuttavia si gioca su un equivoco non possiamo dire che Dio si conserva nellessere, perché creare e conservare nellessere sono la stessa cosa, e Dio è al di là del tempo, come disse Agostino.

14 Dio è attualità piena conservare nellessere implica invece la distinzione tra potenza ed atto; noi possiamo dire che Dio è per sé in senso positivo, solo a causa dellimperfezione delle nostre conoscenze

15 per sé non può essere inteso nel senso della propria delimitazione (essenza, causa formale) deve riguardare piuttosto lesistenza, per la quale ha senso parlare in termini di causa efficiente o finale, tutte cause che vengono invece messe da parte in matematica: il triangolo è triangolo e basta.

16 Osservazione nel distinguere il per sé nel senso della causa formale, Arnauld sembra anticipare la distinzione di Schopenhauer tra i quattro modi di intendere la ragion sufficiente: ratio fiendi, ratio cognoscendi, ratio essendi, ratio volendi

17 il riferimento però è ad Aristotele ossia alla distinzione tra causa formale (ratio cognoscendi) causa materiale (ratio essendi) causa finale (ratio volendi) causa efficiente o del movimento (ratio fiendi o del divenire)

18 Arnauld incalza: se ci domandiamo perché Dio esiste, non possiamo ricorrere ad una causa efficiente o quasi efficiente ma dobbiamo dire piuttosto semplicemente perché è Dio, cioè un essere infinito

19 Dio non ha bisogno di una causa efficiente in Dio essenza ed esistenza coincidono solo le realtà in cui si può distinguere lessenza dallesistenza, hanno bisogno di una causa

20 E Arnauld puntualizza anche il discorso della causa prima Cartesio aveva detto che se tutto deve avere una causa diversa da sé, allora anche la causa prima richiederebbe una causa ulteriore e non sarebbe più causa prima.

21 Arnauld ribatte invece: Solo dicendo che non tutto deve avere una causa, potrò capire cosa significa causa prima, ossia una cosa che a sua volta non ha bisogno di una causa ulteriore

22 Cartesio risponde (p. 223) anzitutto una questione di tono: forse Arnauld si accanisce di più su questo punto, ma in realtà il disaccordo è molto minore anchio, dice Cartesio, ho negato che Dio possa essere causa efficiente di se stesso

23 infatti, ogni volta che ne ho parlato, ho sempre precisato che in un certo modo o quasi come per una causa: ero anchio convinto che non era la stessa cosa; inoltre anchio ho pensato che qualcosa potesse non avere una causa, e me ne domandavo piuttosto il perché

24 e in modo ancora più chiaro ribatte: Causa di se stesso non può indicare una causa efficiente, ma solo che «la potenza inesauribile di Dio è la causa o la ragione per la quale egli non ha bisogno di causa».

25 se ho detto che tale ragione o causa deve essere intesa come positiva è solo perché la potenza infinita di Dio non può che essere solo positiva di tutte le altre cose si può dire che sono per sé solo in senso negativo, perché non si può trovare nulla nella loro essenza per giustificarle

26 quanto alla preoccupazione da parte dei teologi su questo punto Cartesio osserva che i teologi latini adoperano la parola principio con riferimento al rapporto tra le persone della santissima Trinità, mentre i Greci adoperano sia àition (causa) sia arché (principio)

27 ma questo vale per la Trinità, per evitare di sminuire il Figlio rispetto al Padre ma non può suscitare preoccupazione usare la parola causa quando si parla dellesistenza di Dio dal punto di vista filosofico

28 per dimostrare lesistenza di Dio dobbiamo in generale domandarci se una cosa è per sé o per altri; se è per altri, ha bisogno di una causa efficiente; se è per sé, è come parlare in termini di causa formale, in quanto la sua natura è tale da non avere bisogno di una causa efficiente.

29 nella mia dimostrazione riconosco che non si tratta di una causa efficiente propriamente detta ma affermo che si tratta di una causa positiva, che per analogia può essere riportata alla causa efficiente

30 quando dico che potrebbe darsi da sé tutte le perfezioni lo dico solo nel senso che appunto deve possederle tutte in forza della sua natura; in fondo mi sono servito dellanalogia della causa efficiente, per spiegare le cose che sono proprie della causa formale.

31 nella sostanza, al di là delle distinzioni, Cartesio sembra concordare con Arnauld, anche se rintuzza con caparbietà le sue osservazioni. In particolare può essere interessante lesempio del rapporto tra figure rettilinee e figure circolari

32 può esser utile spiegare le figure circolari come figure rettilinee di infiniti lati così come può essere utile servirsi del concetto di causa efficiente per spiegare la realtà della causa prima, anche se è chiaro che la causa prima è di ordine diverso rispetto alle cause seconde

33 Arnauld osserva ancora a proposito dellevidenza (p. 205) non ci sarà forse un circolo vizioso tra levidenza e lesistenza di Dio? «se sappiamo che Dio è, solo perché lo concepiamo con chiarezza e distinzione, dobbiamo prima sapere che quel che vediamo in modo chiaro e distinto è vero

34 Cartesio ribatte, ricordando la risposta alle seconde obiezioni cè una differenza tra quello che attualmente vediamo con chiarezza e quello invece che ricordiamo di aver visto in precedenza con chiarezza e distinzione

35 una volta che abbiamo dimostrato che Dio esiste, basta che ricordiamo di aver visto in precedenza con chiarezza e distinzione qualcosa per essere sicuri che quella cosa è vera

36 E ancora: in quanto cosa pensante non ci può essere nulla di cui non sia cosciente? non ci sono forse molte cose di cui la nostra mente non è consapevole? e la mente dei bambini prima della nascita non ha la capacità di pensare anche se non ne ha coscienza?

37 Cartesio ribatte distinguendo tra lo spirito (mente) e il corpo lo spirito (mente) è infuso fin dallinizio nel bambino, e pensa; ma per ricordare, occorre che il cervello sia sviluppato, ossia che quel che pensiamo si imprima nella memoria

38 e così anche per quello di cui attualmente non siamo consapevoli: noi siamo consapevoli dei nostri atti, ma non delle facoltà dalle quali dipendono; per accorgerci di tali facoltà, dobbiamo prima compiere gli atti che ne dipendono.

39 Arnauld passa quindi ad alcuni dubbi che potrebbero infastidire i teologi riassumiamo a titolo di completezza: 1. Forse era meglio dire che non si metteva veramente tutto in dubbio, ma solo che si vuole per tale strada trovare qualcosa di certo anche per chi volesse dubitare

40 2. nella quarta meditazione, a proposito dellerrore forse era meglio dire che non si discuteva della scelta tra bene e male ma piuttosto della capacità di distinguere tra vero e falso; altrimenti il discorso si complica inutilmente

41 3. ancora nella quarta meditazione, era meglio precisare, riguardo al criterio per evitare gli errori, che si trattava di un criterio che riguarda gli argomenti della scienza, non quelli della fede o della vita; Agostino distingueva infatti tra intendere, credere e opinare: cose che vanno ben distinte

42 4. ma forse la difficoltà maggiore sarà a riguardo dellEucaristia: cambia la sostanza ma rimangono gli accidenti Per Cartesio appartengono ai corpi non le qualità sensibili secondarie (colore, odore, sapore, ecc.), ma solo quelle primarie (figura, estensione) che possono non esistere senza una sostanza alla quale inerire.

43 Cartesio alle prime tre osservazioni si mostra sostanzialmente daccordo 1) anche per me il dubbio della prima meditazione richiede gente capace di affrontare fino in fondo i problemi e non è adatto per tutti

44 così come nella quarta meditazione 2) ho lasciato volutamente da parte lerrore che riguarda il bene e il male (il peccato o la colpa morale) 3) così come ho voluto astenermi dallentrare nel merito delle affermazioni tipiche della fede e della vita di ogni giorno

45 ma si sofferma sullultima critica e cerca puntigliosamente di mostrare come le sue posizioni siano particolarmente utili a spiegare lEucaristia, e nientaffatto pericolose come voleva far credere Arnauld con le sue critiche

46 anche per me vale quel che si insegna da parte della Chiesa vien mutata la sostanza (transustanziazione) ma rimangono le apparenze (specie) del pane; anche per me tali specie non sono altro che la superficie che viene colta dal tatto

47 ora in questo tutte le qualità sono uguali, ossia dipendono dai sensi: colore, sapore, pensantezza e tutte le altre qualità che toccano i nostri sensi, dipendono per questo aspetto solamente dalla superficie esteriore dei corpi, e non dalla sostanza: non sono accidenti reali.

48 in tal senso la transustanziazione può benissimo essere spiegata: secondo Cartesio, può benissimo essere cambiata la sostanza, senza che gli accidenti esteriori abbiano a cambiare, dato che questi accidenti non sono reali, ma sono solo percepiti dai sensi.


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