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La sindacalizzazione nell’Italia contemporanea: fattori economici, sociali e politici un’analisi empirica Gabriele Ballarino Dipartimento di Studi del.

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1 La sindacalizzazione nell’Italia contemporanea: fattori economici, sociali e politici un’analisi empirica Gabriele Ballarino Dipartimento di Studi del lavoro e del welfare, UniMi 21/2/2005 Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

2 Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005
Presentazione Dopo essere stata studiata negli anni 70 (eg Reyneri 1973; Romagnoli e Rossi 1980), la variazione della sindacalizzazione a livello territoriale in Italia non è stata più studiata in modo sistematico. Obiettivo del lavoro in corso, di cui qui si presentano i primi risultati, è: a) descrivere il quadro in modo dettagliato b) verificare in che misura le spiegazioni della sindacalizzazione proposte dalla letteratura, che ne studia la variazione internazionale, funzionano studiando la variazione infranazionale. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Presentazione Questo lavoro si avvale di un nuovo database, costruito con dati di livello provinciale forniti direttamente dalle confederazioni nel 2001. L’analisi dovrà quindi essere cross-section, ma in futuro una nuova rilevazione consentirà di studiare la dinamica, ottenedo quindi risultati più attendibili. La struttura della presentazione è la seguente: 2. Teoria: quali gli antecedenti della sindacalizzazione? 3. Analisi bivariata del dato aggregato 4. Analisi multivariata del dato aggregato 5. Analisi del dato disaggregato delle tre confederazioni 6. Conclusioni Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

4 Teoria 1: fattori economici
(Seguendo la concettualizzazione standard weberiana, distinguiamo fattori economici, sociali e politici) 1) fattori economici La letteratura economica (eg Boeri, Brugiavini, Calmfors 2001) cita meccanismi riconducibili a tre tipologie, a) meccanismi assicurativi: ci si iscrive quando la situazione economica non è delle migliori, per avere protezione in caso di rischi connessi al lavoro b) meccanismi ciclici: ci si iscrive di più quando la situazione economica è buona, perché la situazione del MdL è più favorevole al lavoro e si possono ottenere salari più elevati e riduzioni di orario Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

5 Teoria 1: fattori economici
c) meccanismi strutturali, riferiti alla composizione della forza lavoro. Essendo la propensione all’iscrizione più forte per determinati tipi di lavoratori (maschi, operai industriali), ci si aspetterà tassi più elevati quando il loro peso nella struttura della forza-lavoro è più elevato Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

6 Teoria 2: fattori sociali
Le teorie sociologiche della mobilitazione collettiva e del conflitto sindacale sottolineano il ruolo delle identità collettive nella partecipazione e nell’attivismo sindacali (eg Pizzorno 1980). Negli ultimi anni molti economisti e sociologi rational choice hanno ripreso e adattato questo approccio, in una teoria della densità sindacale come prodotta da costumi sociali (social custom theory: eg Visser 2002). Le abitudini sociali, concettualizzate e misurate come effetti-rete o in altro modo, consentono di superare il problema dell’opportunismo, classico ostacolo all’azione collettiva. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

7 Teoria 2: fattori sociali
Le teorie social custom tipicamente si verificano con dati individuali, ma le si può approssimare con dati aggregati: l’argomento può essere che la densità sindacale è più elevata dove è più elevata la coesione sociale. Dunque si ipotizza una correlazione positiva tra densità sindacale e misure di senso civico o capitale sociale, secondo l’approccio di Putnam (1993; 2000). Tra queste misure: densità associativa; partecipazione elettorale; lettura dei quotidiani e così via. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

8 Teoria 3: fattori politici
Gli approcci istituzionalisti allo studio della sindacalizzazione sottolineano il ruolo delle istituzioni nel fornire incentivi e rimuovere ostacoli all’adesione dei lavoratori al sindacato. Nel nostro caso il quadro istituzionale è sempre lo stesso, ma variazioni locali possono essere rilevanti, dato il carattere volontaristico delle relazioni industriali in Italia. Per misurarle si può usare il voto. Anche gli studi internazionali trovano un’associazione tra densità sindacale e forza dei partiti politici vicini al movimento operaio, che normalmente in Europa e in Italia sono di sinistra (Golden et al. 1997) Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

9 Prima esplorazione del dato
Come prima esplorazione, si possono guardare le correlazioni tra la misura della sindacalizzazione usata e le misure ecologiche delle variabili discusse. La misura della sindacalizzazione è così costruita: totale iscritti tra i lavoratori dipendenti industria+terziario/totale lavoratori dipendenti industria+terziario Sono quindi esclusi i pensionati, le varie organizzazioni dei lavoratori non dipendenti, e le organizzazioni dell’agricoltura. Queste ultime presentano dati un po’ strani (in qualche caso il tasso di sindacalizzazione agricola è >100), forse per il sistema “quasi Gand” esistente di fatto in agricoltura. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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variabili economiche come mostra la tabella, le correlazioni tra sindacalizzazione provinciale e variabili economiche, sia riferite alla ricchezza che al MdL che alla composizione strutturale della forza-lavoro, non sono significative. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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13 variabili sociologiche
Con le misure di senso civico e capitale sociale le cose vanno leggermente meglio: la misura di densità associativa (n associazioni / abitanti) è correlata con la sindacalizzazione, e la correlazione va nel senso della teoria. Anche se non dispongo di ipotesi in merito, ho provato anche a vedere le correlazioni con qualche misura di capitale umano, ma non sono significative (v. tabella oltre) Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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variabili politiche per quanto riguarda le variabili politiche, cioè il voto a sinistra o a destra, le correlazioni sono significanti e vanno nel senso che vorrebbe la teoria: dove vanno più voti al centro-sinistra (la misura si riferisce alle europee 1999), tendono a esserci più iscritti al sindacato, e viceversa dove ha più voti il centro-destra tendono a essercene di meno. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Analisi multivariata Le relazioni bivariate descritte sopra potrebbero essere spurie: è quindi opportuno fare ricorso a analisi multivariate per valutare quali effetti siano reali e quali spuri. Ho quindi stimato normali modelli di regressione OLS, cercando un modello che massimizzasse la varianza spiegata, e che avesse senso teoricamente. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Analisi multivariata Meno di 1/3 della variazione della sindacalizzazione è spiegato dalla percentuale di occupati nell’industria, che ha un effetto negativo, e dalla percentuale di votanti a sinistra, che ha un effetto positivo. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Discussione a) la sindacalizzazione, misurata a livello provinciale, non è molto ben spiegata dai fattori ecologici: il valore dell’R2 è decisamente bassino. b) la teoria è confermata per quanto riguarda i fattori politici: il voto a sinistra spiega da solo quasi 1/4 della sindacalizzazione provinciale. c) la teoria è solo in parte confermata per i fattori sociali. Le misure di senso civico e di capitale sociale sono (decentemente) correlate con la sindacalizzazione, nel senso proposto dalla teoria, ma se si mette nelle equazioni il comportamento politico i loro effetti scompaiono. Forse i fattori sociali si esprimono nel comportamento politico? (il voto a sinistra è molto correlato con le misure in questione) Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Discussione d) per quanto riguarda le variabili economiche, non ci sono relazioni bivariate significative, ma nell’analisi multivariata si trova un effetto, significativo al 10%, della % di occupazione industriale. Ma l’effetto è negativo, all’opposto di quello che direbbe la teoria. Perché? Non è un effetto della terziarizzazione (i sindacati sono forti nel settore pubblico, ma la % di occupati nel terziario non ha un effetto significativo). Potrebbe avere a che fare con le caratteristiche dell’industria italiana di oggi, basata sulla piccola impresa. Le prime 10 province su questo indicatore sono tutte aree di piccola impresa (tranne BS: Vicenza/Lecco/Belluno/Bergamo/Biella/Como/Brescia/Treviso/Prato/Pordenone), e si sa che nelle piccole imprese la sindacalizzazione è difficile. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Discussione d) per quanto riguarda le variabili economiche, non ci sono relazioni bivariate significative, ma nell’analisi multivariata si trova un effetto, significativo al 10%, della % di occupazione industriale. Ma l’effetto è negativo, all’opposto di quello che direbbe la teoria. Perché? Non è un effetto della terziarizzazione (i sindacati sono forti nel settore pubblico, ma la % di occupati nel terziario non ha un effetto significativo). Potrebbe avere a che fare con le caratteristiche dell’industria italiana di oggi, basata sulla piccola impresa. Le prime 10 province su questo indicatore sono tutte aree di piccola impresa (tranne BS: Vicenza/Lecco/Belluno/Bergamo/Biella/Como/Brescia/Treviso/Prato/Pordenone), e si sa che nelle piccole imprese la sindacalizzazione è difficile. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Discussione e) c’è un altro punto da osservare, e cioè: spesso le analisi ecologiche di regioni e province italiane trovano che quando si controlla per la distinzione Nord-Sud gli effetti scompaiono (cfr. Ballarino-Schadee 2003; 2004). Per esempio, l’effetto positivo del senso civico sulla performance istituzionale delle regioni trovato da Putnam (1993) è spurio se si controlla per la distinzione Nord/Sud. Il modello presentato sopra tiene anche controllando per questa distinzione, per cui i risultati sono discretamente attendibili. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Le tre confederazioni Anche se ci sono stati periodi di forte unità, soprattutto in presenza di forti mobilitazioni sociali, le differenze, da ogni punto di vista, tra le tre confederazioni Cgil-Cisl-Uil sono ben note. Che queste si distinguano anche dal punto di vista dell’insediamento territoriale è mostrato dalle correlazioni e dalle mappe che seguono Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Le tre confederazioni Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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29 Analisi multivariata disaggregata
Dunque con lo stesso semplice metodo usato per la sindacalizzazione complessiva ho regredito le misure riferite alle tre organizzazioni (sommate nella misura aggregata) considerate separatamente. Per ognuna sono arrivato a un modello che massimizza la varianza spiegata, in modo teoricamente sensato. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

30 Analisi multivariata disaggregata: Cgil
Il modello spiega quasi 2/3 della variazione, e i suoi effetti sono coerenti con la teoria. Così è per il comportamento politico, per l’economia (ec0 è un indice additivo di occupazione e Pil pc) e per il capitale sociale. Tutti questi effetti tengono controllando per Nord/Sud. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

31 Analisi multivariata disaggregata: Cisl
Il modello funziona decisamente meno bene, come del resto ci si poteva aspettare (altrimenti anche il modello aggregato, dati i risultati della Cgil, doveva funzionare analogamente). Si nota l’effetto dell’analfabetismo, e l’effetto del voto centrodestra, che rimanda alle origini politiche anticomuniste della Cisl. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

32 Analisi multivariata disaggregata: Uil
Anche per la Uil c’è un effetto dell’analfabetismo (NB in entrambi i casi se si controlla per Nord/Sud l’effetto tiene), e poi un effetto positivo dell’occupazione terziaria: nel caso della Uil l’insediamento nel pubblico, che è terziario, ha un peso più forte, in proporzione, che nel caso delle altre due confederazioni. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Discussione L’ effetto dell’analfabetismo (NB in entrambi i casi se si controlla per Nord/Sud l’effetto tiene) può essere spiegato con un argomento storico. L’analfabetismo è correlato con l’arretratezza passata (infatti se si usano misure del tasso di istruzione attuale l’effetto non tiene). Cisl e Uil, come “nuovi arrivati” sul mercato dell’offerta sindacale potrebbero aver trovato meno difficoltà a competere con la più antica Cgil nelle aree (allora) meno industrializzate e più arretrate, mentre la Cgil aveva basi più forti e più antiche nelle province di industrializzazione (e alfabetizzazione) più precoce. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Discussione Questi risultati suggeriscono infine un paio di osservazioni, un po’ speculative, che andrebbero confermate con misure più accurate: a) la sindacalizzazione Cgil sembra seguire, più di quella complessiva, le teorie esistenti in merito. La Cgil è più forte nelle province più sviluppate, dove i partiti legati al movimento operaio sono più forti, e dove c’è una maggiore propensione all’azione collettiva. Questo potrebbe dipendere da fattori di path-dependency: la Cgil è il sindacato italiano più antico e più coerente con la teoria. Cisl e Uil sono state fondate, e per vari periodi gestite, con mezzi e fini politici e geo-politici, che quindi le rendono più difformi dal modello di sindacato costruito dalle teorie, in particolare quelle basate sulla mobilitazione delle risorse (meno quelle collegate alla funzione assicurativa e anticiclica) Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005

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Discussione b) il fatto che Cisl e Uil siano più forti nelle zone un tempo meno sviluppate (il tasso di analfabetismo misura la scolarizzazione delle coorti più anziane, con i tassi di istruzione attuali la relazione non tiene) può essere spiegato con un argomento storico, come si è detto. Mentre la forza della Cgil sembra associata con la possibilità di mobilitare le risorse presenti in un territorio, questo non succede per Cisl e Uil, le cui attività sembrano quindi avere una natura più di tipo assicurativo, se non di assistenza sociale. Gabriele Ballarino DSL, UniMi, 21/2/2005


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