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1 Istituzioni di Economia e Organizzazione dImpresa Istituzioni di Economia Docente: Ing. R. Chiavaccini.

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Presentazione sul tema: "1 Istituzioni di Economia e Organizzazione dImpresa Istituzioni di Economia Docente: Ing. R. Chiavaccini."— Transcript della presentazione:

1 1 Istituzioni di Economia e Organizzazione dImpresa Istituzioni di Economia Docente: Ing. R. Chiavaccini

2 2 Unosservazione personale F Quando mi sono iscritto ad Ingegneria a Pisa (1965) io, come tutti gli studenti italiani, poco o nulla sapevo di problemi economici e organizzativi F La scuola italiana di quellepoca privilegiava altre culture (meglio se orientate al passato) F Da cui si diceva …..

3 3 Paradiso F Luogo in cui –i meccanici sono tedeschi –i poliziotti sono inglesi –i cuochi sono francesi –gli amanti italiani e tutti sono organizzati dagli svizzeri

4 4 Inferno F Luogo in cui: –i meccanici sono francesi –i poliziotti tedeschi –i cuochi inglesi –gli amanti svizzeri e tutto è organizzato dagli italiani !! F E oggi ?

5 5 Domanda F Qual è questo anno il livello culturale degli studenti del I° anno di ingegneria gestionale? F Facciamo una verifica empirica!

6 6 Chi ha scritto ? LILIADE (?) LA DIVINA COMMEDIA ( 1307) I PROMESSI SPOSI (1827) IL GATTOPARDO (1958)

7 7 Chi ha scritto ? "RICERCA SULLA NATURA E SULLE CAUSE DELLA RICCHEZZA DELLE NAZIONI (1776) "PRINCIPI DI ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA DEL LAVORO" (1906) LIMPRESA DI QUALITÀ (1989) "LA MACCHINA CHE HA CAMBIATO IL MONDO" (1991) RIPENSARE LAZIENDA (1992)

8 8 Nota bene F La scuola italiana, parte dalle origini (come i CV: nato a, scuole a, laurea a, impiegato a,..) ed è sempre … …. in ritardo ! F Gli studenti italiani sanno tutto (quasi) sulle guerre puniche e poco o nulla del mondo attuale …. a meno che non siano personalmente interessati (scelte individuali)

9 9 Cos è ? –Il fuorigioco –Il pit stop –Un sms –Un Tablet –Facebook F Qualcuno di voi sa come funziona leolipila (il motore) di Erone ? F E un motore brushless?

10 10 Cos è? F La produttività F Il PIL - Prodotto Interno Lordo F Lo Spread F Il profitto F Il cash flow netto F Un sistema ERP

11 11 Perché allora studiare leconomia (e lorganizzazione) ?

12 12 F Ovvio: –Non la conoscete –Influenzerà significativamente la vostra vita in quanto il suo posto è al centro della vita sociale –Il mestiere che vi siete scelti si basa sulla stessa (e sullorganizzazione) Perché ?

13 13 F Ci sono molti problemi economici per i quali non sempre esiste una soluzione facile: –Perché cè disoccupazione? –Perché cè un trade-off negativo tra disoccupazione e inflazione? –Perché il prezzo del pane aumenta? –Perché i tassi di interesse aumentano o diminuiscono? Economia & vita sociale

14 14 Aspetti tipici F Ci sono economisti (e politici) che suggeriscono soluzioni diverse F E allora come scegliere? F Non sarebbe bene comprendere un po meglio gli effetti della politica economica, dal momento che sarete lelite culturale del Paese (chi non ha una laurea se la inventa!) e, soprattutto, che siete stati e sarete elettori attivi ?

15 15 Economia & professione F Le scelte aziendali che farete (o che farete prendere) devono puntare al massimo profitto o al massimo cash flow netto? F Come si possono ridurre significativamente i costi –ricercando economie di scala o –puntando a strutture organizzative snelle (Lean)? F ----

16 16 F Della società e del comportamento degli uomini nella società F Se ne occupa dal punto di vista economico, della ricchezza, perché nella società non ci sono mezzi sufficienti per soddisfare tutti i bisogni e per raggiungere tutti gli obiettivi Di che cosa si occupa leconomia?

17 17 F Leconomia è una scienza si parla infatti di scienza economica F Ciò che fa di una materia una scienza è il metodo scientifico, cioè la formulazione di teorie e la verifica sperimentale di queste teorie (bene o male siamo tutti figli di Galileo) F Ogni teoria nasce dallosservazione della realtà Allora cosè leconomia?

18 18 F Nella scienza si utilizzano modelli: –descrittivi per spiegare la realtà e le sue cause –previsionali (simulativi) per prevedere dei possibili comportamenti della realtà stessa –normativi per imporre dei comportamenti F Generalmente, per i modelli, si utilizzano: –equazioni matematiche –grafici –disegni –simulacri fisici Modelli

19 19 Modelli F Ecco perché fin dai primi anni gli studenti di ingegneria devono studiare molta matematica, fisica, …

20 20 F Purtroppo nelleconomia le cose sono ancora più complicate perché gli oggetti in studio non sono elementi naturali come masse, elettroni, molecole, … che hanno comportamenti sempre uguali F Non bastano i precedenti modelli: sono necessari anche i modelli verbali ovvero modelli qualitativi (magari riportati in forma di grafici per spiegarli meglio) Modelli economici

21 21 Gli attori dellEconomia F Gli attori dellEconomia sono ancora delle entità naturali F Hanno però comportamenti particolari che oltretutto possono cambiare in brevissimo tempo: le persone

22 22 F Il pericolo è che volendo ingabbiare le persone in rigidi modelli aprioristici in realtà ci sfuggano di mano F E, quindi, o si obbligano le persone con la forza a comportarsi come previsto dal nostro modello (vedi il marxismo) o ci sentiremo dire: gli economisti riescono a spiegare gli eventi solo a posteriori (economia descrittiva vs predittiva) !! Modelli Vs persone

23 23 Modelli Vs persone F Ad esempio un modello classico dellEconomia è la curva della Domanda dove si mettono in relazione le quantità vendute in funzione del prezzo F Oggi tale modello spiega bene la realtà? F Quando comprate qualcosa lo fate solo in relazione al prezzo ? F E perché le automobili nel posteggio qui davanti hanno si prezzi diversi ma di fondo sono tutte differenti luna dallaltra?

24 24 F Ecco perché gli ingegneri tutti, sia i gestionali che gli altri, che necessariamente si devono occupare di aspetti economici e organizzativi, quando si troveranno nella vil realtà (con le persone) avrebbero bisogno non solo di sviluppare il lobo cerebrale sinistro ma anche quello destro ! Modelli vs Persone

25 25 Emisferi cerebrali F Conoscete le specializzazioni dei due emisferi del cervello?

26 26 Ad Ingegneria F Vi alleneranno molto lemisfero sinistro (quello dei modelli): il lobo destro rischierà però di rimanere atrofizzato F Con questo corso tenterò di darvi uno stimolo ad allenare meglio anche quello destro per avere una mentalità più corretta

27 27 Un consiglio F Sia per la tradizionale impostazione scolastica dal passato al presente sia per la fatica di aggiornare i programmi, spesso, anche (e purtroppo) allUniversità, si utilizzano teorie e modelli obsoleti

28 28 Parole classiche delleconomia F Scarsità è la principale parola chiave, che ha fatto definire leconomia la scienza della scarsità F Beni economici (beni scarsi) –materiali (cioccolatini, automobili, petrolio, …) –immateriali (spettacolo, cura di un dente, uso di un bene pagandone laffitto, il lavoro delle persone pagandone il salario, …)

29 29 Parole chiave delleconomia F Utilità: un bene è economico se è utile alle persone (soddisfa un bisogno) ma è scarso F Produzione: i beni economici, in quanto scarsi, devono/possono essere prodotti F Prezzo: i beni economici, in quanto prodotti, hanno un prezzo di scambio (concetto di mercato)

30 30 Parole chiave delleconomia F Risorse: nel processo produttivo si utilizzano altri beni intermedi, ovvero risorse, anche queste scarse, per cui sorge il problema dellimpiego alternativo F Produttività: quantità di beni ottenuti con limpiego di una unità di risorsa

31 31 Nota bene F Non tutti i beni intermedi sono prodotti F Esempio: –La terra –Il lavoro F Possono però essere migliorati per aumentarne la produttività, attraverso luso dei fertilizzanti (la terra) e attraverso listruzione (il lavoro)

32 32 Definizione di Economia (Samuelson) F Leconomia è lo studio del modo in cui gli individui e la società pervengono a scegliere, con o senza luso della moneta, di impiegare risorse produttive scarse, suscettibili di usi alternativi, per produrre vari tipi di beni e distribuirli per il consumo, attuale o futuro, tra varie persone e gruppi sociali F Si noti il concetto di moneta e di tempo attuale e futuro

33 33 F Si divide in due branche principali: –Teoria economica (o Economia) - Studia le leggi delleconomia e il funzionamento dei mercati –Politica economica – Riguarda lo studio dellintervento pubblico (lo Stato utilizza gli strumenti a disposizione, per correggere le imperfezioni del mercato e per raggiungere lobiettivo del benessere della collettività) La scienza economica

34 34 La Teoria Economica F Si distingue in: –Microeconomia - Studia il comportamento dei singoli (consumatori e produttori), la formazione dei prezzi, i mercati (dei beni, del lavoro, della moneta), …. –Macroeconomia - Studia i fenomeni del sistema economico aggregato, del livello generale dei prezzi, della disoccupazione, dellinterdipendenza reciproca tra i vari mercati, …

35 35 Il Corso F Come sempre il corso di Istituzioni (60 ore) è diviso in questi due classici argomenti: –Microeconomia –Macroeconomia

36 36 Il Corso F Fatta questa premessa è ovvio che un corso di introduzione allEconomia, per persone che non hanno nemmeno le conoscenze di base, è un grosso pachiderma con molti argomenti e, quindi, difficile da mangiare e digerire in 60 ore F Il trucco è ovviamente quello classico: un morso alla volta … e un po di tempo

37 37 Il Corso F Per aiutarvi questanno il CdL ha programmato (e pagato) 30 ore di didattica aggiuntiva (facoltativa per voi) per cercare di aiutarvi a digerire meglio gli argomenti proposti F Lesame verterà ovviamente solo sugli argomenti trattati nelle 60 ore ufficiali: le 30 ore aggiuntive serviranno solo …. a capire meglio

38 38 Il Programma F Cercherò, nel mio piccolo, di utilizzare modelli più attuali, anche a costo di mettere in dubbio i sacri testi! F Tratterò pertanto gli argomenti in ordine temporale inverso dal solito: da oggi a ieri invece che da laltro ieri ad ieri

39 39 La I° Rivoluzione Industriale Un po di storia dellEconomia: in pillole ovviamente, per non appesantire il pachiderma !!

40 40 La I° rivoluzione industriale F Segna, verso la metà/fine del 700, la nascita della moderna economia industriale È basata su nuove tecnologie (James Watt - macchina a vapore) F e su una nuova forma di organizzazione definita divisione del lavoro (Adam Smith - Ricerca sopra la natura e...)

41 41 La I° rivoluzione industriale F Le nuove tecnologie e la nuova formula organizzativa portarono a fortissimi aumenti della produttività F Ovvero della quantità di beni (materiali) prodotti per ora lavorata F E, quindi, del PIL (Prodotto Interno Lordo)

42 42 Il PIL F Si indica con PIL la ricchezza prodotta in un anno da un paese F Il PIL è dato dal valore totale prodotto ed è misurato dalle vendite dei beni e servizi fatte da tutte le aziende, al netto delle importazioni e della produzione di beni/servizi intermedi

43 43 AziendaAcquistiLavoroAmmor.tiProfittoVendite I°1 (Estero) II° Totale PIL = 38 – 1 – 15 = 22 Il PIL (al costo dei fattori)

44 44 Il PIL (al costo dei fattori) F Definizione duale F Il Valore Aggiunto è dato dalla somma dei redditi individuali (lavoro = salari/stipendi) + ammortamenti + profitti PIL = VALORE AGGIUNTO = = 22

45 45 La nascita delleconomia F La nascita delleconomia come scienza autonoma si fa dunque risalire al 1776 con la citata pubblicazione di Adam Smith, professore di Filosofia morale, Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle Nazioni

46 46 La nascita F Leggiamo allora il brano (modello verbale) degli spilli di Smith da sempre preso come simbolo della rivoluzione industriale e, quindi, della nascita dellEconomia F Il brano è alla base del DNA industriale moderno e, quindi, degli ingegneri classici F Badate bene ho detto moderno, classici non attuali e/o futuri

47 47 Il brano degli spilli F È il modello verbale perfezionato poi da F. W. Taylor (Principi di organizzazione scientifica del lavoro) che ha teorizzato il lavoro industriale realizzato: –Dividendo il lavoro con personale specializzato (e quindi per operazioni specifiche e in reparti/uffici specializzati ovvero in Silos, in gergo attuale) –Con modalità meccanizzate/automatizzate (centralità delle macchine) e, inevitabilmente, con lotti e code

48 48 Le Specializzazioni q Task Specialization: suddivisione del processo in attività elementari q Labor (o Resource) Specialization: attribuzione al personale di una o più attività da svolgere q Knowledge Specialization: Conoscenze specifiche necessarie per svolgere le diverse attività

49 49 Progettiamo un Processo F Avete appena fondato un nuovo giornale e vi ponete il problema del Processo per spedirlo in abbonamento F A proposito di cultura, qualcuno a scuola vi ha mai parlato dei Processi come entità fondamentali nel funzionamento delle aziende/organizzazioni?

50 50 Le attività/operazioni/tasks del Processo 1.Piegare il fascicolo 2.Imbustarlo 3.Chiudere la busta 4.Incollare cartellino indirizzo 5.Affrancare

51 51 Una prima domanda (a Smith?) F Conviene utilizzare un Processo: 1.Manuale 2.Meccanizzato/Automatizzato (che, si può dimostrare, costa unitariamente meno del precedente) ?

52 52 Siamo nel 2013 F Ed Internet? Ed i Tablet? F È ovvio che oggi (non ai tempi dello Smith e del Taylor) il rischio (parola chiave in Economia) di acquistare una macchina costosa destinata però a rapida obsolescenza (altra parola che ritroverete spesso) è molto alto F Il che fa venire qualche dubbio sulla veridicità (odierna) di una parte almeno delle parole di Smith

53 53 Una seconda domanda F Avendo deciso, per ridurre i rischi, di utilizzare inizialmente un Processo manuale, conviene, per ridurre il tempo, lavorare con modalità: –industriali (ogni persona svolge, come dice lo Smith, una sola operazione producendo, inevitabilmente, a lotti) –artigianali (ogni persona svolge in sequenza tutte le operazioni: one piece flow)?

54 54 Noi tecnici siamo o no positivisti (Galileiani) ? F Facciamo una verifica sperimentale per vedere quale sia la soluzione migliore !

55 55 Eppur si muove …. F Le teorie ed i modelli, specialmente quelli più vecchi come quello di Smith, non sono il Vangelo: mettiamoli pure in dubbio F LUniversità lhanno inventata per questo e Galileo non è nato invano!

56 56 Siate affamati, siate folli !!! Steve Jobs

57 57 Eppur si muove …. F Come si vede sperimentalmente si mette meno tempo a produrre con uno schema artigianale che industriale (caro il mio Smith) F Perché ? F Ci sono meno sprechi (Muda = parola giapponese) di tempo! Li vedete? F E poi … con lOne Piece Flow si inizia a consegnare prima

58 58 La II° Rivoluzione Industriale

59 59 La II° rivoluzione industriale F Si identifica con la produzione di massa F Si basò su nuove tecnologie quali: energia elettrica, lavorazioni meccaniche a dimensioni standard, tolleranze di lavorazione F E su nuove forme di organizzazione del lavoro –catene di montaggio (Henry Ford) –razionalizzazione del lavoro specialistico (F.W. Taylor - Principi di organizzazione scientifica del lavoro)

60 60 La II° rivoluzione industriale F Le nuove tecnologie e la nuova formula organizzativa (per funzioni, silos) portarono ad ulteriori fortissimi aumenti della produttività (ancora di beni materiali) e, quindi, del PIL

61 61 La Microeconomia F A cavallo fra I° e II° rivoluzione industriale si sviluppa la Microeconomia Classica F Si inizia a studiare scientificamente: –Il comportamento del singolo consumatore –Il comportamento della singola impresa –Il comportamento del singolo mercato (dei beni, del lavoro, dei fattori produttivi, dei capitali, ecc.)

62 62 La Microeconomia –Il funzionamento del sistema economico attraverso la teoria dellequilibrio economico generale, che mette insieme i risultati raggiunti in precedenza in tema di comportamento di consumatori, imprese e mercati F È un punto di arrivo (a differenza della macroeconomia che assume linterdipendenza del sistema economico nel suo insieme come punto di partenza dellanalisi)

63 63 Una III° Rivoluzione Industriale ?

64 64 Una III° rivoluzione industriale ? F Negli anni 80 del secolo scorso lo sviluppo delle tecnologie informatiche in grado di automatizzare il lavoro sia di officina che di ufficio (le fabbriche automatiche – CIM Computer Integrated Manufacturing) F ha fatto ritenere che la produttività (ancora di beni materiali) potesse ulteriormente e significativamente aumentare

65 65 Una III° rivoluzione industriale ? F Questo nei paesi maggiormente industrializzati non si è verificato tanto che Solow - premio Nobel per lEconomia- ha potuto affermare: –i computers si sono visti ovunque tranne che..... nelle statistiche sulla produttività

66 66 Una III° rivoluzione industriale ? F Hanno prevalso forme di produzione con minore automatizzazione ovvero due nuovi modelli organizzativi giapponesi: – la qualita totale (Total Quality Management) Limpresa di qualità – Deming –la produzione snella (Lean Development/ Production) simbolizzati dalla Toyota La macchina che ha cambiato il mondo - Womack T1 T2 T0

67 67 I modelli giapponesi hanno imposto (stanno imponendo) a tutto il mondo profonde modifiche organizzative ai modelli della produzione industriale Non sono però riusciti a far aumentare fortemente il PIL nelle nazioni più industrializzate che li hanno adottati, compreso il Giappone Una III° rivoluzione industriale ?

68 68 F Né le nuove tecnologie informatiche né le nuove formule organizzative sono riuscite da sole a scatenare una rivoluzione ovvero sono state capaci di far aumentare di ordini di grandezza la produttività e, quindi, il PIL Una III° rivoluzione industriale ?

69 69 Di recente, nei paesi maggiormente industrializzati, si è però evidenziato un fenomeno del tutto nuovo: i consumi sempre più si sono orientati verso prodotti immateriali e servizi che si basano sulle ICT (Information & Communication Technologies) Una III° rivoluzione industriale ?

70 70 Una III° rivoluzione industriale ? F Nei paesi ad economia avanzata si sta passando da uneconomia basata sul consumo di beni materiali e di servizi fisici a uneconomia basata sul consumo di informazioni

71 71 Una III° rivoluzione F Questo aspetto, in sinergia con: –limpetuoso sviluppo delle ICT –la diffusione dei modelli organizzativi giapponesi F ha portato a una III° rivoluzione economica iniziata da alcuni anni negli USA

72 72 La III° rivoluzione Negli USA: F Gli investimenti in informatica, saliti del 6% allanno dal 1960 al 1990, dal 1990 sono saliti del 12% allanno F Dal 1996 laumento annuo della produttività è passato dal 1,75% al 2,75% F Il PIL è cresciuto a ritmi del 5% annuo

73 73 La III° rivoluzione F Il 1996 è tradizionalmente considerato lanno di inizio della III° rivoluzione conosciuta come New o Net Economy o e-Economy F I modelli della Microeconomia classica sono diventati, almeno in parte, obsoleti

74 74 La New Economy F La New Economy sta cambiando non solo il cosa produrre ma di fatto sta cambiando alla base anche il come farlo ovvero il modo di fare impresa

75 75 F Non è un caso che: allinizio del nuovo millennio le tre persone più ricche degli USA fossero il fondatore, il cofondatore ed il presidente di Microsoft diecimila dipendenti della Microsoft tramite le stock options in pochi anni siano diventati milionari in dollari La New Economy

76 76 F Non è un caso che: F Google abbia avuto alla fine del 2007 uno share del 56% del mercato pubblicitario di internet (valore stimato nel 2008 di 80 miliardi di $) F Microsoft abbia recentemente lanciato unofferta dacquisto (rifiutata) di Yahoo da 45 miliardi di $ per arrivare al 31% di tale mercato mentre abbia acquistato Skype nel 2011 per 8,5 miliardi di $ La New Economy

77 77 La New Economy F Non si deve comunque confondere landamento del PIL con le crescite (o le perdite) tumultuose e anomale della Borsa per effetto di bolle speculative

78 78 La New Economy F Il PIL ogni anno puòal massimo crescere di qualche punto percentuale F Il PIL ogni anno può al massimo crescere di qualche punto percentuale F In Italia, molto indietro nella New Economy, saremmo contenti se salisse del 2% (negli ultimi 5 anni e diminuito del 9%) F Le crescite (o le perdite) di borsa possono viceversa essere di ordini di grandezza

79 79 La New Economy F Le crescite anomale della borsa, dopo una grossa euforia iniziale sono state per altro molto ridimensionate

80 80 Cosa si pensava nel 1999 Pensiero comune: If you are NOT IN E-BUSINESS, you are OUT OF BUSINESS Pensiero comune: If you are NOT IN E-BUSINESS, you are OUT OF BUSINESS Fiducia comune:.COM or E- significa automaticamente passaporto per la ricchezza Fiducia comune:.COM or E- significa automaticamente passaporto per la ricchezza

81 81 E nel 2000? Scoppio della INTERNET Bubble Scoppio della INTERNET Bubble Pessimismo intenso per ogni nuova avventura ICT Pessimismo intenso per ogni nuova avventura ICT Dappertutto titoli del tipo: le-Business è morto! Dappertutto titoli del tipo: le-Business è morto!

82 82 Nella realtà La maggioranza delle aziende e un numero sempre maggiore di consumatori utilizza o pensa di utilizzare in qualche modo Internet/Intranet La maggioranza delle aziende e un numero sempre maggiore di consumatori utilizza o pensa di utilizzare in qualche modo Internet/Intranet Stanno emergendo molti altri servizi basati sulle informazioni richiesti e svolti in tempo reale Stanno emergendo molti altri servizi basati sulle informazioni richiesti e svolti in tempo reale Si sono avuti altri enormi progressi nelle infrastrutture e nel software Si sono avuti altri enormi progressi nelle infrastrutture e nel software

83 83 Cè abbondanza di capitali in cerca di impiego (Venture Capital) Cè abbondanza di capitali in cerca di impiego (Venture Capital) Cè un forte interesse da parte degli end users Cè un forte interesse da parte degli end users In sostanza è inevitabile una importante crescita di medio termine In sostanza è inevitabile una importante crescita di medio termine Nella realtà

84 Il trend Long-term Trend E-business trend Situazione attuale

85 85 I cambiamenti strutturali F Pr riassumere: –Negli ultimi ventanni nel mondo delle aziende si sono verificati a cascata cinque cambiamenti strutturali dovuti alle ICT e ai modelli organizzativi per processi dei giapponesi (TQM e Lean) che non ha precedenti quanto a ritmo e portata delle trasformazioni –È un periodo che non ha precedenti quanto a ritmo e portata delle trasformazioni

86 86 I cambiamenti strutturali Tempo Valore Automazione Qualità & Lean e-Commerce e-Business m-Business

87 87 I cambiamenti strutturali F Le prime due svolte strutturali (Automazione e Quality & Lean Thinking) hanno imposto alle aziende industriali grandi trasformazioni interne, ad esempio: –Nel settore siderurgico la concorrenza estera e la richiesta di maggiore efficienza hanno imposto enormi interventi di ristrutturazione –Lindustria automobilistica ha compiuto una migrazione strutturale analoga attraverso tagli dei costi, ristrutturazioni e reengineering dei processi

88 88 I cambiamenti strutturali ICT F Dal 1995 nelle ICT si è assistito a tre grandi migrazioni strutturali avvenute in rapida successione: –e-commerce –e-business –m-business F È interessante osservare che i cambiamenti strutturali indotti da questi fenomeni non sono confinati allinterno delle singole imprese, ma in qualche modo sono andati anche oltre i confini

89 89 I cambiamenti strutturali F Le-commerce, soprattutto nel mercato nordamericano, ha profondamente modificato le modalità di interazione fra impresa e clienti F Le-business ha avuto un impatto simile su fornitori e dipendenti F E, se anche è forse troppo presto per affermarlo con certezza, è possibile prevedere che lm- business (mobile business) indurrà cambiamenti ancora più profondi, perché i suoi tentacoli si diffondono ovunque

90 90 I cambiamenti strutturali F Gli effetti dellm-Business, e questo lo rende un fenomeno del tutto nuovo, si avvertono su tre piani diversi: –infrastrutture e device –applicazioni ed esperienze –relazioni e supply chain

91 91 F Esaminiamo più da vicino i tre aspetti che, insieme alle nuove tipologie di prodotti/servizi desiderati dal mercato, hanno generato la III° rivoluzione : –ICT aziendali –Qualità Totale –Gestione per Processi (Lean) QT GP ICT La New Economy

92 92 Il CORSO

93 93 Obiettivo F È propedeutico e, quindi, ha lo scopo di introdurre gli studenti al mondo dellEconomia «Attuale» F Il mio specifico obiettivo è interessarvi agli argomenti in modo da stimolarvi ad approfondirli (come fate con Facebook) indipendentemente dagli esami

94 94 Programma 1.Lean Thinking: –Assessment –Principi del Lean Thinking –----

95 95 Programma 2.Sistemi informativi aziendali: –I sistemi informativi operativi e gestionali –Alcune delle principali EAS: u Commercio elettronico u ERP u CRM u ----

96 96 Programma 3.Elementi di microeconomia classica: –Domanda –Offerta –Mercato

97 97 TESTI di Riferimento: Materiale fornito dal docente (in rete)

98 98 Esami F Prova scritta, in itinere, su Microeconomia con simulazione in aula F Prova orale su resto programma

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