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Modularità Rita Minello.

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Presentazione sul tema: "Modularità Rita Minello."— Transcript della presentazione:

1 Modularità Rita Minello

2 La modularità è la risposta organizzativa alle teorie del curricolo (ad ogni teoria o modello corrisponde una logica modulare diversa). Progettare nella complessità significa disegnare procedure modulari, non percorsi fissi (rigidi, uguali per tutti) ma sovrabbondanti (tali da garantire flessibilità d’uso, alternanza all’occorrenza, ecc).

3 La modularità è strettamente correlata
agli obiettivi-competenze da raggiungere, ai nodi concettuali oggetto dell’apprendimento, al metodo utilizzato. In altre parole: un modulo può essere plurale, ma deve riconoscere la prevalenza di una competenza, di un concetto, di un metodo.

4 Affronteremo tre interpretazioni, ovviamente unilaterali se accolte separate, che necessitano di lettura integrata: la modularità delle strutture, la modularizzazione delle procedure, la modulazione dei processi. Sono necessarie tutte e tre.

5 Approcci alla modularità nella scuola e nella formazione
Interpretata nei modi più disparati, la modularità nella scuola italiana ha assunto apparenze per lo più organizzative. In realtà è stata impiegata per arginare l’incalzare delle problematiche strutturali connesse alla riduzione della domanda nella scuola (negli ultimi 10 anni un milione di studenti, 67mila classi e 86mila insegnanti in meno; dati del Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione) e, per contro, all’esplosione della domanda, più specifica e mirata, propria della formazione adulta e dell’apprendimento permanente.

6 L’educazione modulare ha ben poco a che fare con i cosiddetti moduli della scuola primaria introdotti con la revisione degli ordinamenti: tre insegnanti su due classi parallele (è questo il modulo più diffuso) non garantiscono alcuna modularità, ma semplicemente una ripartizione del carico di lavoro; nel migliore dei casi con una condivisa azione didattica, nel meno felice con azioni isolate e frammentate.

7 Ogni modulo acquista significato dalla relazione con gli altri e dal suo posizionamento con gli altri nel disegno complessivo. Il modulo in sé è oggetto “sconnesso”. Il valore e il senso della proposta modulare, che equivale all’unitarietà dell’intervento educativo, si ottengono dall’intreccio e dalla processualità che di volta in volta ridefiniscono ogni modulo in modi diversi.

8 I princìpi della modularità formativa: le metafore
Richiamano il concetto di struttura modulare tanto i blocchi ad incastro usati dai bambini per le costruzioni così come gli elementi prefabbricati a scopo edile, tanto le parti interconnesse dei veicoli aerospaziali così come l’organigramma di un’azienda. Ma se si allarga il concetto al verbo “modulare” affiorano altre e diverse metafore: si possono modulare le voci in un’azione corale così come le note di una sinfonia, si possono modulare gli interventi in un simposio per ottenere la massima attenzione presso l’uditorio così come gli interventi formativi per garantire la massima efficacia per ciascun allievo.

9 La modularità della struttura
La forma dell’intervento didattico segue strutturalmente una logica di modulo, ossia di blocchi o di segmenti formativi. I moduli sono unità formative autosufficienti (Domenici) con sezioni di ingresso, di formazione e di uscita. I princìpi rintracciabili sul piano strutturale possono essere così precisati:

10 - ogni modulo può essere suddiviso in segmenti, fino a raggiungere i moduli molecolari, ossia strutture a contenuto tipico e invariabile; - più moduli molecolari, collegati e interdipendenti, danno luogo a moduli a complessità variabile, cioè ad elementi funzionalmente completi (es.: tempi, luoghi e risorse necessari allo sviluppo di un argomento, o di un nodo concettuale, o di una tematica); - il significato assunto da un modulo a complessità variabile è rappresentato dall’oggettivazione della sua forma e dalla funzione per cui è stato progettato. Per es.: l’insegnamento di lingua straniera può assumere una forma temporale fissa (moduli di tre ore settimanali per tutto l’anno) oppure una forma temporale e spaziale variabile (moduli intensivi in situazione, moduli di potenziamento in laboratorio linguistico, moduli di mantenimento in aula); - i fondamenti epistemici di una disciplina determinano le diverse forme delle strutture modulari.

11 Per es.: le discipline (o i settori disciplinari) a contenuti strutturati gerarchicamente (con classificazioni, tassonomie, algoritmi, ecc.) possono rappresentarsi con forme ad albero o a radice.

12 Le discipline a sviluppo incrementale progressivo (con approfondimenti, analisi in profondità, ricostruzioni storiche, ecc.) possono rappresentarsi con forme a spirale.

13 I settori disciplinari a spiccata valenza euristica (con sviluppi irregolari, logiche non formali, nuovi paradigmi scientifici, ecc.) possono rappresentarsi con forme reticolari, dove i moduli si costruiscono negli incroci tra nuove relazioni e nuovi e vecchi nuclei concettuali.

14 La modularizzazione delle procedure
L’aggregarsi modulare non è dato dalla staticità delle strutture; è dovuto invece al dinamismo, all’evoluzione, all’interazione. In realtà un modulo, per quanto interessante, da solo ha ben poco senso; il senso viene determinato dalle connessioni nella trama di contesti e azioni in cui si colloca. (Elemento critico).

15 Linearità e modularizzazione. La sequenza
La forma lineare é diventa il bersaglio primario di coloro che sostengono forme ad essa, talvolta affrettatamente, ritenute antitetiche. La linearità didattica per antonomasia è quella proposta da Skinner nella teoria dell’istruzione programmata che, basandosi sulla relazione “stimolo-risposta-rinforzo”, risponde soltanto alla strutturazione in micro-blocchi dei contenuti da apprendere ed esclude qualsivoglia concezione processuale.

16 Viene meno, pertanto, alla condizione essenziale poiché l’input é unico e l’output é chiuso.
Non c’è spazio per la variabilità, o peggio la variabilità é errore.

17 Ramificazione e modularizzazione.
Le forme ramificate, nelle conosciute strutture ad albero e a radice, si presentano, se associate, ad elevato potenziale modulare. Le forme a radice coinvogliano una molteplicità di input, selezionandoli e filtrandoli, verso un processore. Le forme ramificate ad albero, pur partendo da un’unica fonte, accompagnano in progressione la variabilità dei singoli processi (danno luogo ad una molteplicità di output) e tale variabilità è garantita dalla reciprocità comunicativa tra codici interni e messaggi esterni.

18 In ambito didattico, sono forme complementari, singolarmente a debole flessibilità perché gerarchicamente preordinate, ma congiunte possono adeguatamente servire per organizzare e governare il processo educativo. La modularizzazione a radice segue la procedura bottom-up e il procedimento logico induttivo (dalle proposizioni particolari ai principi generali).

19 Le forme ramificate ad albero, all’opposto, partendo da uno specifico problema/concetto rappresentano la pluralità di senso negli esiti e nell’orientamento dei percorsi individuali. La modularizzazione ad albero segue la procedura top-down e il procedimento logico deduttivo (dall’universale al particolare).

20 La rigidità (nella comunicazione, nello sviluppo del percorso, nei passaggi e negli scambi) è il limite/vincolo d’origine delle ramificazioni pure, e lo ritroviamo nelle proposte di procedure didattiche ramificate di Crowder (in Tessaro F., 1976) che andiamo ora ad illustrare. (Ricordiamoci sempre che sono modelli: ci aiutano a leggere una realtà, ad interpretarla, a prefigurarla.Ma la realtà non si lascerà ingabbiare da nessun modello).

21 Procedura didattica: Simple program step
Comprende una sequenza principale e moduli secondari. Lo scopo dei moduli secondari è diversificare l’offerta, di approfondire o di estendere il modulo base, presentando comunque il contenuto con linguaggi e modalità diversi dal modulo base. Il modulo secondario non è solo un’informazione suppletiva ma è un’informazione diversa.

22 Procedura didattica: Simple subsequence
Da un modulo base si avvia lo studente ad un sottoprogramma facoltativo e/o opzionale. La sub-sequenza, che rinvia direttamente al modulo di partenza, può essere considerata complessivamente un modulo (come, ad es., un laboratorio facoltativo nell’arricchimento dell’offerta formativa) o un insieme omogeneo di moduli (come, ad es., una disciplina opzionale nella quota locale del curricolo).

23 Procedura didattica: Wash-back program
Procedura per la revisione di moduli già percorsi ma non correttamente appresi. Questo caso, considerato il suo tornare indietro e ripercorrere i medesimi moduli, non si presta ad essere utilizzato ovunque e in ogni disciplina, ma solo per nodi concettuali “obbligati”, senza il cui apprendimento non è possibile proseguire il percorso.

24 Procedura didattica: Wash-head program
È una sub-sequenza che sfocia nel modulo successivo a quello di provenienza. In questo caso la sub-sequenza è alternativa al percorso principale, può essere utilizzata quindi per percorsi di recupero o di approfondimento.

25 Procedura didattica: Complex wash-back program
È evidente come questa procedura possa essere utilizzata in caso di risposte multiple ad un item (o ad un test), ma risulta come minimo artificiosa per modulare curricoli formativi: è strutturalmente (e graficamente) interessante … ma sembra la progressione di un gambero!

26 Procedura di itinerari multipli (all’indietro) per la revisione di moduli già percorsi ma non correttamente appresi. Nella versione originale di Crowder, se l’allievo non raggiunge il livello previsto non può passare al successivo modulo della sequenza base e viene rispettivamente rinviato allo stesso modulo se ha raggiunto il livello A, un modulo indietro con il livello B, e due moduli indietro con il livello C.

27 Circolarità e modularizzazione
Le forme circolari si caratterizzano a) per la loro chiusura o apertura e b) nel caso di forme aperte, per la direzione di marcia assunta, in senso retro-duttivo o pro-duttivo. Le forma circolare chiusa è fondamentalmente autoreferenziale, una mascheratura della forma lineare, semanticamente è una tautologia, non spiega e non comprende altro che se stessa. Al contrario la forma circolare aperta, detta a spirale, conduce a interessanti soluzioni modulari poichè, mettendo in comunicazione i nodi possibili, dà luogo a trasformazioni progressive sia rispetto al modulo stesso, che può rileggersi alla luce di nuove acquisizioni, sia rispetto all’evoluzione dell’intero sistema.

28 La modularizzazione nella scuola dell’autonomia
In sede di progettazione va definita la progressione dei moduli - sulla base del presunto differenziale tra competenze in ingresso e competenze in uscita - sulla base dei tempi metodologici ed epistemologici di ogni disciplina o attività - sulla base delle azioni scolastiche e formative che vincolano alcuni periodi del percorso curricolare.

29 La modulazione dei processi
Accanto ai piani strettamente strutturali e procedurali, la modularità é cosa viva quando diventa modulazione, quando i paradigmi della dimensione processuale (tempo e durata, attesa e azione, comunicazione e relazione, esperienza e sapere, spazio e ambiente) rivestono di senso ogni forma, sia semplice che complessa.

30 Una similitudine. Il pentagramma, con le note e i vari simboli musicali si può rappresentare come un codice-struttura (modularità); uno spartito, anche se frutto del genio, si riduce ad una sequenza più o meno complessa di quei simboli e di quelle strutture (modularizzazione); soltanto quando si esegue (o si partecipa all’esecuzione musicale) quel brano diventa vivo perché riceve e offre emozioni (modulazione).

31 La modulazione è un processo complesso: non è la semplice applicazione di una procedura, ma dipende da un insieme di fattori personali (stati d’animo, conoscenze, ricordi e immagini mentali, relazioni, ecc.) e di contesto (tempo, luogo, rumore e disturbo, connessioni con il prima e il dopo, ecc.).

32 La modulazione dei percorsi
Se la scuola deve garantire ingressi differenziati e uscite differenziate, il percorso tra l'ingresso e l'uscita non può essere unico e obbligato. Problema: chi definisce il passaggio da un percorso all'altro.

33 La modulazione nella trasversalità disciplinare
Progetti trasversali, oggi più frequenti nella scuola di base che nella secondaria, vanno modulati valorizzando i raccordi anche innovativi (e divergenti) tra le scienze. La modularizzazione si basa sulla condivisione di oggetti di conoscenza (per es.: la legge di Ohm viene affrontata in fisica e condivisa da elettronica, elettrotecnica, ecc.); la modulazione si basa sulla condivisione di metodi e di competenze (es.: il metodo della ricerca, la competenza "comprensione del testo scritto descrittivo", ecc. possono essere condivisi da più discipline).

34 Se la modularizzazione è interessata all'accostamento multidisciplinare, la modulazione cerca il talento dell'allievo per espanderlo agli altri settori di conoscenza.


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