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La politica di sviluppo e coesione dell'U.E. Massimo Bagarani - Università del Molise Master in "Politiche di sviluppo e coesione e.

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1 La politica di sviluppo e coesione dell'U.E. Massimo Bagarani - Università del Molise Master in "Politiche di sviluppo e coesione e valutazione degli investimenti pubblici" Le Regioni nelle politiche comunitarie Le Regioni nel contesto istituzionale italiano I modelli teorici di sviluppo regionale La politica economica regionale nel contesto della multi level governance (due casi interessanti) La sfida dello sviluppo e lo scenario del

2 Unione Europea 1957Trattato di Roma (Stati) 1987Atto Unico (Regioni) Principio della COESIONE Obiettivo di riduzione delle divergenze strutturali 1992MaastrichtPrincipio di sussidiarietà Politica sociale Coesione economica e sociale 1999BerlinoAgenda 2000 Riforma dei fondi strutturali 2000NizzaLampliamento Il contesto e gli obiettivi comunitari 2004 La nuova riforma dei fondi strutturali

3 Principio di sussidiarietà (art. 3B Trattato di Maastricht) conseguenze La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato. Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell'azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario. L'azione della Comunità non va al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi del presente trattato. DECISI a portare avanti il processo di creazione di un'unione sempre più stretta fra i popoli dell'Europa, in cui le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini, conformemente al principio della sussidiarietà,

4 Pro e contro la Decentralizzazione Wallace Oatesdecetralization theorem Eterogeneità delle preferenze intergiurisdizionali Omogeneità delle preferenze intragiurisdizionali Tanto più veri i due assunti tanto più economicamente efficiente sarà la decentralizzazione Charles TieboutTiebout hypothesis The Pure Theory of Public Expenditures voting with their feet Schema neoclassico applicato al comportamento degli elettori

5 Pro e contro la Decentralizzazione Efficienza intergiurisdizionaleAppropriata distribuzione di individui e altre risorse (capitale) TRA le diverse giurisdizioni Efficienza intragiurisdizionaleScelta di azioni pubbliche che siano in grado di soddisfare la domanda collettiva allINTERNO delle giurisdizioni A B Inefficienze nel caso A Spillover Inefficienze nel caso BInefficienza politica

6 Differenze nellefficacia ed efficienza dellazione amministrativa ai diversi livelli UE Stato Regioni Enti locali Applicazione del principio di sussidiarietà Rafforzamento dellazione della P.A. E necessario

7 La questione regionale 1.Passaggio dalla centralità degli Stati alla centralità delle Regioni 2.Cambiamento nei meccanismi decisionali e nelle modalità di formazione delle scelte di politica economica 3.La governance e il collegato problema delle classi dirigenti UEStato-Regioni Evoluzione delle politiche comunitari Soggetti istituzionali interessati:

8 Alcuni aspetti generali della nuova filosofia di approccio Programmazione multi livello Top Down Bottom Up A livello centrale solo Top - Down Con lintroduzione delle Regioni nasce linterazione con la programmazione dal basso

9 Modelli di Multi Level Governance (MLG) Si distinguono almeno due grandi tipologie di modelli di MLG (Hooge, Marks, 2001b; Marks, Hooge, 2005): -una basata su di un principio di azione guidato da istituzioni prevalentemente pubbliche; -laltra di stampo prettamente neoclassico, fondata sullazione individuale o di gruppo come motore dellaggregazione giurisdizionale. Il primo tipo di governance presenta le seguenti caratteristiche generali: limitato numero di giurisdizioni; limitato numero di livelli giurisdizionali; sistema giurisdizionale quasi-permanente.

10 Valgono i seguenti principi: 1.confini giurisdizionali non sovrapponibili. Il livello a monte può contenere più livelli a valle, ma non si verifica una sovrapposizione territoriale di competenze, rientrando quindi nella tipologia nota delle istituzioni pubbliche territoriali (per chiarezza, la struttura Stato-Regioni-Province-Comuni); 2.gerarchia rigida e rigorosamente definita da atti normativi.La gerarchia determina responsabilità a cascata; 3.competenze plurime, con alta specializzazione nei diversi livelli per aree di competenze, quindi ogni livello avrà una pluralità di compiti, la cui ampiezza è definita dal grado di devoluzione delle competenze accettato dal sistema; 4.architettura istituzionale rigida e condivisa, senza la quale sarebbe impossibile regolamentare le relazioni tra le parti, con il conseguente insorgere di costi indesiderati, sia di coordinamento che di transazione. Modelli di Multi Level Governance (MLG) Modello gerarchico

11 Questo tipo di modello presenta numerosi limiti tra i quali: i)difficoltà a cambiare gli assetti vista lesistenza di elevate barriere decisionali che impediscono o rendono particolarmente onerosa, sia economicamente che socialmente, ladozione di nuove soluzioni giurisdizionali e la creazione di nuove istituzioni o confini; ii)presenza di identità territoriali forti che possono limitare la realizzazione di processi evolutivi di tipo istituzionale, generando resistenze alla creazione di giurisdizioni sopranazionali o sopraregionali; iii)dipendenza dalla capacità gestionale e amministrativa delle istituzioni. Un adeguato livello di efficienza amministrativa, infatti, è indispensabile per garantire il funzionamento dellintera architettura istituzionale, la sua assenza determina la possibilità che listituzione non riesca a perseguire i propri scopi e genera linsorgere di significativi costi di coordinamento e transazione. Modelli di Multi Level Governance (MLG) Modello gerarchico

12 Il secondo tipo di governance, alternativo al primo in termini di visione organizzativa ma non di coesistenza, presenta le seguenti caratteristiche generali: 1.ampia numerosità di giurisdizioni; 2.pluralità di livelli giurisdizionali; 3.sistema giurisdizionale flessibile sia rispetto al tempo (le giurisdizioni possono avere un arco di vita anche molto breve) che allo spazio (è sempre possibile la sovrapposizione territoriale); 4.giurisdizioni con competenze monofunzionali o specifiche e limitate. Modelli di Multi Level Governance (MLG) Modello diffuso Questo modello è molto più determinato dalle scelte individuali dei consumatori-cittadini, presi singolarmente e a gruppi, piuttosto che dallazione preordinata di una istituzione pubblica.

13 Modelli di Multi Level Governance (MLG) Modello diffuso Di stampo prettamente neoclassico, fondata sullazione individuale o di gruppo come motore dellaggregazione giurisdizionale (Hooge, Marks, 2001b; Marks, Hooge, 2005). Lampia numerosità di giurisdizioni è motivata dalla altrettanto ampia numerosità di preferenze che gruppi di cittadini possono avere allinterno del sistema sociale in cui vivono e che determina lesigenza di creare nuove giurisdizioni. In questa accezione, quindi, ciascun bene pubblico, a qualsiasi livello sia considerato, può essere oggetto di una specifica giurisdizione che opererà per internalizzare le economie esterne che derivano dalla produzione del bene medesimo. Ne consegue una reale possibilità di sovrapposizione territoriale delle competenze, visto che le giurisdizioni non saranno necessariamente, come nel caso precedente, mutuamente esclusive.

14 Modelli di Multi Level Governance (MLG) Modello diffuso Esempi di modello diffuso adottati in ambiente comunitario 1.PIC Interreg 2.PIC Urban 3.PIC Leader 4.Patti territoriali per loccupazione 5.Progetti Integrati Territoriali 6.Partecipazioni pubblico-privato Per il funzionamento di un sistema di questo tipo non risulta necessaria lesistenza di una architettura istituzionale rigida e formale, in quanto non è indispensabile lesistenza di una gerarchia tra le diverse giurisdizioni. Sarà interesse di tutti gli attori del modello di minimizzare le relazioni tra le giurisdizioni, cercando altresì di massimizzare le relazioni tra i componenti allinterno delle giurisdizioni.

15 La Multi Level Governance comunitaria UE Stato Regione Ente locale Privato Potestà legislativa ed esecutiva Solo potestà esecutiva

16 Obiettivi dellazione comunitaria Incremento del reddito e delloccupazione Riduzione delle divergenze strutturali (convergenza) Miglioramento dellefficienza della P.A. (obiettivo/strumento) Obiettivi trasversali dellazione comunitaria Ambiente Pari Opportunità Internazionalizzazione

17 TMAV PIL pc PIL pc ,8 2,6 2,4 2,2 2 1,8 1,6 1,4 1,2 1 Umbria Lazio Marche Toscana Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Veneto Emilia Romagna Verifica dellipotesi di convergenza in Italia Sardegna Abruzzo Campania Puglia Sicilia Molise Basilicata Calabria Lombardia Piemonte Valle dAosta Liguria

18 Stato – Regioni – Enti locali -sussidiarietà -partenariato -concertazione -programmazione dal basso -sviluppo locale -crescita endogena Levoluzione del sistema regionale italiano La svolta degli anno 90 La Nuova Programmazione – Recepimento dei principi di: Cosa è successo in Italia in quegli anni

19 La modifica degli assetti istituzionali 1.Elezione diretta dei Presidenti delle Regioni Conseguimento della stabilità politica 2.Riforma del Titolo V della Costituzione Ampliamento della capacità legislativa regionale 3.Responsabilizzazione delle amministrazioni locali nei processi decisionali e di programmazione della spesa Applicazione del principio di sussidiarietà (Leggi Bassanini)

20 Programmazione e finanza a livello regionale ? Bilancio Mercato REGIONE Contratti di programma Contratti di area Patti territoriali IIP e APQ Leggi ordinarie STATO POR PONPIC Altre azioni comunitarie UE PSR

21 Gli strumenti della programmazione regionale Praticamente tutte le Regioni hanno adottato nuove leggi di contabilità Le leggi prevedono in genere ladozione di due strumenti: A.Il Piano Regionale di Sviluppo (PRS) B.Il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria Regionale (DPEFR)

22 Contratti di programma Contratti di area Patti territoriali IIP e APQ Leggi ordinarie STATO POR PONPIC Altre azioni comunitarie UE PSR Programmazione e finanza a livello regionale Bilancio Mercato REGIONE PRS DPEFR

23 Sviluppo regionale: i modelli teorici Sviluppo equilibrato (modello neoclassico) Sviluppo ineguale (modelli di concentrazione-diffusione, crescita endogena, crescita esogena trainata dalle esportazioni) Convergenza naturale dei sistemi regionali Assenza di intervento pubblico Divergenza dei sistemi regionali Necessità di intervento pubblico se lequità è obiettivo di politica economica

24 Sviluppo regionale: il modello neoclassico Alta intensità di capitale Alta occupazione Bassa intensità di capitale Bassa occupazione Rendimenti del capitale bassiRendimenti del capitale alti Alti salari Bassi salari Hyp: perfetta mobilità dei fattori lavoro e capitale Regione sviluppataRegione non sviluppata

25 Sviluppo regionale: il modello neoclassico (segue) Regione sviluppata Regione non sviluppata L K Aumenta lintensità di K Aumentano i w Si riducono i w Aumenta la redditività di K

26 Sviluppo regionale: il modello neoclassico (segue) La funzione di produzione e il ruolo del progresso tecnico Y = f(K,L)K = capitale L = lavoro Y = K L 1- Progresso tecnico incorporato nei fattori (esogeno) disincorporato (endogeno) Y = A K L 1- Se con A chiamiamo il progresso tecnico disincorporato:

27 y1y1 Y K y0y0 k0k0 Sviluppo regionale: il modello neoclassico (segue) La funzione di produzione e il ruolo del progresso tecnico y = K L 1- y = A K L 1-

28 Sviluppo regionale: il modello neoclassico (segue) La funzione di produzione e il ruolo del progresso tecnico Y = A K L 1- Passiamo ai logaritmi e deriviamo rispetto al tempo y = a + k + (1- )l y - l = a + k – l) y, a, k, l = tassi di crescita nel tempo y –l = reddito pro-capite o produttività k – l = rapporto capitale lavoro La crescita della produttività (reddito pro-capite) è uguale alla crescita del progresso tecnico e del rapporto capitale - lavoro In assenza di PT il reddito pro-capite aumenta solo se la crescita del capitale eccede la crescita del lavoro

29 Sviluppo regionale: il modello neoclassico (segue) Il tasso di crescita del capitale (k) dipende da:

30 w nella regione ricca w nella regione povera L wnwn wsws w*w* w*w* produttività marginale del lavoro nella regione ricca produttività marginale del lavoro nella regione povera L*L* L Sviluppo regionale: il modello neoclassico (segue)

31 Dove si localizza una nuova impresa? Quali sono le determinanti per la sua localizzazione? Costo di trasporto Impostazione storica ma non soddisfacente

32 Esistono costi di produzione differenziati nello spazio -Costi del lavoro -Costi del capitale -Costi di formazione e acquisizione della tecnologia -Griglie salariali -Tassi di interesse praticati dalle banche -Presenza/Assenza di Università e Centri di Ricerca Queste differenze possono determinare un vantaggio localizzativo da parte delle imprese

33 Tipi di localizzazione ConcentrataDispersa Economie di agglomerazione ImplicitaEsplicita Dove limpresa nasceDove limpresa si trasferisce Incubazione Ciclo di vita: -del prodotto -dellimpresa

34 Economie di agglomerazione Economie di scala Interne alle imprese Economie di localizzazione Interne al settore ma esterne alle imprese Economie di urbanizzazione Esterne al settore ed alle imprese Von Thunen (1875) Localizzazione presso i grandi centri Marshall Economie esterne Richardson (1969) Tre tipi di economie di agglomerazione

35 Economie di scala Ripartizione dei costi fissi su una produzione maggiore Riduzione dei costi medi Economie di soglia Diseconomie -Flessibilità -Costi di trasferimento delle informazioni -Conflitti di interesse

36 Economie di localizzazione Vantaggi per i legami tra attività economiche compresenti Connessioni di produzione: Disponibilità locale di: a)Materie prime b)Semilavorati c)Manodopera specializzata d)Macchinari e)Tecnologie Connessioni di servizio: Disponibilità locale di: a)Servizi di manutenzione b)Servizi di assistenza c)Servizi di consulenza Connessioni di mercato Riduzione dei costi di transazione Circolazione delle informazioni

37 Economie di urbanizzazione Accesso ai servizi Mercato del lavoro Accesso alle informazioni Diseconomie Costi di congestione Salari più alti Rendite crescenti

38 Processi impliciti di localizzazione Natalità delle imprese Lincubatrice Le imprese nascono in unarea centrale (incubatrice) Si trasferiscono a seguito della crescita dimensionale Modello filtering down (Berry 1973) Settori innovativiCentro Settori maturi Periferia

39 La volontà di formare una nuova impresa Gradi di imprenditorialità di unarea Gli elementi Motivazione Capacità Opportunità Ambiente esterno

40 Struttura sociale Famiglia Incubatrice Economie di localizzazione Struttura industriale Struttura urbana Economie di urbanizzazione Nuova impresa Economie di scala

41 Effetto di trascinamento di altre imprese Impresa trainante Subfornitura Sviluppo di sistemi territoriali integrati verticalmente Sviluppo per poli come politica di sviluppo dei governi regionali (Perroux, 1955) Sviluppo squilibrato sia settorialmente che territorialmente Esperienze passate Politiche attuali Cassa per il Mezzogiorno Sostegno diretto

42 I modelli territoriali di piccole e medie imprese 1.Imprese di piccole dimensioni 2.Territori circoscritti 3.Specifiche caratteristiche dei processi produttivi 4.Specifiche caratteristiche sociali e culturali del territorio 5.Specifiche relazioni tra le imprese 6.Specifiche relazioni tra le imprese e il territorio

43 Grande impresa Competitività non determinata dalle economie di scala Piccole imprese Medie imprese Imprese artigiane Esclusa Dimensione

44 Territorio Dimensione limitata Generalmente aree sub-provinciali Generalmente aree pluri-comunali I Sistemi Locali del Lavoro SLL

45 Processi produttivi Scomponibilità delle fasi di lavorazione Imprese sussidiare (macchinari) Scomponibilità del lavoro Specializzazione del lavoro Qualità del Capitale Umano Specializzazione settoriale

46 Mantenimento dellefficienza dinamica Capacità adattativa Capacità innovativa Mantenimento della competitività Riduzione dei costi di transazione Riduzione dei costi di informazione Riduzione dei costi di apprendimento

47 Il contesto sociale Atmosfera industriale Qualificazione sociale Coinvolgimento istituzionale Identificazione e senso di appartenenza Storia e cultura

48 Problemi nella crescita? Imprese familiari Ruolo degli enti pubblici ImpresaResidenza

49 Relazioni tra imprese Relazioni tra imprese e territorio Rapporto di scambio sistematico Creazione di un humus locale ConcorrenzaCooperazione A B

50 Teoria della base economica Settore di base: esportazioni (X) Settore non di base: consumo interno (C-M) Modello semplificato Y = (C – M) + X X = X * M = mY C = cY Y = cY - mY + X * maggiore c-m, maggiore il moltiplicatore

51 Modello del reddito interregionale Assunzioni: Due sole regioni Tassazione proporzionale Investimenti e spesa pubblica esogeni Esportazioni esogene per la regione i ma endogeni nella j Importazioni endogene

52 Modello del reddito interregionale

53 La teoria del ciclo del progetto Definizione dei progetti o Programmi Valutazione ex-post Fabbisogni del territorio Domanda Valutazione ex-ante Realizzazione Monitoraggio e Valutazione in itinere Completamento ed effetti sul territorio Fase successiva

54 Obiettivi generali Obiettivi specifici Obiettivi di realizzazione Bisogni Quadro Logico Misure/ Coerenza Attività Risorse S W OT Indicatori Impatti Risultati Realizzazioni Efficienza EfficaciaRetroazione Pertinenza Ciclo di un Programma Operativo

55 Progetti Misure Assi POR Struttura di un Programma Operativo Regionale

56 Il Quattro sfide per il futuro Necessità di una maggiore coesione Rafforzamento delle priorità dellUnione Maggiore qualità per promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile Un nuovo partenariato per la coesione

57 Il Tre priorità comunitarie Convergenza:sostegno della crescita e della creazione di impieghi nelle regioni e negli Stati membri (78% dei fondi) Competitività regionale e occupazione: anticipazione e promozione del cambiamento (18% dei Fondi) Cooperazione territoriale europea: promozione dello sviluppo armonico ed equilibrato del territorio dellUnione (4% dei fondi)

58 Il ObiettiviStrumenti finanziariObiettiviStrumenti finanziari Fondo coesione Obiettivo 1FESR FSE FEOGA – Orient. SFOP Obiettivo 2FESR FSE Obiettivo 3FSE INTERREG URBAN EQUAL LEADER + Convergenza e Competitività Fondo coesione FESR FSE Competitività regionale e occupazione -Livello regionale -Livello nazionale (strategia europea per loccupazione) FESR FSE FESR FSE FEOGA – Orient. Cooperazione territoriale europea FESR Sviluppo rurale e pesca Fuori Ob. 1 FEOGA - Garanzia SFOP 9 Obiettivi 6 strumenti 3 Obiettivi3 strumenti

59 Processi di programmazione a confronto Ob. 1 e Ob. 3: - Piano di sviluppo - QCS - Programmi operativi (nazionali e regionali) - Complementi di programmazione Ob. 2: - Piano di sviluppo - Documento unico di programmazione - Complemento di programmazione Orientamenti strategici da parte del Consiglio Europeo Obiettivi di convergenza e competitività regionale: - Quadro di riferimento strategico nazionale (Stato membro) - Decisione della Commissione - Presentazione Programmi operativi (Stato membro) - Decisione della Commissione

60 Le principali innovazioni 1.I programmi sono monofondo 2.Scompaiono il FEASR e il FEP dai Programmi 3. Scompare lintegrazione tra fondi e in genere la programmazione integrata 4. Scompare la struttura di programma in assi e misure (rimangono solo gli assi o priorità) 5.Si riduce la premialità al 3% (rimane il disimpegno) 6Si articola (complica?) il sistema di controlli (certificazione e audit) 7.Il sistema di valutazione è molto più generico e approssimativo

61 Contratti di programma Contratti di area Patti territoriali IIP e APQ Leggi ordinarie STATO PO fesr PO fseFEASR Altre azioni comunitarie UE FEP Si semplifica qualcosa nel governo a livello regionale? Bilancio Mercato REGIONE

62 PORProgrammazione LeaderAgricoltura EqualLavoro InterregPresidenza UrbanUrbanistica PSRAgricoltura - Foreste Azioni InnovativeProgrammazione APQVari Contratti di programmaIndustria Contratti di areaIndustria ANAS - FerrovieLavori pubblici Leggi stettoreVari

63 Basi dati per lanalisi economica ISTATContabilità regionali: Conto Risorse / Impieghi – Conto Distribuzione del PIL ISTAT – MEFIndicatori di contesto chiave: 93 indicatori articolati nei 6 Assi del QCS UnioncamereDati Movimprese sulla consistenza e la dinamica imprenditoriale (Infocamere): dati per regione, anno (trimestre) e settore ISTAT ISTATCensimenti (Industria, Popolazione, Agricoltura) ISTATDati popolazione per trimestre (anno) Dati forze lavoro per trimestre (anno)

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68 Valori in Milioni di euro 1995Popolazione (000 di unità)PIL pro capite Prodotto interno lordo MoliseCalabriaITALIA Mezzogior no Molise Calabri a ITALIA Mezzogi orno Molise Calabri a ITALI A Mezzogi orno ,82076,057300,820869,212,59,716,110, ,12075,057396,920905,512,69,916,310, ,32072,657512,120933,513,110,016,611, ,42067,957588,020927,213,310,216,811, ,52057,657646,420890,113,210,617,111, ,62046,957762,120859,913,710,917,611, ,22043,357844,020850,214,211,217,912,2 Il prodotto interno lordo

69 Valori in Milioni di euro 1995% sul PIL Investiment i fissi lordi MoliseCalabriaITALIA Mezzogio rno MoliseCalabriaITALIA Mezzogio rno ,63 20,45 18,34 19, ,74 20,91 18,80 19, ,81 23,41 18,81 20, ,77 23,28 19,22 20, ,16 23,47 19,86 20, ,15 21,68 20,63 21, ,13 23,65 20,80 21,59 Investimenti fissi lordi

70 - Spesa per consumi finali delle AA.PP. Molis e Calab ria ITALIA Mezzog iorno MoliseCalabriaITALIA Mezzogio rno ,55990, ,059747,1 24,65 29,66 17,86 26, ,96051, ,760764,4 25,02 29,51 17,84 26, ,85995, ,060880,2 23,62 28,81 17,52 26, ,55963, ,460825,5 23,24 28,22 17,25 25, ,46019, ,061512,8 23,62 27,54 17,19 25, ,16051, ,162123,0 22,88 27,12 16,94 25, ,76233, ,963935,3 22,94 27,26 17,23 25,22 Consumi finali delle Pubbliche Amministrazioni

71 Valori in Milioni di euro 1995Pro capite Importazioni nette Moli se Calab ria ITALIA Mezzog iorno MoliseCalabriaITALIA Mezzogio rno ,85527, ,137950,2 107,53 133,82- 15,31 89, ,85426, ,537770,7 43,46 126,56- 17,30 86, ,56266, ,940390,2 33,30 128,62- 13,66 86, ,06537, ,844462,2 45,73 132,91- 7,31 90, ,96656,6-726,644754,9 50,10 129,76- 0,37 90, ,75712,7-6811,343330,5 49,02 118,12- 3,25 81, ,36242,8-8071,843310,7 44,38 115,47- 3,75 79,13 Importazioni nette

72 Valori in Milioni di euro 1995% sul PIL - Spesa per consumi finali delle famiglie Molis e Calabri a ITALIA Mezzogi orno MoliseCalabriaITALIA Mezzogio rno ,415406, , ,5 62,60 76,28 59,56 70, ,715450, , ,4 62,56 75,35 59,39 69, ,215883, , ,8 61,28 76,33 60,12 69, ,116500, , ,8 62,52 78,08 60,85 70, ,816825, , ,1 65,02 76,97 61,28 70, ,917144, , ,8 64,47 76,84 61,28 70, ,217293, , ,7 63,54 75,64 60,74 69,89 Consumi delle famiglie

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74 TMAV PIL pc PIL pc ,8 2,6 2,4 2,2 2 1,8 1,6 1,4 1,2 1 Umbria Lazio Marche Toscana Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Veneto Emilia Romagna Verifica dellipotesi di convergenza in Italia Sardegna Abruzzo Campania Puglia Sicilia Molise Basilicata Calabria Lombardia Piemonte Valle dAosta Liguria

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