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Le politiche di coesione dell’Unione europea

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Presentazione sul tema: "Le politiche di coesione dell’Unione europea"— Transcript della presentazione:

1 Le politiche di coesione dell’Unione europea

2 Origine delle politiche di coesione
Già il Trattato istitutivo della Cee (1957) prevedeva, tra gli obiettivi, la riduzione degli squilibri economici regionali. In seguito, l’obiettivo della coesione sarà sempre presente nei vari Trattati; in particolare, con il Trattato di Maastricht, diventerà uno degli obiettivi fondamentali dell’Ue.

3 La geografia e le politiche “territoriali” europee
“ (…) non si tratta quasi mai di operazioni di mera allocazione di risorse finanziarie secondo obiettivi esclusivamente economici (programmazione economica convenzionale), bensì di azioni integrate che richiedono un coinvolgimento attivo dei territori oggetto di aiuto, attraverso forme di compartecipazione tecnica – proposte e progetti – e finanziaria.” (Salone C., 2006)

4 Da politiche “territoriali” a politiche “di coesione”
“ Le politiche di coesione (…) acquistano una propria autonomia in quanto direttamente orientate alla riduzione dei divari economici e sociali esistenti all’interno del territorio comunitario.” (Bonavero P., 1998)

5 I vincoli geografici della perifericità
Nella prima fase delle politiche regionali europee, gli investimenti erano finalizzati soprattutto alla riduzione del “gap” infrastrutturale

6 Una visione più matura dello sviluppo regionale
Investimenti per: risorse umane competività

7 Da Politiche “territoriali” o “regionali”  a Politiche di coesione.
Significativo cambio di denominazione con la riforma del 1988.

8 Dalla coesione economica e sociale nello spazio comunitario...
«In termini di misure politiche l’obiettivo è raggiungere uno sviluppo maggiormente equilibrato riducendo le disparità esistenti, prevenendo gli squilibri territoriali e rendendo più coerenti le politiche settoriali» (Commissione europea, 2004) «Se la coesione rappresenta l’obiettivo politico (il cosa dell’agire comunitario), la convergenza rappresenta il processo che conduce a questo obiettivo (il come)» (Mantino, 2002)

9 alla coesione territoriale
«La coesione territoriale mira ad assicurare lo sviluppo armonioso di tutti questi luoghi e a garantire che gli abitanti possano trarre il massimo beneficio dalle loro caratteristiche intrinseche» (Commissione europea, 2008) La coesione territoriale è legata al concetto di giustizia spaziale, dove lo spazio non va inteso come “dato” ma come qualcosa da “costruire e ricostruire” (Dabinett, 2010)

10 (es. politiche dei trasporti)
Un difficile equilibrio: politiche di coesione coesione competitività politiche settoriali (es. politiche dei trasporti)

11 Politiche di coesione Politiche dei trasporti
Trans-European Transport Network I corridoi paneuropei Un numero ristretto di progetti di portata continentale Agli investimenti su pochi assi prioritari Nel campo dei trasporti: Aumento dell’accessibilità delle aree in ritardo di sviluppo Connessione tra il sistema locale e il sistema nazionale-continentale Dal sostegno alle aree in ritardo di sviluppo

12 Progetto prioritario n. 22 “Asse Progetto prioritario n
Progetto prioritario n. 22 “Asse Progetto prioritario n. 29 “Asse ferroviario Atene-Sofia-Budapest ferroviario del corridoio intermodale Vienna-Praga-Norimberga/Dresda” ionico/adriatico”

13 Centro e periferia nello spazio europeo
Gli “spazi di circolazione” (Bavoux, Charrier, 1994) e le “tipologie economiche” (Vandermotten, Marissal, 2000) una sovrapposizione Centro - spazio di circolazione denso motore dell’economia continentale Aree intermedie aree di passaggio - PIL superiore all’80 % della media comunitaria Periferia zone a bassa densità di circolazione e di attività economiche

14 Coesione e crescita economica nello spazio europeo
L’esistenza di un trade-off tra coesione e crescita non è automatica, ma dipende dalle modalità dell’intervento (Viesti, Prota, 2004) Il periodo : il PIL delle 25 regioni europee più povere è salito dal 52% (1986) della media comunitaria al 59% (1996) (Commissione europea, 1999) si registra una (leggera) diminuzione delle differenze tra le regioni d’Europa accompagnato da un aumento delle divergenze all’interno di alcuni stati (Riou, 2003) Coesione Crescita

15 Peso delle politiche di coesione:
Presenza di una Direzione generale “Politica regionale”. Rappresentano la seconda voce di spesa nel bilancio comunitario (dopo la Politica agricola comune).

16 Riforma delle “politiche regionali” con l’Atto unico europeo (1986)
Riforma delle “politiche regionali” con l’Atto unico europeo (1986). Principi generali Concentrazione Partenariato Programmazione Addizionalità

17 “Concentrazione” Fine dei finanziamenti “a pioggia”
Definizione di “Obiettivi prioritari” (  obiettivi “territoriali” e obiettivi “tematici”)

18 I Fondi strutturali Con la riforma del 1986 diventano lo strumento più importante della politica di coesione europea.

19 Tre “fondi”: Fondo europeo per lo sviluppo regionale
Fondo sociale europeo Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia

20 Un importante strumento introdotto dalla riforma del 1986:
Le Iniziative comunitarie.

21 Caso “virtuoso” di utilizzo dei finanziamenti dei fondi(1989-1993): la Basilicata.
Tasso di realizzazione degli interventi previsti nell’ambito dei finanziamenti del FESR del 93,7% (al 1996) Successo dei “sottoprogrammi” a sostegno dell’artigianato e per lo sviluppo turistico (Trono A., 1998)

22 Con il Trattato di Maastricht:
Vengono ridefiniti gli obiettivi Viene introdotto il Fondo di coesione Il Comitato delle Regioni è coinvolto nelle politiche regionali

23 E soprattutto… Si cerca un difficile equilibrio tra: coesione
competività occupazione

24 Periodo di programmazione 1994-1999. Novità della riforma del 1993:
Introduzione dell’Obiettivo 6 (Sviluppo e adeguamento strutturale delle regioni a scarsissima densità di popolazione) e riforma degli obiettivi esistenti. Un nuovo fondo strutturale: lo Strumento finanziario di orientamento per la pesca. Creazione del Fondo di coesione

25 Il Fondo di coesione Risponde ad una logica territoriale
Ma, a differenza degli altri Fondi strutturali, su base nazionale (non regionale). Interessa, dunque, i Paesi membri con un PIL pro-capite inferiore al 90% della media comunitaria.

26 … ancora sul Fondo di coesione
I Paesi destinatari delle risorse del Fondo, per il periodo ’94 – ’99, furono Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda. Le risorse del Fondo erano destinate soprattutto ai finanziamenti nel campo dei trasporti e della tutela ambientale.

27 Politiche europee di coesione: i periodi di programmazione

28 Periodo di programmazione 2000-2006. Novità e aspetti problematici.
Ingresso nell’Unione europea di 10 nuovi Paesi (2004) (  creazione dell’ISPA) Gli obiettivi dei Fondi strutturali sono ridotti a 3.

29 I nuovi obiettivi: Obiettivo 1: Sviluppo e adeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo. Obiettivo 2: Riconversione economica e sociale delle aree con problemi strutturali. Obiettivo 3: Adattamento e ammodernamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione

30 (fonte http://ec.europa.eu/regional_policy/index_it.htm)

31 (fonte http://ec.europa.eu/regional_policy/index_it.htm)

32 Aree principalmente interessate dagli Obiettivi
Per l’Obiettivo 1: Spagna, Italia, Grecia, Germania e Portogallo. Per l’Obiettivo 2: Francia (aree rurali), Gran Bretagna (aree industriali), Germania, Spagna e Italia. Tutti i nuovi Paesi membri (tranne Cipro) rientrano nell’Obiettivo 1 (oltre ad essere destinatari di Iniziative comunitarie e dei finanziamenti del Fondo di coesione).

33 … a proposito dei nuovi Paesi membri:
Coinvolti nel periodo di programmazione dal 2004 (anno del loro ingresso nell’Ue) al 2006. Il limite di un Pil pro-capite inferiore al 75% della media comunitaria, per il periodo di programmazione , è calcolato con riferimento all’Ue “a 15”. Rilevanza del “sostegno transitorio”.

34 Un po’ di numeri per l’Italia
29,656 miliardi di euro stanziati per l’Italia (22,475 nel periodo precedente) 22,122 per le regioni obiettivo 1 (21,935 per Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Sardegna e 187 per il sostegno transitorio al Molise) 2,522 miliardi per l’obiettivo 2 e 3,744 miliardi per l’obiettivo 3

35 Periodo di programmazione 2007 – 2013. Principali novità.
Peso decisivo assunto dai nuovi Paesi membri. Ridotto a 3 il numero dei Fondi (Fesr, Fse, Fondo di coesione). Nuova denominazione degli obiettivi (Convergenza, Competitività regionale e occupazione, Cooperazione territoriale europea). Centralità delle pratiche di “valutazione” (già presenti dal periodo ).

36 La “Relazione Guellec” della Commissione (2005)
Nuovi indicatori per “misurare” lo sviluppo? Ricerca Infrastrutture Innovazione Istruzione e formazione Il semplice dato economico/statistico semba insufficiente a “definire” il livello di sviluppo

37 (fonte http://ec.europa.eu/regional_policy/index_it.htm)

38 Focus: i trasporti Ripartizione della spesa 2007-2013 in Italia

39 Il quadro di riferimento
settore per il quale è stata stanziata la quota più alta di finanziamenti nelle regioni Obiettivo 1 (Italia: milioni di euro; Grecia: 6.497; Spagna, 9.128) I trasporti nelle regioni obiettivo 1 ( )

40 I trasporti nella storia dell’integrazione europea
Il Titolo IV del Trattato di Roma (1957) L’Atto Unico Europeo (1986) una maggiore integrazione delle politiche dei trasporti come strumento per la realizzazione del mercato comune Il Trattato di Maastricht (1992) rafforzamento della rete europea di trasporti come veicolo per la coesione economica e sociale e introduzione del progetto Trans European Networks (TEN) Il Consiglio di Essen (1995) i 14 progetti prioritari Il Primo Rapporto sulla Coesione (1996) Lo Schema di sviluppo dello spazio europeo (1999) connessione tra i grandi assi e le reti locali Coesione e Trasporti (1999) i grandi progetti TEN rischiano di rafforzare la polarizzazione: nelle aree in ritardo di sviluppo è necessario integrarli con interventi sulla rete locale I 30 progetti prioritari TEN-T (2003) l’85% degli investimenti riguarda il trasporto ferroviario, il 56% degli investimenti è concentrato in 4 paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna)

41 Trasporti e sviluppo economico
Impatti nel breve periodo (creazione di manodopera; supporto al settore terziario) Per molti autori, nel breve-medio periodo, i miglioramenti nell’accessibilità e nella dotazione di infrastrutture di trasporto possono portare a risultati negativi in termini di convergenza economica (Martin, Rogers, 1995; Catin, Ghio, Van Huffel, 2002; Riou, 2003; Lundqvist, 2008; Lolos, 2009) Infrastrutture di trasporto come elemento chiave dello sviluppo economico (Biehl, 1986; Bavoux, Charnier, 1994; Rey, 2005) Complessità dei fattori che incidono sullo sviluppo economico: i trasporti, in ogni caso, non possono essere considerati determinanti (Merlin, 1991; Offner, 1993; Governa, 2001)

42 Programmazione 2000-2006 Programmazione 2007-2013
POR Campania – Asse “Accessibilità e trasporti il Sistema della Metropolitana Regionale interventi sulla SS 268 “del Vesuvio” la stazione di interscambio di Vesuvio est per l’Av/Ac lavori sul sistema ferroviario metropolitano di Salerno completamento della linea 1 della metropolitana di Napoli PON Reti e Mobilità “allacciare” i grandi progetti europei (corridoio Berlino-Palermo) alle reti locali Ac Napoli-Bari altri interventi interventi sui nodi ferroviari di Napoli, Caserta e Salerno interventi sui porti di Napoli e Salerno ammodernamento dell’aeroporto di Napoli POR Campania – Asse “Reti e Nodi di servizio” Il Sistema della Metropolitana Regionale PON Trasporti “Grandi progetti” potenziamento della tratta ferroviaria Caserta-Foggia tratta campana della linea Av Napoli-Roma potenziamento e ammodernamento della SS 268 “del Vesuvio” ammodernamento dell’A-3 altri interventi potenziamento e riqualificazione del porto e dell’aeroporto di Napoli

43 Le criticità nel sistema dei trasporti regionale
bassa accessibilità delle aree interne prevalere della modalità di trasporto su gomma concentrazione delle infrastrutture (stradali e ferroviarie) lungo la fascia costiera e all’interno del triangolo Napoli-Caserta-Salerno scarsa integrazione tra le differenti modalità di trasporto Una rete estesa ma non ramificata: uno sviluppo “geografico” non equilibrato, basato su un’eccessiva concentrazione e sulla mancanza di raccordi tra sistema locale e sistema regionale/nazionale

44 Il Sistema della Metropolitana regionale
Assorbe circa il 94% del totale delle risorse stanziate per la misura 6.1 (Sistema regionale integrato dei trasporti) del POR Miglioramenti nell’accessibilità: aumento del 36% del bacino di utenza e del 37% delle stazioni lungo la rete Risponde a due priorità comunitarie: intermodalità e preferenza per il trasporto ferroviario il macro-progetto “Sistema metropolitano regionale” è formato da molti interventi puntuali sulla rete regionale ma la quasi totalità degli interventi è limitata alla provincia di Napoli (linee metropolitane, Circumvesuviana, SEPSA)

45 “Effetto corridoio” ed “effetto ombra” (Vickerman, 1994)
adatti a descrivere la situazione campana? A quale scala leggere i due principali interventi in Campania delle politiche di coesione nel campo dei trasporti? il Sistema della metropolitana regionale: alta accessibilità all’interno del triangolo Napoli-Salerno-Caserta l’Alta velocità: connessioni più rapide verso Roma e il Nord da Napoli e Salerno (e dalle future stazione di Vesuvio est e Afragola) ma alla scala regionale rimane ancora forte il problema dell’accessibilità delle aree interne e dei collegamenti trasversali

46 L’importanza delle politiche di coesione non risiede solo nelle conseguenze “economiche” dei finanziamenti ma nell’impatto sulle pratiche “amministrative” degli enti coinvolti. “Le politiche di coesione hanno cambiato qualitativamente il modo di essere delle amministrazioni periferiche e di quella centrale, obbligando un’intera classe dirigente pubblica (…) a ricercare un sapere europeo fatto di metodologie e competenze tecniche.” (Boccia F., Leonardi R., Letta E., Treu T., 2003)

47 Critiche ai risultati delle politiche di coesione europee
“Europeizzazione” nella fase decisionale, non in quella di attuazione delle politiche. (Boccia F., Leonardi R., Letta E., Treu T. 2003) I miglioramenti nelle pratiche amministrative poteva essere ottenuto con programmi meno “gravosi per il contribuente”. (Rossi N., 2005) Le politiche di coesione hanno rallentato i processi di divergenza, ma non attuato ancora una decisiva convergenza tra le regioni europee. (Rossi N., 2005)

48 Ma i buoni risultati, nel tempo, di Paesi come Irlanda e Portogallo, fanno pensare ad eventuali “limiti nazionali” nell’adozione e nell’applicazione delle politiche europee. E’ il caso dell’Italia?

49 Alcuni dati sull’Italia
Numerose ricerche evidenziano come, per il periodo 2000 – 2006, la spesa italiana dei finanziamenti europei non sia stata aggiuntiva ma abbia spesso sostituito la spesa nazionale. Gli interventi sono stati caratterizzati da un’eccessiva frammentazione. Una bassa percentuale di realizzazione: a fine 2007 “risultavano conclusi nel Mezzogiorno progetti dei cofinanziati dai fondi strutturali”. (Viesti G., 2009)

50 Le politiche di coesione in Italia
Mancata addizionalità dell’aiuto comunitario Eccessiva frammentazione degli interventi Cattiva gestione dei fondi e ritardi nella spesa (al 2007, nel Mezzogiorno, risultava completato solo il 54,1% dei progetti cofinanziati per il periodo di programmazione )

51 Ma ritorniamo alla geografia e al territorio …
“Una delle prospettive più interessanti è il riferimento al territorio come quadro essenziale di coerenza dei programmi e delle politiche di sviluppo e coesione: solo attraverso il riferimento al territorio è possibile concepire un disegno di programmazione unitario, che comprenda sia gli interventi finanziati dai fondi strutturali sia le altre linee di programmazione (opere infrastrutturali, ambiente, sviluppo locale e altro).” (Palermo P.C., 2003)

52 … e ancora: “L’obiettivo della coesione territoriale, nel suo duplice significato di connessione e omogeneizzazione (o riduzione degli squilibri interni) è quindi coerente con l’evoluzione contemporanea della situazione mondiale e con l’esigenza di un utilizzo sinergico delle potenzialità locali e regionali a scala sopranazionale”. (Dematteis G., 2003)

53 Allargamento o ricomposizione?
“lo scenario continentale si approssima agli Urali…”

54 Regioni più sviluppate e più arretrate nei Paesi entrati nell’UE nel 2004 (PIL, media UE a 100, al 2000) Praha, 121 Bratislavskï, 98 Cyprus, 76 Közép-Magyarország, 76 Slovenia, 67 Europa a 15: Inner London, 241 Bruxelles-Capitale, 218 Lussemburgo, 195 Mazowieckie, 59 Nyugat-Dunántúl, 57 Jihozápad, 52 Közép-Dunantul, 50 Jihovïchod, 49 Europa a 15: Dytiki Ellada, 51 Réunion, 50 Ipeiros, 47

55 I continui allargamenti e le proposte di riforma del funzionamento dei fondi strutturali, si collegano direttamente ad un altro dei grandi temi di dibattito sull’Unione: I confini dell’Europa.


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