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Giornata della memoria 2013 Classe 1°F- sede centrale Scuola Secondaria I grado A. Rosas Quartu SantElena.

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Presentazione sul tema: "Giornata della memoria 2013 Classe 1°F- sede centrale Scuola Secondaria I grado A. Rosas Quartu SantElena."— Transcript della presentazione:

1 Giornata della memoria 2013 Classe 1°F- sede centrale Scuola Secondaria I grado A. Rosas Quartu SantElena

2 Gli alunni della classe 1°F- sede centrale- della Scuola Secondaria di I grado A. Rosas di Quartu SantElena sono stati destinatari di un percorso di Educazione civica in occasione della Giornata della memoria Le attività si sono svolte in classe e nel Laboratorio di informatica, avvalendosi dei Pc dellistituzione scolastica, del computer di classe, di audiovisivi, di materiale cartaceo (schede di approfondimento con domande di riepilogo attivo proposte dallinsegnante, materiale di raccordo con la Scuola Primaria di provenienza degli alunni per un continuum verticale tra ordini di scolarità nellaffrontare il delicato tema oggetto del percorso). Il modulo è stato articolato nello svolgimento di n.6 Unità Didattiche, in orario curriculare, tenendo conto delle abilità e del ritmo di apprendimento di ciascun alunno. Linteresse si è mantenuto vivo per tutta la durata del percorso; gli alunni hanno mostrato attenzione, curiosità nonché empatica partecipazione alla presentazione dei temi affrontati pertanto, nellottica di una verifica dei risultati ottenuti, la valutazione dellesperienza risulta senzaltro positiva.

3 Odio gli indifferenti. (…) Mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. (…) Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. Antonio Gramsci

4 Sabato 26 Gennaio- durata n.3 ore- Presentazione dellargomento oggetto del percorso Giornata della memoria: lezione frontale in chiave partecipativa con gli alunni per spiegare latroce esperienza di quella soluzione finale con cui il nazismo progettò di eliminare dallEuropa ogni segno di ebraismo. Inquadramento storico- sociale (Seconda guerra mondiale, Hitler/nazismo, Mussolini/fascismo); poesia e versione in prosa di Primo Levi Se questo è un uomo e Il diario di Anna Frank. Domenica 27 Gennaio- Assegnazione di ricerche individuali per casa: invito alla discussione con i familiari, alla visione di filmati, musiche, documentari sotto la supervisione di un adulto mediatore sui temi oggetto del percorso Per non dimenticare. Lunedì 28 Gennaio- durata n. 2 ore- Circle time in classe con gli alunni finalizzato alla discussione e condivisione delle esperienze apprese in occasione della Giornata della memoria 2013: racconto e rielaborazione personale delle ricerche e approfondimenti svolti a casa; recita della poesia Se questo è un uomo di Primo Levi studiata per casa; raccordo con le esperienze documentate e vissute alla Scuola elementare sullargomento in oggetto. Martedì 29 Gennaio- durata n. 2 ore- Visione del film Senza destino per uno spunto di riflessione: che significa trovarsi senza destino? Mercoledì 30 Gennaio- durata n. 3 ore- Sviluppare il percorso storico del film anche attraverso ricerche e confronti con libri, documenti, altri film (La vita è bella, Jona che visse nella balena); facendo ricorso ad esempi tratti dal film, analizzare linfluenza determinante che in un film hanno sceneggiatura, fotografia e musica; consegna scheda di approfondimento agli alunni: le testimonianze degli eroi o degli uomini indifferenti alle atrocità; chiarire la differenza tra Olocausto e Shoah; domande con risposte aperte: compilazione del proprio punto di vista. Sabato 2 Febbraio- durata n. 3 ore- Laboratorio di informatica con gli alunni: in coppia, sintesi del lavoro svolto nel percorso didattico denominato Giornata della memoria2013: per non dimenticare, rielaborazione e ricognizione delle varie fasi su pc, ricerca delle immagini sotto la supervisione della docente, sintesi e schede riassuntive dei temi affrontati e sviluppati.

5 Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a casa il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un si o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana dinverno. MEDITATE CHE QUESTO E STATO: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi. Primo Levi

6 Analizzando la poesia Se questo è un uomo di Primo Levi scopriamo che lautore comunica come se le strofe raffigurassero delle immagini. Ogni strofa ha un significato particolare: la prima si riferisce alle persone che non sono ebree e che non si trovano nei campi di sterminio; la seconda è riferita agli uomini ebrei all interno del campo e con pochi versi Levi racconta la loro sofferenza e la loro angoscia; la terza è riferita alle donne ebree che hanno perso la loro identità e anche la possibilità di procreare a causa della crudeltà dei tedeschi; la quarta è una testimonianza su ciò che era accaduto realmente; infine la quinta strofa è come una maledizione per i figli dei non ebrei.

7 Primo Levi è una delle poche persone sopravvissute allo sterminio di 6 milioni di ebrei. Dopo esser stato liberato dal campo di concentramento scrisse un libro intitolato Se questo è un uomo da cui è tratta lomonima poesia, che testimonia di quali atrocità luomo sia stato capace a causa dellideologia della superiorità della razza che ha provocato milioni di uomini innocenti solo perché erano considerati inferiori. Primo Levi era rimasto traumatizzato da questa orribile esperienza perché non credeva che luomo potesse essere così crudele con altri esseri umani così si tolse la vita affranto dal dolore che non laveva mai abbandonato.

8 Il male assoluto che lascia Gyuri, e quelli come lui, appunto senza destino, senza la minima speranza nel futuro. Il film racconta la storia di un ragazzino ebreo ungherese, Gyuri, rinchiuso in un campo di concentramento e del suo tentativo di scampare alla morte. Rientrato nella nativa Budapest, camminando per le strade della sua città con indosso ancora la terribile uniforme a strisce che indossava nel campo, il quattordicenne Gyuri percepisce lindifferenza, se non addirittura lostilità della gente. I suoi vicini di casa e gli amici insistono affinché dimentichi quellorribile esperienza e si butti il passato alle spalle ma per il ragazzino scampato allorrore la reazione a ciò che ha vissuto è curiosamente ambivalente: durante la prigionia al campo, aveva cercato di adattarsi anche alle situazioni più tremende trovando un briciolo di umanità perfino dietro le spietate azioni dei suoi disumani carcerieri.

9 a cura di Paolo Piga e Alessio Sarritzu Il protagonista, Gyuri, non conosce il destino che aspetta gli Ebrei. La sua amica ebrea non si accetta per quello che è, perché porta la stella gialla sul petto, simbolo di riconoscimento ebreo. Un giorno suo padre è costretto dai tedeschi a partire in un campo di lavoro e il figlio soffre rassegnato con la sua famiglia. Adesso sarà lui il capo famiglia e dovrà andare a lavorare al posto del genitore. Il giorno seguente si reca, costretto, a lavoro ma sullautobus gli viene chiesto di scendere da un poliziotto delle SS. Vedrà presto che ad altri ragazzini come lui toccherà la stessa sorte; intanto il poliziotto sequestra altre persone ebree sui mezzi pubblici. Tutti verranno trasportati in treno per diversi giorni in un campo di concentramento. Gyuri vedrà dalla finestra del treno la scritta Aushwitz, ma non è quella la sua destinazione. Ben presto tutti arriveranno presso un campo di lavoro di provincia senza camere a gas o forni crematori. Qui rasano i capelli al ragazzo e lo mettono in fila, portandolo nellarea numero 5. Ai sedicenni permetteranno di lavorare e lui, pur di salvarsi, mentirà sulla sua età di quattordicenne. Comincerà presto a spalare pietre e ad avere dolorosi calli alle mani, ad avere per pasto solo una ciotola di minestra al giorno, comincerà a dimagrire. Ormai esausto, con un ginocchio infettato e gonfio, rischia il crematorio ma per un caso fortuito (il coraggioso intervento di un detenuto amico) si ritrova ricoverato in infermeria e poi in ospedale. È la sua salvezza. Alla fine della guerra torna a Budapest dove si ritrova trattato con indifferenza e con invito a dimenticare.

10 Chi è lautore? Imre Kertész è uno scrittore ungherese nato a Budapest, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti e premio Nobel per la letteratura nel a cura di Manuel Sanna e Carlotta Sofia Piras Essere senza destino, il suo primo e più famoso romanzo, descrive l'esperienza di un ragazzo ungherese di quindici anni nei campi di sterminio nazisti di Auschwitz, Buchenwald e Zeitz. Il romanzo, scritto in dieci anni, è basato sull'esperienza diretta dell'autore. Nel 2002 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura per aver scritto sulla barbarie più grande della storia. Dal libro Essere senza destino è tratto il film di Lajos Koltai Senza destino (2005); Kertész ne ha curato la sceneggiatura e le musiche sono di Ennio Morricone.

11 Gloria Locci, Matteo Melis e Carlotta Piras ci consigliano un altro film tratto da un libro… Nel 1942 l'Olanda è occupata dai nazisti. Jona, un piccolo ebreo di 4 anni, vive felice con i genitori, ma la vita della famigliola è sconvolta dall'inizio delle persecuzioni antisemite. I tedeschi la deportano nel campo di Bergen- Belsen e qui Jona trascorre tre anni vedendo morire il padre. A guerra terminata muore anche la madre, distrutta dagli stenti e dal dolore. Rimasto solo, Jona viene adottato da una coppia di olandesi amici della sua famiglia. Qui, superato il tremendo trauma della morte dei genitori, sembra tornare a vivere. Il film «Jona che visse nella balena» è la storia vera di Jona Oberski, che l'ha raccontata nel romanzo «Anni d'infanzia» e che oggi vive, all'età di 63 anni, ad Amsterdam, dove esercita la professione di fisico nucleare. Jona è troppo piccolo per capire quello che accade (non sa perché un bambino gli distrugge i giocattoli, non vuole portare la stella gialla sugli abiti, si ribella all'idea di abbandonare la casa in cui abita), il suo è lo sguardo dell'innocenza che non è in grado di indignarsi per l'ingiustizia che vede e subisce, ma che può solo stupirsi.

12 Riccardo Iorio, Sabrina Pitzalis e Manuel Sanna hanno letto e sintetizzato per noi un articolo del giornalista Arrigo Levi. Appartenente a una famiglia ebrea, Arrigo Levi nel 1942, all'età di sedici anni, si è trasferito con i familiari in Argentina, per sfuggire alle persecuzioni fasciste introdotte dalle leggi razziali che Mussolini aveva voluto in Italia seguendo le orme della Germania di Hitler. « Come possono i giovani capire e sentire come cosa loro, quest'Europa di nazioni riconciliate nella libertà e nella democrazia, se non hanno memoria dell'incubo da cui siamo usciti, se non si rendono anzi conto che proprio dalla consapevolezza dell'abisso di orrori in cui era precipitata l'Europa è nata la volontà di dire: mai più guerre fra noi? La Shoah, che rappresenta in qualche modo il culmine dell'epoca più fosca della nostra storia, è un punto di riferimento ineludibile per rafforzare la coscienza della nostra attuale identità, della nostra faticosa opera di costruzione di un'Europa di libertà e di pace: in un mondo che non è in pace e che ci appare carico di minacce. Nella nostra memoria, nella nostra coscienza, non può non esserci la Shoah. Abbiamo dedicato gran parte della nostra vita a cercare di capire e di spiegare come poté accadere ciò che accadde, appena ieri. Tener viva la memoria è compito essenziale non solo degli storici ma anche degli educatori. I giovani debbono ricordare. Senza ricordo del passato, come costruire un futuro diverso?» Arrigo Levi

13 «Questo film mi ha particolarmente colpito perché è una testimonianza che documenta la vita al campo e le atrocità subite dagli ebrei» «Mentre guardavo il film pensavo alle persone meno fortunate di me che a quei tempi venivano uccise»

14 La storia del 900 ci mostra dei veri atti di barbarie sugli Ebrei. Riccardo Iorio I tedeschi tenevano rinchiusi gli Ebrei e li trattavano come animali, gente senza dignità, che potevano essere riconosciuti solo con un numero sul braccio. Chiara Basso Secondo me nella Giornata della memoria non si dovrebbe pensare solo alle povere persone che hanno sofferto così tanto ma anche alle atrocità commesse dalluomo su altri uomini. Gaia Chessa La gente che è sopravvissuta non riconosceva più se stessa. Adesso spero che non accadano mai più cose così orribili. Mai e poi mai! Alessia Sarritzu Io penso che per aver realizzato tali atrocità non ci possa essere nessuna motivazione valida. Giovanni Leone

15 Primo Levi ha scritto la sua poesia perché tutto questo orrore non succeda in futuro. Mattia Marini I tedeschi utilizzavano i bambini sotto i 16 anni per fare esperimenti su malattie molto contagiose. Separavano le donne dagli uomini e i bambini dalle loro mamme. Chiara Serra Non dimenticare significa anche mettersi nei panni di coloro che ci raccontano di quei giorni passati al buio dove si lottava per un pezzo di pane o per riuscire ad avere un bicchiere d acqua. Alessio Sarritzu E triste pensare che luomo oggi non abbia imparato niente: le guerre continuano ancora. Sabrina Pitzalis I campi di concentramento non dovevano esistere: uccidevano le persone, le facevano lavorare, li frustavano, li impiccavano, li torturavano … e solo perché erano ebrei o portatori di handicap o omosessuali o zingari o testimoni di Geova! Gianmatteo Spiga Da quello che ho capito gli uomini non si meritavano questo trattamento. Li deportavano nei campi, se parlavano li picchiavano, li facevano stare in piedi sotto la pioggia nelloscurità e se cadevano li ammazzavano. Manuel Sanna

16 Le nostre impressioni nel Compito in classe sulla Giornata della memoria a cura di Alessia Pes e Alessia Sarritzu Avere quel numero sul braccio significava ricordare ogni giorno la sofferenza che hanno provato i detenuti nei campi. Sara Cogoni Hitler non ha avuto cuore, ne per i suoi familiari ne per gli ebrei! E una cosa bruttissima! Non so come si faccia a mangiare di fronte a delle persone che stanno morendo di fame, così come ci ha mostrato il film!. Alessia Pes Nel giorno della memoria possiamo ricordare il dolore di coloro che sono finiti nei campi di concentramento, e quando lArmata rossa varcò i cancelli svelando al mondo quellorrore. Bruno Lai I campi di concentramento sono stati orribili: i capò svegliavano nel bel mezzo della notte i prigionieri o li gettavano moribondi nelle fosse comuni quando erano esausti perché sapevano che ormai avrebbero più potuto lavorare… Paolo Piga Coloro che dirigevano i campi di concentramento erano criminali. Gli abitanti che vivevano nei pressi di un campo di sterminio non si accorsero cosa accadeva realmente perché lo Stato nazista propagandava in tv una pubblicità che faceva capire che nei campi gli uomini si divertivano, mangiavano a volontà o giocavano con la palla; ho appreso in un documentario che, dopo aver recitato la pubblicità, tutti gli ebrei che avevano partecipato alla messinscena venivano sterminati nelle camere a gas. Carlotta Piras

17 Le nostre impressioni nel Compito in classe sulla Giornata della memoria a cura di Sara Cogoni e Gaia Chessa Hitler aveva fatto uccidere migliaia di persone perché non erano la razza perfetta. Non capisco perché abbia potuto fare tutto questo… Ho visto diversi video con la mia famiglia: in uno cerano dei corpi nelle fosse comuni. Mia madre mi ha raccontato che sopra i muri che recintavano i campi cerano fili elettrici e se gli ebrei osavano scappare morivano all istante. Dopo ho visto un sacco di persone entrate al campo in forma fisica buona e successivamente si vedevano magri e con le ossa sporgenti. Chiara Damasco Ragazzi, bambini,uomini e donne: tutti considerati diversi perché ebrei e, come abbiamo visto nel film, decorati da una stella gialla. Tutte le atrocità subite non valgono niente rispetto alla felicità con cui gli Ebrei vivevano nel campo. O meglio, ogni giorno lì era descritto con la parola SOPRAVVIVENZA. Era guerra per un pezzo di pane o per le bucce di patate. Gloria Locci E difficile immedesimarsi in ogni uomo ebreo che ha sofferto i terribili momenti dello sterminio dei propri cari e ogni anno ricordare nella giornata della memoria le vittime dell olocausto ma… non dobbiamo dimenticare!. Matteo Melis

18 a cura di Chiara Basso e Chiara Damasco Olocausto Per Olocausto si intende la persecuzione e luccisione sistematica, organizzata dallo Stato, di circa sei milioni di ebrei da parte del regime nazista e dei suoi collaboratori. Olocausto è un termine di origine greca che significa sacrificio col fuoco. I nazisti, saliti al potere in Germania nel gennaio 1933, credevano nella superiorità della razza tedesca e ritenevano gli ebrei vita indegna di vita. Durante lOlocausto, i nazisti perseguitarono anche altri gruppi per la loro presunta inferiorità razziale: zingari, portatori di handicap. Altre persone, invece, furono perseguitate sulla base delle loro idee politiche, delle loro credenze religiose (ad es. i Testimoni di Geova) o dei loro comportamenti sociali (ad es. gli omosessuali). Shoah La Storia del Novecento ha purtroppo conosciuto innumerevoli atti di barbarie che hanno provocato indicibili sofferenze fisiche e mentali volutamente inflitte a milioni di persone. Tra questi orrori la Shoah [in ebraico significa catastrofe], perpetrata dai nazisti e dai loro alleati, durante la Seconda guerra mondiale, conserva la sua unicità storica per lenormità delle cifre, per la sistematicità della strage e, infine, per il silenzio delle popolazioni di fronte a ciò che si stava consumando. Per queste ragioni lo sterminio degli ebrei resta un evento unico.

19 3 testimonianze, esempi di comportamenti differenti che persone differenti hanno avuto di fronte alle atrocità dei nazisti. A cura di Bruno Lai 2) Marion Pritchard è la donna olandese che protesse una famiglia di ebrei per circa tre anni e per salvarli, arrivò a uccidere un poliziotto nazista olandese. Non si tirò indietro quando le fu chiesto di nascondere una famiglia di tre bambini con il loro padre; il più piccolo aveva solo una settimana di vita, gli altri due, 4 e 2 anni. Si trasferì con loro in una casa in campagna, creò un nascondiglio in salotto, dove i quattro avrebbero potuto nascondersi in 30 secondi. Durante una perquisizione fu costretta a uccidere il poliziotto per evitare che scoprisse il nascondiglio segreto. Grazie allaiuto del becchino locale riuscì a sbarazzarsi del cadavere (il becchino nascose il corpo in una bara dove cera già un morto). 3) Gli abitanti della cittadina francese di Le Chambon sur Lignon nascosero centinaia di ebrei nelle loro case e nelle campagne rischiando la vita e conducendone molti in salvo nella vicina Svizzera. Si calcola che essi salvarono tra i e i ebrei. Il villaggio ha ricevuto lonorificenza di Giusto tra le Nazioni. [onorificenza che si attribuisce ai non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista ]. 1) Nel 1980 furono intervistati gli abitanti di Mathausen, in particolare quelli vicino a dove nel 1939 fu costruito un forno crematorio in cui venivano bruciati i ritardati mentali, dopo aver subito torture. I testimoni ricordavano il fumo, la puzza, il continuo via vai di camion, i resti umani abbandonati... Il direttore del campo incontrò gli abitanti del borgo che gli chiesero spiegazioni, ipotizzando si trattasse di esseri umani bruciati. Lui rispose che nel forno si bruciavano scarpe e altri oggetti e che la puzza era dovuta a una particolare sostanza chimica. Disse anche che, se qualcuno avesse messo in giro quelle «assurde voci su esseri umani bruciati», quel qualcuno sarebbe finito in un campo di concentramento. Nessuno osò parlare.

20 Quale ragione, secondo te, ha spinto tante persone a salvarne altre che, quasi sempre, nemmeno conoscevano? «Perché sono persone che sentivano di fare la cosa giusta salvando la vita e il futuro di quelle persone». Chiara Basso Pensi che queste persone siano: stupide X eroi Motiva la tua risposta. «Penso che nella vita devi fare qualcosa di giusto e non essere egoista». Chiara Damasco

21 «Quando ero alle elementari stavo litigando con una mia amica per scegliere quale gioco fare; io insistevo ma alla fine ho lasciato perdere e abbiamo giocato al gioco che voleva lei». (Alessia Sarritzu). «A capodanno ero con due amiche e loro volevano giocare a un gioco ma io non ne avevo voglia e io insistevo di no ma dopo un ora hanno vinto loro». (Chiara Basso) «Non lho mai fatto, bisogna rispettare i modi di pensare degli altri». (Chiara Damasco). «Si, mi è capitato qualche volta, ma i miei amici fortunatamente fanno esprimere le opinioni anche agli altri e poi si sceglie quale è la soluzione migliore». (Chiara Serra) «Con le mie cugine spesso mi capita di bisticciare per quale gioco da fare allora abbiamo deciso di arrivare a un compromesso: un po quello che volevo io e un po quello che volevano loro». (Michela Cagnola). «Si, mi è capitato di esprimere la mia idea su qualcosa però ho cercato di spiegare il perché ero contrario alla loro decisione». (Alessio Sarritzu) «No, non mi è mai capitato». (Giovanni Leone) «Si mi e capitato, ma anche imponendo con la forza la mia idea non è stata presa in considerazione». (Paolo Piga) «Si, mi è capitato quando ho voluto guardare un film con le mie amiche: vogliono sempre scegliere loro! Alla fine me ne sono andata». (Alessia Pes) «No, non mi è mai capitato, siamo sempre daccordo». (Mattia Marini) «Sono entrato in dialogo con loro». (Bruno Lai) «A me non è mai capitato». (Gaia Chessa) «No, non mi è mai capitato». (Sara Cogoni) Ti è mai capitato di non essere daccordo con un gruppo di tue amiche o amici e di voler esprimere la tua idea? Come ti sei comportato? Hai cercato il dialogo o hai cercato di imporre con la forza il tuo punto di vista?

22 Po no siscaresci… Realizzazione: Classe 1° F Scuola media n.4 Quartu S.E. Coordinamento: Prof.ssa Giuseppina Fanti


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