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Genesi di un portfolio Appunti per la creazione di un progetto personale.

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Presentazione sul tema: "Genesi di un portfolio Appunti per la creazione di un progetto personale."— Transcript della presentazione:

1 Genesi di un portfolio Appunti per la creazione di un progetto personale

2 La fotografia e il suo potere «La fotografia, che ha tanti usi narcisistici, è anche un potente strumento per spersonalizzare il nostro rapporto con il mondo; e i due usi sono complementari. Come un binocolo che non abbia né un diritto né un rovescio, la macchina fotografica rende vicine, immediate, le cose esotiche; e piccole, astratte strane, assai più remote le cose familiari. Permette, con un’attività facile e assuefativa, una partecipazione e insieme un’alienazione nelle nostre vite e in quelle altrui, dandoci modo di partecipare nell’atto stesso in cui rafforza l’alienazione» Susan Sontag, Sulla fotografia, Einaudi.

3 La fotografia e il suo potere Queste righe di Susan Sontag, limpide e attuali, sono una specie di "istantanea" della fotografia, un condensato straordinariamente denso del suo senso. Chiunque iniziasse, per caso o per passione, a fotografare, dovrebbe tenerle bene a mente. Premere il pulsante di scatto, infatti, significa poter raccontare qualcosa a qualcuno, esattamente come prendere un foglio di carta e una matita. Spesso, tuttavia, chi scatta, non è guidato dalla stessa concentrazione, dalla stessa propensione narrativa di chi disegna uno schizzo su un foglio o di chi inventa una fiaba per bambini. Chi fotografa, infatti, è innanzitutto e inevitabilmente immerso proprio nella storia che si accinge a narrare, dentro nella realtà fino al collo. Solo dopo ne diventa il narratore, la voce fuori campo, ma solo se riesce a mantenere abbastanza sangue freddo.

4 La fotografia e il suo potere La magia della fotografia è tutta qui: la sua capacità di comunicare senza nemmeno sprecare una parola, la sua predisposizione ad articolare concetti (in)credibili senza neppure conoscerli a fondo. Saper sfruttare questo suo potere è un’arte, ed è l’unica cosa che conta quando si fotografa.

5 Cos’è un portfolio? A livello professionale per portfolio s’intende una raccolta di immagini che dia una visione generale e non sequenziale delle proprie capacità lavorative da mostrare ai potenziali clienti. A livello artistico per portfolio s’intende, invece, una raccolta di immagini, numericamente limitata, atta a mettere in successione una sequenza di immagini strettamente concatenate, ognuna densa di significato, il cui accostamento alla precedente ed alla successiva, determini un arricchimento in comunicazione e possibilità di narrazione di un fatto, di una sensazione o di un’idea creativa.

6 So di trovarmi davanti a un portfolio quando l’insieme delle immagini che mi viene presentato costituisce un luogo della mente o dello spazio o del tempo: ogni singolo scatto realizza con il precedente e con il successivo una sinergia che amplifica il risultato, dilata la percezione, penetra l’obiettivo e approfondisce un tema. Ogni portfolio ha il suo ritmo e la sua grammatica, il suo fluire o il suo singhiozzo, restituendo l’idea dell’autore alla complessità dei sentimenti, dell’analisi o del racconto, alla forza delle evocazioni, dei ricordi o delle paure. Il portfolio è una modalità espressiva che può far uso delle più diverse tecniche e soluzioni scenografiche, è la ricerca di una profondità, tra le tante raggiungibili, che tiene conto dei molteplici solleciti contemporanei e fissa l’attenzione sulla persistenza, oppure sull’evolversi del motivo ispiratore. Un portfolio è un insieme di tessere che compone il caleidoscopio dell’avvenimento. CRISTINA PAGLIONICO – DOCENTE DAC – FIAF

7 La realizzazione di un portfolio dovrebbe rappresentare la naturale evoluzione del linguaggio dei fotografi, divenendo “indice” della loro maturità espressiva. La scelta accurata di un argomento, lo sviluppo della sequenza narrativa (sia essa a ciclo chiuso o a ciclo aperto), la possibilità di esprimere idee chiare (procedendo per analogia o per contrasto), sono ulteriori passaggi che, uniti alle scelte operative connesse ad ogni singolo scatto, consentono all’autore di elevare il tenore della sua comunicazione, trasformando la fotografia in un complesso, articolato e fortemente significativo sistema di espressione. GABRIELE LEANZA – DOCENTE DAC – FIAF

8 Si può intendere per “portfolio” un complesso coerente di immagini finalizzate a esprimere un’IDEA centrale. I soggetti delle singole foto (il “cosa”’) e il modo scelto dal fotografo per rappresentarli e ordinare le immagini in sequenza utilizzando il valore espressivo degli accostamenti (il “come”) devono essere in grado di comunicare con logica e chiarezza l’IDEA scelta dal fotografo, e cioè il significato del Portfolio (il “perché”). I significati possono spaziare in molte direzioni: documentaria, narrativa artistica o tematica, creativa, concettuale e altre ancora. DEFINIZIONE UFFICIALE FIAF

9 Personalmente ritengo che il Portfolio sia: una raccolta omogenea di un numero limitato d’immagini che, nella presentazione di un’idea creativa, identifichi lo stile, la sensibilità e il modus operandi di un fotografo. L’omogeneità oltre che stilistica dovrebbe essere anche visiva. La successione delle foto deve essere tale che la successiva deve aggiungere o approfondire qualcosa a quella che la precede e nel suo insieme deve raccontare il progetto del fotografo. Si deve percepire nella visione il dipanarsi di un filo conduttore che porta il lettore a capire anche la personalità dell’autore in una sorta di confessionale muto in cui il fotografo mette a nudo se stesso. Ogni foto deve essere la tessera di un puzzle, ognuna diversa dall’altra, ognuna necessaria e indispensabile, ma deficitaria e limitata se presa e letta singolarmente.

10 Il percorso di creazione di un portfolio fotografico Il faticoso e spesso travagliato percorso che porta un fotografo alla realizzazione di un portfolio, di un progetto fotografico, è insidioso proprio perché i concetti, le idee, sono vapori difficili da afferrare e difficili da addomesticare. Può capitare di inseguire una visione e di accorgersi, strada facendo, che niente di quello immaginato è stato catturato dalle immagini scattate. Come può anche capitare di non avere un’idea nitida dietro agli occhi ma di scoprirla, con un sussulto, vedendo le prime immagini scattate. La vera grande differenza, qualsiasi strada si stia percorrendo, la fanno la costanza, la coerenza e l’insistenza.

11 Per fare un portfolio serve innanzitutto un’idea. Non importa che sia un’idea complessa, però deve essere l’idea di qualcosa che sentiamo fortemente di volere esporre, per trasmettere una nostra conoscenza o un’emozione a chi guarderà il lavoro. Se per rappresentare compiutamente l’idea basta una sola fotografia, allora non serve predisporsi a realizzare un portfolio. La fotografia singola mantiene tutta la sua dignità, la sua forza evocativa il suo essere trasmissione di saperi e di intenzioni. Tuttavia a volte quello che sentiamo, o quello che vediamo, e quindi interpretiamo, è più complesso e ricco di sfaccettature. Allora serve impostare un discorso approfondito per il quale occorrono più immagini.

12 Progettazione La fotografia è una cosa semplice. A condizione di avere qualcosa da dire. Mario Giacomelli È possibile, e in che misura, pianificare la realizzazione di un portfolio fotografico? È possibile costruire una sequenza di immagini capace di esprimere il senso voluto a prescindere da chi le osserverà? La risposta certa non esiste. Un’idea perfettamente a fuoco nella mente del fotografo, potrebbe scontrarsi con una realtà avara di appigli concettuali, così come una casualità fattuale potrebbe essere colta dalla macchina fotografica quasi meccanicamente e produrre un senso prima mancante. Oppure ancora, la confusione e la forza di un evento reale, potrebbe prevalere sulla calma razionale dell’idea di partenza, stravolgendola.

13 Prima cosa da fare è aver ben chiaro in mente COSA SI VUOLE RACCONTARE. Qualunque sia la finalità del Portfolio, esso deve avere un TITOLO ed un OBIETTIVO di cui dobbiamo necessariamente tenere conto nella successiva selezione. Personalmente, ultimamente ho trovato molto utile scrivere nero su bianco il progetto prima ancora di realizzarlo fotograficamente. La fotografa modenese Alessandra Pellacani afferma che, una volta scritto il progetto, sa di poterlo fare.

14 Cosa raccontare? La scelta dei contenuti che si decide di raccontare è basilare. Il fotografo compie un ‘atto qualificante’, come afferma Susan Sontag in Sulla Fotografia, se lavora per primo su tematiche capaci di risvegliare la considerazione su aspetti importanti della società. Forse è un traguardo un po’ ambizioso, ma diamoci la possibilità di arrivare a farlo. Leggiamo libri, quotidiani, guardiamo film, anche le pubblicità sono forme di narrazione interessanti. Prendiamo l’abitudine di annotarci tutto quello che ci viene in mente.

15 Come raccontare? Al di là della scelta linguistica (reportage, lavori intimi o concettuali, ecc.) e stilistica (bianco e nero/colore, uso di particolari obiettivi, ecc.), si opera una macrodistinzione tra due tipi di portfolio che determinano il tipo di narrazione: PORTFOLIO VERTICALE: portfolio di approfondimento. PORTFOLIO ORIZZONTALE: immagini seriali.

16 Il tempo dello scatto e il tempo della realizzazione del portfolio sono assai diversi. Durante lo scatto cerchiamo di dare corpo a una soluzione narrativa, o evocativa che abbiamo in mente ma non abbiamo ancora del tutto metabolizzato. Solo durante la composizione del portfolio si renderà evidente il risultato del nostro sforzo: a volte sarà perfettamente allineato con il progetto preliminare, a volte sarà diverso, ma non meno incisivo. A volte, invece, risulterà inefficace e ripetitivo, tanto da dover rivedere le scelte tecniche di ripresa oppure quelle narrative. TUTTO SI GIOCA QUINDI NELLA SELEZIONE E NELL’EDITING

17 Selezione ed editing Editare un portfolio significa esaltarne i grumi di senso e dosarne le incongruenze. Significa scremare alcune immagini e preferirne altre, eliminare ed esaltare, limitare e accentuare, cercando di seguire un ritmo ben preciso. Un ritmo mai piatto. Significa mettere ogni immagine nelle condizioni di essere una nota, unica e irripetibile, dell’intera melodia. Questo, in definitiva, si deve considerare: un grande progetto fotografico nasce sull’onda di un’idea e scorre sulla multiforme corrente del reale. Ma per dirsi "perfetto" deve essere arrangiato proprio sull’idea che gli ha dato vita, deve essere modellato e perfezionato finché la spuma di quell’idea originaria profumi ancora e inequivocabilmente di mare.

18 Di quante fotografie è fatto un portfolio fotografico? Un portfolio fotografico deve proporre un numero sufficiente di fotografie da permettere al nostro interlocutore di valutare, possibilmente in modo non superficiale, le nostre capacità. Ho visto portfoli fotografici anche di solamente 3 fotografie che mi sono rimasti impressi, anche se si tratta di eccezioni.

19 Ho anche visto un portfolio fotografico di quasi cento immagini che dimostra semplicemente che il fotografo in questione non aveva capito nulla di cosa sia un portfolio. Generalmente il portfolio fotografico ha un numero di fotografie che varia tra le 20 e le 30. Questo permette una visione sufficientemente approfondita del progetto e delle qualità del fotografo, senza però pagarla in termini di calo dell’attenzione da parte dell’esaminatore. Se poi vorrà vedere un numero maggiore di tue fotografie, sarà lui a chiederlo.

20 Selezione Questa è la fase più importante, delicata ed anche dolorosa di tutto il processo! Imparare a selezionare vuol dire anche imparare a scegliere ed avere anche il CORAGGIO DI ESCLUDERE “la foto più bella” se non è coerente con l’insieme.

21 Il portfolio fotografico deve avere almeno tre pilastri, vale a dire tre immagini forti. Una all’inizio del portfolio, una verso il centro e l’ultima alla fine della raccolta. Sarebbe bello avere un portfolio di 20 immagini eccezionali, ma non è ragionevolmente possibile. Quindi dovremo scegliere tre immagini tra le nostre migliori e utilizzarle in punti strategici nella sequenza espositiva.

22 I tre pilastri del portfolio La FOTO DI APERTURA, considerando che il verso di lettura (anche fotografica) di noi occidentali è da sinistra verso destra e dall’altro verso il basso, dovrà portare il nostro occhio all’interno del progetto, e dovrà anche essere esteticamente una delle più forti.

23 L’IMMAGINE CENTRALE è il puntello della struttura. Una buona immagine collocata verso la metà della collezione permette di accentuare nuovamente la curva dell’attenzione che, per forza di cose, tende a calare con il passare delle immagini.

24 La FOTO DI CHIUSURA sarà invece quella che metterà un punto al lavoro, che ne definirà la sua conclusione. L’ultima immagine è quella che deve fare dire al lettore “ne voglio ancora”, perché gli hai fatto vedere qualcosa che gli interessa e perché lo hai incuriosito.

25 La regola delle 5 W Poiché il portfolio ha molte analogie con il racconto potremmo seguire la cosiddetta regola delle 5W, a cui i giornalisti fanno riferimento quando devono scrivere un articolo: Who, What, When, Where, Why ai quali in genere si aggiunge un How. Seguendo questo schema si può iniziare a dare un senso logico a una storia anche dal punto di vista fotografico ricordandosi però che l’immagine ha una lettura visiva e quindi con delle caratteristiche e tempi diversi dalla scrittura. Non è detto che l’ordine progressivo debba essere quello giornalistico così come la presenza effettiva di tutti e cinque le ‘W’, ma credo che tali elementi siano un ottimo punto di partenza anche nella preparazione di un portfolio.

26 Sviluppo della sequenza narrativa Il consiglio che do a questo punto, una volta eseguita una prima scrematura, è di stampare le fotografie in piccolo formato (10x15 o meglio 13x18). Ordinatele su un tavolo senza pensare alla sequenza, per ora. Questa è una fase molto delicata: la scelta della sequenza determina la forza del lavoro, la successione può provocare un impoverimento del significato o definire la sua eccezionalità.

27 È importantissimo tenere sempre come riferimento per la costruzione del portfolio l’argomento preciso che siete decisi a raccontare. L’idea che avete avuto deve essere espressa chiaramente e dovrebbe emergere senza dubbi, o lasciandone pochi, dall’insieme delle immagini.

28 Intento del portfolio L’intento del portfolio può anche essere semplicemente legato a estetica e forma del soggetto, ma in questo caso il soggetto deve essere molto forte e non banale o superficiale. L’intento può anche essere documentativo: in questo caso sarà cura del fotografo dare consapevolezza a chi quell’evento, luogo o soggetto, non lo ha vissuto. L’intento sarà concettuale se il fotografo vorrà fare passare un concetto. In questo caso l’autore decide come meglio esprimere un pensiero, mettendo il fruitore nelle condizioni di percepirne il significato.

29 Struttura e narrazione Struttura e tipo di narrazione sono due elementi fondamentali del portfolio. La struttura può essere LINEARE o NON LINEARE.

30 Struttura lineare La struttura lineare ha un inizio e una fine, spesso determinati da sequenze temporali. Il lavoro è legato al tempo, allo svolgersi degli eventi.

31 Struttura non lineare In questo caso, il portfolio non segue gli eventi in base a una linearità del tempo, il racconto viene impostato a seconda delle necessità del fotografo, sempre mantenendo centrale la scelta del tema selezionato e l’idea utilizzata per esprimerlo. Le fotografie apparentemente non seguono un ordine logico. Il filo conduttore è dettato dal rimando emozionale che scaturisce dalle immagini e dall’approccio personale dell’autore al tema.

32 Narrazione per assonanza estetica La sequenza è composta da immagini accomunate da caratteristiche formali o estetiche. La scelta delle foto avviene comparando più elementi simili tra loro. Talvolta la ripetizioni di tali elementi può diventare volutamente ossessiva. La forza del portfolio, in questo caso, sta proprio nella ricerca continua di soggetti legati dalle stesse caratteristiche di base.

33 Narrazione poetica Il susseguirsi delle fotografie prende forza grazie alla sintonia poetica delle immagini. La comunanza tra le foto in questo caso è di suggestione, più che di estetica. L’interesse dell’autore è quello di raccontare una storia, seguendo un filo logico spesso legato alle sensazioni che ha provato riguardo un dato oggetto.

34 Narrazione temporale La narrazione temporale sviluppa la normale consequenzialità degli eventi considerati nel racconto. Spesso gli avvenimenti hanno uno svolgimento legato allo scorrere del tempo.

35 Narrazione concettuale Il tema seguito dall’autore è univoco e il concetto che il portfolio esprime si ripropone di foto in foto rivelando la storia o il soggetto. Attraverso la selezione, il fotografo comunica alcuni concetti precisi che ha deciso di raccontare di quel tema.

36 Narrazione descrittiva Il tema impostato dall’autore viene svolto seguendo le necessità di documentazione di un soggetto, di un fatto o di un luogo. Gli eventi sono collegati fotograficamente per permettere al fruitore di capire realtà e fatti sconosciuti, grazie all’interpretazione del fotografo.

37 Ogni sistema di narrazione ha però le sue peculiarità: nessuno è uguale ad un altro. La poesia prosegue per evocazioni e accostamenti inusuali mentre descrive qualcosa che vuole dire qualche cosa d’altro. Il romanzo storico vive della precisione della descrizione, della fedeltà e dell’attendibilità dell’autore. Il racconto vive della scioltezza di linguaggio, della presa sull’azione (mentale o materiale che sia). L’incisività è data dalla chiarezza d’intenti e dalla proprietà del linguaggio. L’interesse per l’argomento scelto deve essere costruito con attenzione: originalità, necessità espressiva, particolarità dell’evento, documentazione….. Così è anche per il portfolio: ogni immagine è una frase che deve collegarsi alle altre, in una soluzione che dia continuità all’espressione o che faccia della discontinuità lo spirito stesso della narrazione.

38 Con l’utilizzo del portfolio abbiamo a disposizione strumenti che nell’uso dell’immagine singola non sono utilizzabili: possiamo rappresentare l’idea del tempo che scorre, definire un ambiente con maggiore dettaglio, descrivere diversi aspetti di una vicenda, di un personaggio, di una realtà. Possiamo utilizzare l’effetto persistenza, organizzare il ritmo dell’esposizione, dare maggiore rilevanza al fatto che una scelta tecnica utilizzata sia parte integrante del sistema di narrazione. Insomma abbiamo per le mani uno strumento articolato e flessibile, la cui potenzialità è enorme e sta a noi individuare come utilizzarla in tutta la sua forza.

39 Coerenza (stilistica, tematica …): A seconda del lavoro, della sua finalità e quindi dell’effetto finale che vogliamo ottenere, sceglieremo se presentarlo per esempio a colori o in bianco & nero, o se creare una post-produzione particolare, oppure se presentare un lavoro con foto mosse o tutte sovra/sottoesposte. Qualunque sia la nostra scelta stilistica, questa dovrà essere coerente per tutto il lavoro, a meno che non si voglia dare una valenza particolare ad una singola foto che potrà essere rappresentata in modo diverso. Stesso discorso possiamo farlo sulla scelta della focale utilizzata … saltare da una foto grandandolata ad una molto zoomata rischia di rendere il progetto difficile da leggere … ma questa non è una regola così stretta, dipende sempre da ogni singolo caso.

40 La sintesi è il cuore di ogni operazione di successo. La sintesi non significa brevità. Significa scelta ragionata di tutto quanto è essenziale e scarto di tutto quanto è sovrabbondante e ripetitivo. Ogni immagine deve dare un’informazione in più rispetto a quella precedente, deve aprire una nuova porta, promuovere una intuizione, completare il discorso avviato con altre indicazioni che guidino il lettore verso il bersaglio che ci proponiamo.

41 Molto spesso, i racconti giocano la loro forza proprio su ciò che non è detto. Attraverso una sintesi estrema, l’immaginazione del fruitore viene attivata e riempie gli spazi vuoti, ricostruendo l’accaduto, il seguito e il contesto. Stimolare è il vero compito di un fotografo.

42 Errori comuni e suggerimenti NON MOLTIPLICARE il numero di immagini pensando di moltiplicarne la potenza, il significato: un’immagine di troppo ed incompresa potrebbe far cadere l’intero castello di carte. Dal momento, però, che si potrebbe sostenere anche l’esatto contrario di quanto appena scritto, risulta evidente come sia estremamente difficile stilare una lista del "si può / non si può", "si deve / non si deve": la fotografia è pur sempre manifestazione di una libertà essenziale, quella di pensiero... e la ripetizione ossessiva di immagini identiche potrebbe paradossalmente accrescere il potere di un portfolio più concettuale!

43 NON ripetere IMMAGINI SIMILI: il coraggio di escludere foto belle o che riteniamo importanti vale anche per questo punto … se abbiamo due foto simili o con lo stesso soggetto e non sappiamo quale scegliere … dobbiamo farci forza, ragionare su quale delle due (o più) meglio si adatta al progetto, e necessariamente dobbiamo scartare l’altra (o le altre).

44 L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE: dovremo creare un “percorso visivo” (SEQUENZA) tra le singole foto tenendo presente i colori, le linee di forza e le geometrie e prospettive delle foto che andremo ad accostare. Tutto questo ci aiuterà a creare un LAVORO PIACEVOLE NEL SUO COMPLESSO, e non bello solo perché le singole foto sono belle. Meglio un portfolio con POCHE FOTO, MA BUONE: una sola foto “incoerente” col complesso, rischia di stonare ed abbassare il livello di tutto il lavoro.

45 NON SALTARE dal bianco e nero al colore, non saltare tra diversi formati di stampa. Generalmente un lavoro da far visionare ad un professionista o ad un photoeditor per la lettura portfoli deve essere il più chiaro possibile, con stampe non più grandi di 20×30 cm, con al massimo una cornicetta bianca, senza incollaggi su cartoncini o simili. NON portate LIBRI FOTOGRAFICI. Un lavoro editato in un libro presuppone che siate già certi del risultato …

46 CURA LA POSTPRODUZIONE E LA QUALITÀ DI STAMPA (FINE ART). Scegli il migliore laboratorio fotografico in zona e una carta confacente al lavoro che stai presentando. NO TABLET/PORTATILI. Tuttavia, questo non deve essere un limite alla creatività. Una volta ho visto un portfolio fotografico realizzato acquistando un’agenda Moleskine in formato A5 e appiccicandoci sopra le fotografie, fissandole con quattro pezzi di scotch agli angoli. A margine, scritte a mano e in bella calligrafia, si trovavano le note che davano alcune indicazioni sul progetto.

47 NON INSERIRE: watermark, firma …. Il TITOLO DEL PORTFOLIO può aiutare, così come una buon testo di accompagnamento. Che il portfolio debba parlare da solo è tutto da dimostrare …. La fotografia non può esprimere qualsiasi cosa. Viviamo in un mondo in cui la comunicazione e l’informazione viaggiano per canali differenti e complementari (video, scrittura, pittura, scultura, musica, fotografia, letteratura, etc…) La realtà è talmente complessa che a volte un solo linguaggio non basta. Se per la piena comprensione del tema serve avere un certo livello di informazione, allora il testo di accompagnamento, il titolo o qualche altro sistema di indirizzi la lettura diventano essenziali.

48 L’aiuto di terzi è essenziale. C’è una difficoltà oggettiva nel scegliere le proprie fotografie, soprattutto quando cerchiamo di fare un portfolio. E’ fondamentale il confronto: serve a verificare che i nostri significati siano passati dalla nostra mente all’immagine, senza rimanere ingabbiati nelle intenzioni. Solo qualcuno che non abbia partecipato al processo creativo può aiutarci a capire la riuscita della comunicazione.

49 Il modo più semplice per comprendere come si fa un portfolio è quello di guardare altri portfolio. Affinando le nostre capacità di lettura potremmo comprendere se questo mezzo espressivo ci appartiene. Potremmo anche scoprire che la fotografia singola è il mezzo espressivo che sentiamo più nostro. Nell’osservazione delle foto e dei portfolio degli altri autori possiamo cercare di aprirci a nuove esperienze, scoprire nuovi punti di vista, lasciarci trasportare dai significati. Cerchiamo di guardare senza pensare a come avremmo fatto noi, ma cercando di capire, piuttosto, perché l’autore abbia fatto quella determinata scelta. Allora potremmo scoprire le nostre potenzialità nascoste e imparare ad usare la fotografia (sia singola, sia a portfolio) per quello che è: uno strumento di grande libertà creativa ed espressiva.

50 Cos’è una lettura portfolio? La lettura portfolio, in occasione di festival, manifestazioni o appuntamenti privati, è un’occasione durante la quale si ha l’opportunità di presentare il proprio portfolio a critici, galleristi, photoeditor e fotografi. Prima di partecipare, informatevi sul profilo professionale dell’esperto in modo da scegliere quello più vicino al vostro linguaggio. Scegliete in base all’intento per il quale avete prodotto il vostro portfolio: editare un libro, ottenere un parere, preparare un’esposizione, essere pubblicati su un giornale, preparare la partecipazione a un premio.

51 Il proprio lavoro può essere sottoposto agli esperti per tre motivi principali: Si ha la necessità di migliorare il proprio portfolio per sapere cosa togliere, aggiungere o cambiare affinché la comunicazione delle immagini risulti più chiara al fruitore. Si ha la necessità di trovare una collocazione per il proprio lavoro (galleristi, photoeditor, operatori dei musei). Si ha la necessità di un confronto (colleghi fotografi).

52 È bene non portare più di due progetti (normalmente si hanno da 20 a 30 minuti a disposizione). Ogni lavoro, a seconda della tipologia e delle finalità, deve essere composto da fotografie al massimo. Evitate di portare centinaia di fotografie, anche quando si richiede una lettura portfolio per chiarirsi le idee.

53 Conclusioni Cinque idee da portarsi a casa: Un buon portfolio fotografico ha tra le 20 e 30 immagini. Un buon portfolio fotografico ha bisogno di almeno tre immagini forti: una all’inizio, una nel mezzo, una alla fine. Scegli un taglio cui restare fedele: non saltare dal bianco e nero al colore, non saltare tra diversi formati di stampa. Sistema le foto secondo l’ordine scelto in precedenza (sequenza) e selezionale in base al tema del tuo progetto. Cura la stampa e la presentazione.

54 Bibliografia Il portfolio fotografico, Istruzioni imperfette per l’uso, Sara Munari, Ed. Emuse Sulla Fotografia, Susan Sontag, Einaudi fotografico-creare-portfolio.htm fotografico/


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